Far West


Dal 19 marzo al 24 aprile 2011 il CAM_Contemporary Art Museum di Casoria (NA), spazio alternativo e di ricerca, presenta Far West, la nuova pungente mostra, a cura di Antonio Manfredi, che volge verso un’analisi sociale in bilico tra ironia e oggettività. Il Far West è la terra di frontiera, la periferia napoletana o il centro urbano di una delle tante metropoli internazionali, sobborgo del mondo e realtà a sé, dove il vissuto diventa esperienza esclusiva. Il Far West rappresenta anche il prototipo di conquista faticata, di una nuova terra promessa che, a dispetto di condizioni ambientali e sociali non propizie, esibisce una forte vivacità culturale. Dall’arte di arrangiarsi all’arte contemporanea che strizza l’occhio alla solitudine, ma anche alla delicata bellezza di una vita vissuta ai margini. Nella mostra Far West il degrado diventa ispirazione per chi sceglie di cogliere il fascino della terra di confine per trasporlo in forma d’arte. Il Far West è anche il luogo dove i ruoli si ribaltano, dove lo sceriffo, tutore della legge si confonde con i banditi, dove le “madame” influenzano la vita cittadina dai bordelli del potere, dove la donna oggetto tiene sotto ricatto con un’arma, l’ordine costituito come nell’installazione di Nicola Mette, dai chiari riferimenti al momento politico attuale. È proprio la mancanza di leggi in una terra estrema che spinge all’azione performativa Sebastiano Deva. Dai manifesti pubblicitari stradali affissi lungo le vie di Napoli parte la richiesta di sottoscrivere una proposta di legge: la pena di morte per i camorristi. Deva arriva all’atto finale attraverso un linguaggio diretto e perentorio per poi rimandare ad un sito web (http://www.far-west.eu) che svela il progetto artistico che si conclude al CAM. Una provocazione forte e determinata.

L’indagine sulle periferie metropolitane viaggia, nella mostra Far West, anche attraverso i testi di denuncia del Rock di Provincia dei Letti sfatti e Patrizio Trampetti. Nella canzone corale su Napoli, “Questa città”, scritta con la collaborazione di Erri De Luca (voce narrante, protagonista avatar del video, realizzato e prodotto da Poliovale, e autore di uno dei racconti del libro (ed. Testepiene)che accompagna la canzone, presentati in anteprima al CAM), si delinea un paesaggio di sofferenza e di riscatto. Lo stesso affrancamento a cui aspira “Vincenzo”, il tenero protagonista del film di Alessandro Falco (premiato a Barcellona e proiettato al CAM per la prima volta in Italia), la storia di un ragazzotto di provincia che, cavalcando il proprio motorino, sogna la fuga per sottrarsi al degrado opprimente dell’hinterland napoletano. Diversa, ma altrettanto significativa, è l’evasione silenziosa del barbone di Pozzuoli nella video-installazione proposta da Lello Lopez, il cui racconto senza parole ci immerge in un universo onirico che nasce dall’abbandono e dal degrado. La ricerca di un rifugio, di uno spazio personale che sia ristoro dell’anima dal difficile Far West, appare nella poetica foto del brasiliano Salvino Campos, in cui la religiosità è l’unico mezzo per lenire la sofferenza.

Non manca ovviamente in mostra un’accezione ironica della descrizione del contesto urbano e dei personaggi che lo popolano. La tagliente e polemica installazione del duo artistico Di Guida&Vargas si immette sulla strada della sarcastica consapevolezza della situazione sociale, mentre un’altra video-installazione mostra le immagini di indiani su impennanti cavalli contemporanei e di uno sceriffo che nel suo Far West ha trovato la propria identità, costruendosi un ranch in legno nell’aiuola del Parco Verde di Caivano in provincia di Napoli. Ma qual è il nostro ruolo? Quale quello dei visitatori del museo? Sceriffo o cowboy? L’opera di Peppe Esposito, gioca sull’identificazione, attraverso lo specchio, con l’immagine del pistolero, e pone una domanda sugli atti realmente legali che compiamo. L’uomo riflesso, lo sceriffo, agisce sempre in modo corretto o inconsapevolmente rimane impigliato nella rete dell’illegalità?

