2 giugno, 2010

La cartolina di Napoli

Postato in in giro per... da Antonella


Continua la consuetudine del Museo Minimo di presentare saltuariamente una mostra atipica in rapporto alla linea prevalente che favorisce la ricerca non figurativa. Un momento, cioe’, in cui irrompe quella che veniva definita una volta -arte commerciale- con la a minuscola dai soliti noti dal naso che si arriccia laddove individuano il privilegiare, a loro dire eccessivo, della ricerca estetica in una tematica localistica. In realtà la pittura’da cartolina’affonda le sue radici nelle gouaches del sette-ottocento che annoveravano artisti di grande spessore, costituiendo un patrimonio iconografico immenso in relazione all’immagine di Napoli. Basti citare Saverio Della Gatta, PietroFabris, Salvatore Fergola, Antonio Joli, J.Philipp Hackert, Giovan Batista Lusieri, i vari Carelli, Senape e tantissimi altri allo stesso livello che non cito per mere ragiono di spazio. Senza questa pittura che analizzava paesaggi, personaggi e costumi, non avremmo oggi idea dei tesori tramandati e persi, della fisionomia ambientale fino alla moda e al costume degli ultimi secoli.

Oggi esiste ancora la pittura di riflessione e documentazione e, soprattutto, serve ancora? Io credo proprio di si’, seppure non nelle forme tradizionali e nelle gallerie ma distribuita nei veri luoghi di incontro come le grandi librerie, oppure nei negozi di accessori per l’arredamento di buon livello, di merchandising museale o, ancora, utilizzata nella pubblicità. Il piu’ delle volte sotto forma di poster, oggettistica, cartoline, magliette. Da ricordare l’iniziativa dei primi anni novanta dal titolo-Colore e Calore-per una Napoli vista da artisti, grafici e designer su t-shirt e cartoline che pure fu patrocinata da Comune, Provincia e Istitut Francaise de Naples (i francesi la sanno lunga!).

Il Museo Minimo presenta una mostra che, pur nei limitatissimi spazi di cui dispone, illustra un breve escursus che prende le mosse proprio dalla gouache antica, non in originale ma attraverso qualche esempio seppur raffinato di epigoni che rispondono a richieste attuali di mercato. Cioe’ al desiderio di molti che, attraverso una spece di -falso d’autore’, desiderano rivivere un mito.

Accanto, immagini di paesaggi e particolari urbani studiati non solo per un uso tradizionale come il quadro, ma anche come pannellature decorative, accessori per arredamento, calendari, packaging ecc. realizzati in gran parte da Roberto Sanchez per la ditta MACRI’impegnata, quasi filantropicamente, nelle valorizzazione dei dati cultural-visivi di Napoli.

Tutto questo costituisce un modo virtuoso di sfruttare l’immagine migliore del nostro territorio che crea un circuito di valorizzazione reciproca in un momento in cui solo il Cielo sa di quanto ce ne sia bisogno!
Carolina Mantellini

Inaugurazione martedi’ 25 maggio 2010, ore 18,30

Museo Minimo
Via detta San Vincenzo 3 angolo Via Leopardi 47 Fuorigrotta – 80125 Napoli
Orari: lunedi’ e mercoledi’ h. 15-18; Martedi’, giovedi’ e venerdi’ h. 9-12
Ingresso libero

31 maggio, 2010

Un libro in mostra. L’Essenzialista

Postato in eventi napoletani da Antonella


-L’essenzialista- e’ un giallo filosofico ambientato nel mondo dell’arte, dove l’arte stessa diventa la risposta a quegli interrogativi morali che essa riesce a sollevare negli osservatori piu’ sensibili qui rappresentati dal protagonista Sergio Sentori, un giornalista napoletano autore di una complessa inchiesta che si rivelerà l’esatta parabola di una piu’ profonda ricerca spirituale delle verità esistenziali. La vicenda si muove, dunque, su due diversi livelli ermeneutici dei quali l’indagine, prima giornalistica poi anche poliziesca, e’ solo la dimensione tangibile di un’indagine filosofica volta a scoprire l’essenza umana.

Se lo spirito umano e’ composto di un’equilibrata mistura tra razionalità e irrazionalità, nell’artista la componente irrazionale sembra prevalere, o almeno la società civile, troppo impegnata nel soddisfacimento dei bisogni primari, sembra giudicare tale qualsiasi atteggiamento non finalizzato al consolidamento delle possibilità di sopravvivenza su questa terra, come puo’ essere l’attività artistica. Ma il fine ultimo dell’artista e’ proprio di capovolgere questo concetto lasciando intendere, a chi viva l’utopia della ragione, quanto in realtà l’uomo si ponga obiettivi, e si circondi di beni effimeri, nell’irrazionale tentativo di sottrarsi alla destinazione comune. -

Presentazione della mostra a Castel Nuovo il 29/05/10 ora 17,30: -E sono proprio delle scene dipinte e intessute di alcune parole, che risultano centrali ed esplicative del segreto intorno a cui si svolge il racconto del romanzo L’essenzialista di Carlo Improta. E’ curioso che la conclusione della vicenda sia data da uno scenario verbo-visivo, nell’ultimo capitolo del libro . Ed e’ ancora piu’ curioso che l’autore abbia proceduto nella stesura del manoscritto di base secondo moduli di una verbo-visualità, che adesso ci e’ restituita attraverso i quadri di riproduzione delle pagine originali, dove l’immaginazione contemporaneamente si appoggia alle risorse dell’iconologico grafico e dell’iconologico narrativo.

