Archive | dicembre, 2007

Maria Pia Daidone

daidone.jpgRisvegli

Maria Pia Daidone, napoletana, frequenta l’Istituto Statale d’Arte “Filippo Palizzi”. Conclusa la maturità artistica, comincia ad insegnare. Negli anni Novanta ritorna all’Accademia di Belle Arti di Napoli dove segue i corsi di pittura di Carmine Di Ruggiero e si diploma nel 1996 con la tesi “L’idea del volo nella poetica visiva di Paul Klee- per la cattedra di Storia dell’Arte.

Dal 1995 Maria Pia Daidone si avvicina ad un mondo pittorico proiettato verso l’informale, fino ad arrivare un anno dopo alla realizzazione della prima serie di “Cerchi Graffiti” e tra il 1997 e il 1998 sviluppa una selezione di lavori intitolata “Nonsolocerchi” dove eredità materiche, prodotte da graffi, solchi, tratti e segmenti, determinano un forte dinamismo visivo. Del 1998 e’ anche la serie degli -Accertamenti Metropolitani”; si tratta di un’operazione in cui l’artista, utilizzando i cosiddetti -grattini- del parcheggio ed ispirandosi alla figura dell’ -Accertatore- che vaga tra i parcheggi con il blocchetto delle multe, pronto a punire i trasgressori, riesce a creare una serie di immagini ironiche e beffarde.

Dal 2000 ad oggi Maria Pia Daidone parte da una serie dedicata ai birilli ed elabora la sagoma del birillo conferendovi un alone enigmatico e occulto di sapore antico. Le ultime opere di Maria Pia Daidone conservano sempre quest’idea primigenia della sagoma incentrata sulle emozioni, i drammi, i colori, ma anche sul bianco e il nero della vita, concepita come una distesa di corpi, che ci ricollegano alle reminescenze primordiali, ai ricordi di passati lontani o scolpiti nella nostra memoria attraverso presenze oniriche.

-RISVEGLI-, l’opera esposta dalla Daidone alla LaPareteArtiContemporanee, tende a sollecitare una sorta di purificazione mitizzante e idealizzante in cui le figure dipinte possono essere considerate come simulacri posti all’origine delle nostre sensazioni. L’opera consiste in tre riquadri dipinti incasellati in una testata di letto. Il flusso che dai corpi raffigurati si produce costantemente apre l’immaginazione ad un’eterna mutazione del loro significato. Le combinazioni, poi, che nell’ambiente pittorico si compongono, avvengono rapidamente, perche’ esse non richiedono che il corpo si ricomponga per intero nella sua profondità e che venga all’istante compreso dalla moltitudine. Tuttavia, la mutazione impercettibile non appare affatto in contrasto con le attestazioni dei sensi: basta considerare il modo in cui tali realtà portano a noi attraverso un flusso che dalle cose esterne – le conoscenze evidenti e le conformità dei nostri saperi – riporta alle cose stesse, alla res extensa. La sagoma-corpo vista come strumento di ri-generazione nel piacere, nell’aldilà, nel risveglio e’ un costante bersaglio verso cui scagliare i nostri smarrimenti e affrancarci da essi.
Marilina Ansaldi

Bottega Caiafa
Via Montesanto, 15 – Napoli

Arte contemporanea all’Osservatorio Astronomico

osservatorio.jpg

Collettiva

Giovedi’ 20 dicembre 2007 alle ore 19,30 presso l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte in Via Moiariello 16 Napoli, alla presenza del Presidente della Provincia di Napoli Dino Di Palma, dell’Assessore ai Beni Culturali della Provincia di Napoli Antonella Basilico, del Soprintendente per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Napoli e Provincia Enrico Guglielmo, del Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte Luigi Colangeli e di Graziella Lonardi Buontempo degli Incontri Internazionali d’Arte, si inaugura la mostra dal titolo “Arte contemporanea all’Osservatorio Astronomico”.

-Le opere, progettate e realizzate dagli artisti Giovanni Anselmo, Bizhan Bassiri, Giuseppe Di Guida, Carmine Rezzuti, Quintino Scolavino saranno ubicate nel Parco dell’Osservatorio Astronomico, lungo un viale che condurrà il visitatore all’incontro con la scienza. Alla ricchezza della mostra contribuiscono anche le opere di Fiormario Cilvini e Felix Policastro già presenti nel Parco dal 1994 su iniziativa di Tommaso Ferrillo di ARTEXARTE.

