2 December, 2008
Martedi’ 2 dicembre 2008 allo Studio Trisorio di Napoli e giovedi’ 4 dicembre allo Studio Trisorio di Roma, alle ore 19.00, saranno presentati gli ultimi lavori di Umberto Manzo.
Nelle opere piu’ recenti Manzo ritorna alle carte, le accumula in teche di ferro e vetro. Come nei suoi primi lavori il corpo resta l’unità di misura imprescindibile, il luogo privilegiato della sua indagine, ma piuttosto che disarticolarlo stratificandolo nei diversi piani dell’opera, o ridurlo a sagoma come negli oli su tela realizzati fra 2005 e 2007, l’artista lo riporta in piano e attraverso tagli geometrici profondi indaga oltre la superficie, alla ricerca di nuovi molteplici significati, di un ordine nuovo, di frammenti di memoria.
Fin dagli anni Ottanta il lavoro di Umberto Manzo e’ caratterizzato da un percorso coerente che l’ha portato a confrontarsi con materiali e tecniche eterogenei come l’emulsione fotografica, la grafite, gli oli, i colori e le colle vegetali, la cera, fino ad elaborare un proprio linguaggio, una propria narrazione inconfondibile.
Umberto Manzo ha esposto in gallerie private e spazi pubblici oltre che in Italia, anche in Francia, Germania, Spagna; le sue opere fanno parte di importanti collezioni italiane ed estere. Alcuni suoi lavori di grandi dimensioni sono installati in permanenza nella stazione -Cilea- della Metropolitana di Napoli.
Inaugurazione
Martedi’ 2 dicembre 2008 allo Studio Trisorio di Napoli, alle 19
giovedi’ 4 dicembre allo Studio Trisorio di Roma, alle 19
Studio Trisorio Napoli
Riviera di Chiaia, 215
lun-ven 10.00/13.00 - 16.00/19.30
sab 10.00/13.00u’fino al 10 gennaio
ingrsso libero
Studio Trisorio Roma
Vicolo delle Vacche, 12
mar-sab 16.00/20.00
fino al 30 gennaio
ingresso libero
2 December, 2008
Appuntamento speciale martedi’ 2 dicembre in occasione del Natale 2008: Galleria Monteoliveto in Piazza Monteoliveto, apre le porte a forme e colori con le geometrie urbane di Thale’s realizzate da Antonio Nicola Ciervo. Le sue idee di landscape di città, di facciate urbane, fronte mare, tetti, finestre, cupole, strade, giardini e piani d’acqua trovano le forme dell’architettura e i colori del sole e della gioia di vivere: una ricerca che mescola arte, architettura e urbanistica, per un paesaggio urbano, ideale e colorista, nel desiderio di riconciliarci con l’urbanistica e il caos delle città moderne.
Le geometrie urbane di Antonio Nicola Ciervo, firmate Thale’s, prendono forma su supporti contemporanei o di recupero: teiere, piatti, vasi, servizi da te’ e caffe’, lampade e altri oggetti dai nomi che hanno il fascino -d’altrove-: Papyrus, toits dans le parc, le village, toits dans le Parc, New York, place carre’e, vol d’oiseau, monts et mare’es, Circus. Realizzazioni dai colori vivi e luminosi del rosso, dell’arancio, del giallo, del turchese, racchiusi da fili color oro e rame, alcune prediligono il supporto di porcellane di recupero di altri tempi, sulle quali si incrociano i temi relativi al mondo di forme, paesaggi e viaggi.
Tutte le creazioni sono pezzo unico.
Questa particolare ricerca prende spunto dai lavori realizzati su tela dall’artista nel percorso che lo vede presente da Parigi a Bruxelles e Anversa e nel Sud della Francia, attualmente in mostra all’Agora Gallery di New York, dal 12 dicembre 2008 nell’ambito della Mostra -Odyssey Within-.
GalleriaMonteoliveto affianca alle geometrie urbane di Thale’s, fotografie, sete, vetri ed altri oggetti d’arte per un Natale colorato e in allegria.
Martedi’ 2 dicembre 2008 alle ore 17,30
Galleria Monteoliveto
Piazza Monteoliveto, 11 - Napoli
Ingresso libero
29 November, 2008
Il Madre di Napoli ospita la prima mostra personale dell’artista britannica Ceal Floyer organizzata in una istituzione pubblica italiana. La mostra a cura di Mario Codognato presenta una selezione di lavori, con una rivisitazione site specific deliberatamente studiata per gli spazi del MADRE. Circa 15 opere divise tra video, istallazioni e sculture, permettendo di ripercorrere il percorso artistico di Ceal Floyer. La mostra sarà allestita nei nuovi spazi del secondo piano precedentemente occupati dal bookshop, ed ora dedicati all’esposizioni temporanee.
