Archive | 2009

Dall’Immacolata all’Epifania

epiMartedi’ 8 dicembre alle ore 18,00 si inaugura alla Fabbrica delle Arti di Napoli Dall’Immacolata all’Epifania, un percorso natalizio tra arte e artigianato in collaborazione con il MIAAO (Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi) di Torino e il supporto dell’Assessorato al Commercio della Regione Piemonte e della Fondazione CRT.

Il MIAAO ha già allestito dal 2006 al 2008, nel complesso monumentale di San Filippo Neri a Torino, mostre di merchandising culturale alla vigilia delle festività natalizie, nelle quali sono stati posti in vendita artefatti di almeno 100 diversi autori e manifatture, la maggior parte dei quali piemontesi. Il successo sempre crescente, edizione dopo edizione, delle mostre mercato ha, da un lato, provocato un’espansione dell’attività culturale e commerciale del Museo extramoenia e, dall’altro, una sempre maggiore articolazione e innovazione dell’offerta intramuros, con una selezione di prodotti in gran parte inediti. Si e’, pertanto, deciso di invitare quest’anno le Istituzioni ad offrire all’iniziativa un progetto di piu’ ampio respiro per raggiungere un piu’ vasto pubblico. È nata, cosi’, la collaborazione con la Fabbrica delle Arti di Napoli e l’Associazione Le Terre dei Savoia.

Arts and Crafts Supermarket Savoir Faire à la Pie’montaise, che sarà inaugurato il 5 dicembre a Torino, presso il MIAAO, rientra nel progetto Stray MIAAO ovvero randagio, nel quale confluiscono le molteplici attività relazionali svolte dal Museo sul territorio. L’iniziativa intende promuovere e creare un “mercato equo e solidale” nazionale a favore dei giovani creativi, anche grazie alla collaborazione del Museo con l’Associazione Le Terre dei Savoia, la quale sfocerà nella creazione di una Bottega Reale che aprirà i battenti in occasione del primo giorno di primavera al Castello di Racconigi.

Dall’Immacolata all’Epifania la Fabbrica delle Arti ospiterà una sezione della mostra Savoir Faire à la Piemontaise mentre un laboratorio di artisti composto da Renato Barisani, Valerio Coppola, Luce Delhove, Maria Di Pietro, Nathalie du Pasquier, Chung Eun-Mo, Carmine Luino, Gianluigi Masucci, Annibale Oste, Enrica Rebeck, Fiammetta Russo Cardone, Oreste Zevola ha dato origine per l’occasione a piccoli manufatti e ad estemporanee idee creative. Il percorso natalizio consentirà, inoltre, di godere delle esposizioni già presenti in Galleria, quali Strumenti vari di Nathalie Du Pasquier, Ambiente Barisani di Renato Barisani e Artisti in Fabbrica.

«La Fabbrica delle Arti, nata lo scorso mese di ottobre nel Centro Storico di Napoli», dice il direttore artistico, Giusi Laurino, «si e’ collegata al MIAAO – Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi di Torino sin dalla fase progettuale, ben felice di creare sinergia e condivisione per una rivoluzionaria strategia di diffusione del messaggio artistico. Siamo entusiasti di potere unire il Sud e il Nord promuovendo i giovani designer e i creativi. Un grazie particolare va alla Regione Piemonte e alla Fondazione CRT che hanno sostenuto l’iniziativa».

Fabbrica delle Arti
via Annibale de Gasperis, 24 Napoli

Ritorno al Futuro

futuroUna mostra,dedicata ad un’arte che sa guardare avanti senza cercare fughe impossibili, di tre artisti italiani che da anni lavorano in ambito internazionale con importanti riscontri e che sanno confrontarsi sia con la tradizione che con la tecnologia. -Ritorno al Futuro – e’ un progetto costruito attorno ad un tema sempreattuale che e’ quello di sapere mettere d’accordo la ricerca, l’idea di un futuro che si costruisce sotto i nostri occhi, con una forza comunicativa e narrativa forte e originale.

Ma si tratta anche della mostra che apre l’attività di una nuova galleria napoletana e che ne traccia e annuncia il percorso. Gli artisti scelti dal curatore Valerio Deho’ rappresentano al meglio una ricerca artistica che sa usare la tecnologia con consapevolezza e ironia, artisti che hanno scelto un nomadismo linguistico che spazia dalla pittura, al digitale, dalla scultura all’installazione, e che hanno costruito un proprio universo, continuamente aggiornato di contenuti e nuove espressività.

Paolo Consorti presenta una serie di cinque lavori digitali dal titolo -Stars- ( 2009) in cui appare un mondo futuribile e rarefatto, visionario e poetico. Consorti, spazia tra video e pittura spesso con opere crossover, ricostruendo un universo in cui passato e futuro coincidono, in una sospensione temporale affascinante quanto convincente.