La mostra vuole essere espressione della contemporaneità e creazione artistica, il deposito di immagini o anche il luogo della memoria creativa storicamente mediterranea e quindi di linguaggi che si sono andati ad affermare nel panorama dell’arte internazionale. Organizzata dagli Incontri Internazionali d’Arte, e’ stata realizzata con il Patrocinio e il contributo dell’Assessorato ai Beni Culturali della Provincia di Napoli.

Dopo la manifestazione, gli ospiti saranno accompagnati in un tour guidato tra arte e stelle con visite alle installazioni e osservazioni ai telescopi in collaborazione con l’Unione Astrofili Napoletani.

Questa iniziativa e’ contro il -sistema- della camorra

Museo dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte
via Moiariello, 16 Napoli
Ingresso libero

I non luoghi

non-luoghi.jpgFestival delle Arti Video e della Cinematografia

Una rassegna gratuita di video d’arte, cortometraggi e documentari su “I Non Luoghi” delle Città, i1 21 dicembre 2007 dalle ore 16:30 nella sede della Sala Consiliare della Provincia di Napoli, Largo Santa Maria.

Il 21 dicembre 2007 alle ore 16:30 si terrà a Napoli nella sede della Sala Consiliare della Provincia di Napoli in Largo Santa Maria la Nova, il Festival delle Arti Video e della Cinematografia “I Non Luoghi”, una rassegna multimediale – ad ingresso gratuito – di video d’arte, cortometraggi, documentari e fotografie su I Non Luoghi delle città, organizzata dall’associazione culturale “La Seconda Ombra” con il contributo e il patrocinio della Provincia di Napoli.

È la prima volta che Napoli ospita un festival multimediale che descrive in “non luoghi” della città, ovvero tutti quegli spazi – stazioni, aeroporti, centri commerciali, mezzi di trasporto pubblico -, vissuti come un territorio appunto “di passaggio”, come luoghi da attraversare in un percorso che porti da un momento della propria vita ad un altro. Cio’ che infatti trasforma uno spazio in un luogo e’ proprio la capacità di ospitare le storie degli uomini.

Il compito di illustrare “sul campo” il sottile confine che separa un luogo da un non luogo sarà affidato ad una visita guidata lungo le stazioni dell’arte della linea 1 della metropolitana, il cui percorso si snoderà fra le fermate Materdei – Museo – Dante a partire dalle ore 10:00.

Alle ore 16.30 il festival sarà inaugurato dal convegno d’apertura “Luoghi E Non Luoghi”, che discuterà della definizione di non luogo e presenterà gli artisti che partecipano all’evento; interverrà il consigliere provinciale di Rifondazione Comunista Salvatore Napolitano. La rassegna di video d’arte, curata da Giorgia Sabatini, critica d’arte e organizzatrice di eventi, intende esplorare il rapporto delicato tra habitat e comunità, tra lo spazio in mutamento e chi questo spazio lo vive. Infine, una rassegna di cortometraggi e documentari proporrà un gioco in cui ri-conoscere gli innumerevoli “non luoghi” indagati e rappresentati dal cinema.

Questi gli artisti che interverranno alla rassegna con le proprie opere: Luca Atero Di Biase, Domenico Buzzetti, Stefano Cagol, Lucio Carbonelli, Daniele Carrer, Gea Casolaro, Stefano Cormino, Gianni Iannitto, Massimiliano Mattioni, Antonio Moreno, Antonello Novellino, Antonio Patrizio, Nadia Perrotta, Stefano Riva, UGO, Tommaso Valente, Valerio Veneruso.

“Il festival dei video d’arte e della cinematografia ‘I Non Luoghi’ – afferma Chiara Biasco, membro dell’Associazione ‘La Seconda Ombra’ – si propone di diventare un album multimediale da sfogliare per conoscere ed esplorare varie modalità di espressione, una vetrina in cui diventi possibile ammirare e conoscere artisti ed opere spesso non in grado di raggiungere un grande pubblico”.

Sala Consiliare della Provincia di Napoli, Largo Santa Maria la Nova

Georg Trakl o del passo dello staniero

trakl.jpgCollettiva

Nello scenario della cultura mitteleuropea, popolato da artisti come Kokoskha, Schiele, Klimt, intellettuali e scrittori come Karl Kraus, Franz Blei, Hugo von Hoffmansthal, Else Lasker-Schueler, Stefan George, Adolf Loos, Wittgenstein, Georg Trakl si distingue per la sua forte personalità poetica che viene subito riconosciuta grazie alle poesie che pubblica nel Brenner, rivista letteraria diretta da Ludwig von Ficker.

