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Fratelli Scuotto e Sergio Siano


Con “riEvoluzione conTradizione” si racconterà, attraverso installazioni, sculture, immagini dei loro lavori, la storia già scritta e da scrivere dei Fratelli Scuotto, gli “artisti -artefici” napoletani. Le istantanee del fotografo Sergio Siano sono i fotogrammi di un film che inizia negli anni Novanta e che evolve con sempre più coraggiosa ed inedita modernità nel panorama artistico napoletano e non solo.

Quattro rendez-vous artistici per un itinerario onirico e visionario, dove la tradizione si fonde con la contemporaneità, la maschera con il reale, le ombre con la luce. La formula Scu8 si traduce nelle tematiche e nei personaggi, nelle atmosfere e nei materiali, nelle tradizioni e nelle contraddizioni che ispirano, giorno dopo giorno, il lavoro del collettivo artistico. Non dunque un viaggio “storico”, ma un’immersione “atemporale” nel sogno e nella realtà, nel sacro e nel profano tra diavoli e santi,in quella compresenza degli opposti che restituisce le irrisolte inquietudini umane.

Si inizia giovedì 31 marzo alle ore 19.00 mettendo in scena il “Diavolo” e la sua parodia. Con “Fra Diavoli” gli Scuotto intendono rendere palese, esorcizzandola, la figura del demonio. Chi è il diavolo? Dove si nasconde? Come agisce? Sarà il demonio che non si vede ad essere il più pericoloso?

Il diavolo richiama le figure paniche ed i satiri di cui è intrisa la radice culturale greca del sud ed in particolare di Napoli. Eppure i demoni continuano ad avere un impatto estremamente contemporaneo e globale. Ogni “angelo caduto” messo in scena dagli Scuotto ha un nome ed una storia che sintetizzano i mali del nostro tempo. C’è il demone narciso,il vecchio ingannatore,il falso profeta,il sensuale e lussurioso seduttore. Tutte le figure non esaltano il male ma sono segnali di pericolo.

Un caffè letterario e uno dei punti di ritrovo del by night napoletano: non è un caso la scelta delle location della mostra. Lontani di gran lunga dai templi in cui si “celebra” l’arte a Napoli, le opere degli Scu8 si offrono senza intermediari ed intermediazioni, in modo diretto ed immediato. L’arte contamina il quotidiano, arricchendolo, ispirandolo, in modo da turbare ed emozionare, sorprendere e far sorridere il visitatore che è cultore ma anche utente, cliente o casuale passante.

“Gli Scuotto aprono una crepa nelle attuali e ben note dinamiche del sistema “arte”– spiega Bruno La Mura per il Caffè Letterario Intra Moenia- Abbiamo chiesto loro di esporre in luoghi non convenzionali come Intra Moenia e Galleria 19 perché intendiamo incentivare e sostenere un’idea di artisti, artigiani, opere, concezioni ed intraprendenza che gli Scuotto rappresentano perfettamente. Napoli è piena di espressioni artistiche che vivono fuori dai “palazzi”e che vengono ignorate da chi regge le fila delle dinamiche di questo settore. Gli Scuotto infettano questo sistema, fondendo la tradizione con la contemporaneità, vivendo di arte senza elemosinare presenze, critiche, mostre, e irrompono nel mercato guidati solo dal loro talento e dalla loro passione. Ed è questo virus che vogliamo alimentare e far espandere”.

I Fratelli Scuotto si stagliano, dunque, come una vera e propria eccezione in questo panorama, ripristinando l’idea della bottega d’arte, in un’accezione moderna ed intelligente che è la ricchezza ed il valore aggiunto degli “artisti – artefici” del centro storico napoletano. Gli Scu8 “pensano” e “fanno”, elaborano e operano, senza delegare nessuno alla realizzazione dei loro lavori. Non c’è distacco tra l’artista e l’artigiano: la bottega è il rivoluzionario luogo di creazione contemporanea, dove l’idea si fonde con la polvere, il sogno con i calchi, la visione con le mani.

I
rendez–vous
di
“…riEvoluzione conTradizione…”

Giovedì 7 aprile – ore 19.00: “Favola e maschera”
Caffè Letterario Intra Moenia
Pulcinella vaga nell’universo visionario delle favole classiche. Ansioso, cerca la sua maschera rubata, inseguendo un dispettoso ladro. Gli Scuotto ripropongono e stravolgono fiabe senza tempo come “Pollicino”, “Aladino”, Barbablu” e “Il gatto con gli stivali”.

