Archive | maggio, 2007

Fabio Donato… infiniti

-Le foto di Fabio Donato sono superfici scandite da ritmi regolari. Gli oggetti non valgono per se’, per la loro invadenza percettiva, ma per il posto che occupano nello spazio, per le trame che riescono a intessere. La sua fotografia e’ costruzione trasparente di linguaggio: nulla e’ consegnato all’improvvisazione o all’estro.- Angelo Trimarco

Venerdi’ 18 maggio 2007, nelle sale adibite alle esposizioni temporanee di arte contemporanea del Museo di Capodimonte a Napoli, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano e la Fondazione Morra, inaugurano la Mostra di fotografia di Fabio Donato dal Titolo -Infiniti-, coordinata e organizzata da Peppe e Raffaella Morra.

Oltre 60 scatti raccontano un percorso lungo 40 anni e il rapporto dell’artista napoletano con la fotografia, per lui media poetico e veicolo primo di espressione, oltre che materia d’insegnamento da quindici anni all’Accademia di Belle Arti di Napoli. La ricerca di Donato ha radici lontane, negli anni settanta, quando, dopo gli studi di architettura, assunse il ruolo di -fotografo di scena’ lavorando nel campo dell’arte e del teatro, per poi estendere il suo interesse ad altri ambiti del quotidiano sperimentando margini e possibilità del linguaggio fotografico.

Dopo le numerose esposizioni, fra cui ricordiamo quelle presso la Galleria Diaframma di Milano (1971), Lucio Amelio a Napoli (1979), San Paolo del Brasile Museo de Arte (1981), la partecipazione alla Biennale di Venezia (1982), Lincoln Centre di New York, (1985), lo Studio Morra di Napoli nel 1998, e La Habana (1999), la città dedica a uno dei suoi principali fotografi una mostra nelle sale del Museo di Capodimonte che, con il titolo -Infiniti’, si configura come un’antologia poetica.

Fra le opere in mostra, la foto-installazione in bianco e nero frutto dell’allora rivoluzionaria intuizione con la quale torno’ nel 1970 dal suo viaggio in India: fra i soggetti raffigurati non visi o paesaggi, solo i piedi scalzi che oggi accompagnano chi attraversa attraversa uno dei corridoi della Metropolitana di Napoli.

Nella serie La Città – portata avanti dagli anni -70 fino agli scatti recenti, datati 2006 – protagonisti visivi sono dettagli urbani, dapprima osservati in esterno, oggi dall’interno, dove finestre e televisori o monitors diventano soglie e confini del privato, interfacce con l’esterno o altro da se’. L’occhio indaga, scava, scopre.

Un’intera sala e’ dedicata al mare, inteso come orizzonte, come infinito, come territorio di proiezione mentale. Leitmotiv dell’intera ricerca di Fabio Donato, autore di numerose pubblicazioni, sono da sempre il flusso temporale, il doppio, l’Altro da se’, la soglia come linea di demarcazione, la moltiplicazione all’infinito della diversità. Mosso da intenzionalità progettuale, seleziona le inquadrature, aspetta il momento per -fermare’ soggetti già previsti, non casuali.

Dettagli, stratificazioni, frammenti e sequenzialità, in parte inediti, delineano un Fabio Donato -poeta dell’obiettivo’ oltre che -reporter di cultura’. Il Catalogo, per le edizioni Morra, raccoglie i testi di Nicola Spinosa, Ennery Taramelli, Mario Franco, Maurizio Conte, Angelo Trimarco, Loredana Troise, Irene Manco, Luciano D’Alessandro.

Inaugurazione 18 maggio 2007

Museo di Capodimonte
via di Miano, 2 – Napoli
Orario: tutti i giorni dalle ore 14 alle 19.30, mercoledi’ chiuso
Biglietti: Euro 7,50

Gerard Titus-Carmel

In partenariato con il -Castello Aragonese d’Ischia-, l’Istituto francese di Napoli propone una mostra di un artista considerato come uno dei piu’ significativi della seconda metà del ventesimo secolo in Francia: Ge’rard Titus-Carmel.

