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Incontri e laboratori

nitschGli incontri che si terranno al Museo Nitsch dal 18 Maggio al 23 Luglio 2009 sono organizzati con riferimento all’idea progetto QUARTIERE AVVOCATA/QUARTIERE DELL’ARTE, un progetto/processo finalizzato ALLA COSTITUZIONE DI UNA RETE CHE CONNETTA TRA LORO I DIVERSI SOGGETTI ATTIVI ED OPERANTI IN QUESTO QUARTIERE E CHE SI COSTRUISCE NEL FARE SUI TEMI DELLA CULTURA E DELL’ARTE ALL’INTERNO DI OCCASIONI E DI SPAZI DI INCONTRO, CONFRONTO, STUDIO ED APPROFONDIMENTO.
L’obiettivo del doppio ciclo di incontri tematici e di studio e’ quello di approfondire ed evidenziare le caratteristiche del Quartiere Avvocata, dal punto di vista della delimitazione storica, della sua genesi strutturale e della forma urbana che ha assunto nel tempo, indagando la composizione della popolazione, la sua densità e distribuzione, la tipologia delle attività ivi localizzate, gli indici di affollamento, la consistenza del patrimonio edilizio ed urbanistico in termini di vani residenziali, di attrezzature e di spazi pubblici, il sistema della mobilità anche in relazione alla rete del trasporto su ferro, alle stazioni e ai nodi di interscambio presenti al suo interno, alle previsioni della VARIANTE AL PRG. Gli elementi di conoscenza cosi’ emersi servono a definire le coordinate dentro le quali valutare i diversi progetti pubblici e privati messi in campo.
In tal senso e’ stato pensato l’incontro di Lunedi’ 18 Maggio affinche’ le diverse progettualità soggettive vengano alla luce, si confrontino e si organizzino in una rete, al fine di realizzare sinergie, integrazioni e massa critica. Infatti, molte delle iniziative e delle idee progetto messe in campo nel Quartiere fanno riferimento ai molti spazi e contenitori sottoutilizzati o dismessi, nel convincimento che se questi ultimi fossero adeguatamente recuperati, potrebbero migliorare le condizioni di vivibilità del Quartiere stesso.
L’esperienza del Museo Nitsch nei primi mesi di vita fornisce utili elementi di riflessione soprattutto in relazione al ruolo che possono svolgere la CULTURA e l’ARTE nei processi di rigenerazione e riqualificazione urbana. Il Museo Nitsch, localizzatosi nel Quartiere Avvocata, ai margini del Cavone, a ridosso di Piazza Dante, nella parte piu’ interna dell’Insula di Pontecorvo sta svolgendo un ruolo propulsivo di stimolo e di sollecitazione di grande peso. La possibilità di promuovere un concreto sviluppo economico, politico, culturale e civile e’ legata alla consapevolezza ed alla presa di coscienza da parte di tutti gli abitanti e della comunità insediata che esistono grandi potenzialità da utilizzare, grandi risorse di valore storico e ambientale da sviluppare.
Gli incontri sui temi dell’impresa culturale e dei programmi di valorizzazione per il Centro Storico che l’Amministrazione Comunale sta elaborando hanno lo scopo di delineare la cornice entro la quale l’idea progetto del Quartiere dell’Arte va collocata e su quale deve essere la direzione di costruzione del processo-progetto.
Gli incontri con Italo Ferraro sull’Atlante Storico della Città di Napoli, coeditato dalla Fondazione Premio Napoli, hanno lo scopo proprio di indagare e mettere in luce tutte queste risorse, in particolare nella zona di Pontecorvo e Tarsia, cosi’ come si evince dal calendario.

Infine, l’intero programma si pone come riferimento in termini di contenuti per i Laboratori previsti:
nei programmi didattici e formativi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, nel Biennio Specialistico di Fotografia e nei corsi di Design e Mass-Media; nei corsi di Fondamenti di Urbanistica, di Progettazione Architettonica, di Sintesi finale di Progettazione Architettonica, di Rilievo Urbano e Ambientale e di Analisi della Città e del Territorio della Facoltà di Architettura;
nei corsi di Cameraman.doc e Montaggio Avid Media Composer della Scuola di Cinema di Roma, sede di Napoli; nell’ambito del XVI MILD Master in International and Local Development promosso da STOÁ in relazione al bando per la selezione di idee-progetti di sviluppo; dall’OSCOM Federico II.

I prodotti dell’attività dei diversi Laboratori costituiranno oggetto di successivi approfondimenti ed elaborazioni in relazione al processo-progetto QUARTIERE AVVOCATA/QUARTIERE DELL’ARTE

PROGRAMMA di INCONTRI TEMATICI e di STUDIO
LABORATORI DIDATTICI, FORMATIVI e di SPERIMENTAZIONE COLLEGATI:

BIENNIO SPECIALISTICO di FOTOGRAFIA dell’ACCADEMIA delle BELLE ARTI di NAPOLI
CORSO di DESIGN dell’ACCADEMIA delle BELLE ARTI di NAPOLI
CORSO di MASS-MEDIA dell’ACCADEMIA delle BELLE ARTI di NAPOLI
ANGIA e SCUOLA DEL CINEMA di ROMA SEDE di NAPOLI: CORSI di CAMERAMAN.DOC e di MONTAGGIO AVID MEDIA COMPOSER
CORSO di RILIEVO URBANO e AMBIENTALE della FACOLTÁ di ARCHITETTURA dell’UNIVERSITÁ FEDERICO II di NAPOLI
CORSO di FONDAMENTI di URBANISTICA della FACOLTÁ di ARCHITETTURA dell’UNIVERSITÁ FEDERICO II di NAPOLI
MILD – MASTER in INTERNATIONAL and LOCAL DEVELOPMENT XVI GRUPPO – C STOÁ

Coordinamento segreteria organizzativa: Fondazione Morra, Francesco Coppola, Teresa Carnevale, Claudio Catanese, Cinzia Infantino, Raffaella Morra, Roberto Sisto, Loredana Troise

Gli incontri si terranno dalle ore 16.30

Museo Hermann Nitsch
vico Lungo Pontecorvo, 29 Napoli

Galassia Gutenberg, invita a Napoli i ‘lettori golosi’

centrohomeGalassia Gutenberg festeggia i suoi XX anni con una edizione speciale dedicata al viaggio e alla cultura gastronomica e invita i ‘lettori golosi’ di tutta Italia ad un lungo week-end a Napoli che chiuderà la  kermesse del ‘Il Maggio dei Monumenti’ con eventi, mostre, degustazioni. Sede della manifestazione è per il terzo anno la Stazione Marittima, in uno splendido  scenario naturale, ma anche fortemente simbolico, per una fiera di qualità ubicata nel centro cittadino e proiettata verso il mare.