Giovedì 14 aprile – ore 19.00: “Mistero”
Caffè Letterario Intra Moenia
Mistero per eccellenza, la natività viene riproposta dagli Scuotto ponendo domande e avanzando provocazioni. Non ci sono certezze e le presenze canoniche della rappresentazione sacra lasciano il posto a scomode assenze. Gli Scuotto aggiungono nel tradizionale presepe nuove figure e nuovi personaggi, ispirandosi all’immaginario favolistico meridionale e alla necessità di esaltare la multi- etnicità e l’apertura della sacra rappresentazione. “Mamma Sirena”, “Zi Michele e le mele annurche”, “Ciruzzo o’ niro”, guappi e femminelli, appestati e donne nude: antiche assenze che diventano contemporanee e necessarie presenze.

Giovedì 21 aprile – ore 19.00: Finissage “riEvoluzione conTradizione”
Galleria 19
Sperimentazione, contemporaneità, rielaborazione: gli Scu8 rivoluzionano un sistema, tradendo il passato, ingannando il presente, giocando con il futuro.

Contatti e informazioni:
Caffè Letterario Intra Moenia
Piazza Bellini 70 – Napoli
info@intramoenia.it

Hearts & Crafts Questioni di cuore


Giovedì 7 aprile 2011 alle ore 18.30 si inaugura alla Fabbrica delle Arti di Napoli la mostra Hearts & Crafts – Questioni di cuore dell’artista Mojmir Ježek, una declinazione dei suoi inconfondibili cuori, con marchio Fabbrica delle Arti, nelle manifatture d’eccellenza del cioccolato e del settore tessile.

Una collezione di cuori, tra i quali figura anche un’esclusiva opera ideata dall’artista in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, realizzati dalla cioccolateria artigianale napoletana Dolce Idea di Gennaro Bottone, sarà presente presso la Fabbrica delle Arti e i punti vendita Dolce Idea insieme a una pubblicazione con 12 stampe delle opere di Ježek accompagnate da testi di Natalia Aspesi ed Erri De Luca tratti dal libro Batticuori (2001, Core edizioni). I cuori di Mojmir Ježek rappresentano un nuovo appuntamento per la costruzione del dialogo con le manifatture del cibo che Fabbrica delle Arti sta conducendo in collaborazione con Slow Food. «La poliedricità comunicativa e l’originalità dell’artista – afferma Giusi Laurino, direttore artistico di Fabbrica delle Arti – riescono con semplicità a raggiungere un pubblico attento alla qualità delle materie prime, creando sinergia tra un artigianato d’eccellenza e una rinnovata visione del disegno del cibo». «Il lavoro – sostiene Slow Food – mira a esaltare le produzioni gastronomiche e agroalimentari “buone, pulite e giuste” attraverso un food design creativo che diviene insieme simbolo di intelligenza emotiva e racconto dell’artigianato d’eccellenza campano».

Sarà presentata inoltre un’edizione di pouf dal titolo Cuore con marchio Fabbrica delle Arti realizzata da Raro Design e firmata da Mojmir Ježek. L’opera, che sviluppa il concetto di Yin e Yang in due varianti del rosso magenta, è accompagnata da un tavolo a forma di goccia in resina laccata.

Negli spazi della Galleria sarà presente un’esposizione di tempere su cartone e serigrafie di Ježek, rese famose dalla rubrica “Questioni di cuore” pubblicata settimanalmente su il Venerdì de la Repubblica.

Per l’intero periodo della mostra, alla Fabbrica delle Arti sarà anche proiettato un racconto fotografico di Mario Laporta che documenta l’intero percorso compiuto.

vernissage giovedì 7 aprile ore 18.30

Fabbrica delle Arti – Napoli
via Annibale de Gasperis, 24
Martedi-sabato 11 – 18
Ingresso libero

Anne et Patrick Poirier


Il giardino della memoria è l’ultima monumentale opera di Anne e Patrick Poirier: è il progetto per una “necropoli contemporanea”, un cimitero come opera d’arte, ideato dagli artisti francesi per il comune di Gorgonzola (Milano). L’opera è quasi la sintesi delle ricerche dei Poirier che da circa quarant’anni riflettono sull’idea della memoria usando materiali e soluzioni formali eterogenee: calchi, erbarî, fotografie, installazioni architettoniche di utopiche città o di siti archeologici visitati durante numerosi viaggi. Gli artisti analizzano la fragilità della cultura e dell’arte minacciate dal trascorrere del tempo e dalla storia.

