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	<title>Guida Turistica Napoli</title>
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	<description>Arte, passione e fantasia</description>
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		<title>Se mi chiedi la verità ti racconto una favola</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi napoletani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Museo dell&#8217;Opera di Santa Chiara è lieto di ospitare Arturo Borlenghi &#8211; Se mi chiedi la verità ti racconto una favola, esposizione dedicata ad Arturo Borlenghi a cura di Susanna Crispino e Roberta Cotronei. In mostra circa trenta lavori dal linguaggio inconfondibile, in cui leggerezza ed eleganza si fondono. Elementi primari della produzione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.undo.net/Pressrelease/foto/1336573188b.jpg" class="alignright" width="283" height="425" /><br />
Il Museo dell&#8217;Opera di Santa Chiara è lieto di ospitare Arturo Borlenghi &#8211; Se mi chiedi la verità ti racconto una favola, esposizione dedicata ad Arturo Borlenghi a cura di Susanna Crispino e Roberta Cotronei.<br />
In mostra circa trenta lavori dal linguaggio inconfondibile, in cui leggerezza ed eleganza si fondono.</p>
<p>Elementi primari della produzione di Borlenghi sono i papier collè, i cui frammenti si compongono in un caleidoscopio di colori e tessiture: carte di diverso peso e spessore si sovrappongono e si affiancano grazie alle erosioni, agli strappi ed alle partiture cromatiche dei singoli ritagli.</p>
<p>La carta si configura quindi come un elemento vivo, da manipolare e scalfire, fino a rivelarne l&#8217;essenza attraverso collage e piccole figure scultoree. La luce entra a far parte delle singole opere filtrando attraverso le superfici più assottigliate ed evidenziandone le differenti profondità di lettura.</p>
<p>Insieme alle potenzialità espressive della carta, l&#8217;artista ha esplorato il linguaggio come segno grafico, elaborando complessi cifrari e alfabeti visuali, dove lettere e numeri si dispongono in composizioni ritmiche giocose o simboliche. Allo stesso tempo, Borlenghi ha sempre coltivato con passione la pittura e, dopo un periodo di lavoro in Paraguay, ha realizzato tavole dai colori densi e pastosi, in cui luminosi grumi e virgole di acrilico si rincorrono su fondi neri.</p>
<p>L&#8217;arte ha accompagnato Arturo Borlenghi per tutta la vita e, nonostante le vicissitudini, o forse proprio a causa di esse, ha costituito un porto sicuro in cui rifugiarsi, un conforto e una consolazione, per se stesso e per coloro a cui era destinata.<br />
Questa mostra vuole essere un tributo alla creatività dell&#8217;artista ed un omaggio alla forza dell&#8217;uomo.<br />
Complesso Museale di Santa Chiara<br />
via S. Chiara, 49/c (Monastero di S. Chiara) &#8211; Napoli<br />
Orari di apertura: dal lunedì al sabato ore 9.30-17.30, domenica e festivi ore 10.00-14.30<br />
Ingresso consentito fino a trenta minuti prima dell&#8217;orario di chiusura.<br />
Biglietto intero 5 euro, ridotto 3,50</p>
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		<title>La Fotografia del Giappone</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:33:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi napoletani]]></category>

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		<description><![CDATA[La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli e gli Incontri Internazionali d’Arte, nell’ambito del progetto Villa Pignatelli – Casa della fotografia, presentano una selezione di circa 150 stampe fotografiche originali realizzate tra il 1860 e i primissimi anni del Novecento dai grandi interpreti giapponesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.undo.net/Pressrelease/foto/1334917732b.jpg" class="alignleft" width="600" height="424" /><br />
La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli e gli Incontri Internazionali d’Arte, nell’ambito del progetto Villa Pignatelli – Casa della fotografia, presentano una selezione di circa 150 stampe fotografiche originali realizzate tra il 1860 e i primissimi anni del Novecento dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte.</p>
<p>La mostra, dal titolo “La fotografia del Giappone (1860-1910). I capolavori” è realizzata in collaborazione con il Museo delle Culture di Lugano e Giunti Arte mostre musei e si avvale del patrocinio di Regione Campania, Provincia di Napoli e Fondazione Italia Giappone.</p>
