Archive | febbraio, 2009

Di materia in materia

franzeseDal 15 Febbraio al 15 marzo 2009 avrà luogo presso le prestigiose sale del Museo Gracco in via Diomede n. 8 a Pompei la personale di pittura Di materia in materia di Luigi Franzese a cura di Antonella Nigro.

L’inaugurazione e’ fissata per domenica 15 febbraio 2009 alle ore 19,00. La mostra sarà visitabile tutti i giorni, tranne il lunedi’, dalle 10.00 alle 13.00. L’evento presenterà trenta opere, scelte all’interno dell’ultima produzione dell’artista, che propone come punto di riferimento la Natura e con essa la Materia. E’ attraverso gli elementi della natura e piu’ propriamente della materia ancestrale, che Franzese costruisce e utilizza forma, linea e colore. Il Vesuvio, accompagnato dalla ginestra, diviene protagonista assoluto e poeticamente contraddittorio delle tele figurative di Franzese.

A disputa le sue seducenti inconciliabilità: il Vesuvio e’ la Natura, potente e imperscrutabile signore che uccide e padre amoroso che veglia, temuto e amato, morte e vita; il Vesuvio e’ Materia, e’ pietra originaria, primitiva, misteriosa, ma anche giovane fiamma nuda, lava brillante. La pittura di Franzese e’ dunque un lungo viaggio all’interno dell’anima del Vesuvio, dei suoi dedali oscuri, delle sue simbologie, senza perdere di vista il cielo che, con esso e’ inscindibile, quando i lapilli se ne impossessano gareggiando con le stelle. Il Vesuvio e’, dunque, una sintesi articolata, una metafora composita delle concezioni dell’artista: e’ Natura, e’ Materia mutevole ed eterna e la tela lo ospita in molteplici interpretazioni.

Il rapporto diretto con questi dettami e’ il gesto: l’artista, ponendo sulla tela un piccolo reperto vulcanico circondato di colore, colloca il cuore, cosi’ egli oltrepassa il confine e s’impossessa del tutto, infondendo l’essenza e il significato ultimo al dipinto. Anche il colore delle raffigurazioni di Luigi Franzese, deriva dalle rarità delle pietre preziose della natura: e’ polvere di rubino che travalica nei purpurei gentili del corallo, gocce di elegante zaffiro e delicato acquamarina uniti alle profondità del lapislazzuli, aerei respiri trascesi nell’ametista, sabbie di topazio confuse al turbinio dell’oro ambrato, schegge di giada digradanti nello smeraldo, albe nascenti d’agata, fondi onice striati d’anime diamantine e fluttuanti. Il dipinto come opale specchiante dell’universo naturale, lirico riflesso dei preziosi cromatismi dell’infinito.

Inaugurazione domenica 15 febbraio 2009 alle ore 19

Museo Gracco
Via Diomede, 8 Pompei – NA
Orario di visita: 10-13 dal martedi’ alla domenica. Lunedi’ chiuso
ingresso libero

Albert Oehlen

oehlenPer la prima volta in un museo italiano, verrà inaugurata al Museo di Capodimonte, la mostra di Albert Oehlen.

L’artista presenta un insieme di nuovi lavori che registrano l’ultimo risultato della sua ricerca seguendo la sua costante interrogazione del metodo e del significato stesso della pittura .

-Albert Oehlen ha sviluppato un intervento sul linguaggio dell’arte per portarlo fuori dal suo bisogno semantico. Egli ha sempre inteso costruire con il disegno, il colore, la forma bidimensionale o plastica uno spazio di osservazione e di ascolto senza rimandi, con un’eco interna capace di definire l’autonomia della creazione intesa come gesto combinatorio e paradossalmente tautologico.- (A. Bonito Oliva)

La voglia di -emozioni-, intese come -effetti- dell’arte sulle nostre anime e, nello stesso tempo, la voglia di recuperare la Pop Art, portano Oehlen a sperimentarsi con elementi quali il colore, la chiarezza e vivacità. Negli ultimi lavori, infatti, l’artista tedesco posiziona poster pubblicitari sulle tele e su entrambi agisce con pittura ad olio. Il risultato e’ un quadro astratto che ha un’innata irritabilità causata dalle pubblicità -intruse-. Affascinato proprio da quest’ultime sempre piu’ -sofisticate-, Oehlen le introduce nei suoi lavori per mostrare insieme piu’ motivi senza dover introdurre un contesto specifico, una dichiarazione di contenuto. Il concetto, invece alla base e’ proprio quello della bellezza, di una ricerca diversa di approccio e metodo, proprio come per l’Astrattismo, dove gli elementi del dipinto non sono connessi tra loro ma divengono pura forma. Ognuno di essi puo’ avere un significato e suscitare -effetti- o emozioni diverse ma separate dal contesto nel quale e’ racchiuso.

