Archivio per
aprile, 2009
aprile 20th, 2009
Si inaugura giovedì 23.4.2009 alle 19:00 “DI-SEGNO POETICO”, la nuova personale di GIUSTINO CALIBÈ, presso la “SABINALBANO Modart Gallery” (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, NAPOLI. Info: 081/421716, sabinalbano@yahoo.it), visitabile sino al 14.5.2009 tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00. Ingresso gratuito.
Sono più d’uno i canali comunicativi cui il creativo partenopeo ricorre in quest’esposizione nella gallery di SABINA ALBANO, da anni connotata da una ricerca avanguardistica di differenti forme d’arte, codici visivi variegati, sintassi pittoriche diverse, mezzi espressivi multiformi, capaci di veicolare i più disparati e interessanti contenuti culturali. E infatti anche la nuova personale di Giustino Calibè non fa difetto in tal senso, proponendosi come una sperimentazione estetica che viaggia su due binari appaiati – i disegni a china, da una parte, e i dipinti, dall’altra – e come felice commistione del segno pittorico e di quello letterario. Ecco spiegato il titolo della mostra, un calembour che gioca con l’ambivalenza della parola ‘di-segno’, scomposta all’uopo e accostata all’aggettivo ‘poetico’, per individuare nel verso uno dei protagonisti del viaggio culturale che Calibè fa intraprendere allo spettatore, e per indicare – d’altro canto – l’immancabile presenza del disegno, quale pittura, quadro, dipinto. I temi centrali del corpus espositivo sono semplici e diretti: l’amore, la donna, il binomio arte-natura, argomenti che ricorrono nei componimenti lirici dell’artista e, tanto nei disegni a china, quanto nelle tele. Anzi si rintraccia chiaramente una lineare rispondenza tra il tratto dei disegni e il verso poetico, entrambi sostanziali, essenziali nella loro radicale purezza e immediatezza. Il suono lirico rincorre il tratto e viceversa, le immagini si sublimano in visioni in versi con mutua reciprocità. Nei circa 100 disegni a china su supporto cartaceo A4, che più che altro rappresentano figure (umane o umanoidi) a prima vista indefinite e primigenie, c’è una netta e volontaria sottrazione di colore e particolari, a favore di un tratto semplice, talvolta apparentemente elementare, stilizzato, pronto a giocare col chiaroscuro, con la dicotomia tra pieno e vuoto, bianco e nero, come se l’intento fosse di sfruttare tutta la superficie bianca, limitandola col tratto nero. Di rara raffinatezza e di sicuro impatto questo centinaio di pezzi rivestiranno due intere pareti dell’atelier incorniciate da una sequenza di versi dello stesso Calibè. Brevi componimenti, alcuni più semplici e diretti, altri più criptici ed elaborati, in cui tornano i temi già ricordati come una sorta di improvvisi lirici, versi nudi, ritmici, elettrici, sensazioni estemporanee, spesso ellittici, con contrasti e rispondenze, richiami, allitterazioni e assonanze, che fanno sì che davvero il suono rincorra il tratto, gli si accosti, lo cinga, senza mai poterlo del tutto ingabbiare: la visione del verso si scioglie e si sostanzia nell’immagine del disegno. Così prende vita il “DI-SEGNO POETICO”.
