Archivio per maggio, 2008

maggio 26th, 2008

Dalla Testa ai Piedi

Postato in eventi napoletani da Antonella

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L’allestimento che la Gangheri propone per la sua personale nella gallery di Sabina Albano si articola in tre sezioni, tre tranche di unico percorso. La prima costituita da circa 30 formelle di legno rivestite di tela e poi bloccate tra due pareti di plexiglas trasparente che richiamano nella forma essenziale il piede (25×15), con immagini dipinte ad acrilico; poi 8 tessuti disegnati ed elaborati con tecnica digitale e travasati su tela; e infine 2 rosari, 2 grandi collane che terminano con tre piedi, anche queste elaborazioni digitali messe, però, su plexiglas, sperimentazione evidente di quella sinergia tra arte moda che informa l’intera opera della Gangheri, oltre che lo spirito e il progetto dello spazio espositivo di Sabina Albano.

Sulle 30 formelle dipinte campeggiano figure e volti differenti: sono tutti acrilici, ma si passa da animali e fiori, appena accennati o addirittura volutamente stilizzati, a ritratti ben più particolareggiati, anzi ricorrono 6 visi chiave, quasi come delle vere e proprie icone o forse degli ex voto, che si caricano anche di un significato sociale e spirituale. Sono gli stessi piedi in sé che in tutta la produzione dell’artista partenopea hanno una chiara valenza metaforica, oltre a essere un evidente e distintivo segno estetico e pittorico. A tal proposito, i colori scelti sono quasi tutti caldi, rilassanti e avvolgenti. Il piede come mera forma anatomica assurge a sinonimo di stabilità ed equilibrio, in quanto parte del corpo che poggia al suolo, base, nonché contatto con la terra, quindi con le radici e le origini stesse. Al contempo, però, è anche veicolo per camminare, per spostarsi, tramite di un iter, di un percorso. E ancora impronte, orme di un passaggio, di qualcosa che c’è già stato o può esserci. Ed ecco che, forti di una tale composita e varia simbologia, i piedi divengono mezzi espressivi, cornici di un messaggio di femminilità, sensualità e al tempo stesso, trascendenza e spiritualità. I volti dipinti sono allo stesso modo tracce, ritratti di un’umanità multiforme, visi rubati al mondo della moda, a differenti etnie, culture e religioni. Sembianze di modelle, ma anche della Madonna Bianca e di quella Nera, di coppie di Santi sia bianchi che neri, di una bellezza assoluta e radicale, potremmo dire universale, pur nella cura del dettaglio.

L’ispirazione proviene ancora una volta dal connubio arte-moda per le stoffe e i colori più di tendenza, che sono poi trasferiti fotograficamente su tela nelle otto opere della seconda sezione.

Infine, due grandi rosari che chiudono la loro circolare teoria di grani con piedi-cielo e cavalli, simbolo per contrasto di quella libertà che il piede in quanto tale, se sinonimo di statico equilibrio e ferma stabilità, rivendica, d’altra parte, come strumento che assicuri la deambulazione e quindi il cammino, il progresso e il cambiamento.

Si inaugura giovedì 29.5.2008 alle 19:00

La mostra è visitabile, presso la “SABINALBANO Modart Gallery” (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, NAPOLI. Info: 081/421716), sino al 19.6.2008 tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00.

maggio 24th, 2008

Mimmo Jodice

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La mostra di Mimmo Jodice conclude le celebrazioni per il cinquantenario dell’apertura al pubblico del Museo di Capodimonte e chiude la rassegna Capodimonte 50 Site_Specific, il progetto ideato e curato da Cristiana Colli.

La Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano ha commissionato a tre grandi artisti internazionali – Olivo Barbieri, Craigie Horsfield e Mimmo Jodice – un progetto site specific che, con modalità diverse nelle scelte tematiche, nelle soluzioni visive e linguistiche, ha restituito il rapporto della città con il Museo, il modo in cui esso viene percepito e vissuto, il suo essere una delle strutture culturali italiane di maggior prestigio europeo.

Mimmo Jodice espone a Capodimonte oltre 60 immagini che rappresentano un emozionante e intrigante ritorno alla figura umana. Sono volti, sguardi, persone della città che si fondono, senza soluzione di continuità, con i volti e le emozioni ritratte da venti grandi artisti presenti nelle collezioni del museo.
Un lungo viaggio nelle emozioni e nell’espressività napoletana sono il segno e la rappresentazione di questo progetto, il suo personale modo di interpretare questo invito. I bambini, gli uomini e le donne dei vicoli si intrecciano con le opere di Ribera, Artemisia Gentileschi, Luca Giordano; la simbologia degli ipogei e delle chiese con le rappresentazioni sacre delle grandi scene religiose esposte a Capodimonte.
Transiti e’ allo stesso tempo uno sguardo nuovo ma anche un omaggio a quel paesaggio -umano’ che Jodice, in cicli differenti, da sempre racconta per immagini.