-Il risultato e’ una mappa che manifesta una geografia di aperti percorsi, senza centro e periferia, con un movimento per lo sguardo senza punti di sosta, ma portato e stimolato piuttosto verso slittamenti progressivi e riconvertibili. Se la bellezza e’ una moneta della natura che bisogna far circolare, come diceva Rilke, e se l’arte e’ produzione di bellezza, allora Oehlen rafforza tale possibilità mediante la produzione di immagini che adottano il supporto del manifesto, emblema mercificato per eccellenza, per fondare un corto circuito con il proprio sistema di segni, attraverso il quale evidenziare, addensare, condensare e cancellare.- (A. Bonito Oliva)

Albert Oehlen, nato a Krefeld nel 1954, vive e lavora tra la Spagna e la Svizzera. Le esibizioni in musei includono: Whitechapel Art Gallery, London (2006); Arnolfini, Bristol (2006); Kunsthaus Graz (2006); MOCA Miami (2005); Secession, Vienna (2004); Muse’e Cantonal de Lausanne (2004); Muse’e d’Art Moderne et Contemporain, Strasbourg (2002); Kestner-Gesellschaft, Hanover (2001); Kunsthalle Basel (1997) and IVAM Valencia (1996).

Organizzazione Galleria Alfonso Artiaco http://www.alfonsoartiaco.com

Inaugurazione 14 febbraio 2009 ore 11,30

Museo di Capodimonte
via di Miano, 2 – Napoli
Orario: ore 14 – 19,30, chiuso mercoledi’; domenica 8,30 – 19,30
Ingresso, mostra e museo: – 7,50

Sinfonie Mediterranee

sinfonieCollettiva

Sabato 14 febbraio 2009 “Sinfonie Mediterranee- una mostra di arte contemporanea rivolta agli artisti di arti visive dedicata all’arte, la musica, i colori e la luce del Sud, un me’lange esplosivo, i luoghi e le culture dei popoli sulle rive del Mediterraneo che intende esaltare l’espressività dei contenuti e proporre un mosaico di sensibilità diversi. GalleriaMonteoliveto – dopo l’apertura della galleria di Nizza, un altro -spazio mediterraneo- dedicato all’arte contemporanea – ha ripreso il suo percorso e il discorso sulla contaminazione e sul difficile processo di integrazione tra etnie e culture, che e’ anche la scoperta di reciprocità nel confronto tra percorsi artistici.

Stefania Ancarani, Aurora Aspide, Cherny, Luca Ferrara, Francesco Giraldi, Paolo Liggeri, Ilaria Parente, Lisa Perini, Vanessa Pignalosa, Gabriella Russo, Attilio Michele Varricchio, gli artisti che in questa occasione dedicheranno le loro opere ai Paesi del Mediterraneo sottolineandone le contaminazioni. Microsculture-gioiello, pittura astratta, tecnica mista, fotografia e digital art, con un omaggio al centenario del Futurismo in occasione del vernissage.

L’iniziativa per la quale e’ stato realizzato un catalogo di tipo editoriale ha raccolto l’adesione di un ampio gruppo di esponenti del mondo della cultura, dell’arte, del giornalismo e degli operatori del settore. Un forte incoraggiamento e’ pervenuto all’evento da parte del Console Onorario di Albania avv. Claudio Panarella, presidente dell’I.C.R.I (Istituto Cultura e Relazioni Internazionali),e dal prof. arch. Italo Pignatelli con sincera promessa di collaborazione con l’Istituto.
Inaugurazione ore 17.30

Galleria Monteoliveto
Piazza Monteoliveto, 11 – Napoli
Ingresso libero

In prestito dall’infinito

mamborLa suggestiva cornice di Castel Sant’Elmo ospita la grande antologica Renato Mambor. In prestito dall’infinito a cura di Achille Bonito Oliva, dal 14 febbraio al 31 marzo 2009.
In mostra settanta opere dagli anni Cinquanta a oggi tra cui diversi inediti molti dei quali creati per questa occasione.

Nucleo tematico dell’esposizione e’ la relazione fra lo straordinario Diario degli Amici del 1967 e l’inedito Diario del 2007 a cui e’ dedicata una sala. Il primo si compone di venti tavole che Mambor aveva fatto realizzare dagli amici artisti, tra cui Mattiacci, Boetti, Pascali, Lombardo, Tacchi, Ceroli, Mauri, Icaro, Marotta, con il fine di rappresentare gli elementi costitutivi del linguaggio della pittura: la forma, il colore, la materia, il movimento, il tempo. La serie rappresenta uno spaccato rilevante della cultura figurativa della fine degli anni Sessanta e propone una catalogazione delle modalità espressive degli artisti coinvolti nel progetto.
I pannelli del Diario del 2007 offrono una significativa sintesi della ricerca artistica degli ultimi anni e si concentrano sulla figura umana, rappresentata attraverso il ricalco, la sagoma o la mascherina, che riproducono il profilo dell’artista e che entrano in relazione per accostamento con tutti gli altri elementi pittorici.