Pubblico sfoggio di spazzatura e sfacciato tripudio di avvenenza, il territorio partenopeo viene osservato attraverso il lavoro dei fotografi Luciano Ferrara e del gruppo Wine&Foto che mettono in mostra le contraddizioni di un’area talvolta abbandonata a se stessa ma che non si rassegna ai propri mali.
Casoria International Contemporary Art Museum
via Duca D’Aosta, 63 – Casoria (NA)
Martedì-mercoledì-giovedì-domenica 10.00/13.00 sabato 17.00/20.00
Ingresso 3 euro

TROUBLESOME


La galleria Alfonso Artiaco è lieta di annunciare l’inaugurazione della mostra personale di Robert Barry TROUBLESOME martedì 22 marzo alle ore 19.30, in presenza dell’artista.
Tra i protagonisti dell’Arte Concettuale Americana, Robert Barry (nato nel 1936) ha sempre basato il suo lavoro sull’esplorazione dello spazio e sulla relazione dello spazio con gli oggetti, con il tempo, e tra l’artista e lo spettatore. Il concetto che l’idea di un’opera è importante tanto quanto l’oggetto d’arte reale, accompagna la sua sperimentazione negli anni intessendo frequenti connessioni tra lo spazio e il piano, il positivo ed il negativo, l’assenza e la presenza della forma e i modi nei quali lo spettatore dialoga con gli spazi vuoti. Dal 1967 questo percorso spinge costantemente in avanti la sua ricerca verso i limiti dell’immaterialità e dell’invisibilità. Nonostante Robert Barry inizi dalla pittura, i mezzi utilizzati non sono sempre stati ortodossi o tangibili: dal magnetismo, ai pensieri, dai suoni ultrasonici ai gas inerti.
Le ‘parole’, però, hanno sempre fatto parte della sua estetica considerandole evocazione di uno stato mentale del flusso continuo dei pensieri e della contemplazione, e strumento di dichiarazione allo spettatore di un’intangibilità temporale e psichica. Degli spazi di Piazza dei Martiri, Barry (per la sua seconda personale) utilizzerà le pareti ed il pavimento. Un grande floor- piece nero, TROUBLESOME appunto, sarà collocato come ‘invito’ ad entrare nella spazialità della galleria. Le pareti anch’esse saranno coinvolte da un’installazione costituita da parole color argento. L’esposizione sarà accompagnata, anche, da lavori su tela.
I lavori di Robert Barry fanno parte delle collezioni permanenti dei maggiori musei e fondazioni del mondo inclusi Museum of Modern Art, New York; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Musée d’Orsay, Parigi; Whitney Museum of American Art, New York; Musée National D’Art Moderne, Centre George Pompidou, Parigi; Museum of Contemporary Art, Los Angeles e la National Gallery of Art, Washington, DC.
Inaugurazione: Martedì 22 Marzo alle 19,30

Alfonso Artiaco Project Space
Piazza dei Martiri, 58 – Napoli
Orario: lun-sab 10-13.30 16-20
ingresso libero