Mimmo Jodice e’ uno dei fotografi italiani piu’ celebrati del panorama internazionale: una lunghissima carriera partita da Napoli e sviluppatasi tra l’Europa e gli Stati Uniti, con mostre in istituzioni pubbliche e private di tutti i continenti, e riflessioni sul suo lavoro a cura dei piu’ importanti esponenti della critica e della cultura contemporanea.

Con l’omaggio a un artista, al piu’ internazionale dei fotografi napoletani, si conclude il ciclo concepito non solo come momento espositivo ma come occasione di nuovo collezionismo: del passaggio di Olivo Barbieri, Craigie Horsfield e Mimmo Jodice resterà traccia nelle raccolte permanenti del Museo, cosi’ da arricchire con un altro nucleo rilevante la sezione del -contemporaneo’ a Capodimonte.

il Museo di Capodimonte si conferma luogo non solo di conservazione di antiche e prestigiose collezioni storiche, ma spazio di contaminazione e dialogo tra passato e presente, laboratorio per nuove idee e nuove intese.

Museo di Capodimonte
via Miano, 2 Napoli
Orario: ore 14.30-19.30 – chiuso mercoledi’;
Ingresso compreso nel biglietto per visitare il Museo: 7.50

maggio 24th, 2008

Skeleton Story show. A comix project

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Un forte vento spira dalla terra dei ricordi carico di presagi e sensazioni antiche.

Il Regno dei Morti, in cui tutto sembra destinato all’eterno riposo, e’ turbato da un’oscura presenza, un intruso… Qualcosa di vivo!

Will Musil, lo scheletrico detective, e’ nel suo ufficio, immerso in un sonno inquieto, sospeso tra sogno e memorie della sua vita passata, ancora ignaro di quanto lo aspetta…

A Skeleton Story e’ un progetto di fumetto suddiviso in tre albi da 50 pagine l’uno: un piccolo racconto a fumetti ricco di personaggi ed atmosfere. La storia si presenta come un fantasy noir con forti richiami al genere fiabesco. La vicenda si svolge in uno scenario grottesco descritto con grande cura dei particolari ed i personaggi che lo popolano mostrano uno spiccato dinamismo che nasce dall’esperienza degli autori nel campo dell’animazione nonche’ una matericità che pare quasi comunicare una sensazione tattile. La colorazione, interamente digitale, rimanda alla pastosità della pittura, in particolare a quella di Pieter Bruegel “il Vecchio”, ma allo stesso tempo si nutre di un immaginario piu’ moderno come quello offerto dalla fotografia cinematografica. A Skeleton Story rappresenta il primo passo della collaborazione tra il duo “Rak& Scop” ed il gruppo editoriale GG Studio.

Skeleton Story show svelerà i segreti di un progetto a fumetti in corso di realizzazione, che in parte e’ già pubblicato ed in commercio. La mostra ha un intento didattico: presentare al pubblico tutta la ricerca ed il lavoro che c’e’ dietro la realizzazione di un fumetto. Dalla prima idea alla elaborazione della storia compiuta, dalla realizzazione dello storyboard al disegno delle tavole a matita, al loro trasferimento su supporto digitale dove vengono definiti i piani e avvengono le diverse fasi della colorazione, prima della chiusura di un intero albo e al suo affidamento all’editore per la pubblicazione su carta (fase nella quale avvengono diverse prove colore) e la messa in commercio.

A Skeleton Story rappresenta la scelta dei due artisti di dedicarsi ad un medium si’ diffuso, ma che gli consente di fondere due passioni fondamentali: la scrittura e la pittura (disegno). Questo fumetto in particolare, infatti, possiede una grande ricercatezza pittorica che si manifesta nella grande attenzione per i colori – che mutano nel proseguimento della storia nei tre albi – e nella ricchezza di particolari delle diverse tavole. La ricerca linguistica, inoltre, si sposa in maniera ottimale col disegno, in quanto e’ stata utilizzata una capacità sintetica in grado di non far apparire ne’ una parola in piu’ ne’ una in meno rispetto a quelle necessarie per comprendere lo sviluppo della storia; le frasi scritte nelle vignette, a ben vedere, hanno il tono di una moderna poesia ermetica.

Il fumetto per Rak&Scop rappresenta la scelta d’una modalità di ricerca artistica e non un suo derivato. In mostra saranno inoltre presentati gli sviluppi di un lavoro di ricerca intorno al progetto A Skeleton Story che non sono andati nella direzione della pubblicazione del fumetto, ma che si sono materializzati su supporti e media diversi; alcuni comunque adatti alla larga distribuzione (l’animazione), altri piu’ adatti ad una fruizione piu’ intima (scultura, installazioni ecc.).

