Archive | novembre, 2009

Vie di fuga

collIl 28 Novembre alle ore 17 a Castel dell’Ovo, nella Sala delle Carceri, vernissage di -VIE DI FUGA”, una mostra a tema sul mondo onirico e sulla capacità di evasione dalla realtà, curata da Beppe Palomba per l’Accademia della Bussola. In contemporanea presentazione del volume ”Segni e Sogni”, della serie de I quaderni dell’Accademia, racconti di esperienze oniriche e confessioni di artisti e scrittori.
Dalla prefazione al catalogo:

”La suggestione di un ambiente a volte puo’ condizionare e instillare nel visitatore pensieri e idee in qualche modo direttamente -ispirati- all’atmosfera, alla luce, alla presenza fisica di una certa tessitura della parete, a come sono disposte le pietre che la compongono- finche’ questa sorta di fascinazione ti porta dritto nei pensieri di chi in quel luogo, ieri, cento, mille anni fa, ha vissuto. Castel dell’Ovo sorge dalle acque nel Golfo di Napoli e la leggenda racconta che fu creato in una notte dal mago e poeta Virgilio con un sortilegio: sotterro’ nell’isolotto di Megaride un uovo da cui, schiudendosi, nacque la fortezza. Nelle segrete del castello e’ passata ogni sorta di umanità dolente, rabbiosa, rassegnata. Un unico pensiero sopra tutti: la Fuga, anzi meglio, il Sogno della Fuga o, se preferite, la fuga nel Sogno. E stando in quelle segrete si sente come palpabile, urgente, concreto, il Sogno.

Da questo coacervo di pensieri nasce l’intuizione di chiedere ad un selezionatissimo gruppo di Artisti di rappresentare visivamente, di indicare in qualche modo la propria Via di Fuga, il Sogno a cui tendere per staccare i piedi da terra e saltare il Muro. E come ciascuno di noi sceglie un modo per affermare un Sogno, per renderlo concreto, ciascuno in qualche modo cerca il modo di sciogliersi da catene e legacci per fuggire, ognuno degli Artisti ha inteso raccontare la sua VIA DI FUGA- rappresentando un Sogno, che sia uno di quelli ricorrenti che riempiono le notti oppure uno di quelli che si fanno ad occhi aperti, con la speranza e la voglia di cambiare la propria vita e il mondo-” Hanno raccolto l’appello i rappresentanti di stili e tecniche diverse, dall’informale all’arte digitale, dal figurativo classico alla Pop Art, tra scultura, pittura, installazioni…

Gli Artisti: Simone Aimetta, Sergio Amatruda, Elisa Anfuso, Valeria Ballestrazzi, Letizia Borelli, Lisa Burelli, Yara Buyda, Letizia Caiazzo, Giorgio Cassone, Lorenzo Cataneo, Mariangela Chianese, Stefania Colizzi, Silvia De Marco, Massimo De Martino, Desma & Bacà, Angela Di Teodoro, Serena Fazio, Gaetano Fiore, Daniela Fonti, Federico Galetto, Franco Giomi, Francesco Giraldi, Amedeo Grazioso, Sabina Lops, Donato Lotito, Marlisa Palomba, Mauro Maffina, Vilma Maiocco, Rosanna Matacena, Chiara Mazzone Colonna, Paolo Napolitano, Stefania Oriente, Patrizia Palomba, Nicola Piscopo, Ermelinda Ponticiello, Mary Palomba, Enzo Rea, Enzo Ruju, Claudio Schifano, Ariane Schuchardt, Massimo Tezzi, Marcello Ursomando, Anna Verde, Rosario Vesco, Stefano Wolfler, Maurizio Yorck, Gianfranco Zazzeroni.

Inaugurazione 28 Novembre alle ore 17

Castel dell’Ovo
via Caracciolo di Bella (Borgo Marinari) – Napoli
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 domenica dalle10 alle13
ingresso gratuito

L’Ora X Ne’ prima ne’ dopo.

paoliniLa maestosa Sala della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospiterà dal mese di novembre una installazione del grande maestro Giulio Paolini dal titolo “L’ora X”

Nato a Genova nel 1940, Giulio Paolini e’, dai primi anni Sessanta, uno dei protagonisti dell’avanguardia internazionale attuando, sin dall’inizio della sua carriera, una colta speculazione sui codici, sulle convenzioni del vedere e sul rapporto tra autore, opera, spettatore, tesa ad evidenziare la natura tautologica e autoreferenziale del fare artistico.

Con questa importante esposizione la Soprintendenza intende riprendere quel ricco dialogo con l’arte contemporanea inaugurato al Museo Archeologico con le mostre degli Annali delle Arti, curate da Achille Bonito Oliva (si ricordano Damien Hirst, Jeff Koons) e ospitate nelle sale del piano terra del Museo.

L’installazione di Giulio Paolini approfondirà questo rapporto, installando le opere- alcune inedite- specificamente per il Museo, nel maestoso ambiente della Sala della Meridiana.

L’esposizione nel Salone della Meridiana dovrebbe comporsi di 6-7 opere (tutte di data recente, o addirittura inedite) disposte al suolo nell’area centrale dell’ambiente.