Fin dai suoi esordi, alla fine degli anni Cinquanta, Renato Mambor usa una forma espressiva -asoggettiva- e impersonale che mira, secondo le parole dell’artista, a -togliere l’io dal quadro-, e supera cosi’ il soggettivismo esasperato dell’Informale, ideando moduli ripetuti ma variati attraverso tecniche, tematiche e oggetti diversi. Questo filo conduttore percorre l’intero itinerario della mostra che presenta opere legate fra loro da una ricerca costante che ha fatto dei modi della percezione il suo oggetto, rintracciando la variabile di rottura all’interno di ritmi costanti.
La mostra
Il percorso espositivo crea una risonanza tra lo spazio del Castello e le opere in mostra. La sala d’ingresso, esagonale, e’ scandita dagli Osservatori bianchi (legno dipinto, 1996), sagome uguali appoggiate ognuna in un angolo come a formare un cerchio che accoglie il visitatore al centro. Il largo corridoio successivo si apre in quattro ampie nicchie in cui sono collocate quattro sculture in legno dal titolo Portatori (legno dipinto, 2008): profili somiglianti all’autore accostati a recipienti in legno contenenti mattoni, scarpe, specchi e farina.

Una sala presenta Ombra immutabile, una sequenza di oggetti scultorei composti da una sagoma bianca e una sagoma nera accostata ma inclinata, come fosse la sua ombra.
In mostra si ammira inoltre la grande installazione Separe’ (legno dipinto e materiali diversi, 2006-2007) composta da ventiquattro sculture-oggetto disposte a coppie: dodici elementi sono pannelli al centro dei quali la figura umana e’ ritagliata e vuota, mentre gli altri dodici, tutti diversi, presentano materiali, volumi, colori e tecniche differenti. L’opera si compie nell’occhio dello spettatore, nelle relazioni che lo sguardo intesse tra le diverse parti.

Tra le opere esposte si evidenzia Sprint (tecnica mista, 2008): alcune biciclette destrutturate sono bloccate da tavole di legno e poste l’una accanto all’altra; un’unica bicicletta e’ spostata piu’ avanti e rompe la simmetria indicando una transizione di fase, un movimento, un’azione.
Achille Bonito Oliva a proposito dell’artista afferma: -in definitiva Mambor allarga la nozione di museo fuori dal suo luogo fisico e la dilata confermandone l’esistenza in ogni momento in cui l’uomo acquista il potenziamento della conoscenza-.

Inaugurazione venerdi’ 13 febbraio 2009 h. 18

Castel Sant’Elmo
largo San Martino, 1 – Napoli
9 -18. Chiuso martedi’.
Ingresso – 3,00

Il futuro non e’ piu’ quello di una volta

raparelliLa Galleria Umberto Di Marino Arte Contemporanea e’ lieta di presentare, giovedi’ 12 febbraio 2009, la prima personale napoletana di Marco Raparelli dal titolo Il futuro non e’ piu’ quello di una volta. Nei micromondi descritti dall’artista si mescolano continuamente la banalità del quotidiano e allo stesso tempo la sua dimensione surreale, a partire dal titolo stesso della mostra. Il futuro non e’ piu’ quello di una volta, una frase notata sui muri di diverse città italiane, e’ una sorta di ossimoro, che apre le porte della narrazione quale strumento concettuale attraverso i temi del fantastico tinto di ironia e di realismo.

Il percorso espositivo inizia, nella prima stanza, con un’imponente installazione di disegni a parete in cui Raparelli, con un tratto netto ma sfuggente, ci fa entrare in un racconto a piu’ personaggi, dove l’azzeramento del percorso narrativo trova nell’assurdo e nella poetica degli opposti gli strumenti capaci di far spostare la percezione dal soggetto al medium. L’inserimento di brevi animazioni video e piccole sculture sottolinea la scelta dell’artista sempre rivolta verso la contaminazione, come per The economy of the leisure class (Purple press), in cui il libro, strumento convenzionale per l’espressione narrativa, rielabora gli stili di vita di classi sociali differenti, contrapponendoli tra loro senza un preciso percorso.

Proseguendo nella seconda stanza, l’installazione God Must Be Crazy, come la scultura Rappresentazione del Materiale Onirico, e’ indirizzata dall’artista verso il confronto tra le opere-racconto e lo spazio espositivo, entrambi funzionali a mettere in scena una sorta di dialogo immaginario. Tuttavia, nell’ultimo ambiente, tali premesse si risolvono nel lavoro con cui ironizza sul concetto di opera site-specific tanto abusato nel mondo dell’arte contemporanea, svalutandone il suo valore formale.