Il nuovo cimitero di Gorgonzola sarà un giardino, un nuovo Eden, felice luogo d’incontro tra i vivi e i loro cari, avrà una superficie di oltre 16.000 m2 , e sorgerà in un’area verde ancora più estesa; la planimetria avrà la forma di foglia di quercia, pianta che simboleggia forza ed eternità e le sue radici, il tronco e i rami rappresentano rispettivamente il mondo sotterraneo, il mondo terreno e il mondo ultraterreno. Le venature della foglia si trasformano nei viali del cimitero, ognuno dei quali avrà il nome di una costellazione; il viale principale, la Via Lattea, in asse con un anfiteatro per commemorazioni pubbliche, sarà costeggiato da piante e verdi colline che proteggeranno e occulteranno le sepolture disposte nelle zone più periferiche del monumento. Alcune di queste colline potranno diventare sepolture private, riprendendo la struttura degli antichi ipogei italici.

L’ingresso avrà la forma di un enorme arco di cerchio (12,50 x 81 metri) realizzato con tessere vitree di Murano di colore blu intervallate da inserti dorati per simboleggiare una spettacolare volta celeste. Il cancello d’entrata avrà la scritta dorata “anima mundi”. L’arco d’ingresso ospiterà, oltre ai luoghi logistici, anche una cappella a forma di nave rovesciata, candida struttura bianca con un taglio di luce sul soffitto; un luogo laico, senza simboli religiosi caratteristici, che oltre ad esplicare la cultura “illuminista” degli artisti, esprime il comune destino di tutti gli uomini davanti al mistero della morte. Sulle pareti vi saranno nomi dorati di pensatori che hanno meditato sul mistero divino.
Oltre alle sue qualità estetiche Il giardino della memoria soddisfa tutti i requisiti tecnici richiesti dalla committenza comunale, e potrà diventare un simbolo positivo di “edificio pubblico”.

In mostra al museo MADRE si potranno ammirare disegni, plastici e le planimetrie del monumento, oltre ad un’installazione site specific di neon blu che riprendono i nomi delle costellazioni che denominano i viali del giardino.
Conferenza stampa Sabato 2 aprile alle ore 12.00
Opening ore 19.00
Dalle 18.00 alle 22.00
Ritorna – one shot – l’aperitivo al primo piano del museo
finger food, videoproiezioni e ricerca musicale

MADRE Museo d’Arte Donna Regina
via Luigi Settembrini, 79 – 80139 Napoli
Orario: Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì 10.30 – 14.30; Sabato e Domenica 10.30 – 14.30. Chiuso martedì. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso:
Intero € 7,00
Ridotto € 3,50
Speciale gruppi prenotati [max 30]: € 4,00
Gratuito: bambini fino a 6 anni
Gratuito per tutti il Lunedí

Ciro Vitale


Continua con la “Crisi Politica” il progetto “L’arte in Crisi” nella FLY PROJECT della Galleria Franco Riccardo Artivisive. Il terzo appuntamento di questo percorso che si propone di indagare, attraverso una serie di mostre personali, tanto la “crisi” dell’arte stessa, quanto la “crisi” di altri ambiti per mezzo del linguaggio artistico, è per sabato 2 aprile 2011 alle ore 12.00 con “Happy Birthday Italy” di Ciro Vitale. Ancora una volta un’inaugurazione “mattutina” che permetta al pubblico di frequentare il Centro Antico e di riappropiarsene. Il progetto “L’arte in Crisi” è curato dal critico Stefano Taccone con il contributo del poeta Gabriele Frasca e del musicista Carlo Mormile.
Ciro Vitale, i cui lavori degli ultimi anni risultano strettamente improntati alla memoria di episodi di “resistenza”, la resistenza contro il nazifascismo in primis, approda ora ad un discorso sulla memoria di carattere più ampio, ma senza rinunciare ad un’impostazione “partigiana”. Alla dimensione celebrativa che per lo più contraddistingue i numerosi eventi che si susseguono in queste settimane in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, egli oppone un ingegnoso dispositivo che induca lo spettatore a fare i conti con un passato non di rado scottante: una console con 150 interruttori rende possibile il controllo di altrettante lampadine corrispondenti agli anni che vanno dal 1861 al 2010; lo spettatore può decidere di modificare costantemente il loro assetto, ma compilando un modulo in cui palesa il motivo della sua scelta. L’installazione è accompagnata dal Soundscape del sound designer Mauro Lupone, un flusso sonoro dal quale emergono voci e rimandi alla Storia d’Italia.
Inaugurazione: Sabato 2 aprile 2011 ore 12.00

Galleria Franco Riccardo Artivisive
Piazzetta Nilo, 7 (II piano) – Napoli
Visitabile dal lunedì al venerdì ore 11-20

O si e’ assunti in cielo o si precipita


La galleria PrimoPiano è lieta di presentare la doppia personale dei fotografi/artisti Massimo Pastore e Luigi Grassi con la partecipazione di Antonella Raio (scultura), in un progetto curatoriale di Antonio Maiorino. Commento musicale originale composto da Mario Petracca.