Il Museo Archeologico, uno dei Musei piu’ importanti nel mondo per le sue collezioni e la sua storia, puo’ diventare, attraverso questa installazione, meta interessante anche per il pubblico dell’arte contemporanea.

Fin dal principio, Paolini ha integrato nelle sue creazioni le riproduzioni di altre opere sotto forma di calchi in gesso (si pensi a Mimesis, del 1976 o a Cariatidi, 1980, oggi esposta al Centre Pompidou) oppure riproduzioni fotografiche di grandi opere come in Giovane che guarda Lorenzo Lotto per introdurre nuovi linguaggi e riflettere su campi problematici quali l’”uscita” dal quadro, la separazione tra supporto e immagine, tra immagine e visualità, la posizione dell’osservatore e la perdita di autorialità da parte dell’artista.

La sua e’ una rilettura simbolica e semantica della tradizione, coltissima ma capace anche di colpire le corde immediate della nostra memoria estetica.

Sala della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale
piazza Museo Nazionale, 19 Napoli
Orario 9.00-20.00 (ingresso sino alle 19.00)
Riposo settimanale: martedi’
Ingresso: 6,50 euro (biglietto intero) 3,25 euro (ridotto)

Grande liquidazione

de lucaVenerdi 27 novembre 2009, ore 19, la galleria Dina Carola, via Orazio 29, Napoli, inaugura la mostra di Santolo De Luca, dal titolo ironicamente equivoco, come nello stile dell’artista: ‘grande liquidazione’.

Santolo De Luca, nato a Napoli nel 1960, e’ dagli anni ’90 uno dei protagonisti dell’arte italiana. Quella pittura che nel suo caso si afferma come espressione critica della cultura dei media, attraverso un inconfondibile linguaggio estetico che gli consente di occupare una collocazione storica ben definita all’interno del vasto panorama artistico espresso negli ultimi vent’anni.

Dopo aver esposto in diverse gallerie italiane ed estere, come alla Annina Nosei Gallery di New York, alla galleria Seno e alla galleria Zonca e Zonca di Milano, torna a esporre alla galleria Dina Caro’la, che nel 1994 presento’ il suo lavoro per la prima volta a Napoli.
Saranno esposte alcune tra le sue ultime opere piu’ significative, ispirate al tema dei liquidi e, per l’occasione sarà presentata la sua prima monografia -permanentpresent-. Vent’anni di lavoro raccolti in un prezioso volume edito da- l’arco e l’arca edizioni -, corredato da testi in italiano e inglese di Renato Barilli, Angela Tecce e un’intervista all’autore curata da Antonio Picariello.

-.Lo spettacolo non e’ mai gratuito e fine a se stesso, non si riduce mai a puro compiacimento per gli occhi, stimolati ad apprezzare quelle immagini tanto veritiere. La stupidità di un gesto che sembrava ormai sconsacrato, messo all’indice da tutte le buone regole della contemporaneità, trova riscatto in una sottile rete di belle pensate, di agudezas, di piccoli slittamenti di lettere che aprono l’adito a orizzonti improvvisi e impensati. (Renato Barilli da permanentpresent)

-.La morbidezza, in alcune opere addirittura la liquidità, del fondo segnala infatti la -possibilità- volontariamente evitata di realismo. (Angela Tecce da permanentpresent)

Inaugurazione Venerdi 27 novembre 2009, ore 19

Dina Carola
via Orazio 29, Napoli
ingresso libero

Soffi di Memoria

Foto Opere  Pierattini Rossello 7Riparte la stagione espositiva alla “SABINALBANO Modart Gallery”, open space minimal che sposa nuove tendenze dell’arte e della moda, offrendo una vetrina nel cuore della città a talenti nostrani e non solo. Come nel caso di Francesca Pierattini Rossello, la cui originale e raffinata personale di pittura, “Soffi di Memoria”, rappresenta l’incipit del percorso di proposte della gallery di Sabina Albano per l’anno 2009/2010.

“Soffi di Memoria”, dunque, due lessemi accostati in un sintagma che lega l’elemento etico – il leitmotiv, il tema del ricordo, della memoria, appunto – a quello estetico della tecnica delle polveri metallizzate soffiate, peculiarità dei lavori della Pierattini Rossello. Un corpus di circa 11 pezzi su tela (tra cui una sorta di trittico 160×160 componibile in più modalità), con formati che vanno da 80×80 sino a 120×170.

Il lessico pittorico della creativa ligure prende le mosse dall’intento di conferire plasticità al supporto tela, di per sé solitamente rigido e non plasmabile, travalicando i confini stessi del quadro e facendo appello, in una sorta di sinergia tra pittura, scultura e installazione, a tutti i sensi dell’interlocutore. Da qui la scelta di una resa tridimensionale dell’opera, tesa a dinamismo e profondità, mediante una tecnica composita: polveri metallizzate di varie sfumature, frammenti di specchi, tasselli di puzzle, tessuti, sovrapposizione di tele diverse per forma e dimensione a che, a seconda dell’incisione della luce, il quadro dia l’impressione di cambiamento, evoluzione. Il fine – come spiega l’artista di Savona – “…è quello di esprimere la molteplicità di punti di vista impliciti nell’essere umano, che non è un’entità compiuta, ma un continuo divenire.”

