Archive | marzo, 2008

Looking at East

looking.jpgDopo la mostra dedicata a giovani artisti americani, la annarumma404 cerca un dialogo ideale e -guarda a est- con una nuova collettiva: Marika Asatiani, georgiana, e gli indiani Suhasini Kejriwal e Kiran Subbaiah.
Le tre foto (cm 80×124 ciascuna) di Marika Asatiani sono estratti di un corpus di opere che trae ispirazione e titolo da -Achara- una regione della Georgia (ex Unione Sovietica) sconvolta da anni di guerre e conflitti sanguinosi.

Con spirito documentaristico, la giovane fotografa cattura sguardi e atmosfere di una terra la cui collocazione geografica ha contribuito a preservarne estetica e tradizioni caratteristiche. Sono ritratti e vedute che tradiscono la vicinanza dell’artista per questi luoghi e tuttavia, manifestano la volontà di coglierne gli aspetti piu’ esotici. Sono foto in cui si crea una insolita relazione di sguardi: l’occhio dello spettatore che guarda insieme all’artista, ma che viene sorpreso da luoghi e personaggi che sembrano loro stessi interagire e scrutare l’interlocutore.

L’indiana Suhasini Kejriwal pur utilizzando una estetica formale classica propria della sua cultura artistica, mira ad un’ arte che sappia riservare allo spettatore un ruolo attivo nella sua fruizione. Per ottenere tale scopo, l’artista utilizza la decorazione floreale fortemente legata alla piu’ antica tradizione estetica indiana, tessuta pero’, ad immagini totalmente diverse, in un insieme surreale e volutamente spiazzante per lo sguardo dello spettatore. Testimoni di questa poetica gli oli presenti in galleria (cm 121×126 ciascuno) che mostrano una distesa di motivi arborei e floreali nei quali, a ben guardare, si nascondono insetti,vene, arterie ed organi umani, creando piu’ piani di lettura dell’immagine. L’artista consapevole che il linguaggio dell’arte e’ non verbale e quindi non con una logica necessariamente lineare, enfatizza questa nota cercando di sfruttare i molteplici piani strutturali che una immagine puo’ ispirare sul piano estetico.

L’altra India della annarumma404 e’ quella di Kiran Subbaiah dallo sguardo ironico ma anche attento all’innovazione tecnologica, Presupponendo che -un oggetto, abbandonando il suo valore d’uso, eluda il circuito utilitaristico raggiungendo una dimensione poetica- l’artista, utilizzando sia i media tecnologici sia quelli piu’ classici quali la fotografia o la scultura, realizza un’ arte -quasi – funzionale-, perche’ inutile ad uno scopo pratico ma capace, invece, di conservare l’ idea di funzionalità che viene cosi’ dilatata e modificata a contatto con la sensibilità di ciascun osservatore. Fedeli a questo postulato, le opere in mostra indagano, in un video intitolato -Rehersal to Fly- e in una triade fotografica, il tema del volo/ non – volo con immagini e azioni basate su un’idea post – moderna di allegoria, che non si sostanzia piu’ nella contemplazione passiva di un simbolo ma diventa lettura attiva e partecipata del testo allegorico.

Ancora una volta la annarumma404 conferma la sua vocazione tesa ad un’ incessante ricerca di giovani talenti. Muovendo l’asse del suo interesse a 360°, conferma il suo impegno di ricerca e di confronto.

Inaugurazione 26 marzo 2008

annarumma404
via Santa Brigida, 76 – Napoli
orario: martedi-venerdi ore 16.00-19.30
ingresso libero

Il circo volante

circo-volante.jpgUna mostra monografica con circa 130 opere fra dipinti, sculture, disegni e illustrazioni per varcare i confini, non solo quelli nazionali; per entrare nel mondo travolgente e a tratti spiazzante di Svjetlan Junakovi_, artista croato di incontenibile vivacità creativa, fantasioso tessitore di trame narrative figurate dalla forte impronta materica.

Non e’ un caso se la sua prima mostra personale in Italia, cosi’ ampiamente articolata, trova accoglienza nella prestigiosa sede museale del PAN, il Palazzo Roccella di Napoli, luogo deputato alla promozione delle arti e dei linguaggi contemporanei disponibile ad interagire con istituzioni, associazioni e centri culturali, nazionali ed esteri, attivi nel settore. Una esposizione dal carattere tanto speciale, in programma dal 26 marzo fino al 5 maggio, viene prodotta da Cactus Studio PPPP e curata da Claudia Sonego GGGG che ha selezionato, fra la cospicua produzione dell’artista, un numero esemplare di opere utile ad attestare lo spirito argutamente ironico e provocatorio di Svjetlan Junakovi_ totalmente libero di agire nei meandri imprevedibili della materia.