Accade, raramente, che un comune sentire si trasformi in Manifesto latente – meraviglioso ossimoro – che ci fa rilevare una linea continua tra artisti solo apparentemente distanti per formazione, età o mezzi espressivi. Questi artisti nuovi rompono sovente la tensione epica stabilendo una distanza critica nel rapporto con la ‘storia’ e svelando la verità della finzione narrativa. Qualcosa d’impalpabile sfugge, elementi magici che, sebbene descritti realisticamente, producono uno straniamento nei destinatari. Definiti neorealisti magici poiché giocano apertamente con la realtà ben consapevoli di un’impossibilità di compiutezza o totalità, rinunciando all’organicità, all’arbitrarietà del realismo.

La contemporaneità di diversi protagonisti e delle loro umanità attraverso la performance solipsistica di Pastore nelle opere fotografiche Bianco – Cold Landscapes, ci riportano ad un parallelismo assurdo e casuale, con probabili punti di incontro che solcano la stessa traccia dell’assurdo e del volutamente reale. Un pendolarismo temporale ci conduce a personaggi che vivono o non vivono più, che non avrebbero mai potuto contemporaneamente essere in quel luogo. Sebbene nelle storie esposte ci siano indubbie relazioni tra i personaggi esse scompaiono trasformando il reale in una serie di monadi e di punti di vista. I soggetti sono lo spazio stesso. Con la soppressione del tempo oggettivo e traghettando i personaggi all’interno della psiche il reale si espone in maniera allucinata e bianca dove l’unico vero ordine è quello analogico del bianco e delle vesti (o di un’unica veste uguale per tutti). Il continuo sdoppiamento del soggetto è evidentemente non spiegabile oppure si delinea come onirica ossessione o ancora come analisi psicologica. Probabile sia dissociazione di un’anima.

Lo sdoppiamento attraversa anche l’opera di Luigi Grassi, L’estate, forse. Un titolo tutto letterario che è l’incipit di un attraversamento psicologico del rapporto con il padre. Un’indagine che attinge esplicitamente da un’elaborazione di punti di vista che si lasciano condurre dalla parola. Ancora una volta si farà appello al realismo magico kafkiano, all’inestinguibile fuoco de’ La Metamorfosi dove il padre diviene figlio e il figlio si trasforma in padre in una continua dualità che Grassi sente propria. La tensione nelle foto di Grassi non è mai data dall’esposizione del tormento, il conflitto si dirada con magica impalpabile eleganza. Nello stesso titolo il pendolarismo temporale, l’impossibilità di narrare in maniera cronologica, l’incapacità di definire una stagione nella sua pienezza solare.
Primo Piano Home Photo Gallery
via Foria, 118 – Napoli
Visiting: martedì-venerdì dalle 15:30 alle 19 – sabato e domenica su appuntamento
Ingresso libero

What future?


La mostra è strutturata sulla domanda “Quale futuro ci riserva la realtà che viviamo”?.
Da questa incognita nasce il presente progetto di ricerca che ha l’obiettivo di stimolare nell’osservatore, riflessioni su alcuni aspetti sociali per i quali vanno approfondite le conoscenze e individuate cause e necessità di cambiamenti o miglioramenti per un futuro migliore. Le opere oggetto della ricerca, sono state create con la fusione tra figurativo, concettuale e astratto geometrico. I temi trattati affrontano la realtà contemporanea con figurativo e astratto intesi come fusione tra sentimento e progetto in un unico desiderio verso qualcosa che sta svanendo e qualcosa che deve ancora arrivare. Una pittura fra la perdita e l’attesa.
Inaugurazione mercoledì 6 aprile 2011 ore 17.00
Museo Civico di Castel Nuovo
Antisala dei Baroni
P.zza Municipio – Napoli
Dal 6 al 18 aprile 2011
dal lunedì al sabato, dalle ore 9 alle 19

Adam Cvijanovic


La Blindarte contemporanea è lieta di annunciare la seconda personale in galleria dell’artista newyorkese Adam Cvijanovic. La mostra “Prophecy in a dead language” sarà inaugurata il 24 marzo 2011 dalle ore 19, e proseguirà fino al 6 maggio.

Considerato tra i pittori figurativi più interessanti della scena artistica contemporanea newyorkese, Adam Cvijanovic presenta nuove opere realizzate appositamente per lo spazio napoletano con la famosa tecnica, ispirata agli affreschi rinascimentali, dei portable murales (“affreschi movibili”). I portable murales sono dipinti realizzati su carta tyvek ed applicati direttamente a parete in modo da creare installazioni con la pittura che coinvolgono gli interi ambienti espositivi e che poi possono essere facilmente rimossi ed applicati altrove.