I nostri tre amici, Bilotta-Manigrasso-Moroso, autori della magnifica mostra del 2006, dedicata alle Case di Virginia Woolf, questa volta hanno pensato di far conoscere il giovane poeta Trakl, morto suicida a 27 anni, e oggi considerato il piu’ grande poeta di lingua tedesca del Novecento. Bilotta ha curato la ricerca documentaria e redatto dei testi. Ha collaborato Ilaria Merciai.

Manigrasso ha realizzato i disegni e la scultura e Moroso il modello della casa natale di Georg Trakl.

Inaugurazione venerdi’ 21 dicembre 2007 dalle ore 18.

PicaGallery
vico Vetriera, 16 Napoli
Ingresso libero

La Cina e’ vicina

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La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, allestita al II piano del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, intende presentare gli ultimi sviluppi dell’arte in Cina.
La particolarità dell’arte cinese contemporanea consiste nel suo rapido cambiamento, e, nell’essersi definitivamente staccata dalla rigida ripetizione di soggetti e formule accademiche, volute in passato dal regime maoista.

La -Rivoluzione culturale- voluta da Mao Zedong, tramontata con la scomparsa del leder politico nel settembre 1976, poneva sotto il rigido controllo governativo ogni forma di manifestazione artistica. Agli artisti fu imposto il divieto assoluto di rappresentare i soggetti tipici della centenaria tradizione pittorica cinese come i paesaggi, i fiori e gli uccelli perche’ ritenuti intimisti e frutto di un mondo privato borghese, lontano dal concetto di -arte per le masse-. L’unica corrente pittorica ammessa fu il realismo socialista, di stampo sovietico, i cui soggetti, temi e iconografie trattavano questioni sociali e politiche al servizio dello stato.

L’apertura dei traffici economici iniziati da Deng Xiaoping con l’Occidente, nel 1978, con i conseguenti mutamenti degli aspetti politico-socio-culturali, hanno prodotto la nascita di un paese dal volto nuovo, in cui, finita la censura, gli artisti hanno avuto la possibilità di esprimere liberamente le proprie idee e sperimentare nuovi linguaggi figurativi, dando vita ai primi movimenti d’avanguardia.
Tutti i piu’ importanti musei del mondo si sono interessati a questo fenomeno artistico che trova la sua consacrazione internazionale nella Biennale di Venezia del 1993 e nelle Biennali di San Paolo del 1994 e 1996.

La Cina e’ vicina nasce con il preciso obiettivo di far conoscere e diffondere tale produzione artistica cinese contemporanea ad un pubblico sempre piu’ vasto e interessato. Le opere in esposizione provenienti quasi tutte dalle collezioni dei fratelli Ernesto e Claudio Esposito, di straordinaria bellezza e famose in tutto il mondo, si arricchiscono di importanti prestiti dalle raccolte napoletane di Luciano Narici, Alberto Noviello e dalla Galleria d’arte di Primo Marella di Milano.

La mostra, allestita per temi, aprirà dinanzi al visitatore un’arte e una cultura sostanzialmente estranea alla nostra che ha pero’, oggi piu’ che mai, alcuni punti di tangenza. Il percorso espositivo, composto da oltre 50 opere dei piu’ importanti artisti cinesi contemporanei, intende fornici una visione della Cina che solo tramite l’arte, valicando la distanza, ci comunica una vicinanza che con nessun altro mezzo sentiremmo in maniera simile, aprendo dinanzi al visitatore un mondo artistico di notevole interesse.

Anteprima stampa 14 dicembre ore 12
Inaugurazione 14 dicembre ore 19

Pan – Palazzo delle arti Napoli
Palazzo Roccella via dei mille 60 Napoli
Ingresso: intero 5 euro, ridotto 3

Atlas

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Mimmo Scognamiglio e’ lieto di annunciare la prima mostra personale a Napoli dell’artista inglese Jason Martin noto per la singolare tecnica pittorica capace di ricreare sulla superficie monocroma riflessi e onde di luce naturali attraverso movimenti rotatori, slittamenti materici, che condensandosi in linee e cerchi raggiungono l’effetto di translucenza e dinamismo che caratterizzano il suo lavoro sin dagli esordi.

Ed e’ proprio l’uso di una materia “nuova” a caratterizzare la serie di opere che danno il titolo alla mostra “atlas”: una materia densa, tellurica, come un magma che si imprime sulla superficie e diffonde energia e bagliori luminosi.

Si avverte in quest’ultima serie di lavori tutta la fisicità dell’autore, il suo gesto, il segno, le tracce del dipingere come estensione del corpo dell’artista sulla superficie, il risultato di una lotta pura e perfetta con la materia nella superficie.