La chiarezza del pensiero di Ceal Floyer e la presentazione volutamente sintetica delle sue ide’e, si rivela in ogni aspetto della sua arte. La sorprendente semplicità del suo lavoro e’ sempre impregnata da una particolare vena di ironia, con il proposito di rappresentare la consapevolezza dell’assurdo. L’uso del doppio significato in ogni opera, inteso come un duplice punto di vista della stessa, costringe lo spettatore a rinegoziare la propria percezione del mondo. Tutti i suoi lavori, tutti gli oggetti da cui sono composti sono sempre readymade, tutti nascono con l’intento di esaminare la tensione dialettica che inevitabilmente si crea tra l’ordinario ed il suo essere concreto, come una costruzione immaginifica del significato reale, del valore reale, legato all’uso stesso degli oggetti rappresentati. Ecco che prendono vita opere come Drill, Mousehole, Untitled Installation (Dotted line), Exit, con la volontà di rappresentare quello che sono ed allo stesso tempo con la voglia di identificare la semplicità con la complessità dell’essere semplicemente cio’ che rappresentano, dando cosi’ vita ad un inevitabile meccanismo di riflessione sull’ovvio. Ceal Floyer:
“La mia intenzione e’ vedere le mie idee dimensionate alla vita reale, nella vita reale, non soltanto in rapporto alla loro dimensione, alla scale di rappresentazione, ma in termini del loro valore riguardo alla situazione alla quale si rapportano o al loro stesso significato. Le mie opere sono molto di piu’ di idee aldilà di qualcosa. L’arte dopotutto non e’ altro che una possibile manifestazione, una sorta di Cavallo di Troia per le idee.”
Ceal Floyer nasce in Pakistan nel 1968. Si trasferisce a Londra per studiare al BA Goldsmiths College dove si diplomerà nel 1994. Attualmente vive e lavora a Berlino. Vincitrice nel 2007 del Nationalgalerie Prize for Young Art, prestigioso premio per giovani artisti. A partire già dal 1992 partecipa a numerose collettive nella capitale britannica e già dal 1995 le gallerie le dedicano mostre personali. Nel 1997 espone per la prima volta alla Lisson Gallery, seguiranno le mostre del 2002 e del 2006, entrando cosi’ definitivamente a far parte della scuderia degli artisti della prestigiosa galleria londinese. Contemporaneamente espone per la prima volta nel 2005 presso la Esther Schipper Gallery a Berlino che ha ospitato nuovamente una sua mostra nel 2008.
Inaugurazione sabato 29 novembre ore 19
MADRE - Museo d’Arte Donna Regina
via Settembrini, 79 (Palazzo Donnaregina) - Napoli
Orario: dal lunedi’ al venerdi’ ore 10.00 - 21.00; sabato e domenica ore 10.00 - 24.00; Giorno di chiusura: martedi’
Biglietti: Intero: euro 7.00; Ridotto: euro 3.50; Audioguide euro 4.00. La mostra rientra nel circuito CampaniaArtecard
27 November, 2008
Pecha Kucha Night arriva, per la prima volta, a Napoli giovedì 27 novembre dalle ore 20,20 allo storico Cafè Gambrinus!
Pecha-Kucha Night (PKN), parola onomatopeica giapponese che significa chiacchiera, è un evento che offre ad architetti, artisti, interior designers, grafici, video artisti, stilisti, editori, pubblicisti, studenti o chiunque appartenga all’industria creativa la possibilità di far conoscere al pubblico il proprio lavoro e le proprie idee.
Ideato da Astrid Klein e Mark Dytham (Klein Dytham architecture, KDa) nel 2003 ed oggi presente in 149 città nel mondo, PKN coinvolge 20 creativi ciascuno dei quali presenta 20 immagini per 20 secondi ciascuna: totale 6 minuti e 40 secondi.
L’edizione napoletana è coordinata da Matteo Belfiore (architetto), con la collaborazione di Danilo Capasso (designer), Diana Marrone (pr), Dario Natale (grafico), Sossio De Vita (laureando in architettura).
Per candidarsi a partecipare come relatori è necessario inviare un breve testo di presentazione ed una sequenza di 20 immagini a info@zoonestudio.it (entro e non oltre le ore 9AM di domenica 23 novembre).
