[Scusi]… Is This Spain?


L’Instituto Cervantes di Napoli ospita il progetto “[Scusi] … Is This Spain?”, un progetto d’arte contemporanea che riflette sugli stereotipi e i luoghi comuni spagnoli e che sarà itinerante per l’intero anno 2011 nei diversi centri della rete dell’Instituto Cervantes: da Roma a Milano, da San Paolo a Brasilia a Salvador de Bahía. Stimolati dalla voglia di esprimere la ricchezza e la diversità di un paese che vuole mostrare al mondo le proprie potenzialità culturali e patrimoniali, il progetto invita ad avvicinarsi – attraverso l’artista e la sua riflessione estetica – alla realtà sociale e politica.

Dalla sua prima edizione, nel 2009 a Londra, “Is this Spain?” è cresciuto dilatandosi e sviluppando molteplici linee di ricerca, generando una versione ad hoc per ogni sede espositiva. Nato come mostra, il formato si è evoluto in una seconda fase: un workshop ad Oporto, che riuniva artisti portoghesi e spagnoli con lo scopo di analizzare le possibili sinergie tra i due paesi. In questa terza fase del progetto si realizzerà un programma studiato per ogni singolo centro, con una selezione di artisti e gruppi che hanno partecipato alle precedenti edizioni. Inoltre, verranno realizzate attività didattiche, workshop e laboratori a cui parteciperanno personalità artistiche di ogni contesto locale in cui si attua il progetto.

L’Instituto Cervantes di Napoli ospiterà “[Scusi] … Is this Spain?” dal 3 maggio al 3 giugno, esponendo l’opera Bandera Negra de la República di Santiago Sierra, proiezioni di videoarte di alcuni artisti che hanno partecipato alle edizioni precedenti e che descrivono in modo critico e ironico la situazione attuale della Spagna. Tra gli autori, María Cañas con il cannibalismo-pop di The Toro’s Revenge, Greta Alfaro con il binomio violenza-identità occidentale In Ictu Oculi; Democracia con Welfare State, ispirata alla distruzione della baraccopoli di El Salobral come spettacolo mediatico che distrugge la cultura gitana, e Carlos Llavata con I Am Not Proud, tra i suoni del mar Mediterraneo e dei fuochi d’artificio. Saranno esposti, inoltre, le riviste di Mapas di UHF, tra il concetto di informazione e l’architettura contemporanea, e il progetto Casas Tristes del gruppo Derivart, sull’enigma sociale moderno del diritto alla casa.

Istituto Cervantes e Accademia di Belle Arti di Napoli. In parallelo, e seguendo la linea di collaborazione del progetto, il gruppo C.A.S.I.T.A. e il duo composto da Diego Ortiz e Pepe Muciergo, editori della rivista “La Más Bella”, realizzeranno due laboratori (Caja Negra e l’omonimo La Más Bella) con gli studenti iscritti ai corsi di Graphic Design e Nuove Tecnologie Digitali dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, che sarà la sede ufficiale di entrambe le attività. Il primo taller (laboratorio), che si svolgerà il 3 maggio, attraverso un dispositivo simile alla scatola nera di un aereo, servirà a scoprire alcuni dei concetti rivelatori del lavoro, il contesto e l’incidenza sulla costruzione dell’immagine di una società. Nel secondo appuntamento, invece, dal 6 al 10 giugno, gli autori della rivista che pubblica lavori di artisti contemporanei, poesie sperimentali (visive e fonetiche), arte sonora e videocreazioni, guideranno gli allievi dell’Accademia alla creazione di un’edizione speciale del magazine.

«“[Scusi] … Is this Spain?” affronta il tema del rifiuto degli stereotipi della cultura spagnola e della Spagna – spiega Maribel Serrano, direttrice dell’Instituto Cervantes di Napoli – Questa volta un gruppo di eccellenti artisti contemporanei, con le sue ricerche e riflessioni critiche, da una prospettiva ironica e perfino burlesca, ritrae una realtà diversa del nostro paese. Gli artisti, attraverso le loro opere, mettono in discussione gli stereotipi e i luoghi comuni di una Spagna lontana dalla realtà, forgiati, per la maggior parte, dopo molti anni di dittatura e, quindi, di chiusura di un paese al mondo. Soprattutto all’Europa. Invito il pubblico napoletano ad avvicinarsi a queste opere e a riflettere con noi sul danno che la visione stereotipata della Spagna può arrecare allo sviluppo di un paese, di una città e, quindi, ai suoi cittadini».