Infine, la video animazione Abandoned dog, ancora una volta cerca una dissonanza percettiva attraverso l’accostamento tra disegno e musica, in una concatenazione di avvenimenti surreali di un racconto i cui elementi strutturali si annullano a vicenda. Grazie alla musica di Cosme Mc Moon, pianista del soprano Florence Foster Jenkins (ricca ereditiera americana di scarso talento canoro, ma di grande successo) l’artista rimanda al dualismo assurdo fra due personaggi storici a favore di una dinamica narrativa surreale, accettando il margine dell’errore come presupposto fondante dell’essere umano.
Inaugurazione 12 febbraio 2009

Galleria Umberto Di Marino Arte Contemporanea
via Alabardieri, 1 – Napoli
orario: da lunedi’ a sabato ore 15 – 20
ingresso libero

Interior Design for Bastards

fontaineLa parentela stretta e ambigua tra arte e decorazione e’ il nodo attorno a cui si sviluppa la mostra di Claire Fontane Interior Design for Bastards. Il paradigma del design di interni diventa qui un concetto metafisico da considerare attraverso il prisma del New Age : l’interiorità e’ anche quella dell’anima ed il corpo e’ la sua superficie leggibile ed il primo contenitore dell’io. Studiando con grande ironia i presupposti rudimentali del feng shui, Claire Fontane propone une rilettura simbolica dello spazio di esposizione, che e’ per gli artisti ed i galleristi prima di tutto una spazio di lavoro. Il feng shui indica numerose strategie per mantenere gli abitanti e gli utenti di un luogo in buona salute e per aumentare i flussi monetari che vi transitano. Nei tempi in cui i presupposti dell’economia liberale sembrano totalmente discutibili, Interior Design for Bastards fa delle domande indiscrete sulla necessità oggettiva del denaro e sul modo in cui abitiamo lo spazio ed il corpo soprattutto quando lavoriamo.

La serie Masks presenta dei dipinti realizzati da pittori di insegne messicani di volti coperti da maschere di bellezza. Questi oggetti fanno apparire mostruosa ed irriconoscibile la persona nel momento in cui la porta con la promessa di migliorarne l’aspetto in un secondo tempo. Le maschere sono tradizionalmente utilizzate nei rituali per permettere a chi le porta di abbandonare la propria soggettività. Attraverso questi studi Claire Fontaine analizza le fasi incerte di transizione che sono caratteristiche di tutte le pratiche cosmetiche. Le due sculture Untitled citano la pesca come metafora economica. Una ricrea un dispositivo realmente esistente per la colletta dell’elemosina attraverso una canna da pesca, l’altra usa una versione del passe-partout leurre associata ad un retino artigianale. Il passe-partout leurre e’ costituito da un insieme di chiavi per fabbri fatte a mano, strumenti potenziali per scassinare serrature, associate delle esche provviste di ami, che le rendono al tempo stesso visivamente attraenti ed inutilizzabili.

L’installazione This neon sign was made e’ composta da tre neon che ripetono la stessa frase – “this neon sign was made by (.) for the remuneration of (.) euros” (questa insegna al neon e’ stata fatta da (.) per la remunerazione di (..) euros) – ed esplora la problematica della differenza e della ripetizione : le uniche differenze nei tre neon sono il nome dell’autore e l’ammontare del suo compenso. Riferendosi alla tradizione della tautologia che pervade l’arte concettuale e le sue affermazioni (per esempio Five words in blue neon di Joseph Kosuth) Claire Fontaine si focalizza sulla tautologia specifica prodotta dall’equivalente generale astratto che regola le transazioni lavorative e sullo statuto dell’opera d’arte che pur essendo un artefatto beneficia di una posizione eccentrica rispetto al valore d’uso ed al valore di scambio. Un video installato su uno schermo piatto orizzontale mostra la distruzione di un I Phone, status symbol e strumento di un certo uso e consumo dell’immagine e del suono. Attraverso la demolizione materiale e fisica di un oggetto che smaterializza i corpi Claire Fontaine riflette sulle potenzialità liberatrici di un nuovo luddismo e di un iconoclasmo critico.
Claire Fontaine, gennaio 2009

Inaugurazione 12.02.2009

T293
via Tribunali, 29 – Napoli
martedi’ – sabato, 12.00 – 19.00
ingresso libero

Napoli senza titolo

pan1Diverse e forti le recenti sollecitazioni a ripensare l’immagine di Napoli. Con il progetto di screening NAPOLI SENZA TITOLO, il Centro di Documentazione del PAN| Palazzo delle Arti Napoli approfondisce il rapporto tra la città e il suo spazio pubblico, mettendo l’accento sulle trasformazioni a cui quest’ultimo e’ stato sottoposto nel tempo, in seguito alle sollecitazioni impresse dalle diverse correnti culturali affermatesi a Napoli, artefici dei forti mutamenti sociali ed economici che ne hanno ridefinito nel tempo confini, simboli, identità. Si tratta di cambiamenti che si materializzano in particolare nello spazio pubblico: e’ qui, infatti, che si stratificano significati, valori sociali e culturali, diretta conseguenza dei mutamenti urbani.

Un’intensa attività di screening realizzata nel 2008 ha reso possibile il recupero e l’esposizione di
alcuni rari documenti, tratti da collezioni private ed archivi d’arte della città. La realizzazione di progetti pluridisciplinari di documentazione, interessando diversi soggetti, consente uno sviluppo degli archivi proprio mediante lo studio, l’acquisizione e / o la produzione di raccolte tematiche, testimonianze del transito materiale e poetico d’autori ed artisti, pagine intense di cronaca e di critica culturale, immagini, sequenze e testi contemporanei, anche inediti, che, recuperati, si acquisiscono agli archivi digitali del PAN.
Attraverso l’utilizzo dei linguaggi piu’ svariati, quanto ormai consueti al PAN Screening, NAPOLI SENZA TITOLO snoda il suo percorso attraverso l’esposizione di diversi modi di intendere tale spazio, affidandosi a testimonianze e documenti da cui attinge osservazioni d’autore: alcune capaci di percepire e comunicare, altre, già in grado di arrivare a connotare nuovi modi di intenderlo.