Galassia sarà inaugurata venerdi 29 maggio con la Lectio di Predrag Matvejvic su ‘Mediterraneo: il mare del pane’. Tra gli ospiti internazionali della sezione ‘ll gusto del viaggio’ anche l’inglese Lawrence Osborne, l’autore del ‘Turista nudo’, viaggiatore e reporter, firma del New York Time  e del  New Yorker.

Da quest’anno, accanto alla tradizionale area espositiva, convegni ed eventi,  tra le tante iniziative legate al cibo, Fame di libri!’, un viaggio letterario nella tradizione gastronomica del Mediterraneo (in collaborazione con l’Assessorato alle attività agricole e produttive della regione Campania)  per la valorizzazione della dieta mediterranea, grande risorsa della Campania e modello del ‘rapporto armonioso’ tra  cibo, sviluppo del territorio, salute e benessere.

Ogni sera alle 19 appuntamento con  ‘Un vino un racconto un cibo’,  aperitivi con gli autori e buffet degustazione, affiancati da famosi chef.

La Fondazione Rive Mediterranee (Assessorato al Mediterraneo Regione Campania), con il mensile Gambero rosso  in collaborazione con Città del gusto di Napoli proporrà un  ‘Viaggio tra scrittura e cibo nel mondo femminile e nel Mediterraneo’  con Licia Granello, Marino Niola, Marco Sabellico e Gennaro Esposito,  chef della Torre del Saraceno di Vico Equense

Luciano Del Sette e Stefano Faravelli saranno ospiti della IV  edizione di ‘In viaggio col taccuino’, mostra-evento dei taccuini di viaggio a cura di Simonetta Capecchi , divenuto ormai un appuntamento fisso per i tanti appassionati di tutta Italia.

Galassia Gutenberg arricchisce così in chiave turistica la sua immagine di storico appuntamento dedicato alla promozione della lettura, al mondo dell’editoria e ai linguaggi multimediali, unico nel suo genere nel panorama nazionale. Oltre al programma dedicato al tema dei viaggio e del cibo non mancheranno le sezioni dedicate alle culture del Mediterraneo, al teatro (in sinergia con il Napoli Teatro Festival Italia), alla scuola e all’infanzia, al mondo della formazione e dell’e-learning, alla promozione della lettura e al settore dei professionali.

L’evento, organizzato dall’ Associazione Galassia Gutenberg, si avvale del sostegno della Regione Campania e del Comune di Napoli.

Info sul sito di Galassia Gutenberg www.galassia.org

Memorie dal secolo scorso

fotoMercoledi’ 6 maggio alle 19.30 inaugura a Trip la mostra dell’Archivio Fotografico Matacena intitolata e dedicata a -Gennaro Matacena borghese fotografo- a cura di Walter Guadagnini e Bruno Matacena, visitabile fino al 16 luglio. Bruno e’ il pronipote di Gennaro e la mostra a Trip e’ una selezione delle foto piu’ significative scattate dal bisnonno in Italia e durante i suoi viaggi: scene domestiche ed eventi mondani, paesaggi, incontri sportivi, voli di biplani e mongolfiere, treni, stazioni, binari ed imbarcazioni, che restituiscono l’immagine di un tempo lontano. A scegliere la rosa di scatti da presentare al pubblico lo stesso Bruno Matacena insieme anche a Mimmo Iodice, al professor Walter Guadagnini e ai Rendano.

Un enorme lavoro di inventario e catalogazione quello della famiglia Matacena su frammenti di vita che risalgono agli inizi del 1900. Gennaro Matacena, nato ad Aversa nel 1873, e’ vissuto a cavallo fra il XIX e il XX secolo e, all’età di 26 anni, acquisto’ la sua prima macchina fotografica. Da quel momento, per piu’ di trent’ anni, registro’ numerosi eventi della propria vita, e di quanto lo circondava, scattando appunto quasi millecinquecento fotografie, delle quali piu’ di milletrecento si sono conservate in ottimo stato fino a oggi. Il quaderno del bisnonno riporta precisamente i titoli di ben 1469 scatti. Di questi si conservano circa 1340 negativi (o coppie), l’ultimo dei quali e’ numerato appunto 1469, gli altri 130 sono andati perduti, almeno in parte.

-Gennaro Matacena non partecipa a concorsi, non si iscrive alla famosa e importante Società fotografica di Firenze, e non esercita la fotografia se non per suo unico e privatissimo piacere. E’ come se la fotografia per lui rappresentasse soltanto un -occhio privato- per scoprire e verificare certe realtà. [-]. Come sintetizza Wladimiro Settimelli nel suo saggio Gennaro Matacena. Un taxiphote inizio secolo (Napoli, 1980).

Interessante e’ l’utilizzo che Gennaro fa del taxiphote, un proiettore, una specie di scatola di legno simile a una vecchia macchina fotografica con due obiettivi, uno per ciascun occhio, che di fatto sono lenti d’ingrandimento regolabili che servono ad osservare le piccole lastre illuminate. L’immagine, vista ingrandita e -sdoppiata- per ciascun occhio, acquista tridimensionalità. Si tratta delle immagini stereoscopiche: foto scattate con due obiettivi a distanza focale simile a quella umana, e quindi -sdoppiate- come accadrebbe nella visione bioculare. In altre parole, ogni scatto ha due versioni, corrispondenti all’obiettivo destro e sinistro, cioe’ grosso modo all’occhio destro e sinistro del fotografo (e di chi osserva l’ immagine nel taxiphote). Questa particolarità tecnica fa si’ che di una singola foto esistano due -versioni- la cui differenza risulta minima nel caso di panorami o soggetti lontani, ma diventa piu’ rilevante nel caso in cui i soggetti siano ravvicinati.

