Archive | dicembre, 2009

Dall’Immacolata all’Epifania

epiMartedi’ 8 dicembre alle ore 18,00 si inaugura alla Fabbrica delle Arti di Napoli Dall’Immacolata all’Epifania, un percorso natalizio tra arte e artigianato in collaborazione con il MIAAO (Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi) di Torino e il supporto dell’Assessorato al Commercio della Regione Piemonte e della Fondazione CRT.

Il MIAAO ha già allestito dal 2006 al 2008, nel complesso monumentale di San Filippo Neri a Torino, mostre di merchandising culturale alla vigilia delle festività natalizie, nelle quali sono stati posti in vendita artefatti di almeno 100 diversi autori e manifatture, la maggior parte dei quali piemontesi. Il successo sempre crescente, edizione dopo edizione, delle mostre mercato ha, da un lato, provocato un’espansione dell’attività culturale e commerciale del Museo extramoenia e, dall’altro, una sempre maggiore articolazione e innovazione dell’offerta intramuros, con una selezione di prodotti in gran parte inediti. Si e’, pertanto, deciso di invitare quest’anno le Istituzioni ad offrire all’iniziativa un progetto di piu’ ampio respiro per raggiungere un piu’ vasto pubblico. È nata, cosi’, la collaborazione con la Fabbrica delle Arti di Napoli e l’Associazione Le Terre dei Savoia.

Arts and Crafts Supermarket Savoir Faire à la Pie’montaise, che sarà inaugurato il 5 dicembre a Torino, presso il MIAAO, rientra nel progetto Stray MIAAO ovvero randagio, nel quale confluiscono le molteplici attività relazionali svolte dal Museo sul territorio. L’iniziativa intende promuovere e creare un “mercato equo e solidale” nazionale a favore dei giovani creativi, anche grazie alla collaborazione del Museo con l’Associazione Le Terre dei Savoia, la quale sfocerà nella creazione di una Bottega Reale che aprirà i battenti in occasione del primo giorno di primavera al Castello di Racconigi.

Dall’Immacolata all’Epifania la Fabbrica delle Arti ospiterà una sezione della mostra Savoir Faire à la Piemontaise mentre un laboratorio di artisti composto da Renato Barisani, Valerio Coppola, Luce Delhove, Maria Di Pietro, Nathalie du Pasquier, Chung Eun-Mo, Carmine Luino, Gianluigi Masucci, Annibale Oste, Enrica Rebeck, Fiammetta Russo Cardone, Oreste Zevola ha dato origine per l’occasione a piccoli manufatti e ad estemporanee idee creative. Il percorso natalizio consentirà, inoltre, di godere delle esposizioni già presenti in Galleria, quali Strumenti vari di Nathalie Du Pasquier, Ambiente Barisani di Renato Barisani e Artisti in Fabbrica.

«La Fabbrica delle Arti, nata lo scorso mese di ottobre nel Centro Storico di Napoli», dice il direttore artistico, Giusi Laurino, «si e’ collegata al MIAAO – Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi di Torino sin dalla fase progettuale, ben felice di creare sinergia e condivisione per una rivoluzionaria strategia di diffusione del messaggio artistico. Siamo entusiasti di potere unire il Sud e il Nord promuovendo i giovani designer e i creativi. Un grazie particolare va alla Regione Piemonte e alla Fondazione CRT che hanno sostenuto l’iniziativa».

Fabbrica delle Arti
via Annibale de Gasperis, 24 Napoli

Ritorno al Futuro

futuroUna mostra,dedicata ad un’arte che sa guardare avanti senza cercare fughe impossibili, di tre artisti italiani che da anni lavorano in ambito internazionale con importanti riscontri e che sanno confrontarsi sia con la tradizione che con la tecnologia. -Ritorno al Futuro – e’ un progetto costruito attorno ad un tema sempreattuale che e’ quello di sapere mettere d’accordo la ricerca, l’idea di un futuro che si costruisce sotto i nostri occhi, con una forza comunicativa e narrativa forte e originale.

Ma si tratta anche della mostra che apre l’attività di una nuova galleria napoletana e che ne traccia e annuncia il percorso. Gli artisti scelti dal curatore Valerio Deho’ rappresentano al meglio una ricerca artistica che sa usare la tecnologia con consapevolezza e ironia, artisti che hanno scelto un nomadismo linguistico che spazia dalla pittura, al digitale, dalla scultura all’installazione, e che hanno costruito un proprio universo, continuamente aggiornato di contenuti e nuove espressività.

