Archive | maggio, 2009

Memorie dal secolo scorso

fotoMercoledi’ 6 maggio alle 19.30 inaugura a Trip la mostra dell’Archivio Fotografico Matacena intitolata e dedicata a -Gennaro Matacena borghese fotografo- a cura di Walter Guadagnini e Bruno Matacena, visitabile fino al 16 luglio. Bruno e’ il pronipote di Gennaro e la mostra a Trip e’ una selezione delle foto piu’ significative scattate dal bisnonno in Italia e durante i suoi viaggi: scene domestiche ed eventi mondani, paesaggi, incontri sportivi, voli di biplani e mongolfiere, treni, stazioni, binari ed imbarcazioni, che restituiscono l’immagine di un tempo lontano. A scegliere la rosa di scatti da presentare al pubblico lo stesso Bruno Matacena insieme anche a Mimmo Iodice, al professor Walter Guadagnini e ai Rendano.

Un enorme lavoro di inventario e catalogazione quello della famiglia Matacena su frammenti di vita che risalgono agli inizi del 1900. Gennaro Matacena, nato ad Aversa nel 1873, e’ vissuto a cavallo fra il XIX e il XX secolo e, all’età di 26 anni, acquisto’ la sua prima macchina fotografica. Da quel momento, per piu’ di trent’ anni, registro’ numerosi eventi della propria vita, e di quanto lo circondava, scattando appunto quasi millecinquecento fotografie, delle quali piu’ di milletrecento si sono conservate in ottimo stato fino a oggi. Il quaderno del bisnonno riporta precisamente i titoli di ben 1469 scatti. Di questi si conservano circa 1340 negativi (o coppie), l’ultimo dei quali e’ numerato appunto 1469, gli altri 130 sono andati perduti, almeno in parte.

-Gennaro Matacena non partecipa a concorsi, non si iscrive alla famosa e importante Società fotografica di Firenze, e non esercita la fotografia se non per suo unico e privatissimo piacere. E’ come se la fotografia per lui rappresentasse soltanto un -occhio privato- per scoprire e verificare certe realtà. [-]. Come sintetizza Wladimiro Settimelli nel suo saggio Gennaro Matacena. Un taxiphote inizio secolo (Napoli, 1980).

Interessante e’ l’utilizzo che Gennaro fa del taxiphote, un proiettore, una specie di scatola di legno simile a una vecchia macchina fotografica con due obiettivi, uno per ciascun occhio, che di fatto sono lenti d’ingrandimento regolabili che servono ad osservare le piccole lastre illuminate. L’immagine, vista ingrandita e -sdoppiata- per ciascun occhio, acquista tridimensionalità. Si tratta delle immagini stereoscopiche: foto scattate con due obiettivi a distanza focale simile a quella umana, e quindi -sdoppiate- come accadrebbe nella visione bioculare. In altre parole, ogni scatto ha due versioni, corrispondenti all’obiettivo destro e sinistro, cioe’ grosso modo all’occhio destro e sinistro del fotografo (e di chi osserva l’ immagine nel taxiphote). Questa particolarità tecnica fa si’ che di una singola foto esistano due -versioni- la cui differenza risulta minima nel caso di panorami o soggetti lontani, ma diventa piu’ rilevante nel caso in cui i soggetti siano ravvicinati.

-Ho realizzato uno schedario cartaceo di tutte le foto, recuperando i titoli e le poche date scritte a suo tempo dal -nonno-, e a questo dovrebbe seguire a breve un inventario informatico. Il secondo passo, particolarmente laborioso era costituito dalla scansione in alta risoluzione di tutti i negativi superstiti. In questa fase abbiamo visto per la prima volta molte immagini, poiche’ esse erano sbiadite nella stampa -a contatto- realizzata trent’ anni fa. Le scansioni sono state infine -rifilate- e leggermente -ripulite- al computer-. (Bruno Matacena) Successivamente alla mostra, oltre all’ auspicato inventario informatico, i discendenti del fotografo vorrebbero restaurare i negativi, per consentirne ancora a lungo la conservazione, e anche per ammirare piu’ nitidamente le fotografie.