I volti, le figure, perfettamente riconoscibili nelle opere, sono la materia organica, convocata a descrivere il legame indissolubile dell’uomo con la memoria, il ricordo, l’esperienza che è alla base dell’identità. Ma l’uomo e la sua identità sono, come già accennato, anche perenne diacronica, pensiero, mutamento: da ciò il variegato ventaglio di possibilità rappresentative e una visione-fruizione a 360°. Un uomo che è entità complessa: astratta e fisica al contempo. Perciò, la necessità di una materica raffigurazione (i visi, i corpi), avvolta da spirali e resa da micro-polveri metallizzate policrome soffiate e miste ad acrilici. Un punto di partenza tangibile e chiaro da cui si dipana una narrazione cromatica e di luce in cui convivono composizione e scomposizione. Le spirali assurgono a testimonianza e sembiante del movimento, del vortice, delle differenti prospettive. Personaggi dalle fattezze evidenti, quasi mai dal sesso definito, però, mostrano una fissità dello sguardo, che anela ad abbracciare la triplice cronologia di presente (il dato reale concreto), futuro (il divenire), passato (la memoria incancellabile e imprescindibile).

E non ci si ferma qui. Un altro elemento, simbolico e tecnico, concorre al risultato finale: la rete. Rete che aiuta a sottolineare rughe, espressioni, particolari e sagome, e al tempo stesso conferisce profondità e tridimensionalità. Una rete che non è limite attraverso cui ingabbiare la figura o il volto in una staticità ricusata (addirittura opere precedenti recano la rete volutamente tagliata!), ma sottile e labile diaframma tra il soggettivo e l’oggettivo, tra il sé e l’altro. Rete, quindi, che assolve alla funzione non di celare, ma di proteggere pudicamente la vera essenza dell’io profondo. Attraverso di lei filtrano il colore, l’idea, le linee, la luce, i punti. Su di lei l’artista dipinge o proietta in varie direzioni onde luminose che oltrepassano la cornice e creano un impatto interattivo ed emozionale col pubblico.

FRANCESCA ROSSELLO PIERATTINI nasce nel 1964 a Savona, dove tuttora vive e opera. Diplomata al liceo classico, nell’82 frequenta l’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Genova e per un breve periodo insegna. Da sempre appassionata di arti figurative, ha sperimentato varie tecniche pittoriche, passando dal paesaggio al ritratto, dalla ceramica al vetro, per approdare a una personale interpretazione giocata sulla resa tridimensionale del quadro. Ha recentemente esposto le sue creazioni in numerose personali e collettive a Milano, Savona, Cuneo, Orvieto, Roma. Ha in programma, per giugno 2010, una personale nel chiostro della basilica di S. Ambrogio a Milano, che sarà presentata da Philippe Daverio.

Si inaugura venerdì 27.11.2009 alle 19:00 “SOFFI DI MEMORIA”, la nuova personale di FRANCESCA PIERATTINI ROSSELLO, presso la “SABINALBANO Modart Gallery” (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, NAPOLI. Info: 081/421716. visitabile sino all’11.12.2009 tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00. Ingresso gratuito.

 

Tracks – Impronte di Memorie

sameleL’ultima serie realizzata da Mary Samele, intitolata -TRACKS – Impronte di Memorie-, sarà allocata con una presentazione di tono nella -Sala della Loggia- del prestigioso Castel Nuovo, monumento che verrà sempre chiamato Maschio Angioino da tutti i napoletani.

La pittura, come si puo’ vedere e controllare, e’ costituita, principalmente, da grassello, stucco, vari colori, spago, carta e ruggine, quest’ultima prodotta, in maniera esclusiva dalla stessa artista, e non saremo noi a svelare la matrice di formazione e la sintesi di realizzazione, davvero particolarissima; lasciamo al contatto diretto con l’artista, che si potrà, certamente, avere il giorno dell’inaugurazione, ma anche determinare e/o sviluppare durante il periodo espositivo, quindi nei giorni a seguire.

E’ intrigante guadagnarsi la possibilità di saper apprendere e, quindi, di conoscere una sua peculiarità operativa.
Il materiale, distribuito in maniera varia, diversa e variegata, rispecchia la nostra mente come una mappa dello spazio; il grassello e’, e riassume, il manto bianco della nostra vita, raccolta, incanalata e racchiusa nella mente, la ruggine forma l’alone in cui si annida il ricordo. In ogni quadro emergono e si distinguono degli elementi che regolano stimoli, circostanziano e dettagliano il ricordo; sono dadi, carte, conchiglie, che non hanno assolutamente un significato, se non quello di legare, e, quindi, di riprendere e di stimolare un proprio ricordo all’osservatore. L’attuale pittura della giovanissima e tenace Mary Samele si presenta ancor piu’ interessante, compatta e valida, nonche’ accattivante e sorprendente per alcuni aspetti che andremo a presentare man mano.