Riunisce piu’ di un centinaio di opere, pitture e disegni, dalle Forêts del 1995, fino alle ultime grandi tele della sua ultima serie intitolata Jungles eseguite nel 2005.

Accolta a Tunisi, questa mostra prende tutto il suo significato nel condurci in modo insieme costruito e poetico ad una nuova definizione del nostro sguardo sul tema classico della pittura detta di -Paesaggio-. Titus-Carmel chiama il suo lavoro -paesaggi al rovescio-: non e’ allo spettacolo della natura quale rappresentazione della stessa al di fuori di noi stessi che siamo invitati in questa mostra, ma ad un’ esperienza interiore, violentemente emotiva, che scrive sotto i nostri occhi i bordi di una sorta di paesaggio interiore la cui geografia universale sarebbe quella di un pensiero che si applica ai legami sensibili e visibili del nostro essere al mondo.

L’Istituto francese pubblica il catalogo della mostra che riprende questo percorso nell’opera recente (1995-2005) di Ge’rard Titus-Carmel. E’ curato da Evelyne Artaud, editrice (Ed. Pe’re’grines) e commissario della mostra. Il catalogo e’ accompagnato da un testo di Dominque Viart, professore di letteratura contemporanea all’Università Lille III, che analizza nell’opera questa articolazione tra la creazione plastica e poetica dell’artista.

-Di Ge’rard Titus-Carmel non si dirà mai abbastanza del framezzamento fra pittura e poesia; l’espresione offerta e perseguita secondo due spazi da lui congiunti, mai confusi. Poeta e pittore, e’ l’uomo dal raccoglimento nella linea concentrata del tempo ed uomo dalla gestualità dispiegata nello spazio – le sue tele arrivano alcune volte a parecchi metri. Anche uomo della manipolazione: spazzolature, tagli, collages, incisioni, spezzettature di testi e composizioni grafiche. Materialità del colore e profusione ritenuta della parola sulla carta. Padronanza della parola come della mano. E tuttavia, chi sgorga continuamente da questa vitalità, una gravità.- Dominique Viart

Dopo gli studi di incisione alla Scuola Boulle, Ge’rard Titus-Carmel realizza alcune tele, ma si afferma dapprima come disegnatore ed incisore. Lavorando per serie attorno ad un oggetto o un tema, analizza i processi di decomposizione o di usura di una forma (Alte’ration d’une sphe’re, 1971) – cio’ che lo lo porta a concepire alcune installazioni dove e’ un oggetto che si degrada. Dal 1972-1973, elabora lui stesso il -modello- che il suo lavoro richiede: piccolo cofanetto, nodi, impiombature, costruzioni di ramificazioni sono fabbricate in legno, tessuto e cordicelle per soddisfare il piacere di disegnare, una dialettica inedita si trova cosi’ instaurata tra la serie ed il suo referente – che sottolinea l’insufficienza del reale rispetto alle esigenze del lavoro artistico, e termina con la distruzione del modello o il suo collage sul foglio della serie. Negli anni ’80, Titus-Carmel ritorna alla pittura, procedendo sempre per insieme (Carapaçons, 1980-1981, Eclats, 1982, Casque de Niko, 1983, Nuits, 1984, Saisons, 1989-90, Forêts, 1995, Nielle, 1996-98…); dispiega delle risorse tecniche permettendosi tutte le libertà per sfinire il suo pretesto con una padronanza formale e cromatica notevole. Le ultimissime serie -Feuille’es, Jungles et autres frondaisons- dal 2000 al 2005 prendono il « Paesaggio al rovescio », confermano e scavano questa tecnica del collage che viene a rinforzare questa eterogeneità della superficie e del fondo : la molteplicità dei tagli e delle incrostrazioni accostati, provocano degli effetti contraddittori tra i vari apporti pitturali e perturbano la leggibilità temporale dell’opera tendendo paradossalmente a ricostituirne l’unità.