“- Lontano da ogni possibile associazione con la neutralità seriale delle ricerche minimaliste, Jason Martin procede costruendo uno spazio dove vivono sempre le inquietudini del dipingere e lo sguardo di coloro che, osservandolo, lo abitano e percorrono. ogni dipinto contiene una vitalità ed una tensione che non vengono mai meno. contemporaneamente, in essi si e’ creato un luogo della percezione che genera nell’osservatore quel coinvolgimento che lo trasporta pienamente e sensorialmente all’interno di una sospesa quiete. tensione e quiete.”(dal catalogo “atlas”)

vernissage venerdi’ 14 dicembre 2007, ore 19

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea
via Mariano d’Ayala 6 – Napoli
Orari: lun- ven 10.30-13.30/15.30-19
Ingresso libero

Due paesaggi sepolti

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La Galleria Alfonso Artiaco e’ lieta di annunciare l’inaugurazione della prima mostra personale a Napoli degli artisti Anne e Patrick Poirier il 14 dicembre 2007 alle ore 19,30.

Anne e Patrick Poirer, nati entrambi nel 1942, di formazione la prima architetto e il secondo archeologo, lavorano insieme dagli anni Sessanta. Il loro sodalizio artistico venne sancito ufficialmente nel 1968, all’inizio del loro soggiorno romano, a Villa Medici, dove arrivarono grazie al Grand Prix de Rome. Artisti interdisciplinari (autori di sculture, fotografie, libri d’artista, installazioni – minime o imponenti) hanno posto al centro del loro lavoro la riflessione sulla violenza della storia, la fragilità delle culture umane e le forme della loro trasmissione.

Temi quali la Memoria personale o collettiva, le sue tracce, la sua architettura cosi’ come il suo funzionamento, da sempre hanno costituito l’ambito della loro ricerca «Per successivi avvicinamenti abbiamo tentato di esplorare e costruire la Memoria, di comprendere questa funzione. Nel corso degli anni abbiamo utilizzato diverse metafore visive e spaziali per tentare di figurarci la -memoria’». Sigmund Freud la descrisse utilizzando l’immagine di una città diroccata. Anne e Patrick Poirier, quasi a seguire quella metafora si appassionano di archeologia e di città antiche. Attraverso la frequentazione di rovine, giardini e l’esplorazione di città di civiltà scomparse il loro interesse per l’architettura e’ andato nel tempo aumentando dando vita alle loro architetture- cervello, città-memoria. Reinventando, infatti, paesaggi di rovine, vere e proprie utopie ribaltate, gli artisti trasmettono la loro idea di lavoro sulla memoria culturale.

Alla Galleria Alfonso Artiaco saranno esposti due minuscoli paesaggi sepolti nel fondo di due calotte craniche, denominati -Pozzuoli-, reminescenza del passaggio degli artisti in quella città; una grande struttura di vetro al centro dello spazio espositivo, un -Labirinto della Memoria-, riprende la forma ellittica del cervello. Costituito da pannelli specchianti con parole e frasi incise su di essi, pone lo spettatore all’interno di una rete inestricabile di pensieri ed echi: una -stanza dell’interiorità’ che suggerisce il perpetuo lavoro della memoria stessa che dimentica e custodisce, luogo dove l’immagine collettiva incontra la psiche individuale. Saranno inoltre in mostra foto di diversi soggetti: come quelle dei fiori trovati da Anne e Patrick Poirier nel corso delle loro quotidiane perlustrazioni, foto di paesaggi di 20.000.000 anni a.c, paesaggi semplici ed incontaminati.

Inaugurazione 14 dicembre 2007

Alfonso Artiaco
P.za dei Martiri 58 – Napoli
Orari di apertura: lunedi’ – sabato 10.00-13.30/16.00-20.00
Ingresso libero

Il Principe Mendicante. Mostra fotografica

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In occasione delle celebrazioni del quarto centenario della morte di San Francesco Caracciolo (originariamente Ascanio Caracciolo), fondatore dell’ordine dei Chierici Regolari Minori, e in concomitanza dell’anno Giubilare Caracciolino, l’Ordine dei Chierici Regolari Minori promuove una mostra fotografica, con foto di Luigi Spina e a cura di Francesca Mirante, sul tema del viaggio per ripercorrere i luoghi dove visse e opero’ il santo.

La sede che ospita l’esposizione e’ il Complesso Monumentale di Santa Maria Maggiore che riapre al pubblico in questa occasione, dopo decenni di chiusura, tranne che per rare eccezioni. L’attuale aspetto della basilica e’ dovuto all’intervento di restauro operato dal Provveditorato alle Opere pubbliche a partire dal 1975. Nel 1992 e’ stato ultimato il recupero del notevole pavimento in cotto e maiolica, realizzato a partire dal 1764 dalla frabbrica di Giuseppe Massa.