Il titolo poetico della mostra, ma allo stesso tempo allusorio al pari di molti altri titoli delle sue creazioni (da Superman sostiene il cielo o Pranzo con l’angelo a Honey, don’t you want a man like me? passando per L’operazione o Mondo piatto con danzatrice) accenna alla dimensione giocosa di un universo suggestivo colmo di sorprese. Di una vita pulsante dove il -circo- dell’esistenza quotidiana appare in tutti i suoi aspetti gioiosi e amari, eroici e tristi, comici o surreali. In quel fantastico mondo immaginario, territorio di audaci e felici provocazioni di materie inerti – colore, carte, legno, terracotta -, Junakovi_ dedica spazio all’uomo soffermandosi sul suo vivere disordinato e frenetico, talora incerto e debole, sugli ideali che lo muovono e i miti che lo consolano.

La sua arte propende per il recupero della tradizione pittorica e per la figurazione, fortemente stilizzata e semplificata; mette al centro l’energia prorompente del corpo sia maschile che femminile, esuberante ma vitale. Per questo predilige soggetti in movimento, nell’atto di compiere un’azione (camminare, volare, danzare, corteggiare, banchettare, disegnare, ecc.); per questo le sue immagini caricate di molteplici significati si affidano ad un linguaggio espressivo intenso e originale, libero e spregiudicato. Che talvolta non conosce misura.

Una intera sezione della mostra e’ dedicata all’illustrazione per bambini ed attesta la sua cospicua e varia produzione artistica collegata al mondo del libro per l’infanzia. L’illustrazione per Svjetlan Junakovi_ e’ senz’altro esperienza ludica, radicale e provocatoria. Lo dimostrano le numerose tavole esposte che raggiungono punte di un lirismo toccante e meraviglioso (soprattutto nell’ultimo libro Moj put-A modo mio un racconto intenso e delicato sulla vita di un uomo e le sue scarpe che hanno segnato le fasi della sua esistenza) o di ironica e irriverente insubordinazione (pensiamo a Ritratti famosi di comuni animali esilarante incursione parodistica nel mondo dell’arte antica). Senza l’allegria che trasmettono le sue immagini spiritose e divertenti il mondo sarebbe noioso o poco godibile. Lo attestano persino i personaggi del libro Mali veliki svijet-Piccolo grande mondo capaci di trasformare limiti e vistosi difetti in fantastiche soluzioni per una vita migliore. L’invito per tutti e’ di sconfinare liberamente fra i generi e le arti e le epoche. Fra le materie e i temi. E partecipare allo spettacolo circense che l’immaginario travolgente di Svjetlan Junakovi_ sa offrire.

Chi e’ Svjetlan Junakovi_
Pittore, grafico e scultore, Svjetlan Junakovi_ e’ nato a Zagabria nel 1961, città nella quale vive e lavora. Si e’ trasferito temporaneamente in Italia, a Milano, per frequentare l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1985 ottiene il diploma in scultura. Ha esposto in mostre personali sia in Croazia che all’estero. Illustratore di libri per l’infanzia ha pubblicato in piu’ di venti paesi del mondo. Insegna Illustrazione alla Scuola estiva internazionale di Sarmede e tiene corsi di illustrazione in diverse città italiane. È il candidato per la Croazia al premio internazionale Andersen 2008 – sezione illustratori.

IL CIRCO VOLANTE DI SVJETLAN JUNAKOVI_. Dipinti, sculture, disegni, illustrazioni.
Napoli, PAN-Palazzo delle Arti Napoli (piano secondo, Project Room), via dei Mille 60. Dal 26 marzo al 5 maggio 2008. Ingresso libero. Apertura tutti i giorni tranne il martedi’; da lunedi’ a sabato ore 9.30-19.30; domenica e festivi ore 9.30-14.30. Mostra prodotta da Cactus Studio, a cura di Claudia Sonego. Promossa da Kolibri’, nell’ambito della manifestazione Girogirotondo cambia il mondo 2008 – «Monellerie d’autore». Attività correlate: laboratori didattici per le scuole su prenotazione.

Artisti nella leggenda

saverio-biondi.jpgLeggende e miti persi nella storia dei tempi riaffiorano nelle opere di artisti impegnati nella ricerca di un bello perso nel corso degli ultimi anni; Francesco Saverio Biondi incarna nelle sue sirene la immutabile ricerca dell’uomo di approdi del pensiero verso un concetto alto e inarrivabile di estetica. La meta da raggiungere oltre il richiamo insistente e a volte molto ammaliante delle sirene che dal mare figlie e prigioniere si adagiano verso spiagge e lande umane per carpirne la vita. Partenope Acheloia e le sue sorelle, venute a morire sugli scogli della Campania per edificare un culto, una leggenda e una città. Sirene e uomini in storie epiche e notti stellate di purezza e lune ammiccanti, come nei sogni e nei racconti di una dimensione irreale e desiderata, difficile da descrivere per le forti indicazioni di poetica e saggezza che le donne metà pesce e metà umane incarnano per gli animi persi e confusi del nuovo millennio.