“Aprirsi a esperienze di confronto e condivisione con artisti contemporanei emergenti di altre realtà europee è una delle peculiarità della nostra Accademia – dichiara Giovanna Cassese, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli – e siamo davvero lieti di rinnovare la collaborazione con il prestigioso Istituto Cervantes in occasione degli interessanti talleres con il gruppo C.A.S.I.T.A., un modo per offrire ai nostri allievi, in particolare quelli di Graphic Design e di Nuove Tecnologie, un’interessante opportunità d’incontro assecondando anche quella vocazione internazionale che da sempre distingue l’impegno dell’Accademia di Napoli; d’altronde l’Accademia costituisce il target preferenziale per un confronto sui temi della ricerca, sperimentazione e innovazione in campo artistico. Non è la prima volta che l’ABA Napoli collabora con il Cervantes e ci auguriamo rapporti sempre più stretti con un paese di cultura affine come la Spagna, con cui l’Accademia ha già molti contatti nell’ambito del progetto Erasmus”.
Al vernissage di martedì 3 maggio interverranno Diego del Pozo e Eduardo Galvagni di CASITA. “[Scusi] … Is This Spain?” è un’iniziativa di Pensart realizzata con la collaborazione dell’Instituto Cervantes.
Inaugurazione 3 maggio 2011 ore 19

Istituto Cervantes
via Nazario Sauro, 23 – Napoli

Capere for ever


Erano le pettinatrici del popolo, un tempo indossavano un grembiule arrotolato attorno alla cintura e, con la chioma scapigliata, le mani unte, pettinavano per un soldo al giorno, portando di casa in casa, insieme a pettini e forcine, le storie, gli ‘inciuci’ delle loro signore, di un rione, di un quartiere, di un’intera citta’. Alle ‘madri di tutti i gossip’ sara’ dedicato un documentario: ‘Capere’; per la regia di Desiree Klain e Matteo Antonelli; il film vedra’ tra i protagonisti Nicola Vorelli, che oltre ad essere un attore-cantante professionista, e’ figlio d’arte: il padre faceva il barbiere e lui, insieme al lavoro di artista, porta avanti la tradizione familiare, come parrucchiere a domicilio (una moderna capera). Un progetto che parte ‘dal basso’ quello di ‘Capere’ e che, realizzato in collaborazione con il giornalista di ‘Anno Zero’, Stefano Maria Bianchi, sta raccogliendo contributi anche attraverso il sito www.produzionidalbasso.com. L’happening, che si svolgera’ sabato 30 aprile (non-stop 18.30 -21.30) vedra’ la proiezione di alcune immagini di presentazione e la performance di Nicola Vorelli.

Uait


La galleria Nuvole arte contemporanea è lieta di segnalare l’inaugurazione della mostra “uait” dell’artista Giuseppe Piscopo.
Giovedì 21 aprile 2011 ore 17:00 Complesso Monumentale di San Severo al Pendino, in via duomo 286 Napoli. La mostra aperta dal 21 al 7 maggio 2011 potrà essere visitata tutti i giorni tranne la domenica dalle 9:30 alle 18:30.

Giuseppe Piscopo ritorna nel Complesso di San Severo al Pendino con i suoi oggetti “pensanti” di carta e cartone. Uait è il “doppio gioco”, è la combinazione delle parole, è la pronuncia di white, è una pallottola di carta bianca buttata via. Carta bianca per mostrare il contrasto tra i punti di vista, le competizioni sulla diversità, i dubbi sugli schieramenti, la gara del contraddire. Di punto in bianco ci si ritrova ad appartenere ad un gruppo, ad un movimento, ad un modo di pensare.

Ma da una parte o dall’altra, si resta sempre inseriti e omologati nella categoria dei consumatori. Consumiamo e ci consumano, ingoiamo ogni sorta di atteggiamento che serve solo ad alimentare il solito potere. La scelta, apparenza o essenza ?
Continuando sulla strada precedentemente intrapresa, per cui la cultura, e di conseguenza l’arte, sono oggettivi ed occupano un loro spazio autonomo, Piscopo cerca di sorprendersi da solo facendo interagire il suo pensiero con l’opera dell’artista Rinedda/Rino Sorrentino.

Nasce così l’installazione “gravitazionale”. Il ferro, come una calamita, attira a sé ingoiando bocconi di carta. Il corpo, come contenitore di esperienze, con il suo vissuto negativo e positivo.
Cosa rigettare, cosa trattenere ?

