Archive | 2009

Analogici & Digitali. Fotografie

fioroniPer Giosetta Fioroni la figura umana e’ come un dettaglio che compone il disegno generale del cosmo. A ben pensarci, Fioroni e’ un’ artista di figurazione anche quando la presenza umana e’ assente e prevale la matericità stessa del dipingere.

Piu’ che nella pittura, lo spazio per raffigurare i volti delle persone – in special modo quelli degli amici scrittori e scrittrici – se l’ e’ cercato nel disegno e qualche volta nella fotografia. Ma pittura, disegno e fotografia per lei sono solo degli aspetti diversi di uno stesso desiderio espressivo: il contatto con tutto cio’ che vive.

In questa mostra napoletana, l’uso della fotografia segna una nuova avventura espressiva, fatta di identificazioni, deformazioni e uso libero del colore. Un’ ulteriore avventura di un’ artista che non sta mai ferma, sempre pronta ad abbandonarsi alla curiosità per quel che colpisce il suo sguardo rapace. Silvio Perrella.

Che cos’ e’ l’ amicizia? Per me e’ un ” trasporto ”, non erotico ma amoroso per alcune persone che mi danno emozioni. Emozioni estetiche, sentimentali, di condivisione, d’ affinità. Scopri attraverso gli amici tante cose: un’ altra persona, un’ idea nuova, un modo di sorridere, di accavallare le gambe di scostarsi i capelli dal volto, la bellezza dei difetti… di essere nevrotico, a volte insopportabile, ma sempre teneramente necessario.

E con queste persone ti senti nel tempo, molto vicina, legata nei buoni come nei cattivi momenti. Ti senti debitore e creditore in un intreccio di rimandi, allusioni, certezze e dubbi. E ricordi, Ricordi Comuni che lievemente si depositano nel cuore e nella mente, per sempre. Queste foto sono le foto di alcuni amici. Giosetta Fioroni.

Inaugurazione mercoledi 18 Novembre 2009, alle 17.30

Al Blu di Prussia
via Gaetano Filangieri, 42 – Napoli
ingresso libero

Fratelli Scuotto

scuottoUn percorso d’arte tra tradizione e contemporaneita’ dei Fratelli Scuotto

Si inaugurerà Mercoledi 18 Novembre 2009 negli spazi del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore a Napoli la mostra d’arte “Tradizione in azione – Un percorso d’arte tra tradizione e contemporaneità” dei Fratelli Scuotto, ideatori e creatori della bottega “La Scarabattola” e dell’Associazione culturale EsseArte.

Ventisette installazioni permetteranno di percorrere, come in un viaggio secolare ed indefinito, le molteplici sfaccettature e i diversi orientamenti di una tradizione, come quella partenopea di artigianato presepiale, che nonostante radici secolari, puo’ continuare ad evolvere verso strade incontaminate grazie ad un costante confronto con la realtà artistica e sociale contemporanea.

Cosa suggerisce, infatti, la parola tradizione? Staticità, dinamismo, contemplazione, evoluzione?

È dal 1996 che i Fratelli Scuotto provano a dare risposte a questi interrogativi grazie ad un rispettoso, lungimirante ed ironico lavoro sull’arte presepiale.

Il Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore, cuore pulsante del centro storico napoletano, diventa cosi’ la scenografia ideale per accogliere ed esaltare un’antologia delle opere d’arte piu’ rappresentative di un percorso artistico che da 13 anni si raffronta con uno studio attento e illuminante del passato, riuscendo ad esprimere lavori di eccezionale modernità.

Gli spazi del Chiostro e della Sala Capitolare interagiscono suggestivamente con le opere esposte. Come per i “Demoni”, derisi nei loro aspetti piu’ malvagi e resi innocui. O come per “Il Grande Capitone su Meridiana” che ricorda rituali antichi per esorcizzare le paure dell’inverno.

Ed ancora i Fratelli Scuotto, “originali eredi della Transavanguardia” secondo Luca Beatrice, responsabile del Padiglione Italia della Biennale di Venezia, plasmano contenuti antichi in forme contemporanee, facendo anche convivere opposti come sacro e profano o come la luce del Bambino che nasce e la “dark side of the moon” della “Luna nel Pozzo”. Pulcinella e’ in scena come ortodossa maschera di napoletanità e come emblema del cambiamento, circondato inoltre da schiere d’uova e teschi di rimando ai nostri ossari e a rappresentazioni artistiche di recente memoria cittadina. E poi il riflesso, quello del pozzo vero e splendido del cortile di San Lorenzo che trova una sua eco in miniatura nell’opera “Maria ‘a Manilonga”, che rapisce i bambini imprudenti. Ancora il riflesso, sacro questa volta, che completa la figura del “Cristo allo specchio” cercando di rappresentarne l’intangibilità dello spirito, la parte divina.

A dare il benvenuto agli ospiti della serata inaugurale (ore 20.00) sarà il giornalista Luciano Scateni, autore, tra l’altro, di uno speciale racconto scritto in occasione della mostra.