Robert Gligorov presenta tre grandi lavori tra cui -Bloom bang- (2009) in cui delle vere e proprie esplosioni di mazzi di fiori, generano un effetto di galassia in espansione. In queste stampe lamba su plexiglas l’artista macedone rivela la sua essenza di grande indagatore di effetti illusionistici, di porre sempre la percezione, e le sue variabilità, a livello di costruzione dell’opera.

Di Enrico T. de Paris sono stati scelti dei lavori che in qualche modo riassumono le sue tecniche e i suoi cicli. Oltre ad una bellissima -Genesis- del 2009, un’installazione in acciaio che e’ una astronave piena di luci metaforicamente lanciata nello spazio, saranno presentati anche alcuni light box e delle opere pittoriche a parete che testimoniano dell’eclettismo dell’arte torinese. De Paris assembla materiali diversi attinti dal mondo scientifico o da quello dei giocattoli, in una propria visione del futuro e del destino del mondo.

La galleria -The Apartment- con questa mostra vuole quindi inaugurare un percorso di esposizioni con particolare attenzioni ad artisti italiani che hanno una forte personalità e hanno trovato un riscontro a livello internazionale, con mostre e progetti appositamente realizzati per il nuovo spazio napoletano.

Inaugurazione giovedi’ 10 dicembre ore 18.00

The apartment
Vico Belledonne a Chiaia, 6 – Napoli
Ingresso libero

Screams

screamOgni essere umano puo’ riconoscere il dolore nella semplice iconografia del volto urlante, giacche’ il dolore e’ un’oscura commistione di individuale e totale. E’ proprio l’aspetto collettivo del dolore che permette la sua descrivibilità, che fa in modo che il dolore giunga alla parola e non rimanga l’esperienza muta che e’. Se il dolore e’ descrivibile e’ a maggior ragione visibile. Questo il tema della mostra intitolata -SCREAMS-.
Ciascun quadro proposto attinge dal reale. Sono infatti rappresentate persone, conosciute e non dall’artista, alle quali e’ stato chiesto di essere coinvolte nel progetto, prestando il loro urlo alla fase di rappresentazione. Le opere sono descrittive, prive di enfasi, esplicitamente figurative, spoglie di decorazione intesa come campo di fascinazione e indeterminatezza che distolga dal principale settore di attenzione su cui si ferma il soggetto. Non c’e’ spazio per lo sfondo, abbiamo solo il volto col quale siamo obbligati a confrontarci. Rimane solo la mimica facciale, ed il linguaggio del corpo e’ eliminato.

In un certo senso la sofferenza e’ naturale, cosi’ com’e’ naturale che l’uomo sia esposto alla vita. Sotto questo aspetto il dolore e’ innocente, privo di colpa quanto le sue vittime. Diventa percio’ impossibile trovare la causa del dolore, ma solo darne espressione, presentarlo senza la pretesa di capirlo, come e’ rappresentato in queste opere. La figurazione e’ ben salda, in alcuni casi sfocata, come se fosse vista attraverso un vetro che non permette di vedere bene, di conoscere. L’immagine e’ allestita in modo teatrale, dove il patibolo e’ la sofferenza inflitta e l’urlo l’espressione di dolore. I volti sono frontali, quasi ieratici, hanno qualcosa di sacrale che viene barbaramente violato. La sofferenza puo’ diventare fonte di forza creativa. Sono immagini significato, che si rivolgono ad uno spettatore – testimone con cui l’autore vuole instaurare una relazione. La reazione immediata ed istintiva dell’urlo non si compie solo nel disperato bisogno di esprimere il dolore e liberarsi dalla sofferenza, ma invoca un ascolto, esige un testimone; l’urlo ha necessità di essere sentito.

Inaugurazione 5 dicembre 2009 ore 16.30

Complesso Monumentale Real Casa dell’Annunziata
Via dell’Annunziata, 38 – Napoli
Orario: 10-19, chiuso la domenica
Ingresso libero

Kenuz

kenuzCirca trenta opere tra disegni, sculture e dipinti realizzate da Fathi Hassan con tecniche diverse saranno presentate il 3 dicembre alla Domus Artis Gallery, che con questo artista di livello internazionale inaugura anche i suoi nuovi spazi. Tutto il lavoro di Hassan, vive dentro un pensiero di pittura-scrittura. Il deserto, il bianco e il silenzio divengono simboli e tracce dei suoi avi e della loro spiritualità che si ritrovano nei contenitori di memoria, sogni, luce, e nella serie di opere dedicate alle figure di santi, guerrieri neri, Madonne, foglie, mappe del mondo sacro. Hassan trasferisce nei suoi dipinti con colori solari e smaglianti, paesaggi e leggende di una terra antica. Nei suoi lavori si avverte sempre la incontenibile energia prodotta da un rapporto puro con la natura e con la vita stessa. Lontano da omologazioni senza tracce informali realizza un personalissimo linguaggio per raccontare la storia della sua terra.

