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Paolo La Motta


Emmedueart in collaborazione con La Mediterranea arte, presenta la mostra personale di Paolo La Motta dal titolo “Oltrelosguardo” che avrà luogo dal 16 Aprile al 3 Maggio negli spazi di Castel dell’Ovo – Napoli.
La personale, a cura di Nello Arionte e Milena Grosso, contempla 22 opere recenti dell’artista partenopeo che attraverso un continuum di immagini, dal taglio fotografico, indaga i multiformi aspetti offerti dalla città e dai suoi abitanti proposti con moderno ed intimistico realismo nel loro quotidiano vivere.

Il risultato della sua ricerca, sensibile agli esiti di noti maestri partenopei del secolo scorso, ma anche alle contemporanee ricerche espressive internazionali offerte dalla giovane generazione di artisti tedeschi della “Nuova scuola di Lipsia”( Tim Eitel, David Schnell, Matthias Weischer), è una pacata ma arguta analisi critica della metropoli e del disagio esistenziale indotto dalla contemporaneità che l’autore enfatizzata nelle sue scene con pennellate larghe e spianate in una dimensione atemporale e rarefatta.
Con questa mostra nel luogo simbolo della città, si è voluto pertanto omaggiare la ricerca di un artista in grado di esprimere nei suoi lavori, non soltanto una continuità di “scuola” frutto di una profonda coscienza culturale che non rinuncia alla sua radicata identità, ma soprattutto la capacità di farla convergere verso esiti estremamente attuali e di respiro europeo.
Castel dell’Ovo
via Eldorado, 3 (presso via Partenope – borgo marinaro) – Napoli
Apertura: da Lunedì al Sabato dalle 10:30 alle 13:30
Domenica dalle 10:30 alle 13:30
Biglietti: free admittance

Sislej Xhafa


La ricerca artistica di Sislej Xhafa è un’indagine sulle realtà economiche, politiche e sociali associate alla complessità della società moderna. Nelle sue ricerche, ad esempio, sui fenomeni del turismo, della clandestinità, dell’illegalità forzata Xhafa usa un linguaggio minimale, al tempo stesso ironico e sovversivo, confrontandosi agilmente con una vasta gamma di media, dal disegno alla scultura, dalla performance alla fotografia.

“La realtà è più forte dell’arte. Come artista non voglio riflettere la realtà ma interrogarla. Il mio background sociale non abbraccia una linea d’azione razionale. Affronto il mondo e la vita guidato da un istinto primordiale.”

Le risultanze sociale delle teorie economiche e il risultato che deriva dalle loro complesse relazioni sono state per anni al centro della ricerca artistica di Xhafa, che interroga – ad esempio, lo status legale della sua terra d’origine, il Kosovo, presentandosi lui stesso come Padiglione Clandestino nella Biennale del 1997; o negli abiti di un broker finanziario che non vende quote ma indica ai passeggeri della stazione di Ljubliana come e dove muoversi, nella performance Stock Exchange. In una piazza di Torino, realizza un Job Center temporaneo in cui la realtà è una sorta di palcoscenico; a New York, riflette sul concetto di stabilità e sicurezza mandando in giro un gruppo di giovani su un camion anni ’50 ad urlare l’elenco della voce “avvocati” sulle pagine gialle.

“E’ una politica dell’interruzione, che sconvolge la configurazione delle forze che determinano ciò che è visibile e non, quali forme di discorso sono comprese come discorso e quali solo come rumore, chi è designato come soggetto parlante e chi è semplicemente un destinatario”.
Conferenza stampa sabato 21 aprile ore 12.00
Inaugurazione sabato 21 aprile ore 19.00

MADRE – Museo d’Arte Donna Regina
via Settembrini 79, 80139 Napoli
Orari:
Lunedì, Mercoledì Giovedì, Venerdì 10.30 – 14.30
Sabato e Domenica 10.30 – 14.30
Martedì chiuso
Ingresso:
Gratuito il Lunedí
Intero € 7,00
Ridotto € 3,50
Speciale gruppi prenotati [max 30]: € 4,00

Doppio Senso


Sabato 16 Aprile alle 18,00 il PAN| Palazzo delle Arti Napoli,
presenta la mostra curata da Beppe Palomba per l’Accademia della
Bussola con il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di
Napoli dal titolo rivelatore: “Doppio Senso”.