Il senso minuto, intimo, celato, segreto e spirituale di una realtà governata, condotta e istruita da una sensibilità, estremamente accorta e progettuale, compare ed innalza la sua forza e la sua acme in scenari in cui si apprezzano, tra i rilievi della pasta di un’agita matericità, scoscese effrazioni, scandite pluriarticolazioni, grumi cromatici accennati, reti e reticoli, segmenti, segni, segnali, segnacoli e segnature.

Si apprezza, cosi’, la costruzione simbolica, la caratura informale, il carattere alto di una pittura determinata, che vuol essere altro; insomma, vuole decantarsi in una distinta dichiarazione di presenza nel mondo. Mary Samele vuole esserci, vuole essere in questo mondo, vuole essere dentro la storia quotidiana della città che la ospita, vuole significare e significarsi. Il suo -esprit- lo si legge nella filigrana del disegno accurato della composizione, controllata dalla partecipazione materica in cui si mescolano, rovesciano e s’incalzano attraversamenti e si rivoltano e si rincorrono rimandi, e, cosi’, aumenta il suo valore percettivo. Gli orditi e le trame stratificano chiasmi e convergenze, puntellano paesaggi dell’anima, saperi e sapori mediterranei, sottili concezioni d’insieme, scenari che hanno intenzione di guadagnare la confidenza dello spazio.

La mano di Mary Samele conquista tessiture di spazi memoriali ed immaginati e da queste tessiture affiorano concetti sospesi tra abbagli ed emozioni, tra trepidazioni e turbamenti, tra piacevolezze formali e sondate, raffinate, ricercate delicatezze astratte. Cromatismi tracciati, intervallati da luci ed ombre, intendono far risalire memorie, surrealtà ecologiche, dinamismi controllati. L’artista dettaglia sequenze, distilla elementi capillari, concepiti con le ragioni della fantasia, fantastici e vitali, sotto l’impulso di una fresca vena; in fondo, produce commenti visivi di tono garbato, delicato. L’immaginazione fertilissima, combinata con rarefatte sintesi operative, rende singolari risultati.

I suoi lavori risucchiano cadenze visive di un iter mentale, tutto proteso a rivitalizzare la memoria, a non appannarla; insomma, per permettere, cosi’, a note passate di riconfluire nella vita corrente nell’ottica di essere utili riferimenti per poter processare e poter, adeguatamente, cribrare dati attuali. Emerge la voglia dell’operatrice di corroborare la composizione con assunti materici in una disposizione di elaborate misure ed impronte, che possono esprimere rifrazioni e riflessi regolati da un intimo sentire e dall’hinterland dell’anima. In questi lavori, che ripropongono dentellate consonanze mentali, si leggono ritmi, variazioni e dinamicità, nonche’ vivaci, solide e differenti armonie, mentre in altre palesemente si dichiara il richiamo ad una pittura intimista che si coniuga ad una pittura di naturalità. Cadenze trasparenti e sagaci, sapienti e svegli accenni coloristici presidiano varchi verso atmosfere in cui trapassano cromie tenui, che c’indicano leggerezze di tratto. Ed, entrando con l’occhio nella rete compositiva, si coglie un preciso dettato di plurime e nette combinazioni pulsanti, determinato da dosaggi alternati.

Inaugurazione venerdi’ 20 novembre 2009, alle ore 17

Alle ore 17.30, sarà presentata la mostra con interventi di Nicola Oddati, Stefano Arcella, Pino Cotarelli, Franco Lista, Rosa Romano e Maurizio Vitiello.

Alle ore 18, sarà proiettato un video, a ciclo continuo, di Mary Samele, che presenterà sui quadri le parole della poesia “Aviatore di stelle marine”, di Michele D’Orsi, grazie al montaggio di Ivano De Simone; lettura dell’attore napoletano Stefano Ferraro, accompagnato dalle note del compositore Mario Alberto Annunziata.

-Sala della Loggia- di Castel Nuovo
Piazza Municipio – 80133 Napoli
Orario di apertura dal Lunedi’ al Sabato dalle ore 9,00 alle ore 19,00
La biglietteria chiude alle ore 18,00.
Ingresso a pagamento biglietti: – 5.00

My America

immagine di Roberto Salomone3Roberto Salomone e gli Stati Uniti d’America, un viaggio in una terra di confine e di futuro, in cui la visione di Roberto restituisce un’America sospesa tra la curiosità e le certezze che la animano, unitamente alla moltitudine di culture diverse che vivono o sono solo di passaggio in quei territori.
Fotografo, classe 1981, e diplomato in fotografia presso lo IED di Roma (Istituto Europeo di Design) nel giugno 2006 con il massimo dei voti e la lode, Salomone è professionista dal 2003.
Ha lavorato come fotografo di scena per vari documentari e sui set di alcuni videoclip di musicisti italiani. Dall’ottobre 2006 collabora con l’agenzia fotogiornalistica Controluce. Ha conseguito il Proficiency Degree in English Language presso il British Institute.
Roberto Salomone ha una formazione “americana” e si legge nelle sue immagini. Entrato immediatamente in sintonia con i ritmi di quel paese, ha colto gli aspetti e i colori caratteristici della vita negli States, restituendo composizioni apparentemente costruite, ma che, invece, sono reali e senza alcun intervento tecnico, se non la precisa documentazione e ricerca di quei momenti.
Le 15 immagini di Roberto (formato 50×33) sono di strabiliata attenzione a quei particolari, che mostrano la vivacità fin troppo eccessiva del meltin’ pot americano.
Roberto Salomone, espone al Kestè Napoli
vernissage venerdì 20 novembre 2009, finissage mercoledì 16 dicembre 2009
l’esposizione sarà aperta al pubblico tutti i giorni, dalle ore 19.00 alle ore 23.00
Da venerdì 20 novembre a mercoledì 16 dicembre 2009
negli spazi del Kestè Napoli, Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli

Analogici & Digitali. Fotografie

fioroniPer Giosetta Fioroni la figura umana e’ come un dettaglio che compone il disegno generale del cosmo. A ben pensarci, Fioroni e’ un’ artista di figurazione anche quando la presenza umana e’ assente e prevale la matericità stessa del dipingere.

Piu’ che nella pittura, lo spazio per raffigurare i volti delle persone – in special modo quelli degli amici scrittori e scrittrici – se l’ e’ cercato nel disegno e qualche volta nella fotografia. Ma pittura, disegno e fotografia per lei sono solo degli aspetti diversi di uno stesso desiderio espressivo: il contatto con tutto cio’ che vive.

In questa mostra napoletana, l’uso della fotografia segna una nuova avventura espressiva, fatta di identificazioni, deformazioni e uso libero del colore. Un’ ulteriore avventura di un’ artista che non sta mai ferma, sempre pronta ad abbandonarsi alla curiosità per quel che colpisce il suo sguardo rapace. Silvio Perrella.

Che cos’ e’ l’ amicizia? Per me e’ un ” trasporto ”, non erotico ma amoroso per alcune persone che mi danno emozioni. Emozioni estetiche, sentimentali, di condivisione, d’ affinità. Scopri attraverso gli amici tante cose: un’ altra persona, un’ idea nuova, un modo di sorridere, di accavallare le gambe di scostarsi i capelli dal volto, la bellezza dei difetti… di essere nevrotico, a volte insopportabile, ma sempre teneramente necessario.

E con queste persone ti senti nel tempo, molto vicina, legata nei buoni come nei cattivi momenti. Ti senti debitore e creditore in un intreccio di rimandi, allusioni, certezze e dubbi. E ricordi, Ricordi Comuni che lievemente si depositano nel cuore e nella mente, per sempre. Queste foto sono le foto di alcuni amici. Giosetta Fioroni.

Inaugurazione mercoledi 18 Novembre 2009, alle 17.30

Al Blu di Prussia
via Gaetano Filangieri, 42 – Napoli
ingresso libero

Fratelli Scuotto

scuottoUn percorso d’arte tra tradizione e contemporaneita’ dei Fratelli Scuotto

Si inaugurerà Mercoledi 18 Novembre 2009 negli spazi del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore a Napoli la mostra d’arte “Tradizione in azione – Un percorso d’arte tra tradizione e contemporaneità” dei Fratelli Scuotto, ideatori e creatori della bottega “La Scarabattola” e dell’Associazione culturale EsseArte.

Ventisette installazioni permetteranno di percorrere, come in un viaggio secolare ed indefinito, le molteplici sfaccettature e i diversi orientamenti di una tradizione, come quella partenopea di artigianato presepiale, che nonostante radici secolari, puo’ continuare ad evolvere verso strade incontaminate grazie ad un costante confronto con la realtà artistica e sociale contemporanea.

Cosa suggerisce, infatti, la parola tradizione? Staticità, dinamismo, contemplazione, evoluzione?

È dal 1996 che i Fratelli Scuotto provano a dare risposte a questi interrogativi grazie ad un rispettoso, lungimirante ed ironico lavoro sull’arte presepiale.

Il Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore, cuore pulsante del centro storico napoletano, diventa cosi’ la scenografia ideale per accogliere ed esaltare un’antologia delle opere d’arte piu’ rappresentative di un percorso artistico che da 13 anni si raffronta con uno studio attento e illuminante del passato, riuscendo ad esprimere lavori di eccezionale modernità.

Gli spazi del Chiostro e della Sala Capitolare interagiscono suggestivamente con le opere esposte. Come per i “Demoni”, derisi nei loro aspetti piu’ malvagi e resi innocui. O come per “Il Grande Capitone su Meridiana” che ricorda rituali antichi per esorcizzare le paure dell’inverno.

