Wicked patterns (cattivi schemi)

Il 5 febbraio, T293 inaugura la prima mostra personale di Helen Marten intitolata ‘wicked patterns’ (cattivi schemi). La mostra prende il titolo da una dichiarazione che descrive le applicazioni decorative della formica nei mobili Memphis. Avvolte in queste parole vi sono associazioni in caduta libera: riferimenti al Cubismo, Futurismo, Art Deco, graffiti, alla giungla e alla città, alla fantascienza, ai cartoni animati, alle stampe africane, e ai fumetti giapponesi – un labirinto infinito di marchi, loghi e grafica da cui lanciarsi.

Con il termine ‘wicked’ tocchiamo vari signigificati linguistici, dall’esperssione -cool’ di -cattivissimo’ del linguaggio colloquiale, passando per il linguaggio degli SMS (WKD!), fino al perverso, patetico e diabolicamente giocoso signifcato di cattivo comportamento. Questo sfocato, sovrapposto andirivieni di arte e storia del design fornisce un vocabolario già saturo di immagini da mettere insieme. Ed e’ da questo riarrangiare e riassorbire roba e quantità stranote di riferimenti culturali, che l’opera trova il suo senso dell’umorismo.

L’araldica, gli allucinogeni e le -emoticon’ scivolano attraverso le sacre linee del modernismo fino alla banalità della produzione di massa; le tendenze corporative crollano sotto la pignoleria ornamentale ed il valore d’uso viene mimetizzato sotto una cacofonia di modelli e colori. Il lavoro e’ rafforzato anche da un interesse feticistico nei materiali e nella manualità, entrambi messi insieme con uno -sputo’ di tipo estetico, e la leccata, lucida brillantezza della fabbricazione industriale: le superfici lisce si alternano ad arrrangiamenti rovinosi, cenni architettonici siedono accanto ad immondizia, fragilità, ossessività e una sorta di grafica erotica. Simboli e personalità sono designati, solo per essere riassegnati o manipolati attraverso livelli ulteriori di dettagli di materia.

‘George Nelson’, fa un richiamo scherzoso al padre del modernismo americano, mentre due sculture che fanno riferimento a delle sedie accennano a un dialogo umoristico tra autori canonizzati (Rietveld + Wegner). Tintin di Herge’ fonde la piu’ famosa delle euro-centriche sillhouettes con l’iconografia delle compagnie aeree, sollevando questioni di interesse politico e culturale. L’artista fa un omaggio allo spirito punk del fai da te e all’esuberanza di strada, e difende i giochi infantili da dilettanti. Continuamente spinta, allungata ed esagerata, l’atmosfera che ne risulta e’ lasciata ai capricci del gusto, del ritmo e dello stile.

Helen Marten, Nata nel 1985, si e’ diplomata presso la Ruskin School of Drawing and Fine Art, Oxford.
Vive e lavora a Londra.

Inaugurazione 5 Febbraio 2010, alle 19

T293, Via Tribunali 293, Napoli
oario: mart-sab 12-19
ingresso libero

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