inaugurazione 6 maggio 2009 alle ore 19.30

Trip
via Giuseppe Martucci, 64 – Napoli
Orari: mercoledi’ e giovedi’ dalle 12 alle 21.
Ingresso libero


Il terzo luogo: la citta’ purgatorio

fontanelle“Non c’e’ dubbio alcuno che esistano sogni profetici, nel senso che il loro contenuto fornisce una qualche rappresentazione del futuro-”
Sigmund Freud

Si inaugura lunedi’ 4 maggio, alle 21.30, nei locali di Evaluna Libreria delle donne la mostra fotografica di Antonio Emanuele Piedimonte “Il terzo luogo: la città purgatorio”, 66 immagini che raccontano i luoghi dell’aldilà napoletano e quelli del culto delle anime pezzentelle, come gli antichi ossari del sottosuolo partenopeo, i cimiteri dimenticati e quelli abbandonati, colorate Patmos sospese su un abisso cresciuto nei millenni intorno al sepolcro di una Sirena. Il vernissage sarà arricchito dalla performance “Requia materna” di
Ilaria Parente e Giovanni Piscitelli

Forse non e’ un “Paradiso abitato da diavoli” (non piu’ almeno) e neppure un inferno abitato da angeli ma, secondo alcuni, potrebbe essere un eterogeneo e variegato Purgatorio affollato di tutti quelli costretti a rimaner sospesi. Il “terzo luogo” della cristianità, dunque, come simbolo e metafora a piu’ livelli, per chi ama le tenebre come per chi ama il Sole. Un viaggio tra la magia dei riti pagani che si fondono con le preghiere cristiane ma anche e soprattutto un itinerario tra le tracce visibili e simboliche di un mondo sospeso tra abbandono, dimenticanza e degrado. Sessantasei scatti – raccolti nel corso degli anni – tra gli antichi ossari, come quelli del Cimitero delle Fontanelle e della chiesa di Purgatorio ad Arco di via Tribunali, ma anche le splendide quanto dimenticate tombe ottocentesche del Pe’re Lachaise napoletano, ovvero lo misconosciuto Cimitero dei Colerosi, quelle del gioiello settecentesco realizzato da Ferdinando Fuga, il Cimitero delle 366 fosse, che ancora attende i restauri piu’ volti annunciati, o i sopravvissuti monumenti funerari del giardino sepolcrale noto come ex Cimitero degli Inglesi, indifese testimonianze di un’epoca perduta. Ma anche immagini di un giardino completamente diverso, l’unico perfettamente ordinato e pulito, il Cimitero di guerra, silenzioso e suggestivo sepolcro che conserva i resti dei soldati stranieri a pochi passi da Scampia. Un percorso “metafisico”, dunque, tra i diversi mondi di quel confine con l’aldilà che solo a Napoli e’ possibile vedere e toccare. Una passeggiata realizzata nel bel mezzo del Maggio (con la maiuscola), ovvero il mese del “Cimitero delle Fontanelle”, nel senso che e’ l’unico momento dell’anno nel quale e’ possibile visitare (nei week end) l’antico ossario di tufo. In genere, infatti, alla fine della kermesse culturale (piu’ o meno) giungono ampie garanzie di riapertura della cava-cimitero della Sanità, che sono poi puntualmente quanto impunemente disattese. Rimane, per fortuna, il ricordo di tutti quelli che hanno frequentato l’ossario fino alla metà del secolo scorso, per chiedere aiuto anime purganti, mettere in atto i riti legati alle estrazioni del lotto, e recitare le giaculatorie “- Mparaviso ci aspettate/ E pregate l’eterno Pate/ Pe li nostre necessità/ Accussi’ ve truvate/ Aneme sante refriscate/ E siccome nce vedite/ Accussi’ ce scrivite/ Requie, repuoso, refrische, cunzuolo”. Requie e riposo, appunto

