Archive | febbraio, 2010

Wicked patterns (cattivi schemi)

Il 5 febbraio, T293 inaugura la prima mostra personale di Helen Marten intitolata ‘wicked patterns’ (cattivi schemi). La mostra prende il titolo da una dichiarazione che descrive le applicazioni decorative della formica nei mobili Memphis. Avvolte in queste parole vi sono associazioni in caduta libera: riferimenti al Cubismo, Futurismo, Art Deco, graffiti, alla giungla e alla città, alla fantascienza, ai cartoni animati, alle stampe africane, e ai fumetti giapponesi – un labirinto infinito di marchi, loghi e grafica da cui lanciarsi.

Con il termine ‘wicked’ tocchiamo vari signigificati linguistici, dall’esperssione -cool’ di -cattivissimo’ del linguaggio colloquiale, passando per il linguaggio degli SMS (WKD!), fino al perverso, patetico e diabolicamente giocoso signifcato di cattivo comportamento. Questo sfocato, sovrapposto andirivieni di arte e storia del design fornisce un vocabolario già saturo di immagini da mettere insieme. Ed e’ da questo riarrangiare e riassorbire roba e quantità stranote di riferimenti culturali, che l’opera trova il suo senso dell’umorismo.

L’araldica, gli allucinogeni e le -emoticon’ scivolano attraverso le sacre linee del modernismo fino alla banalità della produzione di massa; le tendenze corporative crollano sotto la pignoleria ornamentale ed il valore d’uso viene mimetizzato sotto una cacofonia di modelli e colori. Il lavoro e’ rafforzato anche da un interesse feticistico nei materiali e nella manualità, entrambi messi insieme con uno -sputo’ di tipo estetico, e la leccata, lucida brillantezza della fabbricazione industriale: le superfici lisce si alternano ad arrrangiamenti rovinosi, cenni architettonici siedono accanto ad immondizia, fragilità, ossessività e una sorta di grafica erotica. Simboli e personalità sono designati, solo per essere riassegnati o manipolati attraverso livelli ulteriori di dettagli di materia.

‘George Nelson’, fa un richiamo scherzoso al padre del modernismo americano, mentre due sculture che fanno riferimento a delle sedie accennano a un dialogo umoristico tra autori canonizzati (Rietveld + Wegner). Tintin di Herge’ fonde la piu’ famosa delle euro-centriche sillhouettes con l’iconografia delle compagnie aeree, sollevando questioni di interesse politico e culturale. L’artista fa un omaggio allo spirito punk del fai da te e all’esuberanza di strada, e difende i giochi infantili da dilettanti. Continuamente spinta, allungata ed esagerata, l’atmosfera che ne risulta e’ lasciata ai capricci del gusto, del ritmo e dello stile.

Helen Marten, Nata nel 1985, si e’ diplomata presso la Ruskin School of Drawing and Fine Art, Oxford.
Vive e lavora a Londra.

Inaugurazione 5 Febbraio 2010, alle 19

T293, Via Tribunali 293, Napoli
oario: mart-sab 12-19
ingresso libero

Toy-Tano

Venerdi’ 5.2.2010 ore 19:00 si inaugura -TOY-TANO-, la collettiva organizzata da ALESSANDRO COCCHIA c/o -PURP- (vico Carceri San Felice n. 23 – Napoli. Info: 328/3565201, www.alessandrococchia.com), visitabile sino al 26.2.2010 dal lunedi’ al sabato, dalle 17:30 alle 20:30. Ingresso libero.

La nuova collettiva voluta da Cocchia, coinvolgendo alcune tra le personalità piu’ originali ed estrose della scena artistica napoletana, mira a cogliere una tendenza già diffusa all’estero, quella degli -Art Toys-, e farla propria, sino a rielaborarla in maniera inedita e a comunicarla al tessuto piu’ vivido e fertile della città. Questo l’intento che ha animato il designer napoletano nell’allestimento presso la sua factory. Accanto a cio’, pero’, un altro scopo: quello di raccogliere fondi, col ricavato della vendita dei pezzi in mostra, da devolvere alla O.N.L.U.S. -Roadway for Others-, e in particolare al progetto -Roadway for Africa-, per rifornire di farmaci una clinica in Senegal nata beneficamente e operante sul territorio (http://www.roadwayforafrica.com).