Paolo Consorti presenta una serie di cinque lavori digitali dal titolo -Stars- ( 2009) in cui appare un mondo futuribile e rarefatto, visionario e poetico. Consorti, spazia tra video e pittura spesso con opere crossover, ricostruendo un universo in cui passato e futuro coincidono, in una sospensione temporale affascinante quanto convincente.

Robert Gligorov presenta tre grandi lavori tra cui -Bloom bang- (2009) in cui delle vere e proprie esplosioni di mazzi di fiori, generano un effetto di galassia in espansione. In queste stampe lamba su plexiglas l’artista macedone rivela la sua essenza di grande indagatore di effetti illusionistici, di porre sempre la percezione, e le sue variabilità, a livello di costruzione dell’opera.

Di Enrico T. de Paris sono stati scelti dei lavori che in qualche modo riassumono le sue tecniche e i suoi cicli. Oltre ad una bellissima -Genesis- del 2009, un’installazione in acciaio che e’ una astronave piena di luci metaforicamente lanciata nello spazio, saranno presentati anche alcuni light box e delle opere pittoriche a parete che testimoniano dell’eclettismo dell’arte torinese. De Paris assembla materiali diversi attinti dal mondo scientifico o da quello dei giocattoli, in una propria visione del futuro e del destino del mondo.

La galleria -The Apartment- con questa mostra vuole quindi inaugurare un percorso di esposizioni con particolare attenzioni ad artisti italiani che hanno una forte personalità e hanno trovato un riscontro a livello internazionale, con mostre e progetti appositamente realizzati per il nuovo spazio napoletano.

Inaugurazione giovedi’ 10 dicembre ore 18.00

The apartment
Vico Belledonne a Chiaia, 6 – Napoli
Ingresso libero

Screams

screamOgni essere umano puo’ riconoscere il dolore nella semplice iconografia del volto urlante, giacche’ il dolore e’ un’oscura commistione di individuale e totale. E’ proprio l’aspetto collettivo del dolore che permette la sua descrivibilità, che fa in modo che il dolore giunga alla parola e non rimanga l’esperienza muta che e’. Se il dolore e’ descrivibile e’ a maggior ragione visibile. Questo il tema della mostra intitolata -SCREAMS-.
Ciascun quadro proposto attinge dal reale. Sono infatti rappresentate persone, conosciute e non dall’artista, alle quali e’ stato chiesto di essere coinvolte nel progetto, prestando il loro urlo alla fase di rappresentazione. Le opere sono descrittive, prive di enfasi, esplicitamente figurative, spoglie di decorazione intesa come campo di fascinazione e indeterminatezza che distolga dal principale settore di attenzione su cui si ferma il soggetto. Non c’e’ spazio per lo sfondo, abbiamo solo il volto col quale siamo obbligati a confrontarci. Rimane solo la mimica facciale, ed il linguaggio del corpo e’ eliminato.

In un certo senso la sofferenza e’ naturale, cosi’ com’e’ naturale che l’uomo sia esposto alla vita. Sotto questo aspetto il dolore e’ innocente, privo di colpa quanto le sue vittime. Diventa percio’ impossibile trovare la causa del dolore, ma solo darne espressione, presentarlo senza la pretesa di capirlo, come e’ rappresentato in queste opere. La figurazione e’ ben salda, in alcuni casi sfocata, come se fosse vista attraverso un vetro che non permette di vedere bene, di conoscere. L’immagine e’ allestita in modo teatrale, dove il patibolo e’ la sofferenza inflitta e l’urlo l’espressione di dolore. I volti sono frontali, quasi ieratici, hanno qualcosa di sacrale che viene barbaramente violato. La sofferenza puo’ diventare fonte di forza creativa. Sono immagini significato, che si rivolgono ad uno spettatore – testimone con cui l’autore vuole instaurare una relazione. La reazione immediata ed istintiva dell’urlo non si compie solo nel disperato bisogno di esprimere il dolore e liberarsi dalla sofferenza, ma invoca un ascolto, esige un testimone; l’urlo ha necessità di essere sentito.

Inaugurazione 5 dicembre 2009 ore 16.30

Complesso Monumentale Real Casa dell’Annunziata
Via dell’Annunziata, 38 – Napoli
Orario: 10-19, chiuso la domenica
Ingresso libero

Kenuz

kenuzCirca trenta opere tra disegni, sculture e dipinti realizzate da Fathi Hassan con tecniche diverse saranno presentate il 3 dicembre alla Domus Artis Gallery, che con questo artista di livello internazionale inaugura anche i suoi nuovi spazi. Tutto il lavoro di Hassan, vive dentro un pensiero di pittura-scrittura. Il deserto, il bianco e il silenzio divengono simboli e tracce dei suoi avi e della loro spiritualità che si ritrovano nei contenitori di memoria, sogni, luce, e nella serie di opere dedicate alle figure di santi, guerrieri neri, Madonne, foglie, mappe del mondo sacro. Hassan trasferisce nei suoi dipinti con colori solari e smaglianti, paesaggi e leggende di una terra antica. Nei suoi lavori si avverte sempre la incontenibile energia prodotta da un rapporto puro con la natura e con la vita stessa. Lontano da omologazioni senza tracce informali realizza un personalissimo linguaggio per raccontare la storia della sua terra.