La mostra sarà presentata : dal 17 maggio al 20 settembre 2007 al GRENOBLE
dal 19 maggio al 20 settembre 2007 al CASTELLO ARAGONESE

AL GRENOBLE Vernissage giovedi’ 17 maggio, ore 19
AL CASTELLO ARAGONESE D’ISCHIA Vernissage sabato 19 maggio, ore 19

Castello Aragonese
Via Pontile Castello Aragonese – Ischia

Lorenzo Mattotti a Napoli




Giovedì 14 giugno alle ore 18.00 s’inaugura, alla presenza dell’autore, "Nelle Profondità" personale di Lorenzo Mattotti, uno dei più importanti esponenti del panorama artistico internazionale.
Ospitata già in Francia, Belgio e Svizzera, la mostra è stata portata a Napoli e promossa dall’associazione culturale Hde , con la partecipazione della Fondazione Premio Napoli e di Napoli Comicon. L’evento è patrocinato dalla Regione Campania, dalla Provincia di Napoli e dal Comune di Napoli, che ha inoltre messo a disposizione dell’evento le sale del primo e del secondo livello di Castel dell’Ovo.
In esposizione 150 opere che compongono una raccolta intensa, ricca di significati e di visioni, di fronte alla quale è impossibile non lasciarsi avvolgere e impressionare.
Alla ricchezza dei temi (l’umiliazione e la perdita di libertà e di identità, l’intensità drammatica sprigionata da alcuni luoghi, il contesto urbano, l’innamoramento giovanile, la spiritualità) corrisponde una ricca varietà di tecniche pittoriche: dal pastello alla matita, al carboncino, agli inchiostri che, sfruttando la porosità della carta, liberano immagini inattese.
Con la personale di Lorenzo Mattotti l’associazione Hde realizza la seconda tappa del proprio programma avviato il 17 marzo 2007 con una collettiva di illustratori di rilievo internazionale ( Altan , Folon , Glaser , Griffa , Loustal ,Luzzati , Matticchio , Mattotti , Muñoz , Pericoli , Perini , Pratt , Rauch , Spiegelman , Giandelli , Sempé , Toccafondo ), organizzata in collaborazione con Nuages, casa editrice e galleria d’arte di Milano.

L’associazione, presieduta dall’architetto Francesca di Transo, è nata nel 2006 con l’intento di promuovere eventi di carattere culturale e artistico per la diffusione e la ricerca nel campo dell’arte, dell’architettura e della letteratura, e di raggiungere questa finalità lavorando in costante sinergia con le istituzioni e con gli altri operatori del settore. Intento ampiamente raggiunto in questa occasione, con la realizzazione di altri tre incontri della città con l’opera e la persona di Lorenzo Mattotti.

  • 13 giugno 2007 Presentazione del Catalogo della mostra "Nelle Profondità" presso Feltrinelli Napoli, via S. Caterina n.23.

  • 15 giugno 2007 Dibattito dell’artista con la città presso Fondazione Premio Napoli, Palazzo Reale n.1 (), nell’ambito della rassegna "Destini d’Artisti".

  • 16 giugno 2007 Proiezione del film-documentario (durata 50′) sul lavoro di Mattotti, per la regia di Renato Chiocca, inserito, ad opera del Comicon Napoli, all’interno del "Napoli film festival".

arte editoria design
piazzetta del Nilo 7
80134 Napoli

tel. 0815523005
e-mail assohde@gmail.com


Lanificio 25

Impresa promuove cultura, arte promuove impresa. Nel corso di questo primo anno di vita, la programmazione del Lanificio 25 ha contato oltre 50 eventi artistici di vario genere. Per dare inizio ad un nuovo anno la Carlo Rendano Association, chiama a raccolta i protagonisti del mondo imprenditoriale, culturale, artistico ed istituzionale per discutere delle possibilita’ di promuovere, con finalita’ imprenditoriale ed impegno civico, iniziative artistiche e culturali.