L’autore
Giornalista e saggista, Antonio Emanuele Piedimonte, 47 anni, napoletano, pubblica le sue fotografie su quotidiani cartacei e giornali web; nel 2007 ha esposto nella galleria PrimoPiano homephotogallery di Napoli. Studioso della storia della città, ha dedicato diversi libri al “lato oscuro” di Partenope ed al suo straordinario mondo sotterraneo, tra i quali “Napoli segreta”, “La città parallela”, “Partenope e le altre”, “Il cimitero delle fontanelle” e “Napoli sotterranea”

Inaugurazione lunedi’ 4 maggio ore 21.30
performance “Requia materna” di
Ilaria Parente e Giovanni Piscitelli, attore,regista, scenografo

Evaluna Libreria delle donne
piazza Vincenzo Bellini, 72 Napoli
da lunedi’ a sabato ore 19-22

La pittura pompeiana

pittura-pompeiana2Tra le attività messe in campo dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, finalizzate alla valorizzazione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ed alla affermazione della sua storia e della sua identità culturale, e’ la riapertura al pubblico – dopo alcuni anni di chiusura – di due delle sue grandi collezioni: la Collezione Affreschi, che raccoglie piu’ di 400 affreschi restituiti dalle città vesuviane distrutte dall’Eruzione del 79 d.C., e la Collezione Farnese (da settembre 2009), che nasce nel 1500 ad opera di Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III e che costituisce la piu’ grande raccolta storica di statue antiche al mondo.

La Storia e i contenuti della collezione

Dopo alcuni anni di chiusura e al termine di lavori di restauro e riallestimento delle sale, riapre una delle collezioni piu’ celebri del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per la ricchezza delle testimonianze e per la fama che segui’ al disseppellimento delle città vesuviane: la collezione degli affreschi da Pompei, staccati dal sito dalla metà del XVIII fino a tutto il XIX secolo ed, in casi eccezionali, anche nel corso del Novecento, sacrificando l’unitarietà delle pareti originarie.
Il nuovo allestimento e’ da un lato cronologico e dall’altro tematico, mentre sono stati contestualizzati alcuni complessi significativi, quali ad esempio la Casa di Meleagro e la Casa dei Dioscuri.
La collezione delle pitture del Museo costituisce un eccezionale documento della pittura di età romana, nella sua evoluzione e varietà, a partire dal II stile, poiche’ le pitture di I stile, non essendo figurate, non vennero mai staccate per le raccolte museali. Il II stile, pur presente nelle abitazioni urbane, trova la sua migliore manifestazione nelle ville dell’ager Pompeianus, come nella Megalografia con principe macedone e filosofo dalla villa di P. Fannius Synistor a Boscoreale.
Il III stile, che si colloca tra l’età augustea e la prima età giulio – claudia, vanta esempi di grande qualità, sia nelle ville extraurbane, sia nelle case cittadine. Tra i primi si inserisce la villa di Boscotrecase, appartenuta ad Agrippa Postumo, nota per la raffinata esecuzione dei quadretti idillico – sacrali, ornati policromi elaborati con gusto miniaturistico. Sono soprattutto i quadri di soggetto narrativo – mitologico, copie o rielaborazioni di celebri originali della pittura greca classica ed ellenistica, che connotano questa fase, dando l’occasione di realizzare una vera e propria pinacoteca di quadri di -arte greca-. La decorazione di uno dei cubicoli della Casa dell’Amore fatale o di Giasone che manifesta, nei quadri raffiguranti Medea che medita di uccidere i figli, Fedra con la nutrice, Paride ed Elena, una scelta iconografica ispirata al tema della fatalità dell’amore delle eroine antiche.
Il passaggio tra il III ed il IV stile avvenne nel periodo tra Claudio e Nerone: in questa fase si ritrova il gusto per le architetture scenografiche, prive pero’ della profondità illusionistica del II stile. Tuttavia, si impongono ancora i quadri mitologici, con temi ripetuti piu’ volte, come quello di Perseo ed Andromeda, dal quale pero’ si distingue l’esemplare proveniente dalla Casa dei Dioscuri che, nella composizione e nella concezione delle figure, risale all’originale greco, forse opera di Nicia. Tra i temi preferiti erano anche gli amori di Marte e Venere, conosciuti in oltre trenta copie, o le imprese di Ercole, o ancora la storia di Didone abbandonata, che ricorre in cinque quadri pompeiani ispirati ad uno dei piu’ noti soggetti iconografici desunti dal mito delle origini di Roma celebrato nell’Eneide.