La serata vedrà la partecipazione di vari artisti, tra cui Marcello Colasurdo e i Damadakà. Gli invitati saranno, inoltre, allietati dalle degustazioni di vini preparate dagli esperti sommelier del Gambero Rosso e dalle specialità delle “eccellenze” gastronomiche del Centro Storico partenopeo grazie all’operato del Consorzio Centro Antico che riunisce la pizzeria Sorbillo, la cioccolateria Gay Odin, il tarallificio Leopoldo, la pasticceria Scaturchio e il ristorante La stanza del Gusto.

La mostra “Tradizione in Azione” si inserisce nel nuovo percorso gestionale del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore. Promuovere il patrimonio storico, artistico e archeologico della struttura, ma anche imprimere alla stessa una nuova identità: San Lorenzo sarà sempre piu’ un luogo in cui celebrare la commistione tra passato, presente e futuro, in cui si fondono vecchie e nuove forme di arte e si esaltano contemporaneamente tradizione e modernità in un legame unico.

“La Scarabattola” e i Fratelli Scuotto
ll laboratorio di artigianato artistico “La Scarabattola” nasce nel marzo del 1996 da un’idea dei fratelli Salvatore e Raffaele Scuotto. A loro si aggiungeranno gli altri fratelli Emanuele, Susy e Anna. Il nome “La Scarabattola” ha un chiaro riferimento alle scatole o mobiletti in legno e vetro contenenti nel proprio interno la scena della Natività che dal Settecento arredano le case dei napoletani. All’interno di questi preziosi scrigni si organizzava un impianto scenografico in cui erano disposti i personaggi principali legati alla nascita del Cristo.

La bottega vanta da subito commissioni di prestigio e mostre in Italia e all’estero. Il Laboratorio ha anche avuto il pregio di aver “musealizzato” una Natività nella cittadina provenzale di Frontignan. Sempre in Francia, a Pe’zenas, e’ esposto un presepe completo realizzato per un consorzio di artigiani locali.

Nel 2001, “La Scarabattola” diventa fornitore ufficiale della Casa Reale di Spagna, con la realizzazione di 147 figure presepiali che arricchiscono la prestigiosa collezione presente al Palazzo Reale di Madrid. Per il museo dedicato al grande attore partenopeo Toto’, i fratelli Scuotto hanno, inoltre, realizzato un busto in bronzo che raffigura lo stesso artista.

Marcello Colasurdo e’ da circa trent’anni sulla scena della musica tradizionale campana. Da sempre ha coniugato l’attività artistica con quella operaia, essendo un ex operaio dell’Alenia. Ha fatto parte del gruppo operaio “E Zezi” di Pomigliano d’Arco per 18 anni, divenendone la voce nonche’ l’emblema.
Ha collaborato con vari artisti tra i quali gli Alma Megretta, Daniele Sepe, 99 Posse, N.C.C.P., partecipando a numerosi concerti dal vivo.
Impegnato come attore del cinema, ha lavorato con Federico Fellini, Salvatore Piscicelli,, Antonietta De Lillo, Antonio Capuano, e come attore di Teatro con Mario Martone, Laura Angiulli, e Giorgio Presburger.
Marcello Colasurdo e’ attore che si e’ formato come autodidatta, non avendo frequentato alcuna scuola o accademia di recitazione.
Inaugurazione Mercoledi’ 18 Novembre ore 20.00

Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore
via dei Tribunali, 316 Napoli

Pulpaintings

olivares-Per noi l’Acropoli di Atene e’ l’esempio perfetto di uno dei piu’ antichi film-
Sergej M. Ejzenstein

Nella seconda metà degli anni trenta Sergej M. Ejzenstein porto’ a termine -teoria generale del montaggio- uno dei suoi scritti piu’ esaustivi sul linguaggio cinematografico e non solo; il testo infatti offre un’approfondita analisi del montaggio cinematografico rivelando una serie infinita di connessioni di questo con le forme di arte precedenti a partire dall’architettura degli antichi Greci.

La progettazione da parte degli architetti Greci del percorso, e dunque la previsione della successone di immagini cui il visitatore dell’antica Acropoli era soggetto costituiscono secondo il noto regista una delle piu’ remote forme di film (montaggio cinematografico).

Anche la pittura costituisce secondo Ejzenstain punto di partenza per un giusto approccio allo studio del montaggio, esemplare e’ l’analisi che egli compie del ritratto dell’attrice Russa M.N Ermolova di Serov– il montaggio non consiste tanto nella successione di una serie di pezzi quanto nella loro contemporaneità-. A distanza di tanti anni credo che il cinema possa in qualche modo essere -responsabile- di un processo inverso, e cioe’ di aver a sua volta influenzato altre forme di espressione tra cui la pittura. Manuel Olivares

inaugurazione martedi’ 17 novembre ore 18

Museo Minimo
Via Detta San Vincenzo, 3 angolo Via Leopardi, 47 – Napoli

Strade della citta’ (ed altri arazzi)

stradeIl 14 novembre alle ore 12, s’inaugura la mostra -Strade della città (ed altri arazzi)-, allestita nel grande salone che ospita i Cinquecenteschi Arazzi d’Avalos. Al posto di tali opere storiche, William Kentridge collocherà undici arazzi -di cui sei monumentali di nuova produzione- bozzetti e disegni su documenti e mappe in originale del Regno di Napoli e piccole sculture di bronzo, concepiti e realizzati appositamente per la mostra.