Giuseppe Piscopo
Nasce a Napoli dove vive e lavora. Si diploma all’Istituto d’arte Filippo Palizzi di Napoli. Matura numerose esperienze nel campo della grafica e dell’illustrazione. Artista poliedrico, dal 2006 lavora con la carta e il cartone. Ha diverse mostre e collettive al suo attivo. E’ presente in alcuni progetti sul riciclo dei materiali, con interventi didattici.
Inaugurazione Giovedì 21 aprile 2011 ore 17

Chiesa di San Severo al Pendino
via Duomo, 282 – Napoli
orario: tutti i giorni tranne la domenica dalle 9:30 alle 18:30
ingresso libero

CAMMOVIE_Videoart Platform


Il CAM, il museo di arte contemporanea di Casoria, continua ad operare con eventi incisivi all’insegna della ricerca e della sperimentazione presentando CAMMOVIE_Videoart Platform, a cura di Antonio Manfredi, dal 30 aprile, alle ore 18.30, al 30 maggio. L’evento, alla sua seconda edizione, è un recipiente multimediale, un contenitore della video arte proveniente dal mondo, che offre l’opportunità di confrontarsi con il mare di informazioni del mondo virtuale attraverso i mezzi digitali. Anche quest’anno CAMMOVIE ospiterà quattro sezioni e una performance: FOCUS REVOLUTION, TOXIC, GLANCES_AROUND DUMP, MAGMART e l’azione artistica della Fake institution REFF. Confermando l’adesione del CAM ad un’arte/cronaca, la sezione FOCUS REVOLUTION segue la scia degli ultimi avvenimenti politici e mette in mostra, insieme al video dell’artista egiziano Mohamed Alaa, la documentazione visiva delle insurrezioni egiziane che hanno portato alla caduta del regime e quelle dei movimenti rivoluzionari, la cui ventata di autodeterminazione ha scosso e sta ribaltando molte dittature del Nord Africa. Farà da colonna sonora la voce di Sandro Joyeux con le canzoni e la musicalità africana. Una ventata di allegria e di colore che riporta alle origini di un popolo che ora combatte per il riconoscimento dei propri diritti. La sezione TOXIC è una porta aperta sul mondo della video arte orientale e sulla sua prolifica produzione, messa a confronto con i risultati attinti da internet, attraverso le immagini drammatiche del disastro nucleare in Giappone. La visione della poetica artistica viene accostata alla disperazione di un popolo: i video degli artisti giapponesi sono usati quali trasposizione visiva dell’ambivalenza umana, capace di elevazione spirituale o di superficialità e incoscienza civile. Durante la sera dell’inaugurazione, accompagneranno le immagini contrastanti le sonorità elettroniche di Avant-Garde. La musica seguirà l’andamento delle forme che si muovono sullo schermo per ottenere un effetto onirico ed estraniante. Dalle problematiche internazionali CAMMOVIE si sposta nella sezione GLANCES_AROUND DUMP ad analizzare un contesto di maggiore immediatezza territoriale come le aree verdi del Parco metropolitano delle colline di Napoli. La zona in questione, pur conservando un aspetto naturalistico e la qualità di un’area rigogliosa, polmone verde della città, è stata individuata quale sito per la discarica di Chiaiano. L’avvicendarsi delle immagini delle alte pareti tufacee della cava, dove verrà ricavato lo sversatoio, negli scatti del fotografo Camillo Ripaldi, donano leggerezza alla rappresentazione del luogo e ne stemperano l’insito miasma mortifero assumendo quasi la forma di un saluto all’ultimo incanto naturale. Con l’ultima sezione, il museo di Casoria conferma, per il sesto anno consecutivo, il suo partenariato con il noto festival MAGMART_video under volcano. Dopo un’attenta selezione degli oltre 450 video inviati da 45 diversi paesi del mondo, la giuria composta da Abir Boukhari (curatore | AllArtNow), Agata Chiusano (artista, docente | Università Suor Orsola Benincasa), Giuseppe De Marco (artista | Mediavox), Luca Magnoni (giornalista, esperto comunicazione e multimedia | Hydrogen Lab), Antonio Manfredi (artista, curatore | Direttore Artistico del CAM), Enrico Tomaselli (artista, curatore | Direttore Artistico del Festival), proclama i 30 video vincitori che entrano a far parte della collezione permanente del CAM e che sono visibili in occasione di CAMMOVIE.

