Archive | ottobre, 2008

Due Mostre

Tim Rollins and K.O.S. – Ugo Rondinone

Gallery A: Tim Rollins and K.O.S.
Metamorphosen

L’idea della metamorfosi ha sempre affascinato e stimolato pittori, poeti e musicisti. Dalla mitologia di Ovidio alla disarmante alienazione Kafkiana, dalle interpretazioni di Tiziano fino alle armonie di Richard Strauss. Ed e’ proprio la musica delle -Metamorfosi per 23 solisti d’archi- del compositore tedesco ad ispirare la nuova personale nella galleria Raucci/Santamaria di Tim Rollins and K.O.S. Le Metamorfosi di Strauss, scritte nel 1946, riecheggiano, attraverso la densità del suono degli archi, gli orrori e le sofferenze della seconda guerra mondiale.

Per Tim Rollins ed i suoi Kids of Survivals la trasformazione assume un significato catartico. I dipinti esposti (122×303 cm) si risolvono infatti in una lenta trasfigurazione, un crescendo di macchie scure sugli spartiti musicali incollati sulla tela, quasi a voler dissimulare con una coltre di nero cio’ che la composizione di Strauss vuole rievocare. Una simbolica oscurità che trasforma la candida eufonia delle partiture in un inchiostrato nero silenzio.
La consonanza tra musica e colore si risolve in un perfetto equilibrio formale, nella traduzione visiva di un contenuto emozionale in cui il concetto di compartecipazione si sostituisce all’idea di individualità.

Il lavoro collaborativo e democratico e’ infatti alla base della ricerca di Tim Rollins (Pittsfield, 1955) fin da quando, giovane professore, indico’ ad i suoi allievi provenienti dal disagiato e violento Bronx newyorkese la via dell’arte per l’emancipazione sociale. Una rivoluzionaria scelta pedagogica basata sulla lettura dei classici della letteratura, sulla discussione in gruppo e sulle sensazioni che un’immaginazione inespressa e soffocata riesce a provocare. Le tele, rivestite dai fogli delle opere lette in classe o dagli spartiti musicali, diventano cosi’ il supporto su cui inserire interventi grafici e pittorici. Una modalità creativa che dura ormai da quasi trent’anni – nel tempo molti ragazzi sono cresciuti ed hanno supportato l’inserimento di nuove generazioni di K.O.S. -, in cui alla rappresentazione della metamorfosi si aggiungono i valori di rinascita e riscatto.

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Gallery B: Ugo Rondinone
turn back time. let’s start this day again

L’universo costruito da Ugo Rondinone (Brunnen, 1964) e’ accomodante e respingente al tempo stesso, essenziale ed elusivo. Una costante: lo scorrere del tempo. Per la sua quarta personale nella galleria Raucci/Santamaria l’artista svizzero propone l’installazione di sculture, fuse in bronzo, appesantite da piombo e successivamente dipinte in maniera iperrealista. Il risultato e’ una scultura apparentemente leggera e fragile, ma in realtà inaccessibile a causa del suo peso. Una gravità imposta e maggiorata sia per i due elementi di origine naturale (dei limoni ed un tronco di un pino) e sia per quelli domestici, (dei fogli di polistirolo ed una porta) trovati per caso, costretti a convivere in una rappresentazione artificiosa e spaesante.

La mostra -turn back time. let’s start this day again- rispecchia la poetica malinconica di Rondinone e la sua spiccata sensibilità, la cui delicatezza e’ inversamente proporzionale al peso degli oggetti prodotti. Queste sculture vogliono essere contemplative e rassicuranti ma, simultaneamente, analizzandone il contenuto, rimettono in discussione ogni rapporto tra lo spettatore e le sue relazioni spazio-temporali. La memoria, la concatenazione dei ricordi, l’inesorabile scorrere del tempo vengono cristallizzati all’interno di elementi inerti, riconoscibili come singole entità formali, eppure cosi’ diversi dalla realtà e per questo quasi proiettati in una dimensione metafisica.