God Save The Culture


Quella che credevamo una crisi attuale, la stretta che tutti i paesi occidentali sentono alla gola e che fornisce da un paio di anni a questa parte un alibi consolidato dietro cui nascondere inefficienze di varia natura, in realtà sembra aver radici non proprio contemporanee. Nel loro successo più grande, God Save The Queen, i Sex Pistols gridavano allarmati che non vedevano futuro per il loro Paese, che davanti a loro c’era solo vuoto. Ebbene, il pericolo che fiutavano i punk inglesi alla fine degli anni settanta si presenta in tutta la sua mole nel primo decennio del duemila, quando la crisi economica impone freni in qualsiasi ambito, specialmente, soprattutto alla cultura.
Una riflessione in merito codurrebbe a diverse conclusioni, nessuna delle quali particolarmente confortante: l’esercizio di pensiero, l’allenamento cerebrale rende l’uomo libero, capace di decidere, di capire cos’è meglio per sè. Crearsi una dimensione di autonomia, uno spazio scevro da qualsiasi incidenza esterna, o comunque tentare di automunirsi della capacità di comprendere l’andamento delle cose è un diritto fondamentale per chiunque aspiri ad una vita civile.
Si capisce dunque la sensazione di vuoto sotto ai piedi quando la materia prima, la possibilità di approcciare alla cultura, di servirsene, viene a mancare con la giustificazione che non ci sono soldi. Largo Baracche porta avanti questa riflessione con GOD SAVE THE CULTURE, unendosi ai Sex Pistols che furono e a tutto quelli che oggi vogliono proteggere il diritto di fare cultura, di prender parte al grande processo creativo e intellettivo che la società odierna sembra voler mettere pericolosamente da parte. Circa venti gli artisti che interverranno al progetto per una grande collettiva che oltre ad essere un segnale forte di protesta, vuole anche fare da contraltare positivo allo sconforto imperante.
La mattina del 16 marzo, alla sala conferenze In Campus, Largo Baracche chiamerà a raccolta i suoi protetti per una conferenza – dibattito che farà da apripista alla mostra che si terrà venerdì 18.

Ernesto Tatafiore, Elio Varuna, Carla Mura, Franco Losvizzero, Baldo Diodato, Arturo Ianniello, Maria Giovanna Ambrosone, Corrado Lamattina, Blue and Joy, Fabolouskhate, Nino Longobardi, Pasquale Napolitano sono solo alcuni dei creativi chiamati a dire la loro.
Moderatore del dibattito, Mario Franco.
L’appuntamento è per mercoledì 16 marzo 2011 ore 12, nella sala conferenze di In Campus e successivamente per venerdi 18 marzo, per la mostra.

Inaugurazione 18 marzo ore 19

Largo Baracche
piazza Baracche – Napoli
Lun-ven 12.30-18 30
Ingresso libero

I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi


Sono aperte le iscrizioni per la terza edizione del Festival del Cortometraggio “I Corti sul Lettino
- Cinema e Psicoanalisi”, a Napoli, diretto dallo psichiatra e critico cinematografico Ignazio
Senatore ed organizzato da Pietro Pizzimento. Si rinnova un appuntamento che in breve tempo è
diventato un evento nazionale tra i più ambiti per i filmaker italiani e stranieri. Nelle due precedenti
edizioni, le giurie, presiedute dai registi Roberto Faenza e Giuseppe Piccioni, avevano selezionato e
premiato il migliore cortometraggio, regista, sceneggiatore, attore protagonista, attrice protagonista,
documentario e colonna sonora. Con questa nuova edizione saranno introdotte ben quattro novità:
il premio del pubblico, che avrà la possibilità di votare il corto preferito, quello per il miglior corto
d’animazione, il miglior corto straniero – con i sottotoli in italiano – e la migliore fotografia. Per
regolamento ogni opera deve avere una durata massima di 60 minuti, inclusi i titoli di testa e di
coda e sono ammessi anche i cortometraggi già presentati o già premiati in altri concorsi.
L’iscrizione al 3° Festival del Cortometraggio “I Corti
Psicoanalisi” è gratuita e la data di scadenza è il 31 maggio 2011.
L’evento ad ingresso gratuito si svolgerà il 5 e 6 settembre 2011 dalle ore 21.00 alle
24.00, nell’ambito della rassegna “accordi @ DISACCORDI” – XII Festival del Cinema all’Aperto,
presso il Parco del Poggio a Napoli.
I partecipanti dovranno inviare alla segreteria del concorso una copia digitale del cortometraggio e
la scheda di adesione al bando che si può scaricare dal sito www.cinemaepsicoanalisi.com
Informazioni : igsenat@tin.it

Le ore della donna


Una folla di donne sta per occupare i nobili saloni di Palazzo Zevallos Stigliano, su via Toledo, nel cuore di Napoli.
Sono madri di famiglia, mogli ma anche bellissime etére, colte “cortigiane”, o le donne del mito, Amazzoni e Menadi.