Un gruppo di pitture, di notevole bellezza, proviene dalla Casa del Poeta Tragico; esse rappresentano la Ierogamia di Zeus e Hera, Achille e Breseide, ed il Sacrificio di Ifigenia. Tuttavia la parete di IV stile non esauriva il tema figurativo solo nel quadro mitologico centrale, ma presentava inoltre quadretti minori, vignette, fregi, molto spesso con Eroti, soggetti di origine ellenistica che vengono raffigurati, insieme alle loro compagne, le Psychai, come bambini occupati nelle piu’ svariate attività umane degli adulti. Un tema a parte, nelle pitture, e’ costituito dal paesaggio, in origine rappresentato sullo sfondo delle scene mitologiche di gusto idillico, poi come paesaggio nilotico, popolato da pigmei, coccodrilli ed altri animali, piu’ noti dopo la conquista romana dell’Egitto.

A volte compare, specie nella pittura di III e IV stile, il paesaggio architettonico, rappresentato, in particolare, dalla villa d’otium, con i suoi giardini ed i suoi porticati.

In età romana il ritratto dipinto assunse un singolare rilievo, sebbene siano assai pochi gli esemplari conservati; tra questi particolarmente celebri sono Saffo e la coppia di Paquio Procolo e sua moglie. Di notevole interesse sono inoltre le pitture con nature morte, che gli antichi chiamavano xe’nia (parola greca che significa -doni ospitali-). Tale termine indicava in origine la frutta, la verdura, le uova che il padrone di casa soleva fare pervenire crude ai suoi ospiti nelle stanze, perche’ potessero prepararle come desideravano. Successivamente, come segnalato da Vitruvio, il nome passo’ ad indicare i quadretti dipinti con quegli stessi soggetti. Tra i piu’ raffinati e belli sono quelli provenienti, dai Praedia di Julia Felix a Pompei.
Oltre alla pittura degli stili pompeiani, e’ presente un altro filone piu’ popolare, realizzato per fini pratici come le insegne di bottega, la decorazione delle taverne o di altri simili esercizi commerciali. Dipinta con corsività e senza ricercatezza, essa otteneva comunque l’obiettivo di cogliere l’attenzione dell’ipotetico cliente o viandante con la sua vivacità. Fanno parte di questo genere le pitture dei larari, le scene di vendita, di lavoro, di taverna.
Nella pittura romana si diffuse, infine, un altro tema iconografico di grande rilevanza: quello del giardino. Le pitture con tale soggetto erano spesso utilizzate sulle pareti degli stessi giardini, ma anche dei triclini e dei cubicoli, con la funzione di ampliarne prospetticamente le dimensioni, o di creare una vista fittizia su cespugli o boschetti. Spesso allusivamente presenti in queste pitture sono i richiami al mondo dionisiaco ed afrodisiaco, rifugi di felicità.

Durante il IV stile, dall’età claudio – neroniana in poi, la pittura si arricchisce inoltre con paesaggi popolati da animali selvatici, raffigurazioni di ambienti esotici e lontani dalla quotidianità.