In breve, il caso Improta, che giunge alla pratica del verbo-visuale per istinto, non per frequentazione di topiche linguistico-estetologiche, merita attenzione sotto un duplice aspetto: quello della funzione dell’iconologia nell’ambito inventivo e quello dell’universalismo dei simboli e di quella che Merleau-Ponty chiama hegelianamente la -prosa del mondo-. .. Ugo Piscopo

Inaugurazione 29 maggio ore 17.30

Museo di Castel Nuovo
piazza Municipio – Napoli
orario: lunedi’ – sabato ore 9.00 – 19.00; domenica ore 9.00 – 14.00
Ingresso al museo: – 5.00 – Gruppi di almeno 15 persone: – 4.00.
Esenzioni: giovani fino 18 anni e anziani oltre i 65 anni; scolaresche.
Ridotto: – 4.00
Per le scolaresche e’ consigliabile prenotare la visita presso la segreteria del Museo.
Possessori di Artecard – 2,50

28 maggio, 2010

La vita di Michelangelo

Postato in eventi napoletani da Antonella


In un’area acquistata nel 1508 da Michelangelo, la Casa Buonarroti quale ancor oggi ci appare e’ l’esito del lungo lavoro di un davvero memore pronipote, Michelangelo Buonarroti il Giovane, che in circa trent’anni, tra il 1612 e il 1643, seppe trarre da una modesta proprietà immobiliare la casa “onorevole” in Firenze alla quale a lungo e invano aveva aspirato il suo grande avo. Uomo di lettere e di corte, amico e protettore di artisti e scienziati al di là dell’effettivo rilievo sociale della sua figura, Michelangelo il Giovane ebbe anche spiccata passione di collezionista; e fu un assiduo conservatore delle memorie e delle carte familiari, con un naturale e specialissimo riguardo per tutto quanto si riferisse al sommo artista dal quale discendeva: caratteristiche che dopo di lui rimasero piu’ o meno una tradizione di famiglia. E’ questo il principale motivo per cui, nonostante le vicissitudini a volte drammatiche attraversate nei secoli, la Casa Buonarroti conserva tuttora la documentazione senza dubbio piu’ ricca su Michelangelo. Qui si conservano l’Archivio Buonarroti, di proprietà della Casa, che contiene il fondo piu’ importante di carte autografe dell’artista, e anche la collezione piu’ cospicua al mondo di disegni autografi di Michelangelo.

Questo patrimonio e’ tanto vario e cronologicamente completo da rendere possibile un ritratto biografico come quello che si propone questa mostra. Si prende l’avvio dalle prime lettere e dalle poesie della giovinezza per giungere alla corrispondenza estrema dell’artista, ormai quasi novantenne, con il prediletto nipote Leonardo; su questa falsariga si incontrano prove grafiche di alto impegno, come i disegni, scelti qui con l’occhio fisso al risvolto biografico, siano essi di figura, o di progetto architettonico, o provenienti direttamente dai cantieri e dalle cave, come i famosi blocchi di marmo schizzati a beneficio degli scalpellini. Si accoglie inoltre qualche esempio della fortuna di Michelangelo che, evitando le gradevoli ma fuorvianti mitologie ottocentesche, cerchi in primo luogo di fornire adeguata testimonianza visiva di opere perdute o, per motivi diversi, non presenti in mostra.

Fanno parte del percorso della mostra anche opere antiche della Collezione Farnese, di proprietà del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, a cominciare dal celeberrimo Ercole, il cui ritrovamento e la cui collocazione furono uno dei temi di riflessione della vecchiaia di Michelangelo.

Raccontare una vita d’eccezione, e insieme offrire al visitatore la conoscenza del patrimonio segreto della Casa Buonarroti, sono i due obbiettivi primari di questa mostra che con particolare determinazione si rivolge ai giovani, nella convinzione che in questi tempi di apprendimenti virtuali possa tornare utile il contatto diretto non solo con l’opera d’arte, ma anche con i documenti storici, sempre tramiti di potente evocazione, dall’autografo michelangiolesco al libro antico.
Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Piazza Museo Nazionale, 19 – 80135 Napoli
Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.30. Chiuso il Martedi’.
Costo Biglietto
Museo + Ingresso Mostra: euro 10
ridotto: euro 6,75
gratuito sino a 18 e oltre i 65 anni

7 maggio, 2010

Domenico Spinosa

Postato in eventi napoletani da Antonella


Venerdi’ 7 maggio 2010, alle ore 17.30, nelle sale espositive della Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, inaugurazione della retrospettiva DOMENICO SPINOSA. Opere 1948-2003 a cura di Aurora Spinosa. Prosegue – dopo Guido Tatafiore – con l’Informale di Domenico Spinosa il ciclo di mostre -Maestri- che l’Accademia di Belle Arti di Napoli diretta da Giovanna Cassese e presieduta da Sergio Sciarelli dedica, appunto, ai Maestri che si sono avvicendati nel corpo docente istituzionale per rendere loro omaggio e per proporre alla città nuove occasioni di incontro, dibattito, arricchimento culturale.