Si tratta di opere legate alla serie degli Horse e Nose tapestries, proseguimento ideale della Porter Series, gruppo di lavori di dimensioni piu’ contenute che presentano ombre in processione proiettate su carte geografiche, realizzati dall’artista a partire dal 2001.

Se la prima serie – dichiara l’artista – raffigurava -porters-, questa e’ equestre. Si tratta di figure equestri antieroiche, in una crociata senza speranza attraverso la storia, cavalieri e cavalli in cerca di una terra promessa, piuttosto che della Terra Promessa-. Nei Nose tapestries si fa esplicito riferimento al breve racconto di Gogol Il naso, del 1836. Tristan Shandy di Sterne (1759) e Don Chischiotte di Cervantes (1601) gli antecedenti letterari di questo racconto che utilizza l’assurdo come espediente narrativo.

Nella storia di Gogol, il naso abbandona il volto del suo proprietario e assurge a maggiore autorità e prestigio di questi tentando di trasformarsi appunto in eroe equestre. Vengono descritti i tentativi dell’assessore di collegio Kovale’v di rintracciare e riappropriarsi del suo organo del senso, e delle parallele solitarie avventure di questo per le vie di San Pietroburgo.

Oltre alla -cartografia biblica- dell’Egitto e della Palestina, una decina di incisioni che ritraggono la città di Napoli e il suo territorio, rappresentano -il paesaggio di sfondo- delle avventure del -Naso- in veste di eroe equestre. Cio’ a conferma del forte legame dell’artista – già regista ed autore nell’ottobre 2006 delle scene del -Flauto Magico- al Teatro San Carlo – con la città di Napoli, nei secoli terra di conquista e di soprusi, ma anche musa pittoresca e inquietante per le arti e la cultura.

I am not me, the horse is not mine -
Lecture/Performance con proiezione
MADRE, Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina

Lo stesso giorno, alle ore 20, al Museo Madre di Napoli, l’artista terrà una conferenza in forma di performance accompagnata da una proiezione video, dal titolo -I am not me, the horse is not mine-. Il titolo di questo lavoro deriva da un’espressione contadina russa utilizzata per negare la colpa e usata da Bukharin, il fedele luogotenente di Lenin, in una seduta del Comitato Centrale del 1937 nel tentativo di sottrarsi alla -purga- staliniana, e infine, alla morte.

Dal palcoscenico del Madre, Kentridge leggerà alcuni frammenti estratti dalla trascrizione di questo processo sommario, e brani tratti dal citato romanzo di Gogol. Kentridge ha presentato questo lavoro per la prima volta nel 2008 alla Biennale di Sidney, insieme alla omonima installazione di 8 frammenti video. Nel 1930 Il Naso viene trasposto in opera da Dimitri Šostakovi? nel clima della repressione staliniana. A marzo del 2010 Kentridge curerà la regia e le scene dell’opera per il -Metropolitan Opera- Lincoln Centre- di New York.

Dal 1997, anno della sua partecipazione alla X edizione di Documenta a Kassel, le personali di William Kentridge (Johannesburg, 1955) ospitate nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo si sono moltiplicate, a cominciare dal MCA di San Diego (1998) e dal Museum of Modern Art di New York (1999). Nel 1998 il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles ha presentato una mostra antologica delle sue opere, che tra il 1998 e il 1999 si e’ spostata in altri musei europei. Una nuova retrospettiva delle sue opere, curata da Carolyn Christov-Bakargiev, e’ stata ospitata nel 2004 nelle sale del Castello di Rivoli e poi in molti altri musei in Europa, Canada, Australia e Sudafrica. Il 2009 ha segnato l’avvio di una nuova, grande mostra itinerante, che e’ partita da San Francisco e ha toccato vari musei del Texas, della Florida, il MoMA di New York, prima di passare in Europa.

Inaugurazione Sabato 14 Novembre 2009, ore 12

Performance alle 20, presso MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina
Via Settembrini, 79 – Napoli
Sarà possibile accedere alla performance solo su prenotazione
Tel. +39.081.19978024

Museo di Capodimonte
Via Miano, 2 – Napoli
Orario: 8.30-19.30; mercoledi’ chiuso
Ingresso: museo e mostra – 7,50

Waschimps e Lemke

lemkeDue culture a confronto

Due pittori, due generazioni, due culture che s’incontrano.L’amicizia e l’amore per la pittura che lega Saverio Ammendola e Andreas Ryll ha permesso lo scambio di artisti di due grandi centri culturali: Berlino e Napoli.Dunque, per la prima volta in Italia, saranno presentate, in una -doppia personale’, l’ultima produzione di Patrick Lemke, artista canadese trapiantato a Berlino, con le opere del grande maestro napoletano, Elio Waschimps. Elio Waschimps (nato nel 1932 a Napoli dove risiede tuttora) e’ tra le proposte piu’ impegnative e tra le piu’ suscettibili di sviluppi per uscire da un punto morto a cui avevano condotto anche gli indirizzi validi dell’astratto cosi’ detto -informale’.