La mostra trae spunto dalla celebre Sibilla Cumana, probabilmente la più importante tra le Sibille, sacerdotessa di Apollo e figura profetica dell’antica Roma, la cui sede è stata identificata in una grotta nelle vicinanze dell’antica città di Cuma, l’antro di cui Virgilio parla nell’Eneide. I suoi libri ebbero un’enorme rilevanza nella religione romana arcaica, tanto da essere consultati esclusivamente nei momenti di estrema necessità e per sciogliere enigmi che riguardavano le decisioni più importanti. Furono portati a Roma ai tempi di Tarquinio Prisco e a lungo custoditi, dapprima nel tempio di Giove Capitolino, e poi sul colle Palatino, infine furono bruciati dal generale romano Silicone nel 405 d.c. .
In realtà nella mostra non c’è uno specifico riferimento alla Sibilla o alla celebre immagine dell’antro cumano, ma un più generico riferimento all’idea di profezia, cui la nostra cultura ricollega inevitabilmente l’immagine della Sacerdotessa di Cuma.

Da sempre affascinato dai resti e dalle rovine simbolo della decadenza della cultura contemporanea americana, Adam Cvijanovic, seguendo la convinzione del ciclico ripetersi degli eventi nella storia, in questa mostra si spinge più indietro nel tempo riproducendo, probabilmente non senza una vena critica, ruderi risalenti all’epoca dell’antica Roma nello stato di abbandono in cui oggi si trovano.
Nel primo ambiente espositivo della galleria sono infatti applicati al centro delle quattro pareti della sala altrettanti affreschi movibili che riproducono quattro diversi ruderi di ingressi, tutti riconducibili all’epoca romana, ma ciascun ad un periodo differente, per la cui realizzazione l’artista si ispira alle rovine di Leptis Magna (oggi nei pressi di Al Khums in Libia).
I quattro passaggi, installati a parete come i quattro punti cardinali della bussola, si presentano dunque come possibili vie di fuga, oltre le quali si scorgono paesaggi differenti che conducono verso destinazioni sconosciute ed incerte.
Il luogo ricreato è dunque profetico, in qualche modo magico, senza tempo, come senza tempo sono le rovine che lo caratterizzano e pongono l’enigma della scelta.
Appesa al soffitto, al centro dell’ambiente, in modo da nascondere parzialmente la visione dei quattro passaggi, vi è una grande installazione dalla forma di una doppia piramide con sei facce esagonali, ricoperta di dipinti che ritraggono il mare. Come nelle leggende di romana memoria, ecco il marinaio sulla sua imbarcazione alle prese con l’indovino e con il suo destino. Davanti ai suoi occhi le rovine e la profezia consentono uno sguardo velato di una differente percezione del tempo.
La stessa tecnica utilizzata per le opere a parete crea con l’ambiente uno stretto rapporto architettonico. E se le rovine sono caratterizzate dalla permanenza nel tempo, la movibilità degli affreschi riporta l’attenzione sulla questione temporale e sulla transitorietà delle vicende contemporanee.

Nel secondo ambiente espositivo trova spazio un’altra imponente opera a parete: la ruota della fortuna. L’artista riproduce le rovine di una grande lapide testuale romana a forma di ruota, che è stata nel tempo più volte mal restaurata, ed appare oggi come l’insieme di diversi pezzi di marmo rotti in cui le iscrizioni, che riproducono banali aforismi in latino, risultano interrotte dalle rotture al punto di non essere più leggibili.
Nella stessa stanza altri dipinti su tyvek a parete riproducono alcuni animali divinatori. Altri dipinti raffigurano Sibilla/Beatrice e Virgilio e Dante nella grotta, le cui immagini sono tratte da Inferno, il film muto italiano del 1911 della Milano Films e diretto da Francesco Bertolini, Giuseppe de Liguoro e Adolfo Padovan, che narra con fedeltà la prima cantica della Divina Commedia. Altri dipinti riproducono diverse immagini che si ricollegano ai miti profetici come quelle degli affluenti che si incontrano dando origine ai fiumi ed il campo di papaveri, la cui somministrazione in passato era adoperata per causare sogni profetici.