DoppioSenso è la ricerca dell’Armonia tra gli opposti, l’osmosi tra
gli elementi, la conciliazione dei contrari, senso/nonsenso,
tesi/antitesi, caldo/freddo, buio/luce, astratto/concreto,
bianco/nero, verità/bugia, detto/non-detto, reale/irreale,
prosa/poesia, musica/rumore, bello/brutto, yin/yang, pensiero/azione…
Una ricerca che vede in prima linea l’Artista, che degli opposti fa la
propria religione quando con la materia si accinge a riprodurre
un’idea, e vive sulla pelle il doppiosenso di un’opera che è già reale
“in nuce”, quando nasce, cresce e vive nella sua mente, ma che diventa
tangibile, fruibile (quindi materialmente reale) solo quando è
realizzata grazie a un medium che la concretizzi.
DoppioSenso è comprendere al di là delle apparenze, cogliere il lato
oscuro, porsi come altro da sè.

DoppioSenso oggi è anche una Mostra che raccoglie le variazioni sul
tema di un selezionatissimo gruppo di Artisti quali Simone Aimetta,
Valeria Ballestrazzi, Letizia Borelli, Mara Brera, Lorenzo Cataneo,
Alfredo Celli, Alessandra Chiusolo, Marco Circhirillo, Emilio Di
Cerbo, Lucia Gagliardi, Stefano Galli, Francesco Giraldi, Giovanni
Greco, Grelo, Andi Kacziba, Giancarlo Lamonaca, Alessio Lobello,
Rachele Mari-Zanoli, Ronnj Medini, Marianna Mendozza, Marlisa Palomba,
Patrizia Palomba, Vieri Parenti, Chiara Proietti, Gianluca Puglia,
Mary Palomba, Maurizio Palumbo, Gelsomina Rasetta, Enzo Rea, Fabrizio
Ruggiero, Gabriella Russo, Loredana Salzano, Ariane Schuchardt, Danilo
Seregni, Gabriella Tolli, Nicholas Tolosa, Marcello Ursomando ed
Edegildo Zava, tutti impegnati in interpretazioni originali ed
appassionanti.

Inaugurazione sabato 16 aprile ore 18

Palazzo Delle Arti Napoli
via dei Mille, 60
orario lunedì-sabato 9,30-19,30 domenica e festivi 9.30-14.30 martedì chiuso
ingresso libero

Repetition is truth. Via Dolorosa


Via Dolorosa, dal latino “via crucis”, è il nome di una strada all’interno della Città Vecchia di Gerusalemme che si crede sia stata percorsa da Gesù, caricato della croce, lungo il tragitto verso il Golgota. E’ altresì il nome delle 14 stazioni della Via Crucis che ricostruiscono le sue ultime ore di vita. Se il referimento dei 14 dipinti della Howard a La Passione è chiaro, la creazione della serie è stata originariamente influenzata da una delle fotografie più scioccanti scattate nel campo di prigionia a Abu Ghraib in Irak, dove i prigionieri subuivano regolamente torture e umiliazioni da parte dell’esercito Americano, così come riportato dai media.
L’immagine in questione riproduce un prigioniero in piedi in una cassa, col capo coperto, legato con elettrodi. Pertanto, la cassa diviene l’equivalente moderno della Croce – strumento di umiliazione e tortura. I dipinti di Rachel Howard si presentano come fluidi, dando vita a un viaggio metafisico tra astrazione e figurazione; si offrono come strumento di riflessione dei reati contro l’universalità dei diritti umani e la capacità insita negli essere umani di infliggere crudeltà gli uni agli altri.
Il critico e curatore Joachim Pissarro ha definito la serie “sublime”, in linea con la Critica del Giudizio kantiana: “Sublime è ciò in cui l’immaginazione viene dall’oggetto a tal punto estesa, che la misura usuale non è più sufficiente a comprenderlo”, eppure, come tale – è parte di una totalità . E’ questa idea di illimitato che l’artista cerca di indurre nello spettatore: la credenza che la sofferenza umana non avrà mai fine. Da qui, il titolo del lavoro: Repetition is Truth (la ripetizione è verità).