Oggi 15/05 in Piazza E. De Nicola 46. Info: 081 7640007

Napoli omaggia Totò

La sua bombetta, il suo smoking. Il dattiloscritto originale di “Malafemmena” con dedica autografa alla moglie Diana e persino i documenti d’identità. Foto inedite: vita professionale e vita privata. E altro ancora. L’universo Totò è per definizione inesauribile ma la mostra Un principe chiamato Totò, allestita a Napoli nella Sala e nell’Antisala dei Baroni al Maschio Angioino, ne racconta una parte bella e significativa. Curata da Diana de Curtis, nipote dell’artista scomparso quarant’anni fa, la mostra si compone di sedici sezioni e si sviluppa su un’area di quattrocento metri quadri. Si potrà visitare fino al 25 maggio: tutti i giorni dalle 10 alle 18, la domenica dalle 10 alle 14.

A far da prologo all’esposizione, un primo piano del principe de Curtis in bianco e nero. Un’immagine della maturità, l’aria elegante e malinconica. Una grande foto che domina la gotica Sala dei Baroni, luogo-simbolo della sua città natale: per decenni vi si sono svolte le riunioni del consiglio comunale, è stata immortalata da Francesco Rosi in “Mani sulla città”. Oggi Totò, divinità laica e genius loci, sorveglia e protegge. Quasi consapevole del culto che da decenni si è sviluppato intorno al suo mito. Senza conoscere crisi. Si passa poi nell’Antisala e si entra nel cuore della mostra.

La quantità e la densità dei materiali è tale che quasi ci sente assaliti. Centinaia di foto, alcune delle quali in formato gigante, tre metri per due. Totò esile e giovanissimo negli anni della rivista. Spiritato, snodabile, irriverente. Ma ecco anche il suo alter ego, principe Antonio de Curtis, in vacanza con la moglie Diana e la figlia Liliana, piccolissima: Capri, Viareggio, Malta. Eccolo a torso nudo affacciato al balcone della sua casa romana, ai Parioli. Oppure in salotto, maglia nera a collo alto sotto la giacca di buon taglio, insieme a Liliana ormai adolescente. E di nuovo nella sua vita parallela di divo della rivista e del cinema. In compagnia di colleghi che erano anche amici come Anna Magnani, Aldo Fabrizi, la fedele “spalla” Renato Castellani e Pier Paolo Pasolini, così lontano dal suo mondo eppure tanto sedotto dalla sua arte. E in anni più vicini a noi, il mito ormai incrollabile viene evocato e disegnato da Federico Fellini e Dario Fo, con i quali il principe non ha mai lavorato.

La mostra è patrocinata da Regione, Provincia e Comune con il coordinamento dell’assessorato comunale al Turismo e Grandi Eventi. “E’ dedicata – dice Liliana de Curtis – al popolo di Napoli, che ha fatto diventare grande Totò”.

La mostra si concluderà il 25 maggio con un concerto del cantante Gianni Lamagna al Maschio Angioino, con la partecipazione di Liliana De Curtis.

Annibale Oste

Sabato 12 maggio alle ore 19,00 sarà inaugurata a Villa Rufolo a Ravello la mostra Annibale Oste. Attraversamenti, dalla scultura al design (1970-2005). Promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio e per il patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per le province di Salerno ed Avellino, e’ stata realizzata in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Siena, la Fondazione Ravello e il Comune di Ravello, ed allestita nei Giardini e nel Chiostro dell’antica villa.

La mostra, curata da Giuseppe Zampino e da Massimo Bignardi, ricostruisce per la prima volta, attraverso un percorso di forte suggestione offerto dallo scenario della sede che la ospita, l’esperienza artistica di Annibale Oste, tra i principali protagonisti della scultura e del design italiano degli ultimi trent’anni.

Essa disegna un arco temporale che, dalla fine degli anni Sessanta, giunge alle opere recenti evidenziando una traccia di intensa creatività scandita dai momenti centrali dell’esperienza di Oste: e’ un tracciato espositivo che, dai gesti, gli specchi e le luci opere realizzate nell’arco degli anni Settanta attente a considerare il rapporto della figura nella quotidianità sociale, va alle sculture in vetroresina, tratte dal ciclo del vento, dalla riassunzione del mito avviato con la ben nota Orfeo ed Euridice, della fine degli anni Settanta, alle sculture installazioni, realizzate nei primi anni del Duemila, alle sculture-mobili e altre esperienze di design, eseguite dalla fine degli anni Ottanta ad oggi.

