Archive | marzo, 2009

FOOT ON CANVAS (consigliato calzino da sera)

cocchiaVenerdì 3 aprile 2009 ore 19:30 si inaugura “FOOT ON CANVAS”, la personale di ALESSANDRO COCCHIA c/o “PURP”, la factory dell’artista partenopeo (vico Carceri San Felice n. 23, adiacenze piazza Dante – NAPOLI), visitabile sino al 24 aprile dal lunedì al sabato, dalle 17:30 alle 20:00. Dj set UMBY - jazz is the teacher, funk is the preacher…

Se nei pezzi del creativo napoletano non sfuggono ascendenze della pop art (da Warhol a Keith Haring e al francese Robert Combas), nonché della cultura metropolitana e underground statunitense, rivisitate alla luce del new pop europeo e di una personalissima visione ‘made in Naples’, la sintassi artistica di Cocchia non si esaurisce certo qui. Matrici ‘popolari’, sì, ma nella misura in cui la comunicazione visiva sia quella di massa, ossia tragga ispirazione dal mondo dei cartoon, fumetti e manga anni ’70 e ’80, dei graffiti, dell’illustrazione, del cinema e del design.

Alessandro Cocchia, infatti, giovane artista e designer partenopeo, mescola sapientemente queste diverse influenze. Influssi sempre più ricchi, vari e fertili, anche di veri e propri guru del genere quali Gary Baseman, Germyville e Takashy Murakami, sono riletti da Cocchia in chiave originale grazie a una ricontestualizzazione per così dire ‘nostrana’. In tal modo, icone della napoletaneità più verace, da San Gennaro a Pulcinella, Maradona, Mario Merola e il Vesuvio, sono fantasiosamente accostate a eroi come Superman, Lamù, I Simpson. Inoltre, accanto al background partenopeo, sulle radici ‘pop’ già da anni si è innestata un’altra influenza, quella sudamericana e, più precisamente, messicana. In questo corpus espositivo non mancano i ‘cavalli di battaglia’ di Cocchia: un Homer Simpson travestito da San Gennaro su di una tela rivestita di fumetti, un Mickey Mouse a rilievo nei toni del rosso e nero, riferimenti filmografici, creazioni di vario formato ottenute con colori sintetici, smalti e spray su tela, alcune realizzate su mdf, con inserti di cartone smaltato fissati con punti metallici a vista, e altre ancora che sono veri e propri smalti su di un collage di fumetti. Ma il pezzo forte è una coloratissima tela di ben 5 metri interamente distesa a terra con particolari di ‘pulcinella-sangennareschi’ su nuvole fluttuanti, occhi, creature del sogno e della fiaba, visioni fantasiose di uomini e animali futuribili, rubati all’immaginazione e all’animazione. Una vera e propria ‘passerella creativa’ da attraversare a piedi, arte da calpestare, arte e comunicazione di strada, per così dire…

Infine, anche sculture e installazioni in ferro, silicone, pellicola e altri materiali plastici. Anche se la vera peculiarità dello stile di Cocchia resta l’uso dei colori, di solito i più vivaci, di cui accentua i contrasti. Le figure sono immediate, il segno è rapido, i tratti semplici, essenziali e istantanei, talvolta con linee-contorni quasi elementari, veicoli per condurre il fruitore in un universo in cui l’arte è gioco, fantasia, divertimento e ironia.

Tra le sue più recenti esposizioni, le personali all’Istituto Francese “Le Grenoble” (Napoli, 2002), a Castel dell’Ovo (Napoli, 2004), alla Feltrinelli Libri e Musica, con “Napoli A-Dios”, (Napoli, 2006), una collettiva ad Atlanta, come unico artista italiano sempre nel 2006, e una personale alla Sabinalbano Modart Gallery nell’ottobre 2007. Nel 2003 ha vinto “The Golden Compass Award” nel 2003.

Andres Serrano

serranoCon una mostra dedicata ad Andres Serrano apre a Napoli un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea, la Nai Arte Contemporanea. Non una galleria tout court, ma uno spazio innovativo specializzato nell’attività di art consulting, di ricerca e divulgazione delle espressioni artistiche contemporanee.

LO SPAZIO
Lo spazio si trova nel cortile di un elegante palazzo del XIX secolo e si articola su 2 livelli: un ampio e luminosissimo vestibolo di ingresso alto sei metri consente l’installazione di opere di grande formato. Una scala conduce al primo livello che si estende su una superficie di circa 200 metri quadrati articolati in 4 vani con soffitti a volta: due sono deputati a mostre ed esposizioni, uno spazio all’accoglienza e agli incontri, un altro riservato allo studio. L’indirizzo e’ il 23 di via Chiatamone, la strada a ridosso del lungomare, che già da qualche anno e’ diventata il luogo d’elezione dei galleristi partenopei.

LA MOSTRA -ANDRES SERRANO-
La mostra presenta 20 fotografie (di cui 5 di grandi dimensioni) di Andres Serrano l’artista e fotografo americano (New York, 1950) nato da padre honduregno e madre afro-cubana. Si tratta di opere provenienti da collezioni private e dalle gallerie di Paula Cooper Gallery di New York e Yvon Lambert (NY, Parigi, Londra), fotografie delle serie Immersions e Bodily Fluids realizzate tra il 1985 e il 1990 in cui Serrano utilizza i liquidi organici come l’urina, il sangue, lo sperma, il latte restituendo immagini di grande effetto visivo e straordinaria eleganza formale. A queste serie appartiene l’ormai celebre -Piss Christ-, la controversa opera che nel 1987 consacro’ Serrano alla ribalta internazionale: la stessa fotografia (prodotta in 10 esemplari) e’ il record d’asta dell’artista con 215.000 euro da Christie’s a New York il 14 maggio 2008. La mostra proposta da Nai Arte Contemporanea e’ una significativa retrospettiva dei due cicli di opere piu’ noti ed affascinanti dell’artista, che a 2 anni dal grande successo della mostra -Il dito nella piaga- tenutasi al PAC di Milano, arriva finalmente a Napoli.

L’ARTISTA
Genio ribelle e provocatore, artista maledetto e trasgressivo, Serrano indaga i temi piu’ controversi del mondo in cui viviamo esprimendo la propria critica con immagini dall’evidente dicotomia: contenuti terrificanti e ricerca estetica. Temi come il sacro, il fanatismo, la xenofobia, la malattia e la morte, la corporeità vengono resi attraverso fotografie patinate e perfette che seducono lo spettatore per la bellezza in se’, il fascino proibito di argomenti tabu’. -Credo che sia necessario cercare la bellezza anche nei luoghi meno convenzionali o nei candidati meno insospettabili. Se non incontro la bellezza non sono capace di scattare alcuna fotografia-, sostiene l’artista.