La stessa delicatezza e la medesima sensualità muliebre, a tratti accattivanti, a tratti inquiete e stranianti, tornano regine dei dipinti a olio e acrilico. Anche i temi, specie quello portante della figura femminile, si ritrovano nelle grandi teste (due acrilici su tela, 100×100), caratterizzate da una forte tridimensionalità dell’immagine, figlia del puntinismo, su fondi uniformi verde-blue. O ancora in due busti androgini (oli su tela, 70×80), con fondi turchesi e figure arancio. I colori dominanti nei quadri sono per lo più rosso, arancio, rosa, verde, blue e celeste, come in due grossi acrilici su tela (100×120), dove il puntinismo raggiunge l’apice dell’attuale opera di Calibè, accanto a sfumature e connotati ancestrali, primordiali, in taluni casi anche inquietanti, delle icone ritratte, corpi dal sesso spesso indefinito e dalle fattezze al limite dell’umano e della proporzione reale. Lo stesso dicasi per altre 12 opere più piccole (40×50), in cui le tinte sono sempre soft e le figure sembrano emergere da una sorta di nebbia, entrando e uscendo dal fondo della tela in un gioco prospettico, a cominciare dalle cornici che sono di carta e dipinte, in questo caso. Infine, altri due pezzi che riassumono cromaticamente la vasta gamma di tutte le creazioni esposte, dai toni del verde-blue a quelli del rosso-arancio.
Un’installazione al centro della sala con su i versi di Calibè completa l’allestimento e dà lo spunto alle voci recitanti di Fiammetta Mangano e Nicola Miletti per un reading delle stesse poesie.
aprile 17th, 2009
Altro che interazione. Altro che fruizione attiva. In Ivy Noise e’ lo spettatore l’opera d’arte. Un environment immersivo, scaturito dall’incontro tra visual e sound, attende il visitatore per animarsi e animare lo spazio espositivo. Cavi elettrici s’inerpicano, si arrampicano sulle pareti seguendo un andamento non casuale, ma definito da un attento studio sulla crescita dell’edera. Linee nere che disegnano sul bianco dell’intonaco forme organiche, rami da cui sbocciano insoliti fiori: speakers conici di varie dimensioni. Da alcuni di questi singolari boccioli emana un tappeto sonoro predefinito che fa da sottofondo all’improvvisazione acustica, determinata invece dalla presenza antropica. Qualsiasi rumore e’ captato da una serie di microfoni, campionato in real time da un software realizzato ad hoc, e restituito attraverso i diffusori.
Voci, passi, movimenti, sono il nutrimento, la linfa dell’installazione. La vita che dà vita, come paradigma dell’esistenza. Dal parassita tecnologico si genera una sonorità totalmente sintetica che crea tuttavia l’illusione di un’ambientazione naturale. Un viaggio psicoacustico, in cui nulla resta immobile, tutto si trasforma in un inarrestabile ed estemporaneo processo metamorfico. Un’esperienza che attraverso la sollecitazione multisensoriale e lo stimolo percettivo mette in relazione l’uomo e la tecnologia, ipotizzando non solo una pacifica coesistenza tra i due elementi, ma addirittura un’ibridazione ecosostenibile, rafforzata dall’utilizzo di materiali riciclati. Fin dal 2006 – anno di nascita del loro sodalizio creativo – Daniela ddm Di Maro e Roberto Pugliese indagano, ciascuno con le rispettive competenze – lei si e’ diplomata in arti visive, lui in musica elettronica e nuove tecnologie – la contaminazione tra naturalità e artificialità con una tendenza esplicitamente filo-ambientalista.
La loro ricerca e’ finalizzata alla progettazione e alla realizzazione di microuniversi videosonori, di oasi audiovisive in cui l’individuo possa, seppure temporaneamente, ritrovare un benefico e rigenerante contatto con la natura, sempre veicolato dal medium tecnologico. Questi landscape tecno-meditativi sono originati da input sonori su cui s’innestano in seconda battuta quelli formali, o viceversa. L’esito di questa osmosi e’ l’agglutinamento d’impulsi visivi, uditivi e tattili che mettono costantemente in discussione l’idea della bidimensionalità dell’opera in favore di una sua totalizzante e avvolgente dimensione ambientale. Un back and forth che ritorna anche nella produzione videoartistica del duo, costituita da sonorizzazioni – il suono e’ costruito sull’immagine – e da videizzazioni – l’immagine e’ costruita sul suono.