L’ossessione della bellezza che svilisce e’ stigmatizzata. La metamorfosi materica di un oggetto, sia esso di origine naturale o artificiale, fissa l’istante e preserva la natura di cio’ che e’ degradabile. Un corto circuito di un artista visionario che evidenzia l’insoluta questione tra apparenza ed essenza, forma e sostanza. Il lavoro di Rondinone suggerisce un approccio lirico ed intuitivo, che, implicitamente, restituisce una realtà greve alleggerita da un’analitica poetica dei contenuti.

Inaugurazione venerdi’ 3 ottobre dalle 19 alle 21,30

Galleria Raucci/Santamaria
corso Amedeo di Savoia, 190 – Napoli
Ingresso libero

Tufo

Il tufo e’ il catarro del vulcano, lo spurgo della sua canna fumaria. Ricopre tutta la buccia del golfo, il fondale marino. Napoli e’ costruita sul raschio di eruzioni e scosse. Ho lavorato il tufo nei cantieri. E’ una pietra assetata, bagnata pesa il doppio, si squadra con un ferro, perfino con i denti della sega. Percio’ se n’ e’ servita la città cavandolo da sotto per fabbricare sopra.

Le civiltà hanno usato le pietre per muraglie e case, il tufo non e’ pietra. E’ la stesura di materia in fiamme, sputata fuori e raffreddata al sole. E’ sughero di terra che tiene bene la chiusura e fa respirare, va bene per sepolcro e per cantina. E’ la materia di cui e’ fatto il carattere del nostro luogo e dei suoi abitanti. Cristina Cusani fa affiorare la trama piroclastica che sta a sostegno delle nostra ossa e degli incubi. C’e’ tufo nel maestrale e nello scirocco, nelle onde del mare e nelle rughe delle nostre facce. C’e’ tufo sulfureo nelle collere della città irritabile e incendiaria, c’e’ tufo nell’immenso delle sue pazienze.

Per una buona volta una ragazza visionaria lo denuncia. E’ il nostro azoto, l’inerte che si lega all’ossigeno per trasportarlo in giro per il sangue. Non e’ anima il tufo, e’ la nostra zavorra per non partire in cielo a cavallo del libeccio. Non e’ anima, e’ sale che ci aderisce al suolo. Il tufo e’ partito per terre assai lontane nelle tasche sfondate e rattoppate dei nostri migratori, scesi a milioni nelle stive della terza classe, rispuntati all’aria dopo un oceano o due. Il tufo li ha riportati indietro, sconfitti o fortunati, perche’ il tufo ritorna alla sua origine.

Di tufo e’ la nostra parlata, ruvida e smozzicata, da venditori ambulanti e da poeti, che devono sbrigarsela in poche sillabe. Percio’ Grazie Cristina Cusani per farcelo trovare sparso e scritto sotto il nostro luogo. Per quanto possa apparire fitto e denso il nostro abitare, il tufo manda a dire che e’ deserto, e noi una sua escrescenza di stagione, meno avvinghiata al suolo di un lichene.

Erri De Luca

Cristina Cusani nasce a Napoli nel 1984, l’anno seguente si trasferisce a Roma con la famiglia. Nel 2005 dopo la laurea in Scienze della Comunicazione all’università La Sapienza di Roma si dedica allo studio della fotografia prima all’University of the Art, London College of Communication a Londra e successivamente all’Outside school a Roma. Nel 2004 vince il terzo premio al concorso Fotografare il gusto indetto dall’associazione enogastronomia Comgusto. Nel 2005 collabora come fotografa con la galleria d’arte Officina 14 e dal 2006 con la società di comunicazione Leonardo Extra. Nel 2005 espone nella mostra collettiva Cooperazione alla Locanda Atlantide a Roma; nel 2006 espone al XXXIX PREMIO VASTO d’arte contemporanea a Vasto e allo spazio Living a Barcellona. Nel 2007 espone Lu’cere un progetto sull’autoritratto in una personale allo spazio Penguin di Napoli.