La mostra è stata realizzata interamente grazie alla generosità e al supporto di Blain|Southern.
Inaugurazione Sabato 16 Aprile ore 19-21

MADRE Museo d’Arte Donna Regina
via Luigi Settembrini, 79 – 80139 Napoli
Orario: Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì 10.30 – 14.30; Sabato e Domenica 10.30 – 14.30. Chiuso martedì. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso:
Intero € 7,00
Ridotto € 3,50
Speciale gruppi prenotati [max 30]: € 4,00
Gratuito: bambini fino a 6 anni
Gratuito per tutti il Lunedì

Ernesto Tatafiore


A partire dalla mostra “I maestri di Terraemotus” alla Reggia di Caserta, il Pantheon di Ernesto Tatafiore si è arricchito con i ritratti dei protagonisti del Futurismo. Accanto ai proverbiali eroi della Rivoluzione Francese, a quelli della Repubblica Napoletana del 99, ai Masaniello e ai Maradona, ora è la volta di Marinetti, Russolo & Co. Passate le celebrazioni del Centenario futurista, con le loro esagerazioni di prammatica, è tempo di ripensamenti e di bilanci. Ed ecco che i nuovi eroi di Tatafiore ci vengono incontro come rievocazioni senza retorica, volti e figure come simulacri, come ombre, muse come statue di gesso, ma dal volto rosso e dal gilet coloratissimo. Balla, Carrà, Depero, Russolo, Boccioni, il visionario mondo del Futurismo, si presenta in tutta la sua enigmaticità e ambiguità nei nuovi dipinti di Ernesto Tatafiore, con il tratto leggero e vagamente ironico, tipico dell’artista. Si inizia il primo aprile con le “Futuristi-cravatte da combattimento”, in anteprima a “1opera”, la piccola galleria di fronte all’Accademia di Belle Arti, e si continua poi a Berlino alla Galerie Levy con “Futuristi-Kampf Maschine” dove, con limpido rigore, Tatafiore pone i suoi ritratti tra piccole torri, ciminiere, aerei, automobili, scritte, righelli e squadre, che alludono, come trovarobato di teatro, a idee incomparabili e impraticabili.

Dissacratori, polemici, chiassosi, i Futuristi sono ritratti su tele ovali da cui fuoriescono fantasiose cravatte. Tatafiore disarticola ogni immagine accostandola al suo altro da sé, tra continui slittamenti, scarti, ribaltamenti che ci rimandano a un presente tra fabbriche e vulcani e a un futuro tra torri-grattacieli e robot; a una nuova dimensione in cui storia e futuro si intrecciano in un continuo gioco di specchi (ci sono anche anacronistici autoritratti futuristi) che non risolve alcun enigma, ma che anzi li moltiplica all’infinito. Oltre la memoria del ritratto; anagrammi che non possiamo – e in fondo non vogliamo – risolvere. Bragaglia parlando delle sue fotografie disse: «L’estetica del fotodinamismo prende come punto di riferimento le teorie di Bergson, “afferrare ciò che accade nell’intervallo”, compiendo un’opera che trascende la condizione umana». Quali migliori parole per esprimere quel senso di malinconia che Tatafiore riesce a concretizzare rendendo visibile e quasi palpabile quel frammento di tempo (“ciò che accade nell’intervallo”) che fu un ritratto fotografico ed ora acquista un’aura di mistero, dove gli eroi del futurismo appaiano sospesi, immobili, come per effetto di magia

Arcani figuri imperscrutabili, ove si addensano oracoli e prefigurazioni, volti silenziosi, cravatte svolazzanti, macchine da guerra che ci osservano e ci scherniscono. Il Futurismo di Tatafiore è un oggetto concettuale che possiede l’aspetto dei loro fautori, ma senza movimento e vita: una trasfigurazione che è un tradimento, emblema di questa nostra tormentata umanità che, abbandonate le “magnifiche sorti e progressive”, si scopre d’improvviso sull’abisso e cancella di colpo ogni macchinolatria, ogni Nike alata che continuerà a governare tempo e spazio mentre noi cesseremo di esistere. Il tradimento di Tatafiore – la sua interpretazione – consiste nel frantumare la pluridimensionalità del movimento portandolo nella bidimensionalità del piano della tela, così da realizzare una nuova spazialità non più mimetica, non più multiprospettica. In sostanza, egli scompone l’idea del futurismo nelle sue parti più programmatiche per giungere a una nuova unità che consente la totale storicizzazione del fenomeno. E dopo cento anni, nella nostra contemporaneità, le celebrazioni di un movimento che voleva guardare al futuro, ma era ancora dentro le utopie del romanticismo, o meglio, del decadentismo dannunziano, non possono che incontrare nuovi gusti e diversi linguaggi, mentre un atto di metabolismo ha fatto sì che le invenzioni di matrice avanguardista siano rientrate in quella cultura insieme differenziale e collettiva in cui siamo chiusi: la cultura di massa