-Ho realizzato uno schedario cartaceo di tutte le foto, recuperando i titoli e le poche date scritte a suo tempo dal -nonno-, e a questo dovrebbe seguire a breve un inventario informatico. Il secondo passo, particolarmente laborioso era costituito dalla scansione in alta risoluzione di tutti i negativi superstiti. In questa fase abbiamo visto per la prima volta molte immagini, poiche’ esse erano sbiadite nella stampa -a contatto- realizzata trent’ anni fa. Le scansioni sono state infine -rifilate- e leggermente -ripulite- al computer-. (Bruno Matacena) Successivamente alla mostra, oltre all’ auspicato inventario informatico, i discendenti del fotografo vorrebbero restaurare i negativi, per consentirne ancora a lungo la conservazione, e anche per ammirare piu’ nitidamente le fotografie.

inaugurazione 6 maggio 2009 alle ore 19.30

Trip
via Giuseppe Martucci, 64 – Napoli
Orari: mercoledi’ e giovedi’ dalle 12 alle 21.
Ingresso libero


Il terzo luogo: la citta’ purgatorio

fontanelle“Non c’e’ dubbio alcuno che esistano sogni profetici, nel senso che il loro contenuto fornisce una qualche rappresentazione del futuro-”
Sigmund Freud

Si inaugura lunedi’ 4 maggio, alle 21.30, nei locali di Evaluna Libreria delle donne la mostra fotografica di Antonio Emanuele Piedimonte “Il terzo luogo: la città purgatorio”, 66 immagini che raccontano i luoghi dell’aldilà napoletano e quelli del culto delle anime pezzentelle, come gli antichi ossari del sottosuolo partenopeo, i cimiteri dimenticati e quelli abbandonati, colorate Patmos sospese su un abisso cresciuto nei millenni intorno al sepolcro di una Sirena. Il vernissage sarà arricchito dalla performance “Requia materna” di
Ilaria Parente e Giovanni Piscitelli

Forse non e’ un “Paradiso abitato da diavoli” (non piu’ almeno) e neppure un inferno abitato da angeli ma, secondo alcuni, potrebbe essere un eterogeneo e variegato Purgatorio affollato di tutti quelli costretti a rimaner sospesi. Il “terzo luogo” della cristianità, dunque, come simbolo e metafora a piu’ livelli, per chi ama le tenebre come per chi ama il Sole. Un viaggio tra la magia dei riti pagani che si fondono con le preghiere cristiane ma anche e soprattutto un itinerario tra le tracce visibili e simboliche di un mondo sospeso tra abbandono, dimenticanza e degrado. Sessantasei scatti – raccolti nel corso degli anni – tra gli antichi ossari, come quelli del Cimitero delle Fontanelle e della chiesa di Purgatorio ad Arco di via Tribunali, ma anche le splendide quanto dimenticate tombe ottocentesche del Pe’re Lachaise napoletano, ovvero lo misconosciuto Cimitero dei Colerosi, quelle del gioiello settecentesco realizzato da Ferdinando Fuga, il Cimitero delle 366 fosse, che ancora attende i restauri piu’ volti annunciati, o i sopravvissuti monumenti funerari del giardino sepolcrale noto come ex Cimitero degli Inglesi, indifese testimonianze di un’epoca perduta. Ma anche immagini di un giardino completamente diverso, l’unico perfettamente ordinato e pulito, il Cimitero di guerra, silenzioso e suggestivo sepolcro che conserva i resti dei soldati stranieri a pochi passi da Scampia. Un percorso “metafisico”, dunque, tra i diversi mondi di quel confine con l’aldilà che solo a Napoli e’ possibile vedere e toccare. Una passeggiata realizzata nel bel mezzo del Maggio (con la maiuscola), ovvero il mese del “Cimitero delle Fontanelle”, nel senso che e’ l’unico momento dell’anno nel quale e’ possibile visitare (nei week end) l’antico ossario di tufo. In genere, infatti, alla fine della kermesse culturale (piu’ o meno) giungono ampie garanzie di riapertura della cava-cimitero della Sanità, che sono poi puntualmente quanto impunemente disattese. Rimane, per fortuna, il ricordo di tutti quelli che hanno frequentato l’ossario fino alla metà del secolo scorso, per chiedere aiuto anime purganti, mettere in atto i riti legati alle estrazioni del lotto, e recitare le giaculatorie “- Mparaviso ci aspettate/ E pregate l’eterno Pate/ Pe li nostre necessità/ Accussi’ ve truvate/ Aneme sante refriscate/ E siccome nce vedite/ Accussi’ ce scrivite/ Requie, repuoso, refrische, cunzuolo”. Requie e riposo, appunto

L’autore
Giornalista e saggista, Antonio Emanuele Piedimonte, 47 anni, napoletano, pubblica le sue fotografie su quotidiani cartacei e giornali web; nel 2007 ha esposto nella galleria PrimoPiano homephotogallery di Napoli. Studioso della storia della città, ha dedicato diversi libri al “lato oscuro” di Partenope ed al suo straordinario mondo sotterraneo, tra i quali “Napoli segreta”, “La città parallela”, “Partenope e le altre”, “Il cimitero delle fontanelle” e “Napoli sotterranea”

Inaugurazione lunedi’ 4 maggio ore 21.30
performance “Requia materna” di
Ilaria Parente e Giovanni Piscitelli, attore,regista, scenografo

Evaluna Libreria delle donne
piazza Vincenzo Bellini, 72 Napoli
da lunedi’ a sabato ore 19-22

Ivy Noise

ivy-noiseAltro che interazione. Altro che fruizione attiva. In Ivy Noise e’ lo spettatore l’opera d’arte. Un environment immersivo, scaturito dall’incontro tra visual e sound, attende il visitatore per animarsi e animare lo spazio espositivo. Cavi elettrici s’inerpicano, si arrampicano sulle pareti seguendo un andamento non casuale, ma definito da un attento studio sulla crescita dell’edera. Linee nere che disegnano sul bianco dell’intonaco forme organiche, rami da cui sbocciano insoliti fiori: speakers conici di varie dimensioni. Da alcuni di questi singolari boccioli emana un tappeto sonoro predefinito che fa da sottofondo all’improvvisazione acustica, determinata invece dalla presenza antropica. Qualsiasi rumore e’ captato da una serie di microfoni, campionato in real time da un software realizzato ad hoc, e restituito attraverso i diffusori.

Voci, passi, movimenti, sono il nutrimento, la linfa dell’installazione. La vita che dà vita, come paradigma dell’esistenza. Dal parassita tecnologico si genera una sonorità totalmente sintetica che crea tuttavia l’illusione di un’ambientazione naturale. Un viaggio psicoacustico, in cui nulla resta immobile, tutto si trasforma in un inarrestabile ed estemporaneo processo metamorfico. Un’esperienza che attraverso la sollecitazione multisensoriale e lo stimolo percettivo mette in relazione l’uomo e la tecnologia, ipotizzando non solo una pacifica coesistenza tra i due elementi, ma addirittura un’ibridazione ecosostenibile, rafforzata dall’utilizzo di materiali riciclati. Fin dal 2006 – anno di nascita del loro sodalizio creativo – Daniela ddm Di Maro e Roberto Pugliese indagano, ciascuno con le rispettive competenze – lei si e’ diplomata in arti visive, lui in musica elettronica e nuove tecnologie – la contaminazione tra naturalità e artificialità con una tendenza esplicitamente filo-ambientalista.