La mostra e’ in collaborazione con: Napoli Comicon e GG Studio

Opening: giovedi’ 22 maggio ore 19

NOTgallery
piazza Trieste e Trento 48 – Napoli
Orari di apertura: dal martedi’ al sabato dalle 16 alle 20 e su appuntamento
Ingresso libero

maggio 24th, 2008

Mur + Blumen

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A confronto l’opera di due artiste – la pittrice Kirka de Jorio (1957, vive e lavora a Napoli) e la fotografa Bruna Orlandi (1959, vive e lavora a Milano) – sul tema del Muro in Palestina, che con tecniche e modalità differenti sviluppano attraverso realtà e poesia il tema della divisione e del dolore.

-mur – Palestina, la vita oltre il muro
di Bruna Orlandi (opere fotografiche in bianco e nero_ stampa fineart ai sali d’ argento) e’ un reportage fotografico sulla vita quotidiana nei territori palestinesi circondati dal Muro, una barriera di oltre 700 chilometri, che unita a stati d’assedio, coprifuoco e posti di blocco compromette l’accesso al lavoro, alla scuola, alla libertà di movimento di tutta la popolazione civile.

In -blumen- fiori come offerta
di Kirka de Jorio (dipinti di grande e medio formato con tecniche miste) si fa esplicito riferimento al Muro del Pianto di Gerusalemme, emblema della divisione, dell’esilio e della fuga.
Le opere sono concepite come un unicum da cui si dipana la frammentazione della memoria, surrogato di un amore e di un’identità che solo attraverso il gesto-simbolo affida all’eternità il proprio desiderio e il proprio destino.

momas_sotterranei d’arte contemporanea, con una superficie di 170 mq, su due livelli, suddivisa in quattro locali sotterranei e tre locali al piano terra, e’ uno spazio e progetto di esposizione, produzione e sperimentazione di diversi linguaggi ed espressioni di arte contemporanea.

momas promuove artisti privilegiando la diversità della creazione attuale e collabora con istituzioni pubbliche e private che operano nello stesso ambito. Queste attività intendono sensibilizzare il pubblico che desidera conoscere meglio la creazione artistica attuale e, al contempo, offrire a un pubblico interessato la possibilità di sviluppare nuovi incontri. momas_sotterranei d’arte contemporanea e’ situato nello storico palazzo -Seminario dei Nobili-, sede della Fondazione Real Monte Manso di Scala, in Via Nilo 34, nel centro antico di Napoli
orari: Lunedi’ – Venerdi’_ore 14 – 19, Sabato_ore 11 – 14 oppure su appuntamento
ingresso libero

maggio 20th, 2008

Francesco Saverio Biondi

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Opere e installazione dedicate alle leggendarie sirene che incarnano il mito di Partenope Acheloia, una delle tre figlie di Acheloo dio del mare, e che diedero vita al culto della costa delle sirene riportata anche da Omero nella sua Odissea. Donne superiori eppure fragili nei confronti di uomini caparbi e furbi, che le mandarono a morire sulle coste napoletane e campane tanto da dare vita sullo scoglio di Megaride alla nascita di Partenope.

Donne, dunque; Biondi le propone come simbolo e come irrangiugibile esito di bellezza struggente, e lo fa attraverso una cura dei particolari che nelle stesure delle code diventa un gioiello cesellato dalla pazienza e la voglia della pregevolezza. Bionde e dal carnato color mare, ammaliano lo spettatore e circuiscono la mente per una indefinibile sensazione di estetica suprema, ora distese, oppure inserite come normali massaie ai balconi e finestre dei palazzi; quindi ormai parte di una civiltà moderna e provenienti dall’antichità con il carico di mito che le avvolge ancora oggi.

Opere e installazione da parte di Biondi che intende operare il suo rimando di bellezza anche attraverso la materia tridimensionale, sfruttando la formula di rimando concreto dell’idea attraverso il lavoro di decorazione su una figura a grandezza naturale, che incontrerà gli spettatori e il loro stupore.Biondi presenta le ultime opere unite a quelle del 2007 in una continuità di linguaggio che va via via delineandosi con una matrice piu’ fiabesca e rivolta ad un bello semplice e incantato; decorativo sublime per materiali e ricerca dei particolari che diventano essenziali nell’accompagnare la stesura grafica prediletta dall’artista.

Inaugurazione martedi’ 20 maggio 2008 – ore 18,30

Galleria Merliani 137
via G.Merliani, 137 – Napoli
ingresso libero

maggio 19th, 2008

Georg Baselitz

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baselitz.jpgDopo il grande successo della mostra alla Royal Academy of Arts di Londra, a partire dal 17 maggio 2008 il Museo MADRE di Napoli ospita un’ampia retrospettiva dedicata all’opera dell’artista tedesco Georg Baselitz. A piu’ di dieci anni di distanza dall’ultima esposizione italiana, il MADRE presenta, attraverso circa 120 opere, tra dipinti, disegni e sculture, una panoramica completa ed approfondita del lavoro di Baselitz, a partire dai suoi esordi negli anni ‘60 ad oggi.
L’esposizione, curata da Norman Rosenthal, uno dei massimi studiosi dell’artista, offre un’opportunità unica di osservare, studiare, analizzare l’opera di Baselitz, attraverso l’arco di cinque decenni.