Inaugurazione 26 marzo 2009

Nai Arte Contemporanea
Via Chiatamone, 23 – Napoli
Orari di apertura: mar-ven 16-20
Ingresso libero

Questo e/o quel quadro

paoliniLa galleria Alfonso Artiaco e’ lieta di annunciare l’inaugurazione della mostra personale di Giulio Paolini -QUESTO E/O QUEL QUADRO-, venerdi’ 27 marzo 2009 alle 19.30, in presenza dell’artista. -In un’intervista di qualche anno fa, mi fu chiesto qual era, secondo me, il piu’ bel quadro della storia dell’arte di tutti i tempi. Risposi, senza esitazioni, l’Enbarquement pour Cythe’re di Jean-Antoine Watteau. Dimenticavo, o meglio non potevo prevedere, che successivamente mi sarebbe stato chiesto di dire qualcosa su Diego Velazquez. Non potrei dire nulla ora su di lui senza affermare, smentendomi, che Las Meninas e’ certamente il piu’ bel quadro della storia dell’arte di tutti i tempi. E in effetti lo e’, come lo e’ -anche- il quadro di Watteau e lo sono, con uguale diritto, tutti i quadri che per un verso o per l’altro offrono immagini trasparenti, consapevoli -vorrei dire – di non essere altro che immagini. Se di -verso- mi capita di parlare non e’ per caso: il verso, appunto, della tela che Velazquez sta dipingendo apre il -fronte- moderno della visione e illumina da quell’istante le tormentate innumerevoli vie, in parte ancora inesplorate, che ci consentono di guardare, oggi, un’opera d’arte. [...]

Ma un altro quadro ancora pretende a buon diritto l’assegnazione del primato: la Pietà di Giovanni Bellini, di una drammaticità composta e discreta, capace di dar corpo visivo alle figure, alla mano del Cristo morto o sofferente che arriva a -cadere- sul lato inferiore del dipinto quasi a poterla toccare al di qua della soglia della scena rappresentata. C’e’ un aspetto di tutto questo che mi preme sottolineare: non e’ tanto di un quadro o di un altro, di questo o quel quadro che ci si trova a discutere (abbiamo appena visto come un giudizio sia volubile), quanto invece emerga dalla loro decrescente datazione (1717/1656/1465), l’esser cioe’ gradualmente e direi inesorabilmente sempre piu’ -antichi-, posti nella direzione di un prima, se non del primo segno originario della specie di appartenenza. [...]- (Giulio Paolini)

Per la seconda mostra alla galleria Alfonso Artiaco (la prima nel 2005), Giulio Paolini propone opere realizzate specificatamente per gli spazi di Piazza dei Martiri. Quattro studi su carta introducono la mostra che prosegue nella sala principale con Terra di nessuno, un tavolo da lavoro trasparente posto al centro dello spazio e invaso da fogli da disegno: trentadue elementi quadrati, trattenuti da una matita, che si disperdono tutti intorno e vengono ripresi in Questo e/o quel quadro, grande opera murale che dà il titolo alla mostra. Sulle due pareti contrapposte si fronteggiano le due parti complementari e speculari di uno stesso lavoro: ciascuna delle due e’ costituita da sedici riquadri disegnati a matita su parete e corrisponde alla somma dei trentadue fogli disposti sul tavolo da disegno.

Giulio Paolini invita, cosi’, ad una riflessione sul mistero del -prima-, su come cioe’ il gusto venga formandosi -non dalla somma delle esperienze- ma dalla ricerca della -vera incognita che ci porta a dimenticare il che cosa per insistere a trovare una risposta sul come e il perche’. [...]-

Nato a Genova nel 1940, Giulio Paolini risiede a Torino e a Parigi.

Inaugurazione 27 marzo 2009

Alfonso Artiaco
piazza dei Martiri, 58-I – Napoli
Ingresso libero

17′ Giornata FAI di Primavera

faiÈ il momento dell’anno in cui il FAI incontra gli italiani e si ritrova da nord a sud, nelle piazze, nei palazzi e nelle chiese, in centinaia di luoghi diversi: e’ l’appuntamento per scoprire monumenti e luoghi spesso inaccessibili e per trasmettere l’impegno e la passione del Fondo Ambiente Italiano. È la 17° Giornata FAI di Primavera, in programma il 28 e 29 marzo con il coinvolgimento di 210 località italiane e 580 beni – la maggior parte dei quali normalmente chiusi al pubblico. Un evento ormai tradizionale la cui affluenza si misura negli anni in milioni di visitatori, l’occasione per unirsi al FAI e sostenere concretamente il patrimonio del nostro Paese.

A fianco del FAI c’e’ ancora una volta Wind, -main sponsor- della Giornata FAI di Primavera che festeggia quest’anno i suoi 10 anni di vita, 10 anni vicini alla Fondazione per la valorizzazione dei beni artistici e culturali italiani.

La Giornata FAI di Primavera non si caratterizza solo per la ricchezza di incontri che offre, per le sorprese che regala, per le infinite emozioni che suscita: la sua forza sta anche e soprattutto nell’entusiasmante coinvolgimento di tutti, nella capacità di far sentire chi vi partecipa non un visitatore occasionale, ma un testimone e un protagonista dell’azione di salvaguardia e difesa dell’arte e della natura italiane. Proprio per questo l’invito che la Fondazione rivolge a tutti coloro che parteciperanno a questa edizione della Giornata FAI e’ semplice e diretto: -FAI anche tu-.

-FAI anche tu- e’ un invito a prendere consapevolezza di come tutti noi, ciascuno con la propria storia e la propria personalità, facciamo parte di un patrimonio culturale che ci unisce e ci definisce. Siamo tutti un po’ FAI, innamorati delle bellezze del nostro Paese e pronti a difenderle e a conservarle. Ognuno dei 580 beni che caratterizzano la Giornata FAI ci appartiene, anche se e’ magari a centinaia di chilometri dalle nostre case, perche’ e’ il simbolo della partecipazione a una grande comunità culturale e spirituale. -FAI anche tu- diventa percio’ anche lo stimolo ad agire direttamente: proprio come il FAI, difendi, partecipa e contribuisci concretamente – con l’iscrizione, con una donazione, con un atto di volontariato – a questo grande movimento.

Il grande teatro della Giornata FAI non ha limiti spaziali, perche’ i suoi palcoscenici sono nelle grandi città e nei centri piu’ piccoli; e non ha limiti temporali, perche’ vengono aperti al pubblico siti archeologici, borghi medioevali, chiese settecentesche, palazzi realizzati da architetti contemporanei. E tra le centinaia di aperture, alcune riguardano luoghi a noi familiari perche’ in essi si svolgono importanti momenti della vita pubblica e allo stesso tempo inaccessibili. È il caso di Palazzo Koch a Roma, grandiosa e scenografica sede della Banca d’Italia, realizzato tra il 1888 e il 1892, caratterizzato da splendidi e sorprendenti saloni di rappresentanza e da ricche collezioni d’arte. A Milano va segnalata l’eccezionale apertura di spazi normalmente chiusi al pubblico della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, l’istituzione fondata da Federigo Borromeo nel 1609, come la Sala Federiciana e il Cortile degli Spiriti Magni. Ma va ricordato anche, facendo un salto temporale di quattro secoli, l’appuntamento con l’ultimo dei gioielli architettonici della città: il nuovissimo edificio dell’Università Bocconi.

A Napoli apre un tesoro preziosissimo, il Monastero di San Gregorio Armeno, situato nella parte piu’ antica e nobile della città, con un chiostro di straordinaria bellezza; mentre a Fucecchio, in provincia di Firenze, in occasione del centenario della nascita di Indro Montanelli, si celebra il primo evento a Palazzo Montanelli della Volta – Fondazione Montanelli Bassi, dove si potranno vedere allestiti i due studi del grande giornalista, quello di Roma e quello di Milano, con mobili e arredi originali. Sarà esposta anche la sua famosa macchina da scrivere -Olivetti lettera 22-, compagna di innumerevoli reportage e scoop.
Ad Ascoli Piceno, dopo dieci anni di lavori di restauro, viene riaperto al pubblico il Forte Malatesta, costruzione fortificata legata alla storia religiosa, civile e militare della città, con l’annessa chiesa di epoca cinquecentesca, edificata sui ruderi di un impianto termale di epoca romana; a Mantova si potrà visitare a Palazzo Ducale l’Appartamento di Ferdinando Gonzaga, cui si accederà attraverso un percorso mai proposto.