La loro ricerca e’ finalizzata alla progettazione e alla realizzazione di microuniversi videosonori, di oasi audiovisive in cui l’individuo possa, seppure temporaneamente, ritrovare un benefico e rigenerante contatto con la natura, sempre veicolato dal medium tecnologico. Questi landscape tecno-meditativi sono originati da input sonori su cui s’innestano in seconda battuta quelli formali, o viceversa. L’esito di questa osmosi e’ l’agglutinamento d’impulsi visivi, uditivi e tattili che mettono costantemente in discussione l’idea della bidimensionalità dell’opera in favore di una sua totalizzante e avvolgente dimensione ambientale. Un back and forth che ritorna anche nella produzione videoartistica del duo, costituita da sonorizzazioni – il suono e’ costruito sull’immagine – e da videizzazioni – l’immagine e’ costruita sul suono.

Anamorphosis, appartiene alla seconda tipologia. Partendo dall’analisi di come il cervello umano percepisce, distingue o confonde sonorità naturali e sintetiche, il video presente in mostra diventa un percorso empatico, lentamente cadenzato, un’emersione dalla profondità della materia alla superficie, dalla sua elementarità alla sua complessità. La musica del piano e’ dissimulata elettronicamente, diventando altro da se’. Cosi’ come le basilari strutture atomiche e i semplici organismi cellulari non riconducono a entità riconoscibili. Una destrutturazione tesa alla ricostruzione di una nuova ipotesi, se non migliore quanto meno inoffensiva. Per tutto e per tutti.

Inaugurazione 17 aprile ore 18

Galleria Akneos
Palazzo Monte Manso di Scala
via Nilo 34 – Napoli
orari: dal martedi’ al venerdi’ ore 10.30-13.30/16.30-19.30
sabato su appuntamento
ingresso libero

I Corti sul Lettino

cortiIl regista Roberto Faenza è il presidente della giuria del 1° Festival del cortometraggio “I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi”, ideato da Ignazio Senatore, psichiatra e critico cinematografico ed organizzato con il festival cinematografico estivo “accordi @ DISACCORDI”.

Una selezione dei centotrentacinque cortometraggi, pervenuti da tutt’Italia e dall’estero, sarà proiettata a Napoli il 17 ed il 18 aprile 2009 (ore 16,00 – 19,30) presso il Penguin Café di Via Santa Lucia, 88. Folta la pattuglia di videomakers napoletani che hanno partecipato al Concorso.

Tra i corti finalisti si segnalano quelli di Iole Masucci “Apparenze” interpretato da Maria Luisa Santella, e di Raffaele Manco “Ci vediamo presto”; tra i corti segnalati quelli girati da Franco Diana “Sdeng!”, Marco Latour “Capo!” ed Antonio Manco “Come se niente fosse”.

Non può mancare un omaggio al mitico Pibe de oro con “Maradona baby”, cortometraggio di Nino Sabella, regista siciliano di Sciacca. Al fianco di Roberto Faenza, a premiare il 18 aprile il migliore cortometraggio, il miglior attore, la migliore attrice, il miglior regista ci saranno gli altri componenti della giuria: Mario Franco, Teresa Mancini, Diego Nuzzo, Pietro Pizzimento ed Ignazio Senatore.

Avanguardie a Confronto

nitschIl successo della rassegna /Serate Futuriste Cinema & Musica/, appena conclusa presso il Museo Nitsch, dimostra che esiste ancora interesse ed attenzione per il Cinema delle Avanguardie. La Fondazione Morra continua le proiezioni del Giovedi’ mettendo a confronto il cinema sperimentale di vari paesi europei e quello americano, nel periodo che va dalle cosiddette -Avanguardie storiche- fino ai primi anni ’60 ed alla nascita del cinema underground. L’avanguardia rigetta e critica il cinema di intrattenimento ed il suo modo di produzione industriale; la sua ricerca determina significati invece che fiction film commerciali ed e’ orientata da un linguaggio non compromesso dal regime. La maggior parte dei film/video-makers enfatizzano la visione piu’ che il testo ed il dialogo e sfuggono le rigide classificazioni; alla fine le differenti nomenclature – avanguardia, underground, sperimentale, indipendente – condividono lo stesso senso di estraneità, libertà ed indipendenza. Gli anni 1920 rappresentano un periodo di grande creatività del XX secolo ed un indiscutibile modello di avanguardismo. Una miriade di movimenti artistici – Dada, Surrealismo, Costruttivismo, Espressionismo, Cubismo, Futurismo, Astrattismo co-esistono nello stesso periodo e molti artisti fluttuano da un campo all’altro; inoltre le differenti modalità di espressione – danza, musica, pittura, poesia, scultura, cinema – caratterizzano la fertilizzazione incrociata nelle forme artistiche.

La prima serata compara i films francesi Ane’mic Cine’ma di Marcel Duchamp e La glace à trois faces di Jean Epstein e quelli americani Autumn Fire di Hermann G. Weinberg, H2 di Ralf Steiner e Lot in Sodom di James Sibley Watson.

GIOVEDÍ 2 APRILE 2009 ore 20.00

FRANCIA: Marcel Duchamp – Ane’mic Cine’ma, 1926 (b/n, 7 min.); Jean Epstein – La glace à trois faces, 1927 (b/n, 31 min.) USA: Herman G. Weinberg – Autumn Fire, 1931 (b/n, 15 min.); Ralph Steiner – H2O, 1929 (b/n, 12 min.); James Sibley Watson – Lot in Sodom, 1933 (b/n, 27 min.)

Marcel Duchamp – Ane’mic Cine’ma, 1926 (b/n, 7 min.) Firmato dal suo alter ego Rrose Se’lavy, il titolo del film e’ l’anagramma della parola cine’ma. Il film consiste in una serie di giochi di parole in francese scritte a spirale che si alternano ai Rotoreliefs – dischi ottici rotanti; il film e’ privo di senso, in linea con le idee sovversive del Dadaismo.