Presentazione: prof. Renato Barilli, critico e storico letterario e d’arte;
Intervengono:
prof. Sergio Sciarelli, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli
prof. Giovanna Cassese, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli
prof. Aurora Spinosa, curatore della mostra, responsabile scientifico della Galleria dell’Accademia;

In esposizione, sino al 5 luglio, la rassegna presenta una scelta di circa 30 opere tra dipinti e disegni del Maestro, scomparso nel 2007, realizzate nell’arco di un cinquantennio (1948-2003) per offrire uno spaccato della produzione dell’artista dagli esordi agli ultimi anni; per lo piu’ opere provenienti da collezioni private napoletane, poco conosciute o misconosciute, che affiancate a quelle esposte a Capodimonte e al Museo del Novecento a Sant’Elmo offrono un profilo del ruolo che Domenico Spinosa ha avuto nella storia dell’arte figurativa a Napoli dal dopoguerra agli inizi del XXI secolo. Poche, emblematiche opere per comprendere la produzione di Spinosa, riconosciuto dalla critica Maestro di calibro nazionale ed internazionale nell’ambito dell’Informale.

Completa la mostra un catalogo Arte, con scritti di Renato Barilli, Giovanna Cassese, Mario Franco, Michele Sovente, Angela Tecce.

Il ciclo Maestri.
Un ciclo di tre mostre monografiche progettate da Aurora Spinosa che – dopo Guido Tatafiore a cura di Mario Franco (7 feb.-27 mar. 2010) e Domenico Spinosa a cura della stessa Spinosa (7 mag.-5 lug. 2010) – prosegue nel secondo semestre del 2010 con la retrospettiva dedicata ad Augusto Perez.

Inaugurazione 7 maggio ore 17.30

Accademia di Belle Arti
via Costantinopoli, 107 – Napoli
Orario: Mart-Merc-Giov-Sab, 10-14/Ven 14-18. Chiuso domenica (tranne mese di maggio) e lunedi’
Ingresso libero

7 maggio, 2010

(E)sc(h)atology

Postato in eventi napoletani da Antonella


[E]SC[H]ATOLOGY alla galleria Akneos, conflitto di tendenze, forze incompatibili che possono essere estese e prolungate quando una riconciliazione non e’ portata a compimento. La scatologia viene alla luce come prima materia in termini alchemici. Lo stato iniziale dell’analisi e la dissoluzione della materia fisica, quando si riconoscono le qualità antitetiche . Una istigazione del caos, della sporcizia, che costituisce terreno fertile per la sintesi ed esorta o implica la rinascita di una totalità ricostituita ed esaltata. Lo stato finale, l’eschaton, si raggiunge quando la materia di base e’ purificata, quando il corporeo si congiunge al divino, il profano si fonde col sacro e quelle che erano le polarità di un antagonismo lineare si impegano in un movimento circolare di controbilanciamento. Cosi’ la fine si congiunge al principio ripetendo il dramma archetipale della vita che succede alla morte e viceversa, cosi’ da garantire uno stato elevato di quiete.

Marco Formisano spinge in fuori su ingiallita e fragile carta del novecento forme di materia intestinale marcia portando alla luce bassi istinti primitivi, tendenze animalesche di inconscio sfrenato che risale a un inizio non identificato. Come avviene nella prima fase dell’alchimia, sembra qui realizzarsi la nigredo, la sostanza oscura e inquinata della materia in dissoluzione, della -materia che e’ al contempo defecata e defecante, oggetto e soggetto del malessere-, cosi’ come rileva l’artista lasciandolo contorto dal disgusto della sua vista. Quest’ultima e’ appesantita dalla realizzazione istantanea dell’obsolescenza e dalle limitazioni imposte all’ individuo dal mezzo impiegato per trasmettere il Se’. -E’ lo sforzo senza una bocca, uno sforzo manifestato dai prodotti delle viscere di un individuo, semplicemente un canale che non riesce a trasformarsi in un passaggio attivo ma elimina passivamente i rifiuti dal corpo, senza la bocca e solo grazie a continue ed estenuanti contrazioni-, egli dice. Ancora, egli diviene il canale attraverso cui sono aperte tutte le possibilità di separazione dalla massa amorfa. Secondo Freud col separarsi dalle proprie feci, il bambino rinuncia ad atti piacevoli di autoerotismo, rinunzia che rappresenta il primo passo verso l’esterno, il primo passo di una dichiarazione d’amore per l’altro.

Allo stesso modo, l’artista Greco Poka Yio gioca con il suono della parola kakao (cacao in greco) che riporta alla mente la parola greca infantile kaka, escremento. Sul soffitto della galleria e’ attivata la coniunctio alchemica (l’unione di qualità distinte). La cioccolata si trasforma nelle tenebre onnivore dei desideri inconsci repressi, istinti primari, poiche’ essa rappresenta il desiderio centrifugo di plasmarla in dolci che saranno divorati con gratificazione. Essa e’ l’oscura forza allettante che attrae e costringe ad una reazione, paradossalmente evidenzia il fascino attraente e ingannevole dell’oro. Gli alchimisti sostenevano che il loro oro non era oro comune e allo stesso modo nel lavoro dell’artista esso diventa il piu’ prezioso e tuttavia piu’ sporco dei metalli che non governa piu’ l’esistenza ma la impone. Una serie di sfere anali di cioccolato nella forma del serpente che si morde la coda sembra rivelare un viaggio esoterico lungo le imperscrutabili vie della mente in un cerchio autoperpetuante di affermazione di identità ed integrità del carattere.