Tra arcaismo e postmodernità, realismo e onirismo, l’artista, attraverso la sua anima incontaminata e la sua gioia assoluta, forse incomprensibile alla sensibilità occidentale realizza composizioni che trasportano in un mondo di favola e un universo ricco di vibrazioni. L’esposizione risultato storico di stratificazioni culturali e di tagli geologici restituisce un rassicurante archivio della memoria dove le opere stesse intendono evocare atmosfere simboliche, sostenendo un’idea di primordialità nella quale si realizza un rapporto di simbiosi degli esseri viventi con la natura, sola e assoluta divinità che governa il mondo. Con estrema libertà, Hassan ci regala scenari luminosi anche se a volte legati ad una continua lotta per la sopravvivenza partecipando attivamente al ritmo della vita e rappresentando in modo grottesco, ma elegante l’uomo che perde la sua centralità. Hassan riempie lo spazio dei supporti con forme e segni e tanti colori dialogando con il mondo attraverso figure apotropaiche, tutti personaggi fatti di cifre e di stilemi che si ripetono tra accostamenti e abbinamenti e dove la prospettiva viene negata.

Tutto il lavoro si presenta come un percorso intorno ad un perimetro mai completamente delimitato, un avvicinamento per gradi a qualcosa che si allontana sempre per riavvicinarsi e scoprire in questo movimento, la sua potenza .Sotto il frammento della materia e dietro la pena della separazione riconosce la forza dell’unità, il richiamo di un’origine che non riguarda piu’ solo lui ma si apre all’universo intero. Spesso usa la sabbia del deserto segno tangibile della nostalgia della terra magrebina, ma anche elemento fisico che concede colore puro e lo spunto per inventare una qualità tridimensionale, segno dello scorrere del tempo del disperdersi nel nulla e dell’eterno ritorno di ogni cosa all’infinito.

L’evocativo uso della sabbia, il candore del gesso, il nero delle mobili scritture dal significato incomprensibile, le citazioni fossili ordinatamente sparse danno forma a orizzonti e paesaggi lontani, irreali presenze umane, dromedari che assumono le sembianze di angeli, percorsi aperti verso l’infinito e contenitori di storia, mitologia sogno e realtà, presente e passato. I suo simboli contengono il sapore del deserto, della religione tramandata oralmente che sempre in Nubia si mescola alla favola e al mito delle origini. Rielaborazioni concettuali personalissime dove la memoria della millenaria storia di questo continente rivive e si materializza nel presente storico di un occidente che al contrario sembra aver dimenticato le sue radici. Enormi vasi costruiti con un arabesco di segni divengono contenitori di luce o contenitori sacri o celestiali giocati su un bicromismo di tinte inedite difficili, nero tulipano e oro brunito dalla lucentezza scura, mentre trame luminose costruiscono l’intreccio di foglie immense dove i malva pallidi si oppongono ai banchi di bianco ghiaccio sgualcito.

Fathi Hassan, nasce a Il Cairo nel 1957, da famiglia Nubiana. E’ in Italia dal 1979. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 1984 con una tesi sull’influenza dell’arte africana nel cubismo. Nel 1988 e’ il primo artista africano presente alla sezione Aperto 88- Biennale di Venezia. Durante i suoi studi entra in contatto con il gruppo teatrale -Falso Movimento-, incontrando alcuni intellettuali partenopei quali Lucio Amelio, Filiberto Menna, Gabriele Perretta, Eduardo di Mauro, Enrico Crispolti divenuti ben presto amici e sostenitori della sua arte. Nel gennaio del 2002 viene segnalato alla Biennale di Dakar. Nel dicembre del 2008 e’ presente a Villa Pisani Venezia con un’antologica che racchiude vari momenti del suo percorso artistico. Il Metropolitan Museum di New York City acquisisce una sua opera intitolata -Santa Moderna 1998- .2005 Washinghton DC, Textures, Smithsonian National Museum of African Art- 2009 New York, Adorned/ Unadorned Skoto Gallery- 2009 Biennale di Venezia.

Conferenza stampa di presentazione mercoledi’ 3 dicembre ore 11,30
Inaugurazione: Mercoledi’ 2 dicembre 2009 ore 19

Domus Artis Gallery
Via Vincenzo Cuoco 4, 80121, Napoli
aperto dal Martedi al Venerdi dalle 11,00 alle 19,30 orario continuo
sabato dalle 11.00 alle 13.30
ingresso libero

I giochi di Nani

naniI ”giochi d’arte ” di Nani Marcucci Pinoli da mercoledi’ 2 dicembre 2009 alla Biblioteca Nazionale di Napoli ( inaugurazione dalle ore 17).

Dipinti, sculture ed altre ”cose mai viste” restano in esposizione alla sala Leopardi fino al 18 dicembre. La mostra inserita nel progetto ” un libro per piacere” e’ a cura di Mauro Giancaspro.

I giochi dell’infanzia, quelli di società suggeriscono lo straordinario percorso espositivo che scivola come le sfere racchiuse nelle spirali verso l’alto, attraverso fasci di colore: istanze di verticalità che proiettano verso una dimensione cosmica di speranza , di magia e fantasia.