Jean Epstein – La glace à trois faces, 1927 (b/n, 31 min.) Jean Epstein spesso si riferisce allo sguardo fisso della cinepresa come ad un atto sensuale e persino erotico; la sua dipendenza per il primo piano, l’ossessione per l’oggetto, la padronanza del montaggio, della variazione di velocità di ripresa e la fiducia nelle abilità interpretative del pubblico sono tutte presenti in questo film.

Herman G. Weinberg – Autumn Fire, 1931 (b/n, 15 min.) Questo poema filmico e’ un ritratto commovente di due giovani amanti divisi che si desiderano vicendevolmente. La donna e’ in campagna, l’uomo a New York ed il film oscilla fra questi due luoghi. Ognuno dei due cammina in solitudine, mentre la cinepresa cattura splendidamente la bellezza e l’isolamento della campagna come della città.

Ralph Steiner – H2O, 1929 (b/n, 12 min.) H2O e’ uno studio di riverberi luminosi sull’acqua. –Ho cercato di vedere come e quanti materiali interessanti potevo ottenere impegnandomi a guardare l’acqua in un modo nuovo, piuttosto che fare trucchi con la cinepresa-. Un semplice esperimento che mostra le possibilità della pellicola di rappresentare la semplicità della vita, qualcosa di ordinario quanto l’acqua, ma molto difficile da osservare con la sola percezione umana.

James Sibley Watson – Lot in Sodom, 1933 (b/n, 27 min.) La storia biblica di Sodoma e Gomorra e’ qui raccontata come una danza scatenata e riempita di immagini erotiche omo/etero sessuali. Purtroppo il sovraccarico di simboli, l’uso delle sovrapposizioni e di elementi astratti non aiutano la narrazione.

Museo Hermann Nitsch
vico Lungo Pontecorvo, 29 – Napoli
Ore 20
Abbonamento 40 euro, singola setata 5 euro

LA SCENA DELLE DONNE

donneOltre 100 donne, dai 9 ai 73 anni, hanno preso parte al progetto La scena delle donne nato dall’esperienza del laboratorio teatrale “Donne con la folla nel cuore” tenutosi al Teatro Trianon nel 2007, ideato da Marina Rippa e sostenuto nell’idea e nellla cura da Fernanda Tuccillo, Dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo “Ristori – Durante” di Napoli in collaborazione con la Regione Campania, Assessorato alle Politiche Sociali e Pari Opportunità, che esplora l’universo femminile attraverso le arti sceniche, il racconto e l’autobiografia. Nasce a Forcella, per Forcella, ma non solo, immaginando il quartiere come scenografia naturale, ma anche come contenitore ed elaboratore di storie di donne, piccole e grandi. Dati i risultati raggiunti nella precedente esperienza, si è ritenuto  importante radicare ancora di più, e nel tempo, la permanenza del lavoro con e per le donne.
L’I.C. “Ristori-Durante” che agisce in una delle zone più difficili e contraddittorie della città partenopea, accoglie bambini e ragazzi del centro storico (quartiere Mercato-Pendino), con una popolazione a forte rischio sociale, ed ha più volte visto i propri alunni testimoni di gravi tragedie, come la morte dei giovani Claudio Tagliatatela e Annalisa Durante, assassinati dalla delinquenza locale che tragicamente continua a imperversare. Il quartiere, per la sua conformazione urbanistica è del tutto privo di spazi ricreativi all’aperto e dotato di scarse ed inadeguate strutture sportive e aggregative. Da questa difficile condizione sociale è nata l’idea di creare un progetto stanziale con l’intento di dare un’alternativa, un possibile spiraglio di vita diversa, attraverso le arti della scena e coinvolgendo un gruppo di professioniste del teatro.
In questo momento politico e storico si è sentita ancora più impellente la necessità di dare visibilità ad un progetto che attraverso l’arte opera sulla qualità della vita, anche come segnale forte che non è con la repressione che si combatte la violenza e la prevaricazione, ma con la consapevolezza.
La scena delle donne è uno spazio di esplorazione dei linguaggi teatrali e di elaborazione di progetti che hanno una forte continuità nonché un legame strettissimo col quartiere attraverso le persone che più di tutte ne conoscono fatti e misfatti: le donne.
Il lavoro è stato orientato sulle attività pedagogiche e di formazione e concentrato sul “territorio”, e si concluderà con un evento-apertura al pubblico dal titolo LA SCENA DELLE DONNE: APERTURE, dal 26 al 28 marzo 2009 presso il Succorpo del Complesso dell’Annunziata. Peculiarità del percorso laboratoriale è stata la plasticità del farsi durante il suo svolgimento, accogliendo e rielaborando le diverse proposte delle donne che si sono avvicinate alle attività, utilizzando mestieri e arti proprie di ciascuna e trasferendole sulla scena. Tutti i laboratori si sono svolti nella scuola “Ristori-Durante” a Forcella.

Il progetto si compone di due segmenti:
Trame adulte dedicato alle maggiorenni
Trame bambine con 20 ragazzine dalla quinta elementare alla terza media dell’IC comprensivo “Ristori-Durante” di Napoli e le loro mamme

TRAME ADULTE
quattro laboratori teatrali sulle arti della scena per 60 donne dai 18 anni in su
corpo, scrittura, scene e oggetti, costumi
per esprimersi attraverso il teatro, costruire oggetti, costumi, movimenti e racconti, stare insieme
a cura di: Marina Rippa (corpo e scena), Alessandra Cutolo (scrittura per la scena), Daniela Salernitano (costumi), Rosellina Leone (scenografia e uso dei materiali) con la collaborazione di Linda Dalisi, Antonella Monetti, Nunzia Schiano, Monica Costigliola.
Documentazione del lavoro: Irene De Caprio foto e Alessandra Carchedi video.

Questo segmento si è svolto con l’attivazione di quattro laboratori legati alle arti della scena, autonomi nella conduzione ma accomunati da uno stesso tema. I laboratori, aperti a 15 donne ciascuno, si sono occupati di: corpo e scena – scenografia e uso dei materiali (teatro delle ombre) – realizzazione di costumi – vissuto e scena.
Ogni settore è stato condotto da due professioniste (una responsabile e un’assistente). I laboratori sono stati pensati come una formazione esperienziale. Per l’elaborazione del materiale narrativo si è partiti dalle emozioni e dai vissuti delle partecipanti. La metodologia adottata si è basata essenzialmente sullo studio e l’affinamento delle proprie capacità espressive verbali e non, nonché sulla libertà di espressione nella ricerca di testi, oggetti, sensazioni, emozioni, immagini e quanto altro necessario allo sviluppo della tematica scelta. La tecnica teatrale adottata è stata quella della composizione collettiva, attraverso la quale il testo, la scena, i costumi e tutto l’evento finale vengono elaborati con il materiale portato e/o prodotto dalle partecipanti. Sono state sviluppate pratiche teatrali differenti che hanno alimentato scambi di storie, memorie, sogni e che sono poi diventate la base delle creazioni. C’é stata, per facilitare la presenza di donne con figli, un’attività di baby sitting per i bambini, svolta contemporaneamente ai singoli laboratori.
La partecipazione è stata assolutamente gratuita, al termine dell’esperienza alle donne verrà corrisposto un gettone di presenza.