Il Futurismo è stato un’espressione dell’immaginario di un’epoca storica e di uno stadio della società: quell’era industriale a cavallo della prima guerra mondiale. Con “Kampf Maschine”, Tatafiore opera uno slittamento, per dirla in termini lacaniani, per sganciare il Futurismo dall’immaginario e annetterlo al simbolico. E che dire delle figure di donne che spudoratamente si mostrano nelle improbabili “serate antipudiche” forse futuriste dall’antigrazioso di Carrà? Sagome, immagini, muse, oltre la realtà delle loro apparenze, oltre la concretezza dichiarata, ma dentro la nostra interiorità (Tatafiore è pur sempre uno psicoanalista) di sentimenti e desideri e repulsioni, sogni e deliri che ci avvolgono e ci pervadono e che proiettiamo poi sulle mitologie del passato.

1Opera Gallery
via Vincenzo Bellini, 26 – Napoli
Orario: Lunedì – Venerdì 10-19
Ingresso libero

Nothingness


Esistono diverse modalità per raccontare la verità, ma per far alzare la testa e ricominciare a lottare, Rosaria Iazzetta ne conosce solo una: gridare con il ferro della lamiera e lo spaesamento della fotografia.
Se è vero che dalla mancanza di qualsiasi valore si determina il piacere per il sopruso, è anche vero che per vivere nella pienezza di diritti e doveri, è necessario riconoscere il nemico, per riappropriarsi della felicità e allontanarsi dalla vigliaccheria e dalla paura una volta per sempre.

In occasione dell’inaugurazione, sarà presentato in galleria il testo fotografico dal titolo “La Mala Tolleranza, La felicità vince quando la speranza e la coscienza smettono di essere latitanti”, edito da Ulisse & Calipso Edizioni Mediterranee, per meglio aiutare a spalancare l’anima anche in modalità scritta oltre al visivo.
La mostra si compone di quattro sculture, di una sezione fotografica frutto del progetto P.N.P. progresso non Pubblicità e di due installazioni in cui, grazie alla Fototeca della Soprintendenza per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della Città di Napoli, due straordinarie foto di opere pittoriche presenti al Museo di Capodimonte, (Madonna del Baldacchino di Luca Giordano; Il ritorno del figliol prodigo di Mattia Preti) sposano due sculture.

Rosaria Iazzetta, classe ’77, nel 2002 è la prima italiana ad accedere alla Tokyo National University of Art and Music, e l’unica a vincere la borsa di studio per artisti edita dal Ministero degli Affari Esteri Italiano e dal Governo Giapponese. Nel 2005 ottiene il Master in Scultura in ferro, e dal 2003 fino ad oggi, collabora con la Soh Gallery di Tokyo.
Specializzata nel 2008 in eco-design, dal gennaio 2010 è docente di scultura all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
Galleria Franco Riccardo Artivisive (nuova sede)
Piazzetta Nilo, 7 – Napoli
orari: dal lunedì al venerdì 11 – 20
Ingresso libero

Regina Margherita


Fu detta la regina dei poeti, a lei fu dedicata la famosa pizza tricolore che ancora oggi porta il suo nome, ma prima di ogni cosa, Margherita fu la prima regina d’Italia.

In occasione delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, Napoli ricorda il mito della Regina Margherita dedicandole una mostra presso il Palazzo Reale; luogo che ella stessa scelse per dare i natali a suo figlio Vittorio Emanuele III.

Senza dubbio Margherita costituisce un interessante soggetto storico e privato nell’ambito della lettura della storia unitaria italiana, non solo per essere stata la prima Regina dell’Italia unita, ma anche per quel particolare stile che Margherita impose con la propria forte personalità e il proprio ruolo sull’opinione pubblica italiana, tanto da creare un vero riferimento culturale e sociale per oltre mezzo secolo.

La mostra, attraverso l’esposizione di numerosi capolavori artistici accompagnati da documenti storici, abiti, arredi e gioielli, offrirà al visitatore l’opportunità di rivivere attraverso l’inedito punto di vista femminile il percorso di formazione e consolidamento della storia nazionale.

Nel ripercorrere la storia di una donna che per prima ha potuto fregiarsi del titolo di Regina d’Italia, l’evento espositivo richiamerà tutti i passaggi più significativi che dal Risorgimento hanno condotto all’Unità, valorizzando al tempo stesso le sale storiche che hanno fatto da sfondo e da cornice alle vicende private e pubbliche dei suoi protagonisti.