Adam Cvijanovic e’ nato nel 1960 a Cambridge nel Massachusetts, Usa, vive e lavora a New York. E’ stato invitato a creare opere site-specific per la recente New Orleans Biennial, Prospect 1, e precedentemente per la Liverpool Biennial alla Tate Liverpool ha esposto in numerosi musei e gallerie in America ed in Europa. Ha avuto mostre personali all’Ucla Hammer Museum, Los Angeles, nel 2005; la mostra con Peter Garfield al Mass MoCA, Massachusetts nel 2007. I suoi lavori sono stati esposti tra l’altro al P.S. 1 Contemporary Art Centre di New York ed inclusi nella mostra Usa Today, curata dalla collezione di Charles Saatchi alla Royal Academy a Londra e allo State Hermitage Museum di St. Pietroburgo, Russia. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito della galleria.
Opening 24 marzo 2011, ore 19

Blindarte nuova sede
via Caio Duilio, 10 – Napoli
Orari d’apertura
Lunedì – Venerdì 9.00-13.20 / 15.00-18.20
Sabato 9.00-13.20
ingresso libero

TROUBLESOME


La galleria Alfonso Artiaco è lieta di annunciare l’inaugurazione della mostra personale di Robert Barry TROUBLESOME martedì 22 marzo alle ore 19.30, in presenza dell’artista.
Tra i protagonisti dell’Arte Concettuale Americana, Robert Barry (nato nel 1936) ha sempre basato il suo lavoro sull’esplorazione dello spazio e sulla relazione dello spazio con gli oggetti, con il tempo, e tra l’artista e lo spettatore. Il concetto che l’idea di un’opera è importante tanto quanto l’oggetto d’arte reale, accompagna la sua sperimentazione negli anni intessendo frequenti connessioni tra lo spazio e il piano, il positivo ed il negativo, l’assenza e la presenza della forma e i modi nei quali lo spettatore dialoga con gli spazi vuoti. Dal 1967 questo percorso spinge costantemente in avanti la sua ricerca verso i limiti dell’immaterialità e dell’invisibilità. Nonostante Robert Barry inizi dalla pittura, i mezzi utilizzati non sono sempre stati ortodossi o tangibili: dal magnetismo, ai pensieri, dai suoni ultrasonici ai gas inerti.
Le ‘parole’, però, hanno sempre fatto parte della sua estetica considerandole evocazione di uno stato mentale del flusso continuo dei pensieri e della contemplazione, e strumento di dichiarazione allo spettatore di un’intangibilità temporale e psichica. Degli spazi di Piazza dei Martiri, Barry (per la sua seconda personale) utilizzerà le pareti ed il pavimento. Un grande floor- piece nero, TROUBLESOME appunto, sarà collocato come ‘invito’ ad entrare nella spazialità della galleria. Le pareti anch’esse saranno coinvolte da un’installazione costituita da parole color argento. L’esposizione sarà accompagnata, anche, da lavori su tela.
I lavori di Robert Barry fanno parte delle collezioni permanenti dei maggiori musei e fondazioni del mondo inclusi Museum of Modern Art, New York; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Musée d’Orsay, Parigi; Whitney Museum of American Art, New York; Musée National D’Art Moderne, Centre George Pompidou, Parigi; Museum of Contemporary Art, Los Angeles e la National Gallery of Art, Washington, DC.
Inaugurazione: Martedì 22 Marzo alle 19,30

Alfonso Artiaco Project Space
Piazza dei Martiri, 58 – Napoli
Orario: lun-sab 10-13.30 16-20
ingresso libero

God Save The Culture


Quella che credevamo una crisi attuale, la stretta che tutti i paesi occidentali sentono alla gola e che fornisce da un paio di anni a questa parte un alibi consolidato dietro cui nascondere inefficienze di varia natura, in realtà sembra aver radici non proprio contemporanee. Nel loro successo più grande, God Save The Queen, i Sex Pistols gridavano allarmati che non vedevano futuro per il loro Paese, che davanti a loro c’era solo vuoto. Ebbene, il pericolo che fiutavano i punk inglesi alla fine degli anni settanta si presenta in tutta la sua mole nel primo decennio del duemila, quando la crisi economica impone freni in qualsiasi ambito, specialmente, soprattutto alla cultura.
Una riflessione in merito codurrebbe a diverse conclusioni, nessuna delle quali particolarmente confortante: l’esercizio di pensiero, l’allenamento cerebrale rende l’uomo libero, capace di decidere, di capire cos’è meglio per sè. Crearsi una dimensione di autonomia, uno spazio scevro da qualsiasi incidenza esterna, o comunque tentare di automunirsi della capacità di comprendere l’andamento delle cose è un diritto fondamentale per chiunque aspiri ad una vita civile.
Si capisce dunque la sensazione di vuoto sotto ai piedi quando la materia prima, la possibilità di approcciare alla cultura, di servirsene, viene a mancare con la giustificazione che non ci sono soldi. Largo Baracche porta avanti questa riflessione con GOD SAVE THE CULTURE, unendosi ai Sex Pistols che furono e a tutto quelli che oggi vogliono proteggere il diritto di fare cultura, di prender parte al grande processo creativo e intellettivo che la società odierna sembra voler mettere pericolosamente da parte. Circa venti gli artisti che interverranno al progetto per una grande collettiva che oltre ad essere un segnale forte di protesta, vuole anche fare da contraltare positivo allo sconforto imperante.
La mattina del 16 marzo, alla sala conferenze In Campus, Largo Baracche chiamerà a raccolta i suoi protetti per una conferenza – dibattito che farà da apripista alla mostra che si terrà venerdì 18.

