È una piccola finestra sulle diverse espressioni dell’arte contemporanea napoletana, un pot-pourri di input comunicativi e stimoli estetici, un’originale e variegata teoria di forme e colori, tecniche e messaggi differenti. Una galleria di immagini da attraversare in maniera trasversale o circolare, senza una serialità o una consequenzialità obbligatorie; un iter obliquo tra nuance, visioni inedite, spunti di riflessione artistica, materie, sintassi, lessici e linguaggi pittorici vari che dialogano tra loro e, per paradosso, nella disomogeneità trovano il punto di incontro e contatto. Il fil rouge che scorta l’avventore attraverso un così ampio e multiforme corpus allestitivo (almeno due opere per 14 artisti) è innanzitutto la comune origine partenopea non solo dei creativi, ma anche delle loro produzioni che, a prescindere dalle diverse ascendenze, hanno il proprio fulcro nella trasparente matrice napoletana.
A cominciare dagli inconfondibili vulcani (o forse potremmo azzardare Vesuvi) di CRISTINA ASCARELLI, due tele 100×120 coloratissime che rinunciano al precedente ricorso a sabbia e materiali plastici, per abdicare definitivamente verso le tonalità pop, se non addirittura fluo, del rosso, viola, prugna, fucsia, turchese e verde. E accanto ai lapilli dell’Ascarelli, non ci si può esimere dai pistilli di NUCCIA QUARTO, talento acclarato che presenta due acrilici su tela: una calla bianca e un anemone rosso con fondo argento e una rosa rossa con fondo oro. Gli sfondi, in questo caso, divengono quasi materici; di solito ignorati, qui sono nobilitati dall’uso del brillante che, in maniera strumentale, conferisce volume al soggetto dipinto. ANTONELLA LIETO, poi, propone, oltre a variopinte croci su tavoletta, realizzate con tecnica mista (per lo più acrilici su legno), “La Donna dei Gatti†(acrilico su tela, 100×100), sorta di autoritratto con al centro una figura femminile, dai tratti fiabeschi, con alle spalle un albero dai cui rami pendono occhi di gatti al posto delle foglie e su cui sono ritratti gatti e un uccello rosso, su di uno sfondo azzurro e toni fucsia e verdi che campeggiano in un dipinto statico e pieno di grazia.
Ma il simbolismo, già sfiorato nel lavoro della Lieto, si fa evidente nella grossa tela ad olio (100×160) di DARIO PIRONTI, “Battito dal profondoâ€, in cui vaghe reminiscenze metafisico-dechirichiane si innestano su architetture alla Escher e, tra grafismi e geometrie simmetriche, colori caldi e cupi, il tema dell’abbandono e della separazione si concretizza in un organo cardiaco pulsante, non più semplice segno pittorico, ma vero e proprio simbolo. Procedendo sulla scorta delle simbologie, MARIO PICCA riesce a tradurre messaggi d’amore, sensualità e gelosia in una rappresentazione fuori dal comune. “Gli Amanti†sono due inserti di legno lavorato a mano e col gesso, l’uno nero – geometrico, più freddo e razionale – l’altro arancio – più caldo, morbido e avvolgente – tenuti insieme da una spessa corda rigirata su di sé, sembiante trasfigurato dell’atto amoroso tra l’uomo e la donna, tra due entità diverse legate in maniera quasi indissolubile. “Gelosiaâ€, poi, è realizzato in legno liscio con un inserto di finta pelle nei toni del nero e del bordeaux, a significare quel legame morbido, ma esistente, che può sciogliersi oppure no. Sempre di PICCA anche 4 sculture, ottenute con tecnica e materiali misti (cartapesta, gesso, acrilico, pvc, legno e ferro), per due busti, rispettivamente di una donna e di un uomo, per un fiore i cui petali in pvc sembrano vibrare come ali di una libellula, e per un volto umano di gesso fatto a pezzi, ricostruito e tenuto insieme da un asta di legno posta in uno dei 2 occhi (“La trave nell’occhioâ€). E fin qui non si è neppure a metà del cammino espositivo. MIMMOMARIA gioca, nei suoi acrilici su tela, con l’ironia provocatoria e il ruolo comunicativo affidato al segno pittorico nudo e semplice intrecciato con la parola. Le sue mele, veicolo espressivo neutro ma di grande efficacia, si vestono di sfondi verdi in cui è riportata in inglese la ricetta dell’apple pie, con in loop i relativi verbi, oppure sono costituite dalle spire avvolte