<p>In Giappone, agli albori della storia della fotografia, la tecnica occidentale della stampa all’albumina si unì alla tradizionale abilità dei pittori locali, capaci di applicare il colore anche su piccolissime superfici, a volte con pennelli dotati di un solo pelo. I risultati artistici furono di sorprendente bellezza e i soggetti rappresentati risultarono così verosimili da non riuscire a distinguere,in alcuni casi, le opere dalle moderne fotografie a colori.</p>
<p>Le immagini &#8211; profondamente caratterizzate dalla ricerca di un’armonia sottile fra le cose: paesaggi, edifici, architetture d’interni, scene di vita quotidiana, ritratti di uomini e donne &#8211; erano destinate prevalentemente ai viaggiatori stranieri e offrivano rappresentazioni del paesaggio e della cultura giapponese con la funzione di produrre souvenir di viaggio e della memoria esotica.</p>
<p>Sono esposte le opere di alcuni grandi fotografi delle origini, primo fra tutti Felice Beato (1833 &#8211; 1907) che, immediatamente seguito da artisti giapponesi, diede vita a uno stile, chiamato Scuola di Yokohama. Il percorso espositivo, organizzato per sezioni, indaga la rappresentazione del paesaggio e la natura “educata” dalla cultura, il gusto dell’esotismo e il profondo rapporto tra la fotografia e le stampe dell’ukiyo-e. L’immagine della donna è colta nei molteplici aspetti della bellezza e della vita quotidiana, in casa, al lavoro nelle botteghe e nei campi, nei quartieri a luci rosse chiamati “città senza notte”. O ancora, attenta e curata è la proposta degli stereotipi dell’immagine maschile, dai samurai ai bonzi, dai lottatori di sumo a tutti gli interpreti quotidiani di una realtà ideale che, talvolta, declina anche verso l&#8217;«anormalità» e il capriccio.</p>
<p>La relazione fra il sacro e il profano viene esaminata attraverso una serie di fotografie che ritraggono le attività lavorative e altre scene di vita comune, i templi, le cerimonie e le feste. La mostra si snoda con le opere dei grandi interpreti della fotografia giapponese, come Kusakabe Kimbei, considerato da molti il più eccellente interprete della Scuola di Yokohama. L’esposizione è accompagnata da un catalogo a cura di Francesco Paolo Campione e Marco Fagioli edito GAmm Giunti, che affronta con il contributo di diversi specialisti i differenti aspetti della fotografia in Giappone.</p>
<p>In occasione della mostra l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale ha organizzato un ciclo di conferenze a cura del professor Giorgio Amitrano, che si terranno ogni sabato mattina nella sala delle conferenze del museo per tutta la durata dell’esposizione.<br />
Sabato 12 maggio ore 11<br />
Silvana de Maio<br />
(Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”)<br />
La città giapponese dall’epoca Meiji ai nostri giorni, tra continuità e nuovi inizi.</p>
<p>Sabato 19 maggio ore 11<br />
Giorgio Amitrano<br />
(Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”)<br />
La malinconia e la bellezza. Riflessioni sul sentire giapponese.</p>
<p>Sabato 26 maggio ore 11<br />
Franco Mazzei<br />
(Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”)<br />
Il Giappone dalla tradizione al postmoderno.</p>
<p>Si ringraziano per il sostegno: Provincia di Napoli, Metropolitana di Napoli, Cinepolis, Gootime srl, Kukai</p>
<p>Inaugurazione sabato 21 aprile ore 11</p>
<p>Villa Pignatelli &#8211; Casa della fotografia<br />
via Riviera di Chiaia, 200 &#8211; Napoli<br />
8.30-14.00; chiuso martedì<br />
Ingresso 2 euro</p>
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		<title>Paesaggio Flegreo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 20:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi napoletani]]></category>

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		<description><![CDATA[La Sala Dorica di Palazzo Reale a Napoli accoglie per la prima volta le opere di Mario Sangiovanni nella mostra “Paesaggio Flegreo”, curata da Patrizia di Maggio e Daniela Ricci, progettata come un racconto nel tempo e presentata come in un album di fotografie. Circa cinquanta opere, tra dipinti e grafiche, propongono il legame vivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.undo.net/Pressrelease/foto/1332777971b.jpg" class="alignleft" width="600" height="781" /><br />
La Sala Dorica di Palazzo Reale a Napoli accoglie per la prima volta le opere di Mario Sangiovanni nella mostra “Paesaggio Flegreo”, curata da Patrizia di Maggio e Daniela Ricci, progettata come un racconto nel tempo e presentata come in un album di fotografie.</p>
<p>Circa cinquanta opere, tra dipinti e grafiche, propongono il legame vivo e tangibile con i luoghi, che l’artista osserva con sensibilità, tentando di recuperare il proprio vissuto in una dimensione memoriale.<br />