A Palermo la Giornata FAI sarà l’occasione per scoprire Villa Cardillo, finora chiusa ai visitatori; e a Padova il pubblico potrà entrare nella Scoletta del Santo e ammirare la Sala Priorale affrescata da Tiziano e scoprire il Chiostro della Basilica del Santo. A Taranto ai apriranno le porte del Convento di San Francesco, uno dei complessi piu’ importanti della città vecchia, mentre ad Alessandria si potranno ammirare i mosaici di Gino Severini che decorano il Palazzo delle Poste, esempio di architettura razionalista; a Messina l’appuntamento piu’ emozionante sarà, in anteprima dopo il restauro, con la suggestiva Cripta del Duomo.
E ancora fanno parte del lungo elenco di siti aperti eccezionalmente al pubblico alcune aree naturalistiche come la Val d’Enza in provincia di Reggio Emilia; il percorso fluviale lungo il Po di Goro; la Valle Pesio nel territorio della Alpi Marittime in provincia di Cuneo; le Lame Rosse nel parco dei Monti Sibillini.

Nel fine settimana della Giornata FAI – oltre alle proprietà della Fondazione – saranno aperti al pubblico importanti palazzi (Palazzo Richa a Torino progettato da Filippo Juvarra, Palazzo Magio-Grasselli a Cremona e il Palazzo Assessorile di Cles – TN-), chiese (Chiesa del SS. Sudario a Roma e Chiesa di san Francesco al Prato a Perugia), cappelle (Cappella Tiranni di Giovanni Santi a Cagli), castelli (Castello Tramontano di Matera), caserme (gli ex-presidi militari di Brescia), conventi (il Convento della Ripa di Forli’ e il Convento dei Frati Cappuccini S. Francesco a Santa Margherita Ligure), luoghi del lavoro (le fonderie Barigozzi e Battaglia a Milano, le miniere di Guspini in Sardegna), giardini (i giardini pensili di Ventimiglia -IM- e i giardini segreti di Cesena), borghi (Foiano della Chiana – AR-, Roccella Jonica -RC- e Greccio con il Santuario Francescano -RI-), aree archeologiche (Villa Faragola a Foggia e il Ginnasio Romano di Siracusa), strutture sanitarie (il Parco di San Giovanni a Trieste, ex ospedale psichiatrico divenuto famoso per Franco Basaglia), musei (il Museo delle Marionette di Palermo e il Museo della vite e della viticoltura a Donnas in Valle d’Aosta). Sono inoltre in programma escursioni e biciclettate in collaborazione con CAI e FIAB. Circa il 40% dei beni sono fruibili da persone con disabilità fisica.

Quest’anno per la prima volta saranno organizzate aperture speciali riservate agli iscritti al FAI e a coloro che si iscriveranno durante la Giornata: tra questi, l’inaccessibile Isola Gallinara davanti ad Albenga (SV), straordinaria riserva naturale ricca di ritrovamenti archeologici, le cave di pietra arenaria a Varese, oggi abbandonate, che conservano ambienti suggestivi; gli interni di Villa Mazzarosa a Capannori (LU), antica dimora che ha ospitato molti personaggi illustri e Palazzo Pepoli Campogrande a Bologna, con visita esclusiva dell’appartamento privato. Inoltre una serie di aperture dedicheranno corsie preferenziali e orari di visita riservati agli iscritti FAI.

Visto il grande successo delle visite guidate per cittadini stranieri sperimentata nel 2008 a Brescia, quest’anno l’esperienza in collaborazione con l’Associazione -Amici del FAI- coinvolgerà, oltre a Brescia, anche Milano, Torino, Biella, Padova e Palermo, diversificando le lingue utilizzate nella guida in base alle diverse cittadinanze di stranieri presenti (vedi scheda allegata). Anche nelle città di Bologna e di Reggio Calabria gli Apprendisti Ciceroni delle scuole superiori proporranno delle visite in lingua per stranieri (inglese, francese, spagnolo e tedesco).

Tra gli itinerari: le visite guidate ai beni inseriti nell’itinerario Unesco, Italia Langobardorum – Centri di potere e di culto (568-774 d.C.), siti candidati nel 2008 dall’Italia per diventare patrimonio dell’Umanità, che comprende le piu’ rilevanti testimonianze longobarde distribuite lungo tutta la penisola: il complesso di Castelseprio- Torba (VA), di cui fa parte il Monastero di proprietà del FAI, Cividale del Friuli (UD), Brescia, Campello sul Clitunno (PG), Spoleto (PG), Benevento e Monte Sant’Angelo (FG).

I visitatori potranno avvalersi anche quest’anno di guide d’eccezione: saranno, infatti, oltre 10.000 gli -Apprendisti Ciceroni-, giovani studenti che illustreranno aspetti storico-artistici dei beni. La loro presenza e’ stata resa possibile grazie ad Alleanza Assicurazioni.

Per informazioni: http://www.fondoambiente.it

Ufficio Stampa: Novella Mirri
tel. 06 32.65.25.96
fax 06 36.00.10.03
ufficiostampa@novellamirri.it

Sabato 28 e domenica 29 marzo 2009
Informazioni ed elenco completo delle aperture al numero di telefono 0321-443553 24 ore su 24.

Transit 1

transit-1Transit 1 e’ la prima tranche dell’omonimo progetto e si disloca in due spazi e due tempi diversi: la prima tappa nella Project Room del Museo Madre giovedi’ 26 marzo, la seconda al Cairo con la riapertura della stessa mostra, negli spazi della Townhouse Gallery, il prossimo 24 maggio.

La mostra nasce dall’incontro tra un giovane artista napoletano Domenico Antonio Mancini e i due artisti egiziani Sherif El-Azma e Nermine El Ansari, i quali hanno trascorso un breve periodo di residenza a Napoli cosi’ come Mancini ha potuto realizzare al Cairo la medesima esperienza. Le opere realizzate, tutte rigorosamente site-specific, traggono spunto da considerazioni su realtà socio-culturali geograficamente circoscritte che si universalizzano attivando una serie di cortocircuiti sulla storia, sul presente e il passato con la sua pesante eredità.

I lavori, unificati concettualmente dall’utilizzo meta-temporale del simbolo, inteso come segno analogico e intersoggettivo che comunica per via emozionale un messaggio comprensibile alla collettività, indagano il potere della rappresentazione attraverso i media e la sottile linea tra reale e virtuale, soggettivo e oggettivo, presente e passato.

L’aquila, emblema del potere e del comando attraversa tutta la storia – dall’impero romano a Saladino, dagli imperi asburgico e zarista ai regimi totalitari – e’ adesso ribaltata di segno nell’installazione di Mancini, il cui intervento si vaporizza nella mostra di Alighiero&Boetti al terzo piano del museo, proponendo un excursus metaforico che trae spunto dall’attitudine peregrina di Boetti e collega la sua ricerca sull’alterità al frame teorico della Project Room. Mancini attiva un’amara riflessione sul neocolonialismo, strisciante eredità eurocentrica frutto di una dominazione meno palese di quella militare ma egualmente subdola.