Gabriele D’Acquisto incarna nell’uomo comune i miti della storia antica e nel volto di una giovane fanciulla palermitana dei nostri tempi riaffiora l’immagine di Semele mamma di Bacco, uomo traviato dal vizio e perso nel baratro del nulla. Segno essenziale e deciso con annotazioni di colori e spazi senza un fondo definito e un baratro in un angolo che ti perdi. Bizantine e Icone di un’ortodossia attenta al simbolismo e che nelle opere di Gabriele diventano esito grafico ad accompagnare il sicuro disegno e l’impegno innovativo nell’ambito del Pop Barocco, dove storia e personaggi sono i nuovi miti da raccontare per un recupero delle radici storiche a sostegno anche delle tradizioni. Santa Rosalia e’ una giovane donna della Vucciria che assurge a nuova martire di una società violenta e si rappresenta attraverso i rossi cupi e i neri avola di una terra antica.
Sud leggendario e mitico per un viaggio nel racconto e nella storia di immagini che nella nuova figurazione e nella grafica raffinata e sognante si contrappongono per offrire un incontro di culture e uomini e dare un senso al saluto dei tempi.

Inaugurazione giovedi’ 20 marzo ore 19,00

Galleria Merliani 137
via G.Merliani,137 – 80129 Napoli
dal martedi’ al sabato ore 17,00 – 20,30
domenica 10,30 – 13,00
Lunedi’ chiuso

The Look of a sky that is looked at

droscher.jpg-I am so tired of being an atheist- e’ il titolo di una recente scultura commissionata a Benny Dröscher per il centro della città di Copenhagen, con la quale affronta uno dei concetti piu’ interessanti della sua ricerca artistica: il rapporto di alternanza esistente tra l’arte e il nostro desiderio di credere in qualcosa di extra-ordinario, tema ripreso nei lavori, sculture e pitture, presentati nella sua prima personale alla galleria Blindarte Contemporanea, Napoli.
The look of a sky that is looked at e’ il titolo della mostra in cui Benny Dröscher riflette sul significato di tempo ed eternità. Attraverso la composizione dei suoi nuovi lavori, con alberi che si restringono verso il fondo in uno spazio infinito, Dröscher suggerisce allo spettatore di stendersi sotto una fantastica foresta contemplando l’abisso alla ricerca di un significato. Le sue nuove sculture oscillano tra realtà e rappresentazione, dove non esiste alcun dubbio su come il mondo ruoti e sulla sua corretta visione e interpretazione.

La combinazione irreale di oggetti d’uso quotidiano e di immagini surrealiste della natura, quali alberi, uccelli, farfalle, fontane, sottintende un forte desiderio per qualcosa di extra-ordinario ed uno stato onirico che spinge ad una interpretazione trascendentale dell’universo dipinto o scolpito. La ricerca di Dröscher e’ volta a dimostrare come l’arte visuale sia inadeguata a rappresentare il divino, e cio’ che crea e’ uno scontro con una realtà completamente sgombra da pregiudizi e condizionamenti. Pertanto, le sue non sono -storie inventate-, bensi’ situazioni reali. I suoi lavori, realizzati con differenti materiali non convenzionali, sembrano solo apparentemente kitsch: Dröscher ha uno strano modo di vedere oltre a cio’ che abbiano innanzi.

L’evidente ambiguità tra cio’ che e’ reale e cio’ che e’ invece finzione, il forte richiamo agli elementi della natura, e l’utilizzo ed il recupero di materiali di uso domestico, coinvolgono lo spettatore nel proprio intimo, portandolo a rileggere le proprie esperienze personali. Tutto questo e’ poi completato da un sottile umorismo che diventa parte essenziale delle sue creazioni e che e’ reso manifesto nell’accurata aggiunta del titolo delle opere. La magia dei suoi lavori, carichi di un simbolismo mistico, e la spiritualità che li pervade sono il frutto del -senso di meraviglia-, punto di partenza della ricerca dell’artista danese.

Inaugurazione 20 marzo 2008

Blindarte Contemporanea
via Caio Duilio, 4d – Napoli
Orario: da lunedi’ a venerdi’ ore 10-13/16-19
Ingresso libero

Four rooms

4-rooms.jpg

Four rooms e’ un unico progetto curatoriale di Gigiotto Del Vecchio e Stefania Palumbo che si divide in quattro mostre diverse in cui cinque artisti inediti – Luca Mattei, Carlotta Sennato, Giulio Delve’, Corrado Folinea e Celesta Bufano – hanno l’opportunità di esporre per dieci giorni nella project room del museo Madre. Una mostra di gruppo in quattro tempi che dà la possibilità a giovani artisti napoletani di presentare la propria ricerca in un contesto pubblico e di confrontarsi con l’esperienza museale. Uno studio sul territorio che tenta di delineare le nuove possibilità che l’arte contemporanea ha di raccontarsi attraverso le poetiche dei diversi artisti e che tenta di aprire l’arte stessa a nuove letture.

Le quattro mostre sono affiancate da altrettanti testi, scritti da Marina Vagnoni, Flora Visca, Christian Carrozza e Fortuna Del Prete, studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Napoli -L’Orientale-, scelti dalla professoressa Rossella Bonito Oliva, ai quali e’ stato chiesto di confrontarsi con l’esperienza dei singoli artisti e di sviluppare la loro personale visione a riguardo, rappresentando un punto di vista nuovo e originale, l’opportunità per confrontare e avvicinare due diversi linguaggi culturali.