Inaugurazione 12 maggio 2007

Villa Rufolo
Piazza Duomo – Ravello (SA)
Orario: 9-20
Ingresso: Euro 5

Exportation

Su invito della T293, la Galleria Andreas Huber presenta una selezione di giovani artisti che rappresenta:

Kaucyila Brooke (USA), Carola Dertnig (A), Volker Eichelmann (UK), Florian Schmidt (A), Daniel Lergon (D), Gernot Wieland (A/D), Carla Ã…hlander (SWE)

La Galleria Andreas Huber ha aperto a Vienna nel 2005. Il programma della galleria comprende lavori di artisti che per conseguenza naturale intendono la produzione artistica come strettamente connessa alla politica, alla teoria ed alla cultura sociale.

Con l’intento di riflettere su un intento comune, sulla sua costruzione, sui suoi standard emergenti ed i suoi limiti, vengono usate forme di espressione come oggetti, video, dipinti, fotografie e lavori su carta. In riferimento al titolo della mostra “Exportation” i lavori degli artisti convogliano alienazione e spaesamento.

Opening: sabato 12 maggio 2007, 19 – 22 h

T293
Via Tribunali 293, I – Napoli
Orari: 11-13/15-19, dal martedi’ al sabato
Ingresso libe

Due mostre

My Flashing Laundrette

L’analisi delle esperienze quotidiane e’ complicato dalle innumerevoli percezioni sensoriali a cui siamo sottoposti da parte di un sistema che sviluppa incessanti comunicazioni diversificate in forme e codici. E’ come se la nostra percezione intravedesse contemporaneamente strade diverse e dovendo sceglierne una e’ ovvio che ci diriga verso quella piu’ chiara tralasciando quelle che restano in ombra. Questa direzione e’ pero’ anche limitata dall’impossibilità di poter decidere serenamente la nostra strada ed e’ come se, accecati da una forte luce, non distinguessimo piu’ chiaramente la nostra posizione. La risposta a cosa ci si puo’ aspettare scegliendo l’ombra rimane insoddisfatta dal nostro istinto che ci porta verso direzioni piu’ sicure e note.

Tutto cio’, infine, ci fa riflettere su dilemmi esistenziali di cui incessantemente ricerchiamo certezze codificate proposteci, per convenienza, da organizzati sistemi sociali e culturali in cui il dubbio permane se non e’ asservito a dogmi indiscutibili. Nell’analisi artistica il dilemma della verità e del falso e cosa origini questi aspetti fondamentali che dirigono i nostri comportamenti e’ costantemente presente, sia che questa sia indirizzata verso la luce o l’oscurità. Ed e’ nella direzione opposta a quello che si sceglierebbe che molte volte gli artisti si dirigono per esplorare il territorio dei dati esperienziali che in molti casi non vengono indagati.

Ed e’ proprio della tensione verso il lato oscuro delle cose, l’origine della scelta e la presenza dell’indagine di aspetti primordiali, delle origini del mito, che lega l’uomo alla terra e alla sottile psicologia dell’incertezza dell’essere e delle sue problematiche, di cui questa mostra vuole occuparsi. In cio’ puo’, implicitamente, insinuarsi l’idealizzazione di alcune coordinate metafisiche o surreali e della perdita del concetto dell’utopia, di contro alla costante esemplificazione della realtà a favore del concetto dell’efficienza e di conseguenza alla categorizzazione che imbriglia la personalità nella gabbia del soddisfacimento edonistico del consumo. My flashing laundrette nega la luce accecante che non permette la visione della scelta, che al contrario svia la libertà della persona affinche’ questo bagliore possa cancellare dalla mente ogni velleità interpretativa della realtà e la conseguenza delle proprie scelte.

I tre artisti presentano opere che per forma e contenuto aderiscono a parti fondamentali dei concetti esposti:

Evan Holloway espone una scultura dove l’equilibrio di una massa di elementi in ferro, come rami diretti in una direzione, e’ mantenuta bilanciata da un piccolo diavolo in polistirolo con la faccia rivolta verso il basso. Queste direzioni e materiali trovano coincidenza e equiparazione di peso nonostante la contraddizione in essi contenuti, annullando in tal modo la stessa fisicità degli elementi presi in considerazione.