Armando Ginesi , ordinario di storia dell’arte presso l’Accademia di Macerata, colloca Pinoli nell’ampio contenitore del concettualismo, ma gli riconosce un ruolo originale e personalissimo, per il critico l’artista -con il suo verticalismo geometrico, dritto o obliquo, che sembra dar corpo a fasci fuoriusciti dal terreno, per attraversare lo spazio in ogni direzione- si appresta a misurare il cielo.

Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina, Nani per gli amici,
e’ poeta, pittore e scultore, anche se preferisce definirsi ”artigiano
delle sensazioni”, le sue opere sono presenti in molte collezioni
private e pubbliche. L.T.

Inaugurazione 2 dicembre ore 17

Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III
Piazza Plebiscito, 1 – Napoli
Orario: lun-ven 10 – 13 e 16 – 18, sabato 10 – 12,30
Ingresso libero

Contemporary art in Africa

africamIl CAM_Casoria Contemporary Art Museum presenta AfriCAM, la prima grande mostra che il museo di Casoria dedica all’arte africana. Nato da un progetto di viaggio e scoperta di Antonio Manfredi, curatore della mostra, l’evento (presso il CAM dal 5 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010) propone opere di artisti africani contattati direttamente sul posto dove non esistono intermediazioni di gallerie o collezionisti. In linea con la filosofia del CAM, AfriCAM è l’espressione della concezione di un’arte libera dagli interventi economico-privati e da influenze occidentali che spesso condizionano l’originalità delle produzioni artistiche. Il percorso seguito da Antonio Manfredi per scoprire gli artisti e scegliere le loro opere, ora in mostra, ha toccato diverse zone dell’Africa, anche le più remote, dove gli artisti raramente lasciano il proprio villaggio o la loro città. Nasce così una mostra fresca e raffinata che porta finalmente in una collezione pubblica permanente un corpus di opere provenienti dall’Africa. Affascinano le espressioni di elegante semplicità dei lavori esposti che mostrano un vivere intenso non privo di coscienza sociale. I riferimenti alle lotte intestine, allo sfruttamento e alle difficoltà sociali traspaiono nelle colorate rappresentazioni del reale. Talvolta, lontani dalle raffigurazioni stereotipate di un’arte lineare, i dipinti spaziano dal grafismo sintetico all’espressionismo di matrice “fauve”. Materici e terrosi, gli elementi poveri utilizzati per la realizzazione di alcune delle opere presentate diventano riproduzioni immaginarie di una realtà lontana. La sabbia, il legno, pezzi di lattina, giornali o tele diventano parte delle colature di colore rese con incredibili riferimenti ad un’arte contemporanea occidentale. Non manca ovviamente l’attenzione per l’arte da strada, per quegli artisti decoratori di mura e di negozi cittadini che affinano le proprie capacità tecniche rimanendo fedeli, seppur in modo tangente, ad una tradizione figurativa africana sempre presente. Permane, come da tradizione al CAM, un focus sui prodotti digitali africani come video e foto; la volontà di dare un respiro globale ad AfriCAM porta in esposizione insieme alla genuinità pittorica anche la complessità e la realizzazione ineccepibile dei new media art. L’immediatezza e la purezza di esecuzione sono la forza di queste opere che mostrano prospettive e riflessioni nuove e interessanti in uno spazio, il CAM, che si conferma ancora una volta alternativo.

Inaugurazione 5 dicembre ore 18.30

Vie di fuga

collIl 28 Novembre alle ore 17 a Castel dell’Ovo, nella Sala delle Carceri, vernissage di -VIE DI FUGA”, una mostra a tema sul mondo onirico e sulla capacità di evasione dalla realtà, curata da Beppe Palomba per l’Accademia della Bussola. In contemporanea presentazione del volume ”Segni e Sogni”, della serie de I quaderni dell’Accademia, racconti di esperienze oniriche e confessioni di artisti e scrittori.
Dalla prefazione al catalogo:

”La suggestione di un ambiente a volte puo’ condizionare e instillare nel visitatore pensieri e idee in qualche modo direttamente -ispirati- all’atmosfera, alla luce, alla presenza fisica di una certa tessitura della parete, a come sono disposte le pietre che la compongono- finche’ questa sorta di fascinazione ti porta dritto nei pensieri di chi in quel luogo, ieri, cento, mille anni fa, ha vissuto. Castel dell’Ovo sorge dalle acque nel Golfo di Napoli e la leggenda racconta che fu creato in una notte dal mago e poeta Virgilio con un sortilegio: sotterro’ nell’isolotto di Megaride un uovo da cui, schiudendosi, nacque la fortezza. Nelle segrete del castello e’ passata ogni sorta di umanità dolente, rabbiosa, rassegnata. Un unico pensiero sopra tutti: la Fuga, anzi meglio, il Sogno della Fuga o, se preferite, la fuga nel Sogno. E stando in quelle segrete si sente come palpabile, urgente, concreto, il Sogno.