Ma Waschimps ha alle sue spalle uno degli esperimenti piu’ interessanti che si compissero a suo tempo per aprire le deità tematiche e contenutistiche dei -neo-realisti’ ad una veduta pittorica libera.Patrick Lemke (nato nel 1972 a Montreal, Canada) inizia la sua carriera come pittore all’Accademia delle Belli Arti con il Prof. Fritz Weigle. Il suo approccio all’attività artistica parte dal fotorealismo in bianco e nero. Dopo essersi trasferito a Düsseldorf, comincia a studiare all’Accademia delle Belli Arti.Il giovane artista comincia con una pittura astratta e cromaticamente molto colorata per poi approdare ad una pittura fondata su elementi realistici. Oggi, a 37 anni, ha trovato il suo stile nato dalla sintesi di entrambi questi suoi percorsi pittorici. I lavori di Lemke sono fondati su un’estetica che permette un sorprendente entusiasmo del grande pubblico.

Inaugurazione 11 novembre ore 18

La Mediterranea arte
via Carlo de Cesare, 60 – Napoli
Dal lunedi’ al venerdi’: h 10,30/ 13,30- 16,30/ 19,30 Sabato: 10,30/ 13,30
Ingresso libero

Rapsodia

rapsodiaArtista sensibile e ironica, perennemente innamorata e stregata dalla propria città, raccontata attraverso immagini dal tratto pittorico forte, sebbene dolce e sognante, nel messaggio che trasmettono. Patrizia Balzerano, si presenta al pubblico partenopeo con un ciclo di opere intitolato – Rapsodia -. La mostra sarà inaugurata venerdi’ 6 novembre, alle ore 18, presso lo Studio d’ Arte – Le Muse – con l’intervento musicale al pianoforte del maestro Luca Mennella e la presentazione del giornalista televisivo Sandro Petrone. Essa sarà visitabile fino al 30 novembre 2009. La rassegna comprende una trentina di dipinti recenti, selezionati appositamente per l’ evento di Napoli.

Con un singolare linguaggio espressivo e con una grande capacità narrativa, la Balzerano, descrive nelle proprie tele un luogo che conosce bene e ama, con l’ intento preciso di far affiorare e mescolare i miti e i ricordi, il passato glorioso e la prosaica quotidianità con tutta la sua caleidoscopica campionatura di umanità.

Lo fa, con una vena ludica e gioiosa, del tutto particolare, ma allo stesso momento graffiante e tenera, pungente e dolce, sognante e reale, sempre alla ricerca di una intima narrazione ottimistica e positiva, che esprime un viscerale attaccamento alla propria città. La sua pittura diverte e fa meditare, rapisce e intenerisce, frutto di una libera e inconfondibile fantasia, trascinante e affascinante, e’ sostenuta da un mezzo espressivo, il colore, profondamente legato al messaggio primo, sempre e comunque – costruttivo – e determinante, coinvolgente e avvincente.

La scelta precisa, di una tavolozza composta da poche tinte, pure e vivide, di una violenza strana, che alla fine si fondono morbidamente, e il continuo desiderio di appagare la propria – sete di colore -, portano la pittrice alla profonda ricerca di nuove soluzioni stilistiche e creative.
Fin dal primo sguardo, le opere della Balzerano si svelano come una sinfonia visiva di luce e colore. Come in un complesso spartito musicale, in ogni dipinto v’ e’ un’ orchestrazione di molteplici singoli elementi, che si uniscono per dare vita ad una composizione dinamica. Ogni dipinto tesse la trama di un racconto a colori, ricco e pieno di dettagli, diventando una sorta di insolita Rapsodia pervasa dal ritmo incessante e dalle note cosi’ simili ai canti popolari. Brani di vita quotidiana, che si compongono in uno spartito pittorico dalle tinte incandescenti che all’ improvviso esplodono in una luminosità effervescente, esprimendo emozioni recondite e intense, celate a lungo e in silenzio.

Inaugurazione 6 novembre ore 18.30

Studio Arti e Decorazione Le Muse
via Toledo, 272 – Napoli
Da lunedi’ a venerdi’ ore 17-20
Ingresso libero

CromoSensazioni

cromoIl gruppo fotografico Sorelle Lumie’re ha organizzato un’esposizione fotografica dal titolo ”CromoSensazioni” che sarà visitabile dal 6 al 19 novembre 2009 a Castel Nuovo – Sala Carlo V (Maschio Angioino) – Napoli, con inaugurazione alle ore 17.00 di venerdi’ 6 novembre.

L’esposizione vuole essere una riflessione fenomenologica sulla percezione del colore a partire dalla Teoria delle Opponenze Cromatiche di Ewald Hering. L’iniziativa e’ patrocinata dal Comune di Napoli e dal Consiglio Regionale della Campania. Fotografie di: Daniela Ortolani, Elisabeth D’Amico, Elly Murkett, Gabriella Carlei, Laura Lombardozzi, Lia Attanasio, Patrizia Urbinati, Rita Chiliberti, Verena Grottesi.