Racconteranno di come, tra V e il III secolo avanti Cristo, in Grecia e nella Magna Grecia vivevano, amavano, sognavano le donne. Il tutto visto però con gli occhi degli uomini.
Sono infatti solo ed esclusivamente maschi i ceramisti che realizzano e soprattutto dipingono le meravigliose ceramiche che Intesa Sanpaolo espone dal 29 settembre al 3 aprile 2011, nella propria sede espositiva a Palazzo Zevallos Stigliano, in occasione della mostra Le ore della donna. Storie e immagini nella collezione di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo.
L’eccezione, l’unica nota, è quella documentata in una kalpis attribuita al “Pittore di Leningrado”. Il pezzo illustra l’interno di una bottega di ceramisti e mostra al lavoro proprio una donna intenta a decorare un vaso.

Tutte le ceramiche esposte provengono dalla collezione Intesa Sanpaolo, una tra le più importanti al mondo, ricca di ben 522 reperti provenienti da Ruvo di Puglia, importante centro dell’antica Apulia.

La mostra è la prima del ciclo espositivo intitolato Il Tempo dell’Antico. Pagine di archeologia e cultura destinato a svelare, attraverso percorsi tematici di cui questa mostra è il primo esempio, questa magnifica collezione. Inaugurata un anno fa alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza, l’esposizione si trasferisce oggi a Napoli e presenta al pubblico partenopeo circa trenta ceramiche selezionate dalla raccolta archeologica della Banca.

Ospiti speciali dell’esposizione napoletana sono due vasi concessi in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, anch’essi provenienti, come le ceramiche di Intesa Sanpaolo, dalle tombe di Ruvo. Si tratta di due esemplari straordinari, per la raffinatezza di esecuzione e per le storie del mito narrate, che vedono protagoniste due donne, Medea e Cassandra, il cui ruolo e le cui vicende appaiono in antitesi: donna innamorata, maga e madre crudele le prima, sacerdotessa vergine la seconda, entrambe comunque segnate da un destino cruento e violento.
Il rapporto con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli avrà un seguito oltre a questa mostra: alcuni vasi della preziosa collezione del Museo saranno restaurati nell’ambito del progetto Restituzioni 2013, il programma di restauri che vede Intesa Sanpaolo al fianco delle Soprintendenza italiane nella salvaguardia del patrimonio artistico del Paese.

A Palazzo Zavallos Stigliano le donne dell’antichità dialogheranno idealmente con altre donne, a cominciare da Orsola, la santa il cui martirio è stato raffigurato da Caravaggio nella splendida tela qui esposta, capolavoro delle collezioni della Banca.
In concomitanza con la mostra sono previste attività legate al tema della mostra, quali conferenze e concerti nel salone del pubblico di Palazzo Zevallos Stigliano.
Inoltre saranno attivati laboratori didattici rivolti alle scuole e a tutti i visitatori della Galleria.
Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano
via Toledo, 185 80132 Napoli
Orari: martedì – domenica, 10.00 – 18.00
Ingresso alla Mostra e alle Gallerie: euro 4,00 – ridotto euro 3,00
Ingresso libero per le scuole
Ingresso gratuito alla mostra riservato ai clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo ogni prima domenica del mese.

La Maggior Parte della Storia di Napoli è alla SNSP…salviamola!

Vi ricordo che è ancora in linea, per una settimana, il sondaggio proposto sulle pagine del «Corriere del Mezzogiorno» all’indirizzo http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/appsSondaggi/pages/cornapoli/d_8585.jsp.
L’iniziativa, proposta da Legambiente nazionale, mira a «individuare luoghi e beni culturali in stato di incuria e abbandono sui quali attrarre l’attenzione di istituzioni ed opinione pubblica per sollecitare immediati ed adeguati interventi, nella consapevolezza che investire nella cultura significa investire in sviluppo e qualità della vita».
14 Associazioni presenti sul territorio napoletano propongono il loro monumento, e noi siamo stati scelti dall’AIB (Associazione Italiana Biblioteche), l’associazione professionale nazionale che è presente, con comitati regionali, su tutto il territorio italiano. Al momento, siamo in prima posizione nel sondaggio, ma Vi invito di nuovo, se non l’avete ancora fatto, a votare e a far votare, per mantenere tale posizione, perché da questo voto nasceranno eventi e azioni volte a far conoscere e a sostenere, con i mezzi informativi a disposizione e attraverso la stampa, le situazioni critiche in cui versa il nostro Istituto.
L’articolo che illustra i monumenti da salvare a Napoli è all’indirizzo http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/14-febbraio-2011/abbracciamo-cultura-votate-monumento-che-vorreste-salvare-19011337933.shtml
Vi ringrazio per l’attenzione e rinnovo l’invito al click della votazione!
Francesca Russo