Porti, strade e case di Pozzuoli, dove Sangiovanni vive e lavora, analizzano la vita, talvolta resa fragile e debole dalla contemporaneità, attraverso il paesaggio vissuto come espressione della propria interiorità, ricco di sensazioni che passano dal quadro allo spettatore.</p>
<p>«La pittura di Mario Sangiovanni è severa, robusta, essenziale» scrive nel catalogo della mostra, Patrizia Di Maggio. «I volumi sono solidamente costruiti, racchiusi dalla linea di contorno evidente, dominante; il colore è spesso, corposo, applicato per stesure successive, con ampie pennellate».</p>
<p>«La coordinazione compositiva delle singole parti della realtà diventa l’insieme nella sua rappresentazione geometrico figurale» puntualizza Daniela Ricci. «I paesaggi di Sangiovanni, portando echi di un primitivismo essenziale ricco di valori, intendono anche sottolineare problematiche sociali e naturali per lottare contro l’ansia che la nostra società dei consumi ci impone …».<br />
Una storia nella storia, dove il paesaggio riflette immagini reali fermate in un tempo indefinito, introspettivo, spaziando tra abitati urbani, fabbriche dismesse e ambienti solitari, specie all’alba o all’imbrunire, quando la sensibilità dell’artista coglie forme ed ombre suggestive ed eloquenti.</p>
<p>Palazzo Reale, Sala Dorica.<br />
piazza Plebiscito, 1 Napoli<br />
Orari: lun. &#8211; sab. ore 9 -19<br />
Ingresso gratuito</p>
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		<title>Un esercito di carta</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 09:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[l'altrarte]]></category>

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		<description><![CDATA[A conclusione delle celebrazioni per i 150 dell&#8217;Unità d&#8217;Italia , nella Certosa e Museo di San Martino, sarà presentata una inedita sfilata di soldatini dell&#8217;Esercito italiano del 1860-1870: bersaglieri con la fanfara, artiglieri a cavallo, cavalleria in alta uniforme, una minuziosa ricostruzione di un intero esercito di carta in miniatura. Gli acquerelli furono eseguiti, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.undo.net/Pressrelease/foto/1333556284b.jpg" class="alignleft" width="600" height="559" /><br />
A conclusione delle celebrazioni per i 150 dell&#8217;Unità d&#8217;Italia , nella Certosa e Museo di San Martino, sarà presentata una inedita sfilata di soldatini dell&#8217;Esercito italiano del 1860-1870: bersaglieri con la fanfara, artiglieri a cavallo, cavalleria in alta uniforme, una minuziosa ricostruzione di un intero esercito di carta in miniatura.</p>
<p>Gli acquerelli furono eseguiti, a metà Ottocento, da Emanuele e Filippo Emilio Gin, padre e figlio, appartenenti ad una famiglia di origine francese, i Gin de Grenville, trasferitasi a Napoli ai primi dell&#8217;Ottocento, acquerellisti animati da un&#8217;autentica e comune passione per il costume e le uniformi dell’epoca.</p>
<p>La serie di acquerelli &#8211; esposti per la prima volta al Museo &#8211; è parte di una raccolta di oltre duemila ’figure’ -acquistate nel 1923 per la somma, allora considerevole, di 13.000 lire- che arricchì ulteriormente le collezioni del Museo di San Martino.</p>
<p>L&#8217;esercito piemontese che irrompe nel Regno delle Due Sicilie nel 1860, comandato dal generale Enrico Cialdini, è composta da circa 500 piccoli acquerelli sagomati: bersaglieri, lancieri e corazzieri a cavallo e le temute batterie Voloire, lo storico Reggimento piemontese di artiglieria che distrusse la cittadella di Gaeta.</p>
<p>I soldatini erano destinati ai giovani principi della Corte e stupiscono agli studiosi del costume militare per la raffinata tecnica miniaturistica e per la dovizia dei particolari che contraddistingue le divise dei vari corpi armati.</p>
<p>La straordinarietà degli acquerelli è determinata, oltre che dalla ricchezza dei dettagli e dalla vivacità dei colori, soprattutto dalla minuziosa caratterizzazione di soldati ed ufficiali, che fa di ogni soldatino un pezzo unico, con la sua personale fisionomia: dal folto battaglione dei bersaglieri, completo di fanfara, con l’ondeggiare al vento delle piume di gallo dei loro tipici cappelli agli elegantissimi Corazzieri del Re Umberto I, corpo speciale di Guardie Reali.</p>
<p>La mostra è accompagnata da una pubblicazione edita da Arte’m.</p>
<p>Sabato 14 aprile , ore 11.00, visita a cura della dott.ssa Rita Pastorelli</p>
<p>Inaugurazione della mostra giovedì 5 Aprile ore 17,00</p>
<p>Certosa e Museo di San Martino<br />
Largo San Martino &#8211; Napoli<br />
Orario: ore 8.30 – 19.30, mercoledì chiuso </p>