Ed ancora i Fratelli Scuotto, “originali eredi della Transavanguardia” secondo Luca Beatrice, responsabile del Padiglione Italia della Biennale di Venezia, plasmano contenuti antichi in forme contemporanee, facendo anche convivere opposti come sacro e profano o come la luce del Bambino che nasce e la “dark side of the moon” della “Luna nel Pozzo”. Pulcinella e’ in scena come ortodossa maschera di napoletanità e come emblema del cambiamento, circondato inoltre da schiere d’uova e teschi di rimando ai nostri ossari e a rappresentazioni artistiche di recente memoria cittadina. E poi il riflesso, quello del pozzo vero e splendido del cortile di San Lorenzo che trova una sua eco in miniatura nell’opera “Maria ‘a Manilonga”, che rapisce i bambini imprudenti. Ancora il riflesso, sacro questa volta, che completa la figura del “Cristo allo specchio” cercando di rappresentarne l’intangibilità dello spirito, la parte divina.

A dare il benvenuto agli ospiti della serata inaugurale (ore 20.00) sarà il giornalista Luciano Scateni, autore, tra l’altro, di uno speciale racconto scritto in occasione della mostra.

La serata vedrà la partecipazione di vari artisti, tra cui Marcello Colasurdo e i Damadakà. Gli invitati saranno, inoltre, allietati dalle degustazioni di vini preparate dagli esperti sommelier del Gambero Rosso e dalle specialità delle “eccellenze” gastronomiche del Centro Storico partenopeo grazie all’operato del Consorzio Centro Antico che riunisce la pizzeria Sorbillo, la cioccolateria Gay Odin, il tarallificio Leopoldo, la pasticceria Scaturchio e il ristorante La stanza del Gusto.

La mostra “Tradizione in Azione” si inserisce nel nuovo percorso gestionale del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore. Promuovere il patrimonio storico, artistico e archeologico della struttura, ma anche imprimere alla stessa una nuova identità: San Lorenzo sarà sempre piu’ un luogo in cui celebrare la commistione tra passato, presente e futuro, in cui si fondono vecchie e nuove forme di arte e si esaltano contemporaneamente tradizione e modernità in un legame unico.

“La Scarabattola” e i Fratelli Scuotto
ll laboratorio di artigianato artistico “La Scarabattola” nasce nel marzo del 1996 da un’idea dei fratelli Salvatore e Raffaele Scuotto. A loro si aggiungeranno gli altri fratelli Emanuele, Susy e Anna. Il nome “La Scarabattola” ha un chiaro riferimento alle scatole o mobiletti in legno e vetro contenenti nel proprio interno la scena della Natività che dal Settecento arredano le case dei napoletani. All’interno di questi preziosi scrigni si organizzava un impianto scenografico in cui erano disposti i personaggi principali legati alla nascita del Cristo.

La bottega vanta da subito commissioni di prestigio e mostre in Italia e all’estero. Il Laboratorio ha anche avuto il pregio di aver “musealizzato” una Natività nella cittadina provenzale di Frontignan. Sempre in Francia, a Pe’zenas, e’ esposto un presepe completo realizzato per un consorzio di artigiani locali.

Nel 2001, “La Scarabattola” diventa fornitore ufficiale della Casa Reale di Spagna, con la realizzazione di 147 figure presepiali che arricchiscono la prestigiosa collezione presente al Palazzo Reale di Madrid. Per il museo dedicato al grande attore partenopeo Toto’, i fratelli Scuotto hanno, inoltre, realizzato un busto in bronzo che raffigura lo stesso artista.

Marcello Colasurdo e’ da circa trent’anni sulla scena della musica tradizionale campana. Da sempre ha coniugato l’attività artistica con quella operaia, essendo un ex operaio dell’Alenia. Ha fatto parte del gruppo operaio “E Zezi” di Pomigliano d’Arco per 18 anni, divenendone la voce nonche’ l’emblema.
Ha collaborato con vari artisti tra i quali gli Alma Megretta, Daniele Sepe, 99 Posse, N.C.C.P., partecipando a numerosi concerti dal vivo.
Impegnato come attore del cinema, ha lavorato con Federico Fellini, Salvatore Piscicelli,, Antonietta De Lillo, Antonio Capuano, e come attore di Teatro con Mario Martone, Laura Angiulli, e Giorgio Presburger.
Marcello Colasurdo e’ attore che si e’ formato come autodidatta, non avendo frequentato alcuna scuola o accademia di recitazione.
Inaugurazione Mercoledi’ 18 Novembre ore 20.00

Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore
via dei Tribunali, 316 Napoli

Pulpaintings

olivares-Per noi l’Acropoli di Atene e’ l’esempio perfetto di uno dei piu’ antichi film-
Sergej M. Ejzenstein

Nella seconda metà degli anni trenta Sergej M. Ejzenstein porto’ a termine -teoria generale del montaggio- uno dei suoi scritti piu’ esaustivi sul linguaggio cinematografico e non solo; il testo infatti offre un’approfondita analisi del montaggio cinematografico rivelando una serie infinita di connessioni di questo con le forme di arte precedenti a partire dall’architettura degli antichi Greci.

La progettazione da parte degli architetti Greci del percorso, e dunque la previsione della successone di immagini cui il visitatore dell’antica Acropoli era soggetto costituiscono secondo il noto regista una delle piu’ remote forme di film (montaggio cinematografico).