La mostra racconta la Regina non solo negli aspetti della sua vita, ma anche come simbolo di una Italia che cambia nel nome della modernità e del progresso, di cui Margherita diventerà icona popolare. Sono ripercorse le tappe fondamentali della sua vita che raccontano, al contempo, la storia di una nazione: dal matrimonio con Umberto e il suo ruolo nell’acquisizione del consenso della monarchia, alla nascita del figlio, dall’attentato di Passanante e dalle crisi di un paese in rapida unificazione, allo svilupparsi del gusto “margherita” nella moda e nella società, dal mecenatismo culturale nelle arti al forte interesse per le questioni sociali femminili, per l’alfabetizzazione.
Inaugurazione 1 aprile 2011, ore 12.30

Palazzo Reale
piazza Plebiscito, 1 Napoli
Orario: Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 20. Chiuso il mercoledì e nei giorni 1° gennaio, 25 aprile, 1 maggio e 25 dicembre, salvo aperture straordinarie.
La biglietteria chiude un’ora prima.
Cortili e giardini sono liberamente visitabili, ad esclusione del giardino pensile.
Ingresso
Intero: 4,00 euro.
Ridotto: 2,00 euro (per i cittadini dell’Unione Europea tra i 18 e i 25 anni e per i docenti).
Gratuito per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.
Per le scuole la prenotazione è gratuita ma obbligatoria.

Roberto Coda Zabetta


Dopo lo straordinario successo di Nuvole Sacre nello scorso luglio al Palazzo Reale di Milano, Roberto Coda Zabetta espone al PAN | Palazzo delle Arti Napoli Lavori Recenti, mostra a cura di Maria Savarese, Igor Zanti e Claudio Composti.
Pittore e scultore, l’artista biellese, sin dal suo esordio sulla scena espositiva nazionale con un ciclo di lavori sui bambini morti nel genocidio in Ruanda, e con un altro sulla discriminazione razziale subita dagli albini africani, ha come oggetto della sua riflessione artistica il tema della sofferenza umana. Nei primi anni del Duemila inizia a produrre opere pittoriche di grandi dimensioni, in cui il volto umano diviene protagonista della sua ricerca, attraverso pennellate dense e materiche. Nei lavori esposti lo scorso luglio a Milano, Coda Zabetta si confronta, invece, con la tremenda catastrofe provocata dall’esplosione della bomba atomica di Hiroshima: una riflessione sul destino degli uomini quando, attraverso l’uso ed abuso della scienza e della tecnica, tentano di valicare i limiti della propria coscienza, generando tragedie.
I Lavori Recenti di Coda Zabetta presentati al PAN sono la naturale evoluzione creativa del progetto milanese.
L’artista, infatti, andando oltre la riflessione sulla tragicità dell’esplosione portatrice di morte, ora si sofferma su ciò che avviene immediatamente dopo, racconta l’ immagine che resta in seguito alla scomparsa di ogni segno vitale, concentrandosi sulla visione ultima di qualsiasi racconto esistito prima della completa sparizione. Il fumo, così, si trasforma in un intenso momento meditativo, traccia visiva dell’assenza: tra il fisico e l’incorporeo, ponte energetico tra cielo e terra, ciò che è visibile dell’intangibile, immagine del trascendente.
L’idea di questa mostra nasce proprio mentre l’artista si trovava in Indonesia, nei giorni in cui il vulcano Merapi esplodeva, liberando in cielo una nube densa. Ed è stato in quel momento che lui ha legato idealmente l’immagine dell’energia del Merapi a quella del Vesuvio, foriero di morte ed al contempo di tensione vitale.
Al Palazzo delle Arti di Napoli saranno esposti quindici dipinti, smalti su tela e per la prima volta la scultura, sia di medie che di grandi dimensioni, realizzata mischiando materiali poveri, ad altri tecnologicamente più evoluti: dalla gommapiuma, all’acciaio, fino alla resina.
Completerà il percorso espositivo un video inedito girato da Ferdinando Vicentini Orgnani e Alessandra Minini sulla vita dell’ artista.
Inaugurazione sabato 2 aprile ore 11

Palazzo delle arti di Napoli – PAN
via dei Mille, 60 – Napoli
Orari: feriali: 9.30 – 19.30 festivi: 9.30 – 14 chiuso il martedì
Ingresso libero

Fratelli Scuotto e Sergio Siano


Con “riEvoluzione conTradizione” si racconterà, attraverso installazioni, sculture, immagini dei loro lavori, la storia già scritta e da scrivere dei Fratelli Scuotto, gli “artisti -artefici” napoletani. Le istantanee del fotografo Sergio Siano sono i fotogrammi di un film che inizia negli anni Novanta e che evolve con sempre più coraggiosa ed inedita modernità nel panorama artistico napoletano e non solo.