Ewald Hering (1834-1918) nel 1872 a seguito di lunghe ricerche psicofisiologiche e fenomenologiche sulla percezione del colore delinea la teoria dei Processi Opposti o come e’ nota oggi delle Opponenze Cromatiche. Questa teoria completa con eleganza quella Tricromatica di Young-Helmoltz (1866) spiegando un secondo stadio del processo percettivo del colore.

L’ipotesi e’ che esistano tre coppie di colori antagonisti e complementari rosso-verde, blu-giallo, bianco-nero, e che tali coppie si distribuiscano sulla retina in tre canali ad opponenza cromatica tali da spiegare tre dei fenomeni chiave della visione umana: l’oppenenza cromatica, il contrasto simultaneo, e la costanza dei colori, costanti che ci permettono di percepire il mondo circostante come siamo abituati a fare.
Questa mostra, prosieguo della mostra tenutasi alla Torretta Valadier di Roma la scorsa primavera, propone al pubblico alcune delle opere nate da questa riflessione sulle dinamiche della percezione e della visione.

”Attraverso la personale elaborazione di ciascuna di noi, – dichiarano le autrici dell’esposizione – abbiamo dato vita ad immagini, esperienze fenomenologiche soggettive legate ai colori, alla luce e alla loro influenza psico-fisiologica. Le opere sono esposte su pareti opposte in modo da facilitarne la visone cosi’ come proposto da Hering in un processo che non vuole essere di contrasto ma di reciproca definizione”.

Inaugurazione alle ore 17.00 di venerdi’ 6 novembre

Maschio Angioino
piazza Municipio – Napoli
Orario di apertura dal Lunedi’ al Sabato dalle ore 9 alle ore 19. La biglietteria chiude alle ore 18.
Ingresso al museo: euro 5.00 – Gruppi di almeno 15 persone: euro 4. Esenzioni: giovani fino 18 anni e anziani oltre i 65 anni; scolaresche accompagnate da insegnanti; studenti universitari (D.M. 13/5/93 – facoltà artistiche) – membri ICOM. Ridotto: euro 4 Per le scolaresche e’ consigliabile prenotare la visita presso la segreteria del Museo. Possessori di ARTECARD euro 2,50

Racconti da Resina

resinaA pochi kilometri da Napoli, città ricca di contraddizioni dove antico e moderno si fondono in un’ alternanza di prospettive visuali, vivono luoghi in cui la tradizione non cede il posto al cieco progresso. Alle pendici del Vesuvio nel paese di Ercolano, continua a vivere ‘il mercato di Resina’. Cca’ ngop’ s’ nasce e la abbasc s’ mor”, ha detto Giuseppe, un ragazzo che lavora in uno dei negozi di panni usati del mercato.

Si estende per tutta via Pugliano, una strada che a partire dalla Basilica rappresenta la spina dorsale per gli abitanti del luogo.’

Tutto e’ nato a partire dalla fine della seconda guerra mondiale che ha lasciato oltre alla distruzione, enormi capannoni di capi militari americani attorno ai quali e’ nato un piccolo commercio, che poi si e’ sviluppato nella direzione di un vero e proprio mercato dell’usato, ‘Resina’ divenuto famoso in tutt’ Italia. Il Boom si e’ avuto negli anni ’70 dove le balle di panni, provenienti dall’America, riempivano via Pugliano. Oggi la situazione e’ ben diversa, il mercato di Resina e’ vuoto, svuotato dalle economie mondiali, ma anche dalla paura di tornare a Ercolano dopo alcuni attentati di camorra. Quelle strade non hanno troppe luci nelle vetrine, non ci sono enormi parcheggi, le insegne non sono grandi Nomi, ogni negozio ha il nome di chi ci lavora, con un po’ di fantasia il negozio di giacche di pelle diventa ‘Kojak’. Sui volti della gente c’e’ la verità delle espressioni senza trucco, c’e’ la semplicità.

La mostra fotografica e’ composta da una serie di scatti in cui sono ritratti gli abitanti del posto con un’istintività che lascia parlare i luoghi, gli oggetti e le persone in tutta la loro dignità e splendore. C’e’ un desiderio estetizzante, quasi un voler catturare la bellezza, la serenità e l’armonia di persone e luoghi nell’estremo rispetto per i soggetti ritratti: donne, uomini e vecchi abitanti del posto, fotografati senza posa, con il risultato di un realismo efficacemente omogeneo nella composizione.
Ettore Combattente, autore del libro ‘Rosso Antico’ parlerà sul tema: ‘La memoria come riserva del futuro’.