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		<title>Cinquant&#8217;anni vissuti Diabolikamente</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 09:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi napoletani]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi ci troviamo a festeggiare i cinquant’anni di Diabolik, nato nel 1962 dalla fantasia di due signore della buona borghesia milanese, Angela e Luciana Giussani. E lo facciamo con una mostra degna dell’inossidabile successo del Re del Terrore, ormai entrato nell’immaginario collettivo degli italiani, anche di quelli che non ne hanno mai letto un fumetto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.undo.net/Pressrelease/foto/1333467648b.jpg" class="alignleft" width="600" height="818" /><br />
Oggi ci troviamo a festeggiare i cinquant’anni di Diabolik, nato nel 1962 dalla fantasia di due signore della buona borghesia milanese, Angela e Luciana Giussani. E lo facciamo con una mostra degna dell’inossidabile successo del Re del Terrore, ormai entrato nell’immaginario collettivo degli italiani, anche di quelli che non ne hanno mai letto un fumetto.</p>
<p>La mostra, che inaugura il suo viaggio in Italia a Milano il prossimo marzo, vuole raccontare mezzo secolo di vita del Re del Terrore, dagli esordi a oggi, e per farlo si sviluppa in una serie di teche contenenti cimeli e diabolike memorabilia, arricchite da monitor con filmati d’epoca, carrellate di immagini, foto e disegni.</p>
<p>Saranno anche a disposizione del pubblico dei totem interattivi (touch screen) su cui sarà possibile sfogliare i fumetti e compiere ricerche a tema sui contenuti degli oltre settecento episodi di Diabolik pubblicati sino a oggi.</p>
<p>Inoltre su un grande schermo LCD si potrà vedere il documentario Le sorelle Diabolike dedicato alla vita e all’opera di Angela e Luciana Giussani.</p>
<p>Dopo Milano, la mostra sarà ospitata al PAN | Palazzo delle Arti Napoli dal 6 aprile al 6 maggio in occasione della XIV edizione di Napoli COMICON, per poi proseguire il suo viaggio nelle più importanti manifestazioni dedicate ai fumetti… e non solo.</p>
<p>Eccezionalmente e solo in occasione della tappa napoletana, alla mostra sarà abbinata un’esposizione dal titolo: DIABOLIK AL MURO che propone una panoramica dei manifesti, delle locandine, dei poster, delle stampe artistiche (e altro ancora) dedicate a Diabolik ed Eva Kant, realizzati per i più diversi scopi nell’arco dei cinquant’anni di storia dei personaggi.</p>
<p>PAN | Palazzo delle Arti Napoli dal 6 aprile al 2 maggio 2012.<br />
via dei Mille 60 &#8211; 80121 Napoli<br />
da lunedì a sabato ore 9.30-19.30<br />
domenica e festivi ore 9.30-14.30<br />
chiuso il martedì<br />
Ingresso libero</p>
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		<title>Metamorphica</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 16:48:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi napoletani]]></category>

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		<description><![CDATA[Su iniziativa del Polo delle Scienze Umane e Sociali dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II – in collaborazione con il Dipartimento di Discipline Storiche Ettore Lepore, la Sovrintendenza dei Beni architettonici, paesaggistici, storico-artistici ed etno-antropologici per Napoli e Provincia – e la sponsorizzazione del Banco di Napoli s. p. a. , viene presentata METAMORPHICA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.undo.net/Pressrelease/foto/1323963856b.jpg" class="alignleft" width="600" height="299" /><br />
Su iniziativa del Polo delle Scienze Umane e Sociali dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II – in collaborazione con il Dipartimento di Discipline Storiche Ettore Lepore, la Sovrintendenza dei Beni architettonici, paesaggistici, storico-artistici ed etno-antropologici per Napoli e Provincia – e la sponsorizzazione del Banco di Napoli s. p. a. , viene presentata</p>
<p>METAMORPHICA</p>
<p>mostra personale di scultura dell&#8217;artista irpino Egidio Iovanna, nel Complesso di Sant&#8217;Antonio delle Monache a Portalba (detto “Sant&#8217;Antoniello”), sede della BRAU, Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica. La mostra, patrocinata dalla BAPSAE., costituisce un evento culturale unico perché finora, nelle sedi dell&#8217;Ateneo Federico II, non è mai stata presentata un&#8217;esposizione di opere contemporanee, né c’è stata una manifestazione che unisse il mondo della ricerca scientifica con quello della ricerca artistica contemporanea.</p>