Anche la pittura costituisce secondo Ejzenstain punto di partenza per un giusto approccio allo studio del montaggio, esemplare e’ l’analisi che egli compie del ritratto dell’attrice Russa M.N Ermolova di Serov– il montaggio non consiste tanto nella successione di una serie di pezzi quanto nella loro contemporaneità-. A distanza di tanti anni credo che il cinema possa in qualche modo essere -responsabile- di un processo inverso, e cioe’ di aver a sua volta influenzato altre forme di espressione tra cui la pittura. Manuel Olivares

inaugurazione martedi’ 17 novembre ore 18

Museo Minimo
Via Detta San Vincenzo, 3 angolo Via Leopardi, 47 – Napoli

Strade della citta’ (ed altri arazzi)

stradeIl 14 novembre alle ore 12, s’inaugura la mostra -Strade della città (ed altri arazzi)-, allestita nel grande salone che ospita i Cinquecenteschi Arazzi d’Avalos. Al posto di tali opere storiche, William Kentridge collocherà undici arazzi -di cui sei monumentali di nuova produzione- bozzetti e disegni su documenti e mappe in originale del Regno di Napoli e piccole sculture di bronzo, concepiti e realizzati appositamente per la mostra.

Si tratta di opere legate alla serie degli Horse e Nose tapestries, proseguimento ideale della Porter Series, gruppo di lavori di dimensioni piu’ contenute che presentano ombre in processione proiettate su carte geografiche, realizzati dall’artista a partire dal 2001.

Se la prima serie – dichiara l’artista – raffigurava -porters-, questa e’ equestre. Si tratta di figure equestri antieroiche, in una crociata senza speranza attraverso la storia, cavalieri e cavalli in cerca di una terra promessa, piuttosto che della Terra Promessa-. Nei Nose tapestries si fa esplicito riferimento al breve racconto di Gogol Il naso, del 1836. Tristan Shandy di Sterne (1759) e Don Chischiotte di Cervantes (1601) gli antecedenti letterari di questo racconto che utilizza l’assurdo come espediente narrativo.

Nella storia di Gogol, il naso abbandona il volto del suo proprietario e assurge a maggiore autorità e prestigio di questi tentando di trasformarsi appunto in eroe equestre. Vengono descritti i tentativi dell’assessore di collegio Kovale’v di rintracciare e riappropriarsi del suo organo del senso, e delle parallele solitarie avventure di questo per le vie di San Pietroburgo.

Oltre alla -cartografia biblica- dell’Egitto e della Palestina, una decina di incisioni che ritraggono la città di Napoli e il suo territorio, rappresentano -il paesaggio di sfondo- delle avventure del -Naso- in veste di eroe equestre. Cio’ a conferma del forte legame dell’artista – già regista ed autore nell’ottobre 2006 delle scene del -Flauto Magico- al Teatro San Carlo – con la città di Napoli, nei secoli terra di conquista e di soprusi, ma anche musa pittoresca e inquietante per le arti e la cultura.

I am not me, the horse is not mine -
Lecture/Performance con proiezione
MADRE, Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina

Lo stesso giorno, alle ore 20, al Museo Madre di Napoli, l’artista terrà una conferenza in forma di performance accompagnata da una proiezione video, dal titolo -I am not me, the horse is not mine-. Il titolo di questo lavoro deriva da un’espressione contadina russa utilizzata per negare la colpa e usata da Bukharin, il fedele luogotenente di Lenin, in una seduta del Comitato Centrale del 1937 nel tentativo di sottrarsi alla -purga- staliniana, e infine, alla morte.

Dal palcoscenico del Madre, Kentridge leggerà alcuni frammenti estratti dalla trascrizione di questo processo sommario, e brani tratti dal citato romanzo di Gogol. Kentridge ha presentato questo lavoro per la prima volta nel 2008 alla Biennale di Sidney, insieme alla omonima installazione di 8 frammenti video. Nel 1930 Il Naso viene trasposto in opera da Dimitri Šostakovi? nel clima della repressione staliniana. A marzo del 2010 Kentridge curerà la regia e le scene dell’opera per il -Metropolitan Opera- Lincoln Centre- di New York.

Dal 1997, anno della sua partecipazione alla X edizione di Documenta a Kassel, le personali di William Kentridge (Johannesburg, 1955) ospitate nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo si sono moltiplicate, a cominciare dal MCA di San Diego (1998) e dal Museum of Modern Art di New York (1999). Nel 1998 il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles ha presentato una mostra antologica delle sue opere, che tra il 1998 e il 1999 si e’ spostata in altri musei europei. Una nuova retrospettiva delle sue opere, curata da Carolyn Christov-Bakargiev, e’ stata ospitata nel 2004 nelle sale del Castello di Rivoli e poi in molti altri musei in Europa, Canada, Australia e Sudafrica. Il 2009 ha segnato l’avvio di una nuova, grande mostra itinerante, che e’ partita da San Francisco e ha toccato vari musei del Texas, della Florida, il MoMA di New York, prima di passare in Europa.