Il fotografo Luigi Spina ha realizzato un percorso di immagini parallelo al cammino di fede di Ascanio Caracciolo, uomo di nobiltà (-principe-, suggerisce il titolo) che lascio’ tutti i suoi averi e la sua posizione sociale per diventare umile servo di Dio, dedito a opere di evangelizzazione e di carità, sulla scia di San Francesco d’Assisi. Le immagini dei luoghi e dei paesaggi che sono stati scenografia naturale della vita del santo, a partire da Villa Santa Maria (Chieti) dove nacque nel 1563, attraverso Napoli e Roma fino ad Agnone (Isernia) dove mori’ nel 1608, diventano voci di un racconto di vita: città, paesi, chiese, cappelle, conventi, campagne compensano l’umile e modesta rappresentazione iconografica esistente di San Francesco Caracciolo. Spina, grazie a testimonianze e a documenti d’archivio ha potuto seguire passo passo i luoghi di vita di San Francesco Caracciolo.

A Napoli, ad esempio, attraversando i quartieri napoletani, si passa della potente Compagnia dei Bianchi annessa all’ospedale degli Incurabili, a -spaccanapoli- con la chiesa di Monteverginella dove sono conservate le spoglie mortali del Santo, il quartiere della Sanità e la chiesa della Misericordiella fino a giungere al Duomo. A Roma si percorrono i luoghi storici e punti cardini della Fede. Lasciando poi gli spazi urbani il viaggio prosegue fra boschi, valli, campi di grano accarezzati dal vento, luoghi dell’esperienza terrena dove e’ possibile avvertire la presenza dello Spirito. Il paesaggio rappresenta intimamente gli stati d’animo dell’uomo e allo stesso tempo la forza dello spirito Creatore.

Luigi Spina utilizzando come linguaggio elettivo il Bianco e Nero ci conduce in questo viaggio fra storia, arte, paesaggio e Fede. Il percorso della mostra e’ stato arricchito grazie alla realizzazione di un cortometraggio dal titolo 28 km di fede di Monica Romano, una rilettura del cammino intrapreso dal santo, durante le sue peregrinazioni, espressa con il linguaggio video.Il volume, edito da Electa, che accompagna la mostra raccoglie tutte le immagini fotografiche di Luigi Spina, introdotte da un testo di Cesare de Seta e intramezzate da una serie di testimonianze di volontari o missionari sparsi per il mondo, che tuttora seguono gli insegnamenti di fede di San Francesco Caracciolo.

Inaugurazione 14 dicembre 2007

Complesso Monumentale di Santa Maria Maggiore
via Tribunali, Napoli
Ingresso gratuito

Mario Ferrara

ferrara.jpg

Didattica dei Luoghi

Inaugura a Napoli il giorno 11 dicembre nella Sala Conferenze della Biblioteca della Facoltà di Architettura, alle ore 16.00, la personale fotografica di Mario Ferrara su Ponticelli dal titolo Didattica dei Luoghi. Sguardo su una periferia centrale: Ponticelli.

L’articolazione del titolo della Mostra ben definisce la complessità dei temi trattati attraverso gli scatti in bianco e nero di una periferia dai caratteri simili a quelli di molte altre realtà periferiche, italiane ma non solo. I temi di riflessione possibile, accennati nel titolo, saranno oggetto di discussione nel Seminario che inaugurerà la Mostra e presenterà il Libro delle foto di Mario Ferrara: un libro nel quale gli scatti fotografici sono preceduti da quattro testi di presentazione di Luisa Bossa, di Pierangelo Cavanna, di Nazario Malandrino e di Uberto Siola.

A loro sarà affidato il compito di una riflessione sul tema della periferia, dai differenti punti di vista dei quali sono illustri portatori: della politica, dell’architettura, della fotografia. Cosi’, a partire da una occasione particolare, sarà possibile valutare quanto le scelte relative all’area orientale di Napoli, quelle del post-terremoto in particolare, abbiano determinato l’attuale condizione di questa -periferia centrale’ e provare a tracciare le linee di un lavoro necessario per riportare, in aree come questa, fenomeni di aggregazione sociale, di costruzione di spazi comuni, di conferimento di nuova identità

In tal senso il lavoro di Mario Ferrara, su un territorio nel quale insegna Tecnica fotografica dal 2000, condotto con l’aiuto dei suoi studenti dell’IPIA Ponticelli, costituisce l’esempio di una lettura aspramente critica di un fenomeno ma anche la traccia di una speranza di cambiamento, affidata ai giovani e al loro rapporto con l’arte e la cultura.

