gennaio 9th, 2009
Maria Vittoria Perrelli e’ la seconda sei artisti chiamati a concepire l’anfratto retrostante le gradinate come una sorta di teatro in miniatura. Ad intenderlo in funzione metateatrale, ricercando il dialogo con le attività normalmente ospitate nella struttura, ovvero con gli spettacoli e con il loro relativo pubblico. L’heideggeriano compito di -manifestare la verità dell’essere-, entrando in frizione con gli apparati rappresentativi del teatro, rende esplicita la valenza filtrante che contraddistingue quest’ultimo e, con esso, tanti altri settori della società, organizzati secondo schemi profondamente affini al paradigma teatrale.
Il Teatro Instabile, cosi’ denominato dal suo fondatore ed attuale direttore Michele Del Grosso «per andare contro i conformismi culturali», costituisce una sorta di ponte generazionale tra un non ancora storicizzato passato recente della scena partenopea e l’attualità rappresentata da alcuni giovani tra registi e attori. Il tutto in una zona topografica densissima, che accede ai sotterranei della città da un punto strategico, all’incrocio tra la pianta greco-romana e l’antico quartiere alessandrino.
Maria Vittoria Perrelli sembra definibile a ragione un’artista uditiva almeno quanto un’artista visiva. Spesso e volentieri infatti i suoi interventi, pur contestualizzandosi nell’ambito delle arti visive, sollecitano assai piu’ l’ascolto che lo sguardo. È il caso della presente mostra, ove adoperando come ready-made sonoro la lettura di una breve favola, -Giacomo di cristallo-, opera scaturita dalla ricca, varia, instabile e fanciullesca penna di Gianni Rodari, pone in crisi l’assunto secondo cui ogni realtà non e’ esperibile al di fuori di una codificazione che inevitabilmente la restituisce alterata.
Infatti non solo in Giacomo verità e rappresentazione combaciano tanto paradossalmente quanto perfettamente, ma tale condizione si allarga, suo malgrado, a tutto cio’ che lo circonda, dal momento che «la verità e’ piu’ forte di qualsiasi cosa, piu’ luminosa del giorno, piu’ terribile di un uragano-». In cio’ risiede il suo dramma, ma anche la sua virtu’. La rara virtu’ di chi non si arrende, di chi non e’ capace di tacere, di chi ha il coraggio di dire di no.
Maria Vittoria Perrelli (Loreto – AN, 1979), vive e lavora tra Bologna e Loreto – AN
Inaugurazione venerdi’ 9 gennaio ore 18-21
Teatro Instabile
Vico Fico Purgatorio ad Arco, 38 – Napoli
Dal 9 gennaio 2009 all’8 febbraio 2009 su appuntamento
gennaio 7th, 2009

Il ragazzo con la luna e le stelle sulla testa
Il prestigioso appuntamento con l’arte contemporanea in Piazza del Plebiscito voluto dal Comune di Napoli con la Regione Campania e la Provincia di Napoli giunge alla sua quattordicesima edizione.
Napoli si conferma meta privilegiata del turismo culturale internazionale e centro di fermenti creativi ed artistici. Piazza del Plebiscito ospita in questa occasione l’opera di una grande artista belga Jan Fabre, reduce da una trionfale mostra al Louvre di Parigi.
Per l’occasione Fabre porta a Napoli 5 delle sue piu’ famose sculture in bronzo. Le opere L’Homme qui donne du feu (1999), L’Homme qui me’sure les nuages (1998), L’Homme qui pleure et rit (2005), L’Astronaute qui dirige la mer (2006), L’Homme qui e’crit sûr l’eau (2006) saranno collocate, seguendo una scelta dell’artista, all’interno dell’emiciclo della piazza ma coinvolgeranno anche uno dei terrazzi di Palazzo Reale ed il colonnato della chiesa di San Francesco di Paola.
Lo spazio cittadino si trasforma cosi’ in un grande palcoscenico dove ogni scultura – personaggio, sapientemente posizionata e’ chiamata ad interpretare un ruolo proprio in relazione all’immaginario di Napoli, come le statue dorate che adornano i tetti dei palazzi civici nelle piazze delle città fiamminghe o come quelle simulate dagli attori di strada che impongono la loro immobile presenza nelle vie dei centri cittadini di tutta Europa, mescolandosi alla folla dei turisti e dei passanti. Ogni singola scultura e’ un personaggio collocato nello spazio a lui piu’ congeniale per interpretare a dovere la sua parte.
Jan Fabre (Anversa 1958), nipote dell’entomologo Jean-Henri Fabre, debutta nel 1976 come artista di performance. Nei primi anni Ottanta inizia a realizzare spettacoli teatrali, balletti e opere, incentrando la propria poetica su temi come la vita, la morte, il caso, il sogno e il corpo umano. Quest’ultimo inteso come centro vitale della realtà fisica e psichica, della vita biologica e del pensiero, soggetti entrambi a una continua metamorfosi.
Invitato a esporre nel 1984 alla XLI Biennale di Venezia e nel 1987 a Documenta 8 di Kassel, figura da allora nelle maggiori rassegne artistiche e nei piu’ importanti musei del mondo. Capace di muoversi tra varie discipline, dalle scienze naturali all’etica, alla religiosità, Fabre nelle sue sculture connette passato e presente, elementi zoo e fitomorfi, trasformando il reale in un luogo dell’immaginario. Nell’intento di usare il medium piu’ adatto ad esprimere la propria idea, attraversa linguaggi artistici molteplici e sperimenta materiali differenti, dall’oro agli insetti, alla ricerca di una forma di sapere simbolico da recuperare all’uomo del XXI secolo.
Piazza del Plebiscito Napoli