Appartengono al primo gruppo la selezione di immagini di Fabio Donato, che affida il racconto delle trasformazioni e dei paesaggi napoletani agli scatti di Aniello Barone, Antonio BiasIucci, Salvino Campos, Stefano Cardone, Luciano D’Alessandro, Libero de Cunzo, Fabio Donato, Luciano Ferrara, Gianni Fiorito, Guido Giannini, Carlo Hermann, Mimmo Jodice, Oreste Lanzetta, Mario Laporta, Raffaela Mariniello, Pino Miraglia, Oreste Pipolo, Sergio Riccio, Luciano Romano, Mario Spada e Alain Volut. Al loro obiettivo, il compito di raccontare una Napoli “non ufficiale”, suggerendo modi creativi e poetici di intendere lo spazio attraverso una raccolta di scatti sorprendentemente inedita nel suo insieme, tale da rendere questa selezione nucleo fondante di un progetto di collezione di raccolte tematiche, curate dal Centro di Documentazione.

Si inseriscono senza incertezza nel secondo gruppo, i materiali documentativi – video, interviste, proiezioni – individuati da Federica Palestino tra le piu’ recenti esperienze di partecipazione attiva, riconducibili al bisogno di -spazio pubblico’. Per la sezione -L’immagine pubblica di Napoli fra culture della città e spazi di vita’ parlano dunque le attività della Fondazione Napolinovantanove e delle associazioni: Archintorno, Arcimovie Ponticelli, Centro territoriale Mammut, Chi rom e-chi no, Gridas, protagonisti di quei mutamenti urbani impressi alle strade, alle piazze, ai parchi, che hanno contribuito in maniera decisiva alla connotazione della loro identità, proprio laddove il pubblico appariva un concetto ancora approssimativo.

Fotografi, architetti, educatori, filmakers, artisti- cittadini della stessa città- muovendo verso un percorso geografico emozionale che -include gli esseri che la abitano e le forme del loro passaggio attraverso gli spazi, inclusi gli spazi della vita- (G.Bruno).
Esperienze -a metà-, che vedono Napoli città pioniera, con attività come quella della Mensa dei bambini proletari nel centro storico, quelle di architettura partecipata di artisti come Riccardo Dalisi al Rione Traiano ( anni ’70 ) e Felice Pignataro a Scampia, in grado di stimolare bisogni realizzati o insoddisfatti degli abitanti di una città, concretizzandone cultura e socialità.
Nello stesso solco si collocano anche il film documentario “Gli Esclusi” che, alla fine degli anni -60 registra l’esperienza dello psichiatra Sergio Piro e la testimonianza fotografica di Luciano D’Alessandro, ma anche la “Settimana nel Castello”, l’iniziativa dell’architetto Aldo Capasso destinata a mobilitare risorse artistiche ed intellettuali della città, anticipando quell’apertura di Castel S. Elmo di cui quest’anno ricorre il trentennale, concorrendo, attraverso il contributo e il punto di vista dei partecipanti, alla creazione di spazi pubblici di qualità.

Informazioni: adelaide.auriemma@palazzoartinapoli.com

Inaugurazione giovedi’ 12 febbraio ore 19

PAN | Palazzo delle Arti Napoli
Palazzo Roccella, Via dei Mille, 60 Napoli
Orari feriali: 9.30 – 19.30 | festivi: 9.30 – 14
chiuso il martedi

Spazi Cromatici

de-noiaMercoledi’ 11 febbraio 2009 alle ore 11.00, presso le Sale delle Terrazze di Castel dell’Ovo a Napoli, si inaugura la personale di Giovanni De Noia dal titolo -Spazi Cromatici-. La mostra, a cura di Manuela De Noia e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, e’ composta da fotografie e dipinti realizzati dall’artista beneventano dagli anni Settanta ad oggi. Nella ricerca estetica di De Noia, pittura e fotografia si incrociano di continuo, ma l’artista non fonde mai completamente i due linguaggi espressivi, lasciandoli interagire autonomamente su piani paralleli significanti.

In mostra le fotografie degli anni Settanta, dalle investigazioni concettuali del mezzo, con la serie di -fotostereocromie- ottenute da un procedimento tecnico ideato dall’artista consistente nella riproduzione di oggetti a colori su una fotografia precedentemente scattata in bianco e nero, metodo attraverso il quale viene enfatizzata la tridimensionalità dell’oggetto tanto da esser percepito dall’osservatore in rilievo, alle opere appartenenti al filone del realismo fotografico con le quali De Noia propone una raffinata lettura antropologica degli usi e degli aspetti sociali e culturali presenti sul territorio sannita.