In mostra saranno esposti 25 scatti fotografici in bianco nero, realizzati in grande formato:
Qui la fotografia di architettura – scrive Pierangelo Cavanna nella sua introduzione – con i suoi tempi lunghi di preparazione e ripresa, con l’inevitabile riconoscibilità della presenza del fotografo e dei suoi allievi dimostra di essere scelta culturale e politica ancor prima che necessità tecnologica e linguistica legata al rispetto dei canoni del genere: controllo dei parallelismi verticali e luci in efficace equilibrio tra articolazione dei volumi e lettura dei dettagli costruttivi.

Poi la scelta del bianco e nero, che conferma una lunga predilezione di Mario, ma che prosegue anche una nobile tradizione italiana: diciamo da Paolo Monti a Gabriele Basilico e Mimmo Jodice, tanto per citare i maggiori. Al loro esempio ha guardato certamente Mario, con una predilezione che direi quasi naturalmente orientata alla napoletanità di Jodice, per le luci taglienti dei frequenti controluce come per la teatralità di queste nuvole barocche che non di rado oppongono l’esuberanza delle loro forme alla rigida stereometria delle architetture. Non puro insieme scenografico pero’, ma espedienti narrativi necessari per produrre una evidente drammatizzazione di queste scene quasi vuote di persone, in cui – come si e’ detto – il fotografo introduce sovente la figura di un io narrante che non puo’ che essere il suo (giovane) doppio: qualcuno che guarda, che si guarda intorno, collocato preferibilmente ai margini dell’inquadratura. Una presenza che misura lo spazio, anche, ma soprattutto segna qualcosa che non so chiamare diversamente che distanza. (-)

Inaugurazione ore 16

Facolta’ di Architettura – Palazzo Gravina
via Monteoliveto, 3 – Napoli
Ingresso libero

Isabelle Lemaitre, Immacolata Maddaloni

lemaitre.jpgMateriali d’oltre segno

Materiali spiaggiati dal ricco oceano dell’immaginazione. Il segno si frammenta nei protoplasmatici “reticoli” di Immacolata Maddaloni, si distorce nelle composizioni oniriche e surreali di Isabelle Lemaitre. Si rappresenta l’inconscio, incapace d’articolare pensieri di senso compiuto ma matrice di desideri, scena di passioni. Due artiste l’una napoletana e l’altra belga, entrambe ben conosciute per una lunga partecipazione alla vita artistica della nostra regione, propongono una doppia personale di rara complementarità offrendo col loro lavoro un esempio di come il sostegno ad una produzione artistica locale possa essere insieme confronto tra artisti di diversa nazionalità.

Isabelle Lemaitre e’ nata a Charleroi in Belgio ma si e’ formata come designer di moda a Londra e Firenze, l’incontro con una comunità di artisti di diversa nazionalità l’ha portata a prediligere l’arte attraverso tecniche di pittura ad olio, disegno e incisione. Vive da diversi anni nella costiera sorrentina. La sua e’ una dimensione onirica in cui personaggi dalle fisionomie distorte si aggirano in mondi di luce e colore ma dove possono altresi’ incontrarsi inquietanti paesaggi in bianco e nero. E’ la ricerca dell’identità segreta che si nasconde in una quotidianità priva di senso.

Immacolata Maddaloni, formatasi presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, e’ presente nella scena artistica italiana ed internazionale fin dagli anni ’70 sia come artista che come operatrice culturale, attraverso l’Associazione Culturale Arianna. Usa i piu’ disparati materiali per produrre lavori corposamente materici in cui l’astrazione non e’ distacco o razionalità ma passionale coinvolgimento nella vita quotidiana, nel sociale. Un’emotività che non arriva ad articolarsi in discorso o storia ma resta grido, istintivo e caotico sentimento di partecipazione.Chi guarda e’ messo in grado di avvertire l’urgenza dei sentimenti ed entrare in contatto col suo universo emotivo.

Inaugurazione 8 dicembre ore 18

Presentazione di Angelo Calabrese

Il Ramo d’Oro
Via Omodeo 124, Napoli
Orario: tutti i giorni dalle 16, chiuso giovedi
Ingresso libero

Marsil Basento

basento.jpg

Disegni pitture

Dal nulla, attraverso il nulla, verso il nulla. Le opere di Marsil Basento emergono dall’oscurità di una vita vissuta ai margini dell’arte, del lavoro, della famiglia. Frammenti di un discorso di cui ormai si sono perse le frasi principali, dimenticate, obliate, forse addirittura allontanate da se’.