TRAME BAMBINE
racconti, storie, interviste sui vissuti, i desideri, le delusioni, le speranze di 20 ragazzine
dalla quinta elementare alla terza media e delle loro mamme
coordinamento Daniela Politi, Luisa Cavaliere e con la collaborazione di Linda Dalisi, Tonia Garante, Chiara Licenziati, Laura Massa.
Si sono raccolte storie, interviste sui vissuti, i desideri, le delusioni e le speranze delle bambine del secondo ciclo elementare, della sezione media e delle loro genitrici. Attraverso interviste registrate e la scrittura autobiografica, le partecipanti sono state accompagnate nell’universo della scrittura di sé come cura. Inoltre, si sono raccolte immagini, oggetti, musiche e quanto altro sia servito a raccontare meglio la propria storia. Attraverso questo percorso si è ritenuto di poter intervenire empiricamente sulla consapevolezza di sé e degli altri, contribuendo a favorire la pratica della cittadinanza attiva.

Una pubblicazione che raccoglierà tutto il materiale elaborato è prevista per il prossimo giugno 2009.

NOTIZIE UTILI:

Conferenza Stampa: 25 marzo ore 11.30 Succorpo Basilica SS Annunziata, Via Annunziata 45 – Napoli
Ufficio Stampa: Carmen Vicinanza tel. 081.0787815 fax 1786041473 mail: k.vicinanza@libero.it
Apertura al pubblico: 26-28 marzo 2009 ore 19 Succorpo Complesso dell’Annunziata, Via Annunziata 45 – Napoli
Info: Tonia Garante 340.4099120 toniagarante@yahoo.it
posti limitati – prenotazione obbligatoria

Interior Design for Bastards

fontaineLa parentela stretta e ambigua tra arte e decorazione e’ il nodo attorno a cui si sviluppa la mostra di Claire Fontane Interior Design for Bastards. Il paradigma del design di interni diventa qui un concetto metafisico da considerare attraverso il prisma del New Age : l’interiorità e’ anche quella dell’anima ed il corpo e’ la sua superficie leggibile ed il primo contenitore dell’io. Studiando con grande ironia i presupposti rudimentali del feng shui, Claire Fontane propone une rilettura simbolica dello spazio di esposizione, che e’ per gli artisti ed i galleristi prima di tutto una spazio di lavoro. Il feng shui indica numerose strategie per mantenere gli abitanti e gli utenti di un luogo in buona salute e per aumentare i flussi monetari che vi transitano. Nei tempi in cui i presupposti dell’economia liberale sembrano totalmente discutibili, Interior Design for Bastards fa delle domande indiscrete sulla necessità oggettiva del denaro e sul modo in cui abitiamo lo spazio ed il corpo soprattutto quando lavoriamo.

La serie Masks presenta dei dipinti realizzati da pittori di insegne messicani di volti coperti da maschere di bellezza. Questi oggetti fanno apparire mostruosa ed irriconoscibile la persona nel momento in cui la porta con la promessa di migliorarne l’aspetto in un secondo tempo. Le maschere sono tradizionalmente utilizzate nei rituali per permettere a chi le porta di abbandonare la propria soggettività. Attraverso questi studi Claire Fontaine analizza le fasi incerte di transizione che sono caratteristiche di tutte le pratiche cosmetiche. Le due sculture Untitled citano la pesca come metafora economica. Una ricrea un dispositivo realmente esistente per la colletta dell’elemosina attraverso una canna da pesca, l’altra usa una versione del passe-partout leurre associata ad un retino artigianale. Il passe-partout leurre e’ costituito da un insieme di chiavi per fabbri fatte a mano, strumenti potenziali per scassinare serrature, associate delle esche provviste di ami, che le rendono al tempo stesso visivamente attraenti ed inutilizzabili.

L’installazione This neon sign was made e’ composta da tre neon che ripetono la stessa frase – “this neon sign was made by (.) for the remuneration of (.) euros” (questa insegna al neon e’ stata fatta da (.) per la remunerazione di (..) euros) – ed esplora la problematica della differenza e della ripetizione : le uniche differenze nei tre neon sono il nome dell’autore e l’ammontare del suo compenso. Riferendosi alla tradizione della tautologia che pervade l’arte concettuale e le sue affermazioni (per esempio Five words in blue neon di Joseph Kosuth) Claire Fontaine si focalizza sulla tautologia specifica prodotta dall’equivalente generale astratto che regola le transazioni lavorative e sullo statuto dell’opera d’arte che pur essendo un artefatto beneficia di una posizione eccentrica rispetto al valore d’uso ed al valore di scambio. Un video installato su uno schermo piatto orizzontale mostra la distruzione di un I Phone, status symbol e strumento di un certo uso e consumo dell’immagine e del suono. Attraverso la demolizione materiale e fisica di un oggetto che smaterializza i corpi Claire Fontaine riflette sulle potenzialità liberatrici di un nuovo luddismo e di un iconoclasmo critico.
Claire Fontaine, gennaio 2009

Inaugurazione 12.02.2009

T293
via Tribunali, 29 – Napoli
martedi’ – sabato, 12.00 – 19.00
ingresso libero

Disegni

disegni

Sarà anche l’occasione per discutere del libro, che descrive la basilica della Sanità con linguaggio semplice e accattivante, ma al contempo adotta un’appropriata metodologia di ricerca e di analisi storico-artistica, al fine di educare all’arte gli alunni delle scuole medie inferiori e superiori.

Le illustrazioni di Maria Anna Barretta sono sei disegni ad inchiostro che raffigurano suggestivi scorci della basilica napoletana, evidenziando, con tratto sottile e incisivo, le partiture architettoniche o gli intarsi marmorei. Accanto ai disegni sarà esposto un dipinto astratto in tecnica mista, che l’artista ha voluto donare alla parrocchia di Santa Maria della Sanità quale omaggio alla vivace ed operosa comunità dei fedeli che la frequenta. Il dipinto, ispirato a ”La grande onda” di Hokusai, traduce lo spirito esuberante e passionale del popolo della Sanità nel veloce trapasso degli azzurri e nella fuga turbinosa delle pennellate.