Negli anni Ottanta, il naturale approdo alla pittura astratta rientra nell’ambito di quella ricerca mentale sul cromatismo e sulla comunicazione estetica condotta dall’artista con la fotografia, ma con la pittura l’attenzione si sposta sulla struttura del linguaggio e dell’opera d’arte. Nelle ricerche astratto-informali di De Noia, l’immagine e’ contraddistinta da forme semplici, primitive, selvagge, non riconducibili a oggetti ed entità del mondo fenomenico o psichico, ma che trasmettono una forte carica emozionale.
Nella produzione piu’ recente, le superfici delle sue tele astratte si complicano con la presenza di un segno aggressivo enfatizzato da nuove gamme cromatiche. In questi lavori, rimane inalterata la libertà espressiva e la dimensione esistenziale di De Noia, nella tesa immediatezza del segno che spesso lascia riaffiorare, per un’interna spinta emozionale, tracce della memoria e del vissuto personale dell’artista esplodendo in immagini che conservano una ricercata autenticità primordiale.

De Noia ha sempre accompagnato l’attività artistica alla riflessione teorica pubblicando, oltre a numerosi articoli, -La voce del Figurale. Linguaggio e metalinguaggio delle arti visive- e -Scovare & Scavare. Le Iconologie di Donatello nelle Iconografie di Benevento- (2001).

Castel dell’Ovo Sale delle Terrazze
via Caracciolo, Borgo Marinari – Napoli
Orario: feriali ore 9,00 – 17,00 domenica e festivi ore 10,00 – 14,00
Ingresso libero

The third one

omarzadVideoinstallazione

Con il contributo della Provincia di Napoli – Assessorato alla Pace
Questa iniziativa e’ contro il sistema della Camorra
Un ringraziamento particolare per aver fatto da ponte con Kabul ad Alberto Landolfi

La Galleria Overfoto inaugura a febbraio The third one, videoinstallazione dell’artista afgano Rahraw Omarzad, nato nel 1964 a Kabul, dove vive e lavora, anche come curatore ed insegnante.

Nel video che dà il titolo alla mostra, lo stile asciutto ed essenziale -cosi’ come quello degli altri lavori che saranno in parte proiettati ed in parti mostrati su monitor-, concentra lo sguardo sulla figura della donna, ed esprime una poetica di rivendicazione del ruolo creativo per eccellenza, a lei assegnato dalla natura stessa, e dunque del diritto all’esercizio di tale funzione e alla libertà di espressione.

L’attenzione di questo artista per la tematica femminile, nel complesso contesto culturale e politico afgano, e’ frutto di un coraggioso impegno quotidiano sul campo. Egli e’ infatti direttore, sin dalla sua nascita nel 2004, del CCAA (Center for Contemporary Art Afghanistan), Istituzione indipendente per l’insegnamento e la diffusione dell’arte contemporanea, che vanta, tra le iniziative piu’ degne di nota, la creazione del Centro artistico femminile, impegnato nella rimozione dei numerosi ostacoli che hanno finora impedito alle donne afgane di apprendere le materie di tipo artistico e di potersi esprimere liberamente attraverso di esse. Attualmente frequentano quotidianamente il centro – dove seguono corsi di pittura, fotografia e techiche video – 60 donne residenti a Kabul.

Rahraw Omarzad insegna inoltre presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università di Kabul ed e’ redattore capo della rivista d’arte Gahnama-e-Hunar.

Inaugurazione sabato 7 febbraio 2009 ore 19.00-22.00

Galleria Overfoto
vico S. Pietro a Majella 6, 80138 Napoli
la galleria e’ aperta dal martedi’ al venerdi’ dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.30, il sabato dalle 11.00 alle 14.00

In – Forma geometrica

forma-geometricaCon questo titolo molto particolare di In-forma geometrica si e’ voluto dar corpo ad una rassegna espositiva che abbia l´ambizione di porsi come un riferimento di sicuro indirizzo per una creatività artistica che – all´avvio ormai maturo del nuovo millennio – attesti l´ineludibilità di un progetto compositivo alla radice stessa d´una produzione artistica che non intenda abbandonarsi alla mera deriva dei sentimenti, ma che voglia tentare di fornire una spiegazione dell´oggettività delle cose e delle strutture profonde del reale.

Cio’ che, inoltre, intende conseguire questa rassegna e’ il risultato d´un additamento etico all´interno della grande famiglia stilistica dell´astrazione geometrica, dimostrando che, al di là delle segmentazioni specifiche, esiste un denominatore comune che accorpa le scansioni particolari nel segno unificante della ricerca d´una razionalità espressiva.

In tal modo, l´astrazione geometrica diventa effettivamente la grande casa comune di tutte quelle opzioni creative che si volgono ad un´analisi del reale estrapolandone le ragioni formali ed emotive additando, peraltro, costantemente il peso del loro impatto sulla psicologia individuale e sui nessi storici che da tutto cio’ si diramano.

