Migranti
Il PAN|Palazzo delle Arti di Napoli, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, l’associazione culturale Arteas e l’istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, presenta la mostra -Migranti’ di Sergio Fermariello, a cura di Mario Franco e Maurizio Siniscalco.
L’allestimento consolida il gemellaggio artistico e culturale intrapreso tra le città di Napoli e Rio de Janeiro e segue quello realizzato presso il Museo di arte contemporanea di Niteroi: in mostra, sessanta tele di piccole dimensioni, piu’ due grandi tele, che propongono al visitatore la ricorrente immagine del guerriero – figura assurta ormai a simbolo della produzione dell’artista napoletano- e quella dei pesci, ovvero i -migranti- a cui allude il titolo della mostra.
-Sergio Fermariello – scrive Mario Franco – ci ha abituato, negli anni, alla presenza ossessiva dei suoi stilizzati guerrieri, forme essenziali e ripetute, inquietanti nella ricerca costante della pura traccia del segno e del gesto-.
Al mosaico di figure ancestrali, che incarnano l’archetipo del combattente, declinato in maniera esponenziale fino ai limiti imposti dalla superficie della tela, corrisponde, infatti, un ordito di lamelle metalliche lucenti, che suggeriscono il movimento circolare di un branco di pesci, anch’essi -come i guerrieri- alla ricerca di una destinazione precisa, mobili e compatti sul cammino del mare.
-Migranti’ -come sempre il lavoro dell’artista napoletano- si caratterizza dunque per un impatto visivo di grande suggestione, e per la costruzione di un metalinguaggio carico di significati allegorici che impoverisce sempre piu’ il segno fino a renderlo forma primitiva, non derivata.
Ancora una volta Fermariello si conferma portatore del forte legame simbolico che unisce, attraverso le sue masse migranti, l’Oceano Atlantico e il mar Mediterraneo.
Inaugurazione 26 settembre 2009 ore 19
PAN| Palazzo delle Arti Napoli
Palazzo Roccella, Via dei Mille, 60 Napoli
Orari: feriali: 9.30 – 19.30, festivi: 9.30 – 14 chiuso il martedi’
Giovedi’ 24 settembre alle ore 19.00 inaugura A piece of my Art, installazione site-specific di Roberto Amoroso, seconda mostra della serie SPOT nella Project Room del Museo Madre.
La sala Einstein della Fondazione Idis – Città della Scienza e’ lieta di ospitare Progetto Architettura -dagli interni agli esterni- prima personale della fotografa Marinella Paolini, a cura di Biba Mogherini con il coordinamento organizzativo di Maria Savarese e il patrocinio del Comune di Napoli Assessorato alla Cultura, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e della Fondazione IDIS Città della Scienza.
Dal 18 settembre al 11 ottobre 2009 il Castel dell’Ovo di Napoli ospita la mostra -Imperfezioni- di Alessandro Antonino. Si tratta di un -ritorno a casa’ a lungo meditato dall’artista, di origini partenopee, che e’ presente per la prima volta nella sua città con questa interessante rassegna di pittosculture. Nelle sale del castello saranno in mostra circa 80 opere di diverso formato, indicative della suggestiva ricerca pittorica che Alessandro Antonino ha avviato nell’ultimo decennio. E’ in questo periodo che il suo percorso espressivo, già segnato con ottimi risultati dalle tecniche della pittura a mosaico, raggiunge ulteriori livelli di efficacia grazie all’impiego dell’argilla, plasmata dalle mani dell’artista e poi cotta nel fuoco, che prende vita e colore fino a conferire alle opere una complessità nuova. Le pittosculture di Alessandro Antonino approdano ad una particolare visione della realtà che lui stesso definisce la bellezza dell’imperfezione. Per l’artista e’ questa, infatti, la vera perfezione del mondo, dove diversità e’ la bellezza della natura che ci circonda ed il gene che rende unico l’essere umano. Ecco allora le sue tele come scatole magiche, aperte su squarci autobiografici o dell’immaginario in cui le radici dell’artista, il suo vissuto e l’intensità del pathos sotteso prendono forma e dimensione creando particolari suggestioni. Alessandro Antonino e’ nato a Napoli il 3 settembre 1973 da una famiglia che ha l’arte nel sangue. Dopo l’Accademia di Belle Arti inizia a dipingere e sviluppa subito particolari tendenze espressive. Nella sua pittura, filtrati attraverso le esperienze di Guttuso e gli echi di Nabis, di Gauguin e dell’Espressionismo informale, si ritrovano – dopo un periodo iniziale ispirato ai grandi del -700 e -800 napoletano – temi diversi che