La polisemia evocativa del simbolo atta a superare i confini culturali, storici, sociali e linguistici torna anche nella ricerca di El-Azma | El Ansari che giustappone allo stadio San Paolo di Napoli il suo antecedente ideale: l’anfiteatro romano di Pompei. Due strutture emblematiche ridotte a simulacro in un lavoro che riflette sul senso degli eventi e sulla loro mitizzazione, sulla dislocazione temporale e la proiezione universale di un desiderio di appartenenza ad una collettività, ieri come oggi.

Domenico Antonio Mancini e’ nato nel 1980 a Napoli dove vive e lavora. Ha partecipato a numerose mostre, tra cui: Same Democracy (neon>campobase, Bologna); Sistema Binario (Stazione di Mergellina, Napoli / Stazione ferroviaria, Belgrado); CLASSROOM#1 (Museo Madre, Napoli); Dai Tempo al Tempo (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarene), 2008.

Sherif El-Azma (1975) e Nermine El Ansari (1975) vivono e lavorano al Cairo. Hanno lavorato insieme al progetto -The psychogeography of loose associations-, performato tra gli altri al KVS Brussels, Bethanien Berlin, HAU Berlin, CIC Cairo, Alexandria library, The modern art museum in Kiel Germany, Ashkal Alwan Beirut. Loro opere sono state esposte in numerosi spazi tra cui Espace Karim Francis e la Townhouse Gallery Cairo; Witte de Witte Rotterdam; Zico House Beirut; Camden Arts Centre Londra.

Il progetto TRANSITS inaugura la stagione espositiva della Project Room del Museo MADRE, affidata per il 2009/20010 a due giovani curatori napoletani: Adriana Rispoli/Eugenio Viola.
Già anticipata con il progetto di Mariangela Levita Empathy attualmente in corso, la programmazione dello spazio del museo napoletano, nata all’insegna di una vocazione pluridisciplinare e trasversale, punterà per l’anno in corso alla creazione di network, al fine di dare la possibilità ai giovani artisti operanti sul territorio di potersi confrontare con un contesto piu’ ampio.
La programmazione e’ costituita da tre specifici momenti distinti, Transits, Spots e Tangenze e seguirà una serie di linee guida basate sull’attraversamento, la de-territorializzazione, il dislocamento.

TRANSITS e’ il progetto principale che dà il titolo all’intera programmazione, riflette sulla posizione geopolitica e sul sostrato antropologico di Napoli, sul ruolo centrale che da sempre la città occupa in quello che una volta era definito il Mare Internum. Il network che Transits si prefigge riattiva simbolicamente le antiche rotte mediterranee, parte dal passato dei luoghi per riflettere sul loro presente e sui delicati equilibri sociali e ambientali, sulla storia con la sua eredità di conflitti e lacerazioni; indaga le complessità e le stratificazioni di quelle che con una espressione presa in prestito da Georg Simmel potremmo definire le -città palinsesto-. -Nel nord il sud e nel sud il nord-.

Una indicazione lapidaria con la quale Nietzsche ben evidenzia quello che i grandi viaggiatori, da Goethe a Benjamin, hanno riconosciuto come il carattere peculiare di Napoli, ultima città europea e prima città mediterranea. La città sul limite, che vive al limite. Napoli come città-frontiera, dal carattere simbolico di città-soglia. Una caratteristica che riassume la sua storia antica e allo stesso tempo riflette la sua vocazione meridiana di porto aperto sulla koine’ mediterranea. Il Cairo, Istanbul, Tel Aviv, Beirut e Atene le città scelte questo primo anno da gemellare con Napoli. Città diverse tra loro ma accomunate dall’essere tutte città soglia, luoghi di transito abituati ad integrare nelle proprie viscere, fisiche e culturali, costantemente nuovi conflitti, contraddizioni e dinamiche.

Transits mira a connettere giovani artisti napoletani con giovani artisti provenienti da queste città del bacino mediorientale, tutte -eccentriche-, nel senso etimologico del termine, alle grandi capitali del sistema dell’arte. Avvalendosi della collaborazione di curatori e istituzioni individuati in queste città, il progetto propone una serie di bi-personali (1 artista napoletano – 1 artista straniero) presentate in due tempi: il primo con progetti site-specific nella Project Room del Museo, e il secondo spostando la mostra nell’istituzione della città di provenienza dell’artista straniero invitato. SPOTS si inserisce nella cornice principale di Transits. Il progetto consta di una serie di appuntamenti espositivi dedicati alla giovane creatività napoletana emergente e non ancora inserita nel sistema dell’arte. Un modo di accendere per periodi piu’ brevi i riflettori su uno scenario spesso ancora sommerso, per favorire una maggiore osmosi tra il museo e il territorio, in ossequio alla mission della Project Room che si trasforma in un laboratorio sperimentale di idee, proposte, progetti, analogamente a quanto accade nelle realtà europee col sistema delle kunsthalle.

TANGENZE nasce all’insegna dello sconfinamento tra le arti. Il mese di giugno e’ interamente dedicato ad un programma di performance e proiezioni di materiali d’archivio, realizzato in collaborazione col Napoli Teatro Festival. Nel variegato panorama della performance si e’ scelto di indagare alcune esperienze legate al progressivo riaffermarsi delle tematiche corporali nei territori dell’arte a partire dalla metà degli anni novanta; poetiche indagate nella loro accezione piu’ estrema, connesse al fenomeno del cosiddetto -neoprimitivismo-. Un altro filone diverso ma complementare analizza la performance nella sua accezione piu’ trasversale, caratterizzata da una serie di tangenze e sconfinamenti tra arti visive, musica e teatro. Esperienze che vedono il corpo, il Leib husserliano, nella duplice veste di protagonista e deuteragonista, come attore e come opera, attitudine che da sempre mette in relazione le poetiche corporali con le frange piu’ avanguardiste delle sperimentazioni teatrali.

Preview per la stampa giovedi 26 marzo alle 12
Inaugurazione alle 19

Il Cielo delle Stelle Fisse

il-cieloLa Blindarte contemporanea e’ lieta di annunciare la prima personale italiana di Adam Cvijanovic. L’artista newyorkese si presenta in Italia con una mostra senza tempo, in cui i due grandi “portable murals”ed i dipinti, realizzati appositamente per la galleria napoletana, fanno dialogare tra loro due culture lontane per epoche e tradizioni, ma che sembrano avere un destino comune. Sulla scia di una lunga tradizione che confronta la recente esperienza americana con quella dell’antica Roma, l’artista allestisce abilmente una mostra dove le due storie sembrano fondersi in un’unica lunga esperienza ciclica in cui la Roma repubblicana ed imperiale sembra il presupposto necessario per la successiva chance americana.

The twelve Caesars ( i dodici Cesari) sono i dodici dipinti su pannelli dei ritratti in marmo di altrettanti Presidenti degli Stati Uniti d’America, da Roosevelt a Bush II, che l’artista ha realizzato guardando alle antiche sculture romane e traendo spunto dai volumi Le vite dei dodici Cesari di Svetonio scritti nel 120 d.c.. Le sculture nei dipinti appaiono parzialmente rovinate, rotte, crepate, come in genere si presentano oggi i marmi di quell’epoca, mostrando cosi’ come la grandezza dell’America della storia recente abbia fatto i conti con una realtà ben piu’ complessa, ed il sentimento di riscatto rispetto all’esperienza piu’ antica si sia poi attenuato nella consapevolezza di un destino comune, trasformando anche le icone della sua potenza in reperti archeologici corrosi dal tempo.