<p>La storica contrapposizione, temporale e storiografica, tra Archeologia e Storia dell&#8217;arte viene superata da una visione culturale più ampia: che, incentrandosi sullo studio della scultura ed in particolare sulla ricerca di materiali e tecniche della lavorazione dei marmi, consente di accostare sul piano teorico il passato archeologico al presente contemporaneo.</p>
<p>Una simile operazione è perciò del tutto singolare: sia sul piano prettamente espositivo &#8211; in quanto inaugura uno spazio di straordinario interesse, destinato alla conservazione e fruizione di un patrimonio librario universitario, ma disposto a fare da contenitore vergine di una mostra &#8211; sia su quello contestualmente critico. Si pone così in risalto l&#8217;incontro tra diverse Storie delle Arti: passate, presenti e (forse) future.</p>
<p>L&#8217;iniziativa espositiva, curata da Maria Rosaria di Virgilio e Riccardo Fusco, è stata presa dal Presidente del Polo umanistico della Federico II, Mario Rusciano, e avallata da un Comitato Scientifico, composto dai docenti dell’Università Federico II, Carlo Gasparri, ordinario di Archeologia Classica e Mariantonietta Picone, ordinario di Storia dell&#8217;arte contemporanea, e da Angela Tecce, direttore di Castel Sant&#8217;Elmo.</p>
<p>Nel bellissimo Chiostro, di recente restaurato, del Complesso monumentale di Portalba, tra le volte affrescate e le letture dei giovani studenti, verrà presentata una selezione di opere dello scultore Egidio Iovanna, in particolare quelle che hanno segnato alcune delle più importanti tappe del suo percorso artistico, dagli inizi della sua carriera sino ad oggi.</p>
<p>La mostra è intitolata METAMORPHICA, perché il suo filo conduttore è la coralità mutante delle forme stesse, che apparentemente sembrano nate dall&#8217;incontro di spunti differenti e tuttavia convergenti sul concetto di forma e mutazione, ricercate nella pietra che continua a vivere modificando il suo stato, sia pure con estrema lentezza.</p>
<p>Metamorphica sta per “oltre la forma”, incessante mutazione, ma anche metafisica aspirazione ad un “oltre”, in un continuo esistere della forma stessa, come di qualcosa che perennemente si rinnova, pur conservando quella apparente e monolitica impressione di eternità, quale solo la pietra può dare. Metamorfica è anche la natura geologica dei marmi utilizzati dall&#8217;artista, alcuni dei quali sono quelli che, in passato, circolavano nei confini dell&#8217;Impero romano. Le sue pietre &#8211; scrive l&#8217;archeologo Riccardo Fusco &#8211; sono le colorate irpine, in mezzo alle quali è stato allevato: la breccia grigio-dorata, il calcare verde-grigio e l&#8217;alabastro cotognino. Altre qualità policrome di diversa provenienza arricchiscono la scena: il verde Alpi, il bardiglio di Luni, il portoro ligure, il rosa Portogallo, l&#8217;azzurro Macauba e il marmo rosso, persiano o di Francia. Uno solo il marmo monocromo: il bianco luminescente statuario di Carrara.</p>
<p>La mostra personale di Egidio Iovanna raccoglie una selezione di 15 opere in pietra &#8211; realizzate dall&#8217;artista tra il 1998 al 2011- di varie dimensioni, di cui tre monumentali, ed una sezione bozzetti, adeguatamente collocata nella saletta attigua al porticato del chiostro, una volta Cappella annessa alla Chiesa di Sant&#8217;Antoniello delle Monache, con la presentazione di disegni, immagini, foto e video che documentano le varie fasi ideative ed esecutive.</p>
<p>L&#8217;esposizione napoletana delle sculture di Iovanna si completa con la presentazione di un&#8217;opera inedita, anch’essa monumentale – la scultura è alta più di tre metri – collocata nella Chiesa di Santa Maria la Nova, grazie alla collaborazione tra il Polo delle Scienze Umane e Sociali della Federico II, il Museo Arca e l&#8217;Associazione culturale Oltre il Chiostro.</p>
<p>All&#8217;interno della sala Bozzetti del Complesso di Sant&#8217;Antoniello sarà presentato inoltre, in esclusiva internazionale, il progetto preparatorio di un’altra grande opera monumentale che verrà realizzata con il contributo di artisti provenienti dai paesi del Mediterraneo. La Porta del Mare è l&#8217;ultimo progetto ambizioso dello scultore irpino, che ha incentrato la sua ricerca sul tema del dialogo continuo o ininterrotto tra i popoli .</p>
<p>BRAU, Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica<br />
c/ o Complesso di Sant&#8217;Antoniello a Portalba<br />
piazza Bellini, 59-60, 80138 Napoli<br />
Dal lunedì al giovedì, ore 9.00-16.45; venerdì ore 9.00-14.15 </p>