Inaugurazione mercoledi’ 4 novembre 2009

PicaGallery
vico Vetriera 16, Napoli
Ingresso libero

“o’ Presebbio”

cuciniello_1gIl presepe napoletano “o’ Presebbio” , insieme ai zampognari, alla tombola ed al menù della cena della Vigilia di Natale(24 dicembre), è uno dei simboli più intensi della tradizione natalizia a Napoli
Ad di là dei simboli religiosi che esso richiama, il presepe è amato anche da quelle famiglie napoletane poco osservanti o dichiaratamente laiche, perché il presepe napoletano è il luogo dove sacro e profano, spiritualità e vita quotidiana, preghiera ed ironia convivono come solo a Napoli, città delle contraddizioni, è possibile.
Anche se oggi il presepe è sempre più spesso accompagnato o addirittura sostituito dall’albero di Natale, la tradizione è quanto mai viva e tramandata in moltissime famiglie.

Il termine napoletano “o’ Presebbio” (così come quello italiano presepe o presepio) deriva dal latino praesepe o praesepium che significa “mangiatoia”. Ed all’inizio (è del 1025 il primo riferimento documentato di un presepe a Napoli), il presepe napoletano, così come in tutte le altre regioni cristiane dove esisteva la tradizione del presepe, raffigurava appunto la scena classica della Natività, con il bambino nella mangiatoia, la Madonna e San Giuseppe, il bue e l’asinello.
Soltanto nel Seicento il presepe napoletano si amplia cominciando ad introdurre scene di vita quotidiana, come i venditori di frutta o di carne, le popolane, i pastori con le pecore. La novità è accolta favorevolmente e gli artigiani rendono tali scene sempre più dettagliate e particolareggiate, raggiungendo l’apice rappresentativa nel Settecento, il secolo d’oro del presepe napoletano.

La costruzione del presepe napoletano inizia tradizionalmente l’otto dicembre: dal ripostiglio si tira fuori la „base“ dell’anno precedente (uno scheletro di sughero e cartone poggiato su una tavola di legno, senza pastori ed addobbi vari) ed insieme ai figli di discute l’eventuale ampliamento. Dopo una piccola consultazione si decidono gli interventi da realizzare:: „Magari quest’anno si può aggiungere il forno a legna oppure il ruscelletto con l’acqua e qualche pecorella in più al gregge!“
Dopo la pianificazione degli interventi, la passeggiata a San Gregorio Armeno, la via dei presepi napoletani, diventa d’obbligo. Ci sono decine di negozi e di coloratissime bancarelle dove gli artigiani del presepe espongono le loro creazioni. L’offerta e la varietà dei prodotti è così vasta che è impossibile uscirne senza aver trovato quanto cercato e magari qualche pastore in più del previsto. Qualunque oggetto, la statuina di un animale, un cesto di frutta, una sporta di pesce, un mulino può arrichire la coreografica scenografia del presepe-palcoscenico.

La realizzazione del presepe può durare da alcuni giorni fino a tutto il periodo prenatalizio, ma è d’obbligo che la sera del 24 tutto debba essere pronto, così come ammoniva Luca Cupiello in Natale in Casa Cupiello, il protagonista dell’indimenticabile opera teatrale di Eduardo De Filippo.
Ovviamene tutto pronto, tranne il bambinello nella culla, che sarà aggiunto esattamente alla mezzanotte di Natale.

Il presepe napoletano non è solo artigianato e tradizione popolare, ma ha conosciuto e conosce tuttora forme di elevata espressione artistica, come il famoso presepe Cuciniello e gli altri presepi settecenteschi del Museo di San Martino o la magnifica e poco conosciuta collezione tedesca di presepi napoletani del Bayerischen National museums di Monaco di Baviera.

Alle opere del passato si affiancano le tante realizzazioni di artisti contemporanei, che durante le feste natalizie possono essere visitate a Napoli nei tanti allestimenti pubblici ed in molte chiese della Campania.

Independent Film Show

filmsIX edizione

Il riconoscimento dell’originale specificità e del valore sempre attuale dell’Independent Film Show sta anche nell’occasione di vivere un’esperienza inattesa.

D’incanto, in un luogo distinto, esemplare, ideale, non di fronte ad un quadro ma nel cuore di un’opera, da percorrere con la sensazione di cadere dentro una visione: ne percepiamo i transiti, ne cogliamo i sussurri, ne intercettiamo i silenzi, ne subiamo lo shock percettivo.
L’incredibile attenzione per le immagini in movimento, sviluppatasi in questo decennio, ha scatenato un’ampissima produzione artistica ed una corsa alla creazione di archivi e database che spesso assumono connotati ambigui, non permettendo una chiara comprensione dell’opera ne’ del contesto storico-artistico. Cio’ che caratterizza l’Independent Film Show e’, invece, una ricerca minuziosa all’interno di una sezione specifica di Cinema, quella piu’ indipendente e sperimentale. L’Independent Film Show 9° edizione, organizzata dalla E-M Arts e coordinata da Raffaella Morra e Katia Rossini, si svolge dal 3 al 7 novembre c.a. presso la Fondazione Morra.

L’Independent Film Show e’ inoltre occasione di discussione informale tra i curatori, i film-makers e gli spettatori; anche per questa edizione sarà aggiornato il web-site (http://www.em-arts.org) e realizzato il catalogo italiano/inglese con l’introduzione di Loredana Troise, i testi dei curatori e le schede dei 42 films in programma.