L’energia, requisito fondamentale dell’evoluzione non puo’ essere rilasciata senza lo scontro di forze contrarie. Tuttavia l’adesione a un tale stato di discordia provocherebbe solo disordine e alienazione al se’. L’effetto consolatorio dei simboli che sono sopravvissuti attraverso le età ed i popoli viene allora ricercato per compensare la frammentazione. La struttura di vetro e carbone di Enrico de Maio, che fuoriuscita purificata dal forno per il vetro che egli stesso ha costruito, evidenzia la luce che proviene dalla rivelazione di cio’ che trascende i confini del tempo e di questo mondo terreno, sfida il pensiero razionale del nostro presente. L’artista si rivela: -colpito dalla trasformazione della materia; tutto collabora alla creazione dell’ opera, tutto non dura che un solo istante.- La partecipazione ad un eterno ciclo di vita dopo la morte proviene dai simboli di fede che si tramandano di generazione in generazione, questa fede costituisce la nostra eredità piu’ preziosa.

Jung sostiene che ci sono quattro modi nel nostro orientamento psicologico. Il primo e’ il senso che ci assicura l’esistenza di qualcosa all’ esterno. Il secondo e’ il nostro pensiero attraverso il quale possiamo stabilire di cosa si tratta. Il terzo e’ la sensazione attraverso la quale possiamo dire se quel qualcosa all’esterno e’ in accordo con noi e se la desideriamo o meno. E ultimo ma non meno importante, il quarto, la nostra intuizione, la nostra istintiva convinzione che ci rende noto da dove e verso dove qualcosa proviene e conduce. Quando e’ repressa dal pensiero conscio l’intuizione diviene come una forza oscura e indefinita, presente nella sua assenza che dissolve, avvelena e smaterializza l’identità. Allora, mai il divino si incarnerà, mai il corpo incorporerà lo spirito, mai colui che fà e il partecipante saranno imbevuti di intuizione allo stesso modo . La storia e’ quindi rovesciata, il presente ricostruito, se la cultura deve sopravvivere, il bisogno secolare di formazione di una solida personalità (l’individuo illuminato che si opporrà alle forze oppressive del nostro tempo) verrà alla luce.
Napoli, maggio 2010
Marrie Sanida

Inaugurazione 7 maggio

Galleria Akneos
via Nilo, 34 (Palazzo Monte Manso Di Scala) – Napoli
Orario: mart – ven 10.30-13.30 e 16.30-19.30, sab su appuntamento
Ingresso libero

4 maggio, 2010

Something about Naples

Postato in eventi napoletani da Antonella


La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, allestita presso la Sala PAN-Palazzo delle Arti Napoli, intende presentare una mostra di video dal titolo Something about Naples. Mostra visitabile non solo a Napoli ma contemporaneamente anche all’Esposizione Universale di Shanghai.

La rassegna di video realizzata da Celesta Bufano, Federico Campanale, Christian Costa, Anna Fusco e Antonella Raio costa di due diversi nuclei di lavori.

Il primo, caratterizzato da video individuali ma composti in modo da formane un unico lavoro di gruppo di 24 filmati – ciascuno della durata di un minuto – in modo da rappresentare simbolicamente la durata di una giornata. Questo nucleo rientra nel progetto City One Minutes dell’Istituto di Educazione Artistica -Sandberg- di Amsterdam che, per il prima volta dal 1998, ha selezionato Napoli per il suo portale on-line e lo ha presentato all’Esposizione Universale in Cina nella sezione C1M Europa.

All’interno di questo nucleo il video intitolato Tutti davanti la televisione della Bufano si e’ posizionato fra i dieci migliori lavori del One Minute Awards di Shanghai, evidenziando che Napoli e’ sia un luogo di grandi attrattive e bellezze culturali che una fucina di nuovi talenti.

Il secondo nucleo e’ caratterizzato da video realizzati espressamente per la mostra al PAN, dove i singoli artisti hanno interpretato la città partenopea nei suoi vari ed affascinanti aspetti culturali, folkloristici, sociali e paesaggistici, rispecchiandone una realtà locale fatta di bellezze superbe e di tante contraddizioni.
Inaugurazione lunedi’ 3 maggio ore 18

Palazzo delle Arti di Napoli – PAN
via dei Mille, 60 – Napoli.
orario: ore 9.30 – 19.30; festivi 9.30 – 14.30. Chiuso il martedi’
ingresso libero

1 maggio, 2010

Urban Superstar Show

Postato in eventi napoletani da Antonella

Il MADRE e il Napoli COMICON presentano l’Urban Superstar Show Festival, la prima edizione del primo Festival che un Museo d’Arte Contemporanea dedica in Europa a Underground Art, Pop Surrealismo, Lowbrow Art e Urban Art, ovvero le nuove correnti artistiche che meglio raccontano il contemporaneo.
L’artista italiano David Vecchiato ha chiamato a raccolta decine e decine di colleghi di tutto il mondo al MADRE di Napoli per le 4 mostre collettive del 2010 e continuerà a raccogliere in veste di curatore esponenti di un movimento artistico destinato a diventare la nuova avanguardia dell’Arte Contemporanea.