Quattro rendez-vous artistici per un itinerario onirico e visionario, dove la tradizione si fonde con la contemporaneità, la maschera con il reale, le ombre con la luce. La formula Scu8 si traduce nelle tematiche e nei personaggi, nelle atmosfere e nei materiali, nelle tradizioni e nelle contraddizioni che ispirano, giorno dopo giorno, il lavoro del collettivo artistico. Non dunque un viaggio “storico”, ma un’immersione “atemporale” nel sogno e nella realtà, nel sacro e nel profano tra diavoli e santi,in quella compresenza degli opposti che restituisce le irrisolte inquietudini umane.

Si inizia giovedì 31 marzo alle ore 19.00 mettendo in scena il “Diavolo” e la sua parodia. Con “Fra Diavoli” gli Scuotto intendono rendere palese, esorcizzandola, la figura del demonio. Chi è il diavolo? Dove si nasconde? Come agisce? Sarà il demonio che non si vede ad essere il più pericoloso?

Il diavolo richiama le figure paniche ed i satiri di cui è intrisa la radice culturale greca del sud ed in particolare di Napoli. Eppure i demoni continuano ad avere un impatto estremamente contemporaneo e globale. Ogni “angelo caduto” messo in scena dagli Scuotto ha un nome ed una storia che sintetizzano i mali del nostro tempo. C’è il demone narciso,il vecchio ingannatore,il falso profeta,il sensuale e lussurioso seduttore. Tutte le figure non esaltano il male ma sono segnali di pericolo.

Un caffè letterario e uno dei punti di ritrovo del by night napoletano: non è un caso la scelta delle location della mostra. Lontani di gran lunga dai templi in cui si “celebra” l’arte a Napoli, le opere degli Scu8 si offrono senza intermediari ed intermediazioni, in modo diretto ed immediato. L’arte contamina il quotidiano, arricchendolo, ispirandolo, in modo da turbare ed emozionare, sorprendere e far sorridere il visitatore che è cultore ma anche utente, cliente o casuale passante.

“Gli Scuotto aprono una crepa nelle attuali e ben note dinamiche del sistema “arte”– spiega Bruno La Mura per il Caffè Letterario Intra Moenia- Abbiamo chiesto loro di esporre in luoghi non convenzionali come Intra Moenia e Galleria 19 perché intendiamo incentivare e sostenere un’idea di artisti, artigiani, opere, concezioni ed intraprendenza che gli Scuotto rappresentano perfettamente. Napoli è piena di espressioni artistiche che vivono fuori dai “palazzi”e che vengono ignorate da chi regge le fila delle dinamiche di questo settore. Gli Scuotto infettano questo sistema, fondendo la tradizione con la contemporaneità, vivendo di arte senza elemosinare presenze, critiche, mostre, e irrompono nel mercato guidati solo dal loro talento e dalla loro passione. Ed è questo virus che vogliamo alimentare e far espandere”.

I Fratelli Scuotto si stagliano, dunque, come una vera e propria eccezione in questo panorama, ripristinando l’idea della bottega d’arte, in un’accezione moderna ed intelligente che è la ricchezza ed il valore aggiunto degli “artisti – artefici” del centro storico napoletano. Gli Scu8 “pensano” e “fanno”, elaborano e operano, senza delegare nessuno alla realizzazione dei loro lavori. Non c’è distacco tra l’artista e l’artigiano: la bottega è il rivoluzionario luogo di creazione contemporanea, dove l’idea si fonde con la polvere, il sogno con i calchi, la visione con le mani.

I
rendez–vous
di
“…riEvoluzione conTradizione…”

Giovedì 7 aprile – ore 19.00: “Favola e maschera”
Caffè Letterario Intra Moenia
Pulcinella vaga nell’universo visionario delle favole classiche. Ansioso, cerca la sua maschera rubata, inseguendo un dispettoso ladro. Gli Scuotto ripropongono e stravolgono fiabe senza tempo come “Pollicino”, “Aladino”, Barbablu” e “Il gatto con gli stivali”.