David Noonan presenta 3 lavori serigrafati su diverse tele grezze e assemblate tra loro. Le immagini che rivestono la superficie sono quelle di ricche maschere tribali adorne di corde di juta e conchiglie che giustificano lo stesso elemento della superficie su cui esse sono serigrafate. Contenuto e contenente sono coincidenti nel mistero che avvolge le immagini e i personaggi che sono rappresentati nascosti dalle maschere.

Adam Putnam, infine, esplora un territorio dove gli elementi costitutivi dell’immagine, proposti attraverso cianotipi ed il disegno, sono riconducibili ad elementi di per se’ simbolici ed allusivi. Un obelisco e l’immagine prospettica del pavimento di una stanza o di quella di una ciminiera conducono a metafisiche considerazioni su simboli e su spazi in cui non e’ piu’ presente la fisicità di coloro che in essi sembrerebbero aver dimorato.

Inaugurazione 11 maggio 2007

Galleria Raucci/Santamaria
Corso Amedeo di Savoia 190 – Napoli
Orario: dal martedi’ al venerdi’ dalle 11 alle 13,30 e dalle 15 alle 18,30
Ingresso libero

Getulio Alviani

Venerdi 11 maggio 2007, alle ore 19,30, la galleria Dina Carola, via Orazio 29 Napoli, inaugura la mostra di Getulio Alviani con opere degli anni 60′ e 70′. Getulio Alviani e’ nato nel 1939 a Udine. La sua formazione e’ stata vicina per costituzione e amicizia a Josef Albers , Konrad Wachsmann , Max Bill, che nel clima del Bauhaus hanno iniziato a dare all’arte un ruolo scientifico basato sull’allargamento del campo del percettibile e hanno fatto assurgere l’arte a scienza per la verificabilità delle soluzioni date ai problemi.

La posizione di Alviani, all’interno del panorama artistico contemporaneo, presuppone un mutamento fondamentale dei concetti di arte e di artista cosi’ come vengono comunemente intesi: essa e’ da intendersi infatti come un modo di evitare ogni sensazionalismo, dalla spettacolarizzazione allo scandalo fine a se stesso, che contraddistingue invece tutti i fenomeni della vita e della cultura del nostro tempo.

In ogni aspetto del suo lavoro Alviani ha condotto la costruzione del visivo in un ambito ben determinato di regole, di rapporti, di ragioni. Egli scriveva, sin da giovanissimo: ” nella mia mente tutti i concetti, le sensazioni, le idee prendono forma di punti, segmenti, linee, colori, volumi, pesi e rapporti a livello geometrico elementare, dinamici nel loro svilupparsi… i sensi non contaminati hanno proporzioni matematiche”.

Egli e’ un ideatore di concetti nuovi: -penso all’infinità di problemi, non solo teorici o esemplificativi, ma soprattutto pratici e concreti. Penso ,ad esempio ,alle città, alla loro urbanizzazione, ai trasporti sino alle istanze piu’ sottili e alle possibili risoluzioni come: spazi pneumatici, innovatrici forme di spostamento, particolari ideativi di quanto piu’ minuto.

Ingegneri, architetti, designers, artisti dovremmo operare in senso evolutivo, perche’ questo e’ stato e dovrebbe essere ancora oggi, nonostante tutto, il nostro compito”.

Da quasi mezzo secolo Alviani e’ impegnato nell’indagine dei materiali e della loro organizzazione in insiemi programmati e questo avviene: nelle sue superfici metalliche, nei volumi, negli ambienti cosi’ come nella sua attività grafica, nel design, nell’architettura che divengono sempre didattica.

Con Alviani l’arte si spoglia di qualsiasi carattere mistificatorio: gli eventi ottici, ritenuti aleatori ed irripetibili, vengono da lui trasformati in esperienze conoscitive da trasmettere.