L’intenzione di Vecchiato e’ proporre un ordine critico tra le diverse correnti artistiche.
La mostra che apre il Festival il 1° maggio 2010 e’ Back from Black. Dal luminoso Pop al buio Underground. E ritorno. Seguiranno altre 7 mostre per le edizioni 2010 e 2011: Characters & Patterns Pop Surrealism & Lowbrow Art Gothic, Expressionism, Folk and Steam Punk Masters of the Underground Art e Street & Urban Art Adventures che terranno impegnata l’area del museo MADRE dedicata al Festival fino a fine 2011. Questi segni sono stati in voga dagli anni 60 fino agli 80 ma poi, man mano che gli immaginari eredi della Pop Art quanto della Street Art evocati dalle opere delle nuove generazioni di artisti si facevano piu’ vicini al mondo dei cartoon, dei fumetti, dei tattoo e di quelle forme di espressione considerate in genere subculture, il mondo ufficiale dell’Arte li accusava di banalizzazione e di fatto li censurava, non mostrando piu’ i loro lavori. Cosi’ questi artisti figli della cultura pop e delle logiche del fai da te sono maturati nei circuiti underground e hanno sfruttato al meglio il web e la strada per costruirsi clamorosi successi commerciali trovando vie parallele al sistema del mercato dell’arte piu’ istituzionale e alle gallerie che li snobbavano. È nata cosi’ una cultura visiva sovversiva che si e’ diffusa come un virus. Non una ribellione sterile al mondo dell’arte ma una visione parallela del fare arte fondata su tattiche di guerrilla promozionale e di marketing, che passano per la realizzazione di immagini per illustrazioni, cartoon, t-shirts, art toys, oggetti di ogni uso, capi e accessori di moda. Sono nate, spesso su iniziativa degli stessi artisti, riviste e gallerie specializzate e industrie produttrici di gadget di quest’arte che piace a giovani e vecchi e che per essere percepita sembra non aver bisogno di critici. L’iniziale mancanza di dialogo costruttivo con la critica e col mercato ufficiale ha permesso agli artisti di crescere esprimendosi in totale libertà. In molti si sono resi visibili dipingendo sui muri e usando la strada come galleria. Negli ultimi anni questo “movimento sotterraneo” ha iniziato a rivendicare il suo ruolo nell’Arte Contemporanea e lo stesso sistema dell’arte che li snobbava, dalle gallerie ai musei, dalle Biennali alle grandi fiere, ha iniziato a corteggiare questi nomi ormai famosissimi aprendogli le porte dei propri salotti buoni.

In Italia, dopo le esperienze di alcune gallerie specializzate, e’ stata la collettiva Urban Superstar Show 2009 a cura di David Vecchiato, presentata lo scorso anno nel Museo piu’ importante del Sud Italia, a offrire un primo segno determinante di questo cambiamento, esponendo questa nuova Arte Contemporanea in un museo. Infatti la mostra e’ stata subito seguita da altre esposizioni simili presentate in altri musei e luoghi istituzionali italiani. L’Urban Superstar Festival 2010 dall’omonimo titolo prosegue il lavoro di diffusione culturale iniziato con la collettiva Urban Superstar Show 2009 offrendo una ben piu’ ricca panoramica di quest’onda di artisti contemporanei e mettendo ordine tra le diverse correnti artistiche che attingono comunque a piene mani negli stessi contenitori d’ispirazione, prima fra tutti la Pop Art introducendo nelle proprie opere elementi del quotidiano che vogliono essere riconoscibili e leggibili da tutti.
David Vecchiato nella selezione degli artisti e delle opere mette in evidenza anche come molti degli autori di fumetti dei decenni passati hanno influenzato stilisticamente la formazione degli artisti Pop Surrealisti e Lowbrow che la mostra Back from Black gli affianca. È evidente in mostra l’ascendenza nei confronti dei pittori Lowbrow e Pop Surrealisti dei padri del fumetto underground Robert Crumb e Gilbert Shelton cosi’ come quella dei loro ispiratori Basil Worverton, Harvey Kurtzman e degli autori della rivista di satira statunitense MAD. Ancora prima nel tempo e’ lo stile dei cartoon degli studi Fleischer (Betty Boop, Popeye) ad aver suggerito un’estetica tra iconografia pop, tematiche inquietanti e scenari surreali che ritroviamo in molti dei lavori di questi artisti. Ma non e’ trascurata in mostra anche l’influenza di artisti del fumetto piu’ recente come Jamie Hewlett, papà di Tank Girl e dei Gorillaz, Daniel Clowes, gli italiani Andrea Pazienza e Bad Trip e di autori come Dave Cooper e Jim Woodring, che si sono in seguito dedicati essi stessi alla pittura. L’intenzione dell’intero festival e’ anche quella di liberare queste correnti artistiche dalla generalizzazione estetica. L’Urban Superstar Show Festival intende far luce sulle origini e sulle divisioni di stili e correnti di questa Underground o Lowbrow Art, dell’arte di “basso profilo” che, come analizzato dal testo di Vecchiato, e’ in realtà l’unica capace di raccontare con estrema lucidità la sovrapposizione tra fiction e realtà che vive l’Occidente negli ultimi anni. Una serie di riferimenti che vanno dalle capacità di stilizzazione dell’antica arte orientale al Rinascimento transalpino di Bosch e Bruegel, dall’Arte Pop di Warhol e Niki De Saint Phalle alla sintesi necessaria del segno di Haring fino al Writing, fanno da guida a un percorso tra le opere che illustra da dove vengono questi differenti stili e tendenze dei questa nuova Arte Contemporanea internazionale. Il concept della prima mostra e’ offrire una panoramica di queste direzioni artistiche, che vengono poi analizzate una a una nelle mostre successive dando occasione di conoscere esaurientemente questa nuova Arte Contemporanea e di farsene un’idea critica. Visto che quest’onda di artisti molto deve al web e che attraverso la rete si e’ contaminata velocemente permettendo a quest’arte di crescere altrettanto velocemente priva di confini territoriali, sarà attraverso il blog-in-progress degli artisti dell’Urban Superstar Show Festival www.urbansuperstar.com che addetti ai lavori e appassionati potranno seguire in tempo reale gli aggiornamenti, l’esecuzione delle loro opere, i loro video e le loro immagini.
Inaugurazione 1 maggio ore 21