A questi ritratti fanno eco i dipinti su mylar dove e’ ritratta un’immaginaria grande base spaziale, sorta da qualche parte nei deserti della California, e realizzata per inseguire il grande e ambizioso sogno (non soltanto) americano di dominio interstellare, che negli anni “50 e “60 dello scorso secolo sembrava prossimo a realizzarsi. Ma quando l’obiettivo inizia ad essere ben piu’ complesso delle aspettative e l’iniziale entusiasmo si trasforma in disillusione e sfiducia nei confronti del progetto, l’imponente e futuribile stazione aerospaziale viene dismessa, cadendo in uno stato di abbandono. Il grande affresco su carta Tyvek, tecnica che caratterizza il lavoro dell’artista e che consiste nel dipingere con pittura Flashe e latex direttamente a parete su un supporto che permette di trasportare il wall painting una volta realizzato, rappresenta invece un soggetto tipico dell’artista, la città fluttuante, dove l’assenza di gravità in un centro urbano di una tipica cittadina della west coast americana fa ondeggiare nell’aria oggetti domestici o di uso quotidiano. Ispirati agli affreschi rinascimentali, questi dipinti riescono a catturare i sogni e le inquietudini della vita quotidiana dei sobborghi americani in una scena fantascientifica di estasi consumistica.

All’intenso movimento di questo lavoro si oppone invece Il Cielo delle Stelle Fisse, l’opera che da il titolo alla mostra e che prende spunto dall’ottavo Canto del Paradiso di Dante, dove l’artista, dipingendo sempre su Tyvek, realizza un altro vasto affresco che mostra un diverso punto di vista. Osservando dal lontano della galassia, quella che tanto desideravamo raggiungere con le nostre navi spaziali alla ricerca di un futuro extraterrestre, la realtà cambia, e se negli altri dipinti le storie si sovrappongono, i destini della società si alternano, e le sorti si ripetono ciclicamente, dall’esterno questi cambiamenti non si percepiscono piu’, il tempo perde rilevanza, non segna piu’ gli eventi, e la realtà appare sempre uguale a se stessa, fissa ed immutabile.

Inaugurazione 24 marzo ore 19

Blindarte Contemporanea
via Caio Duilio, 4d – Napoli
lunedi’ – venerdi’ ore 10-13 e 16-19
Ingresso libero

Un Mito nella citta’ 1974-2002

villegleOpere sonore di Bernard Heidsieck Couper n’est pas jouer – Biopsie n. 10 -1968
Tagliare non significa giocare: biopsia n. 10
Proiezione Lunedi’ 23 marzo 2009 ore 21

Attraverso l’utilizzo quasi esclusivo del manifesto lacerato, Jacques Villegle’, nato a Quimper, in Bretagna, nel 1926, e’ stato in grado di portare avanti, già dalla fine degli anni ’40, un’opera abbondante e di una straordinaria ricchezza formale, dall’esplosione tipografica e delle grandi composizioni astratte colorate dei primi tempi fino ai recenti accostamenti ritmici scaturiti dai manifesti dei concerti. Annunciando la propria posizione di bighellone, Jacques Villegle’ non interviene che niente o poco sui manifesti che preleva nelle strade per incollarli su tela.
Il suo lavoro consiste piuttosto nel lasciare emergere dal caos urbano le bellezze nascoste negli spessori della carta strappata da mani anonime che hanno talvolta anche scritto sui manifesti o li hanno macchiati.
L’opera di Villegle’ costituisce un sismografo formidabile delle nostre -realtà collettive- cosi’ come vengono diffuse dallo spazio urbano la cui storia ci viene restituita attraverso quella, singolare, dei suoi muri. Essa rivela a quale punto il nostro sguardo e’ condizionato da questo ambiente visivo quotidiano, e come esso rimette in funzione la nostra memoria in maniera critica, ma anche ludica*.

Una volta ricevuta la commessa da parte della società di produzione Axe Film per la collana -la cinepresa stilografica-, Jacques Villegle’ inizio’ nel 1974 a girare il film che poi intitolo’ Un mythe dans la ville [Un mito nella città] ricordandosi di aver sentito, nel 1970, su France-Culture, Paul Le’autaud e Roger Caillois affermare che la città aveva perso il proprio mito, che il Mito nella città sussisteva soltanto nei racconti, specie nel romanzo poliziesco, e di avere allora considerato che questi uomini non erano piu’ in grado di guardare intorno a se’, che non avevano in mente che dei ricordi di gioventu’.
Si tratta di un film -collage- in cui si mescolano le vedute di Parigi, in particolare i cantieri del forum delle Halles e del Centre Pompidou, un -libro impubblicabile- Premie’res approches sur la ville [Primi approcci sulla città] creato appositamente da Denise A. Aubertin, le diverse animazioni specie a partire dai segni dell’alfabeto socio-politico, una sequenza di auto-lacerazioni di manifesti, una serie di opere lacerate in cui si aggira L’Hourloupe – il piccolo personaggio con la faccia di -Bosse de nage di Jean Dubuffet- – gli amici che fanno l’apologia dell’attacchino di manifesti, -il piu’ grande dei poeti moderni-, con citazioni di autori che vanno da Apollinaire a Cendrars.

Nel 1975 Bernard Heidsieck autorizzo’ Villegle’ a utilizzare la sua opera sonora Couper n’est pas jouer: biopsie n. 10 [Tagliare non significa giocare: biopsia n. 10] del 1968, per costituire, nella sua integralità, il supporto sonoro del film. Il montaggio, i cui elementi si dovettero abbandonare in uno stato omai quasi definitivo in seguito al fallimento della società d produzione, non fu terminato che nel 2002, grazie a Jean-Michel Bouhours del Servizio Cinema del Museo Nazionale d’Arte moderna Georges Pompidou.
Jacques Villegle’ sarà sempre grato a Bernard Heidsieck di avere atteso con pazienza, per ben ventotto anni, per assistere al compimento dell’opera, senza avere mai ne’ consegnato la colonna sonora a un altro artista, ne’ avere mai manifestato segni d’impazienza.
Si impone la necessità di ricordare quanto e’ scontato: Napoli se ne intende non poco di danni provocati dalla propaganda o dalla pubblicità, e la sua immagine puo’ pertanto paragonarsi a quella di un bel manifesto lacerato.