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		<title>Campania senses</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 08:58:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 28 settembre Casoria ospita l&#8217;iniziativa speciale del Padiglione Italia Lo stato dell’arte-CAMPANIA al CAM, il museo di arte contemporanea che per l&#8217;occasione presenta l&#8217;evento con un titolo, unico caso tra le regioni, Campania Senses, a cura di Vittorio Sgarbi con il coordinamento di Antonio Manfredi e il patrocinio del Comune di Casoria. Il nome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.undo.net/Pressrelease/foto/1317128588b.jpg" class="alignnone" width="600" height="450" /><br />
Dal 28 settembre Casoria ospita l&#8217;iniziativa speciale del Padiglione Italia Lo stato dell’arte-CAMPANIA al CAM, il museo di arte contemporanea che per l&#8217;occasione presenta l&#8217;evento con un titolo, unico caso tra le regioni, Campania Senses, a cura di Vittorio Sgarbi con il coordinamento di Antonio Manfredi e il patrocinio del Comune di Casoria. Il nome della manifestazione è da supporto alla scelta di distinzione delle espressioni artistiche presentate, la sensorialità è infatti alla base dell’evento del CAM che vede coinvolti gli artisti campani con performance, installazioni, video, sound art, danza e fotografia.</p>
<p>L&#8217;humus territoriale ha dato vita ad opere che affrontano tematiche incisive e taglienti come il fascismo, il nazismo, il ruolo della donna, il sesso, la religione, la politica, la camorra e l&#8217;immigrazione. Problematiche che il CAM ha preso in analisi in più di una mostra e che rendono questo museo fuori dai convenzionali circuiti dell&#8217;arte. Anche per questo motivo Campania Senses è l&#8217;alternativa. La presenza di innumerevoli installazioni rende Campania Senses un evento frizzante e coinvolgente. Il soggetto principale delle opere è il fruitore, tutta la mostra è costruita per sollecitare la percezione dello spettatore che diviene parte integrante del lavoro artistico: senza il fruitore, Campania Senses non esiste. Renato Barisani, uno dei maggiori maestri dell&#8217;arte napoletana, scomparso recentemente, aveva aderito a CAMPANIA SENSES. In mostra l&#8217;opera che l&#8217;artista aveva scelto per l&#8217;evento e un omaggio video di Tony Stefanucci e del figlio Fabio Barisani.</p>
<p>Il 30 settembre apre le porte all&#8217;iniziativa speciale del Padiglione Italia anche l&#8217;ex tabacchificio Centola di Pontecagnano Faiano con una ricca selezione di artisti visivi.</p>
<p>ELENCO ARTISTI CAMPANIA SENSES:<br />
Afterall (Silvia Viola e Enzo Esposito), Renato Barisani, Betty Bee, Angela Barretta, Giovanni Calemma, Antonio De Filippis, Giuseppe De Marco, Giuseppe Desiato, Nicola Di Caprio/Superteste (special guest: Y Liver from Paris), Di Guida &#038; Vargas, Peppe Esposito, Bruno Estevan, Eugenio Giliberti, Iabo, Rosaria Iazzetta, Barbara La Ragione, Pietro Lista, Lello Lopez, Antonello Matarazzo, Gianni Molaro, Giacomo Montanaro, Gloria Pastore, Ivan Piano, Walter Picardi/Sebastiano Deva, Oreste Pipolo, Raffo, Clara Rezzuti, Emilio Rizzo, Roxy in the Box, Antonio Serrapica, Franco Silvestro, Sound Barrier, Vincenzo Starnone, Tony Stefanucci, Paula Sunday, Enrico Tomaselli.<br />
CAM Casoria Contemporary Art Museum<br />
via Duca D&#8217;Aosta, 63 &#8211; Caspria NA<br />
Orario: martedì-mercoledì-giovedì-venerdì-domenica ore 10.00/13.00 sabato ore 17.00/20.00<br />
Ingresso: intero 3 euro, ridotto 2</p>
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		<title>Twelve American Artists</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 12:11:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi napoletani]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 10 novembre al 10 dicembre il CAM, il museo di arte contemporanea di Casoria, presenta American Style, uno sguardo sulla produzione artistica degli Stati Uniti d’America. I dodici artisti in esposizione si esprimono attraverso video, fotografie, pittura e tecniche miste per offrire spunti sui rapporti artistici, sui confronti, sulle analogie e le influenze o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.undo.net/Pressrelease/foto/1320839346b.jpg" class="alignnone" width="600" height="900" /><br />