La partecipazione come pubblico è aperta a tutti gli interessati di qualsiasi età. L’ingresso è libero.
Info: www.pecha-kucha.org www.pkna.org
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giovedì 27 novembre 2008
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| Ora: |
20.20 - 23.20
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| Luogo: |
Cafè Gambrinus
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26 November, 2008
K:D ..un posto dove star bene. dove poter stare insieme e ritrovarsi.
la musica, il cibo, le mostre hanno il fine di dar piacere ma anche di far riflettere, suscitare
emozioni! ecco spiegato il gioco di parole tra dinner, come cena e inner, come intimo, la parte più interna di noi. un poco come il riservato giardino interno del K:D nascosto da occhi indiscreti. alla base di tutto il desiderio di comunicare. una comunicazione attenta, mai superficiale e sempre provocatoria. il kestè di pozzuoli (ri)apre i battenti con la specifica volontà di dare un segnale forte sull’importanza di essere partecipi e presenti. stimolanti appunto.
lo fa con una mostra su un tema scottante di attualità campana (e non solo. vedi box mostre), con esperimenti creativi in cucina e cene a tema. tutti i giovedì vi aspetta per giocare a farvi venire l’acquolina in bocca. la cucina si propone di dare qualità, fantasia e novità rivolgendosi ad un pubblico “pop coerentemente con le mostre e la musica proposta. a dicembre 3 appuntamenti tematici ai fornelli; per il 4 il melograno, l’11 il senegal ed il 18 il vapore. (su prenotazione 0815513984 -
segreteria@keste.it).
a guarnire il tutto i selectors della cooperativa woodstock. più conosciuti come i “kjs” vi proporranno serate di ascolto musicale raffinate e sempre ricercate. l’intento è creare un tappeto di ascolto che accompagni gli avventori. mai invadente ma sempre attento a ciò che accade. ogni giorno un kj. un emozione differente.
le mostre di dicembre
STAR TRASH 27/11 - 7/12
(sacchetti in mondovisione)
di sbadituf
un viaggio tra la spazzatura campana quello proposto da sbadituf. scandito da ironia, sarcasmo e trovate irriverenti capaci di portare all’attenzione gli aspetti più seri di quella che è vera e propria “trash connection”.
i simpatici protagonisti, i rifiuti di sbadituf, personaggi reali vivono di mali “umani” e sentono soprattutto un alibi. dietro i cumuli di immondizia c’è una civiltà negata e privata dell’informazione:
sotto si nasconde invece la vera emergenza, quella dell’irreparabile inquinamento prodotto dai rifiuti industriali tossici, dei terreni agricoli, delle acque, del cibo e della salute.
TRATTI DA RITRATTI 11/12 - 26/12
di rino sorrentino
tecnica mista su carta
BRAZIL 27/12 - 11/01/08
un reportage di laura pacelli sulla condizione dei i ninos capeça nella favela di santa terezinha periferia sud di san paolo.
giovedì 27 novembre 2008 alle ore 21:00
a pozzuoli, corso umberto I 51/a
(nuovo lungomare pertini-fine di via napoli) inaugurazione del Kestè d’inner.
25 November, 2008

L’immaginazione e’ un meccanismo che puo’ produrre continui rovesciamenti di senso all’insegna di un esercizio ininterrotto della logica: oggetti che cambiano di senso, azioni reali che diventano virtuali e viceversa. La realtà dal canto suo produce turbinosamente un caleidoscopio di differenze che generano condizioni ingarbugliate da attribuire ad un sentimento unico.
L’installazione di Jordan Wolfson (New York, 1980) ha per soggetto il senso moderno della differenza. “Basics” e’ un video a doppio canale proiettato su entrambi i lati di uno schermo sospeso. Il primo lato mostra un mimo da solo in uno studio fotografico intento a fingere di fotografare, mentre un audio estratto da YouTube trasmette l’assurdo sproloquio di un giovane sulle religioni. Il video e’ concettualmente portato indietro e oscurato dalla seconda proiezione che trasmette l’immagine fissa su un testo che parla di piccoli elettrodomestici e di cucina. L’installazione si estende per tutta la galleria prolungandosi oltre lo spazio della proiezione attraverso un sistema di panche poste lungo i muri. Il significato che si fonda sull’utilizzo pratico delle lunghe sedute rimanda a quello proprio di una palestra o di una prigione. Innescando un gioco di riproduzioni, appropriazioni, analogie e ambiguità, Jordan Wolfson crea un continuo e distorto mix di realtà, immaginazione e critica della cultura.