Il format CAMMOVIE, ideato dal CAM, non poteva esimersi dall’indagare i nuovi linguaggi virtuali attraverso la performance della Fake institution REFF, una falsa istituzione, che, nelle persone di Oriana Persico e Salvatore Iaconesi, mostrerà le nuove possibilità della realtà aumentata. Attraverso l’ironica e provocatoria distribuzione di una droga virtuale, il REFF utilizza i QR code e i fiducial marker per cogliere l’attuale tendenza di internet e del virtuale a spostarsi dal un mondo intangibile a quello concreto. Interattività e scoperta sono alla base dell’azione artistica presentata al museo di Casoria e che propone linguaggi innovativi e ancora inedite narrative dell’arte.
CAM | Casoria Contemporary Art Museum Via Duca D’Aosta 63/A 80026 Casoria/Napoli/Italia Tel/Fax: +39 0817576167

Orari: martedì- mercoledì- giovedì- domenica 10.00/13.00 sabato 17.00/20.00

Paolo La Motta


Emmedueart in collaborazione con La Mediterranea arte, presenta la mostra personale di Paolo La Motta dal titolo “Oltrelosguardo” che avrà luogo dal 16 Aprile al 3 Maggio negli spazi di Castel dell’Ovo – Napoli.
La personale, a cura di Nello Arionte e Milena Grosso, contempla 22 opere recenti dell’artista partenopeo che attraverso un continuum di immagini, dal taglio fotografico, indaga i multiformi aspetti offerti dalla città e dai suoi abitanti proposti con moderno ed intimistico realismo nel loro quotidiano vivere.

Il risultato della sua ricerca, sensibile agli esiti di noti maestri partenopei del secolo scorso, ma anche alle contemporanee ricerche espressive internazionali offerte dalla giovane generazione di artisti tedeschi della “Nuova scuola di Lipsia”( Tim Eitel, David Schnell, Matthias Weischer), è una pacata ma arguta analisi critica della metropoli e del disagio esistenziale indotto dalla contemporaneità che l’autore enfatizzata nelle sue scene con pennellate larghe e spianate in una dimensione atemporale e rarefatta.
Con questa mostra nel luogo simbolo della città, si è voluto pertanto omaggiare la ricerca di un artista in grado di esprimere nei suoi lavori, non soltanto una continuità di “scuola” frutto di una profonda coscienza culturale che non rinuncia alla sua radicata identità, ma soprattutto la capacità di farla convergere verso esiti estremamente attuali e di respiro europeo.
Castel dell’Ovo
via Eldorado, 3 (presso via Partenope – borgo marinaro) – Napoli
Apertura: da Lunedì al Sabato dalle 10:30 alle 13:30
Domenica dalle 10:30 alle 13:30
Biglietti: free admittance

Sislej Xhafa


La ricerca artistica di Sislej Xhafa è un’indagine sulle realtà economiche, politiche e sociali associate alla complessità della società moderna. Nelle sue ricerche, ad esempio, sui fenomeni del turismo, della clandestinità, dell’illegalità forzata Xhafa usa un linguaggio minimale, al tempo stesso ironico e sovversivo, confrontandosi agilmente con una vasta gamma di media, dal disegno alla scultura, dalla performance alla fotografia.

“La realtà è più forte dell’arte. Come artista non voglio riflettere la realtà ma interrogarla. Il mio background sociale non abbraccia una linea d’azione razionale. Affronto il mondo e la vita guidato da un istinto primordiale.”

Le risultanze sociale delle teorie economiche e il risultato che deriva dalle loro complesse relazioni sono state per anni al centro della ricerca artistica di Xhafa, che interroga – ad esempio, lo status legale della sua terra d’origine, il Kosovo, presentandosi lui stesso come Padiglione Clandestino nella Biennale del 1997; o negli abiti di un broker finanziario che non vende quote ma indica ai passeggeri della stazione di Ljubliana come e dove muoversi, nella performance Stock Exchange. In una piazza di Torino, realizza un Job Center temporaneo in cui la realtà è una sorta di palcoscenico; a New York, riflette sul concetto di stabilità e sicurezza mandando in giro un gruppo di giovani su un camion anni ’50 ad urlare l’elenco della voce “avvocati” sulle pagine gialle.

“E’ una politica dell’interruzione, che sconvolge la configurazione delle forze che determinano ciò che è visibile e non, quali forme di discorso sono comprese come discorso e quali solo come rumore, chi è designato come soggetto parlante e chi è semplicemente un destinatario”.
Conferenza stampa sabato 21 aprile ore 12.00
Inaugurazione sabato 21 aprile ore 19.00

MADRE – Museo d’Arte Donna Regina
via Settembrini 79, 80139 Napoli
Orari:
Lunedì, Mercoledì Giovedì, Venerdì 10.30 – 14.30
Sabato e Domenica 10.30 – 14.30
Martedì chiuso
Ingresso:
Gratuito il Lunedí
Intero € 7,00
Ridotto € 3,50
Speciale gruppi prenotati [max 30]: € 4,00

Doppio Senso


Sabato 16 Aprile alle 18,00 il PAN| Palazzo delle Arti Napoli,
presenta la mostra curata da Beppe Palomba per l’Accademia della
Bussola con il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di
Napoli dal titolo rivelatore: “Doppio Senso”.