Dal 10 novembre al 10 dicembre il CAM, il museo di arte contemporanea di Casoria, presenta American Style, uno sguardo sulla produzione artistica degli Stati Uniti d’America. I dodici artisti in esposizione si esprimono attraverso video, fotografie, pittura e tecniche miste per offrire spunti sui rapporti artistici, sui confronti, sulle analogie e le influenze o omologazioni delle produzioni occidentali. per l’occasione il CAM acquisirà le opere degli artisti Joe Davidson, Todd Williamson e Steve Burtch della galleria ART 1307, nota per i suoi stretti rapporti con l&#8217;ambiente artistico statunitense. L&#8217;alta qualità delle opere e gli innumerevoli riconoscimenti ricevuti da questi giovani artisti, come il premio attribuito a Todd Williamson dalla fondazione Pollock Krasner, quello del Department of Cultural Affairs di Los Angeles per Joe Davidson e la collaborazione di Steve Burtch con artisti come Julian Schnabel, sono stati decisivi per l&#8217;inserimento nella collezione permanente del CAM, che vanta attualmente 1000 opere d&#8217;arte contemporanea provenienti da circa 80 nazioni differenti.</p>
<p>All&#8217;evento interverrà il Console degli Stati Uniti d’America Pamela Caplis che visiterà lo spazio del CAM e Campania Senses, la Biennale della Campania attualmente in allestimento al museo. Il Console presiederà, insieme al direttore del CAM, Antonio Manfredi, ad un incontro, fortemente voluto dal Consolato Americano di Napoli, tra gli allievi delle classi del Liceo artistico Statale di Cardito e gli artisti Gary Paller, pittore californiano, e Marco Casentini, americano d’adozione, che, presenti in Italia su invito di Art1307, discuteranno con gli studenti del proprio lavoro artistico e delle differenze tra la produzione europea e quella statunitense</p>
<p>La Biennale Campania, iniziativa speciale del Padiglione Italia, dal titolo Campania Senses, a cura di Vittorio Sgarbi con il coordinamento di Antonio Manfredi e il patrocinio del Comune di Casoria, sarà visibile al CAM fino al 30 gennaio 2012. La sensorialità del titolo fa riferimento alle performance, alle installazioni, ai video, alla sound art e alla fotografia degli artisti campani in mostra che sollecitano con le proprie opere la partecipazione e il coinvolgimento del fruitore, parte integrante del lavoro artistico. Il CAM propone per l&#8217;occasione una speciale visita guidata a Campania Senses sabato 12 novembre alle ore 18.00 (info e prenotazioni 3930283349).</p>
<p>Programma<br />
Dalle ore 10.30 alle 11.30<br />
Incontro con gli artisti Gary Paller e Marco Casentini per le classi del Liceo Artistico Statale di Cardito.</p>
<p>Dalle ore 11.30 alle ore 12.00<br />
Inaugurazione delle nuove acquisizioni di opere di artisti degli U.S.A.: Joe Davidson, Todd Williamson, Steve Burtch. Visita ad una parte di opere statunitensi facenti parte della collezione permanente.</p>
<p>Dalle ore 12.00 alle ore 13.00<br />
Visita guidata alla mostra Campania Senses.</p>
<p>INFO:<br />
CAM Casoria Via Duca D’Aosta 63° Casoria, Napoli Tel/Fax: +39 0817576167<br />
casoriacontemporaryartmuseum@hotmail.com<br />
Press office | P.R. Graziella Melania Geraci cam.pr@hotmail.it +39 3349399870</p>
<p>Opening: 10 novembre 2011, ore 10.30</p>
<p>CAM Casoria Contemporary Art Museum<br />
via Duca D&#8217;Aosta 63 &#8211; Casoria<br />
Orari: martedì / mercoledì / giovedì / domenica 10,00 -13,00<br />
sabato 17.00 &#8211; 20.00<br />
Ingresso 3 euro, ridotto 2</p>
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		<title>Jusepe de Ribera</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 20:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi napoletani]]></category>

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		<description><![CDATA[La mostra &#8216;Il giovane Ribera tra Roma, Parma e Napoli 1608-1624&#8242;, dedicata al pittore spagnolo considerato tra i maggiori esponenti della pittura di area naturalista e caravaggesca in Italia e in Europa, pone l&#8217;attenzione sui primi anni della sua produzione presentando, in un confronto finalmente diretto, tele spesso oggetto di un appassionato dibattito. Al Museo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.undo.net/Pressrelease/foto/1316610483b.jpg" class="alignnone" width="595" height="842" /><br />
La mostra &#8216;Il giovane Ribera tra Roma, Parma e Napoli 1608-1624&#8242;, dedicata al pittore spagnolo considerato tra i maggiori esponenti della pittura di area naturalista e caravaggesca in Italia e in Europa, pone l&#8217;attenzione sui primi anni della sua produzione presentando, in un confronto finalmente diretto, tele spesso oggetto di un appassionato dibattito. Al Museo di Capodimonte, sono presentati circa 40 capolavori del giovane Ribera, con alcune modifiche rispetto alla precedente esposizione spagnola del Prado.<br />
Sarà possibile ammirare un gruppo di dipinti, alcuni dei quali esposti per la prima volta, che documentano con grande efficacia i momenti diversi dell’attività romana e i successivi sviluppi napoletani, prima che il pittore giungesse a quella svolta stilistica che lo avrebbe portato, dopo il 1624, alla piena maturità, fase alla quale appartengono alcune celebri opere, quali il Sileno ebbro, il San Girolamo con l’angelo del Giudizio e la Trinitas terrestris e santi, esposti abitualmente nelle collezioni permanenti di Capodimonte.<br />