Giovedì 14 aprile – ore 19.00: “Mistero”
Caffè Letterario Intra Moenia
Mistero per eccellenza, la natività viene riproposta dagli Scuotto ponendo domande e avanzando provocazioni. Non ci sono certezze e le presenze canoniche della rappresentazione sacra lasciano il posto a scomode assenze. Gli Scuotto aggiungono nel tradizionale presepe nuove figure e nuovi personaggi, ispirandosi all’immaginario favolistico meridionale e alla necessità di esaltare la multi- etnicità e l’apertura della sacra rappresentazione. “Mamma Sirena”, “Zi Michele e le mele annurche”, “Ciruzzo o’ niro”, guappi e femminelli, appestati e donne nude: antiche assenze che diventano contemporanee e necessarie presenze.

Giovedì 21 aprile – ore 19.00: Finissage “riEvoluzione conTradizione”
Galleria 19
Sperimentazione, contemporaneità, rielaborazione: gli Scu8 rivoluzionano un sistema, tradendo il passato, ingannando il presente, giocando con il futuro.

Contatti e informazioni:
Caffè Letterario Intra Moenia
Piazza Bellini 70 – Napoli
info@intramoenia.it

Hearts & Crafts Questioni di cuore


Giovedì 7 aprile 2011 alle ore 18.30 si inaugura alla Fabbrica delle Arti di Napoli la mostra Hearts & Crafts – Questioni di cuore dell’artista Mojmir Ježek, una declinazione dei suoi inconfondibili cuori, con marchio Fabbrica delle Arti, nelle manifatture d’eccellenza del cioccolato e del settore tessile.

Una collezione di cuori, tra i quali figura anche un’esclusiva opera ideata dall’artista in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, realizzati dalla cioccolateria artigianale napoletana Dolce Idea di Gennaro Bottone, sarà presente presso la Fabbrica delle Arti e i punti vendita Dolce Idea insieme a una pubblicazione con 12 stampe delle opere di Ježek accompagnate da testi di Natalia Aspesi ed Erri De Luca tratti dal libro Batticuori (2001, Core edizioni). I cuori di Mojmir Ježek rappresentano un nuovo appuntamento per la costruzione del dialogo con le manifatture del cibo che Fabbrica delle Arti sta conducendo in collaborazione con Slow Food. «La poliedricità comunicativa e l’originalità dell’artista – afferma Giusi Laurino, direttore artistico di Fabbrica delle Arti – riescono con semplicità a raggiungere un pubblico attento alla qualità delle materie prime, creando sinergia tra un artigianato d’eccellenza e una rinnovata visione del disegno del cibo». «Il lavoro – sostiene Slow Food – mira a esaltare le produzioni gastronomiche e agroalimentari “buone, pulite e giuste” attraverso un food design creativo che diviene insieme simbolo di intelligenza emotiva e racconto dell’artigianato d’eccellenza campano».

Sarà presentata inoltre un’edizione di pouf dal titolo Cuore con marchio Fabbrica delle Arti realizzata da Raro Design e firmata da Mojmir Ježek. L’opera, che sviluppa il concetto di Yin e Yang in due varianti del rosso magenta, è accompagnata da un tavolo a forma di goccia in resina laccata.

Negli spazi della Galleria sarà presente un’esposizione di tempere su cartone e serigrafie di Ježek, rese famose dalla rubrica “Questioni di cuore” pubblicata settimanalmente su il Venerdì de la Repubblica.

Per l’intero periodo della mostra, alla Fabbrica delle Arti sarà anche proiettato un racconto fotografico di Mario Laporta che documenta l’intero percorso compiuto.

vernissage giovedì 7 aprile ore 18.30

Fabbrica delle Arti – Napoli
via Annibale de Gasperis, 24
Martedi-sabato 11 – 18
Ingresso libero

Anne et Patrick Poirier


Il giardino della memoria è l’ultima monumentale opera di Anne e Patrick Poirier: è il progetto per una “necropoli contemporanea”, un cimitero come opera d’arte, ideato dagli artisti francesi per il comune di Gorgonzola (Milano). L’opera è quasi la sintesi delle ricerche dei Poirier che da circa quarant’anni riflettono sull’idea della memoria usando materiali e soluzioni formali eterogenee: calchi, erbarî, fotografie, installazioni architettoniche di utopiche città o di siti archeologici visitati durante numerosi viaggi. Gli artisti analizzano la fragilità della cultura e dell’arte minacciate dal trascorrere del tempo e dalla storia.