Jota Castro


La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare, giovedì 24 febbraio 2011, la nuova personale di Jota Castro dal titolo memento mori.
Riprendendo il discorso ironicamente interrotto con la precedente mostra del 2006, conclusasi con un volo azzardato nel vuoto, preso a metafora dell’atteggiamento suicida di un’Europa che non affronta apertamente i suoi reali problemi, questa volta le opere esposte lanciano un nuovo monito.
L’artista, attento alle dinamiche socio-economiche del Vecchio Continente, analizza i fallimenti del sistema ed i disturbi di percezione che ne derivano, per mostrarne i limiti e rivelare quanto questi siano questioni strutturali che minacciano la sussistenza stessa dell’identità e dell’economia europea.

Panem et Circenses è, infatti, un lavoro composto da piccole tavole marmoree, su cui sono scolpiti quelli che l’artista considera i principali problemi, le emergenze che pesano sulle direttive politiche ed economiche. A sorreggerle è un metro, che per contrasto simboleggia la razionalità su cui si fondavano le premesse iniziali di questa comunità.
Le illusioni, invece, s’infrangono in Quasso Cruris: un pallone da calcio in marmo, metafora di quella passione calcistica, soprattutto italiana, divenuta il più democratico strumento di evasione dalle frustrazioni sociali.
Sintetizza ed eleva questa riflessione, quindi, NFFNSNC (non fui, fui, non sum, non curo), l’iscrizione ritrovata sulle antiche tombe romane ed incisa sulla base di una scultura in forma di pallet, a rappresentare la tentazione autocelebrativa in cui l’Europa spesso incappa, rendendosi poco flessibile e quindi incapace di essere attuale. Lo stesso pallet, utilizzato per muovere i carichi nei porti, rimanda ad un sistema economico incrinato anche nella città di Napoli per via della concorrenza cinese.

Allo stesso modo il sacchetto di spazzatura in marmo, Cornu Copiae, diviene risultato ultimo di un consumismo estremizzato, di cui ancora nessuno accetta la responsabilità, mentre la serie Ignobilis presenta fredde lapidi su cui sono incise le sagome dei paesi considerati a rischio a causa delle proprie contraddizioni interne o storiche, ma anche semplicemente attraversati dall’artista in un melanconico omaggio alla propria vita errante.
Ritornano infine le barriere soprattutto mentali nel filo spinato di Euphorbia Milii, che attraversa tutto lo spazio della galleria, puntando il dito contro quelle premesse sociali come l’ossessione per la sicurezza, la famiglia e la religione, che ostacolano un reale sviluppo dell’Europa.
Una mostra dunque, questa di Jota Castro, in cui la durezza del marmo sta a rappresentare la criticità prolungata del momento storico vissuto dal Vecchio Continente, la nobiltà del materiale per non dimenticare la forza del proprio passato e di una cultura diventata vessillo ma non strumento di emancipazione democratica.
Inaugurazione giovedì 24 febbraio 2011 – ore 19-22

Galleria Umberto Di Marino
Via Alabardieri 1, 80121, Napoli
Orario: lunedì – sabato ore 15:00 / 20:00 – mattina su appuntamento
ingresso libero

Pani e Volti


Il lavoro che Biasiucci presenta al Museo di Capodimonte, dopo anni di attività e intense ricerche, è incentrato su una doppia serie d’immagini – circa 30 opere – che si potrebbero definire ‘basilari ’: Pani e Volti.