E´ una rassegna articolata e complessa, quindi, questa che si inaugura il 5 febbraio, alle ore 17,30 nelle sale del Castello Angioino di Napoli, promette d´avviare un importante dibattito non solo all´interno della critica d´arte, ma anche tra gli artisti stessi, dal momento che essa ha scelto di proporre – anche grazie al contributo fornito dai molti operatori provenienti da tutte le parti del mondo – il suggerimento d´un´istanza di rinnovamento sulla cui articolazione occorre animare la discussione partendo, comunque, dall´irrinunciata coscienza della centralità geometrica nel cuore stesso del processo delle dinamiche dell´astrazione.

La mostra viene accompagnata da un volume, con 250 tavole a colori delle opere, testi teorici, e storiografici dei gruppi e movimenti che hanno operato nel campo dell´Astrazione Geometrica a partire dal XIX ad oggi.
Gutenberg edizioni, Penta, (SA).

La mostra comprende 50 artisti provenienti da Venezuela, Argentina, Brasile, Equatore, Colombia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Gran Bretagna, Egitto, Italia.
La mostra e’ stata organizzata da: Saverio Cecere, Renato Milo, Antonio Perrottelli, Rosario Pinto
Umberto Chieffo, Enzo Angiuoni: ARTEUROPA , Atripalda ( AV), Italia, Luis Miguel Molina, Caracas, Venezuela;
Roland de Jong Orlando: IDAC (International Dimension Art Concrete), Burgerbrug – Paesi Bassi
Hernan Jara – Nicole Guyhart: Art Construit International, Parigi, Francia
Andre Landi: Gutenberg Edizioni, Penta ( SA), Italia
Anna Canali – Arte Struktura, Lonato sul Garda, Brescia, Italia.

Inaugurazione 5 febbraio, alle ore 17,30

Maschio Angioino
piazza Municipio, Napoli

AlegriaWorldArte

alegria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal 7/02 al 17/02 si svolgerà a Napoli presso la Galleria LineaDarte sita in via S.Domenico Soriano 24 la Mostra d´ArteContemporanea Alegri’aWorldArt, curatori dell´evento sono Paolo Vitale e Paula França. L’evento vuole essere un incontro tra diverse discipline e diverse culture,un interscambio di -alegria!- dove i colori e le emozioni sono pronte a parlare e dialogare in un confronto di artisti provenienti da ogni parte del mondo. -Alegri’a- come momento di riflessione in positivo usando il linguaggio universale delle emozioni che si estrinsecano attraverso le forme,le tecniche ed i colori dell´arte. Grazie ad i numerosi artisti che hanno accolto il messaggio, -Alegri’a- ha preso corpo nel segno dell´arte che unisce e non divide, ma e’ crescita nell´incontro tra diversità.

Organizzatori e partecipanti, uniti nell´intento di portare -Alegri’a- il piu’ lontano possibile, realizzando un´evento che vada molto oltre i confini di una collettiva chiusa in se stessa. Ci saranno artistiche accompagnano la loro opera di persona, creando cosi’ un vero momento di dialogo e confronto costruttivo fra arte, artisti e persone.

Fabio Agace Lya Alves Beatrice Basile Lorenzo Basile Ana Maria Cardoso Marco Ciarciaglino Clairet Domenico Corrado Rosy D’Ascola Antonella Da Lio Jacopo Da San Martino Andrea Finocchiaro Paula Franca Pasquale Gatta Guida Gerosa Traudi Hoffmann Luminita Irimia Marina Locastro Monica Lume Loris Manasia Marco Matta Patricia Montegrande Adrianne Moro Fabiola Murri Marcos Oliva Salvatore Orza Bruno Pagliarulo Adilson Pinto Edri Rama Corrado Roccaro Newton Santana Paolo Santo Henry Scherkerkewitz Nicoletta Sciannameo Patty Silva Mariangela Tirnetta Lili Vilela Paolo Vitale Carlo Volpicella Zoro

Inaugurazione alle ore 18.30

LineaDarte
via S.Domenico Soriano, 34 – Napoli

Serate futuriste

futuriste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

–Tornando al Manifesto del Faro (il 20 febbraio 1909), cosi’ nasce quello che dovrà essere poi il mondiale sconvolgimento nell’arte e nella vita: il Futurismo; al quale tutti dovranno e dal quale tutti prenderanno. -Infatti, il Futurismo, sprigionandosi unicamente con scintilla letteraria, scoppio’ e divampo’ fulmineo con sbandieramenti di striscioni multicolori a lungo metraggio, in tutto l’Universo, (uno in via dei Mille, a Napoli mi magnetizzo’), coinvolgendo tutte le arti: poesia pittura musica scultura cinema architettura. Quindi automaticamente straripo’ nella vita e nella politica-.
Francesco Cangiullo, Prefazione Le Serate Futuriste
Casa Editrice Ceschina, Milano 1961

Tra il 1890 ed il 1930 una pletora di gruppi, scuole e movimenti propagano le loro dottrine artistiche attraverso performances, giornali, pamphlets e manifesti per stabilire chiare distinzioni tra le precedenti formule artistiche di produzione e la radicale rivoluzione culturale dell’Avanguardia. Un gran numero di nuove scoperte ed invenzioni tecnologiche segna profondamente la quotidianità e cambia la percezione dell’universo fisico. Gli artisti sperimentano nuove modalità di espressione per rappresentare l’instabile e indeterminato stato dell’esistenza ed offrire una prospettiva differente dell’individuo e della società. Il trionfo della -sensazione dinamica- contro la -fissità del momento- porta gli artisti a testare le loro idee attraverso la performance e il cinema, per raggiungere il pubblico e cosi’ ri-assettare la loro nozione di arte e cultura.