Anamorphosis, appartiene alla seconda tipologia. Partendo dall’analisi di come il cervello umano percepisce, distingue o confonde sonorità naturali e sintetiche, il video presente in mostra diventa un percorso empatico, lentamente cadenzato, un’emersione dalla profondità della materia alla superficie, dalla sua elementarità alla sua complessità. La musica del piano e’ dissimulata elettronicamente, diventando altro da se’. Cosi’ come le basilari strutture atomiche e i semplici organismi cellulari non riconducono a entità riconoscibili. Una destrutturazione tesa alla ricostruzione di una nuova ipotesi, se non migliore quanto meno inoffensiva. Per tutto e per tutti.
Inaugurazione 17 aprile ore 18
Galleria Akneos
Palazzo Monte Manso di Scala
via Nilo 34 – Napoli
orari: dal martedi’ al venerdi’ ore 10.30-13.30/16.30-19.30
sabato su appuntamento
ingresso libero
aprile 17th, 2009
Artista dei silenzi, del tempo sospeso, delle immagini impalpabili, rarefatte e delicate, dal tratto leggero nel segno, ma forti nel messaggio che trasmettono. Pittrice colta e sensibile, in perenne contrasto tra – essere – e – esistere – senza perdere mai la propria identità artistica. Mathelda Balatresi si presenta al pubblico napoletano con un ciclo di opere intitolato – Guerra e Anima -. La mostra sarà inaugurata giovedi’ 16 aprile, alle ore 18, presso lo Studio – Le Muse – e sarà visitabile fino al 14 maggio 2009. La rassegna comprende una serie di opere, che spaziano dai disegni alla pittura, per finire con un’ insolita installazione.
La mostra si apre con una ricca serie di disegni legati a due cicli del passato artistico della Balatresi: – Buoni e Cattivi – e le – Mine in fiore -, di cui alcune immagini, selezionate da Achille Bonito Oliva e Alessandro Mendini, sono presenti nella stazione Materdei della Metropolitana Collinare.
Il tratto deciso e spesso monocromo dei disegni, tesse il complesso racconto sui Buoni e Cattivi. Segni che precedono la costruzione del senso, le linee essenziali dei volti umani che tentano di condurci alla piu’ profonda aspirazione dell’ arte ( e di ogni artista ): far sentire. Far riflettere, cercando di decifrare le piccole tracce di espressione in quelle maschere mute. Scoprire cosa si cela dietro i loro silenzi.
Piccoli fogli strappati da chi sa quali quaderni formano l’ opera – Mine in fiore -. Una moltitudine di piccoli puzzle di carta si riempiono di delicati e improbabili fiori color pastello. Chi sa quale terra incontaminata ha generato le meraviglie della natura che diventano le piante dell’ apocalisse: i fiori di mina. Delizia per gli occhi e lo strazio dell’ anima.
Di quell’ anima che Mathelda Balatresi non vorrebbe mai un – anima persa -, anche se spesso imprigionata in un corpo che diventa una gabbia. Un’ anima, che per lei, e’ una forza e principio vitale, un impercettibile soffio del vento divino che da vita ad un corpo sensibile. Una serie di oli su tela, sono le – Anime -, spesso rappresentate nel momento dell’ allontanamento dal corpo. Le anime che erano lo spirito, diventano aria.
Le anime in continua lotta con un mondo di oggi, violento e crudele. Il mondo travolto da tante guerre generate dall’ umanità alla deriva, in contrasto continuo con la propria natura, con le leggi morali e gli imperativi della ragione, dove il male non troverà mai il perdono e dove l’ anima pura rimarrà sempre smarrita.