su se stesse del serpente del peccato originale, tentatore del frutto proibito, tramite di sensualità grazie a colori caldi e luminosi. Ancora sulla scia dei simboli, questa volta mistico-filosofici, che strizzano l’occhio persino al pensiero orientale, le opere sui generis di ORNELLA DE MARTINIS, di innegabile valore estetico, in cui l’artista compie quasi un percorso inverso a quello abituale: dalla forma e dal motivo dominante pare prendere spunto per l’uso di tecniche e colori sperimentali. Così, impasti di acrilici, malte, polvere di marmo, sabbia e sfumature oro e argento rivestono la tela insieme a colori primari e tenui come il bianco e l’azzurro, con un effetto caldo e rilassante. Diverso è il caso di PASCÀ che affida al colore una funzione materica. Nelle sue due tele vernici e smalti paiono ‘gettati’ sul supporto in modo non causale ma estemporaneo, secondo l’estro dell’ispirazione con l’onere, attraverso un accenno di stratificazione, di creare dinamismo e profondità . Nuance come l’azzurro, il bianco e il verde per un paesaggio astratto; oppure come l’arancio, il nero e il rosso, che creano tensione estetica e vibrazione emotiva. Avanguardistico e sperimentale anche l’approccio di GIORDANO MARTONE che monta sul retro dei suoi quadri applicazioni di tela dipinta a olio coloratissima, con un’espressione artistica minimalista ed essenziale, per dare movimento e tridimensionalità alle due creazioni (70×30 e 60×30) con tinte che vanno dal giallo al rosso e all’arancio, sino al blu e al verde. Martone, peraltro, fa parte del movimento dell’“Esasperatismoâ€, che fa capo al centro d’arte e cultura “Il Bidoneâ€, insieme ad altri 4 artisti che espongono in questa collettiva: SALVATORE BOSSSONE, i cui lavori (40×60, 50×50) in tecnica mista (acrilici con pastelli o china su tela) hanno tinte vivaci e forme spontaneamente tendenti all’onirico e al fantasioso, inclinando verso sembianti futuribili, quasi favolistici, con echi di Henri Matisse e Keit Haring, riletti in maniera personalissima. E ancora, NUNZIO CAPECE, i cui oli su tela lavorati a spatola con verde e marrone come predominanti, assurgono a occasione salace e di denuncia sociale, con ritratti di personaggi pubblici (da Bush a Prodi e Berlusconi) che si mischiano a soldati, Cristi con la croce e a figure volutamente grottesche. Solo il simbolo di un bidone volante riuscirà forse a salvare (in un altro quadro) uomini e donne dai tratti scientemente caricati e parodistici, votati al più bieco arrivismo, mentre si arrampicano su di un metaforico albero della cuccagna con tanto di pugnali e martelli tra le mani. Dello stesso movimento è pure ANTONIO DE CHIARA, autodidatta da quando aveva 12 anni, che nei suoi due oli su tela (un “Pinocchioâ€, 40×60, e “L’Attentatoâ€, 55×75) rielabora stralci di realtà vissuta anche anni prima in chiave onirica e surreale, adoperando per lo più colori freddi. Infine, GIUSEPPE DI FRANCO, altro esponente di punta dell’“Esasperatismoâ€, le cui opere nascono dalla ricerca delle significazioni più recondite di quella napoletaneità pulsante e magmatica, tipica della nostra città , attraverso simbologie ardite, sperimentazioni cromatiche, uso di materiali differenti e ricorso a forme vivide e inusuali.
ANTONIO DEL GAUDIO, poi, in un solco più classico della pittura contemporanea, resta in bilico tra il figurativo e il simbolismo nei suoi due grandi oli su legno, pannelli in cui i colori tendenzialmente freddi si fondono a piccole inserzioni materiche (nere, gialle, rosse e arancio) con cavalli in corsa, uccelli e altre rappresentazioni figurative caricate di valori simbolici. Uno dei due supporti è circolare, così come la messa in scena artistica. Questa la voce finale, ma non meno significativa, di un coro, pur se assai vario al suo interno, equilibrato e armonioso nella visione d’insieme.
Si inaugura giovedì 15 maggio 2008 alle 19:30 “pARTEnopeiâ€, collettiva di arte contemporanea organizzata da MARIA TERESA LONGONE. La mostra è visitabile, presso la galleria “MIMART†(via Francesco Solimena n. 50, NAPOLI. Info: 081/2298671,
sino al 29 maggio tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00.