Georg Kern, nato nel 1938 a Deutschbaselitz, in Sassonia, da cui trae il suo nome d’arte Georg Baselitz, e’ universalmente riconosciuto come uno degli artisti tedeschi piu’ famosi e prolifici. Pittore, disegnatore, autore di stampe e scultore, Baselitz comincio’ a studiare pittura alla Hochschule für Bildende Künste a Berlino Est nel 1956 ma fu espulso dopo solo un trimestre per -immaturità socio-politica-. Trasferitosi a Berlino Ovest nel 1956, riprese gli studi d’arte nel 1957 portandoli a termine nel 1962.
Influenzato nei primi anni dall’arte e dagli scritti di importanti artisti e pensatori come Kandinsky, Malevič, Nietzsche, Baudelaire, Samuel Beckett e il drammaturgo e artista francese Antonin Artaud, Baselitz si lascio’ in seguito profondamente coinvolgere e ispirare dall’arte prodotta da persone affette da disturbi mentali ed altri soggetti emarginati. Il suo lavoro fu inoltre in ugual misura influenzato dall’arte tradizionale africana, dalla pittura manierista francese e italiana, dalle stampe del XVI secolo, cosi’ come da un profondo senso dell’ornamento e della decorazione.
Le opere per cui e’ senza dubbio piu’ noto sono i dipinti capovolti, lavori in cui il soggetto e’ rappresentato al contrario e che ha realizzato a partire dalla fine degli anni ‘60. L’artista, ribalta lo spazio, lo presenta in una dimensione dissimile dall’usuale, per liberare il soggetto dal suo contenuto. L’arte di Baselitz, aggressiva e spesso inquietante, si concentra talvolta su figure semi-astratte, ma anche su animali e paesaggi che sprigionano un senso di ostilità e isolamento, attraverso uno stile che rimane unico. Con questi dipinti Baselitz ha scoperto un nuovo linguaggio che gli ha consentito di combinare i principi dell’astrazione con quelli del realismo, ma anche filosoficamente di -mettere il mondo a testa in giu’-, leitmotiv che ricorrerà poi spesso nella sua opera.

Al MADRE le opere sono disposte secondo un criterio cronologico, dando cosi’ la possibilità al visitatore di seguire tutto il percorso artistico di Baselitz nella sua lunghissima e prolifica carriera. La mostra apre infatti con tele dei primissimi anni ‘60: la presenza di Die Groβe Nacht im Eimer del 1962, in particolare, rende tangibile la carnalità descritta nei testi di Artaud; Rebell (1965) e Der Baum (1966), dipinti esposti nelle sale successive, appartengono alla serie degli Hero Paintings, lavori in cui l’artista dipinge figure simboliche rappresentandole come eroi, soli, e spesso nell’atto di attraversare paesaggi terreni; a seguire, esempi straordinari dei suoi dipinti -Frattura-, che risalgono alla fine degli anni ‘60, fino ai dipinti -capovolti- come Schlafzimmer del 1975. La mostra testimonia anche il suo recente ritorno a motivi esplorati nella sua carriera giovanile, ora eseguiti in modo piu’ trasparente e lineare, da lui intitolati Remixes; si completa con la presenza di tre sculture, e numerosissimi disegni. Per la prima volta vengono esposti insieme al dipinto Orangenesser del 1982 la serie di bozzetti preparatori per la realizzazione dello stesso.

Napoli, Museo Madre
Via Settembrini, 79 Napoli
Orario:
dal lunedi’ al giovedi’ e domenica ore 10.00 – 21.00
venerdi’ e sabato ore 10.00 – 24.00
Giorno di chiusura: martedi’
Ingresso:
Intero: – 7.00
Ridotto: – 3.50
Audioguide: – 4.00

maggio 15th, 2008

La Mano di Dio

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anri-sala.jpgLa galleria Alfonso Artiaco e’ lieta di annunciare l’inaugurazione della mostra personale di Anri Sala, giovedi’ 15 maggio 2008 alle ore 19.30, in presenza dell’artista.

Il nuovo progetto espositivo di Anri Sala per gli spazi della Galleria Alfonso Artiaco vuole proporre una lettura inedita e altamente simbolica della grandezza sportiva, e non, della famosa azione calcistica di Diego Armando Maradona denominata “La mano di Dio”. Attraverso un video il cui sonoro e’ diffuso nello spazio espositivo ed un’installazione costituita da statue disposte su di un tavolo ed illuminate in modo tale da evocare gli angoli delle riprese delle telecamere nel corso di una partita trasmessa in televisione, l’artista mette in scena la sequenza che conduce al celebre gol. Le posizioni dei giocatori sono incarnate da figure del Buddha che interpretano le successive tappe delle azioni caratterizzanti della partita di Coppa del Mondo del 1986 che ha opposto Argentina e Inghilterra.