Da questo coacervo di pensieri nasce l’intuizione di chiedere ad un selezionatissimo gruppo di Artisti di rappresentare visivamente, di indicare in qualche modo la propria Via di Fuga, il Sogno a cui tendere per staccare i piedi da terra e saltare il Muro. E come ciascuno di noi sceglie un modo per affermare un Sogno, per renderlo concreto, ciascuno in qualche modo cerca il modo di sciogliersi da catene e legacci per fuggire, ognuno degli Artisti ha inteso raccontare la sua VIA DI FUGA- rappresentando un Sogno, che sia uno di quelli ricorrenti che riempiono le notti oppure uno di quelli che si fanno ad occhi aperti, con la speranza e la voglia di cambiare la propria vita e il mondo-” Hanno raccolto l’appello i rappresentanti di stili e tecniche diverse, dall’informale all’arte digitale, dal figurativo classico alla Pop Art, tra scultura, pittura, installazioni…

Gli Artisti: Simone Aimetta, Sergio Amatruda, Elisa Anfuso, Valeria Ballestrazzi, Letizia Borelli, Lisa Burelli, Yara Buyda, Letizia Caiazzo, Giorgio Cassone, Lorenzo Cataneo, Mariangela Chianese, Stefania Colizzi, Silvia De Marco, Massimo De Martino, Desma & Bacà, Angela Di Teodoro, Serena Fazio, Gaetano Fiore, Daniela Fonti, Federico Galetto, Franco Giomi, Francesco Giraldi, Amedeo Grazioso, Sabina Lops, Donato Lotito, Marlisa Palomba, Mauro Maffina, Vilma Maiocco, Rosanna Matacena, Chiara Mazzone Colonna, Paolo Napolitano, Stefania Oriente, Patrizia Palomba, Nicola Piscopo, Ermelinda Ponticiello, Mary Palomba, Enzo Rea, Enzo Ruju, Claudio Schifano, Ariane Schuchardt, Massimo Tezzi, Marcello Ursomando, Anna Verde, Rosario Vesco, Stefano Wolfler, Maurizio Yorck, Gianfranco Zazzeroni.

Inaugurazione 28 Novembre alle ore 17

Castel dell’Ovo
via Caracciolo di Bella (Borgo Marinari) – Napoli
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 domenica dalle10 alle13
ingresso gratuito

L’Ora X Ne’ prima ne’ dopo.

paoliniLa maestosa Sala della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospiterà dal mese di novembre una installazione del grande maestro Giulio Paolini dal titolo “L’ora X”

Nato a Genova nel 1940, Giulio Paolini e’, dai primi anni Sessanta, uno dei protagonisti dell’avanguardia internazionale attuando, sin dall’inizio della sua carriera, una colta speculazione sui codici, sulle convenzioni del vedere e sul rapporto tra autore, opera, spettatore, tesa ad evidenziare la natura tautologica e autoreferenziale del fare artistico.

Con questa importante esposizione la Soprintendenza intende riprendere quel ricco dialogo con l’arte contemporanea inaugurato al Museo Archeologico con le mostre degli Annali delle Arti, curate da Achille Bonito Oliva (si ricordano Damien Hirst, Jeff Koons) e ospitate nelle sale del piano terra del Museo.

L’installazione di Giulio Paolini approfondirà questo rapporto, installando le opere- alcune inedite- specificamente per il Museo, nel maestoso ambiente della Sala della Meridiana.

L’esposizione nel Salone della Meridiana dovrebbe comporsi di 6-7 opere (tutte di data recente, o addirittura inedite) disposte al suolo nell’area centrale dell’ambiente.

Il Museo Archeologico, uno dei Musei piu’ importanti nel mondo per le sue collezioni e la sua storia, puo’ diventare, attraverso questa installazione, meta interessante anche per il pubblico dell’arte contemporanea.

Fin dal principio, Paolini ha integrato nelle sue creazioni le riproduzioni di altre opere sotto forma di calchi in gesso (si pensi a Mimesis, del 1976 o a Cariatidi, 1980, oggi esposta al Centre Pompidou) oppure riproduzioni fotografiche di grandi opere come in Giovane che guarda Lorenzo Lotto per introdurre nuovi linguaggi e riflettere su campi problematici quali l’”uscita” dal quadro, la separazione tra supporto e immagine, tra immagine e visualità, la posizione dell’osservatore e la perdita di autorialità da parte dell’artista.

La sua e’ una rilettura simbolica e semantica della tradizione, coltissima ma capace anche di colpire le corde immediate della nostra memoria estetica.

Sala della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale
piazza Museo Nazionale, 19 Napoli
Orario 9.00-20.00 (ingresso sino alle 19.00)
Riposo settimanale: martedi’
Ingresso: 6,50 euro (biglietto intero) 3,25 euro (ridotto)

Grande liquidazione

de lucaVenerdi 27 novembre 2009, ore 19, la galleria Dina Carola, via Orazio 29, Napoli, inaugura la mostra di Santolo De Luca, dal titolo ironicamente equivoco, come nello stile dell’artista: ‘grande liquidazione’.