16 – 24 marzo
Luca Mattei / Carlotta Sennato
Opening 16 Marzo h. 18

La ricerca artistica di Luca Mattei e Carlotta Sennato avviene separatamente, ma alle volte segue un tragitto comune che, come in questo caso, porta a dedicare la loro attenzione ad una realtà appartata, isolata, un mondo circoscritto con le sue regole e le sue leggi. L’installazione – Senza titolo, 2008 – e’ un’opera il cui punto di partenza, soprattutto intellettuale, e’ la fotografia. La fotografia quale attitudine e strumento a disposizione della narrazione, cosi’ come il video, altra forma di racconto che spesso ricorre nel lavoro dei due artisti.

Raccontare del piccione viaggiatore, dove vive, da dove parte, racchiude in se’ infinite possibilità d’interpretazione, di metafora, di altri possibili scenari. Un’analisi delicata ma al contempo intensa che pare descrivere la storia personale dei singoli protagonisti, dando ad ognuno di loro la possibilità di essere per una volta unici, di distinguersi dalla massa. Questo lo spunto da cui ha preso forma il testo di Marina Vagnoni, Ogni volta che torno, che accompagna la mostra. La giovane studentessa di filosofia ci lascia immaginare un mondo di relazioni complesso, paragonabile a quello umano, che prende vita nello spazio ridotto delle cellette di una piccionaia, sul terrazzo di una metropoli.

Calendario

16 – 24/03 2008
Luca Mattei /
Carlotta Sennato
con testo di Marina Vagnoni

30/03 – 7/04 2008
Giulio Delve’
con testo di Flora Visca

13 – 21/04 2008
Corrado Folinea
con testo di Christian Carrozza

27/04 – 5/05 2008
Celesta Bufano
con testo di Fortuna Del Prete

Opening 16 Marzo h. 18

Museo Madre
Via Settembrini, 79 – Napoli
Orario: dal lunedi’ al venerdi’ ore 10-21; sabato e domenica ore 10-24; Giorno di chiusura : martedi’
Biglietti Intero: euro 7; Ridotto: euro 3.50

Unika

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Sculture

Col titolo -unika- sculture, Spazio Arte propone una mostra di sculture e bassorilievi del gruppo Unika. Gruppo che nasce a Ortisei, nel trentino, e raccoglie numerosi artisti, ognuno impegnato in una propria ricerca tematica che tuttavia e’ condivisa sul terreno della comune tradizione della scultura lignea oltre che sulle radici geografiche e culturali.

L’organizzazione in gruppo ha potenziato, negli ultimi anni, le possibilità espositive di ognuno con le relative opportunità di mettere in evidenza indubbie capacità individuali. Ed e’ infatti proprio grazie ad importanti mostre e alle partecipazioni a fiere d’arte contemporanee che alcuni giovani artisti del gruppo hanno instaurato importanti collaborazioni con prestigiose gallerie nazionali. L’esposizione di Napoli e’ progettata con la partecipazione di dieci artisti ( Senoner, Piccolruaz, Moroder, Perathoner, Runggaldier, Mussner, Pancheri) con tre opere ciascuno attraverso un allestimento molto suggestivo che, sviluppandosi in quattro ambienti su tre livelli favorisce un ritmo equilibrato della rassegna e una percezione attenta delle singole opere tutte dotate di un formalismo estetico di alta resa espressiva. L’impianto complessivo della mostra e’ figurativo e oltre alle sculture in legno sono presenti anche quelle in bronzo.

Galleria Spazio Arte
via Salvator Rosa 299 – Napoli
Orario: dal martedi al sabato 17 – 20, domenica e festivi su app.
Ingresso libero

Toccare l’arte

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Vedere con le mani

Per la prima volta a Napoli, nelle emozionanti sale del Chiostro di Santa Chiara, nel pieno centro storico, dal 14 al 21 marzo 2008, cinque creazioni dello scultore Felice Tagliaferri e alcune delle piu’ rilevanti opere del Museo Omero. Una mostra nata per toccare volti, corpi, gesti, espressioni, scoprire volumi e prospettive attraverso le proprie mani e comprendere i capolavori dell’arte attivando il canale della percezione tattile. Una prassi metodologica che esalta capacità individuali spesso celate o dimenticate.

Le sculture di Tagliaferri, cariche di intensa contemporaneità e che rappresentano la quotidianità e gli affetti (come Donna nel vento e Nonna del sud) e alcune delle opere del Museo Omero dense di classicità , vanno a formare l’insolita ed innovativa rassegna titolata -Toccare l’arte Vedere con le mani-. I visitatori potranno essere bendati ed effettuare la doppia visita (circa un’ora): prima al buio con la una guida esperta del Museo Omero, poi tolte le bende, potranno mettere a confronto tatto e vista: due modi diversi di percepire l’arte.

Un’esperienza unica che prima incuriosisce, poi stupisce e affascina. La mostra nasce dalla stretta collaborazione tra il Museo Omero, unico museo tattile statale in Italia ed un modello d’eccellenza nello scenario internazionale delle opportunità culturali per i non vedenti, l’UNIVOC di Napoli e il Centro Servizi per il Volontariato di Napoli. Importante anche l’apporto di iGuzzini per la parte illuminotecnica con una sofisticata apparecchiatura a struttura autoportante e ad orientamento luminoso, autonoma rispetto alle sale ospitanti, e il contributo della Ditta di trasporti Lucesole.