Il lavoro sul pane è semplice e al tempo stesso complesso: le forme emergono dall’oscurità intensa del nero fotografico e, il cibo per eccellenza dei popoli, appare come oggetto misterioso: meteoriti, crateri lunari, paesaggi magmatici, figure antropomorfe ma “ i pani rappresentano –sostiene Biasiucci- per i quattro elementi naturali che lo compongono, l’epifania della vita”.

I volti, emergono anch’essi da una oscurità che ne esalta le differenze somatiche, sono in realtà calchi dei visi di tribù africane realizzati dall’antropologo Lidio Cipriani negli anni ’30, e conservati nel Museo di Antropologia dell’Università Federico II di Napoli. I volti nelle foto di Biasiucci si trasformano in una allegoria disperata e icastica dell’esistenza umana, cercata non nell’individualità dei singoli ma nella moltitudine delle diversità, delle differenze di etnie e di culture, “il lavoro sui volti- aggiunge l’artista- è una riflessione sulla morte, i pani e i volti sono in un nero profondo, un universo che unisce la vita e la morte”.
Museo di Capodimonte
via di Miano, 2 – Napoli
Orario: ore 14 -19.30 (la biglietteria chiude un’ ora prima); chiuso il mercoledì
Ingresso: mostra e museo euro 7,50, fino alle ore 16 – gratuito dalle ore 16 alla chiusura.

La Terza Triennale dell’Esasperatismo


Sarà la prestigiosa sede di Castel Dell’Ovo ad ospitare dal 5 febbraio al 3 marzo 2011 la Terza Triennale Internazionale del Movimento Artistico Culturale “Esasperatismo Logos & Bidone” fondato a Napoli nel 2000 dal Professor Adolfo Giuliani. Saranno centodieci gli artisti partecipanti ad una rassegna giunta alla sua terza edizione dopo i due precedenti appuntamenti svoltisi nel 2004 presso la Casina Pompeiana e nel 2007 sempre a Castel dell’Ovo, a Napoli.

L’ “Esasperatismo”, il cui simbolo è il bidone, nasce dalla constatazione del grado di esasperazione raggiunto: dal vivere quotidiano; dalla natura violentata; dalla scienza incontrollata; dall’arte non più fruibile. “Il Movimento – dichiara il fondatore Adolfo Giuliani – spera, con questa Terza Triennale, di aggregare maggiori energie e aggiungere nuovi consensi per la riconquista dei valori perduti, quelli che ci indurranno ad essere più poveri materialmente, ma che ci consentiranno di essere più ricchi moralmente e spiritualmente e di dare maggiore sicurezza e serenità alle future generazioni.”

Con la nascita dell’Esasperatismo si è assistito al ritorno dell’arte come messaggio, una funzione dalla quale un Movimento culturale fondato su una serie di ben determinati principi non può prescindere per non ridurre la partecipazione degli artisti aderenti ad un effimero esercizio estetico. Attraverso il Manifesto del maggio del 2000 sono stati indicati, per grandi linee, anche i contenuti di questo messaggio perché fossero proprio gli artisti a raccoglierlo per primi, ad interpretarlo secondo la propria esperienza, e ad inoltrarlo nella varietà di forme espressive che solo l’affascinante universo dell’arte può garantire. Merito del Movimento è stato senz’altro di aver stimolato gli ambienti artistici a confrontarsi in un interessante dibattito culturale intorno a delle tematiche di globale interesse.

Nel maggio del 2010 l’ “Esasperatismo” ha celebrato il suo decennale e per tale ricorrenza ha scelto di adottare la misura del bidone, 55×85, per presentare le opere artistiche in tutti gli eventi ufficiali, come sarà anche per la Terza Triennale Internazionale.
Castel dell’Ovo
Via Eldorado, 3 (presso via Partenope – borgo marinaro), Napoli
Orari: da lunedì a martedì ore 9 – 17.30, nei festivi 10 – 13.30
Ingresso libero