Santolo De Luca, nato a Napoli nel 1960, e’ dagli anni ’90 uno dei protagonisti dell’arte italiana. Quella pittura che nel suo caso si afferma come espressione critica della cultura dei media, attraverso un inconfondibile linguaggio estetico che gli consente di occupare una collocazione storica ben definita all’interno del vasto panorama artistico espresso negli ultimi vent’anni.

Dopo aver esposto in diverse gallerie italiane ed estere, come alla Annina Nosei Gallery di New York, alla galleria Seno e alla galleria Zonca e Zonca di Milano, torna a esporre alla galleria Dina Caro’la, che nel 1994 presento’ il suo lavoro per la prima volta a Napoli.
Saranno esposte alcune tra le sue ultime opere piu’ significative, ispirate al tema dei liquidi e, per l’occasione sarà presentata la sua prima monografia -permanentpresent-. Vent’anni di lavoro raccolti in un prezioso volume edito da- l’arco e l’arca edizioni -, corredato da testi in italiano e inglese di Renato Barilli, Angela Tecce e un’intervista all’autore curata da Antonio Picariello.

-.Lo spettacolo non e’ mai gratuito e fine a se stesso, non si riduce mai a puro compiacimento per gli occhi, stimolati ad apprezzare quelle immagini tanto veritiere. La stupidità di un gesto che sembrava ormai sconsacrato, messo all’indice da tutte le buone regole della contemporaneità, trova riscatto in una sottile rete di belle pensate, di agudezas, di piccoli slittamenti di lettere che aprono l’adito a orizzonti improvvisi e impensati. (Renato Barilli da permanentpresent)

-.La morbidezza, in alcune opere addirittura la liquidità, del fondo segnala infatti la -possibilità- volontariamente evitata di realismo. (Angela Tecce da permanentpresent)

Inaugurazione Venerdi 27 novembre 2009, ore 19

Dina Carola
via Orazio 29, Napoli
ingresso libero

Soffi di Memoria

Foto Opere  Pierattini Rossello 7Riparte la stagione espositiva alla “SABINALBANO Modart Gallery”, open space minimal che sposa nuove tendenze dell’arte e della moda, offrendo una vetrina nel cuore della città a talenti nostrani e non solo. Come nel caso di Francesca Pierattini Rossello, la cui originale e raffinata personale di pittura, “Soffi di Memoria”, rappresenta l’incipit del percorso di proposte della gallery di Sabina Albano per l’anno 2009/2010.

“Soffi di Memoria”, dunque, due lessemi accostati in un sintagma che lega l’elemento etico – il leitmotiv, il tema del ricordo, della memoria, appunto – a quello estetico della tecnica delle polveri metallizzate soffiate, peculiarità dei lavori della Pierattini Rossello. Un corpus di circa 11 pezzi su tela (tra cui una sorta di trittico 160×160 componibile in più modalità), con formati che vanno da 80×80 sino a 120×170.

Il lessico pittorico della creativa ligure prende le mosse dall’intento di conferire plasticità al supporto tela, di per sé solitamente rigido e non plasmabile, travalicando i confini stessi del quadro e facendo appello, in una sorta di sinergia tra pittura, scultura e installazione, a tutti i sensi dell’interlocutore. Da qui la scelta di una resa tridimensionale dell’opera, tesa a dinamismo e profondità, mediante una tecnica composita: polveri metallizzate di varie sfumature, frammenti di specchi, tasselli di puzzle, tessuti, sovrapposizione di tele diverse per forma e dimensione a che, a seconda dell’incisione della luce, il quadro dia l’impressione di cambiamento, evoluzione. Il fine – come spiega l’artista di Savona – “…è quello di esprimere la molteplicità di punti di vista impliciti nell’essere umano, che non è un’entità compiuta, ma un continuo divenire.”

I volti, le figure, perfettamente riconoscibili nelle opere, sono la materia organica, convocata a descrivere il legame indissolubile dell’uomo con la memoria, il ricordo, l’esperienza che è alla base dell’identità. Ma l’uomo e la sua identità sono, come già accennato, anche perenne diacronica, pensiero, mutamento: da ciò il variegato ventaglio di possibilità rappresentative e una visione-fruizione a 360°. Un uomo che è entità complessa: astratta e fisica al contempo. Perciò, la necessità di una materica raffigurazione (i visi, i corpi), avvolta da spirali e resa da micro-polveri metallizzate policrome soffiate e miste ad acrilici. Un punto di partenza tangibile e chiaro da cui si dipana una narrazione cromatica e di luce in cui convivono composizione e scomposizione. Le spirali assurgono a testimonianza e sembiante del movimento, del vortice, delle differenti prospettive. Personaggi dalle fattezze evidenti, quasi mai dal sesso definito, però, mostrano una fissità dello sguardo, che anela ad abbracciare la triplice cronologia di presente (il dato reale concreto), futuro (il divenire), passato (la memoria incancellabile e imprescindibile).