Museo Minimo di Fuorigrotta
via detta San Vincenzo, 3 (angolo via Leopardi 47) – Napoli
Orari: lunedi’ e mercoledi’ h. 15-18 Martedi’, giovedi’ e venerdi’ h. 9-12
Ingresso libero

La citta’ cantante

citta-cantante

QUATTRO TAPPE ESPOSITIVE
ASPETTANDO IL MUSEO DELLA MUSICA DI S. DOMENICO MAGGIORE

PRIMA TAPPA
IL SACRO A NAPOLI NEL SETTECENTO
Napoli, Suor Orsola Benincasa
13 dicembre 2008 – 31 gennaio 2009

Cours, vol à Naples
e’couter les chefs-d’oeuvres de Leo, de Durante, de Jommelli, de Pergole’se!
..Si tes yeux s’emplissent de larmes, si tu sens ton coeur palpiter,
si des tressaillement t’agitent, si l’oppression te suffoque dans tes transports,
prends ton Metastase et travaille,
son ge’nie e’chauffera le tien-.»
(J.J. Rousseau)

Quattro mostre per celebrare la Napoli del Settecento e la sua musica: una musica che da secoli esiste e resiste, che ha imparato a parlare indistintamente al pubblico di tutto il mondo, conosciuta, richiesta ed elogiata, nata dalle scuole musicali dei suoi quattro Conservatori e dai grandissimi musicisti che l’hanno resa immortale.

E’ LA CITTÀ CANTANTE, un progetto che nasce con l’obiettivo di far scoprire al vasto pubblico italiano e internazionale la cultura musicale del Settecento napoletano, una rievocazione dei momenti piu’ significativi della storia musicale del secolo dei lumi, quando il binomio Napoli / Musica era indissolubile. Un progetto che anticipa al pubblico l’ambizioso progetto di creazione del Museo per la Musica nel complesso monumentale di San Domenico Maggiore.

Spazi suggestivi, strumenti musicali, oggetti simbolo, quadri, disegni, bozzetti, documenti autografi, macchine teatrali, una didattica coinvolgente fatta di immagini, suoni e installazioni, concerti e conversazioni con studiosi e ricercatori: LA CITTÀ CANTANTE sarà un’esplorazione nel campo del sacro, del teatro e delle forme musicali ad essi legate. Un progetto multisensoriale perche’ una mostra sulla musica, la prima grande mostra sulla musica napoletana settecentesca, va ascoltata e non solo guardata; inoltre sarà coinvolto anche l’olfatto in alcuni percorsi espositivi. Gli ambienti della rassegna saranno caratterizzati da una -sonorizzazione costante-, grazie a esecuzioni dal vivo e musiche dell’epoca che accompagneranno il visitatore nei vari percorsi espositivi.

Le prime tre mostre del progetto LA CITTÀ CANTANTE saranno: Il Sacro a Napoli nel Settecento al Suor Orsola Benincasa, L’Istruzione a Napoli nel Settecento al Conservatorio di S. Pietro alla Majella (febbraio 2009) e Il Teatro a Napoli nel Settecento a Palazzo Reale (maggio 2009) tutte a cura di Pasquale Scialo’.
A conclusione di questo percorso, si terrà un’ultima esposizione, una sorta di sintesi virtuale di questo viaggio nella musica del Settecento napoletano, che costituirà l’evento inaugurale del Museo della Musica di S. Domenico Maggiore.

Il Sacro a Napoli nel Settecento, che inaugura il 13 dicembre 2008 al Suor Orsola Benincasa, antico monastero di Napoli, oggi sede universitaria e museale, resterà aperta sino al 31 gennaio 2009.
L’esposizione, con allestimento di Lucio Turchetta, si sviluppa attraverso gli spazi del Monastero, partendo dal chiostro in cui una installazione restituirà i suoni dell’ambiente circostante amplificati. Il percorso si snoda poi negli spazi dello storico claustro in cui tre dei quattro organi positivi napoletani diffonderanno un programma di musiche settecentesche. Tra questi anche l’organo De Martino (1750) che fu testimone della visita a Napoli di Mozart nel 1770.

I busti d’argento di S. Filippo Neri e S. Alfonso Maria de’ Liguori introducono poi alla seconda sezione della mostra dedicata ai documenti, partiture autografe e lettere che raccontano l’evoluzione della musica e della committenza a Napoli nel settecento: il manoscritto autografo della Missa pro Defunctis di Cimarosa (un vero e proprio modello compositivo ripreso anche da Mozart nel Requiem) e il Te Deum di Paisiello eseguito alla incoronazione imperiale di Napoleone Bonaparte.
Accanto ai documenti, una selezione di strumenti musicali dei piu’ grandi liutai napoletani (come Gagliano e Custode) o stranieri (Schultz), operanti a Napoli.

La terza sezione della mostra e’ dedicata alla religiosità popolare, in cui spiccano pezzi come il cembalo Mucciardi, su cui S. Alfonso Maria de’ Liguori compose pastorali natalizie famose in tutto il mondo come Tu scendi dalle stelle, e i Pastori Musicanti simbolo di quella commistione tra sacro e profano, che nel presepe settecentesco si manifesta attraverso figure di pastori che suonano strumenti popolari o esotici, spesso realizzati da maestri liutai (Vinaccia) e che rievocano il fragoroso frastuono di una città da sempre multiculturale.

Questo petit tour nella produzione sacra, si chiude con una imponente macchina barocca in legno dorato che, nella chiesa dell’Immacolata Concezione, racconta la funzione delle Quarantore, una pratica religiosa in cui sacro, teatro e musica si fondono in un’esperienza multisensoriale fatta di suoni, luci ed essenze profumate. A chiuderequesto petit tour nella produzione sacra il Presepe settecentesco di Suor Orsola Benincasa.

Il progetto de LA CITTÀ CANTANTE non si limita alle esposizioni, ma offre al pubblico anche Conversazioni e Concerti a sottolineare ulteriormente l’importanza dell’innovazione che la scuola napoletana apporto’ nel secolo dei Lumi.