Lunedi’ 23 marzo ore 21 proiezione

Kaplan’s Project n 3 Palazzo Spinelli
via Dei Tribunali, 362 Napoli
Dal 24 marzo al 15 giugno 2009 per appuntamento

LA SCENA DELLE DONNE

donneOltre 100 donne, dai 9 ai 73 anni, hanno preso parte al progetto La scena delle donne nato dall’esperienza del laboratorio teatrale “Donne con la folla nel cuore” tenutosi al Teatro Trianon nel 2007, ideato da Marina Rippa e sostenuto nell’idea e nellla cura da Fernanda Tuccillo, Dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo “Ristori – Durante” di Napoli in collaborazione con la Regione Campania, Assessorato alle Politiche Sociali e Pari Opportunità, che esplora l’universo femminile attraverso le arti sceniche, il racconto e l’autobiografia. Nasce a Forcella, per Forcella, ma non solo, immaginando il quartiere come scenografia naturale, ma anche come contenitore ed elaboratore di storie di donne, piccole e grandi. Dati i risultati raggiunti nella precedente esperienza, si è ritenuto  importante radicare ancora di più, e nel tempo, la permanenza del lavoro con e per le donne.
L’I.C. “Ristori-Durante” che agisce in una delle zone più difficili e contraddittorie della città partenopea, accoglie bambini e ragazzi del centro storico (quartiere Mercato-Pendino), con una popolazione a forte rischio sociale, ed ha più volte visto i propri alunni testimoni di gravi tragedie, come la morte dei giovani Claudio Tagliatatela e Annalisa Durante, assassinati dalla delinquenza locale che tragicamente continua a imperversare. Il quartiere, per la sua conformazione urbanistica è del tutto privo di spazi ricreativi all’aperto e dotato di scarse ed inadeguate strutture sportive e aggregative. Da questa difficile condizione sociale è nata l’idea di creare un progetto stanziale con l’intento di dare un’alternativa, un possibile spiraglio di vita diversa, attraverso le arti della scena e coinvolgendo un gruppo di professioniste del teatro.
In questo momento politico e storico si è sentita ancora più impellente la necessità di dare visibilità ad un progetto che attraverso l’arte opera sulla qualità della vita, anche come segnale forte che non è con la repressione che si combatte la violenza e la prevaricazione, ma con la consapevolezza.
La scena delle donne è uno spazio di esplorazione dei linguaggi teatrali e di elaborazione di progetti che hanno una forte continuità nonché un legame strettissimo col quartiere attraverso le persone che più di tutte ne conoscono fatti e misfatti: le donne.
Il lavoro è stato orientato sulle attività pedagogiche e di formazione e concentrato sul “territorio”, e si concluderà con un evento-apertura al pubblico dal titolo LA SCENA DELLE DONNE: APERTURE, dal 26 al 28 marzo 2009 presso il Succorpo del Complesso dell’Annunziata. Peculiarità del percorso laboratoriale è stata la plasticità del farsi durante il suo svolgimento, accogliendo e rielaborando le diverse proposte delle donne che si sono avvicinate alle attività, utilizzando mestieri e arti proprie di ciascuna e trasferendole sulla scena. Tutti i laboratori si sono svolti nella scuola “Ristori-Durante” a Forcella.

Il progetto si compone di due segmenti:
Trame adulte dedicato alle maggiorenni
Trame bambine con 20 ragazzine dalla quinta elementare alla terza media dell’IC comprensivo “Ristori-Durante” di Napoli e le loro mamme

TRAME ADULTE
quattro laboratori teatrali sulle arti della scena per 60 donne dai 18 anni in su
corpo, scrittura, scene e oggetti, costumi
per esprimersi attraverso il teatro, costruire oggetti, costumi, movimenti e racconti, stare insieme
a cura di: Marina Rippa (corpo e scena), Alessandra Cutolo (scrittura per la scena), Daniela Salernitano (costumi), Rosellina Leone (scenografia e uso dei materiali) con la collaborazione di Linda Dalisi, Antonella Monetti, Nunzia Schiano, Monica Costigliola.
Documentazione del lavoro: Irene De Caprio foto e Alessandra Carchedi video.

Questo segmento si è svolto con l’attivazione di quattro laboratori legati alle arti della scena, autonomi nella conduzione ma accomunati da uno stesso tema. I laboratori, aperti a 15 donne ciascuno, si sono occupati di: corpo e scena – scenografia e uso dei materiali (teatro delle ombre) – realizzazione di costumi – vissuto e scena.
Ogni settore è stato condotto da due professioniste (una responsabile e un’assistente). I laboratori sono stati pensati come una formazione esperienziale. Per l’elaborazione del materiale narrativo si è partiti dalle emozioni e dai vissuti delle partecipanti. La metodologia adottata si è basata essenzialmente sullo studio e l’affinamento delle proprie capacità espressive verbali e non, nonché sulla libertà di espressione nella ricerca di testi, oggetti, sensazioni, emozioni, immagini e quanto altro necessario allo sviluppo della tematica scelta. La tecnica teatrale adottata è stata quella della composizione collettiva, attraverso la quale il testo, la scena, i costumi e tutto l’evento finale vengono elaborati con il materiale portato e/o prodotto dalle partecipanti. Sono state sviluppate pratiche teatrali differenti che hanno alimentato scambi di storie, memorie, sogni e che sono poi diventate la base delle creazioni. C’é stata, per facilitare la presenza di donne con figli, un’attività di baby sitting per i bambini, svolta contemporaneamente ai singoli laboratori.
La partecipazione è stata assolutamente gratuita, al termine dell’esperienza alle donne verrà corrisposto un gettone di presenza.

TRAME BAMBINE
racconti, storie, interviste sui vissuti, i desideri, le delusioni, le speranze di 20 ragazzine
dalla quinta elementare alla terza media e delle loro mamme
coordinamento Daniela Politi, Luisa Cavaliere e con la collaborazione di Linda Dalisi, Tonia Garante, Chiara Licenziati, Laura Massa.
Si sono raccolte storie, interviste sui vissuti, i desideri, le delusioni e le speranze delle bambine del secondo ciclo elementare, della sezione media e delle loro genitrici. Attraverso interviste registrate e la scrittura autobiografica, le partecipanti sono state accompagnate nell’universo della scrittura di sé come cura. Inoltre, si sono raccolte immagini, oggetti, musiche e quanto altro sia servito a raccontare meglio la propria storia. Attraverso questo percorso si è ritenuto di poter intervenire empiricamente sulla consapevolezza di sé e degli altri, contribuendo a favorire la pratica della cittadinanza attiva.

Una pubblicazione che raccoglierà tutto il materiale elaborato è prevista per il prossimo giugno 2009.

NOTIZIE UTILI:

Conferenza Stampa: 25 marzo ore 11.30 Succorpo Basilica SS Annunziata, Via Annunziata 45 – Napoli
Ufficio Stampa: Carmen Vicinanza tel. 081.0787815 fax 1786041473 mail: k.vicinanza@libero.it
Apertura al pubblico: 26-28 marzo 2009 ore 19 Succorpo Complesso dell’Annunziata, Via Annunziata 45 – Napoli
Info: Tonia Garante 340.4099120 toniagarante@yahoo.it
posti limitati – prenotazione obbligatoria

Francesca Leone

leone-francescaInaugura, venerdi’ 20 marzo alle ore 18.00 nelle sale delle Terrazze di Castel dell’Ovo a Napoli, con il patrocinio del Comune di Napoli, la personale di Francesca Leone “Primo Piano” a cura di Gianpaolo Brun e con testi a catalogo di Claudio Strinati e Lorenzo Canova.

La personale, già presentata nel dicembre del 2008 a Palazzo Venezia a Roma, avrà, successivamente alla città di Napoli, la sua sede espositiva nel Museum of Modern Art di Mosca per ritornare, in autunno a Roma alla Galleria Valentina Moncada.

L’esposizione di venti opere pittoriche di grandi e varie dimensioni, arricchita anche da alcune tele esposte a Palermo nel Loggiato di San Bartolomeo, ci presenta, nel nucleo principale, un numero di personaggi estremamente famosi e importanti che hanno segnato la storia del XX secolo, ma nel contempo ci dimostra la grande bravura artistica di Francesca Leone che e’ nella scelta dei personaggi che vengono “ripresi” ma non ritratti.