Dopo una breve vita lavorativa Marsil si chiude alle spalle il mondo esterno rifugiandosi nel dialogo con se’ stesso e con le sue opere. Nelle mie composizioni c’e’ sempre una figura, afferma. L’importanza di rappresentare pur sempre qualcosa, anche se attraverso il medium di linguaggi non-oggettivi. Dai disegni degli anni ’70 alle successive opere su tela, infatti, l’astrazione e la figurazione si sovrappongono costantemente per mezzo di forme e colori tenui, gentili. Reminescenze delle avanguardie del primo -900 si affacciano in composizioni dove la raffigurazione non e’ mai confusa, ma emerge sempre dall’intreccio dinamico di linee e campiture geometriche.

Nei disegni si colgono in nuce quelle forme che emergeranno col tempo attraverso la pittura. Volti e movimenti si aggrovigliano tra di loro in una sorta di leggero ed aereo surreale cubismo in cui e’ la linea e non la superficie ad indagare il soggetto da piu’ punti di vista. Sguardi perplessi, diversi volti di una stessa anima, si ritrovano ad esplorare il bianco della pagina cercando -piu’ vita-.

Nelle opere su tela degli anni ’80 e ’90 figure antropomorfe, totemiche, riempiono lo spazio; presenze in cui un movimento trattenuto, potenziale, si scontra con una staticità quasi sacrale, silenziosa. Vere e proprie forme interiori, rappresentazioni visibili di passioni, razionalità, sentimenti. Il coesistere di staticità e movimento, inoltre, finisce con il determinare un singolare equilibrio tra una parte dell’immagine, che si offre placida allo sguardo, ed un’altra che tende inquieta verso l’esterno del quadro, quasi a voler fuggire, evadere da quell’ingombrante mostrarsi.

Emerge tra queste forme il mistero di visioni lontane di cui si sono ormai perse le tracce. Lo stesso Basento ha disperso nella sua memoria il ricordo di cio’ che lo ha influenzato. Rimane l’opera, il segno, il gesto quantomai vitale, proprio perche’ riassunto di una vita, di tante parole non dette, di tante cose non fatte, di tanti luoghi non visti.
Inaugurazione 7 dicembre 2007

PicaGallery
vico Vetriera, 16 – Napoli
Ingresso libero

Festival Internazionale di Fotografia

fotografia.jpgPrima edizione

Un’occasione per riflettere sulla rappresentazione iconografica dei migranti a partire da quella nostrana degli anni -50 (bellissima la selezione dall’Archivio Parisio), attraverso il ricordo di Marcinelle (Marina Cavazza), fino all’interpretazione contemporanea dei tre vincitori del concorso indetto dal Festival (Patrizia Zelano, Annalisa Cimmino e Giovanni Melillo Kostner).

Tra i convegni, ghiotta e articolata la presentazione della ricerca condottadall’Associazione Fieri di Torino: -Lo sguardo sull’altro-. Nel corso di un anno e mezzo sono state raccolte e catalogate oltre 12.000 immagini apparse sugli organi d’informazione pubblici e delle ONG, a partire dagli anni -80. Le domande che ci si vuole porre sono tra le altre: come e’ cambiata (e se lo e’) l’iconografia del migrante; il rapporto qualitativo e quantitativo tra produzione e pubblicato; la censura; i meccanismi di diffusione/acquisto delle immagini; il margine propositivo delle agenzie…

Le Mostre

L’evento e’ stato curato e coordinato da Stefano Fittipaldi e Giuliana Leucci, responsabili dell’Archivio Fotografico Parisio. Il percorso si apre con la collettiva dei vincitori del Concorso Immigrazione.

La Giuria, presieduta da Uliano Lucas e composta da Maria de Lourdes Jesus -nota giornalista radiotelevisiva e prima straniera a condurre un TG-, Gennaro Schettino -direttore di Metropoli-, Giuliana Cacciapuoti -responsabile dell’associazione Extramondi- e Stefano Fittipaldi -fotografo e responsabile dell’Archivio Fotografico Parisio- ha potuto riscontrare, sugli oltre 40 portfolio pervenuti, che a fianco delle immagini di denuncia ed emarginazione, cominciano ad essere oggetto di indagine fotografica anche il vissuto quotidiano e gli aspetti che riguardano l’integrazione e lo scambio, di cui possono essere protagonisti giovani di “seconda generazione”. In questa ottica “positiva”, i tre vincitori parimerito risultano essere: Annalisa Cimmino (Microcosmi), Giovanni Melillo Kostner (Fortuna, vieni da me!) e Patrizia Zelano ( Luci dell’Islam).