Cosi’, per una causa piu’ che altruistica, una quanto mai varia teoria di -Art Toys- sarà protagonista del corpus espositivo. Gli -Art Toys- sono pura -follia decorativa’, nuova ossessione per i collezionisti, che orbitano tra street art, trend creativi underground, web culture, sintassi comunicative non ortodosse, ma sperimentali, con un occhio al Nord Europa e al Giappone, e un altro alle capitali USA. MUNNY e DUNNY, due modelli della Kidrobot (insieme a Toy2R, due tra i marchi produttori piu’ forti nel settore), altro non sono che pupazzi (banalizzandoli, cosi’ li si potrebbe definire!) di varie dimensioni (dai 7 ai 50 cm di altezza), nati dall’idea dell’artista newyorchese Tristan Eaton e del proprietario della Kidrobot Paul Budnitz, e dopo poco esplosi come fenomeno di massa che dagli appassionati si sta diffondendo, tramite il web, in tutto il mondo. Grande spinta a cio’ e’ stata data dall’intervento su questi -mini-fantocci-giocattolo’ di creativi come Gary Baseman e Jeremyville (il primo ad aver curato una pubblicazione sugli Art Toys), che hanno illustrato, dipinto, personalizzato i modelli neutri, rendendoli pezzi d’arte e da collezionismo unici, o a tiratura rigorosamente limitata. In una parola, li hanno – come si direbbe in inglese – -customizzati-, modificandoli secondo il proprio gusto e stile, facendoli diventare veri e propri oggetti d’arte, con cui in vari paesi vengono organizzate mostre ed esposizioni.

Lo sguardo lungo di Cocchia, creativo al passo coi tempi e perfettamente calato in una cultura globale, ha saputo afferrare questo trend, riproponendolo ad artisti nostrani: graphic designer, fotografi, chef, tatuatori, body artist, creativi, illustratori, writer e videomaker. Ed ecco il risultato: ognuno, secondo le proprie ascendenze e inclinazioni, ha personalizzato il suo MUNNY, conferendogli esclusività. Maria Luisa Firpo, Mario Avallone, Mimmo Moxedano, Alessandro Cocchia, Roberta Della Volpe, Dadà Di Donna, Sayrel Silva, Fabio Fumo, Ruben Sebastien, Pasqualone, Ognissanti, Iabo e Amedeo Califano sono riusciti a travasare il proprio linguaggio artistico in queste creazioni. Cosi’ sono nati piccoli Munny floreali, altri travestiti da Stalin-Star, altri ancora incartati con involucri di pregiati cioccolatini francesi artigianali e poi messi in una rete da caciocavallo, minuscole donne manga, ironiche, irriverenti e aggressivamente provocatorie, alcuni che ricordano gli omini di -Mario Bros-. E oltre. Avveniristici esploratori/esploratrici pronti all’allunaggio con stendardi autobiografici, bambolottini che fanno piercing e tatuaggi, Munny ricoperti da inserti di giornale e carta, o con vere e proprie armature di ferro con elmo e alabarda, sino all’apoteosi del tipico San Gennaro di Cocchia, con tanto di tiara e bastone pastorale in rame. Del resto, già dal titolo della mostra s’intravede la miscela di ironia e inventiva: gioco e giocattolo (Toy) che dall’estero qui a Napoli si veste del tipico diminutivo partenopeo -Tano-, per creare un calembour che riecheggia, in assonanza col logo -Purp-, il suo parente stretto, il -totano’

-PURP-, SAVE THE FANTASY FACTORY
Il nome -Purp- non e’ una scelta causale: e’ la perfetta unione dell’ironia -made in Naples’ (‘O Purp, il polpo, per i partenopei!) e una nuance cromatica, -purple’, viola, cara a Cocchia. Nel cuore antico della città uno spazio giovane, dinamico, versatile, pronto a recepire e rielaborare in maniera inedita i trend piu’ originali della street culture e di svariate forme d’arte e comunicazione provenienti dalle capitali nordeuropee e delle megalopoli statunitensi. Un’officina creativa in cui colore e immaginazione la fanno da padroni e le idee piu’ innovative vengono accolte, sviluppate e diffuse. Uno spazio espositivo che non ha la presunzione di definirsi gallery, ma che ha tutte le caratteristiche di una fucina in cui estro e inventiva vengono privilegiati in una felice sinergia tra illustrazione, cinema, pittura, fumetto, cartoon e graffiti. Il motto della factory e’ -Save The Fantasy-, per chi non ha nessuna intenzione di rinunciare alla magia del gioco e del fantastico.

Inaugurazione 5 febbraio ore 19

Purp
vico Carceri San Felice, 23 – Napoli
Orario: dalle 17:30 alle 20:30, domenica chiuso
Ingresso libero