DI-SEGNO POETICO
Si inaugura giovedì 23.4.2009 alle 19:00 “DI-SEGNO POETICO”, la nuova personale di GIUSTINO CALIBÈ, presso la “SABINALBANO Modart Gallery” (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, NAPOLI. Info: 081/421716, sabinalbano@yahoo.it), visitabile sino al 14.5.2009 tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00. Ingresso gratuito.
Sono più d’uno i canali comunicativi cui il creativo partenopeo ricorre in quest’esposizione nella gallery di SABINA ALBANO, da anni connotata da una ricerca avanguardistica di differenti forme d’arte, codici visivi variegati, sintassi pittoriche diverse, mezzi espressivi multiformi, capaci di veicolare i più disparati e interessanti contenuti culturali. E infatti anche la nuova personale di Giustino Calibè non fa difetto in tal senso, proponendosi come una sperimentazione estetica che viaggia su due binari appaiati – i disegni a china, da una parte, e i dipinti, dall’altra – e come felice commistione del segno pittorico e di quello letterario. Ecco spiegato il titolo della mostra, un calembour che gioca con l’ambivalenza della parola ‘di-segno’, scomposta all’uopo e accostata all’aggettivo ‘poetico’, per individuare nel verso uno dei protagonisti del viaggio culturale che Calibè fa intraprendere allo spettatore, e per indicare – d’altro canto – l’immancabile presenza del disegno, quale pittura, quadro, dipinto. I temi centrali del corpus espositivo sono semplici e diretti: l’amore, la donna, il binomio arte-natura, argomenti che ricorrono nei componimenti lirici dell’artista e, tanto nei disegni a china, quanto nelle tele. Anzi si rintraccia chiaramente una lineare rispondenza tra il tratto dei disegni e il verso poetico, entrambi sostanziali, essenziali nella loro radicale purezza e immediatezza. Il suono lirico rincorre il tratto e viceversa, le immagini si sublimano in visioni in versi con mutua reciprocità. Nei circa 100 disegni a china su supporto cartaceo A4, che più che altro rappresentano figure (umane o umanoidi) a prima vista indefinite e primigenie, c’è una netta e volontaria sottrazione di colore e particolari, a favore di un tratto semplice, talvolta apparentemente elementare, stilizzato, pronto a giocare col chiaroscuro, con la dicotomia tra pieno e vuoto, bianco e nero, come se l’intento fosse di sfruttare tutta la superficie bianca, limitandola col tratto nero. Di rara raffinatezza e di sicuro impatto questo centinaio di pezzi rivestiranno due intere pareti dell’atelier incorniciate da una sequenza di versi dello stesso Calibè. Brevi componimenti, alcuni più semplici e diretti, altri più criptici ed elaborati, in cui tornano i temi già ricordati come una sorta di improvvisi lirici, versi nudi, ritmici, elettrici, sensazioni estemporanee, spesso ellittici, con contrasti e rispondenze, richiami, allitterazioni e assonanze, che fanno sì che davvero il suono rincorra il tratto, gli si accosti, lo cinga, senza mai poterlo del tutto ingabbiare: la visione del verso si scioglie e si sostanzia nell’immagine del disegno. Così prende vita il “DI-SEGNO POETICO”.
La stessa delicatezza e la medesima sensualità muliebre, a tratti accattivanti, a tratti inquiete e stranianti, tornano regine dei dipinti a olio e acrilico. Anche i temi, specie quello portante della figura femminile, si ritrovano nelle grandi teste (due acrilici su tela, 100×100), caratterizzate da una forte tridimensionalità dell’immagine, figlia del puntinismo, su fondi uniformi verde-blue. O ancora in due busti androgini (oli su tela, 70×80), con fondi turchesi e figure arancio. I colori dominanti nei quadri sono per lo più rosso, arancio, rosa, verde, blue e celeste, come in due grossi acrilici su tela (100×120), dove il puntinismo raggiunge l’apice dell’attuale opera di Calibè, accanto a sfumature e connotati ancestrali, primordiali, in taluni casi anche inquietanti, delle icone ritratte, corpi dal sesso spesso indefinito e dalle fattezze al limite dell’umano e della proporzione reale. Lo stesso dicasi per altre 12 opere più piccole (40×50), in cui le tinte sono sempre soft e le figure sembrano emergere da una sorta di nebbia, entrando e uscendo dal fondo della tela in un gioco prospettico, a cominciare dalle cornici che sono di carta e dipinte, in questo caso. Infine, altri due pezzi che riassumono cromaticamente la vasta gamma di tutte le creazioni esposte, dai toni del verde-blue a quelli del rosso-arancio.
Un’installazione al centro della sala con su i versi di Calibè completa l’allestimento e dà lo spunto alle voci recitanti di Fiammetta Mangano e Nicola Miletti per un reading delle stesse poesie.
Altro che interazione. Altro che fruizione attiva. In Ivy Noise e’ lo spettatore l’opera d’arte. Un environment immersivo, scaturito dall’incontro tra visual e sound, attende il visitatore per animarsi e animare lo spazio espositivo. Cavi elettrici s’inerpicano, si arrampicano sulle pareti seguendo un andamento non casuale, ma definito da un attento studio sulla crescita dell’edera. Linee nere che disegnano sul bianco dell’intonaco forme organiche, rami da cui sbocciano insoliti fiori: speakers conici di varie dimensioni. Da alcuni di questi singolari boccioli emana un tappeto sonoro predefinito che fa da sottofondo all’improvvisazione acustica, determinata invece dalla presenza antropica. Qualsiasi rumore e’ captato da una serie di microfoni, campionato in real time da un software realizzato ad hoc, e restituito attraverso i diffusori.