MADRE – Museo d’Arte Donna Regina
via Settembrini, 79 Napoli
Orari: dal mercoledi’ al lunedi’ ore 10-21
Ingresso libero

1 maggio, 2010

Hermann Nitsch e Caravaggio

Postato in eventi napoletani da Antonella


“Entrambi portiamo avanti una guerra contro il classicismo. Ognuno di noi cerca un realismo crudele e sanguinolento. Un naturalismo psicologico ci unisce e la forza espressiva spinge il nostro lavoro fino al limite della rappresentazione”.
Hermann Nitsch

Hermann Nitsch e Caravaggio: il confronto – incontro fra due personalità cardine della scena artistica di tutti i tempi si celebra a Napoli, con una doppia esposizione e un calendario di appuntamenti promosso, nell’ambito del Maggio dei Monumenti, dal Museo Nitsch e dalla Fondazione Morra in collaborazione con la pinacoteca del Pio Monte della Misericordia.

Le opere del maestro contemporaneo, pioniere e protagonista dell’azionismo viennese, e quelle del rivoluzionario pittore seicentesco dialogheranno nel programma di eventi -Nitsch e Caravaggio-, patrocinato dalla Regione Campania, dalla Provincia e dal Comune di Napoli e realizzato, con la Fondazione Mario e Maria Pia Serpone/Segni d’Arte, grazie al sostegno dell’EPT e della Metropolitana di Napoli.

Un progetto di ampio respiro che punta alla commistione di linguaggi distanti nei secoli eppure in sintonia per innovazione e unicità. E che, inscritto nelle celebrazioni del quarto centenario della morte di Caravaggio, animerà la chiesa del Pio Monte della Misericordia, prezioso scrigno nel cuore antico di Napoli, nonche’ sede dal 1607 del celebre dipinto -Le sette opere di misericordia- eseguito da Michelangelo Merisi poco dopo il suo arrivo a Napoli fuggiasco da Roma.

Proprio col capolavoro caravaggesco dialogherà, dal 1 al 30 maggio, l’installazione realizzata appositamente da Hermann Nitsch, in un incontro epocale e intenso che sottolineerà la complessità ideologica e artistica di entrambi gli artisti. Per l’intero mese di maggio, l’ardita tela dell’altare maggiore del Pio Monte della Misericordia – istituzione benefica nata nel 1601 da un gruppo di giovani aristocratici napoletani – incontrerà l’-Ultima Cena – Installazione Napoli 2010-, composta da piu’ opere realizzate dal maestro austriaco in omaggio a Caravaggio.

L’esposizione presenta cosi’ due atti creativi che superano la concitazione dell’esistenza, negano l’accademismo ed i presupposti intellettualistici della creazione artistica, si assumono la responsabilità della propria indipendenza producendo un’arte dal timbro tragico, intensamente umano e poeticamente doloroso.

L’inedito confronto, inoltre, restituisce a Napoli lo status di capitale della cultura, meta di ispirazione dei piu’ grandi geni dell’arte nonche’ luogo eletto di espressione di entrambi gli artisti di cui alcune opere già figurano in importanti collezioni cittadine: di Caravaggio, il -Martirio di Sant’Orsola- e’ visibile a Palazzo Zevallos e la -Flagellazione di Cristo- al Museo di Capodimonte, dove nella sezione contemporanea e’ conservata anche un’installazione firmata da Nitsch.

Accanto alla mostra allestita al Pio Monte della Misericordia, per tutto il mese di maggio il Museo napoletano intitolato ad Hermann Nitsch, esporrà nei nuovi spazi della Biblioteca libri, articoli, video e documenti per approfondire l’opera dei due maestri.