La collettiva si terrà presso l’Archivio Parisio, Porticato San Francesco di Paola 10 – Piazza del Plebiscito

Microcosmi. Comunità Cingalese a Milano e a Napoli di Annalisa Cimmino.
Una ricerca in progress che documenta le forme di radicamento di questa comunità nel nostro paese, il modo in cui essa riesce a vivere e rappresentarsi, il difficile ma profondo processo di integrazione.
Nata a Napoli nel 1974, vive e lavora a Milano. Laureata in Lingue e Letteratura Straniere, traduttrice e interprete, si accosta alla fotografia nel 1998 a Napoli, perfezionando la sua tecnica al Bauer di Milano (2005-2006). Nel corso di quest’anno e’ stata assistente di Francesco Radino.

Fortuna, vieni da me! – Comunità Cinese in Alto Adige di Giovanni Melillo Kostner.
Il lavoro e’ stato promosso dall’ Ufficio di Cultura Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano: dalla quotidianità, ai ritratti, all’immagine lievemente ironica dello chalet trasformato in “stile cinese”.
Nato a Bressanone nel 1979, laureato in Fotografia e Media all’Università di Scienze Applicate di Bielefeld, si occupa di archiviazione e di catalogazione. Ha tenuto corsi di tecnica di sviluppo e stampa in bianco e nero.
Tra le piu’ recenti collaborazioni quella con il settimanale Die Zeit – Progetto “il Giro del Mondo in 80 Giorni”.

Luci dell’Islam di Patrizia Zelano.
Dall’indagine sulla comunità musulmana in Romagna, in cui la Zelano predilige gli aspetti di “un’etno-archeologia del contemporaneo” (ritratti, ambienti, oggetti), emerge anche una nuova realtà: quella degli italiani cattolici convertiti all’Islam. Nata a Rimini nel 1964, inizia a fotografare nel 2001 e lo scorso anno si aggiudica il secondo premio dell’edizione Portfolio 2006 – Gran Premio Epson Italia.

A questa collettiva si affiancano le mostre:
YAM di Aniello Barone.
Raccoglie il lavoro che l’autore napoletano, da sempre attento alle marginalità, ha svolto a Quarto, periferia di Napoli, dal 1996 al 2002, in occasione dello Yam, festa in cui gli immigrati nigeriani celebrano la fine del raccolto (lo YAM e’ una specie di tubero) e l’augurio di un periodo di benessere. Il rito animista, al quale partecipano emigranti nigeriani di tutta Italia, proviene da una tribu’ dell’ex Biafra (Nigeria del sud).
Barone, recatosi in Nigeria, scopre che l’usanza e’ cessata da alcuni anni. Quale dunque il rapporto fra migrazione e conservazione e/o perdita della tradizione ?
LUOGO: Archivio Parisio, Porticato San Francesco di Paola 10 – Piazza del Plebiscito

Nell’intimità della memoria. Marcinelle 1956-2006 di Marina Cavazza .
Tratta invece un altro aspetto del rapporto fra memoria e fotografia. Il fatto: Belgio, 8 agosto del 1956, la piu’ dolorosa tragedia del sottosuolo: a Marcinelle, nella miniera del Bois du Cazier, perdono la vita 260 persone di cui ben 136 italiani.
La Cavazza, attraverso una serie di ritratti a persone, oggetti e paesaggi di oggi, proietta nel futuro, attraverso il sopravvissuto, quello che la tragedia ha spezzato. Uno struggente album di famiglia contemporaneo dal quale emergono, continue, le tracce del passato.
LUOGO: Spazio comunale, Porticato San Francesco di Paola 7 – Piazza del Plebiscito

…per terre assai lontane.
Selezione di fotografie dell’Archivio Fotografico Parisio riguardanti l’emigrazione italiana: immagini storiche dei nostri emigranti, degli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo, per riflettere sulle problematiche, non cosi’ dissimili, del fenomeno migratorio contemporaneo. Le fotografie, stampe moderne da negativi originali, fanno parte dell’immenso patrimonio dell’Archivio Parisio, tra le piu’ importanti raccolte di fotografia storica e di documentazione del sud del nostro paese.
LUOGO: Spazio comunale, Porticato San Francesco di Paola 7 – Piazza del Plebiscito

Inaugurazione 6 dicembre 2007 ore 18,30

sede principale Archivio Fotografico Parisio
Piazza Carolina, 10 Napoli
Ingresso libero