Inaugurazione 1 ottobre 2008

PicaGallery
vico Vetriera, 16 – Napoli
Ingresso libero

I Corti dal Mondo

Dall’8 al 12 ottobre il Centro Storico di Napoli ospita I Corti dal Mondo, rassegna stabile di cortometraggi, documentari, animazione e cinema al femminile che, ad ogni edizione ospita una Nazione.
Dopo il successo ottenuto a Venezia (Mestre Film Festival, 2007), a Milano (Festival Sguardi Altrove, 2007) e in numerose rassegne italiane con la Prima edizione de I corti dal mondo dedicata alla Repubblica islamica dell’Iran, l’associazione ZEPHIR propone un nuovo appuntamento che guarda al mondo arabo. L’attenzione di questa stagione è rivolta al Regno del Marocco.
Con l’avvento del nuovo giovane re, Sua Maestà Mohammed VI, il Marocco ha intrapreso una nuova strada ancora sconosciuta ai più, fatta di turismo e di grandi lavori pubblici, ma soprattutto di cultura, come testimoniano i tantissimi festival di cinema che si svolgono in tutte le principali città e il forte impulso dato alle attività legate al cinema come la grande realtà costituita dal centro di produzione di Ouarzazate ai limiti del deserto. Se Hassan II aveva traghettato il Marocco verso l’Indipendenza, suo figlio, Mohammed VI intende trasportare il Paese verso la Modernità.
Per gli organizzatori della rassegna I Corti dal Mondo la voglia di sapere e di capirne di più è considerevole. Si è deciso di guardare il paese ospite attraverso l’ottica privilegiata del cortometraggio, nel tentativo di leggere la cultura di un Popolo.
I Corti dal Mondo, potrebbe definire un incontro di artisti e di popoli. Si vuole fare in modo che le diverse parti del mondo si conoscano meglio, soprattutto nel contemporaneo, nella speranza che una maggiore CONOSCENZA RECIPROCA possa portare ad una migliore COESISTENZA PACIFICA.
Si è scelto il CINEMA come strumento di conoscenza della contemporaneità di un paese poiché, fra i linguaggi dell’arte, è sicuramente quello più diffuso nella elaborazione di desideri, valori, ideali, che spingono politica e società civile verso un miglioramento del vivere comune. E il CORTOMETRAGGIO, nello specifico, consente più di ogni altra attività di avere una visione particolareggiata delle attività culturali ed artistiche, soprattutto giovanili, che ribollono al di sotto delle più visibili attività politiche.
Cortometraggio, quindi, come Specchio dei Tempi.

I Corti dal Mondo si rivolge sicuramente a un pubblico di specialisti del settore desiderosi di vedere le prime prove inedite di promettenti registi e attori. Ma, più ampiamente, a coloro che sono desiderosi di eventi culturali di respiro internazionale che tendano a far divenire una porta d’accesso e collegamento tra l’Europa e il Mediterraneo, una regione come la Campania, pregna di stratificazioni culturali e storiche. Non a caso si è scelto il centro storico della città partenopea, arzigogolato dedalo di stradine colme di vita, storia, suoni, essenze, colori, frastuoni che tanto riportano alle atmosfere arabe e mediterranee. Il cuore di Napoli è una location perfetta perché crogiuolo e sintesi di dominazioni e influssi. In ogni caso, tutta la popolazione sarà coinvolta poiché alcuni eventi si svolgeranno in piazza.
Sono previste quattro sezioni di cortometraggi e documentari (Il Cinema delle Donne – Il Cinema Berbero – Documentari – Fiction).
La sezione Documentari sarà dedicata a Izza Genini, la prima donna documentarista marocchina.
Una mostra fotografica a cura di Asma Es Souni e Gigino Nostrale sarà allestita nell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino.
E, ancora, affinchè la voce degli artisti provenienti da differenti culture e realtà possa unirsi e confrontarsi, numerosi saranno gli incontri a tema tra registi, scrittori, intellettuali italiani e marocchini. I Corti dal Mondo per l’altissima valenza qualitativa della manifestazione; l’autorevolezza di artisti e di ospiti d’onore (grandi registi, ambasciatori, intellettuali); l’internazionalità dell’evento, ambisce a diventare un punto di riferimento e scambio culturale nel panorama italiano e internazionale.
Direttore Artistico della manifestazione è Carlo Damasco, autore e regista con una pluriennale esperienza di cinema e cultura araba.

Info e contatti
Associazione Zephir Vicoletto Berio 4-80132 Napoli tel.e fax + 39 081406571
info@icortidalmondo.comwww.icortidalmondo.com