Artista dei silenzi, del tempo sospeso, delle immagini impalpabili, rarefatte e delicate, dal tratto leggero nel segno, ma forti nel messaggio che trasmettono. Pittrice colta e sensibile, in perenne contrasto tra – essere – e – esistere – senza perdere mai la propria identità artistica. Mathelda Balatresi si presenta al pubblico napoletano con un ciclo di opere intitolato – Guerra e Anima -. La mostra sarà inaugurata giovedi’ 16 aprile, alle ore 18, presso lo Studio – Le Muse – e sarà visitabile fino al 14 maggio 2009. La rassegna comprende una serie di opere, che spaziano dai disegni alla pittura, per finire con un’ insolita installazione.
Per la XI Settimana della Cultura indetta dal Ministero per i Beni Culturali, l’Accademia di Belle Arti di Napoli – presieduta da Sergio Sciarelli e diretta da Giovanna Cassese – e la Soprintendenza Archivistica per la Campania – diretta da Maria Luisa Storchi – presentano una mostra documentaria dal titolo “Carte d’Accademia. Maestri e allievi nei documenti dell’Archivio Storico dell’Accademia di Belle Arti di Napoli”.
Domus Artis e’ lieta di presentare Tutto nel nuovo – Tutto di Nuovo, esposizione personale del pittore napoletano Giovanni Ricciardi, con il patrocinio della regione Campania, della Provincia di Napoli e del Comune di Napoli. In mostra circa cinquanta opere che ricostruiscono, nella Sala delle Terrazze di Castel dell’Ovo, l’articolato percorso del giovane artista. Partito da una formazione accademica, Ricciardi ha sviluppato un linguaggio personale e ricercato, fondato sull’eleganza del segno grafico e sul senso del colore, che dai toni profondi e dalle larghe campiture delle prime opere giunge a cromie accese e brillanti di significativa tendenza pop.
Il regista Roberto Faenza è il presidente della giuria del 1° Festival del cortometraggio “I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi”, ideato da Ignazio Senatore, psichiatra e critico cinematografico ed organizzato con il festival cinematografico estivo “accordi @ DISACCORDI”.
Parlare di scultura napoletana fra Otto e Novecento sembra finalmente che sia quasi all’ordine del giorno, e dico -finalmente’, perche’ gli studi indirizzati a questo argomento, che piu’ o meno dalla metà dell’ultimo decennio del secolo appena trascorso procedono con grande fatica, oggi trovano piena soddisfazione. A differenza degli anni precedenti, in cui le iniziative erano piu’ sporadiche, soprattutto in assenza di una volontà istituzionale e accademica di disciplinare in maniera sistematica lo studio di questa materia, se esaminiamo quest’ultimo triennio, vediamo come le occasioni per parlare di scultura meridionale si siano moltiplicate.
Entropyart|in|progress esporrà a partire dal 9 aprile 2009 le opere fotografiche e video dell’artista
Antonio Ievolella espone alla galleria ARTEXARTE Box di Via Chiatamone 7 Napoli, dal 9 aprile al 9 maggio 2009, opere scelte e realizzate per questa sua seconda personale a Napoli.
Venerdi’ 3 aprile 2009 il PAN| Palazzo delle Arti Napoli apre i suoi spazi ai lavori dell’artista napoletano Lello Masucci con una personale a cura di Mario Franco.
Il successo della rassegna /Serate Futuriste Cinema & Musica/, appena conclusa presso il Museo Nitsch, dimostra che esiste ancora interesse ed attenzione per il Cinema delle Avanguardie. La Fondazione Morra continua le proiezioni del Giovedi’ mettendo a confronto il cinema sperimentale di vari paesi europei e quello americano, nel periodo che va dalle cosiddette -Avanguardie storiche- fino ai primi anni ’60 ed alla nascita del cinema underground. L’avanguardia rigetta e critica il cinema di intrattenimento ed il suo modo di produzione industriale; la sua ricerca determina significati invece che fiction film commerciali ed e’ orientata da un linguaggio non compromesso dal regime. La maggior parte dei film/video-makers enfatizzano la visione piu’ che il testo ed il dialogo e sfuggono le rigide classificazioni; alla fine le differenti nomenclature – avanguardia, underground, sperimentale, indipendente – condividono lo stesso senso di estraneità, libertà ed indipendenza. Gli anni 1920 rappresentano un periodo di grande creatività del XX secolo ed un indiscutibile modello di avanguardismo. Una miriade di movimenti artistici – Dada, Surrealismo, Costruttivismo, Espressionismo, Cubismo, Futurismo, Astrattismo co-esistono nello stesso periodo e molti artisti fluttuano da un campo all’altro; inoltre le differenti modalità di espressione – danza, musica, pittura, poesia, scultura, cinema – caratterizzano la fertilizzazione incrociata nelle forme artistiche.
Sarà inaugurata giovedi’ 2 Aprile 2009, alle ore 18, al -Caffe’ dell’Epoca-, a Piazza Bellini, spazio culturale, fondato nel 1898, Via Costantinopoli, 81-82, Napoli, la mostra curata da Maurizio Vitiello, intitolata -Segmenti Espressionistici- con opere di Giuseppe Carpinelli. Interventi di: Pino Cotarelli, Franco Lista, Antonino Scialdone, Maurizio Vitiello.