Studio Arti e Decorazione Le Muse
via Toledo, 272 – Napoli
Da lunedi’ a venerdi’ ore 17-20
Ingresso libero
aprile 17th, 2009
Per la XI Settimana della Cultura indetta dal Ministero per i Beni Culturali, l’Accademia di Belle Arti di Napoli – presieduta da Sergio Sciarelli e diretta da Giovanna Cassese – e la Soprintendenza Archivistica per la Campania – diretta da Maria Luisa Storchi – presentano una mostra documentaria dal titolo “Carte d’Accademia. Maestri e allievi nei documenti dell’Archivio Storico dell’Accademia di Belle Arti di Napoli”.
La mostra, a cura di Angela Spinelli, Aurora Spinosa e Maria Antonietta Tagliatatela, mette a fuoco il lavoro di tutela e valorizzazione svolto dall’Accademia nella persona della curatrice Aurora Spinosa in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per la Campania nell’intento comune di renderne fruibili le preziose carte che studiosi nazionali e internazionali, numerosi, chiedono di consultare.
L’esposizione presenta al pubblico, negli spazi della Galleria dell’Accademia, una selezione di originali carte d’archivio che raccontano la storia dell’Accademia, dei suoi artisti e del suo patrimonio, nonche’ le relazioni dell’istituzione con la città tra la fine del Settecento e la prima metà del Novecento. Alcune fotografie degli anni Venti, di recente recuperate, restituiscono alla memoria gli ambienti che ospitavano le Scuole di pittura, mentre altre degli inizi degli anni Cinquanta mostrano la disposizione delle sale sia della Galleria ai tempi della mostra del bicentenario della fondazione dell’Accademia, sia del teatro (prima dei restauri che nel tempo ne hanno modificato la struttura). Il percorso evidenzia la stretta connessione tra i documenti archivistici e le opere esposte, e si conclude nella sala del secondo Novecento dove, per l’occasione, sono presenti le installazione delle opere di Umberto Manzo e Giuseppe Zevola, un tempo allievi dell’Accademia, oggi artisti di risonanza internazionale che, in un gioco dei rimandi della memoria, ciascuno attraverso una personalissima e originale ricerca, danno al processo creativo un contributo capace di coinvolgere nel suo divenire lo spettatore. Un video, realizzato dagli allievi dei corsi di Video Installazione e di Elaborazione digitale dell’immagine, tenuti in Accademia dai docenti Luigi Moio e Luca Sivelli, ripercorre immagini tratte dagli archivi, documentari e fotografici, e dalla storia contemporanea, che nel loro scorrere lento o convulso, svelano e raccontano la vita dell’Accademia, aprendo nuovi e inaspettati scenari dell’immaginazione.
Accademia di Belle Arti
via Costantinopoli, 107 – Napoli
Dal martedi al sabato dalle 10 alle 14, il venerdi’ dalle 14 alle 18
aprile 17th, 2009
Domus Artis e’ lieta di presentare Tutto nel nuovo – Tutto di Nuovo, esposizione personale del pittore napoletano Giovanni Ricciardi, con il patrocinio della regione Campania, della Provincia di Napoli e del Comune di Napoli. In mostra circa cinquanta opere che ricostruiscono, nella Sala delle Terrazze di Castel dell’Ovo, l’articolato percorso del giovane artista. Partito da una formazione accademica, Ricciardi ha sviluppato un linguaggio personale e ricercato, fondato sull’eleganza del segno grafico e sul senso del colore, che dai toni profondi e dalle larghe campiture delle prime opere giunge a cromie accese e brillanti di significativa tendenza pop.
La sua attitudine alla sperimentazione lo ha condotto a una originale contaminazione di tecniche e materie, evidente soprattutto nei dipinti in cui la tradizionale esecuzione ad olio si combina con elementi eterogenei come vetro, merletto, proiettili e sagome di metallo. Una ricerca artistica tesa al senso profondo dell’ambiente e degli oggetti, sottolineata dalle opere della serie Bit in cui gli elementi naturali, spesso animati da tinte vivaci e insolite, sono percorsi da inquietanti vuoti. La mostra sarà introdotta da una performance dell’artista.