DoppioSenso è la ricerca dell’Armonia tra gli opposti, l’osmosi tra
gli elementi, la conciliazione dei contrari, senso/nonsenso,
tesi/antitesi, caldo/freddo, buio/luce, astratto/concreto,
bianco/nero, verità/bugia, detto/non-detto, reale/irreale,
prosa/poesia, musica/rumore, bello/brutto, yin/yang, pensiero/azione…
Una ricerca che vede in prima linea l’Artista, che degli opposti fa la
propria religione quando con la materia si accinge a riprodurre
un’idea, e vive sulla pelle il doppiosenso di un’opera che è già reale
“in nuce”, quando nasce, cresce e vive nella sua mente, ma che diventa
tangibile, fruibile (quindi materialmente reale) solo quando è
realizzata grazie a un medium che la concretizzi.
DoppioSenso è comprendere al di là delle apparenze, cogliere il lato
oscuro, porsi come altro da sè.

DoppioSenso oggi è anche una Mostra che raccoglie le variazioni sul
tema di un selezionatissimo gruppo di Artisti quali Simone Aimetta,
Valeria Ballestrazzi, Letizia Borelli, Mara Brera, Lorenzo Cataneo,
Alfredo Celli, Alessandra Chiusolo, Marco Circhirillo, Emilio Di
Cerbo, Lucia Gagliardi, Stefano Galli, Francesco Giraldi, Giovanni
Greco, Grelo, Andi Kacziba, Giancarlo Lamonaca, Alessio Lobello,
Rachele Mari-Zanoli, Ronnj Medini, Marianna Mendozza, Marlisa Palomba,
Patrizia Palomba, Vieri Parenti, Chiara Proietti, Gianluca Puglia,
Mary Palomba, Maurizio Palumbo, Gelsomina Rasetta, Enzo Rea, Fabrizio
Ruggiero, Gabriella Russo, Loredana Salzano, Ariane Schuchardt, Danilo
Seregni, Gabriella Tolli, Nicholas Tolosa, Marcello Ursomando ed
Edegildo Zava, tutti impegnati in interpretazioni originali ed
appassionanti.

Inaugurazione sabato 16 aprile ore 18

Palazzo Delle Arti Napoli
via dei Mille, 60
orario lunedì-sabato 9,30-19,30 domenica e festivi 9.30-14.30 martedì chiuso
ingresso libero

Repetition is truth. Via Dolorosa


Via Dolorosa, dal latino “via crucis”, è il nome di una strada all’interno della Città Vecchia di Gerusalemme che si crede sia stata percorsa da Gesù, caricato della croce, lungo il tragitto verso il Golgota. E’ altresì il nome delle 14 stazioni della Via Crucis che ricostruiscono le sue ultime ore di vita. Se il referimento dei 14 dipinti della Howard a La Passione è chiaro, la creazione della serie è stata originariamente influenzata da una delle fotografie più scioccanti scattate nel campo di prigionia a Abu Ghraib in Irak, dove i prigionieri subuivano regolamente torture e umiliazioni da parte dell’esercito Americano, così come riportato dai media.
L’immagine in questione riproduce un prigioniero in piedi in una cassa, col capo coperto, legato con elettrodi. Pertanto, la cassa diviene l’equivalente moderno della Croce – strumento di umiliazione e tortura. I dipinti di Rachel Howard si presentano come fluidi, dando vita a un viaggio metafisico tra astrazione e figurazione; si offrono come strumento di riflessione dei reati contro l’universalità dei diritti umani e la capacità insita negli essere umani di infliggere crudeltà gli uni agli altri.
Il critico e curatore Joachim Pissarro ha definito la serie “sublime”, in linea con la Critica del Giudizio kantiana: “Sublime è ciò in cui l’immaginazione viene dall’oggetto a tal punto estesa, che la misura usuale non è più sufficiente a comprenderlo”, eppure, come tale – è parte di una totalità . E’ questa idea di illimitato che l’artista cerca di indurre nello spettatore: la credenza che la sofferenza umana non avrà mai fine. Da qui, il titolo del lavoro: Repetition is Truth (la ripetizione è verità).