Il nuovo cimitero di Gorgonzola sarà un giardino, un nuovo Eden, felice luogo d’incontro tra i vivi e i loro cari, avrà una superficie di oltre 16.000 m2 , e sorgerà in un’area verde ancora più estesa; la planimetria avrà la forma di foglia di quercia, pianta che simboleggia forza ed eternità e le sue radici, il tronco e i rami rappresentano rispettivamente il mondo sotterraneo, il mondo terreno e il mondo ultraterreno. Le venature della foglia si trasformano nei viali del cimitero, ognuno dei quali avrà il nome di una costellazione; il viale principale, la Via Lattea, in asse con un anfiteatro per commemorazioni pubbliche, sarà costeggiato da piante e verdi colline che proteggeranno e occulteranno le sepolture disposte nelle zone più periferiche del monumento. Alcune di queste colline potranno diventare sepolture private, riprendendo la struttura degli antichi ipogei italici.

L’ingresso avrà la forma di un enorme arco di cerchio (12,50 x 81 metri) realizzato con tessere vitree di Murano di colore blu intervallate da inserti dorati per simboleggiare una spettacolare volta celeste. Il cancello d’entrata avrà la scritta dorata “anima mundi”. L’arco d’ingresso ospiterà, oltre ai luoghi logistici, anche una cappella a forma di nave rovesciata, candida struttura bianca con un taglio di luce sul soffitto; un luogo laico, senza simboli religiosi caratteristici, che oltre ad esplicare la cultura “illuminista” degli artisti, esprime il comune destino di tutti gli uomini davanti al mistero della morte. Sulle pareti vi saranno nomi dorati di pensatori che hanno meditato sul mistero divino.
Oltre alle sue qualità estetiche Il giardino della memoria soddisfa tutti i requisiti tecnici richiesti dalla committenza comunale, e potrà diventare un simbolo positivo di “edificio pubblico”.

In mostra al museo MADRE si potranno ammirare disegni, plastici e le planimetrie del monumento, oltre ad un’installazione site specific di neon blu che riprendono i nomi delle costellazioni che denominano i viali del giardino.
Conferenza stampa Sabato 2 aprile alle ore 12.00
Opening ore 19.00
Dalle 18.00 alle 22.00
Ritorna – one shot – l’aperitivo al primo piano del museo
finger food, videoproiezioni e ricerca musicale

MADRE Museo d’Arte Donna Regina
via Luigi Settembrini, 79 – 80139 Napoli
Orario: Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì 10.30 – 14.30; Sabato e Domenica 10.30 – 14.30. Chiuso martedì. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso:
Intero € 7,00
Ridotto € 3,50
Speciale gruppi prenotati [max 30]: € 4,00
Gratuito: bambini fino a 6 anni
Gratuito per tutti il Lunedí

Ciro Vitale


Continua con la “Crisi Politica” il progetto “L’arte in Crisi” nella FLY PROJECT della Galleria Franco Riccardo Artivisive. Il terzo appuntamento di questo percorso che si propone di indagare, attraverso una serie di mostre personali, tanto la “crisi” dell’arte stessa, quanto la “crisi” di altri ambiti per mezzo del linguaggio artistico, è per sabato 2 aprile 2011 alle ore 12.00 con “Happy Birthday Italy” di Ciro Vitale. Ancora una volta un’inaugurazione “mattutina” che permetta al pubblico di frequentare il Centro Antico e di riappropiarsene. Il progetto “L’arte in Crisi” è curato dal critico Stefano Taccone con il contributo del poeta Gabriele Frasca e del musicista Carlo Mormile.
Ciro Vitale, i cui lavori degli ultimi anni risultano strettamente improntati alla memoria di episodi di “resistenza”, la resistenza contro il nazifascismo in primis, approda ora ad un discorso sulla memoria di carattere più ampio, ma senza rinunciare ad un’impostazione “partigiana”. Alla dimensione celebrativa che per lo più contraddistingue i numerosi eventi che si susseguono in queste settimane in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, egli oppone un ingegnoso dispositivo che induca lo spettatore a fare i conti con un passato non di rado scottante: una console con 150 interruttori rende possibile il controllo di altrettante lampadine corrispondenti agli anni che vanno dal 1861 al 2010; lo spettatore può decidere di modificare costantemente il loro assetto, ma compilando un modulo in cui palesa il motivo della sua scelta. L’installazione è accompagnata dal Soundscape del sound designer Mauro Lupone, un flusso sonoro dal quale emergono voci e rimandi alla Storia d’Italia.
Inaugurazione: Sabato 2 aprile 2011 ore 12.00

Galleria Franco Riccardo Artivisive
Piazzetta Nilo, 7 (II piano) – Napoli
Visitabile dal lunedì al venerdì ore 11-20