Jordan Wolfson vive e lavora tra New York e Berlino. Ha al suo attivo diverse mostre personali tra cui: Untitled false document, Swiss Institute of Contemporary Art, New York (2008); Kabinet für aktuelle Kunst, Bremerhaven (2008); Art Statements (con T293), Art 38 Basel, Basel (2007); Optical Sound, Gamec - Galleria d’ Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo (2007); Galerie Johann König, Berlino (2007). Tra le mostre collettive recenti: T- Torino Triennale d’Arte Contemporanea, 50 lune di Saturno, Torino (2008); No information available, Gladstone Gallery, Brussels (2008); Presentation collection, S.M.A.K., Gent (2008); The Eternal Flame, Kunsthaus Baselland, Basel (2008); Passengers, CCA Wattis Institute, San Francisco (2008); Learn to Read, Tate Modern, Londra (2007); Stop & Go, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2007); the 2nd Biennial of Contemporary Art in Moscow, Mosca (2007).
Inaugurazione: 25 novembre 2008 ore 19
T293
via Tribunali, 293 - Napoli
Orari: 12 - 19 martedi’ - sabato
Ingresso libero
25 November, 2008

Domenica 23 novembre, alle ore 11,30, sarà inaugurata al Museo Pignatelli la mostra dedicata alla fortuna dell’immagine del Real Sito del Fusaro.
Saranno esposte numerose raffigurazioni del raffinato sito borbonico: circa ottanta opere tra porcellane, acquerelli, disegni, incisioni, dipinti e numerosi oggetti d’arredo d’epoca, legati alla storia della Casina. Dalla splendida tela di Jacob Philipp Hackert alle raffinate incisioni inglesi, dalle porcellane della Real Fabbrica Ferdinandea agli acquerelli di Gigante.
Il lago Fusaro era una zona palustre, ricca di selvaggina stanziale e migratoria, per gli antichi era nota come -palude Acherusia’, sede degli Inferi ed e’ una laguna salmastra; il bellissimo Casino Reale di caccia, detto Casina Vanvitelliana, fu costruito, nel 1782, da Carlo Vanvitelli, per volere di Ferdinando IV di Borbone che aveva una forte passione venatoria e nel lago venne incrementata la coltura delle ostriche.
Ma la Casina accolse anche ospiti eccellenti: oltre l’intera dinastia dei Borbone, ospito’ Francesco I Imperatore d’Austria, sir William Hamilton, Giuseppe II d’Asburgo-Lorena, Gioacchino Murat, il Principe di Metternich, lo Zar di Russia Nicola I, per citarne solo alcuni; a conferma del fatto che non fu soltanto luogo di svago ma anche importante punto d’incontro e riferimento territoriale.
L’esposizione si pone l’obiettivo di approfondire la conoscenza del territorio del Fusaro e di questo piccolo, ma notevole esempio di architettura neoclassica; anche per sottolineare, nuovamente, il fascino che l’intera area dei Campi Flegrei ha esercitato nei secoli sui viaggiatori italiani e stranieri, letterati, poeti, appassionati e studiosi di vulcanologia, che si ponevano, lungo questo itinerario, sulle tracce di antichi percorsi, di antichi miti, Virgilio e Tacito alla mano.
Museo Principe Aragona Pignatelli Cortes
Riviera di Chiaia, 200 (Villa Pignatelli) - Napoli
Orario: tutti i giorni ore 8,30 - 13,30; martedi’ chiuso
Ingresso: Intero: mostra e museo euro 5; solo museo euro 2
La mostra rientra nel circuito Campania Artecard
23 November, 2008

Nel prosieguo del percorso intrapreso da due anni, la Galleria Merliani 137 continua nel suo sondare la pittura contemporanea cercandone i vari accenti e linguaggi di una realtà come quella partenopea e campana, fucina inesauribile di forti cromie e legami con la figurazione e le materie.
Tre artiste mediterranee figurative e alla ricerca di una condizione del bello in chiave femminile, dove la donna è protagonista su tela e nella realtà come archetipo della armonia delle forme, e come per millenni la rappresentazione del corpo femminile è risultato essere chiave di lettura dell’estetica, nelle opere delle tre artiste le formule sono diverse, ma l’unicum è dato dalle composizioni armoniche, dove la forza espressionista del cromatismo e della materia nelle opere di Miriam Maddalena, giovane artista napoletana, si contrappongono alla ricerca di un femmineo superiore nelle opere di Angela Maria De Rosa, che fondendo pittura e materie si fa interprete della nuova figurazione – Marilisa Mazza alla sua prima collettiva, risulta ancora legata ad una pittura istintiva e alla ricerca di uno sfogo che nelle composizioni si presenta in forma astratta e con un occhio alle formule della pop art, ma anche lei sonda in un misto tra astrazione e figurazione in alcune sue opere il corpo femminile.