Il nuovo progetto di riallestimento si snoda seguendo sia a criteri cronologici sia tematici, ed e’ cosi’ articolato:

Sala LXVI La tecnica
Sala LXVII La villa di Boscoreale
Sala LXVIII La scoperta delle pitture
Sala LXIX La pittura nel I secolo a.C.
Sala LXX La pittura in età augustea: La villa di Agrippa Postumo
La pittura nella prima età imperiale: La Casa di Giasone
Sala LXXI La pittura nella prima età imperiale. I temi dei quadri e gli elementi decorativi
Sala LXXII La pittura in età imperiale: due case di prestigio. La Casa di Meleagro
La Casa dei Dioscuri
Sala LXXIII La pittura in età imperiale: i temi mitologici
Sala LXXIV Nature morte e paesaggi
Sala LXXXV Pitture di larari
Sala LXXVII Stabile – La Villa di Campo Varano
Sala LXXVIII I ritratti – La pittura popolare.

Orari
Dalle 9 alle 19.30. Chiuso martedi’

Museo Archeologico
Piazza Museo Nazionale, 19 – Napoli
Tariffe: 10 euro intero, 6,75 euro ridotto
la mostra e’ inserita nel circuito Campania Artecard
Prenotazione obbligatoria
per gruppi, scuole e visite didattiche tel. 848800288 – + 39 081 4422149

Urban superstar show

urbanL’Urban Art superstar dell’Arte Contemporanea.

Tira finalmente aria nuova nei musei.
La piu’ esauriente mostra di Urban Art mai presentata in un museo italiano porta al MADRE alcuni tra i nomi piu’ interessanti della giovane Arte Contemporanea che nasce dalle ultime tendenze delle culture giovanili e urbane.

Mentre i parolai su fumetto e arte da decenni continuano ad accapigliarsi su fino a che punto l’uno possa azzardarsi a contaminare l’altra, e viceversa, arrivano a Napoli proprio durante un festival dedicato ai fumetti, gli artisti contemporanei piu’ -corrotti- da fumetti e cartoon.

L’artista David Vecchiato, qui anche in veste di curatore, presenta le opere piu’ recenti delle stelle internazionali dell’Urban Art, colleghi e amici come Gary Baseman, Boris Hoppek, Shag, Ian Stevenson, Gary Taxali, Mijn Schatje, Jon Burgerman, Jim Avignon, Junko Mizuno, Glenn Barr, Bigfoot, Naoshi, Ciou, Sergio Mora, Nathan Jurevicius, Joe Ledbetter e tanti altri artisti da ogni parte del mondo.

Tra le opere degli illustri esponenti di correnti come street art, skate art, pop surrealism, lowbrow e poster art, in mostra anche gli art-toys, fenomeno promosso con forza già da un paio di anni dalla MondoPOP International Gallery di Roma e dal magazine XL.

Per finire, Urban Superstar propone anche le grandi installazioni di Junko Mizuno, Mijn Schatje e Tokidoki della collezione Fornarina, viste all’Urban Beauty Show al Louvre di Parigi. Lo staff di Fornarina ha aderito naturalmente al prestigioso progetto Urban Superstar perche’ il loro e’ stato tra i primi marchi internazionali a investire sulle nuove correnti artistiche e a promuovere i suoi esponenti già da anni.

L’appuntamento e’ sabato 25 aprile alle ore 21 con l’Urban Party di apertura della prestigiosa collettiva, con performance e DJ tutt’altro che -da museo-. Ma la mostra sarà aperta eccezionalmente già da venerdi’ 24 per consentirne la visione ai visitatori che arrivano in città per il Comicon.

Tra i tanti artisti ospiti nei giorni della convention saranno a Napoli l’australiano Jeremyville e la francese Mijn Schatje, che offriranno performance e incontri con il pubblico non rpivi di sorprese. Lo stesso pubblico sarà invitato a partecipare alle performance.

E gli italiani? Oltre al romano Simone Legno, che col marchio Tokidoki dalla California propone un segno globale frutto di influenze giapponesi quanto USA e europee, ci saranno anche quegli artisti che hanno condiviso qua in Italia in questi ultimi quindici anni tante esperienze nell’ambito dell’arte underground e dei suoi innumerevoli eventi. AlePOP, Allegra Corbo, lo stesso David Vecchiato, Fupete, Licia Viero, Scarful, i piu’ giovani Sten e Lex, Cesko, El Gato Chimney, le Serpeinseno, la parigina naturalizzata italiana Zelda Bomba e molti altri.