Blackatcha… once again


In coincidenza con il Black History Month che, negli Stati Uniti, a febbraio, celebra il contributo della storia e della cultura afro-americana alla società statunitense, le associazioni culturali Art 1307 e ISI Arti Associate, con il patrocinio del Consolato degli Stati Uniti d’America a Napoli, presentano la mostra “BLACKATCHA…. once again” di Mark Steven Greenfield, con il quale ci sarà una video conferenza con Los Angeles.
I “menestrelli“ dalle facce nere di Greenfield ritornano a Napoli per la seconda volta per far riflettere sul tema degli stereotipi che le culture dominanti creano nei confronti di altre culture al fine di sottometterle e di esercitare il loro potere su di esse.
La creazione di pregiudizi e preconcetti totalmente falsi nei confronti di un gruppo culturale o di una etnia o di una razza, serve a creare intorno ad essa un senso di sfiducia e mancanza di credibilità in modo da permettere alla cultura dominante di esercitare il proprio potere anche attraverso un paradigma intellettuale che ne giustifichi l’azione.
Anche la città di Napoli è sottoposta da più di un secolo ad una operazione di tal fatta ed è letteralmente “martirizzata” da stereotipi e preconcetti che, sebbene partano da una base di verità, in questo caso sono ingigantiti e portati all’esasperazione con un’ enfatizzazione dei luoghi comuni. E’ con lo spirito di denuncia e di sprone a non farsi circuire dalla banalità dei luoghi comuni, ma ad esercitare il proprio senso critico sempre e comunque, che le due Associazioni culturali ospitano questa mostra di Greenfield, un Afro-Americano di acutissima cultura e una delle maggiori personalità culturali e artistiche della scena di Los Angeles e della intera California.

Sede: ISI ARTI ASSOCIATE – Napoli – Vico del Vasto a Chiaia 47
Data: 17.02.2011 al 5.3.2011
Vernissage: 17.02.2011 dalle 18 alle 22 con video-conferenza con l’artista da Los Angeles
Orario: 11 – 20 dal Martedì al Sabato
Per informazioni:
www.art1307.com – info@art1307.com
www.isiartiassociate.com – info@isiartiassociate.com

Regina Margherita. Il mito della modernità nella Napoli postunitaria


Napoli si prepara alle celebrazioni del 150° dell’Unità Italiana aprendo al pubblico le sale auliche di Palazzo Reale, presentate in un inedito percorso storico e multimediale, con la prima nazionale della mostra Regina Margherita.

All’interno delle importanti iniziative, presentate per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia, Napoli si propone sul panorama italiano con l’inaugurazione, in prima nazionale, della grande mostra su Margherita di Savoia prima Regina d’Italia (che successivamente si sposterà nella Villa Reale di Monza, grazie alla collaborazione con Regione Lombardia, per concludere a Torino.
La Regina verrà qui raccontata non solo negli aspetti della sua vita, ma anche come simbolo di una Italia che cambia nel nome della modernità e del progresso, di cui Margherita diventerà icona popolare. Saranno ripercorse le tappe fondamentali della sua vita che raccontano, al contempo, la storia di una nazione: dal matrimonio con Umberto e il suo ruolo nell’acquisizione del consenso della monarchia, alla nascita del figlio, dall’attentato di Passanante e dalle crisi di un paese in rapida unificazione, allo svilupparsi del gusto “margherita” nella moda e nella società, dal mecenatismo culturale nelle arti al forte interesse per le questioni sociali femminili, per l’alfabetizzazione.
Un’ampia sezione verrà data al “mondo nuovo” ormai alle porte che, con il progresso della scienza e della tecnologia e le nuove invenzioni che renderanno il mondo mai più uguale a prima, esprime tutte le proprie potenzialità nelle grandi Esposizioni italiane e nella nuova svolta della cultura.