Di Felice Tagliaferri, artista non vedente, qui a Napoli si potranno ammirare cinque creazioni in differenti materiali. Si tratta di opere che prima nascono nella sua mente e poi prendono forma attraverso l’uso sapiente delle mani, guidate da un’incredibile capacità tattile. Per lo piu’ predilige materiali come la creta e il marmo, oppure legno o pietra, sempre connotando fortemente forme e volumi senza frenare il movimento, secondo propri ed originali criteri espressivi.

Fra le opere del Museo collocate nella spettacolare Sala del Crocifisso di Santa Chiara ci saranno il prestigioso modello architettonico della Basilica di San Pietro e il calco della Pietà di Michelangelo conservata all’interno, disposta in dialogo con la piu’ tormentata Pietà Rondinini.

Sarà inoltre possibile ammirare con le mani altri celebri corpi e una serie di famosi volti per comprenderne le emozioni attraverso l’esplorazione tattile della mimica: dalla Testa del David e di Giuliano de’ Medici, al busto del Laocoonte, all’ Estasi di Santa Maria; da Michelangelo, a Donatello al Bernini.

Nella sala Maria Cristina verrà, inoltre, proiettato il DVD La Grande Luce che racconta il Museo, la sua collezione, la sua missione, la sua unicità anche nella versione commentata e descritta per i non vedenti.

Complesso Museale di Santa Chiara
via S. Chiara, 49/c – Napoli
Orario: ogni ora dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 16:00. E’ gradita la prenotazione . Infoline: 347 845481.
Ingresso libero

Napoli Conversation. Mostra fotografica

capodimonte.jpg In occasione delle celebrazioni del cinquantenario dell’apertura al pubblico del Museo di Capodimonte, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano ha commissionato tre mostre fotografiche a tre grandi artisti internazionali, che hanno lavorato al progetto site specific con modalità diverse, nelle scelte tematiche e nelle soluzioni visive o linguistiche, interpretando il rapporto della città con il Museo, il modo in cui esso viene percepito e vissuto, il suo essere una delle strutture culturali napoletane di maggior prestigio europeo.

Per la seconda fase della trilogia – iniziata con la mostra di Olivo Barbieri conclusa il 17 febbraio scorso – saranno presentate, per la prima volta in una istituzione pubblica italiana, al Museo di Capodimonte, le opere Craigie Horsfield. Il fotografo inglese e’ conosciuto in particolare per le foto in bianco e nero, di grandi dimensioni e straordinaria intensità visiva realizzate per il film -El Hierro Conversation-, mostrato a Documenta 11 e all’ultima Whitney Biennal a New York, ed esposte in rassegne e musei inernazionali, ma anche per cicli celebri come -Barcelona: la ciutat de la Gent-, -Brussels Summer- e -The Rotterdam Conversation-.

Craigie Horsfield da sempre si interroga e lavora sul rapporto tra individuo e collettività; la speciale pratica artistica insieme a una tecnica sofisticata fanno dei suoi ritratti – individuali e collettivi – e dell’intera sua produzione, qualcosa di profondamente diverso da esperienze apparentemente affini e sono in ogni caso un unicum nel panorama dell’arte contemporanea.

I primi riconoscimenti gli vengono riservati con la storica mostra -Un’altra oggettività- (Parigi, 1989) alla quale partecipano anche Jeff Wall, Thomas Struth, Robert Adams, Bernd e Hilla Becher. Seguono mostre personali in tutto il mondo e riconoscimenti al taglio e all’impaginazione, in tutto originale, dei suoi lavori.

A Capodimonte Craigie Horsfield presenta immagini frutto di una speciale relazione tra persone e luoghi che caratterizza il suo lavoro, nel quale l’iconografia e la storia dell’arte si ritrovano non tanto come citazione, ma come presupposto dello sguardo.

Le fotografie, a colori e in copia unica, sono realizzate con la tecnica dry print, ossia stampe a getto d’inchiostro modificate e realizzate su carta da disegno. Sono il risultato di un lungo e complesso processo elaborato negli anni che conferisce grande intensità e profondità alle persone, ai paesaggi e agli oggetti che rappresenta.

Delle tre diverse letture fornite dai singoli artisti, sia da Capodimonte che su Capodimonte, resterà nelle raccolte permanenti del Museo un documento rilevante attraverso la donazione di una delle immagini che di volta in volta sono in esposizione, cosi’ da costituire, con le foto già donate in passato, un altro nucleo rilevante del -contemporaneo’ a Capodimonte, luogo non solo di conservazione di antiche e prestigiose collezioni -storiche’, ma, attraverso la contaminazione e il dialogo tra passato e presente, anche laboratorio per nuove idee e nuove intese.

La terza esposizione della trilogia e’ di Mimmo Iodice, dal 23 maggio al 29 giugno.