Immagine:
Our Lady Of The Sphere
Larry Jordan
1969, 16mm, colore, sonoro, 10 min.

Inaugurazione 3 novembre

Fondazione Morra
piazza Dante 89 (Palazzo Ruffo di Bagnara) – Napoli

Memories

memoriesMemories e’ il titolo della mostra promossa dall’Assessore regionale alle politiche giovanili Alfonsina De Felice e curata da Gino Pisapia, che accoglie le opere site specific di 11 giovani artisti campani.

L’esposizione, che prende il via il 31 ottobre 2009, si snoda all’interno di un percorso suggestivo e storicamente importante per la città di Napoli come il Circolo Artistico Politecnico situato in Piazza Trieste e Trento.

Ascolti Visivi, Enzo Calibe’, Danilo Correale, Giulio Delve’, Corrado Folinea, Anna Fusco, Antonio Patrizio, Giuseppe Stellato, Nicola Vicidomini, Ciro Vitale, Marco Zezza, sono gli artisti invitati a riflettere sul tema della memoria intesa come ricordo vincolato alle persistenze oggettuali che -infestano- lo storico appartamento seicentesco all’interno del quale ogni ambiente e’ stato occupato per ospitare i lavori realizzati ad hoc.

Eterogenee le poetiche, diversi i media utilizzati, in un caleidoscopio di rimandi e citazioni colte, la mostra assume un carattere storico, di ricerca e inevitabilmente di re-interpretazione.

Inserita all’interno di un piu’ ampio progetto dell’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Campania, Memories si pone come un’ ulteriore testimonianza di sensibilità verso i giovani, la loro formazione e promozione.

Ogni artista ha scelto uno spazio all’interno del quale ha realizzato un’ opera capace di integrarsi perfettamente e dialogare con le preesistenze, creando un corto-circuito con il passato.

Il corto-circuito diventa quindi l’elemento che arbitra la partita tra passato e presente, tra memoria e storia, tra ricordo e oggetto.

Dal falso storico di Corrado Folinea che dopo aver giocato a vestire i panni del ricercatore, per ri-creare la storia d’amore clandestina tra Edoardo Scarfoglio, coniugato al secolo con Matilde Serao, e la ballerina francese Gabrielle Bressard, al respiro dell’installazione di Enzo Calibe’ che attraverso un sistema elettronico riesce a modulare l’intensità di fasci di luce quasi a simulare il ritmo, la cadenza della respirazione umana.

Il poetico e raffinato lavoro video di Antonio Patrizio dove la memoria diventa ricordo, scompare e riappare identificandosi con l’artista stesso, o ancora la conversazione muta e luminosa di Giuseppe Stellato che ri-utilizza oggetti vecchi e impolverati prelevati dai ripostigli del circolo per donargli nuova vita in un sistema linguistico e temporale diverso dove la dimensione continua ad essere quella del ricordo, elemento comune col lavoro del collettivo Ascolti Visivi che realizza una videoinstallazione dove a ospitare l’immagine proiettata e’ uno schermo irregolare, improbabile formato da volumi di forma piramidale dalle diverse altezze che creano vari piani di proiezione di percezione e di ricordo.

Ritorna a suonare, ma stavolta piccoli uccelli meccanici ne pizzicano con il becco le corde, il pianoforte a mezza coda che Giulio Delve’ rispolvera per trasformarlo in elemento evocativo di sogni e ricordi infantili, di altro umore e’ invece il lavoro di editoria de-compressa che Danilo Correale realizza per la biblioteca, dove su un grosso tavolo ha posizionato grandi fogli stampati in attesa di essere ri-dimensionati per la fascicolazione e assemblati per diventare libri.

Ciro Vitale con il suo intervento luminoso ci invita a osservare quello che accade sotto a un tavolo, capovolgendo e rompendo i classici schemi percettivi, sulla stessa intensità poetica si sintonizza la monumentale scultura in resina cemento piante grasse che Marco Zezza pone al centro della sala museale come parallelo contemporaneo della scultura in gesso esposta accanto.

L’ultima sala del piano ospita il raffinato teschio bianco che Anna Fusco colloca sui libri impolverati lasciati sul tavolo all’incuria del tempo, che rivolto a un vecchio archivio, sembra voler indicare la memoria di quello che e’ stato di cio’ che e’ e di quel che sarà.

Conclude la mostra, la performance di Nicola Vicidomini che si svolgerà la sera dell’inaugurazione, 31 ottobre 2009 alle ore 20:30 all’interno del salone del Circolo Artistico Politecnico; il concerto-performance ha come pilastro fondante la musicalità nella percezione di una memoria obliata nell’aion, eternità immanente.