evidenziano il suo amore per la natura ed il grande fascino subito per l’universo femminile che ha a fondo indagato. Piu’ recente e’ l’approccio alla pittura a mosaico, nato dall’amore per la sua terra e per le sue radici multirazziali. Ha ulteriormente affinato questa tecnica con il mosaico intagliato in sculture-quadro, che assumono una valenza espressiva di notevole efficacia. Perche’ imperfezioni? Perche’ le opere di Antonino hanno sempre forme imperfette. Per l’artista, infatti, le imperfezioni sono la vera perfezione del mondo perche’, sarà banale dirlo, la diversità e’ la bellezza della natura che ci circonda. Le imperfezioni, infatti, fanno parte del nostro pianeta. Le vediamo ogni giorno nella natura che ci circonda: nei colori di un tramonto, nella foschia che avvolge la cima di un monte, nella poesia di un alba, nella maestosità di un ghiacciaio o nelle piu’ disparate -forme- dell’acqua. Queste sono le imperfezioni della natura che Alessandro Antonino riesce a proporre attraverso le proprie opere in un mix di sensazioni e proporzioni. Poi ci sono le imperfezioni dell’uomo. Ed ecco allora le facce, anch’esse sinonimo di imperfezioni. Con la natura, questo e’ l’altro tema su cui Alessandro ha trovato una nuova strada, una diversa opportunità creativa, una ispirazione che nasce dalla convinzione dell’artista secondo cui -nonostante tutto tutti noi cerchiamo di assomigliarci anche se i popoli, generalmente, si attraggono per la loro diversità-. Alessandro inizia a dipingere, vivendo il suo passato e il suo altrettanto promettente futuro immerso in un universo femminile che senza dubbio lo ha influenzato: la nonna, che all’inizio del secolo scorso scriveva piece teatrali molto apprezzate, poi la mamma, pittrice. Quindi il matrimonio con Licia Colo’ e la recente nascita della figlia portano a maturazione quelle suggestioni, quei colori che Alessandro ha sempre portato dentro di se’, ispirato e mosso nel suo lavoro dal calore Inaugurazione Venerdi’ 18 settembre 2009 ore 18,30
Mostra collettiva
Marco Cadioli racconta il proprio viaggio nel mondo virtuale cinese HIPIHI. Come un viandante contemporaneo, l’artista attraversa un metaverso nel quale non ha alcun riferimento (l’interfaccia e gli -abitanti- parlano una lingua a lui sconosciuta), cio’ lo spinge ad abbandonarsi ad una deriva nella quale finisce per popolare le lande desolate che incontra, con le proprie visioni private di una Cina senza tempo: quella impressa nel suo immaginario. Fiori e dragoni, antichi simboli e architettura tradizionale, i tazebao e le icone del maoismo, queste le coordinate di un viaggio che Cadioli racconta attraverso un video e alcune stampe, nelle quali – rispetto alla sua recente produzione artistica – c’e’ un recupero di gesti e tecniche legati alla manualità. Un continuo dentro e fuori dal digitale attuato attraverso la sovrapposizione di media nuovi e tradizionali.
Il lavoro di Antonella Raio si fonda sulla costante e profonda ricerca della conoscenza del se’ interiore che viene espresso attraverso ricostruzioni artistiche di ambienti domestici. I suoi lavori consistono in vere e proprie ricostruzioni di alcune parti di interni casalinghi dove l’osservatore “voieristicamente” scopre, improvvisamente, che dietro quell’apparente serenità e tranquillità propria del focolare domestico, a volte, si celano aspetti tragici e opprimenti del vivere.
Dal 3 al 26 settembre Castel dell’Ovo ospiterà Paola Volpato con un progetto dal titolo Flowers? La persistenza del fiore che comprende videoinstallazioni, opere fotografiche e una serie di lavori su carta ispirati all’opera poetica di Emily Dickinson. E come nel verso della Dickinson non c’e’ mai un richiamo diretto al mondo reale, ma solo un susseguirsi di legami, relazioni, forme erranti, cosi’ nel linguaggio della Volpato nulla e’ veramente eco del mondo: la figura del fiore non rimanda a nessun giardino e a nessun Eden. E’ un tessuto di iscrizioni, di storie, di visioni. E’ un fare immagine anche con cio’ che appare muto e senza storia (con lo scarto, il residuo, lo straccio). E’ come se l’artista veneziana fosse convinta che ogni elemento, anche il piu’ usurato, rimanesse un immenso giacimento di informazioni e di rinascite.
Pensata in occasione del Centenario del primo Manifesto di Fondazione del Futurismo, la mostra e’ già stata allestita negli spazi del Macro Testaccio di Roma, aprirà il 3 settembre negli spazi di Palazzo Reale.