Inaugurazione mostra: venerdi’ 14 marzo, alle ore 18

Museo di Capodimonte
via di Miano, 2 Napoli
Orari: ore 14.30-19.30 – chiuso il mercoledi’
Ingresso: 7,50 -

Nordine Sajot

white-spirit.jpg

White spirit, scrive Francesca Referza nel testo di presentazione della mostra, e’ un liquido chiaro e trasparente usato comunemente come solvente. Parola astratta per antonomasia, completamente invisibile nella sua consistenza immateriale, lo spirito, per intervento dell’artista, diventa bianco. Il bianco, che tecnicamente non e’ un colore, ma semmai tutti i colori assieme, ha una consistenza immateriale, in qualche misura spirituale. Nell’immaginario collettivo, infatti, tutto cio’ che e’ bianco ha un rimando semantico forte alla purezza e ai riti di passaggio. Se in teoria il white spirit e’ un prodotto apparentemente innocuo, chiaro e trasparente e con un rimando etimologico alla spiritualità, nella pratica si rivela un prodotto aggressivo, fortemente, corrosivo e capace di ridurre un’immagine al grado zero. White spirit e’ dunque piu’ cose insieme come nelle intenzioni del progetto di Nordine Sajot, perche’ pur avendo un filone di ricerca circoscritto, lo ha affrontato da piu’ punti di vista e perche’ dopo anni di lavoro questa mostra rappresenta per lei un bilancio.

In questa prima personale a Napoli l’artista continua la ricerca antropologica sul comportamento umano, a partire dalle abitudini legate al consumo del cibo. Attraverso video, fotografia, installazioni e sculture analizza i diversi movimenti del corpo, sia in senso fisico che culturale, in relazione al cibo, che il soggetto sia esso uomo o donna, assume.

Un primo risultato di questa indagine e’ stata la serie Ex voto. Il voto a Napoli rappresenta una sorta di vernacolo locale, un elemento identitario della cultura religiosa della città di San Gennaro. Anche per questo l’artista ha pensato ad una nuova serie di Ex voto, non piu’ in ottone come quelle del 2005-2007, bensi’ in feltro, un materiale completamente diverso, piu’ epidermico. Le sagome in feltro, bianco su grigio, fissate al muro con dei chiodi, formano una sequenza di braccia, nell’atto di prendere del cibo, e, alle due estremità, quasi a fungere da limiti visivi, le gambe sono appoggiate al suolo.

Si passa da una seconda pelle, il feltro, ad un’altra, il tessuto con Ceci n’est pas une pipe e Ceci n’est pas une pomme, due T-shirt, come gli Ex voto, appositamente realizzate per la mostra alla NOTgallery. In White spirit, l’artista passa da un discorso di insieme ad un sistema binario, che e’ poi, Ex voto a parte, l’asse portante di tutta la mostra.

La riflessione sulla comunicazione e’ un’altra delle componenti del lavoro di Nordine Sajot, che ha indagato il problema attraverso l’analisi del linguaggio del corpo in Cultura fisica, un’ampia serie di fotografie, dove ritrae uomini, donne e bambini di varie età e nazionalità mentre mangiano. Nelle immagini pero’ non vi sono piu’ gli oggetti che determinano i movimenti del loro corpo. Ne deriva una mimica visiva di grande impatto estetico anche perche’ frutto di un attento studio dell’artista delle regole fotografiche e di quelle dell’impaginazione pubblicitaria delle immagini. L’effetto e’ quello di una danza delicata e silenziosa, che tuttavia ha la forza comunicativa del cartellone pubblicitario. L’indagine si concentra nello specifico su tre coppie, un uomo e una donna, due uomini e due donne. Il titolo della mostra, White spirit, viene cosi’ visualizzato attraverso l’attenta analisi delle fisionomie e dei gesti di una coppia, che in modo impercettibile, passano da una donna a un uomo e poi ancora a una donna in un fluire di immagini a testimonianza che il messaggio del corpo puo’ essere di varia natura ma, in ogni caso, trasmette valori di identità universali dei quali i comportamenti alimentari sono un importante rivelatore.

Inaugurazione venerdi’ 14 marzo 2008 ore 19

NOTgallery
piazza Trieste e Trento, 48 – 80132 Napoli
ORARI DI APERTURA: dal martedi’ al sabato dalle 16 alle 20