Francesca, pur usando un tratto agevole e fresco, apparentemente informale e casuale, ha la grande capacità di penetrare i caratteri psicologici, introspettivi e fondamentalmente veri, di Martin Luther King, del Mahatma Gandhi, di A. San Suu K. e del padre Sergio Leone. Proprio questa sua forza, che e’ apparentemente nella velocità espressiva e nell’apparente casualità del gesto, la avvicina al DNA di Sergio che, alla sciatteria delle immagini di una parte del cinema contemporaneo, preferiva giungere o entrare nella psicologia dei personaggi con lunghissime inquadrature, lenti movimenti di macchina, meticolosa quasi maniacale ricerca dei particolari. Nei primi piani di Francesca, che appaiono celati da un tratto espressionista, e’ il segno del tempo vissuto interiormente ad essere fermato nei volti scelti; con la macchia, la colatura della pittura, la nostra artista coglie quegli elementi interiori che identificano l’anima dei protagonisti delle sue opere e ci rende partecipi di questa attenta analisi non usando una ritrattistica superata e non rendendo un’immagine confusa.

Il suo messaggio ha una potenza e un’intensità non leggibili semplicemente nei coleggianti e significativi caratteri somatici, ma nella forza spirituale, vissuta e indelebile, che del personaggio emerge da quei tratti.
Claudio Strinati, curatore della mostra a Palazzo Venezia, dice di lei “L’autrice ha portato ad un livello di maturazione la sua prima esperienza vicina, almeno per un certo periodo, alle tensioni iperrealistiche della fine del secolo scorso. Ha tratto giovamento da questi insegnamenti ma non ha mai inteso aderire ad una dottrina preconcetta. Al contrario ha immesso in questo tipo di idea una dimensione fortemente emotiva e appassionata che l’ ha tenuta molto lontana dalle elucubrazioni speculative che hanno sovente accompagnato tante forme di ritorno alla figurazione.”

Castel dell’Ovo
via Caracciolo, Borgo Marinari
Ingresso gratuito
lunedi’ – sabato ore 9,00 – 18,00
domenica e festivi ore 10,00 – 14,00

Silicon D

silicon-d1Silicon D e’ la mostra che il Plart, Centro di Ricerca museale, dedica all’artista e designer Alessandro Ciffo e alle sue opere in silicone, presentate per la prima volta a Napoli. La mostra propone una grande installazione a parete, Patterns, appositamente creata da Alessandro Ciffo per lo spazio di via Martucci e una serie di lavori – Marmimolli, Scaccomatto – ormai diventati già -storici- nella sua produzione. Da Silicon Valley (la Valle del Silicio californiana) a Silicon D (la Valle di Silicone di Alessandro Ciffo) il gioco e’ fatto.

Alessandro Ciffo (Biella, 1968) e’ un artista e designer, autodidatta e auto-prodotto, che puo’ essere considerato tra i discendenti del -Radical Design-, la corrente di design alternativo degli anni Sessanta. I suoi esordi lo vedono partecipare all’esperienza del gruppo Cracking Art e alla creazione dei Crecking Gadget. Nel 1997 scopre il silicone, un materiale che lui stesso definisce «malefico puzzolente appiccicoso viscido costoso e perfetto per essere trasformato in una cosa bella» e l’anno successivo crea la prima collezione di oggetti con il marchio XXI SILICO.

Per il Plart Alessandro Ciffo ha realizzato – Patterns – una installazione site-specific a parete lunga 18 metri e formata da 250 quadrati di 30×23 cm in silicone. «E’ una sorta di gigantesco quadro sintetico dalle mille sfumature – scrive in catalogo la curatrice Cecilia Cecchini – un mosaico contemporaneo le cui tessere formano un affresco astratto che dialoga con lo spazio bianco. Un’opera di grande impatto visivo che Ciffo – con il fare sbrigativo di chi non vuole impelagarsi in dispute da pittore-scultore – chiama prosaicamente -le gomme-».

Il Silicone, una gomma sintetica dalla natura docile e flessibile, inoltre, prende forma al Plart e riveste completamente con colori fosforescenti, come una seconda pelle, cubi, parallelepipedi, anfore, tavoli, poltrone e vasi, che spesso simulano le variopinte texture del marmo. Tutti pezzi creati da Alessandro Ciffo, e presentati per la prima volta a Napoli, che rivestono il ruolo di sculture d’uso quotidiano, con una doppia anima. Oggetti border line che stanno in quello spazio indefinito di ne’ arte ne’ design. E infatti i suoi lavori, frutto di capacità tecnica e sperimentazione creativa, risultano difficilmente classificabili, essendo un mix tra artigianato, design e arte.

Ha ragione Giampiero Mughini quando, descrivendo un enorme parallelepipedo di Ciffo, scrive: «E’ il silicone fatto dio. E’ il silicone che afferma prepotentemente il suo orgoglio di essere silicone, che non gliene frega niente di non essere marmo, ceramica (…)».

Inaugurazione: venerdi’ 20 marzo ore 18,30

Plart
via G. Martucci, 48 – Napoli
Orario: da martedi’ a venerdi’ 10/13 – 16/19; sabato 10/13 chiuso domenica e lunedi’
Ingresso mostra e museo: 5 euro

L’arte contemporanea per la riscoperta del cielo

riscoperta-del-cieloIn occasione dell’Anno Internazionale dell’Astronomia la Galleria Monteoliveto promuove un importante evento con focus sull’arte contemporanea “in rete” con altri paesi per la riscoperta del cielo e del nostro ruolo nell’Universo.

La Galleria Monteoliveto di Napoli offre alle celebrazioni per l’Anno Internazionale dell’Astronomia la Mostra Collettiva -L’Arte Contemporanea per la Riscoperta del Cielo- che sarà inaugurata il 20 marzo 2009 alle 11.44, esattamente in occasione dell’Equinozio di Primavera, momento in cui l’orbita del Sole incrocia il piano dell’equatore terrestre, la lunghezza del giorno e della notte si eguagliano e, dappertutto, il Sole sorge precisamente a Est e tramonta precisamente ad Ovest. Questa data che segna l’effettivo inizio dell’Anno Astronomico e’ per moltissime popolazioni il -Capodanno-.

L’evento-che rientra nelle manifestazioni individuate e patrocinate dall’International Year of Astronomy – e’ stato inserito sul sito ufficiale tra le manifestazioni nazionali.

La Mostra darà spazio a 13 Artisti e alle loro creazioni dedicate all’Universo e ospiterà, a sottolineare la continuità con l’Esposizione Internazionale di Parigi, nella cornice della Galleria Monteoliveto, Massimiliano Lattanzi, i cui lavori scaturiscono da una contemplazione incantata dei corpi siderali e dei fenomeni celesti, dove lo sguardo scientifico si mette al servizio dello spirito poetico che presenterà il quadrittico centrale dell’istallazione -Yin-Yang Celeste- e un video presentati per l’inaugurazione all’UNESCO.

Al quadrittico faranno da cornice le opere degli artisti Stefania Ancarani, Aurora Aspide, Cherny, Gianpaolo Cono, Stefano Di Maulo, Paolo Granato, Massimo Maisto, Ilaria Parente, Lisa Perini, Vanessa Pignalosa, Ve’ronique Pignatta, Gabriella Russo che hanno dedicato le loro opere, microsculture, dipinti a olio e in acrilico, tecnica mista, digital art, ceramiche -lunatiche-, fotografia e installazioni all’evento.