Circolo Artistico Politecnico
piazza Trieste e Trento, 38 Napoli
Orari d’apertura: dal lunedi’ al sabato dalle 10:00 – 13:00 e dalle 16:00 – 20:00

David Maljkovic – Susanne M. Winterling

winterlingParlare di Futurismo in rapporto a David Maljkovic (Rijeka, Croazia, 1973), risulta appropriato: l’artista ha stabilito un intenso dialogo poetico con il grande movimento d’avanguardia, pur mantenendosi ad una certa distanza cosi’ da evitare un inappropriato assorbimento totale. Nel testo che accompagna l’installazione -Again for Tomorrow- (2003), uno dei suoi viaggi attraverso la storia, Maljkovic incontra i futuristi, vi stabilisce un scambio dialettico cercando pero’ di mettersi al riparo dall’essere coinvolto in qualsiasi possibilità nostalgica. David Maljkovic osserva il cambiamento, la velocità con cui, in una società postfordista e liberale ci si libera con estrema naturalezza di ogni cosa e si procede ad una metodologia di avvicendamento, di frenetico cambiamento e continua sostituzione, in cui l’oggetto o il pensiero vengono consumati e si alternano a ritmi sostenuti. Il focus attorno cui si sviluppa buona parte dell’opera dell’artista croato e’ l’architettura, la dimensione urbana e sociale in cui essa si inserisce, con tutto il suo bagaglio di significati persi ed anche ritrovati, riposizionati all’interno di una nuova possibile, dinamica e fantastica evoluzione.

Vi sono simboli che mutano il proprio significato se modifica il contesto attorno a loro, se si perdono quelle istanze esistenziali e politiche che ne determinano la loro funzione e fruizione pubblica. Crescere in un paese ex socialista credo rafforzi la percezione del simbolo architettonico come importante elemento di comunicazione e celebrazione del potere, formando nei cittadini una sorta di coscienza simbiotica con la struttura urbana in cui vivono. David Maljkovic osserva la perdita di funzionalità di alcune di queste realtà architettoniche cercando di dar loro un’ulteriore possibilità esistenziale. Una operazione fortemente prismatica, razionale, nel tentativo di stabilire un contatto da cui scaturisca una possibile articolazione intellettuale e politica in cui concetti quali conservazione e superamento siano al centro della discussione. Ma al contempo un’operazione estremamente poetica, visionaria, utopica. David Maljkovic si appassiona alle strategie del re- enactment, del rimettere in scena, di strutturare una possibile relazione tra finzione, simulazione e realtà e, cosa ancor piu’ interessante, estende questa -strategia-, di ripetizione e differenziazione, all’interno di contesti specifici quali le mostre d’arte contemporanea.

Alla base del lavoro della tedesca Susanne M. Winterling (Rehau, Germania, 1970) vi e’ la necessità di elaborare, cosi’ come lei stessa ha dichiarato in una recente intervista, delle autobiografie impossibili, in cui si pone al centro la vita dell’artista ed il suo essere personalità doppia e mutevole, in associazione con figure ed evocazioni che possano sviluppare un percorso parallelo di comprensione e di analisi della figura della Winterling stessa. In passato l’artista si e’ confrontata con personaggi diversi, icone femminili anticonformiste degli anni venti quali Isadora Duncan, Annemarie Schwarzenbach, la Marchesa Casati o Eileen Gray – quest’ultima e’ il soggetto da cui ha preso forma la riflessione fulcro dell’installazione, alla Neunationalegalerie di Mies Van der Rohe, in occasione dell’ultima Biennale di Berlino. Un approccio di natura certamente umanistica, conseguenza degli studi in filosofia e storia dell’arte nella prestigiosa università di Tubingen che portano la Winterling a spingersi in un continuo tentativo di analisi dell’immagine riflessa, in cui la visione allo specchio e’ l’elemento chiave di lettura e comprensione della mutevolezza e fluidità dei diversi aspetti della personalità.

Ma non e’ solo con la figura femminile che Susanne Winterling si confronta: nel progetto per la Fondazione Morra Greco, la figura di Torquato Tasso e’ il motore che fa partire il lavoro e la riflessione dell’artista, in rapporto ad un’idea che assimila al concetto di spazio quello dell’identità. Attraverso un’installazione video, un pavimento specchiante, una serie di fotografie ed un lungo tappeto rosso (il rimando al red carpet cinematografico e’ evidente) che scivolerà dal piano terra al piano interrato della Fondazione, si articolerà un possibile scenario che partirà da elementi storici legati alla figura di Torquato Tasso, e piu’ precisamente sugli anni in cui egli visse nel palazzo Caracciolo d’Avellino, ovvero proprio negli spazi che oggi ospitano la Fondazione Morra Greco. -The portrait of the artist as Torquato Tasso & the stairs for the servants-, questo il titolo della mostra, in cui la Winterling propone la sua particolare visione dei personaggi letterari, attraverso la lettura dei quali si puo’, in un certo senso, tracciare un identikit dell’artista in quanto tale e suggerire che nelle peculiarità soggettive del personaggio si strutturano elementi oggettivi che si distaccano dalla biografia in favore dell’opera e dell’Arte.

Inaugurazione 30 Ottobre 2009, alle 19

Fondazione Morra Greco
Largo Avellino 17, 80138 Napoli
orario: dal lunedi’ al venerdi’ dalle 10 alle 14
ingresso libero