Tra arcaismo e postmodernità, realismo e onirismo, l’artista, attraverso la sua anima incontaminata e la sua gioia assoluta, forse incomprensibile alla sensibilità occidentale realizza composizioni che trasportano in un mondo di favola e un universo ricco di vibrazioni. L’esposizione risultato storico di stratificazioni culturali e di tagli geologici restituisce un rassicurante archivio della memoria dove le opere stesse intendono evocare atmosfere simboliche, sostenendo un’idea di primordialità nella quale si realizza un rapporto di simbiosi degli esseri viventi con la natura, sola e assoluta divinità che governa il mondo. Con estrema libertà, Hassan ci regala scenari luminosi anche se a volte legati ad una continua lotta per la sopravvivenza partecipando attivamente al ritmo della vita e rappresentando in modo grottesco, ma elegante l’uomo che perde la sua centralità. Hassan riempie lo spazio dei supporti con forme e segni e tanti colori dialogando con il mondo attraverso figure apotropaiche, tutti personaggi fatti di cifre e di stilemi che si ripetono tra accostamenti e abbinamenti e dove la prospettiva viene negata.

Tutto il lavoro si presenta come un percorso intorno ad un perimetro mai completamente delimitato, un avvicinamento per gradi a qualcosa che si allontana sempre per riavvicinarsi e scoprire in questo movimento, la sua potenza .Sotto il frammento della materia e dietro la pena della separazione riconosce la forza dell’unità, il richiamo di un’origine che non riguarda piu’ solo lui ma si apre all’universo intero. Spesso usa la sabbia del deserto segno tangibile della nostalgia della terra magrebina, ma anche elemento fisico che concede colore puro e lo spunto per inventare una qualità tridimensionale, segno dello scorrere del tempo del disperdersi nel nulla e dell’eterno ritorno di ogni cosa all’infinito.

L’evocativo uso della sabbia, il candore del gesso, il nero delle mobili scritture dal significato incomprensibile, le citazioni fossili ordinatamente sparse danno forma a orizzonti e paesaggi lontani, irreali presenze umane, dromedari che assumono le sembianze di angeli, percorsi aperti verso l’infinito e contenitori di storia, mitologia sogno e realtà, presente e passato. I suo simboli contengono il sapore del deserto, della religione tramandata oralmente che sempre in Nubia si mescola alla favola e al mito delle origini. Rielaborazioni concettuali personalissime dove la memoria della millenaria storia di questo continente rivive e si materializza nel presente storico di un occidente che al contrario sembra aver dimenticato le sue radici. Enormi vasi costruiti con un arabesco di segni divengono contenitori di luce o contenitori sacri o celestiali giocati su un bicromismo di tinte inedite difficili, nero tulipano e oro brunito dalla lucentezza scura, mentre trame luminose costruiscono l’intreccio di foglie immense dove i malva pallidi si oppongono ai banchi di bianco ghiaccio sgualcito.

Fathi Hassan, nasce a Il Cairo nel 1957, da famiglia Nubiana. E’ in Italia dal 1979. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 1984 con una tesi sull’influenza dell’arte africana nel cubismo. Nel 1988 e’ il primo artista africano presente alla sezione Aperto 88- Biennale di Venezia. Durante i suoi studi entra in contatto con il gruppo teatrale -Falso Movimento-, incontrando alcuni intellettuali partenopei quali Lucio Amelio, Filiberto Menna, Gabriele Perretta, Eduardo di Mauro, Enrico Crispolti divenuti ben presto amici e sostenitori della sua arte. Nel gennaio del 2002 viene segnalato alla Biennale di Dakar. Nel dicembre del 2008 e’ presente a Villa Pisani Venezia con un’antologica che racchiude vari momenti del suo percorso artistico. Il Metropolitan Museum di New York City acquisisce una sua opera intitolata -Santa Moderna 1998- .2005 Washinghton DC, Textures, Smithsonian National Museum of African Art- 2009 New York, Adorned/ Unadorned Skoto Gallery- 2009 Biennale di Venezia.