Note Biografiche:
Giovanni Ricciardi e’ nato nel 1977 a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Dal 2003 vive e lavora a Milano. Nel 2007 riceve la nomina di ”Patafisico” dal Rettore dell’Istitutum Pataphysicum Partenopeo di Napoli, Mario Persico. Nel 2008 gli viene conferita la seconda nomina di patafisico dal Decollage de Pataphysique di San Paolo in Brasile, fonda a Milano, insieme ad un gruppo di artisti, l’Autoclave di Estrazioni Patafisiche (nuovo centro studi patadiagnostici mediolanense) di cui viene eletto Reggente e infine riceve la nomina di Anfiteota Propagatore del Colle’ge e Commendatore Squisito dell’Ordine della Grande Giduglia dal Colle’ge de Pataphysique di Parigi. Nel 2003 ottiene la direzione artistica di Mare dei Popoli, periodico di ricerca estetica e cultura dei popoli arabo-islamici, pubblicato a Napoli.
Castel dell’Ovo
via Caracciolo di Bella (Borgo Marinari) – Napoli
Dal lunedi’ al sabato ore 10,30 – 18,00, domenica ore 10,30 – 14,00
aprile 15th, 2009
Il regista Roberto Faenza è il presidente della giuria del 1° Festival del cortometraggio “I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi”, ideato da Ignazio Senatore, psichiatra e critico cinematografico ed organizzato con il festival cinematografico estivo “accordi @ DISACCORDI”.
Una selezione dei centotrentacinque cortometraggi, pervenuti da tutt’Italia e dall’estero, sarà proiettata a Napoli il 17 ed il 18 aprile 2009 (ore 16,00 – 19,30) presso il Penguin Café di Via Santa Lucia, 88. Folta la pattuglia di videomakers napoletani che hanno partecipato al Concorso.
Tra i corti finalisti si segnalano quelli di Iole Masucci “Apparenze” interpretato da Maria Luisa Santella, e di Raffaele Manco “Ci vediamo presto”; tra i corti segnalati quelli girati da Franco Diana “Sdeng!”, Marco Latour “Capo!” ed Antonio Manco “Come se niente fosse”.
Non può mancare un omaggio al mitico Pibe de oro con “Maradona baby”, cortometraggio di Nino Sabella, regista siciliano di Sciacca. Al fianco di Roberto Faenza, a premiare il 18 aprile il migliore cortometraggio, il miglior attore, la migliore attrice, il miglior regista ci saranno gli altri componenti della giuria: Mario Franco, Teresa Mancini, Diego Nuzzo, Pietro Pizzimento ed Ignazio Senatore.
aprile 14th, 2009
Parlare di scultura napoletana fra Otto e Novecento sembra finalmente che sia quasi all’ordine del giorno, e dico -finalmente’, perche’ gli studi indirizzati a questo argomento, che piu’ o meno dalla metà dell’ultimo decennio del secolo appena trascorso procedono con grande fatica, oggi trovano piena soddisfazione. A differenza degli anni precedenti, in cui le iniziative erano piu’ sporadiche, soprattutto in assenza di una volontà istituzionale e accademica di disciplinare in maniera sistematica lo studio di questa materia, se esaminiamo quest’ultimo triennio, vediamo come le occasioni per parlare di scultura meridionale si siano moltiplicate.
A cominciare dalla donazione, con conseguente esposizione e catalogo, di un nucleo di gessi di Francesco Jerace al Comune di Polistena, paese natio dello scultore ottocentesco, da parte degli eredi . L’anno seguente, 2007, e’ stata la volta di Giuseppe Renda, tornato all’attenzione grazie alla donazione al Comune di Napoli di un gruppo di lavori anche in questo caso ad opera dei discendenti dello scultore calabrese, cui sono seguiti mostra e catalogo . Negli ultimi mesi del 2008 la Pinacoteca Provinciale di Bari ha acquisito una serie di gessi di Gaetano Stella, scultore barese del primo Novecento: alla conoscenza dell’artista hanno poi contribuito un’esposizione con relativo catalogo e successivamente una monografia dell’intera sua opera . È di recente pubblicazione il volume di Christine Farese Sperken sulla scultura monumentale in Puglia nei secoli XIX e XX ; risale, invece, soltanto a pochi giorni fa l’inaugurazione dell’esposizione di Vincenzo Gemito, organizzata dal Polo Museale napoletano al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes .
L’apertura della mostra in oggetto che si terrà nei locali della galleria di Napoli -La Mediterranea arte – di Saverio Ammendola , dedicata ad alcuni scultori a cavallo fra Otto e Novecento in ambito napoletano, e’, dunque, un evento che ha una duplice valenza: da una parte la rilevanza storica degli artisti e delle opere; dall’altra la conferma del rinnovato interesse per la scultura meridionale anche in ambito collezionistico. Cio’ significa che se da un certo tempo gli studi stanno rivalutando il mondo della scultura almeno in quei cento anni che vanno dalla metà dell’Ottocento al secondo dopoguerra, il collezionismo contemporaneo, che ha sempre accordato le sue preferenze alla pittura, sta ora aprendosi anche in direzione delle opere plastiche.
La mostra che oggi e’ costituita in massima parte da un nucleo di opere proveniente dalla privata raccolta di Nino Rapicavoli (Chines Collection), appassionato collezionista d’origine siciliana,e da opere provenienti da altre raccolte private. La rassegna comprende opere di D’Orsi, Aurisicchio, Barbella, Chiaromonte, De Micheli, Parente, Frascione, Amendola, Tizzano, Gemito, Amoroso, Tomati, Belliazzi, Jerace, Renda, Rossi.
La mostra e’ stata curata da Isabella Valente con saggio su catalogo e allestita da Anna Lucia Cagnazzi.
La Mediterranea arte
via Carlo de Cesare, 60 – Napoli
Orari 11-13,30 /17- 19,30 Chiusi la domenica
Ingresso libero
aprile 9th, 2009
Entropyart|in|progress esporrà a partire dal 9 aprile 2009 le opere fotografiche e video dell’artista
Zoe’ Gruni afferma: ”il compito del pensiero umano non sia tanto quello di affrontare l’analisi e la definizione dei contenuti del pensiero, quanto piuttosto di partecipare alla vita delle cose e degli eventi”. Attraverso l’ascolto delle cose l’uomo si espone ad esse piu’ che imporsi e cio’ nasce appunto dalla ricerca di un nuovo desiderio di identità e di appartenenza ad un contesto territoriale e culturale. La vitalità dell’artista consiste nel resistere ad un mondo che lo vuole escludere come presenza e ricchezza umana; il suo pensiero e’ quello di creare un sito ricco di una varietà di tracce e di casi umani che coesistono ”condividendosi”. Zoe’ Gruni reagisce all’omologazione dilagante del mondo attuale con una riflessione intima sull’identità e la memoria dell’uomo. La multimedialità nasce dall’esigenza di raccontare da vari punti di vista la presenza del corpo nel suo lavoro. I diversi mezzi di espressione servono, in fasi diverse, a dire la stessa cosa: il disegno come idea, la scultura come matrice, la performance come azione e di conseguenza il video come strumento di documentazione e la fotografia come immagine finita.
L’artista, mediante la scelta di una materia povera e funzionale come la canapa e la iuta che sono ambedue materiali dalle infinite risorse, puo’ cosi’ affrontare non solo la bidimensionalità ma sopratutto la tridimensionalità. Tale materiale assume infatti la valenza di contenitore di un corpo in grado di diventare una vera e propria personalità talvolta anche riconoscibile: guerriero, sposa, giudice, vescovo. Non a caso seguendo la propria naturale evoluzione, le opere sono diventate motivo di spettacolo, perche’ era necessaria la condivisione e la compartecipazione.