APPUNTAMENTI

In occasione della prima mostra dedicata al tema del sacro, l’8 gennaio 2009 – ore 15.00 nella Sala degli Angeli del Suor Orsola Benincasa, Carla Conti e Francesco Noverino presentano un incontro dal titolo Ai lumi dei suoni sacri.
Il 22 gennaio 2009 – ore 15.00 nella Sala degli Angeli del Suor Orsola Benincasa, Vincenzo De Gregorio e Antonio Florio de La Cappella della Pietà de’ Turchini, terranno un incontro alternato a musica dal vivo sul tema Musici di Chiesa e Musici in Chiesa.
Il 28 gennaio – ore 15.00 invece, sempre nella stessa sede l’antropologo Marino Niola affronterà il tema della Archeologia del Sacro.

A questi incontri si aggiungono anche due concerti: il 13 dicembre alle ore 22.30 sempre nella Sala degli Angeli si esibiranno si esibiranno l’orchestra e coro Mysterium Vocis, diretti da Rosario Totaro, con musiche di Francesco Durante, Niccolo’ Jommelli, Pietrantonio Gallo.
Il 14 dicembre alle ore 12.00 nella stessa sede, si terrà il concerto-laboratorio -Laetatus sum (Psalm 212)- di J.D.Zelenka, con il Sonora Network Ensemble, Francesco De Mattia basso continuo e Astra Project, Loredana Nocerino soprano e Gabriella Colecchia contralto, direttore Eugenio Ottieri.

La seconda mostra del progetto LA CITTA’ CANTANTE dedicata all’Istruzione a Napoli nel Settecento e prevista per febbraio 2009 al Conservatorio di S. Pietro alla Majella, offrirà al pubblico la stessa commistione di musica dal vivo, luoghi suggestivi e oggetti carichi di storia.
Si parte dal chiostro con musica dal vivo degli studenti e un ampio apparato sulla storia del conservatorio, per proseguire nella biblioteca che ospita una corpus inestimabile di strumenti musicali, tra cui il fortepiano del 1781 di Cimarosa, dono di Caterina II di Russia, il fortepiano Beyer, viole e violini Gagliano, il violoncello Goffriller, il mandolino Barnia, salterio, oboe Grenser, flauti Lecler, chitarra a cassa dimezzata, mandole, clavicembalo, l’organo Cimino.
Il pubblico attraversando le sale del Conservatorio parteciperà della musica di strumenti suonati dal vivo osservando la quadreria, gli spartiti e i manoscritti della scuola napoletana del Settecento.
Parte della mostra sarà dedicata alla vicenda dei -castrati-, i cantori evirati per cantare in chiesa e per interpretare ruoli femminili in teatro, come Farinelli, Caffarelli, Gizzi e Crescentini.

A Palazzo Reale a maggio 2009 si terrà la terza tappa del progetto dedicata al Teatro a Napoli nel Settecento. Verranno esposte le piante del Medrano e del Vaccaro, e i prospetti dei teatri napoletani dell’epoca, insieme alle partiture delle opere che maggiormente hanno influenzato la cultura europea. Contratti, decreti, cedole di pagamento, bozzetti di scene e costumi, delineano la cornice di un’attività che pur conservando i tratti tipici di un’area (alberi della cuccagna, festa dei -quattro altari-, carnevale), rappresentano al tempo stesso la fiorente economia legata al mondo del teatro musicale di una grande capitale.

Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa
via Suor Orsola, 10 – 80135 Napoli
Orario: tutti i giorni dalla 11 alle 18
nei giorni 24 e 31 dicembre dalle 11 alle 16
chiuso nei giorni 25 e 26 dicembre; 1 e 6 gennaio

Biglietti
intero 5,00 euro
ridotto 2,00 euro (per possessori artecard)
gratuito per studenti e docenti S.Orsola
e per minori di 18 anni
visite guidate in italiano a pagamento su prenotazione
11.30 – 12.45 turni visite mattina
15.30 – 16.45 turni visite pomeriggio
costi : euro 80 scuole – euro 100 gruppi adulti

Prenotazioni
numero verde artecard 800 600 601
da cellulari 06 39967650
orario lunedi’-domenica 09,00-20,00

Scelgo

scelgoMaria Vittoria Perrelli e’ la seconda sei artisti chiamati a concepire l’anfratto retrostante le gradinate come una sorta di teatro in miniatura. Ad intenderlo in funzione metateatrale, ricercando il dialogo con le attività normalmente ospitate nella struttura, ovvero con gli spettacoli e con il loro relativo pubblico. L’heideggeriano compito di -manifestare la verità dell’essere-, entrando in frizione con gli apparati rappresentativi del teatro, rende esplicita la valenza filtrante che contraddistingue quest’ultimo e, con esso, tanti altri settori della società, organizzati secondo schemi profondamente affini al paradigma teatrale.

Il Teatro Instabile, cosi’ denominato dal suo fondatore ed attuale direttore Michele Del Grosso «per andare contro i conformismi culturali», costituisce una sorta di ponte generazionale tra un non ancora storicizzato passato recente della scena partenopea e l’attualità rappresentata da alcuni giovani tra registi e attori. Il tutto in una zona topografica densissima, che accede ai sotterranei della città da un punto strategico, all’incrocio tra la pianta greco-romana e l’antico quartiere alessandrino.

Maria Vittoria Perrelli sembra definibile a ragione un’artista uditiva almeno quanto un’artista visiva. Spesso e volentieri infatti i suoi interventi, pur contestualizzandosi nell’ambito delle arti visive, sollecitano assai piu’ l’ascolto che lo sguardo. È il caso della presente mostra, ove adoperando come ready-made sonoro la lettura di una breve favola, -Giacomo di cristallo-, opera scaturita dalla ricca, varia, instabile e fanciullesca penna di Gianni Rodari, pone in crisi l’assunto secondo cui ogni realtà non e’ esperibile al di fuori di una codificazione che inevitabilmente la restituisce alterata.

Infatti non solo in Giacomo verità e rappresentazione combaciano tanto paradossalmente quanto perfettamente, ma tale condizione si allarga, suo malgrado, a tutto cio’ che lo circonda, dal momento che «la verità e’ piu’ forte di qualsiasi cosa, piu’ luminosa del giorno, piu’ terribile di un uragano-». In cio’ risiede il suo dramma, ma anche la sua virtu’. La rara virtu’ di chi non si arrende, di chi non e’ capace di tacere, di chi ha il coraggio di dire di no.

Maria Vittoria Perrelli (Loreto – AN, 1979), vive e lavora tra Bologna e Loreto – AN

Inaugurazione venerdi’ 9 gennaio ore 18-21

Teatro Instabile
Vico Fico Purgatorio ad Arco, 38 – Napoli
Dal 9 gennaio 2009 all’8 febbraio 2009 su appuntamento