LAVORO E LAVORO

mani.jpgDal 19 marzo al 12 aprile presso Castel Nuovo si terrà la mostra “Lavoro e lavoro”. L’esposizione è il risultato di un progetto presentato dall’Associazione Doppiwu in collaborazione con l’Assessore all’Istruzione e al Lavoro, Corrado Gabriele, con l’Assessore alla Cultura, Nicola Oddati, e con il patrocinio del Sindaco di Napoli. Gli allievi del Liceo Artistico di Napoli sono stati chiamati ad esprimersi attraverso la produzione di manufatti artistici sulla tematica del lavoro. Tre opere saranno selezionate da una giuria di esperti che ne stabilirà la corrispondenza all’argomento e la valenza tecnica. Artisti, critici e giornalisti valuteranno le creazioni dei futuri artefici che hanno visualizzato e concretizzato le proprie riflessioni su un argomento quanto mai attuale. I manufatti scelti vinceranno un premio di un viaggio del valore di € 500,00. Dalle morti bianche alla ricerca della futura occupazione, alla considerazione del lavoro come impegno sociale o realizzazione di un sogno, le opere eseguite appaiono libere da legami e preconcetti dimostrando una profonda consapevolezza della situazione attuale. La riflessione etica si è trasformata in puro senso estetico. Le tecniche usate, dalla foto digitale all’istallazione, dalla pittura al carboncino, sembrano essere il corrispettivo di un pensiero sui timori e sulle aspettative future. La visualizzazione del lavoro come fatica traspare dai disegni delle mani, strumenti del fare, o dagli stessi ragazzi ritratti nell’atto di dipingere (l’impegno come occupazione). La ricerca affannosa di un impiego diventa in un’opera la corsa impossibile di mille omini o, in un’altra, un labirinto colorato che stringe e costringe l’essere umano. Il consumismo, rappresentato da scarpe vanitose, è il motore che spinge i meccanismi della produzione mentre un uomo appare correre in un ingranaggio come unica forza vitale del lavoro. Ma le opere spaziano anche verso l’attualità, dagli occhi tristi di un bambino sfruttato alla valigia di sogni ormai persi nella precarietà o nelle figure scure che simboleggiano il lavoro nero.  Dal fondo di una galleria dei minatori guardano con poetica speranza la luna come simbolo di una luce di umanità in condizioni estreme. Così compaiono le sagome dei fanciulli, di memoria ottocentesca, che si piegano nel lavoro affiancati ai tubi e ai luoghi industriali ormai isole della solitudine dell’immaginario collettivo. Il sangue che scorre da un’opera-istallazione invade i giornali che riportano le notizie delle morti bianche mentre una testa bifronte appare come la consapevolezza di un tragico destino. In altre opere esili personaggi si curvano schiacciati dal peso dell’esistenza mentre grandi punti interrogativi invadono lo spazio della tela e il triangolo dei lavori in corso si arricchisce degli elementi caratterizzanti del cantiere da cui è stato preso. Delle teste di argilla simulano le urla del popolo, quasi un corteo di precari, che pur nella differenziazione fisiognomica appaiono omologate dalle stesse esigenze e dalla stessa protesta. Tutti i simboli e i messaggi appaiono diretti perché comunicati attraverso il linguaggio universale dell’arte e se i fautori di tali comunicazioni visive sono studenti che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro c’è solo da imparare.

Inaugurazione 19 marzo ore 11.00
19 marzo>12 aprile
Maschio Angioino

ES UN SOPLO

es-un-soplo.jpgIl corpus allestito che Di Bianco propone per quest’esposizione presso la gallery di Sabina Albano si compone di 9 lavori di grandi dimensioni realizzati con tecnica mista: acrilici, smalti, gessi, resine, persino stralci di tessuto o di altri materiali sia su tela, che su supporti che vanno dal legno a velluto, coperte e tappeti. Oltre a ciò, in mostra anche 5 lavori su carta di più piccole proporzioni.

L’originalità dell’artista napoletano sta proprio nella tecnica pittorica e nel suo stile che, pur non scevro da evidenti influenze, si emancipa ben presto da esse maturando una personale e autentica sintassi dell’immagine. Di Bianco, infatti, nel suo iter artistico disegna una parabola che non si esaurisce nella normale diacronia di un graduale passaggio da un lessico più chiaramente figurativo a uno più incline all’astrazione, ma che affianca e combina le due modalità espressive in un’equilibrata commistione di segni pittorici astratti, parole, frasi, sembianti umani e altri elementi figurativi. Alla stessa maniera, miscela i più classici oli su tela con supporti originali e tecniche miste che chiamano in causa i materiali e i linguaggi più svariati, non lesinando neppure una tonalità dell’ampio ventaglio cromatico. Non è un caso, difatti, che i dipinti di Di Bianco abbraccino colori saturi e non, primari e secondari, caldi ma pure freddi, tinte e nuance acide, metalliche, così come sfumature più morbide o vivide. Tutto ciò in fondo è frutto del bagaglio di Di Bianco che, prima di approdare a un proprio idioma artistico, che tiene conto della lezione dei grandi maestri dell’Espressionismo tedesco e americano, Basquiat e Schnabel, per citarne solo un paio, ha rivolto la sua attenzione anche al Rinascimento, al Realismo e all’Impressionismo.
Dunque, suggestioni e influssi delle scuole e delle correnti artistiche fatti propri e rielaborati in maniera inedita dal creativo partenopeo. A cominciare dal ricorso a scritte, parole ed estratti in inglese arcaico, estrapolati essenzialmente dall’opera shakespeariana, e ultimamente pure in spagnolo. Vocaboli e sintagmi che si frangono sulla tela, a volte assorbiti da essa, altre volte quasi pronti a fuoriuscirne; veri e propri input per chi guarda, per sollecitarne la reazione emotiva e la decodifica in maniera del tutto libera e non precostituita. È il dato interiore e soggettivo che dall’anima dell’artista giunge alla realtà senza alcuna mediazione, sovrastruttura o inutili fronzoli e orpelli. Un’arte diretta, di forte impatto, che si sottrae quasi sempre all’illusione del volume e della prospettiva, per concentrasi sull’essenzialità di linee spezzate, colori forti, segni duri e talvolta più spigolosi.
Una sorta di graffiti, figli di quella concept art e della street art, sempre più seguite e nobilitate, che si alternano e si fondono con sagome umane, legando il dato figurativo e quello astratto, così come il bianco e il nero (in una visione quasi ‘manichea’ del colore), le tonalità fredde e quelle calde, la tela dipinta e il materiale (legno, ad esempio) vivo e consunto, lasciato nudo e della sua tinta naturale all’interno dell’opera. Spesso le pennellate sembrano voler ‘oltraggiare’ la superficie su cui si abbattono virulente e potenti; altre volte l’accarezzano e sfumano, o addirittura sfociano in ‘sbavature’ intenzionali. Di sicuro la sensualità, la passione, la forza, la pura energia e il ‘caos per nulla calmo’ sono alcune delle cifre più interessanti della pittura di Di Bianco.