Terra vulcanica che inonda di odori acri di zolfo, che svela gemme pure e colori irriproducibili e che ispira anche il lavoro di queste tre artiste con l’utilizzo dei materiali e con le cromie e le sinuose armonie sono infatti la miscela con cui le opere si presentano allo spettatore e dove forme, cromie, segni, luci, materie sono varie sfaccettature di una sola volontà, essere nel contemporaneo in forma vigorosa e lieve al tempo stesso, rappresentare l’umanità e la femminilità, essere interpreti di un diffuso sentire di solitudine ed esorcizzarne il senso con donne fluttuanti e figure dai colori forti. Una collettiva che é più giusto chiamare tripersonale, dove ogni artista espone e presenta una decina di opere dell’ultima produzione.
Una mostra godibile e avvolgente, con protagoniste tre donne, napoletane, campane, protese alla definizione del bello attraverso il fare femminile.
Galleria Merliani 137
Via G.Merliani,137 – 80129 Napoli
27 novembre/ 8 dicembre 2008
Inaugurazione giovedì 27 novembre ore 18,00
21 November, 2008

Una delle cose che mi ha sempre affascinato dell’arte e’ la sua terribile fisicità, il suo nascere con una destinazione in se’, con una collocazione prestabilita, in stretta relazione col circostante, con lo spazio, con la realtà dei luoghi.
Per lunghi secoli, direi quasi fino al termine all’Ottocento, ogni opera non era mai casuale, nasceva da un bisogno, dal desiderio o dalla necessità di un qualcuno diverso dall’artista che sapeva già la funzione che quell’opera avrebbe dovuto assumere e il luogo ove avrebbe dovuto essere collocata. A questa fisicità cosi’ tanto concreta da essere destinazione, ne corrispondeva poi un’altra, quella del luogo in cui l’artista eseguiva l’opera, luogo che spesso coincideva con quello di destinazione (si pensi alla Sistina o al Cenacolo dipinto nel refettorio), ma che nel frattempo, nel corso dell’esecuzione veniva a trovarsi privato della propria funzione, della propria identità per assumere quella di officina, di laboratorio di spazio (o meglio di “stanza” recuperando con questo termine il suo significato poetico) dove le idee prendono forma e concretezza, dove diventano materia, grazie alla tecnica e grazie, soprattutto, al pensiero e alla creatività.
Si tratta di due fisicità diverse, la prima statica e durevole, che prende forza da cio’ che e’, ossia dal proprio contenuto (le opere che ospita, le funzioni o i riti che vi si compiono), la seconda dinamica ed effimera, che esiste solo nel momento e nel tempo limitato al processo creativo. Della prima abbiamo milioni di testimonianze, pur se ad un certo punto sono nati i musei, luoghi/non luoghi in cui le opere sono state artificiosamente raccolte strappandole al luogo d’origine, al quale nella maggior parte dei casi erano legate in maniera radicale. Della seconda fisicità, di quella dinamica e creativa, proprio per il suo essere fuggitiva e momentanea non ne e’ rimasto quasi nulla. Anzi, per lungo tempo, nulla, assolutamente nulla.
Bruno del Monaco ci ridona questa fisicità perduta dell’arte. E lo fa con la leggerezza del documentarista,
direi quasi con l’istinto e l’ispirazione del reporter che coglie l’ attimo, che sa che la realtà fugge via e che con
uno scatto si deve acchiappare non solo cio’ che accade, ma anche il clima in cui accade.
Tuttavia proprio in questo particolare, in questa capacità di ridonare attraverso un’immagine cio’ che non si vede, cio’ che l’immagine non riproduce e rappresenta si consuma una frattura insanabile fra la testimonianza o il racconto e l’agnizione. Le immagini di del Monaco, infatti, piu’ che raccontare 40 anni di arte contemporanea a Napoli fanno scoprire la vivacità e l’intensità di una città che nel tardo Novecento ha trovato nell’arte una propria forma d’essere, pur senza mai percepirsi come luogo d’arte, come luogo pieno d’atmosfera giusta per l’arte.