Ernesto Tatafiore, Elio Varuna, Carla Mura, Franco Losvizzero, Baldo Diodato, Arturo Ianniello, Maria Giovanna Ambrosone, Corrado Lamattina, Blue and Joy, Fabolouskhate, Nino Longobardi, Pasquale Napolitano sono solo alcuni dei creativi chiamati a dire la loro.
Moderatore del dibattito, Mario Franco.
L’appuntamento è per mercoledì 16 marzo 2011 ore 12, nella sala conferenze di In Campus e successivamente per venerdi 18 marzo, per la mostra.

Inaugurazione 18 marzo ore 19

Largo Baracche
piazza Baracche – Napoli
Lun-ven 12.30-18 30
Ingresso libero

Le ore della donna


Una folla di donne sta per occupare i nobili saloni di Palazzo Zevallos Stigliano, su via Toledo, nel cuore di Napoli.
Sono madri di famiglia, mogli ma anche bellissime etére, colte “cortigiane”, o le donne del mito, Amazzoni e Menadi.

Racconteranno di come, tra V e il III secolo avanti Cristo, in Grecia e nella Magna Grecia vivevano, amavano, sognavano le donne. Il tutto visto però con gli occhi degli uomini.
Sono infatti solo ed esclusivamente maschi i ceramisti che realizzano e soprattutto dipingono le meravigliose ceramiche che Intesa Sanpaolo espone dal 29 settembre al 3 aprile 2011, nella propria sede espositiva a Palazzo Zevallos Stigliano, in occasione della mostra Le ore della donna. Storie e immagini nella collezione di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo.
L’eccezione, l’unica nota, è quella documentata in una kalpis attribuita al “Pittore di Leningrado”. Il pezzo illustra l’interno di una bottega di ceramisti e mostra al lavoro proprio una donna intenta a decorare un vaso.

Tutte le ceramiche esposte provengono dalla collezione Intesa Sanpaolo, una tra le più importanti al mondo, ricca di ben 522 reperti provenienti da Ruvo di Puglia, importante centro dell’antica Apulia.

La mostra è la prima del ciclo espositivo intitolato Il Tempo dell’Antico. Pagine di archeologia e cultura destinato a svelare, attraverso percorsi tematici di cui questa mostra è il primo esempio, questa magnifica collezione. Inaugurata un anno fa alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza, l’esposizione si trasferisce oggi a Napoli e presenta al pubblico partenopeo circa trenta ceramiche selezionate dalla raccolta archeologica della Banca.

Ospiti speciali dell’esposizione napoletana sono due vasi concessi in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, anch’essi provenienti, come le ceramiche di Intesa Sanpaolo, dalle tombe di Ruvo. Si tratta di due esemplari straordinari, per la raffinatezza di esecuzione e per le storie del mito narrate, che vedono protagoniste due donne, Medea e Cassandra, il cui ruolo e le cui vicende appaiono in antitesi: donna innamorata, maga e madre crudele le prima, sacerdotessa vergine la seconda, entrambe comunque segnate da un destino cruento e violento.
Il rapporto con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli avrà un seguito oltre a questa mostra: alcuni vasi della preziosa collezione del Museo saranno restaurati nell’ambito del progetto Restituzioni 2013, il programma di restauri che vede Intesa Sanpaolo al fianco delle Soprintendenza italiane nella salvaguardia del patrimonio artistico del Paese.

A Palazzo Zavallos Stigliano le donne dell’antichità dialogheranno idealmente con altre donne, a cominciare da Orsola, la santa il cui martirio è stato raffigurato da Caravaggio nella splendida tela qui esposta, capolavoro delle collezioni della Banca.
In concomitanza con la mostra sono previste attività legate al tema della mostra, quali conferenze e concerti nel salone del pubblico di Palazzo Zevallos Stigliano.
Inoltre saranno attivati laboratori didattici rivolti alle scuole e a tutti i visitatori della Galleria.
Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano
via Toledo, 185 80132 Napoli
Orari: martedì – domenica, 10.00 – 18.00
Ingresso alla Mostra e alle Gallerie: euro 4,00 – ridotto euro 3,00
Ingresso libero per le scuole
Ingresso gratuito alla mostra riservato ai clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo ogni prima domenica del mese.