Attraverso una costruzione rigorosamente geometrica e matematica nascono problemi di apprendimento riguardanti il mondo delle forme e dei colori, nello stesso modo in cui avviene per la fisica e per la chimica. Le lucide formulazioni della poetica concreta e programmata hanno in Getulio Alviani uno dei rappresentanti piu’ rigorosi. Per Alviani la progettazione di qualsiasi oggetto deve essere sempre finalizzata alla risoluzione del problema posto.

Inaugurazione 11 maggio 2007

Dina Carola
Via Orazio 29 – Napoli
Orario: lu-ven 17-20
Ingresso libero

Mimmo Paladino… sette scudi

Profondo il legame tra Mimmo Paladino e Napoli, cominciato nel 1977 quando l’artista esordisce con una grande murale a pastello nella Galleria di Lucio Amelio. L’opera costituisce il primo segnale della nuova figurazione pittorica che in quegli anni si impone come nuova tendenza dell’arte contemporanea nel mondo, la Transavanguardia, che esordisce alla Biennale di Venezia nel 1980. Nella ricerca artistica di Mimmo Paladino ricorrono immagini che rimandano ad un universo arcano e primitivo, dove le forme sono tradotte in segni eleganti e semplificati.
Figure allegoriche abitano un mondo in cui convivono vivi e morti, teschi e scheletri, le caratteristiche maschere senza espressione, gli animali.
Le stesse forme vanno progressivamente affrancandosi dall’iniziale supporto per vivere poi autonomamente in un contesto tridimensionale.
Dal 1985 il dialogo tra pittura e scultura si fa pi’ serrato e le installazioni di grandi dimensioni si basano sempre pi’ sulle combinazioni di elementi scultorei figurativi con scansioni pittoriche monocromatiche. Nel 1995 l’installazione della Montagna del Sale in Piazza Plebiscito a Napoli riscuote un grande successo nazionale e internazionale regalando all’artista un inaspettato successo popolare.

Altrettanto importante l’opera realizzata in una sala delle collezioni permanenti del MADRE, dove l’insieme formato dagli ermetici segni graffiati sulla superficie grezza delle pareti e la scultura aggettante nello spazio assumono un rilievo ambientale che immerge lo spettatore in una totalita’ epifanica.

In occasione della presentazione delle sette opere nel cortile Mimmo Paladino ha deciso di lasciare un nuovo segno permanente nel Museo Madre che sara’ svelato in occasione dell’inaugurazione.

MADRE – Museo d’Arte Donna Regina
via Settembrini, 79 (Palazzo Donnaregina) Napoli
Orari:
dal lunedi’ al giovedi’ e domenica ore 10.00 – 21.00
venerdi’ e sabato ore 10.00 – 24.00
chiuso il martedi’

Qui del dicibile

L’idea
Un percorso visivo e simbolico che trova il proprio fondamento concettuale nella felice unione del versetto di Rainer Maria Rilke -Qui del dicibile e’ il tempo, qui la sua Patria- con la teoria di Christopher Booker secondo cui tutte le storie raccontabili dall’umanità possono essere contenute e ridotte a sette canovacci fondamentali da cui tutto il resto discende:

La Rinascita ovvero all’inferno e ritorno (Il miracolo del ritorno alla luce)
L’Ascesi (La scoperta di una nuova identità)
L’Avventura (La ricerca di se’)
Il Viaggio (Proiettati in una dimensione sconosciuta)
Il Mostro (Quando il debole sconfigge la minaccia)
La Commedia (Tutto e’ bene quel che finisce bene)
La Tragedia (Sopraffatti da una passione che devasta)

Il -Qui- del versetto di Rilke, tratto dalla nona elegia delle Poesie Duinesi, riferito al significato filosofico dell’esistenza (l’essere nell’universo), nel progetto di Soule’ e Toparovsky assume una connotazione specificamente localizzante, spazio/temporale, riferita alla città di Napoli. Gli artisti Ariel Soule’ e Simon Toparovsky, già da qualche anno conducono la propria sperimentazione combinando pittura e scultura in un unicum originale e di grande suggestione, riproposto nelle installazioni che compongono la mostra, presentata nella suggestiva chiesa trecentesca di Santa Maria Incoronata. Per la prestigiosa location gli artisti hanno creato installazioni site specific che interpretano le sette trame archetipiche di Christopher Booker, risolte con soluzioni che sottolineano la capacità di re-interpretazione delle storie e la metodologia di lavoro -a quattro mani-.