Inaugurazione 20 marzo 2009 alle 11.40
L’evento sarà un non stop per l’intera giornata

Galleria Monteoliveto
Piazza Monteoliveto 11 – Napoli
ingresso libero

Jelena Vasiljev

jelena-vasiljevHic sunt lupi

In mostra ci saranno 24 lupi in gesso che correranno per tutta la galleria, una decina di disegni, un’installazione che comprende una griglia e vasca di ferro, e una proiezione video-performance.

I lupi continuano ad affollare il lavoro di Jelena Vasiljev. Animali ad alto potenziale metaforico, immagini diselvatica agressività
ma anche vittime melanconiche della loro stessa violenza, sono per molti versi lo specchio degli aspetti piu’ inquietanti e tragici della condizione attuale dell’umanità

Nata a Zrenjanin, Serbia, nel 1976
Vive e lavora a Milano dal 1999

-Essendo cosi’ i lupi/ i piu’ difficili da cacciare/ come saranno gli uomini-
installazione, work in progress, misure variabili

La ricerca che si intitola -Essendo cosi’ i lupi/i piu’ difficili– prende avvio nel 2002, diventando un work in progress che si presenta in diverse forme installative. Questo lavoro trae ispirazione dalla poesia Pugnale, scritta da uno dei maggiori poeti serbi viventi, Matija Be?kovi?.
La poesia parla del modo crudele in cui i lupi venivano cacciati all’estremo nord, mettendo in diretta relazione il lupo all’essere umano, e la caccia con la guerra.
Questa tragica riflessione poetica viene esplicitata dal lavoro, e ne diventa genesi e fulcro.
La ricerca tratta il tema della condizione della violenza nell’ambito delle società umane cosiddette -civili-. Lavorando sul tema della forza, vista come atto violento, ho cercato di esprimere il rifiuto dell’individuo a vivere in queste condizioni esistenziali, e la sua volontà a non arrendersi ad esse, in un continuo tentativo di ricostruire la normalità.
Trattando il tema del lupo, l’animale piu’ feroce, a dire dell’uomo, affronto la questione dell’uomo stesso. Scarni lupi modellati in gesso sono rappresentati nella loro disperata animalità, sono muti, e creano un branco, con il quale ho cercato di esprimere, in metafora, la condizione umana.
Trattando poi lo stesso oggetto con diversi media (scultura, disegno, video, fotografia), ho cercato di creare un circuito dei significati all’interno di ogni installazione, mettendo al centro della mia ricerca l’intera società, e l’indifferenza che, nonostante tutto, ne caratterizza i processi.
Non mi interessava affrontare in modo diretto ed esplicito le tragiche vicende che hanno travolto il mio paese (e non solo), ne’ mi interessa la dimensione descrittiva e documentaria, in senso letterale. Ho cercato di cogliere ed esprimere una dialettica primaria e primordiale tra vita e morte alle radici dell’esistenza individuale e collettiva.
Una condizione della violenza estrema sempre presente nell’ambito dell’organizzazione -civile-, e una irrimediabile indifferenza della società.
Procedendo nella mia ricerca, l’impostazione dell’installazione ha iniziato a cambiare: si percepisce in modo piu’ intenso e progressivo lo stridore e la difficoltà dello stare insieme dei lupi (vengono infatti ad ammassarsi e legarsi tra di loro) pur essendo concepiti per condividere una superficie piana. L’accento viene posto fortemente sulla condizione di costrizione, e sull’annullamento totale dell’individuo, che diventa elemento indistinto della massa, da un punto di vista sociale e politico.
Ora la ricerca comprende piu’ di 400 sculture, centinaia di disegni e fotografie, diverse video proiezioni, e il progetto e’ destinato a crescere in una ossessiva implosione scultorea e tematica.

I lupi continuano ad affollare il lavoro di Jelena Vasiljev. Animali ad alto potenziale metaforico, immagini di selvatica aggressività ma anche vittime melanconiche della loro stessa violenza, sono per molti versi lo specchio degli aspetti piu’ inquietanti e tragici della condizione attuale dell’umanità.
Ci sono qui, nella mostra, ancora alcune bianche sculture in gesso contro un muro con dei disegni e in particolare all’esterno un grande gruppo in bronzo formato da tre bestie che intrecciano disperatamente i loro corpi, ma tutto e’ incentrato su una installazione piuttosto complessa e impressionante dove sono messi in scena i materiali e i risultati di una performance, il cui video e’ proiettato sullo sfondo.
Questa performance, che apparentemente e’ una normale operazione di cucina all’aperto (realizzata in un luogo periferico e abbastanza desolato) in effetti ha caratteristiche molto speciali. Vediamo nel video l’artista, vestita con la sua tuta da lavoro, davanti a un enorme pentolone, fatto di lastre di ferro ritagliate e saldate, posato su una sorta di griglia costituita da sbarre di ferro, con sotto un fuoco di legna acceso. Nella pentola dove stanno bollendo delle patate e delle verdure vengono messe a cuocere anche degli strani organismi costruiti con dei rami di legno di differenti alberi (alloro, melo, ciliegio, tiglio) tagliati e legati fra loro con corde e fili di ferro. Si tratta di sculture con articolazioni mobili, volutamente grezze, in cui si possono riconoscere le fattezze dei lupi. Le sculture ricoperte di carne vera, come se fossero degli involtini, una volta cucinate, vengono servite alle persone che stanno intorno, che mangiando la carne le riportano allo stato iniziale. Tutta l’azione si sviluppa come un rituale carico di enigmatiche significazioni simboliche, in un’atmosfera molto suggestiva. L’artista svolge il suo compito con grande precisione e determinazione.
L’installazione in galleria presenta, posato sulla griglia, il pentolone pieno d’acqua con alcuni animali che galleggiano. Accanto c’e’ un’altra griglia metallica su cui sono posate e appese le rimanenti sculture. Queste hanno un aspetto ambiguo : potrebbero essere interpretate come gli “scheletri” dei lupi, ma essendo di taglia piu’ piccola del naturale, l’aspetto organico lascia il posto a quello piu’ specificamente plastico. E allora appare chiaro che ci troviamo davanti solo a degli “scheletri” di sculture, e cioe’ a delle “armature” (come si dice in termini tecnici) che potrebbero essere ricoperte di gesso o argilla e modellate. Da questo punto di vista, la fruizione delle opere da parte del pubblico in mostra, a differenza di quello che si vede nel video, diventa puramente estetica. Tutto il processo “alimentare” documentato nelle immagini viene rivissuto solo mentalmente da chi guarda. Il rituale carico di energia esistenziale appare cosi’ raffreddato, in qualche modo concettualizzato, e lo scarto tra arte e vita che sembrava annullato prende di nuovo il soppravvento determinando una tensione particolarmente affascinante.
Anche se il senso di questa azione era inizialmente, per Jelena Vasiljev, quella di mettere in scena l’idea di “far mangiare e digerire l’idea bollente” incarnata dai lupi cucinati, e’ forse meglio non precisarne troppo il significato, lasciando aperta la possibilità ad ogni tipo di interpretazione. E’ meglio, in altri termini, considerare questo lavoro come uno stimolo estremamente intenso per la nostra immaginazione.

Inaugurazione giovedi’ 19 marzo ore 18.30

Franco Riccardo Arti Visive
via Chiatamone, 63 Napoli
dalle 15.30 alle 20.00