Si inaugura giovedì 13 marzo 2008 alle 19:00.
La mostra è visitabile, presso “SABINALBANO Modart Gallery” – WILLY SANTANGELO (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, NAPOLI. Info: 081/421716), sino al 3 aprile tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00.

Satoshi Hirose

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Microcosm

La Galleria Umberto Di Marino Arte Contemporanea e’ lieta di presentare, giovedi’ 6 marzo 2008, per la prima volta nello spazio napoletano, la nuova personale di Satoshi Hirose dal titolo Microcosm. Analizzando i nuovi stili di vita contemporanei, l’artista giapponese ne mette in evidenza la complessità e le contraddizioni; la metafora del viaggio diventa il mezzo per muoversi attraverso differenti culture e tradizioni. I cambiamenti dovuti alla globalizzazione spingono spesso l’individuo ad una perdita d’identità nel continuo scambio d’informazioni con il mondo esterno e questo processo, favorito dall’ampliamento delle nuove tecnologie, crea le premesse per un adattamento sociale cui si assiste ogni giorno, ma con modalità che variano di volta in volta. L’artista compie una raffinata elaborazione di queste premesse, giungendo ad una personale estetica della leggerezza e ad una riflessione piu’ profonda.

In occasione del progetto appositamente concepito per la Galleria Umberto Di Marino Arte Contemporanea, l’esposizione ruota intorno ad alcuni concetti, che forniscono un’unica chiave di lettura a frammenti di realtà provenienti da contesti apparentemente distanti. Grazie all’uso frequente dell’analogia e della metonimia, la mostra si presenta come un piccolo microcosmo, all’interno del quale ogni elemento entra in relazione con le opere, proprio come accade nel rapporto quotidiano tra l’io e gli altri. Prendendo spunto dai testi di Deleuze relativi alle teorie di Spinoza, Satoshi Hirose osserva come le piccole particelle d’atomo si fondono a formare le infinite possibilità della materia con combinazioni sempre differenti. Allo stesso modo, gli esseri umani mescolano le proprie vite in una molteplicità di nuove culture che oltrepassano i confini fisici e mentali.

Attraversare gli spazi e ridurre le distanze dà una diversa conoscenza delle cose, che influisce anche sul rapporto con il proprio corpo e con il proprio modo di percepire. L’idea di movimento che misura i luoghi attraverso l’interazione dell’uomo con cio’ che lo circonda e’ propria della cultura orientale ed offre lo spunto per l’opera collocata nella prima stanza. Il Giardino dei sensi (titolo preso a prestito dal libro di Mario Praz) cattura immediatamente l’attenzione del visitatore grazie al forte odore di limoni proveniente da un piccolo albero. Piantato in un’inusuale teca di vetro e’ un elemento di continuità con altri lavori già presentati dall’artista in prestigiosi musei stranieri, mentre Beans Cosmos e’ un esempio di Universo in miniatura, dove materiali poveri come i fagioli vengono decontestualizzati e accompagnati ai metalli preziosi, trovando un’inedita dimensione.

Nell’ambiente successivo gli stessi materiali vengono utilizzati insieme alla paraffina per ricreare nei dipinti l’effetto d’immensi cosmi, la cui imponenza ci obbliga per contrasto a considerare la fragilità di Vertumnus, in cui l’acqua riesce a legare due sostanze tanto dissimili come quella del marmo e dei fiori di ninfea con piccole e lente sovrapposizioni di piani ed ombre, che durano solo il tempo di un attimo. Infine nell’ultima stanza, Il Giardino della Meditazione si presenta come un vero e proprio ecosistema all’interno di una lampada, in cui l’effetto della luce sulle piante e’ indotto artificialmente, in attesa di provocare una volta di piu’ inaspettati cambiamenti.

Il 29 novembre 2008 l’artista sarà presente alla Galleria Tomio Koyama di Tokyo con una nuova personale intimamente legata a quella di Napoli, ove svilupperà ulteriormente le tematiche trattate.

Inaugurazione: giovedi’ 6 marzo 2008 – ore 19-22

Galleria Umberto Di Marino Arte Contemporanea
via Alabardieri, 1 – Napoli
Orario: lunedi’ ore 16:00 / 20:00, martedi’ – sabato ore 10:30 / 13:30 e 16:00 / 20:00
Ingresso libero