La mostra è stata realizzata interamente grazie alla generosità e al supporto di Blain|Southern.
Inaugurazione Sabato 16 Aprile ore 19-21

MADRE Museo d’Arte Donna Regina
via Luigi Settembrini, 79 – 80139 Napoli
Orario: Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì 10.30 – 14.30; Sabato e Domenica 10.30 – 14.30. Chiuso martedì. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso:
Intero € 7,00
Ridotto € 3,50
Speciale gruppi prenotati [max 30]: € 4,00
Gratuito: bambini fino a 6 anni
Gratuito per tutti il Lunedì

Ernesto Tatafiore


A partire dalla mostra “I maestri di Terraemotus” alla Reggia di Caserta, il Pantheon di Ernesto Tatafiore si è arricchito con i ritratti dei protagonisti del Futurismo. Accanto ai proverbiali eroi della Rivoluzione Francese, a quelli della Repubblica Napoletana del 99, ai Masaniello e ai Maradona, ora è la volta di Marinetti, Russolo & Co. Passate le celebrazioni del Centenario futurista, con le loro esagerazioni di prammatica, è tempo di ripensamenti e di bilanci. Ed ecco che i nuovi eroi di Tatafiore ci vengono incontro come rievocazioni senza retorica, volti e figure come simulacri, come ombre, muse come statue di gesso, ma dal volto rosso e dal gilet coloratissimo. Balla, Carrà, Depero, Russolo, Boccioni, il visionario mondo del Futurismo, si presenta in tutta la sua enigmaticità e ambiguità nei nuovi dipinti di Ernesto Tatafiore, con il tratto leggero e vagamente ironico, tipico dell’artista. Si inizia il primo aprile con le “Futuristi-cravatte da combattimento”, in anteprima a “1opera”, la piccola galleria di fronte all’Accademia di Belle Arti, e si continua poi a Berlino alla Galerie Levy con “Futuristi-Kampf Maschine” dove, con limpido rigore, Tatafiore pone i suoi ritratti tra piccole torri, ciminiere, aerei, automobili, scritte, righelli e squadre, che alludono, come trovarobato di teatro, a idee incomparabili e impraticabili.

Dissacratori, polemici, chiassosi, i Futuristi sono ritratti su tele ovali da cui fuoriescono fantasiose cravatte. Tatafiore disarticola ogni immagine accostandola al suo altro da sé, tra continui slittamenti, scarti, ribaltamenti che ci rimandano a un presente tra fabbriche e vulcani e a un futuro tra torri-grattacieli e robot; a una nuova dimensione in cui storia e futuro si intrecciano in un continuo gioco di specchi (ci sono anche anacronistici autoritratti futuristi) che non risolve alcun enigma, ma che anzi li moltiplica all’infinito. Oltre la memoria del ritratto; anagrammi che non possiamo – e in fondo non vogliamo – risolvere. Bragaglia parlando delle sue fotografie disse: «L’estetica del fotodinamismo prende come punto di riferimento le teorie di Bergson, “afferrare ciò che accade nell’intervallo”, compiendo un’opera che trascende la condizione umana». Quali migliori parole per esprimere quel senso di malinconia che Tatafiore riesce a concretizzare rendendo visibile e quasi palpabile quel frammento di tempo (“ciò che accade nell’intervallo”) che fu un ritratto fotografico ed ora acquista un’aura di mistero, dove gli eroi del futurismo appaiano sospesi, immobili, come per effetto di magia

Arcani figuri imperscrutabili, ove si addensano oracoli e prefigurazioni, volti silenziosi, cravatte svolazzanti, macchine da guerra che ci osservano e ci scherniscono. Il Futurismo di Tatafiore è un oggetto concettuale che possiede l’aspetto dei loro fautori, ma senza movimento e vita: una trasfigurazione che è un tradimento, emblema di questa nostra tormentata umanità che, abbandonate le “magnifiche sorti e progressive”, si scopre d’improvviso sull’abisso e cancella di colpo ogni macchinolatria, ogni Nike alata che continuerà a governare tempo e spazio mentre noi cesseremo di esistere. Il tradimento di Tatafiore – la sua interpretazione – consiste nel frantumare la pluridimensionalità del movimento portandolo nella bidimensionalità del piano della tela, così da realizzare una nuova spazialità non più mimetica, non più multiprospettica. In sostanza, egli scompone l’idea del futurismo nelle sue parti più programmatiche per giungere a una nuova unità che consente la totale storicizzazione del fenomeno. E dopo cento anni, nella nostra contemporaneità, le celebrazioni di un movimento che voleva guardare al futuro, ma era ancora dentro le utopie del romanticismo, o meglio, del decadentismo dannunziano, non possono che incontrare nuovi gusti e diversi linguaggi, mentre un atto di metabolismo ha fatto sì che le invenzioni di matrice avanguardista siano rientrate in quella cultura insieme differenziale e collettiva in cui siamo chiusi: la cultura di massa