Il video che accompagna l’installazione e’ il commento della partita registrato da Bruno Pizzul proprio per questa occasione: dal primo gol dell’Argentina (gol della mano di Dio), fino al secondo gol argentino (chiamato anche gol del secolo) di una durata di 12 minuti circa. Nella mostra sarà presente anche il video Window Drawing: proiezione di un’ombra di una finestra su di un muro bianco. La sorgente di luce proviene dall’esterno della finestra, facendo percepire all’osservatore cio’ che avviene al di fuori di essa e la neve che cade. Il video termina proprio con una brusca interruzione di una partita di calcio a causa di una tempesta di neve.

Anri Sala, nato nel 1974 a Tirana in Albania, e’ uno dei giovani artisti piu’ apprezzati sulla scena internazionale. Il suo lavoro, con video, film e fotografie, e’ stato esposto in alcuni tra i piu’ importanti musei d’arte contemporanea internazionali e all’interno di grandi eventi espositivi come le biennali di Venezia (2003 e 2001 quando vince il primo premio per artista giovane), e biennali di Mosca (2007), Sidney (2004 e 2006), Istanbul (2003), Sao Paulo e Berlino (2002), Tirana (2001), oppure Yokohama Triennale (2001) e Manifesta 3 a Ljubljana (2000).
Tra le piu’ importanti mostre personali dell’artista si segnalano nel corso del 2005 alla Fondazione Nicola Trussardi di Milano con -Long Sorrow-, al Centre for Contemporary Art Ujazdowski Castle di Varsavia, al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam con ‘Anri Sala-Artist in Focus’ed al The Rose Art Museum of Brandeis University con ‘Anri Sala: Dammi i colori, presentato nel -The Mildred S. Lee Gallery- a Waltham, Massachusetts; o del 2004, all’Arc Muse’e d’Art Moderne di Parigi con la mostra -Entre Chien et Loup- e all’Art Institute di Chicago.

Inaugurazione 15 maggio 2008

Alfonso Artiaco
piazza dei Martiri, 58-I – Napoli
Orario: da lunedi’ a sabato ore 10-13.30 e 16-20; dal mese di Giugno dal lunedi’ al venerdi’ dalle 10-13.30 e 16-20.
Ingresso libero

maggio 13th, 2008

Del Alma Herida

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È dalla letteratura che muove i suoi passi Palma Navares. Dalla fusione magmatica tra parole e immagini, per creare un poema visuale-sonoro in cui galleggiano frammenti poetici e biografici di poeti e scrittori, come Walter Benjamin, Emily Dickinson, Alejandra Pizarnik, Horacio Quiroga o Virginia Wolf. Tutte anime ferite, schegge lucidissime e alla deriva. -Dall’anima ferita- immerge lo spettatore nel lirismo dell’universo creativo di Paloma Navares attraverso metafore di grande carica poetica. Le opere svelano il mondo simbolico della vita, la solitudine, la libertà, l’amore e la morte dell’artista. La memoria e il ricordo si intrecciano con il pensiero e le emozioni.

In questa mostra, Navares ha riunito opere realizzate tra 1991 e 2006 dove utilizza e sovrappone la scultura, la fotografia, il montaggio, l’oggetto, il video con i quali crea un omaggio postumo alle -Anime ferite-. La creazione letteraria e la creazione plastica entrano in simbiosi nei suo lavori. Le parole dei piu’ importanti scrittori e dei poeti del XX° secolo si trovano rappresentati, tra gli altri, in pensieri sotto forma di una cascata di fiori grigi, tra cui spunta un colore giallo, o ciottoli con iscritte all’interno di scatole di vetro a modo di -fossili metaforici-.

La mostra Del Alma herida e’ costruita intorno al mondo letterario, e’ come un canto al pensiero in libertà, solitudine, follia, amore e morte. È un poema visivo e sonoro che cattura frammenti poetici e biografici. Con nomi di poeti e scrittori che hanno impregnato di sentimenti l’arte e la vita. Antonin Artaud, Samuel Beckett, Walter Benjamin, Camille Claudel, Emily Dickinson, Franz Kafka, Kostas Karyotakis, Cesare Pavese, Alejandra Pizarnik, Sylvia Plath, Horacio Quiroga, Alfonsina Storni, Virginia Woolf…

Artista multidisciplinare, di ampia traiettoria espositiva nazionale ed internazionale, Paloma Navares realizza lavori multidirezionali, dall’immagine fissa e in movimento alle istallazioni multimediali, passando per incursioni nel mondo della performance e della scenografia.
Dopo un breve soggiorno come docente presso l’Internationele Sommerakademia di Salisburgo, Paloma Navares (Burgos, 1947) prosegue la sua carriera a Madrid usando come principali supporti il video e la fotografia. Tra gli spazi dove Navares ha esposto segnaliamo: la Fundación Arte y Tecnología di Telefónica a Madrid, la Fundació Piral i Joan Miro, il Metronom di Barcellona, la Fiac’90 a Parigi e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid.