Come ricorda Vecchiato:
“Urban Superstar sarà inoltre un evento ricco di performance e di interazione con il pubblico perche’ io e molti colleghi dell’area urban crediamo che il vero momento artistico si riveli proprio nella performance, nell’attimo in cui l’individuo si fa attraversare dalla creazione. L’opera d’arte che resta e’ solo un’istantanea, un residuo. Non bisogna quindi mai perdere il gusto di quell’arte che Nietzsche chiama la -piu’ nobile-, ovvero l’arte di far festa”.

Arrivano quindi a Napoli le superstar dell’Urban Art, artisti non facilmente addomesticabili, proprio come certe rockstar.
Arrivano con una promessa: “non romperemo il vetro alla Gioconda, non taglieremo le tele di Fontana e non la faremo nell’orinatoio di Duchamp. Apriremo solo le finestre dei musei per far entrare aria nuova dalla strada”.

Due Mostre

2-mostre2Venerdi’ 24 aprile, alle ore 11, verrà inaugurata, nelle sale del Museo di Capodimonte, la mostra di Luigi Ontani CapoDIOMonte, promossa dagli Incontri Internazionali d’Arte in collaborazione con Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e la Regione Campania.

Artista eclettico, originale interprete di immagini, simboli, allegorie del mito, della storia e della letteratura, Luigi Ontani ha attraversato con grande duttilità e maestria, nell’intero corso della sua avventura artistica, diversi linguaggi: scultura, disegno, nuovi media.

Luigi Ontani interviene, nel suo stile, all’interno del Museo di Capodimonte, tra i suoi capolavori e le ricche collezioni d’arte antica. I lavori, collocati all’interno delle sale, non si pongono in dialogo frontale con le opere del museo, ma sono volutamente mimetizzati tra gli arredi e le collezioni, secondo una modalità che l’artista, -invasore silenzioso-, predilige. Non allestimenti di opere in spazi neutri, ma interpretazioni rispettose, rivisitazioni dell’antico, continua fonte di ispirazione per la fervida fantasia di Ontani.

Al Museo di Capodimonte saranno in mostra lavori datati a partire degli anni Settanta fino ai piu’ recenti, realizzati con l’ausilio dei maestri artigiani del vetro (maestro Signoretto di Murano) e della ceramica (Bottega Gatti di Faenza e Venera Finocchiaro a Roma). Alcune opere sono state ideate per la mostra, in omaggio al museo, in un viaggio fantastico tra storia e memoria. Tra queste si ricordano il tondo in ceramica intitolato La CadutadeiCiechiimManiBrancusianie, il ciclo di piatti in ceramica policroma ispirati a personalità del mondo dell’arte e della letteratura, quali Joseph Beuys, Gino De Dominicis, Curzio Malaparte, Alberto Moravia, Gemito.

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Luciano D’Alessandro Fotografie 1952-2002

Venerdi’ 24 aprile 2009, alle ore 11, nel Museo di Capodimonte verrà inaugurata la mostra Luciano D’Alessandro. Fotografie 1952-2002.

La mostra del noto fotografo napoletano nasce dalla volontà di presentare una sintesi del suo ricco iter creativo e di far conoscere alle generazioni piu’ giovani le sue pregnanti testimonianze raccolte nel mondo, preziosi strumenti per rintracciare il filo della storia tra passato e presente.

L’iniziativa, promossa dagli Incontri Internazionali d’Arte, in collaborazione con Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli, e’ diventata un progetto itinerante che, dopo la sua prima tappa all’Accademia di Francia – Villa Medici a Roma nel 2006 e in seguito al Museu Histórico Nacional di Rio de Janeiro nel 2007, approda oggi nella città d’origine di Luciano D’Alessandro.