Jusepe de Ribera (Játiva, 1591 – Napoli, 1652), uno dei maggiori esponenti della pittura di area naturalista e caravaggesca in Italia e in Europa, giunse giovanissimo da Játiva, presso Valencia, a Roma intorno al 1608 dove lavorò per committenti e collezionisti sia spagnoli che locali realizzando opere di grandissima intensità. Dopo un breve soggiorno a Parma intorno al 1610 ? grazie alla protezione del marchese Mario Farnese, cugino del Granduca Ranuccio, incontrato nella città pontificia ? sarà di nuovo a Roma, accolto tra i membri dell’Accademia di San Luca, trattenendosi fino al 1616, quando si trasferì definitivamente a Napoli, capitale del viceregno spagnolo in Italia meridionale, dove fu attivo fino alla sua scomparsa, nel 1652.<br />
Museo di Capodimonte<br />
via di Miano, 2 &#8211; Napoli<br />
Orario: ore 10.00 – 19.30 (la biglietteria chiude alle 19,00) / chiuso mercoledì<br />
Ingresso: intero € 8,00; ridotto € 4,00 (7?18 anni e oltre 65)<br />
ridotto gruppi* € 6,00 (min. 20?max 30 persone);<br />
ridotto gruppi scuole* € 3,00 (max 30 alunni); </p>
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		<title>Guarda c’è la luna</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 21:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
				<category><![CDATA[l'altrarte]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo quarant’anni in cui il mestiere del grafico ha prevalso su un fare più propriamente artistico, Vincenzo Bergamene &#8211; storico grafico napoletano, docente di Design e coordinatore del Corso di primo e secondo livello di Grafic Design all’Accademia di Belle Arti di Napoli, membro del Comitato Direttivo della Fondazione Morra di Napoli, responsabile del Dipartimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="https://mail.google.com/mail/?ui=2&#038;ik=a48c19199b&#038;view=att&#038;th=1328c4db2d7a3987&#038;attid=0.3&#038;disp=inline&#038;zw" class="alignnone" width="590" height="805" /><br />
Dopo quarant’anni in cui il mestiere del grafico ha prevalso su un fare più propriamente artistico, Vincenzo Bergamene &#8211; storico grafico napoletano, docente di Design e coordinatore del Corso di primo e secondo livello di Grafic Design all’Accademia di Belle Arti di Napoli, membro del Comitato Direttivo della Fondazione Morra di Napoli, responsabile del Dipartimento Arti Visive del Museo Nitsch e Curatore dell’Immagine Coordinata di entrambi &#8211; torna a mostrare le sue ragioni poetiche. Di nuovo artista, ha ideato con passione e finezza critica un racconto, seguendo la logica di chi ha meditato a lungo, sofferto, atteso, decantato, e che adesso, rinato, vuole mettersi in discussione e finalmente librarsi. Bergamene compone una narrazione, attraverso le vie sincopate e radiali della performance, con cui rievoca la dimensione del tempo, della memoria, dell’amore e del desiderio non sottoposti a regole apparentemente dialettiche: un’interpretazione che si attaglia con le metriche dei grandi maestri della letteratura moderna che Bergamene colloca nell’alveo di una pianificazione di assiduo riferimento.<br />
Guarda c’è la luna, avrà luogo nello storico show room di Salvatore Ferrari a Napoli, da anni spazio di eventi  artistici inconsueti e preziosi, dove l’impegno si fonde spesso con l’ incanto e la seduzione.<br />
Con Vincenzo Bergamene, la partecipazione di:<br />
-      Mouse, erotic-fetish performer, che vive e lavora a Londra. È stata modella per Matthew Barney, Ron Athey, e, in Italia nel 2010 in Corpus. Arte in azione curata da Adriana Rispoli e Eugenio Viola, Museo MADRE e per moio&#038;sivelli in ENSNARING alla Blindarte Contemporanea di Napoli. Mouse è spesso presente in programmi televisivi di settore nel Regno Unito.<br />
-      Alessandra Borgia, straordinaria attrice di teatro e di cinema<br />
-      Maurizio Chiantone che eseguirà dal vivo, con Paolo Licastro, partiture musicali scritte da lui site specific. (contrabbasso, fiati, iPhone  e iPad) e composizioni di Hermann Nitsch.<br />
-      O’Lione performance di tammorra e voce<br />
Per l&#8217;occasione sarà stampato un catalogo a numero limitato.<br />
opening giovedì  29 settembre 2011 &#8211; ore 19,00<br />
SALA FERRARI<br />
Via Cervantes, Napoli<br />
29 settembre &#8211; 15 ottobre 2011<br />
La mostra è visitabile dal martedì al sabato dalle ore 10 alle 19.</p>
<p>Ingresso gratuito</p>
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