Inaugurazione martedi’ 13 maggio ore 19:30

Instituto Cervantes
Via Nazario Sauro, 23 – 80132 Napoli

maggio 13th, 2008

IL SOLE SOPRA I RIFIUTI

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Think Thanks è lieta di presentare IL SOLE SOPRA I RIFIUTI, mostra  fotografica che prende a modello due città del Mediterraneo, Barcellona (il sole) e Il Cairo (i rifiuti).
E’ una lettura territoriale, frutto di una ricerca che Think Thanks ha prodotto sulla sostenibilità ambientale e sulla insostenibilità sociale, come immagine bifronte dello sviluppo mediterraneo. Mentre Barcellona illumina le politiche ambientali, il Cairo genera una raccolta  differenziata perfettamente  incastonata  nelle  sue  contraddizioni  urbane.  Da  un  lato,  l’affermazione della coscienza ambientale, scaturita da una precisa scelta di governo, dall’altro, un sistema dei rifiuti affidato all’autogestione di oltre quarantamila netturbini Zabbalin. Barcellona capitale della modernità, capace di scommettere sul sole, come energia rinnovabile par excellence. Il Cairo emblema della tradizione, dove anche i rifiuti  sono affidati ad una divisione del lavoro urbano costruita nella lunga durata. Il sole catalano, catturato per sostenere i consumi urbani, grazie ad una decisione discendente, contrasta con l’esempio egiziano di autocoscienza ambientale prodottasi dal basso, determinata da una condizione di precarietà. Barcellona si mostra nei suoi freddi meccanismi della  scelta pubblica, il Cairo propone una linea sfocata per demarcare l’interesse collettivo dal disagio urbano.
Estremi riproposti lungo le coste di altre città mediterranee, investite dalle stesse problematiche, come laboratorio capace di analizzare casi di studio e addentrarsi nel mondo delle soluzioni concretamente adoperabili. Il Cairo, Barcellona, il Mediterraneo, possono essere rappresentate come Napoli, città assunta, suo malgrado, a paradigma negativo, con il suo intreccio inestricabile di ecomafie e rifiuti tossici gelosamente custoditi  in discariche abusive. Ma anche Napoli è città solare che si affaccia imperiosamente sul mare nostrum, anch’essa vive nel favore della natura, nei tratti culturali della sua gente. E l’esempio di quanto siano riusciti a fare città vicine, frequentemente evocate come modelli di civiltà mediterranea, vuole essere uno stimolo, almeno sul piano  delle idee, per rintracciare soluzioni prelevate dalla realtà.

Think Thanks, agenzia che promuove ed organizza l’evento svolge attività di ricerca nelle scienze sociali, adottando una rigorosa metodologia  e un approccio interdisciplinare, ricercando il confronto con saperi distanti dal proprio, per favorire il dialogo tra i diversi soggetti coinvolti a vario titolo nei processi decisionali.
L’Agenzia si avvale di un folto gruppo di ricercatori e operatori che intendono diffondere lo studio e la valutazione delle politiche pubbliche attraverso un apporto creativo. Grazie alla valorizzazione delle competenze presenti al suo interno, Think Thanks costruisce conoscenze, offre servizi e informazioni strategiche, a persone fisiche e giuridiche, nel settore pubblico e privato, al fine di incrementare la cultura del territorio regionale e nazionale, sviluppando indagini comparate con altri contesti nazionali ed internazionali.
L’attività prevalente dell’agenzia è la produzione di analisi e valutazioni sulle politiche pubbliche e la conseguente divulgazione dei risultati conseguiti attraverso una ricerca che si svolge sia autonomamente che in collaborazione con soggetti formalmente riconosciuti, come organi di governo, istituzioni rappresentative, enti nazionali ed organizzazioni internazionali. Le politiche in cui Think Thanks opera e ricerca, sono: sicurezza e legalità; rigenerazione urbana; welfare e pari opportunità, marketing territoriale; sviluppo sostenibile; pubblica amministrazione; affari internazionali.
Inoltre, Think Thanks costruisce eventi culturali e scientifici ricorrendo a linguaggi differenti come la fotografia, il documentario, le pellicole cinematografiche, le esposizioni artistiche, spesso da un’ottica integrata che contamina le diverse possibilità di raccontare le politiche pubbliche.

Le immagini esposte sono per la sezione Barcellona (il sole) provengono dalla
Fundació Terra e quelle per la sezione Il Cairo (i rifiuti) sono di Marco Trovato.