L’immagine parte sempre da un coinvolgimento emotivo, per esempio da una forma, un’atmosfera, una vicenda intima, un’esperienza, un viaggio, una notizia. Il desiderio di comunicare con gli altri spinge l’artista a fondere le immagini soggettive della sua memoria con le forme comuni della memoria collettiva; puo’ cosi’ sperimentare con il corpo e liberare l’immagine successivamente nello spazio. La Gruni coltiva cosi’ l’illusione di riuscire a dare un po’ di sintesi al suo caos ricostruendo l’atmosfera del -metato- (l’antico essiccatoio per le castagne in Toscana, che diventava durante le veglie un riparo e un luogo di convivialità). La performance che l’artista generalmente esegue all’apertura delle sue mostre si presenta come un atto carico di teatralità, dove l’artista si avvolge completamente in un sacco di iuta lasciando libere le proprie estremità. Il suo corpo nascosto dall’involucro puo’ cosi’ mettere in evidenza i gesti delle gambe, che diventano la parte saliente della performance. I movimenti di questi arti liberi nell’aria che si muovono veloci dando vita ad una danza puntualizzano la necessità di trasformare il proprio corpo nell’elemento fondamentale del proprio lavoro.
Opening: Giovedi’ 9 aprile 2009 alle ore 18,30
Entropy Art in progress
via San Pasquale, 53 – Napoli
Orari di apertura: da lunedi’ a venerdi’ 16 – 20; (la mattina solo su appuntamento); sabato e domenica chiuso.
Ingresso libero
aprile 9th, 2009
Antonio Ievolella espone alla galleria ARTEXARTE Box di Via Chiatamone 7 Napoli, dal 9 aprile al 9 maggio 2009, opere scelte e realizzate per questa sua seconda personale a Napoli.
Nel 2006 Ievolella espose a Castel dell’Ovo sculture di grandi dimensioni realizzate in acciaio corten, rame, ferro e legno, situate lungo un percorso che costellava i luoghi di opere evocatrici della civiltà e della vita partenopea.
Oggi Antonio Ievolella conferma un’evoluzione artistica in cui le sue consuete e monumentali sculture, sono ora leggere strutture dinamiche, forme in equilibrio fra geometria ed emozione, plasmate in metalli resi docili dall’immaginazione.
Metalli e materiali organici eterogenei, magistralmente fusi insieme coesistono in un equilibrio calibrato, nei volumi e nel colore. Le tonalità ottenute dall’ossidazione dei materiali, dal loro essere nel tempo e nello spazio, si coniugano con campiture di pigmenti naturali e artificiali, conferiscono un sapore arcaico.
-Scultore particolare, nutrito fondamentalmente piu’ d’una cultura materiale antropologica, e dunque subito fattualmente oggettuale, che d’una tradizione strettamente plastica-. Enrico Crispolti
-Un mondo di simulacri, o di oggetti d’uso, in una famiglia di elementi insomma, che portano con se’ la memoria di una consuetudine quotidiana-. Elena Pontiggia
Il percorso dell’artista e’ -un lento avanzamento verso se stesso-, mutuato tramite l’elaborazione della materia. Virginia Baradel
-Considera la scultura come forma interpretativa dei luoghi, della loro storia, degli uomini che li abitano e continuamente li trasformano per adeguarli alle esigenze della loro vita-. Guido Galesso
…tutti hanno un ruolo, il mio e’ di restituire emozioni, ricordi e suggestioni tramite la scultura, senza imporre il mio pensiero a quello di chi osserva’.
Antonio Ievolella
Inaugurazione: giovedi’ 9 aprile 2009 ore 18,30
ArtexArte Box
Via Chiatamone, 7 – 80121 Napoli
Orrio: dal lunedi’ al venerdi’ ore 16:30 / 19:00
Ingresso libero
aprile 3rd, 2009
Venerdi’ 3 aprile 2009 il PAN| Palazzo delle Arti Napoli apre i suoi spazi ai lavori dell’artista napoletano Lello Masucci con una personale a cura di Mario Franco.