Sono immagini vivide quelle di del Monaco, proprio perche’ parlano di quell’atmosfera, proprio perche’ rintracciano quei luoghi in cui dell’arte ha preso avvio il processo creativo: un caffe’, la saletta di una libreria, un’aula universitaria, un atelier, un portico. Stanze, appunto. Alcune immagini paiono soffermarsi su particolari secondari e insignificanti, che colgono gesti casuali o oggetti lontani.
Invece emanano una forza straordinaria: li’ dentro c’e’ tutto quello che non si vede, il senso di un fermento, di
un ragionamento, di un discutere, di un restare attoniti, ammaliati, sorpresi di fronte alle parole o ai gesti altrui.
È cosi’ che le fotografie, per chi guarda, diventano scoperta, perche’ quei particolari offrono all’osservatore la
possibilità di ripercorrere il tempo e l’occasione di intromettersi in uno spazio, “entrando” nell’immagine e girovagandovi dentro, attorno, sopra, lateralmente, andando oltre essa, scoprendola. Piu’ che quarant’anni, Le Case dell’ arte racconta energie, mette a nudo, nei luoghi, molti dei quali ormai scomparsi, quella fisicità dinamica senza la quale l’arte semplicemente non e’.
PicaGallery
vico Vetriera, 16 - Napoli
Ingresso libero
18 November, 2008

Riparte la stagione delle mostre nel centralissimo e raffinato spazio di SABINA ALBANO, da sempre attenta a suggestioni e tendenze fuori dagli schemi, che sposino i due ambiti dell’arte visiva e della moda. Anche questa doppia personale, infatti, propone un allestimento davvero sui generis. A cominciare dal fatto che a esporre non sono solo due creativi, ma anche un padre e una figlia. Due stili apparentemente diversi che comunicano attraverso un unico, coerente percorso visivo, frutto dell’incontro-scontro tra generazioni differenti, che si sublima e palesa in un dialogo artistico di forme, colori, tecniche e supporti vari e compositi. Una mostra che come sottotitolo potrebbe avere la dicitura “di padre in figlia”, dal momento che, senza mai abbandonare le proprie scelte artistiche e compositive, i Del Prete si passano una sorta di ideale ‘testimone creativo’, arricchendosi l’una dell’influsso dell’altro e viceversa. Il tutto in un gioco di mutui rimandi e tacite citazioni che descrive una specie di parabola che dal formale si orienta verso l’informale, da una genesi determinata cresce verso nuove aperture e prospettive sperimentali. E forse ciò è ancor più evidente nella diacronia creativa e nell’esperienza di ANTONIO DEL PRETE, che per questa personale propone un’ardita ma omogenea miscellanea di 4 sculture e 2 dipinti, spostandosi da un retaggio figurativo verso un ampio respiro avanguardistico e di ricerca. Comun denominatore delle sue opere il tema dell’indagine ontologica che ciascun individuo compie nell’arco della propria esistenza. Due sculture sono volti apparentemente definiti, ma con peculiarità che danno un saggio dell’impegno dell’uomo per emergere dalle difficoltà, della forma che gradualmente fuoriesce dalla materia per potersi definire. Un’altra scultura, sempre un volto, poggia su di una tavola di legno d’ulivo con su foglie laccate d’argento, mentre al suo interno fa intravedere una nuance rossa a testimonianza, nell’intento del suo autore, dello scorrere inesorabile del tempo. L’ultima creazione scultoria è in creta e risale a quando l’artista aveva solo 14 anni. Due i dipinti che si affiancano alle precedenti opere, realizzati su due tavole lignee del ‘700 donate da una chiesa, che fotografano il golfo in differenti scorci e vedute e su ambo i lati del dipinto, disegnando perfettamente il passaggio dal figurativo all’astratto, dal visivo-estetico al meramente emotivo-etico. In una di queste raffigurazioni la particolarità è anche una linea di pigmento che il pubblico può toccare e ‘rubare’, in una sorta di vero e proprio scambio tra astante e opera-autore, un travaso di colore e linfa creativa.
Si inaugura giovedì 20.11.2008 alle 19:00 “MUSE MUTANTI”, la doppia personale di ANTONIO DEL PRETE e PAOLA DEL PRETE. La mostra è visitabile, presso la “SABINALBANO Modart Gallery” (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, NAPOLI. Info: 081/421716, sabinalbano@yahoo.it), sino all’11.12.2008 tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00. Ingresso gratuito.