La
Fundació Terra è un’organizzazione spagnola nata per il miglioramento della cultura ambientale. Si pone come obiettivo principale quello di apportare contributi per creare una nuova etica socio-ecologica che ricerchi soluzioni al continuo degradare del pianeta: ricerca e sviluppo di energie rinnovabili soprattutto tecnologie solari; riduzione delle emissioni personali di diossido di carbonio; diffusione di materiali per la formazione ambientale e incentivi pensati per la cooperazione internazionale che permettano di minimizzare, tra le altre, la crisi dell’acqua e la mancanza dell’energia elettrica.

21 maggio-13 giugno 2008
Conferenza Stampa di presentazione 20 maggio 2008 ore 12
inaugurazione 21 maggio 2008 ore 10.30

TRIP - Via Martucci 64 – Napoli

maggio 12th, 2008

“pARTEnopei” – Collettiva di Arte Contemporanea

Postato in eventi napoletani da Antonella

ascarelli-vulcano.jpgÈ una piccola finestra sulle diverse espressioni dell’arte contemporanea napoletana, un pot-pourri di input comunicativi e stimoli estetici, un’originale e variegata teoria di forme e colori, tecniche e messaggi differenti. Una galleria di immagini da attraversare in maniera trasversale o circolare, senza una serialità o una consequenzialità obbligatorie; un iter obliquo tra nuance, visioni inedite, spunti di riflessione artistica, materie, sintassi, lessici e linguaggi pittorici vari che dialogano tra loro e, per paradosso, nella disomogeneità trovano il punto di incontro e contatto. Il fil rouge che scorta l’avventore attraverso un così ampio e multiforme corpus allestitivo (almeno due opere per 14 artisti) è innanzitutto la comune origine partenopea non solo dei creativi, ma anche delle loro produzioni che, a prescindere dalle diverse ascendenze, hanno il proprio fulcro nella trasparente matrice napoletana.

A cominciare dagli inconfondibili vulcani (o forse potremmo azzardare Vesuvi) di CRISTINA ASCARELLI, due tele 100×120 coloratissime che rinunciano al precedente ricorso a sabbia e materiali plastici, per abdicare definitivamente verso le tonalità pop, se non addirittura fluo, del rosso, viola, prugna, fucsia, turchese e verde. E accanto ai lapilli dell’Ascarelli, non ci si può esimere dai pistilli di NUCCIA QUARTO, talento acclarato che presenta due acrilici su tela: una calla bianca e un anemone rosso con fondo argento e una rosa rossa con fondo oro. Gli sfondi, in questo caso, divengono quasi materici; di solito ignorati, qui sono nobilitati dall’uso del brillante che, in maniera strumentale, conferisce volume al soggetto dipinto. ANTONELLA LIETO, poi, propone, oltre a variopinte croci su tavoletta, realizzate con tecnica mista (per lo più acrilici su legno), “La Donna dei Gatti” (acrilico su tela, 100×100), sorta di autoritratto con al centro una figura femminile, dai tratti fiabeschi, con alle spalle un albero dai cui rami pendono occhi di gatti al posto delle foglie e su cui sono ritratti gatti e un uccello rosso, su di uno sfondo azzurro e toni fucsia e verdi che campeggiano in un dipinto statico e pieno di grazia.