La mostra
Nata da un’idea di Patrizia Di Maggio e Maurizio Siniscalco, dopo un anno di intensi scambi con gli artisti ha preso forma ed e’ diventata un complesso percorso attraverso le sette trame archetipiche di Christopher Booker. Vi si intrecciano pittura, scultura, voci, ricordi, impressioni, tracce di storie passate e presenti e un filo attraversa le opere e le collega. E’ il -Qui- materializzato, che rappresenta e unisce, raccogliendole in se’, tutte le possibili storie dell’universo. E’ la Storia Universale dell’umanità che si esprime e si dipana in tutte le sue manifestazioni di bene, di male, di disperazione, di violenza, di coraggio, di rinascita. La centralità della rappresentazione e’ data da una visione dell’Umanità che supera le difficoltà dell’esistenza, sublimando il -male- ed estrapolando da esso la positività del vivere. La metafora della vita che si ripete nell’esperienza quotidiana di ognuno di noi e si dipana proprio nei 7 basic plots, ma che attraversa -il mostro- per trasformarsi irrimediabilmente in nuova linfa vitale in continuo divenire. Una mostra pensata come omaggio a Napoli e alla sua capacità di raccontare e raccontarsi.

Perche’ Napoli
Napoli, la città dai mille e violenti contrasti attrae i due artisti che esprimono la sua complessità attraverso un nuovo -modo- di fare arte: una totale ed intima fusione tra pittura e scultura che crea un linguaggio nuovo e personale in cui le opere, inscindibilmente fuse,vanno lette come -unicum- . Napoli come fucina inesauribile di racconti, miti e affabulazioni, che si collegano alla teoria di Booker; Napoli come luogo privilegiato di tutti i racconti, le leggende, i miti dove tutte le storie dell’universo acquistano realtà e vita. Napoli dove i grandi affabulatori, della storia passata e piu’ recente, hanno trovato ispirazione per i loro racconti; dove passa tutto il -dicibile- del mondo e nulla viene disperso, ma, al contrario, viene trattenuto ed elaborato.

Inaugurazione 10 maggio 2007

Chiesa di Santa Maria Incoronata
Via Medina – Napoli
Orari d’apertura: dal lunedi’ al sabato, ore 9.00 – 18.00

Sabato 12 e domenica 13 maggio…venite venite venite

Per maggio dei monumenti, come saprete benissimo ormai, invito parenti, amici ed affini alla scoperta della città partenopea. Anzi, mettiamo i puntini sulle ii, l’Associazione Lab_06 e in particolar modo la responsabile Alessia invita tutti, ( ovviamente prenotando al num. 338 7129421 oppure prenotando tramite mail all’indirizzo lab_06@libero.it) gratuitamente, cioè senza sborsare un misero euro, ad un percorso di visita sulle orme di Eleonora Pimentel Fonseca nell’ambito del tema “Le donne di Napoli”. Sarà un percorso particolare e insolito per i turisti ma anche , vi assicuro, per i cittadini di Napoli. L’appuntamento è alle ore 10:30 presso Piazzetta Cariati (Quartieri Spagnoli) o alle 12:30 presso Palazzo Serra di Cassano.

Mentre domenica 13 maggio saremo in un’altra parte della città, a mio parere molto ricca di storia e di ideali del popolo che fu, ci ritroviamo alle 10:30 o alle 12:30 presso la chiesa di Santa Maria del Carmine Maggiore in Piazza Mercato. Percorreremo anche qui le orme di dell’eroina Eleonora Pimentel Fonseca legando la sua vita alla rivoluzione partenopea del 1799.

Se vi piacerebbe passare due mattinate “culturali” prenotate e raggiungeteci in molti… dimenticavo, il servizio è gratuito e le guide sono possibili grazie al grande supporto e ai permessi rilasciatici dal Comune di Napoli.