Il Futurismo è stato un’espressione dell’immaginario di un’epoca storica e di uno stadio della società: quell’era industriale a cavallo della prima guerra mondiale. Con “Kampf Maschine”, Tatafiore opera uno slittamento, per dirla in termini lacaniani, per sganciare il Futurismo dall’immaginario e annetterlo al simbolico. E che dire delle figure di donne che spudoratamente si mostrano nelle improbabili “serate antipudiche” forse futuriste dall’antigrazioso di Carrà? Sagome, immagini, muse, oltre la realtà delle loro apparenze, oltre la concretezza dichiarata, ma dentro la nostra interiorità (Tatafiore è pur sempre uno psicoanalista) di sentimenti e desideri e repulsioni, sogni e deliri che ci avvolgono e ci pervadono e che proiettiamo poi sulle mitologie del passato.

1Opera Gallery
via Vincenzo Bellini, 26 – Napoli
Orario: Lunedì – Venerdì 10-19
Ingresso libero

Nothingness


Esistono diverse modalità per raccontare la verità, ma per far alzare la testa e ricominciare a lottare, Rosaria Iazzetta ne conosce solo una: gridare con il ferro della lamiera e lo spaesamento della fotografia.
Se è vero che dalla mancanza di qualsiasi valore si determina il piacere per il sopruso, è anche vero che per vivere nella pienezza di diritti e doveri, è necessario riconoscere il nemico, per riappropriarsi della felicità e allontanarsi dalla vigliaccheria e dalla paura una volta per sempre.

In occasione dell’inaugurazione, sarà presentato in galleria il testo fotografico dal titolo “La Mala Tolleranza, La felicità vince quando la speranza e la coscienza smettono di essere latitanti”, edito da Ulisse & Calipso Edizioni Mediterranee, per meglio aiutare a spalancare l’anima anche in modalità scritta oltre al visivo.
La mostra si compone di quattro sculture, di una sezione fotografica frutto del progetto P.N.P. progresso non Pubblicità e di due installazioni in cui, grazie alla Fototeca della Soprintendenza per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della Città di Napoli, due straordinarie foto di opere pittoriche presenti al Museo di Capodimonte, (Madonna del Baldacchino di Luca Giordano; Il ritorno del figliol prodigo di Mattia Preti) sposano due sculture.

Rosaria Iazzetta, classe ’77, nel 2002 è la prima italiana ad accedere alla Tokyo National University of Art and Music, e l’unica a vincere la borsa di studio per artisti edita dal Ministero degli Affari Esteri Italiano e dal Governo Giapponese. Nel 2005 ottiene il Master in Scultura in ferro, e dal 2003 fino ad oggi, collabora con la Soh Gallery di Tokyo.
Specializzata nel 2008 in eco-design, dal gennaio 2010 è docente di scultura all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
Galleria Franco Riccardo Artivisive (nuova sede)
Piazzetta Nilo, 7 – Napoli
orari: dal lunedì al venerdì 11 – 20
Ingresso libero

Regina Margherita


Fu detta la regina dei poeti, a lei fu dedicata la famosa pizza tricolore che ancora oggi porta il suo nome, ma prima di ogni cosa, Margherita fu la prima regina d’Italia.

In occasione delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, Napoli ricorda il mito della Regina Margherita dedicandole una mostra presso il Palazzo Reale; luogo che ella stessa scelse per dare i natali a suo figlio Vittorio Emanuele III.

Senza dubbio Margherita costituisce un interessante soggetto storico e privato nell’ambito della lettura della storia unitaria italiana, non solo per essere stata la prima Regina dell’Italia unita, ma anche per quel particolare stile che Margherita impose con la propria forte personalità e il proprio ruolo sull’opinione pubblica italiana, tanto da creare un vero riferimento culturale e sociale per oltre mezzo secolo.

La mostra, attraverso l’esposizione di numerosi capolavori artistici accompagnati da documenti storici, abiti, arredi e gioielli, offrirà al visitatore l’opportunità di rivivere attraverso l’inedito punto di vista femminile il percorso di formazione e consolidamento della storia nazionale.