La Maggior Parte della Storia di Napoli è alla SNSP…salviamola!

Vi ricordo che è ancora in linea, per una settimana, il sondaggio proposto sulle pagine del «Corriere del Mezzogiorno» all’indirizzo http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/appsSondaggi/pages/cornapoli/d_8585.jsp.
L’iniziativa, proposta da Legambiente nazionale, mira a «individuare luoghi e beni culturali in stato di incuria e abbandono sui quali attrarre l’attenzione di istituzioni ed opinione pubblica per sollecitare immediati ed adeguati interventi, nella consapevolezza che investire nella cultura significa investire in sviluppo e qualità della vita».
14 Associazioni presenti sul territorio napoletano propongono il loro monumento, e noi siamo stati scelti dall’AIB (Associazione Italiana Biblioteche), l’associazione professionale nazionale che è presente, con comitati regionali, su tutto il territorio italiano. Al momento, siamo in prima posizione nel sondaggio, ma Vi invito di nuovo, se non l’avete ancora fatto, a votare e a far votare, per mantenere tale posizione, perché da questo voto nasceranno eventi e azioni volte a far conoscere e a sostenere, con i mezzi informativi a disposizione e attraverso la stampa, le situazioni critiche in cui versa il nostro Istituto.
L’articolo che illustra i monumenti da salvare a Napoli è all’indirizzo http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/14-febbraio-2011/abbracciamo-cultura-votate-monumento-che-vorreste-salvare-19011337933.shtml
Vi ringrazio per l’attenzione e rinnovo l’invito al click della votazione!
Francesca Russo

Jota Castro


La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare, giovedì 24 febbraio 2011, la nuova personale di Jota Castro dal titolo memento mori.
Riprendendo il discorso ironicamente interrotto con la precedente mostra del 2006, conclusasi con un volo azzardato nel vuoto, preso a metafora dell’atteggiamento suicida di un’Europa che non affronta apertamente i suoi reali problemi, questa volta le opere esposte lanciano un nuovo monito.
L’artista, attento alle dinamiche socio-economiche del Vecchio Continente, analizza i fallimenti del sistema ed i disturbi di percezione che ne derivano, per mostrarne i limiti e rivelare quanto questi siano questioni strutturali che minacciano la sussistenza stessa dell’identità e dell’economia europea.

Panem et Circenses è, infatti, un lavoro composto da piccole tavole marmoree, su cui sono scolpiti quelli che l’artista considera i principali problemi, le emergenze che pesano sulle direttive politiche ed economiche. A sorreggerle è un metro, che per contrasto simboleggia la razionalità su cui si fondavano le premesse iniziali di questa comunità.
Le illusioni, invece, s’infrangono in Quasso Cruris: un pallone da calcio in marmo, metafora di quella passione calcistica, soprattutto italiana, divenuta il più democratico strumento di evasione dalle frustrazioni sociali.
Sintetizza ed eleva questa riflessione, quindi, NFFNSNC (non fui, fui, non sum, non curo), l’iscrizione ritrovata sulle antiche tombe romane ed incisa sulla base di una scultura in forma di pallet, a rappresentare la tentazione autocelebrativa in cui l’Europa spesso incappa, rendendosi poco flessibile e quindi incapace di essere attuale. Lo stesso pallet, utilizzato per muovere i carichi nei porti, rimanda ad un sistema economico incrinato anche nella città di Napoli per via della concorrenza cinese.

Allo stesso modo il sacchetto di spazzatura in marmo, Cornu Copiae, diviene risultato ultimo di un consumismo estremizzato, di cui ancora nessuno accetta la responsabilità, mentre la serie Ignobilis presenta fredde lapidi su cui sono incise le sagome dei paesi considerati a rischio a causa delle proprie contraddizioni interne o storiche, ma anche semplicemente attraversati dall’artista in un melanconico omaggio alla propria vita errante.
Ritornano infine le barriere soprattutto mentali nel filo spinato di Euphorbia Milii, che attraversa tutto lo spazio della galleria, puntando il dito contro quelle premesse sociali come l’ossessione per la sicurezza, la famiglia e la religione, che ostacolano un reale sviluppo dell’Europa.
Una mostra dunque, questa di Jota Castro, in cui la durezza del marmo sta a rappresentare la criticità prolungata del momento storico vissuto dal Vecchio Continente, la nobiltà del materiale per non dimenticare la forza del proprio passato e di una cultura diventata vessillo ma non strumento di emancipazione democratica.
Inaugurazione giovedì 24 febbraio 2011 – ore 19-22

Galleria Umberto Di Marino
Via Alabardieri 1, 80121, Napoli
Orario: lunedì – sabato ore 15:00 / 20:00 – mattina su appuntamento
ingresso libero