Inaugurazione Sabato 14 Novembre 2009, ore 12

Performance alle 20, presso MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina
Via Settembrini, 79 – Napoli
Sarà possibile accedere alla performance solo su prenotazione
Tel. +39.081.19978024

Museo di Capodimonte
Via Miano, 2 – Napoli
Orario: 8.30-19.30; mercoledi’ chiuso
Ingresso: museo e mostra – 7,50

Waschimps e Lemke

lemkeDue culture a confronto

Due pittori, due generazioni, due culture che s’incontrano.L’amicizia e l’amore per la pittura che lega Saverio Ammendola e Andreas Ryll ha permesso lo scambio di artisti di due grandi centri culturali: Berlino e Napoli.Dunque, per la prima volta in Italia, saranno presentate, in una -doppia personale’, l’ultima produzione di Patrick Lemke, artista canadese trapiantato a Berlino, con le opere del grande maestro napoletano, Elio Waschimps. Elio Waschimps (nato nel 1932 a Napoli dove risiede tuttora) e’ tra le proposte piu’ impegnative e tra le piu’ suscettibili di sviluppi per uscire da un punto morto a cui avevano condotto anche gli indirizzi validi dell’astratto cosi’ detto -informale’.

Ma Waschimps ha alle sue spalle uno degli esperimenti piu’ interessanti che si compissero a suo tempo per aprire le deità tematiche e contenutistiche dei -neo-realisti’ ad una veduta pittorica libera.Patrick Lemke (nato nel 1972 a Montreal, Canada) inizia la sua carriera come pittore all’Accademia delle Belli Arti con il Prof. Fritz Weigle. Il suo approccio all’attività artistica parte dal fotorealismo in bianco e nero. Dopo essersi trasferito a Düsseldorf, comincia a studiare all’Accademia delle Belli Arti.Il giovane artista comincia con una pittura astratta e cromaticamente molto colorata per poi approdare ad una pittura fondata su elementi realistici. Oggi, a 37 anni, ha trovato il suo stile nato dalla sintesi di entrambi questi suoi percorsi pittorici. I lavori di Lemke sono fondati su un’estetica che permette un sorprendente entusiasmo del grande pubblico.

Inaugurazione 11 novembre ore 18

La Mediterranea arte
via Carlo de Cesare, 60 – Napoli
Dal lunedi’ al venerdi’: h 10,30/ 13,30- 16,30/ 19,30 Sabato: 10,30/ 13,30
Ingresso libero

Rapsodia

rapsodiaArtista sensibile e ironica, perennemente innamorata e stregata dalla propria città, raccontata attraverso immagini dal tratto pittorico forte, sebbene dolce e sognante, nel messaggio che trasmettono. Patrizia Balzerano, si presenta al pubblico partenopeo con un ciclo di opere intitolato – Rapsodia -. La mostra sarà inaugurata venerdi’ 6 novembre, alle ore 18, presso lo Studio d’ Arte – Le Muse – con l’intervento musicale al pianoforte del maestro Luca Mennella e la presentazione del giornalista televisivo Sandro Petrone. Essa sarà visitabile fino al 30 novembre 2009. La rassegna comprende una trentina di dipinti recenti, selezionati appositamente per l’ evento di Napoli.

Con un singolare linguaggio espressivo e con una grande capacità narrativa, la Balzerano, descrive nelle proprie tele un luogo che conosce bene e ama, con l’ intento preciso di far affiorare e mescolare i miti e i ricordi, il passato glorioso e la prosaica quotidianità con tutta la sua caleidoscopica campionatura di umanità.

Lo fa, con una vena ludica e gioiosa, del tutto particolare, ma allo stesso momento graffiante e tenera, pungente e dolce, sognante e reale, sempre alla ricerca di una intima narrazione ottimistica e positiva, che esprime un viscerale attaccamento alla propria città. La sua pittura diverte e fa meditare, rapisce e intenerisce, frutto di una libera e inconfondibile fantasia, trascinante e affascinante, e’ sostenuta da un mezzo espressivo, il colore, profondamente legato al messaggio primo, sempre e comunque – costruttivo – e determinante, coinvolgente e avvincente.

La scelta precisa, di una tavolozza composta da poche tinte, pure e vivide, di una violenza strana, che alla fine si fondono morbidamente, e il continuo desiderio di appagare la propria – sete di colore -, portano la pittrice alla profonda ricerca di nuove soluzioni stilistiche e creative.
Fin dal primo sguardo, le opere della Balzerano si svelano come una sinfonia visiva di luce e colore. Come in un complesso spartito musicale, in ogni dipinto v’ e’ un’ orchestrazione di molteplici singoli elementi, che si uniscono per dare vita ad una composizione dinamica. Ogni dipinto tesse la trama di un racconto a colori, ricco e pieno di dettagli, diventando una sorta di insolita Rapsodia pervasa dal ritmo incessante e dalle note cosi’ simili ai canti popolari. Brani di vita quotidiana, che si compongono in uno spartito pittorico dalle tinte incandescenti che all’ improvviso esplodono in una luminosità effervescente, esprimendo emozioni recondite e intense, celate a lungo e in silenzio.

Inaugurazione 6 novembre ore 18.30

Studio Arti e Decorazione Le Muse
via Toledo, 272 – Napoli
Da lunedi’ a venerdi’ ore 17-20
Ingresso libero