E non ci si ferma qui. Un altro elemento, simbolico e tecnico, concorre al risultato finale: la rete. Rete che aiuta a sottolineare rughe, espressioni, particolari e sagome, e al tempo stesso conferisce profondità e tridimensionalità. Una rete che non è limite attraverso cui ingabbiare la figura o il volto in una staticità ricusata (addirittura opere precedenti recano la rete volutamente tagliata!), ma sottile e labile diaframma tra il soggettivo e l’oggettivo, tra il sé e l’altro. Rete, quindi, che assolve alla funzione non di celare, ma di proteggere pudicamente la vera essenza dell’io profondo. Attraverso di lei filtrano il colore, l’idea, le linee, la luce, i punti. Su di lei l’artista dipinge o proietta in varie direzioni onde luminose che oltrepassano la cornice e creano un impatto interattivo ed emozionale col pubblico.

FRANCESCA ROSSELLO PIERATTINI nasce nel 1964 a Savona, dove tuttora vive e opera. Diplomata al liceo classico, nell’82 frequenta l’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Genova e per un breve periodo insegna. Da sempre appassionata di arti figurative, ha sperimentato varie tecniche pittoriche, passando dal paesaggio al ritratto, dalla ceramica al vetro, per approdare a una personale interpretazione giocata sulla resa tridimensionale del quadro. Ha recentemente esposto le sue creazioni in numerose personali e collettive a Milano, Savona, Cuneo, Orvieto, Roma. Ha in programma, per giugno 2010, una personale nel chiostro della basilica di S. Ambrogio a Milano, che sarà presentata da Philippe Daverio.

Si inaugura venerdì 27.11.2009 alle 19:00 “SOFFI DI MEMORIA”, la nuova personale di FRANCESCA PIERATTINI ROSSELLO, presso la “SABINALBANO Modart Gallery” (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, NAPOLI. Info: 081/421716. visitabile sino all’11.12.2009 tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00. Ingresso gratuito.

 

Tracks – Impronte di Memorie

sameleL’ultima serie realizzata da Mary Samele, intitolata -TRACKS – Impronte di Memorie-, sarà allocata con una presentazione di tono nella -Sala della Loggia- del prestigioso Castel Nuovo, monumento che verrà sempre chiamato Maschio Angioino da tutti i napoletani.

La pittura, come si puo’ vedere e controllare, e’ costituita, principalmente, da grassello, stucco, vari colori, spago, carta e ruggine, quest’ultima prodotta, in maniera esclusiva dalla stessa artista, e non saremo noi a svelare la matrice di formazione e la sintesi di realizzazione, davvero particolarissima; lasciamo al contatto diretto con l’artista, che si potrà, certamente, avere il giorno dell’inaugurazione, ma anche determinare e/o sviluppare durante il periodo espositivo, quindi nei giorni a seguire.

E’ intrigante guadagnarsi la possibilità di saper apprendere e, quindi, di conoscere una sua peculiarità operativa.
Il materiale, distribuito in maniera varia, diversa e variegata, rispecchia la nostra mente come una mappa dello spazio; il grassello e’, e riassume, il manto bianco della nostra vita, raccolta, incanalata e racchiusa nella mente, la ruggine forma l’alone in cui si annida il ricordo. In ogni quadro emergono e si distinguono degli elementi che regolano stimoli, circostanziano e dettagliano il ricordo; sono dadi, carte, conchiglie, che non hanno assolutamente un significato, se non quello di legare, e, quindi, di riprendere e di stimolare un proprio ricordo all’osservatore. L’attuale pittura della giovanissima e tenace Mary Samele si presenta ancor piu’ interessante, compatta e valida, nonche’ accattivante e sorprendente per alcuni aspetti che andremo a presentare man mano.

Il senso minuto, intimo, celato, segreto e spirituale di una realtà governata, condotta e istruita da una sensibilità, estremamente accorta e progettuale, compare ed innalza la sua forza e la sua acme in scenari in cui si apprezzano, tra i rilievi della pasta di un’agita matericità, scoscese effrazioni, scandite pluriarticolazioni, grumi cromatici accennati, reti e reticoli, segmenti, segni, segnali, segnacoli e segnature.

Si apprezza, cosi’, la costruzione simbolica, la caratura informale, il carattere alto di una pittura determinata, che vuol essere altro; insomma, vuole decantarsi in una distinta dichiarazione di presenza nel mondo. Mary Samele vuole esserci, vuole essere in questo mondo, vuole essere dentro la storia quotidiana della città che la ospita, vuole significare e significarsi. Il suo -esprit- lo si legge nella filigrana del disegno accurato della composizione, controllata dalla partecipazione materica in cui si mescolano, rovesciano e s’incalzano attraversamenti e si rivoltano e si rincorrono rimandi, e, cosi’, aumenta il suo valore percettivo. Gli orditi e le trame stratificano chiasmi e convergenze, puntellano paesaggi dell’anima, saperi e sapori mediterranei, sottili concezioni d’insieme, scenari che hanno intenzione di guadagnare la confidenza dello spazio.