Nel ripercorrere la storia di una donna che per prima ha potuto fregiarsi del titolo di Regina d’Italia, l’evento espositivo richiamerà tutti i passaggi più significativi che dal Risorgimento hanno condotto all’Unità, valorizzando al tempo stesso le sale storiche che hanno fatto da sfondo e da cornice alle vicende private e pubbliche dei suoi protagonisti.

La mostra racconta la Regina non solo negli aspetti della sua vita, ma anche come simbolo di una Italia che cambia nel nome della modernità e del progresso, di cui Margherita diventerà icona popolare. Sono ripercorse le tappe fondamentali della sua vita che raccontano, al contempo, la storia di una nazione: dal matrimonio con Umberto e il suo ruolo nell’acquisizione del consenso della monarchia, alla nascita del figlio, dall’attentato di Passanante e dalle crisi di un paese in rapida unificazione, allo svilupparsi del gusto “margherita” nella moda e nella società, dal mecenatismo culturale nelle arti al forte interesse per le questioni sociali femminili, per l’alfabetizzazione.
Inaugurazione 1 aprile 2011, ore 12.30

Palazzo Reale
piazza Plebiscito, 1 Napoli
Orario: Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 20. Chiuso il mercoledì e nei giorni 1° gennaio, 25 aprile, 1 maggio e 25 dicembre, salvo aperture straordinarie.
La biglietteria chiude un’ora prima.
Cortili e giardini sono liberamente visitabili, ad esclusione del giardino pensile.
Ingresso
Intero: 4,00 euro.
Ridotto: 2,00 euro (per i cittadini dell’Unione Europea tra i 18 e i 25 anni e per i docenti).
Gratuito per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.
Per le scuole la prenotazione è gratuita ma obbligatoria.

Roberto Coda Zabetta


Dopo lo straordinario successo di Nuvole Sacre nello scorso luglio al Palazzo Reale di Milano, Roberto Coda Zabetta espone al PAN | Palazzo delle Arti Napoli Lavori Recenti, mostra a cura di Maria Savarese, Igor Zanti e Claudio Composti.
Pittore e scultore, l’artista biellese, sin dal suo esordio sulla scena espositiva nazionale con un ciclo di lavori sui bambini morti nel genocidio in Ruanda, e con un altro sulla discriminazione razziale subita dagli albini africani, ha come oggetto della sua riflessione artistica il tema della sofferenza umana. Nei primi anni del Duemila inizia a produrre opere pittoriche di grandi dimensioni, in cui il volto umano diviene protagonista della sua ricerca, attraverso pennellate dense e materiche. Nei lavori esposti lo scorso luglio a Milano, Coda Zabetta si confronta, invece, con la tremenda catastrofe provocata dall’esplosione della bomba atomica di Hiroshima: una riflessione sul destino degli uomini quando, attraverso l’uso ed abuso della scienza e della tecnica, tentano di valicare i limiti della propria coscienza, generando tragedie.
I Lavori Recenti di Coda Zabetta presentati al PAN sono la naturale evoluzione creativa del progetto milanese.
L’artista, infatti, andando oltre la riflessione sulla tragicità dell’esplosione portatrice di morte, ora si sofferma su ciò che avviene immediatamente dopo, racconta l’ immagine che resta in seguito alla scomparsa di ogni segno vitale, concentrandosi sulla visione ultima di qualsiasi racconto esistito prima della completa sparizione. Il fumo, così, si trasforma in un intenso momento meditativo, traccia visiva dell’assenza: tra il fisico e l’incorporeo, ponte energetico tra cielo e terra, ciò che è visibile dell’intangibile, immagine del trascendente.
L’idea di questa mostra nasce proprio mentre l’artista si trovava in Indonesia, nei giorni in cui il vulcano Merapi esplodeva, liberando in cielo una nube densa. Ed è stato in quel momento che lui ha legato idealmente l’immagine dell’energia del Merapi a quella del Vesuvio, foriero di morte ed al contempo di tensione vitale.
Al Palazzo delle Arti di Napoli saranno esposti quindici dipinti, smalti su tela e per la prima volta la scultura, sia di medie che di grandi dimensioni, realizzata mischiando materiali poveri, ad altri tecnologicamente più evoluti: dalla gommapiuma, all’acciaio, fino alla resina.
Completerà il percorso espositivo un video inedito girato da Ferdinando Vicentini Orgnani e Alessandra Minini sulla vita dell’ artista.
Inaugurazione sabato 2 aprile ore 11

Palazzo delle arti di Napoli – PAN
via dei Mille, 60 – Napoli
Orari: feriali: 9.30 – 19.30 festivi: 9.30 – 14 chiuso il martedì
Ingresso libero