La mostra, promossa dall’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nicola Oddati, con oltre 25 lavori presenti, intende ripercorrere la pluritrentennale ricerca artistica di Lello Masucci, da sempre caratterizzata dall’uso di materiali e linguaggi contrastanti, che hanno consentito al suo variegato percorso di sperimentare differenti espressioni, dagli esiti oggettuali e concettuali sempre originali.
Il titolo della mostra -Poesia/Ultimo taglio- testimonia, in particolare, il suo studio legato al sistema di creazione della -poesia numerica-, ovvero quel modo immaginifico di usare le nuove tecnologie che, attraverso un uso alternativamente creativo dei sistemi della comunicazione digitale, e’ in grado di creare nuovi linguaggi, nuovi modi di usare le comunicazioni e una diversa redazione dei codici e dei vocabolari.
La poesia numerica puo’ quindi assumere le sembianze di un video, di un film, di una clip, di un software, di un flusso di dati come quelli che siamo abituati a vedere in rete come pagine HTML, ma anche l’aspetto esteriore di prodotti che sembrerebbero legati a prassi artistiche vecchie e superate, come tele dipinte, acquarelli e guaches su carta, sculture in legno, in ferro in altri mille materiali, scritti, libri.
Una modalità che accompagna i lavori che sono esposti in mostra: il concetto di poesia si materializza infatti, di volta in volta, in un oggetto che ha il suo corrispondente in rete o nel digitale, ma che comunque mantiene l’impronta di una manualità -antica-, come un ricordo o un’immagine della fantasia.
Si iscrive decisamente in questa linea di ricerca Poema notturno rosso, un’opera di poesia numerica basata su un rapporto di collaborazione in rete, strutturato dall’accettazione del file-sharing e composta da tante poesie create da utenti della rete internet tra cui la nota artista elettronica Caterina Davinio.
L’allestimento prevede anche la presentazione del film Ultimo taglio, il lungometraggio-contenitore costellato da una serie di allestimenti interni, che includono suoni, dipinti su tela, oggetti, video nel video che Masucci ha girato da marzo a novembre 2008 presso il PAN: fra teatro, installazioni e video utilizzati come scenografie – quasi tangibili proiezioni della coscienza, della memoria – il film drammatizza l’archetipico dialogo/conflitto tra autore, attore, personaggio e pubblico, postulato da Pirandello e sviluppato dal teatro contemporaneo, traendo origine da una serie di realtà laboratoriali.
-Keywords- e’ invece un testo -macchinino- e per questo motivo non risponde ne’ ad una grammatica, ne’ ad una sintassi. Pur essendo composto di parole che sembrano ascriversi alla lingua italiana, non puo’ essere definito come uno scritto in lingua italiana. Le parole appartengono ai meta-tag HTML per i motori di ricerca nel web. La maggior parte delle parole sono in italiano, parecchie in inglese, altre sono completamente inventate e altre ancora sono state generate dalla finestra -Trova e sostituisci- del software -Word-. Ma -Keywords- non e’ solo questo. Esso e’ anche un libro in copia unica, fabbricato da valenti artigiani in Pergamena e carta -Roma-, alla maniera del -700. Un’opera dunque che si presenta antica nella sua veste oggettuale e contemporanea nella sua veste concettuale. L’attore artista Andrea Rossetti reciterà alcuni brani del poema.
Inaugurazione venerdi’ 3 aprile ore 19
PAN | Palazzo delle Arti Napoli, project room II – primo piano
Palazzo Roccella, Via dei Mille, Napoli
Orari: feriali: 9.30 > 19.30 | festivi: 9.30 > 14.00 |chiuso il martedi’