La mostra

L’esposizione presenta una selezione di 91 fotografie in bianco e nero, del formato di cm 30×40, che documentano diversi momenti dell’attività fotogiornalistica di Luciano D’Alessandro tra il 1952 e il 2002. Il tema della condizione umana rimane sempre al centro della ricerca del fotografo, con una particolare attenzione rivolta all’indagine dei temi sociali.

-E’ dal 1952- – scrive Nicola Spinosa, Soprintendente del Polo museale di Napoli – che l’artista s’interroga, con occhio lucido e cuore partecipe, sulla realtà che lo circonda: e sono interrogativi rivolti, con la medesima serietà, ai luoghi anche piu’ lontani – e, tuttavia, avvicinati da uno stesso destino – del nostro tormentato pianeta. Ed e’ sempre dallo stesso anno che queste domande assumono quella pregnanza estetica che, in ampiezza e varietà, puo’ cogliersi in questa sua mostra -itinerante’, con tappa di rilievo, oggi, nel Museo di Capodimonte: un museo celebre per le sue antiche e prestigiose collezioni d’arte medievale e moderna, ma che da tempo ha riservato i propri spazi anche al confronto dialettico, o meglio, alla producente -contaminazione’ fenomenica tra testimonianze del passato e presenze contemporanee, quindi alla stessa fotografia, intesa unitariamente, nelle sue pur molteplici e articolate espressioni recenti, quale concreta esperienza esistenziale e autonoma forma d’arte-.

Il fascino dell’Islam…senza le guerre. Mostra fotografica

cirielloIslam ti ho conosciuto in un giorno di primavera. Eri li’, splendente, prestigioso, ammiccante nella tua millenaria esistenza. Giorni difficili ti precedevano e gioie passate ti illuminavano. Perso nei meandri di una insaziabile ricerca, arrivai ad incontrarti. All’inizio mi guardavi con aria distaccata. Il conoscimento non fu certo cosa facile. Ma superato il vincolo della timidezza, mi buttai tra le tue braccia, pronto a far essere mio cio’ che solo tuo non poteva mai essere. Fascinazione mista a curiosità erano entrate nelle mie vene e adesso ti ascoltavo silenziosamente mentre mi raccontavi di te.

E cosi’ ho ascoltato le urla dei bambini che giocavano per le strade di Oujda, nel Marocco orientale. Ho respirato il silenzio purificatore delle Moschee di Istanbul. Ho parlato con uomini ultracentenari che portavano nelle loro rughe la gioia del vivere. Ho preso parte ai candidi odori che circolavano per le vie di Tunisi. Ho ascoltato musiche soavi in Algeria, ma capaci di un ritmo che senza chiederti permesso ti entrava nel corpo. Ho ammirato il modo di essere naturale e genuino di donne e uomini musulmani, che sentivo come parte di me. Ho esplorato le foreste di Tabarka e le montagne di Ain Draham.

Mi sono perso, felice ed entusiasta, sulle rive del lago di Van, nella Turchia orientale. Ho gioito nel vedere amori fugaci e timidi bambini sorridenti nei villaggi autoctoni che popolano il Maghreb. Ho assaporato l’aria del Bosforo insieme a giovani e simpatici pescatori. Sono rimasto ingabbiato dal fascino di veli che coprivano intelligenti volti e ho intravisto la strada della mia spiritualità negli occhi tremendamente puri di una donna tunisina.

Cio’ che ho ascoltato, nella mia mente si e’ fatto strada. Le idee sono diventate immagini e i pensieri parole. Il bisogno di compartire la mia ricerca non resta ancora soddisfatto. Uno sforzo ora, seppur effimero, di riportare questo avvincente viaggio spirituale nella fotografia. Fotografia per sempre figlia di idee e di pensieri.

PicaGallery
Via vetriera 16, Napoli
Orari Galleria: 10,00 – 13,00 17,30 – 19,30
Sabato e Domenica chiuso
ingresso libero