Conferenza stampa di presentazione mercoledi’ 3 dicembre ore 11,30
Inaugurazione: Mercoledi’ 2 dicembre 2009 ore 19

Domus Artis Gallery
Via Vincenzo Cuoco 4, 80121, Napoli
aperto dal Martedi al Venerdi dalle 11,00 alle 19,30 orario continuo
sabato dalle 11.00 alle 13.30
ingresso libero

I giochi di Nani

naniI ”giochi d’arte ” di Nani Marcucci Pinoli da mercoledi’ 2 dicembre 2009 alla Biblioteca Nazionale di Napoli ( inaugurazione dalle ore 17).

Dipinti, sculture ed altre ”cose mai viste” restano in esposizione alla sala Leopardi fino al 18 dicembre. La mostra inserita nel progetto ” un libro per piacere” e’ a cura di Mauro Giancaspro.

I giochi dell’infanzia, quelli di società suggeriscono lo straordinario percorso espositivo che scivola come le sfere racchiuse nelle spirali verso l’alto, attraverso fasci di colore: istanze di verticalità che proiettano verso una dimensione cosmica di speranza , di magia e fantasia.

Armando Ginesi , ordinario di storia dell’arte presso l’Accademia di Macerata, colloca Pinoli nell’ampio contenitore del concettualismo, ma gli riconosce un ruolo originale e personalissimo, per il critico l’artista -con il suo verticalismo geometrico, dritto o obliquo, che sembra dar corpo a fasci fuoriusciti dal terreno, per attraversare lo spazio in ogni direzione- si appresta a misurare il cielo.

Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina, Nani per gli amici,
e’ poeta, pittore e scultore, anche se preferisce definirsi ”artigiano
delle sensazioni”, le sue opere sono presenti in molte collezioni
private e pubbliche. L.T.

Inaugurazione 2 dicembre ore 17

Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III
Piazza Plebiscito, 1 – Napoli
Orario: lun-ven 10 – 13 e 16 – 18, sabato 10 – 12,30
Ingresso libero

Contemporary art in Africa

africamIl CAM_Casoria Contemporary Art Museum presenta AfriCAM, la prima grande mostra che il museo di Casoria dedica all’arte africana. Nato da un progetto di viaggio e scoperta di Antonio Manfredi, curatore della mostra, l’evento (presso il CAM dal 5 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010) propone opere di artisti africani contattati direttamente sul posto dove non esistono intermediazioni di gallerie o collezionisti. In linea con la filosofia del CAM, AfriCAM è l’espressione della concezione di un’arte libera dagli interventi economico-privati e da influenze occidentali che spesso condizionano l’originalità delle produzioni artistiche. Il percorso seguito da Antonio Manfredi per scoprire gli artisti e scegliere le loro opere, ora in mostra, ha toccato diverse zone dell’Africa, anche le più remote, dove gli artisti raramente lasciano il proprio villaggio o la loro città. Nasce così una mostra fresca e raffinata che porta finalmente in una collezione pubblica permanente un corpus di opere provenienti dall’Africa. Affascinano le espressioni di elegante semplicità dei lavori esposti che mostrano un vivere intenso non privo di coscienza sociale. I riferimenti alle lotte intestine, allo sfruttamento e alle difficoltà sociali traspaiono nelle colorate rappresentazioni del reale. Talvolta, lontani dalle raffigurazioni stereotipate di un’arte lineare, i dipinti spaziano dal grafismo sintetico all’espressionismo di matrice “fauve”. Materici e terrosi, gli elementi poveri utilizzati per la realizzazione di alcune delle opere presentate diventano riproduzioni immaginarie di una realtà lontana. La sabbia, il legno, pezzi di lattina, giornali o tele diventano parte delle colature di colore rese con incredibili riferimenti ad un’arte contemporanea occidentale. Non manca ovviamente l’attenzione per l’arte da strada, per quegli artisti decoratori di mura e di negozi cittadini che affinano le proprie capacità tecniche rimanendo fedeli, seppur in modo tangente, ad una tradizione figurativa africana sempre presente. Permane, come da tradizione al CAM, un focus sui prodotti digitali africani come video e foto; la volontà di dare un respiro globale ad AfriCAM porta in esposizione insieme alla genuinità pittorica anche la complessità e la realizzazione ineccepibile dei new media art. L’immediatezza e la purezza di esecuzione sono la forza di queste opere che mostrano prospettive e riflessioni nuove e interessanti in uno spazio, il CAM, che si conferma ancora una volta alternativo.

Inaugurazione 5 dicembre ore 18.30