Particolare attenzione verrà, infine, posta alla individuazione di quegli aspetti che influirono sulla vita di Napoli, dall’urbanistica, alla moda, dal sociale, alla vita di tutti giorni. È la visione della “Napoli che cambia”, raccontata attraverso le litografie e le foto d’epoca che costituirà il focus narrativo di tutte le sezioni.
Il progetto, posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, ideato e curato da Elena Fontanella in collaborazione con Annamaria Andreoli, è prodotto da Fondazione DNArt e voluto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e da Regione Campania.
La mostra si sviluppa su tre grandi macroaree tematiche – la vita della Regina come immagine della storia della nazione che cresce, il margheritismo, il mondo nuovo – raccontate attraverso l’esposizione di opere d’arte, documenti, arredi, oggetti, fotografie e strumenti tecnologici.
Dopo un breve prologo storico dedicato ai presupposti risorgimentali napoletani, con il riferimento alle figure di Garibaldi e Cavour, alle vicende del Plebiscito napoletano del 1860 e dell’entrata a Napoli di Vittorio Emanuele II (raccontato dal celebre quadro di Ippolito Caffi), ricostruisce, con l’ausilio di documenti, quadri, scenografie e supporti multimediali, la storia del rapporto fra Margherita e Napoli, dal suo ingresso in città dopo il matrimonio con Umberto nel 1868 fino all’assassinio di quest’ultimo a Monza nel 1900.
Il tema del “margheritismo” è espresso nella parte centrale della mostra, attraverso il sottile potere d’attrazione che la Regina esercita su artisti e intellettuali come sulla moda e sul costume della nazione che cresce. È il trionfo della bellezza femminile, che lo stile di Margherita incarna appieno nelle sue più articolate sfaccettature. Il visitatore viene così immerso nel mondo di Margherita e nelle sue passioni: le arti, la moda, la letteratura, la musica, le scoperte archeologiche.
La sezione dedicata alla modernità pone infine il visitatore dinanzi ai profondi cambiamenti dell’Italia post-unitaria. Attraverso l’esposizione di oggetti simbolici del progresso e della tecnologia, con particolare riferimento ai grandi temi delle grandi Esposizioni, viene testimoniato quell’autentico salto epocale di cui la Regina è testimone e interprete.

Regina Margherita.
Il mito della modernità nella Napoli postunitaria
17 marzo – 17 luglio 2011
Palazzo Reale di Napoli
Piazza del Plebiscito, 1

Saluti da Napoli


L’evento è il saluto ironico e consapevole di 60 artisti napoletani attraverso una produzione che è testimone di cinquant’anni di storia partenopea.
La provocazione che parte dal CAM è la riflessione sul contesto sociale in cui hanno operato, ed operano, gli artisti napoletani. Mezzo secolo di eccellenze e drammi, un patchwork di fattori ambientali affiancato dalle rappresentazioni banali delle tragedie, segnano la storia e la contemporaneità di Napoli.
La pizza come la Camorra, Maradona come la spazzatura, la guerriglia urbana come le strade dei presepi, il centro direzionale come il colera, le stazioni dell’arte come le vele di Scampia, incoerenze, contrasti e luoghi comuni che sono l’immagine stereotipata di una città.
Aver operato superando queste barriere contestuali, è stata la sfida che gli artisti hanno accettato, è l’humus da cui hanno attinto.
Napoli non è Stoccolma e “Casoria non è Sondrio”, ma non è un caso che Giorgio Gaber aprisse uno spettacolo dicendo: “Voi non vi aspettereste … un terreno fertile per la creatività individuale, …. dove la tonalità principale è un grigio pregnante e fermo…”.
Il CAM mette in mostra, attraverso un nuovo allestimento, le recenti acquisizioni che vanno ad aggiungersi alla già nutrita collezione permanente. Le opere degli artisti storicizzati dialogheranno nelle sale del CAM con quelle dei giovani napoletani in un crogiuolo internazionale.
La sala che ospita le opere dei napoletani sarà intitolata il 19 dicembre allo storico dell’arte, recentemente scomparso, Vitaliano Corbi.
Domenica 19 dicembre alle ore 18.00 il CAM | Casoria Contemporaray Art Museum
Via Duca D’Aosta 63/A 80026 Casoria/Napoli/Italia Tel/Fax: +39 0817576167
Martedì-mercoledì-giovedì-domenica 10.00/13.00 sabato 17.00/20.00 lunedì-venerdì solo gruppi per appuntamento