Sabato 22 maggio alle ore 17.30, Hermann Nitsch visiterà ufficialmente la Collezione del Pio Monte della Misericordia, e alle 18.30, nel Salone della Quadreria al I° piano, lo String Quintet eseguirà, in un concerto benefico il cui incasso sarà interamente devoluto all’importante opera della struttura che seppe fondere la generosità dei benefattori ad una grande apertura culturale, una partitura scritta dall’artista austriaco.

Domenica 23 maggio, per la festa della Pentecoste, Nitsch realizzerà a Napoli la sua -130° Aktion- (la prima si tenne a Vienna nel 1963). La performance si svolgerà dalle 12 alle 16.30 nel Museo Nitsch e proseguirà (dalle 18.30 alle 24) al tramonto e in notturna alla Vigna di San Martino. L’ingresso e’ a pagamento (70 euro biglietto intero – 50 euro membership museo e soci OMT – 35 euro per studenti).

Nell’ambito del programma -Nitsch e Caravaggio- si svolgeranno inoltre cinque visite guidate su prenotazione nelle date di sabato 1 maggio, domenica 9 maggio, giovedi’ 13 e venerdi’ 14 maggio, domenica 30 maggio, condotte da Lorella Starita per Progetto Museo, e curate dalla Fondazione Morra e dal Pio Monte della Misericordia.
Inaugurazione 1 maggio 2010

Pio Monte della Misericordia
via dei Tribunali 253, Napoli
Orari Chiesa e Quadreria
tutti i giorni, compresi i festivi ore 9-14,30
Chiusura biglietteria ore 14
Chiuso il mercoledi’, 24-25-31 dicembre, 1 gennaio, giorno di Pasqua.
Biglietto Quadreria
include Quadreria, Galleria Moderna e Chiesa nei giorni festivi
intero 5, ridotto 4, ridotto 3; scuole 1,50 (gratuito per gli accompagnatori); gratuito ( associati del Pio Monte della Misericordia, disabili con accompagnatore, guide turistiche della Regione Campania, bambini fino a 6 anni).

Museo Hermann Nitsch
vico Lungo Pontecorvo 29/d, Napoli
Orari apertura: lunedi’ – venerdi’ h 10 – 19
sabato 10 – 14 chiuso domenica
Biglietti: intero 10, ridotto 5

26 aprile, 2010

I nostri omaggi, principe!

Postato in eventi napoletani da Antonella


Domani, venerdi’ 23 aprile, alle ore 16.30, negli spazi del Museo Cappella Sansevero sarà inaugurata la mostra “I nostri omaggi, principe!”, promossa dal Comitato per le celebrazioni del tricentenario della nascita di Raimondo di Sangro.

L’esposizione dedicata alla figura e all’attività del di Sangro, realizzata con il sostegno del Banco di Napoli e con la partecipazione delle aziende Carpisa e Yamamay, durerà fino al 18 luglio 2010. Per favorirne la visione, fino al 25 maggio, salvo proroghe, il Museo Cappella Sansevero resterà aperto anche il martedi’, suo consueto giorno di chiusura.

L’esposizione intende essere un tributo alla memoria di un uomo che, con le sue opere e la sua instancabile committenza, ha fatto grande la Napoli borbonica. Come tale, l’esposizione non ha la pretesa di illustrare tutte le sfaccettature della personalità del principe di Sansevero, ma persegue il solo intento di ricordare, attraverso opere d’arte, oggetti, libri e documenti, alcuni momenti della sua vita e alcuni aspetti della sua poliedrica attività.

I nostri omaggi, principe! non e’ la prima mostra dedicata a Raimondo di Sangro a tenersi negli spazi della Cappella Sansevero: nel 2006 Chartulae desangriane. Il Principe committente ha fatto conoscere documenti riguardanti perlopiu’ il mecenatismo artistico del di Sangro, mentre l’anno successivo con Parole Maestre. Libri antichi e rari per il principe di Sansevero i visitatori hanno potuto apprezzare le pregiate edizioni, provenienti da collezioni private, di opere a stampa scritte da Raimondo di Sangro e di tante altre che hanno di lui trattato. Mai prima d’oggi, pero’, erano state esposte carte d’archivio originali e opere d’arte conservate presso importanti Enti e Musei pubblici della nostra città.

Diciotto in tutto le opere esposte. A ricordare cariche e onorificenze del principe ci saranno: la chiave da Gentiluomo di camera con esercizio di Sua Maestà, titolo di cui il principe fu insignito da Carlo di Borbone nel 1737; lo statino militare del principe di Sansevero, nominato Colonnello del Reggimento di Capitanata nel 1743; l’uniforme, il manto e la placca da Cavaliere del Real Ordine di San Gennaro, risalenti al XVIII secolo.

Sansevero fu un instancabile mecenate, e tra le opere da lui commissionate vi fu anche il celebre Cristo velato (1753), scolpito da Giuseppe Sanmartino: per la prima volta nella Cappella Sansevero saranno esposti il bozzetto in terracotta del Cristo velato, opera di Antonio Corradini, e una fede di credito attestante un acconto di cinquanta ducati corrisposto dal principe Raimondo di Sangro per la statua. Un fregio a meandro proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano, al quale con ogni probabilità il principe si ispiro’ per il pavimento a motivo labirintico della Cappella, sarà messo a confronto con un lastra del pavimento settecentesco; i visitatori potranno ammirare inoltre i colori della Madonna con Bambino (1757) di Giuseppe Pesce.