Ma il simbolismo, già sfiorato nel lavoro della Lieto, si fa evidente nella grossa tela ad olio (100×160) di DARIO PIRONTI, “Battito dal profondo”, in cui vaghe reminiscenze metafisico-dechirichiane si innestano su architetture alla Escher e, tra grafismi e geometrie simmetriche, colori caldi e cupi, il tema dell’abbandono e della separazione si concretizza in un organo cardiaco pulsante, non più semplice segno pittorico, ma vero e proprio simbolo. Procedendo sulla scorta delle simbologie, MARIO PICCA riesce a tradurre messaggi d’amore, sensualità e gelosia in una rappresentazione fuori dal comune. “Gli Amanti” sono due inserti di legno lavorato a mano e col gesso, l’uno nero – geometrico, più freddo e razionale – l’altro arancio – più caldo, morbido e avvolgente – tenuti insieme da una spessa corda rigirata su di sé, sembiante trasfigurato dell’atto amoroso tra l’uomo e la donna, tra due entità diverse legate in maniera quasi indissolubile. “Gelosia”, poi, è realizzato in legno liscio con un inserto di finta pelle nei toni del nero e del bordeaux, a significare quel legame morbido, ma esistente, che può sciogliersi oppure no. Sempre di PICCA anche 4 sculture, ottenute con tecnica e materiali misti (cartapesta, gesso, acrilico, pvc, legno e ferro), per due busti, rispettivamente di una donna e di un uomo, per un fiore i cui petali in pvc sembrano vibrare come ali di una libellula, e per un volto umano di gesso fatto a pezzi, ricostruito e tenuto insieme da un asta di legno posta in uno dei 2 occhi (“La trave nell’occhio”). E fin qui non si è neppure a metà del cammino espositivo. MIMMOMARIA gioca, nei suoi acrilici su tela, con l’ironia provocatoria e il ruolo comunicativo affidato al segno pittorico nudo e semplice intrecciato con la parola. Le sue mele, veicolo espressivo neutro ma di grande efficacia, si vestono di sfondi verdi in cui è riportata in inglese la ricetta dell’apple pie, con in loop i relativi verbi, oppure sono costituite dalle spire avvolte su se stesse del serpente del peccato originale, tentatore del frutto proibito, tramite di sensualità grazie a colori caldi e luminosi. Ancora sulla scia dei simboli, questa volta mistico-filosofici, che strizzano l’occhio persino al pensiero orientale, le opere sui generis di ORNELLA DE MARTINIS, di innegabile valore estetico, in cui l’artista compie quasi un percorso inverso a quello abituale: dalla forma e dal motivo dominante pare prendere spunto per l’uso di tecniche e colori sperimentali. Così, impasti di acrilici, malte, polvere di marmo, sabbia e sfumature oro e argento rivestono la tela insieme a colori primari e tenui come il bianco e l’azzurro, con un effetto caldo e rilassante. Diverso è il caso di PASCÀ che affida al colore una funzione materica. Nelle sue due tele vernici e smalti paiono ‘gettati’ sul supporto in modo non causale ma estemporaneo, secondo l’estro dell’ispirazione con l’onere, attraverso un accenno di stratificazione, di creare dinamismo e profondità. Nuance come l’azzurro, il bianco e il verde per un paesaggio astratto; oppure come l’arancio, il nero e il rosso, che creano tensione estetica e vibrazione emotiva. Avanguardistico e sperimentale anche l’approccio di GIORDANO MARTONE che monta sul retro dei suoi quadri applicazioni di tela dipinta a olio coloratissima, con un’espressione artistica minimalista ed essenziale, per dare movimento e tridimensionalità alle due creazioni (70×30 e 60×30) con tinte che vanno dal giallo al rosso e all’arancio, sino al blu e al verde. Martone, peraltro, fa parte del movimento dell’“Esasperatismo”, che fa capo al centro d’arte e cultura “Il Bidone”, insieme ad altri 4 artisti che espongono in questa collettiva: SALVATORE BOSSSONE, i cui lavori (40×60, 50×50) in tecnica mista (acrilici con pastelli o china su tela) hanno tinte vivaci e forme spontaneamente tendenti all’onirico e al fantasioso, inclinando verso sembianti futuribili, quasi favolistici, con echi di Henri Matisse e Keit Haring, riletti in maniera personalissima. E ancora, NUNZIO CAPECE, i cui oli su tela lavorati a spatola con verde e marrone come predominanti, assurgono a occasione salace e di denuncia sociale, con ritratti di personaggi pubblici (da Bush a Prodi e Berlusconi) che si mischiano a soldati, Cristi con la croce e a figure volutamente grottesche. Solo il simbolo di un bidone volante riuscirà forse a salvare (in un altro quadro) uomini e donne dai tratti scientemente caricati e parodistici, votati al più bieco arrivismo, mentre si arrampicano su di un metaforico albero della cuccagna con tanto di pugnali e martelli tra le mani. Dello stesso movimento è pure ANTONIO DE CHIARA, autodidatta da quando aveva 12 anni, che nei suoi due oli su tela (un “Pinocchio”, 40×60, e “L’Attentato”, 55×75) rielabora stralci di realtà vissuta anche anni prima in chiave onirica e surreale, adoperando per lo più colori freddi. Infine, GIUSEPPE DI FRANCO, altro esponente di punta dell’“Esasperatismo”, le cui opere nascono dalla ricerca delle significazioni più recondite di quella napoletaneità pulsante e magmatica, tipica della nostra città, attraverso simbologie ardite, sperimentazioni cromatiche, uso di materiali differenti e ricorso a forme vivide e inusuali.

ANTONIO DEL GAUDIO, poi, in un solco più classico della pittura contemporanea, resta in bilico tra il figurativo e il simbolismo nei suoi due grandi oli su legno, pannelli in cui i colori tendenzialmente freddi si fondono a piccole inserzioni materiche (nere, gialle, rosse e arancio) con cavalli in corsa, uccelli e altre rappresentazioni figurative caricate di valori simbolici. Uno dei due supporti è circolare, così come la messa in scena artistica. Questa la voce finale, ma non meno significativa, di un coro, pur se assai vario al suo interno, equilibrato e armonioso nella visione d’insieme.

Si inaugura giovedì 15 maggio 2008 alle 19:30 “pARTEnopei”, collettiva di arte contemporanea organizzata da MARIA TERESA LONGONE. La mostra è visitabile, presso la galleria “MIMART” (via Francesco Solimena n. 50, NAPOLI. Info: 081/2298671,

sino al 29 maggio tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00.