Nell’ambito delle celebrazioni del Centenario del Manifesto Futurista, SERATE FUTURISTE CINEMA & MUSICA condensa opere filmiche futuriste o riconducibili al futurismo a confronto tra Italia, Francia, Germania, Russia e USA, selezionate da Mario Franco, nonche’ registrazioni audio d’epoca e letture poetiche di autori contemporanei.

-Occorre liberare il cinema come mezzo di espressione per farne lo strumento ideale di una nuova arte immensamente piu’ vasta e piu’ agile di tutte quelle esistenti. Siamo convinti che solo per mezzo di esso si potrà raggiungere quella poliespressività verso la quale tendono tutte le piu’ moderne ricerche artistiche. -Nel film futurista entreranno come mezzi di espressione gli elementi piu’ svariati: dal brano di vita reale alla chiazza di colore, dalla linea alle parole in libertà, dalla musica cromatica e plastica alla musica di oggetti-, estratto dal Manifesto del Cinema 1916 che verrà letto da Tommaso Ottonieri la prima Serata (5 febbraio ore 19.00 – Museo Nitsch) per introdurre la visione dei films di Jean Mitry, Vittorio Armentano e James Sibley Watson & Melville Webber.

PROGRAMMA

Giovedi’ 5 febbraio ore 19.00

Manifesto del cinema futurista – 11 settembre 1916
Lettura di Tommaso Ottonieri
Pacific 231 1949, Francia, b/n, musica di Arthur Honneger, 11 min.
Jean Mitry
Futurismo 1992, Italia, b/n e colore, sonoro, prod. Istituto Luce, 55 min.
Vittorio Armentano
The Fall of the House of Usher 1928, USA, b/n, 12 min.
James Sibley Watson e Melville Webber

Giovedi’ 12 febbraio ore 20.00

Aelita, regina di Marte 1924, Russia, b/n, 112 min.
Yakov Protazanov

Giovedi’ 19 febbraio ore 20.00

Dnevnik Glumova 1923, Russia, b/n, 7 min.
Sergei M. Eizenstein
Le Ballet Me’canique 1924, Francia, b/n, 16 min.
Fernand Le’ger
Rebus-film 1925, Germania, b/n, 15 min.
Paul Leni e Guido Seeber
Vormittagsspuk 1928, Germania, b/n, 10 min.
Hans Richter
Manahatta 1921, USA, b/n, 10 min.
Paul Strand e Charles Sheeler
Manifesto futurista video, 1 min.
Lettura di Carmelo Bene
Parole in libertà registrazione del 1913, 3 min.
Spiralando sul golfo di Napoli registrazione radio del 1936, 1 min. 30 sec.
Filippo Tommaso Marinetti
Intonarumori video, 3 min.
Luigi Russolo

Sabato 21 febbraio ore 18.00

Lello Voce
presenta
L’esercizio della lingua
Poesie 1991-2008
Edizioni Le Lettere
con la partecipazione di
A67
Gabriele Frasca
Canio Loguercio
Roberto Paci Dalo’
Raiz

Giovedi’ 26 febbraio ore 20.00

Entusiasmo (Sinfonia del Donbass) 1931, Russia, b/n, sonoro, 70 min.
Dziga Vertov

Giovedi’ 5 marzo ore 19.00
Piedigrottesco
di Giovanni Fontana
su Piedigrotta 1913 del parolibero Francesco Cangiullo futurista napoletano
musica di Luca Salvadori
Giovanni Fontana voce, trombette, fischi, sirene e percussioni
Luca Salvadori pianoforte preparato e percussioni
Giovanni Fontana e Luca Salvadori sound design

Celovek s Kinoapparatom (L’uomo con la macchina da presa) 1929, Russia, b/n, 70 min.
Dziga Vertov
Weekend 1930, Germania, 11 min. 30 sec.
Walter Ruttmann

Domenica 8 marzo ore 18.00

AVANGUARDIE AL FEMMINILE
Olympia I.Teil Fest der Völker (Parte Prima: Il Festival del Popolo) 1938, Germania, b/n, sonoro, 110 min.
Leni Riefenstahl
Visual variations on Noguchi 1945, USA, b/n, 4 min.
Marie Menken

Giovedi’ 12 marzo ore 20.00
Les Myste’res du Château de De’ 1929, Francia, b/n, 25 min.
Man Ray
Traite’ de bave et d’e'ternite’ 1951, Francia, 130 min.
Jean Isidore Isou

Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch
Vico Lungo Pontecorvo 29D – 80135 Napoli