Diverse le opere che documentano le attività di letterato, editore e inventore del di Sangro: l’edizione originale della Lettera Apologetica, capolavoro letterario del principe, il cui frontespizio e’ stampato in piu’ colori con una sola tirata di torchio, e la polizza di pagamento per i caratteri della stamperia; un’edizione clandestina della tipografia di Sansevero, contenente il seicentesco romanzo esoterico Il Conte di Gabali’ di Nicolas Pierre Henri de Montfaucon de Villars e Il Riccio rapito, poemetto eroicomico di Alexander Pope; lo speciale archibugio inventato da di Sangro nel 1739 e donato al Re; un’incisione in rame con l’illustrazione della carrozza marittima progettata dal principe di Sansevero; una rara edizione che riporta una breve descrizione del palco pieghevole, la prima invenzione di Raimondo di Sangro.
Museo Cappella Sansevero
via Francesco De Sanctis, 17 Napoli
Orari
Giorni feriali: 10.00-17.40
Domenica e giorni festivi: 10.00-13.10
Chiuso il martedi’
fino al 25 maggio aperto anche martedi’
ORARI PROLUNGATI
Lunedi’ -in albis-: 10.00-18.40
1 Maggio: 10.00-18.40
ingresso ordinario 7 -, ingresso ridotto 5 -

23 aprile, 2010

Sergio Spataro

Postato in eventi napoletani da Antonella


La vana/gloria di Sergio Spataro
La barba folta e ruvida, i capelli brizzolati che ricadono scomposti sulla fronte, un paio d’occhiali tondi da ragazzo del Sessantotto e quegli occhi spiritati, dall’espressione franca ed energica, che non si stancano mai di scrutare e sviscerare la materia, con l’entusiasmo di un fanciullo alla ricerca di nuove avventure.

Sergio Spataro, in mostra dal 21 aprile alla biblioteca Benedetto Croce di Napoli, e’ un artista eccentrico, irriverente e goliardico, che ha scelto come oggetto della sua indagine l’uomo, nella sua futile vanità e nella sua goffa presunzione. Egli lo rappresenta come golem, il gigante d’argilla della tradizione ebraica, che esegue gli ordini del suo padrone ma non e’ in grado di pensare o di provare emozioni. L’artista spoglia il golem dei suoi attributi magici e gli fa assumere i connotati grotteschi del “mamozio” napoletano, parodia dell’uomo superbo, avido di potere, che si affanna a costruire la sua torre di Babele. Sergio riesce a stabilire un rapporto fecondo con le sue creature, esaltando la funzione del cambiamento di registro e la consapevole contraddizione tra la serietà dell’oggetto e l’ironia della sua interpretazione.

Nella piu’ recente serie di golem, dipinti su carta d’Amalfi, innesti di foglia d’oro mettono in risalto il volto, il cuore e… i piedi, per sottolineare la necessaria coesistenza di sacro e profano, che si fondono nella duplice natura dell’uomo. L’artista ribadisce, con lo spirito ludico e irriverente che lo caratterizza, che non c’e’ sacro senza profano, ne’ spirito senza materia. Per la stessa ragione, il golem e’ spesso raffigurato con il pene scoperto, come gli dei penati, protettori della famiglia e del focolare domestico.
Il golem e’ ancora protagonista in Abel, un trittico a bassorilievo in lana di ferro. Il “mamozio” e’ inserito come una divinità nello scomparto centrale, il suo piccolo regno, che tenta di accrescere forzando i margini della cornice.

Ma l’opera piu’ emblematica di Sergio Spataro e’ Sberleffo: una sorta di maschera apotropaica che, affacciandosi da un sipario, appesa ad un filo come un pupo siciliano, offre al pubblico sgomento la sua lingua tagliente. Qui la maschera non e’ il falso o l’apparire, ma una modalità dell’essere, la traccia residua di una ricerca compiuta dall’uomo, sin dalle origini della civiltà, per definire e ridefinire la propria identità. Probabilmente in Sberleffo puo’ riconoscersi l’autoritratto dell’artista, che recita la sua parte nel variegato “teatro del mondo”, affollato da golem che lottano per affermare il proprio dominio. La stessa poetica ispira Il guardiano, che ci osserva dalla grata della sua garitta, pensando di tenersi fuori da quel “teatro del mondo” di cui, ineluttabilmente, fa parte.
Sotto il profilo stilistico, Sergio Spataro adotta un codice linguistico essenziale e moderno, fatto di segni bruni, corposi, incisivi che “negano” il supporto per affermare un impellente bisogno di esprimere e comunicare. Ma un ruolo decisivo assume l’innesto di oggetti, testimonianze di vita vissuta, in un processo di contaminazione in cui la vita rifluisce nell’arte e viceversa.
Marco di Mauro

Con il patrocinio del Comune di Napoli e del Museo Minimo 5a Municipalità

Vernice mercoledi’ 21 aprile 2010, ore 18,30.

Biblioteca Benedetto Croce
via F.De Mura 2 bis, 80129 Napoli
Orari: 9,00 – 19,00
Ingresso gratuito