La mano di Mary Samele conquista tessiture di spazi memoriali ed immaginati e da queste tessiture affiorano concetti sospesi tra abbagli ed emozioni, tra trepidazioni e turbamenti, tra piacevolezze formali e sondate, raffinate, ricercate delicatezze astratte. Cromatismi tracciati, intervallati da luci ed ombre, intendono far risalire memorie, surrealtà ecologiche, dinamismi controllati. L’artista dettaglia sequenze, distilla elementi capillari, concepiti con le ragioni della fantasia, fantastici e vitali, sotto l’impulso di una fresca vena; in fondo, produce commenti visivi di tono garbato, delicato. L’immaginazione fertilissima, combinata con rarefatte sintesi operative, rende singolari risultati.

I suoi lavori risucchiano cadenze visive di un iter mentale, tutto proteso a rivitalizzare la memoria, a non appannarla; insomma, per permettere, cosi’, a note passate di riconfluire nella vita corrente nell’ottica di essere utili riferimenti per poter processare e poter, adeguatamente, cribrare dati attuali. Emerge la voglia dell’operatrice di corroborare la composizione con assunti materici in una disposizione di elaborate misure ed impronte, che possono esprimere rifrazioni e riflessi regolati da un intimo sentire e dall’hinterland dell’anima. In questi lavori, che ripropongono dentellate consonanze mentali, si leggono ritmi, variazioni e dinamicità, nonche’ vivaci, solide e differenti armonie, mentre in altre palesemente si dichiara il richiamo ad una pittura intimista che si coniuga ad una pittura di naturalità. Cadenze trasparenti e sagaci, sapienti e svegli accenni coloristici presidiano varchi verso atmosfere in cui trapassano cromie tenui, che c’indicano leggerezze di tratto. Ed, entrando con l’occhio nella rete compositiva, si coglie un preciso dettato di plurime e nette combinazioni pulsanti, determinato da dosaggi alternati.

Inaugurazione venerdi’ 20 novembre 2009, alle ore 17

Alle ore 17.30, sarà presentata la mostra con interventi di Nicola Oddati, Stefano Arcella, Pino Cotarelli, Franco Lista, Rosa Romano e Maurizio Vitiello.

Alle ore 18, sarà proiettato un video, a ciclo continuo, di Mary Samele, che presenterà sui quadri le parole della poesia “Aviatore di stelle marine”, di Michele D’Orsi, grazie al montaggio di Ivano De Simone; lettura dell’attore napoletano Stefano Ferraro, accompagnato dalle note del compositore Mario Alberto Annunziata.

-Sala della Loggia- di Castel Nuovo
Piazza Municipio – 80133 Napoli
Orario di apertura dal Lunedi’ al Sabato dalle ore 9,00 alle ore 19,00
La biglietteria chiude alle ore 18,00.
Ingresso a pagamento biglietti: – 5.00

My America

immagine di Roberto Salomone3Roberto Salomone e gli Stati Uniti d’America, un viaggio in una terra di confine e di futuro, in cui la visione di Roberto restituisce un’America sospesa tra la curiosità e le certezze che la animano, unitamente alla moltitudine di culture diverse che vivono o sono solo di passaggio in quei territori.
Fotografo, classe 1981, e diplomato in fotografia presso lo IED di Roma (Istituto Europeo di Design) nel giugno 2006 con il massimo dei voti e la lode, Salomone è professionista dal 2003.
Ha lavorato come fotografo di scena per vari documentari e sui set di alcuni videoclip di musicisti italiani. Dall’ottobre 2006 collabora con l’agenzia fotogiornalistica Controluce. Ha conseguito il Proficiency Degree in English Language presso il British Institute.
Roberto Salomone ha una formazione “americana” e si legge nelle sue immagini. Entrato immediatamente in sintonia con i ritmi di quel paese, ha colto gli aspetti e i colori caratteristici della vita negli States, restituendo composizioni apparentemente costruite, ma che, invece, sono reali e senza alcun intervento tecnico, se non la precisa documentazione e ricerca di quei momenti.
Le 15 immagini di Roberto (formato 50×33) sono di strabiliata attenzione a quei particolari, che mostrano la vivacità fin troppo eccessiva del meltin’ pot americano.
Roberto Salomone, espone al Kestè Napoli
vernissage venerdì 20 novembre 2009, finissage mercoledì 16 dicembre 2009
l’esposizione sarà aperta al pubblico tutti i giorni, dalle ore 19.00 alle ore 23.00
Da venerdì 20 novembre a mercoledì 16 dicembre 2009
negli spazi del Kestè Napoli, Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli