6 febbraio, 2010
Il 5 febbraio, T293 inaugura la prima mostra personale di Helen Marten intitolata ‘wicked patterns’ (cattivi schemi). La mostra prende il titolo da una dichiarazione che descrive le applicazioni decorative della formica nei mobili Memphis. Avvolte in queste parole vi sono associazioni in caduta libera: riferimenti al Cubismo, Futurismo, Art Deco, graffiti, alla giungla e alla città, alla fantascienza, ai cartoni animati, alle stampe africane, e ai fumetti giapponesi – un labirinto infinito di marchi, loghi e grafica da cui lanciarsi.
Con il termine ‘wicked’ tocchiamo vari signigificati linguistici, dall’esperssione -cool’ di -cattivissimo’ del linguaggio colloquiale, passando per il linguaggio degli SMS (WKD!), fino al perverso, patetico e diabolicamente giocoso signifcato di cattivo comportamento. Questo sfocato, sovrapposto andirivieni di arte e storia del design fornisce un vocabolario già saturo di immagini da mettere insieme. Ed e’ da questo riarrangiare e riassorbire roba e quantità stranote di riferimenti culturali, che l’opera trova il suo senso dell’umorismo.
L’araldica, gli allucinogeni e le -emoticon’ scivolano attraverso le sacre linee del modernismo fino alla banalità della produzione di massa; le tendenze corporative crollano sotto la pignoleria ornamentale ed il valore d’uso viene mimetizzato sotto una cacofonia di modelli e colori. Il lavoro e’ rafforzato anche da un interesse feticistico nei materiali e nella manualità, entrambi messi insieme con uno -sputo’ di tipo estetico, e la leccata, lucida brillantezza della fabbricazione industriale: le superfici lisce si alternano ad arrrangiamenti rovinosi, cenni architettonici siedono accanto ad immondizia, fragilità, ossessività e una sorta di grafica erotica. Simboli e personalità sono designati, solo per essere riassegnati o manipolati attraverso livelli ulteriori di dettagli di materia.
‘George Nelson’, fa un richiamo scherzoso al padre del modernismo americano, mentre due sculture che fanno riferimento a delle sedie accennano a un dialogo umoristico tra autori canonizzati (Rietveld + Wegner). Tintin di Herge’ fonde la piu’ famosa delle euro-centriche sillhouettes con l’iconografia delle compagnie aeree, sollevando questioni di interesse politico e culturale. L’artista fa un omaggio allo spirito punk del fai da te e all’esuberanza di strada, e difende i giochi infantili da dilettanti. Continuamente spinta, allungata ed esagerata, l’atmosfera che ne risulta e’ lasciata ai capricci del gusto, del ritmo e dello stile.
Helen Marten, Nata nel 1985, si e’ diplomata presso la Ruskin School of Drawing and Fine Art, Oxford.
Vive e lavora a Londra.
Inaugurazione 5 Febbraio 2010, alle 19
T293, Via Tribunali 293, Napoli
oario: mart-sab 12-19
ingresso libero
6 febbraio, 2010
Venerdi’ 5.2.2010 ore 19:00 si inaugura -TOY-TANO-, la collettiva organizzata da ALESSANDRO COCCHIA c/o -PURP- (vico Carceri San Felice n. 23 – Napoli. Info: 328/3565201, www.alessandrococchia.com), visitabile sino al 26.2.2010 dal lunedi’ al sabato, dalle 17:30 alle 20:30. Ingresso libero.
La nuova collettiva voluta da Cocchia, coinvolgendo alcune tra le personalità piu’ originali ed estrose della scena artistica napoletana, mira a cogliere una tendenza già diffusa all’estero, quella degli -Art Toys-, e farla propria, sino a rielaborarla in maniera inedita e a comunicarla al tessuto piu’ vivido e fertile della città. Questo l’intento che ha animato il designer napoletano nell’allestimento presso la sua factory. Accanto a cio’, pero’, un altro scopo: quello di raccogliere fondi, col ricavato della vendita dei pezzi in mostra, da devolvere alla O.N.L.U.S. -Roadway for Others-, e in particolare al progetto -Roadway for Africa-, per rifornire di farmaci una clinica in Senegal nata beneficamente e operante sul territorio (http://www.roadwayforafrica.com).
Cosi’, per una causa piu’ che altruistica, una quanto mai varia teoria di -Art Toys- sarà protagonista del corpus espositivo. Gli -Art Toys- sono pura -follia decorativa’, nuova ossessione per i collezionisti, che orbitano tra street art, trend creativi underground, web culture, sintassi comunicative non ortodosse, ma sperimentali, con un occhio al Nord Europa e al Giappone, e un altro alle capitali USA. MUNNY e DUNNY, due modelli della Kidrobot (insieme a Toy2R, due tra i marchi produttori piu’ forti nel settore), altro non sono che pupazzi (banalizzandoli, cosi’ li si potrebbe definire!) di varie dimensioni (dai 7 ai 50 cm di altezza), nati dall’idea dell’artista newyorchese Tristan Eaton e del proprietario della Kidrobot Paul Budnitz, e dopo poco esplosi come fenomeno di massa che dagli appassionati si sta diffondendo, tramite il web, in tutto il mondo. Grande spinta a cio’ e’ stata data dall’intervento su questi -mini-fantocci-giocattolo’ di creativi come Gary Baseman e Jeremyville (il primo ad aver curato una pubblicazione sugli Art Toys), che hanno illustrato, dipinto, personalizzato i modelli neutri, rendendoli pezzi d’arte e da collezionismo unici, o a tiratura rigorosamente limitata. In una parola, li hanno – come si direbbe in inglese – -customizzati-, modificandoli secondo il proprio gusto e stile, facendoli diventare veri e propri oggetti d’arte, con cui in vari paesi vengono organizzate mostre ed esposizioni.
Lo sguardo lungo di Cocchia, creativo al passo coi tempi e perfettamente calato in una cultura globale, ha saputo afferrare questo trend, riproponendolo ad artisti nostrani: graphic designer, fotografi, chef, tatuatori, body artist, creativi, illustratori, writer e videomaker. Ed ecco il risultato: ognuno, secondo le proprie ascendenze e inclinazioni, ha personalizzato il suo MUNNY, conferendogli esclusività. Maria Luisa Firpo, Mario Avallone, Mimmo Moxedano, Alessandro Cocchia, Roberta Della Volpe, Dadà Di Donna, Sayrel Silva, Fabio Fumo, Ruben Sebastien, Pasqualone, Ognissanti, Iabo e Amedeo Califano sono riusciti a travasare il proprio linguaggio artistico in queste creazioni. Cosi’ sono nati piccoli Munny floreali, altri travestiti da Stalin-Star, altri ancora incartati con involucri di pregiati cioccolatini francesi artigianali e poi messi in una rete da caciocavallo, minuscole donne manga, ironiche, irriverenti e aggressivamente provocatorie, alcuni che ricordano gli omini di -Mario Bros-. E oltre. Avveniristici esploratori/esploratrici pronti all’allunaggio con stendardi autobiografici, bambolottini che fanno piercing e tatuaggi, Munny ricoperti da inserti di giornale e carta, o con vere e proprie armature di ferro con elmo e alabarda, sino all’apoteosi del tipico San Gennaro di Cocchia, con tanto di tiara e bastone pastorale in rame. Del resto, già dal titolo della mostra s’intravede la miscela di ironia e inventiva: gioco e giocattolo (Toy) che dall’estero qui a Napoli si veste del tipico diminutivo partenopeo -Tano-, per creare un calembour che riecheggia, in assonanza col logo -Purp-, il suo parente stretto, il -totano’
-PURP-, SAVE THE FANTASY FACTORY
Il nome -Purp- non e’ una scelta causale: e’ la perfetta unione dell’ironia -made in Naples’ (‘O Purp, il polpo, per i partenopei!) e una nuance cromatica, -purple’, viola, cara a Cocchia. Nel cuore antico della città uno spazio giovane, dinamico, versatile, pronto a recepire e rielaborare in maniera inedita i trend piu’ originali della street culture e di svariate forme d’arte e comunicazione provenienti dalle capitali nordeuropee e delle megalopoli statunitensi. Un’officina creativa in cui colore e immaginazione la fanno da padroni e le idee piu’ innovative vengono accolte, sviluppate e diffuse. Uno spazio espositivo che non ha la presunzione di definirsi gallery, ma che ha tutte le caratteristiche di una fucina in cui estro e inventiva vengono privilegiati in una felice sinergia tra illustrazione, cinema, pittura, fumetto, cartoon e graffiti. Il motto della factory e’ -Save The Fantasy-, per chi non ha nessuna intenzione di rinunciare alla magia del gioco e del fantastico.
Inaugurazione 5 febbraio ore 19
Purp
vico Carceri San Felice, 23 – Napoli
Orario: dalle 17:30 alle 20:30, domenica chiuso
Ingresso libero
24 gennaio, 2010
Diciotto grandi opere fotografiche ed un’installazione di sette lightboxes di vari formati costituiscono Roccaforte, personale dell’artista siracusano Davide Bramante, curata da Raffaella Morra e Loredana Troise ed organizzata dall’associazione E-M ARTS nei superbi spazi seicenteschi di Palazzo Ruffo di Bagnara, sede della Fondazione Morra.
Dopo la mostra My own Rave (1999), presentata nello storico spazio di via Calabritto, Davide Bramante torna ad esibire le sue opere a Napoli: i suoi scatti descrivono le principali città del mondo, da Napoli a Torino, dal Cairo a Madrid, da New York a Pechino, da Parigi a Londra.
Davide Bramante: -Basta una mia foto per ricostruire il corpo di un’interna città (-) In passato ho piu’ volte detto e scritto che il mio modo di fotografare e’ identico al mio modo di pensare, vivere, sognare, sperare, tutto si sovrappone in un unicum- Prediligo la fotografia perche’ per forza-causa maggiore e’ il mezzo con cui riesco a rendere con immediatezza (1/250 – 1/500 di secondo) le mie idee-.
Ogni immagine in mostra e’ ottenuta analogicamente e giustappone piu’ vedute, e’ una somma potente che Bramante progetta mentalmente scattando sullo stesso negativo piu’ frazioni di visioni.
Una piazza, un monumento, alcune trame di basalto, il cielo e la notte, frattali di genius loci, storie referenziali, colori e odori, etnografia: ogni città, scrive Bramante, -e’ il luogo della nostra visione, cosa che in passato poteva essere la natura e il suo mondo, la reale immagine della contemporaneità perche’ essa e’ fatta come le mie immagini-.
Le opere, realizzate con la tecnica dell’esposizione multipla in fase di ripresa e montate sotto plexiglass, svelano tutti i meticolosi dettagli che compongono la visione dell’artista.
L’addizione multi-focale di dettagli e luoghi inquadrati in un climax ascendente, rende seducente il percorso espositivo, la cui lettura costituisce una -scoperta- lungo un’esegesi ed una decodifica emozionale dall’esito inaspettato. Si affonda in qualche cosa che e’ naturalmente fuori dell’ordinario, in una fitta rete da percepire nella sua struggente ambiguità temporale: –A volte mixo queste cose e non capisco se vado in avanti o indietro nel tempo e nello spazio-, aggiunge l’artista.
Il titolo della mostra Roccaforte e’ stato scelto da Davide Bramante per accentuare la relazione con Napoli, che ha rappresentato sempre un punto di riferimento ed un’imprescindibile occasione creativa nel corso degli anni, sin dalla prima personale.
-Non e’ possibile pensare al lavoro di Davide Bramante- – affermano le curatrici – -come una forma di descrizione tesa a svelare la nuda vita, ma come un codice rappresentativo che riduce la sintassi ad una serie di dati logici ricchi di significati connotativi-.
Davide Bramante (1970) e’ nato a Siracusa dove di recente e’ tornato a vivere dopo tredici anni trascorsi tra Torino, Roma, Bologna, Milano e New York. Dal 1991 realizza video, installazioni e fotografie. Diplomatosi all’Accademia Albertina (Torino) e all’Accademia Fidia (Cosenza), e’ stato visiting artist alla Franklin Furnace Foundation (New York) e ha esposto con mostre personali a Napoli, Roma, Pescara, Modica, Firenze, Isernia, Milano, Catania, Palermo, Bologna, Il Cairo, Lisbona, Amsterdam. Tra le fiere d’arte internazionali, ha partecipato a diverse edizioni di Art Basel, Art Cologne, Artissima, MiArt, Artefiera, Art Verona, ARCO, FIAC, Palm Beach 3, Paris Photo, Scope.
Inaugurazione venerdi’ 22 gennaio ore 19
Fondazione Morra
Palazzo Ruffo di Bagnara, piazza Dante 89, Napoli
Orari di apertura della mostra: lunedi’ – venerdi’, h. 10 – 19/ sabato su appuntamento
Giorno di chiusura: domenica
Ingresso libero
18 gennaio, 2010
Le Sale delle Terrazze di Castel dell’Ovo ospitano HIDDENART – Vedere l’invisibile, esposizione personale dell’artista Diego Santanelli, a cura di Paolo Levi.
La mostra, promossa dal Comune di Napoli e realizzata con la collaborazione di E. Marinella srl, Istituto di Vigilanza La Leonessa e Villa Vittoria, documenta l’inedita ricerca pittorica dell’artista, fondata sul rapporto tra mutazione e immutabilità, e sviluppata grazie a innovativi pigmenti termosensibili che cambiano colore in base alla temperatura dell’ambiente.
Nell’ambito della sua ricerca, unica a livello internazionale, Santanelli ha definito e affinato particolari vernici cangianti che conferiscono a tutta l’opera la facoltà di mutare aspetto nel tempo. Le immagini sulle tele trattate con tali vernici non permangono, ma appaiono e scompaiono in base alle sollecitazioni di caldo o freddo, generando visioni e svelando messaggi inattesi.
La sua pittura e’ composta da una materia tonale che si presenta come un sipario, pensato per nascondere icone dell’immaginario collettivo provenienti dal mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo, e lasciarle trasparire a seguito di una stimolazione termica. I volti di Andy Warhol, Gandhi, Mick Jagger o Michael Jackson, dapprima invisibili, allusi o evocati da particolari e dettagli, divengono soggetti delle opere attraverso un processo ambientale di ri-creazione del visibile che coinvolge lo spettatore, trasformandolo da osservatore a parte attiva dell’evento artistico.
La mostra sarà visitabile dal 17 gennaio al 13 febbraio 2010; dal lunedi’ al sabato ore 10,00 -13,00 e 14,00 – 17,30; domenica e festivi ore 10,00 – 13,00. Ingresso gratuito
Inaugurazione 16 gennaio 2010
Castel dell’Ovo
via Caracciolo di Bella (Borgo Marinari) – Napoli
Orario: dal lunedi’ al sabato ore 10,00 -13,00 e 14,00 – 17,30; domenica e festivi ore 10,00 – 13,00.
Ingresso libero
14 gennaio, 2010
Squeeze your minds e’ il titolo della nuova personale di -digito-pittura- di Giuseppe Falconi in esposizione al Penguin Cafe’ dal 13 al 26 gennaio.
Falconi spazia tra generi e immagini dal significato aperto e percio’ leggibile a piu’ livelli attraverso l’uso di metafore e simboli divertenti, ironici, onirici, che costituiscono il filo conduttore della mostra.
Ogni opera nasce da una ragione, da un’idea precisa, ma attraverso lo sguardo degli altri diventa molteplicità di ragioni, di idee e di significati. La forza comunicativa dei tredici lavori presentati da Falconi e’ nella loro attitudine ad essere letti come opere eclettiche.
L’ approccio prevalentemente ironico nei lavori in mostra, in un’interpretazione fortemente cromatica, punta a catturare lo sguardo e trasmettere soprattutto con i colori.
Spremiti le meningi e’ un invito giocoso dell’artista a -spremere- le sue opere e ricavarne il succo che si vuole: -Istruzioni per l’ uso./ Spremi(ti) le mie opere, prenditi le mie idee,/ ragionate o sragionate, emozionate o divertite./ Fissa l’attenzione un solo istante-/ RAGIONA, come fa un matto o un bambino./ E non dire che non hai un emozione!/ Perche’ non ti credo!/E perche’ se anche volessi non posso da contratto! (Giuseppe Falconi)
Inaugurazione 13 gennaio 2010
Penguin cafe’
via Santa Lucia, 88 – Napoli
Orario: 16-19.30
Ingresso libero
12 gennaio, 2010
Gilbert & George presenteranno per la loro prima personale alla galleria Alfonso Artiaco dieci opere del loro nuovo ciclo -JACK FREAK PICTURES-. Consolidando i temi, esplorati per piu’ di 40 anni, sulla complessità della condizione umana, -JACK FREAK PICTURES- e’ da considerare -tra i piu’ iconici, filosoficamente astuti e formalmente violenti lavori che Gilbert & George abbiano mai creato- (Michael Brucewell).
L’elemento pittorico della bandiera Union Jack appare dominare i nuovi lavori degli artisti. Questa icona, internazionalmente riconosciuta, e’ stata da piu’ di 50 anni utilizzata politicamente e socialmente come simbolo delle abitudini contemporanee ed, allo stesso tempo, di un radicato nazionalismo. Gilbert & George non specificano nessuno di questi significati ma accogliendo la retorica che si cela dietro questo simbolo, si servono del motivo della Union Jack come sfondo per una grande novella di vita contemporanea nella quale si intrecciano tradizioni, vigore sociale e religione di un’identità nazionale ma, contestualmente, individuale.
Dal 1967, anno del loro incontro a Londra, Gilbert & George raccontano il mondo moderno attraverso la transizione dei valori e dei sentimenti dell’individuo, dove loro stessi sono artisti ed arte. Attori del complesso dramma che hanno creato gli artisti appaiono, in -JACK FREAK PICTURES-, sotto diverse spoglie: da danzatori a commedianti di music-hall a -uomini-bandiera- letteralmente composti dalla Union Jack, alle loro figure mostruose e robotiche. Nella complessità pittorica di -JACK FREAK PICTURES- la realtà moderna scrutata da Gilbert & George viene evocata attraverso alcuni caratteristici elementi: come le medaglie ed amuleti, gli alberi e la mappa stradale di East London dove gli artisti vivono e lavorano, dai muri urbani di mattoni allo -sguardo-, negli occhi degli stessi Gilbert & George, che invita, o provoca, a seguire gli artisti in questo viaggio.
Tutto il ciclo di lavori, accompagnato dal saggio di Michael Bracewell, e’ pubblicato nel catalogo Gilbert & George, Jack Freak Pictures, edito da Hatje Kantz Books.
Gilbert nasce in un piccolo paese delle Dolomiti nel 1943, George nasce a Devon nel 1942; entrambi vivono e lavorano a Londra. Insieme hanno partecipato a molti importanti esibizioni sia personali sia collettive inclusa la piu’ grande retrospettiva alla Tate Modern (2007). La mostra e’ stata ospitata anche dal Haus der Kunst, Monaco (2007); dal Castello di Rivoli, Torino (2007); dal Milwaukee Art Museum (2008) e dal Brooklyn Museum (2008 -09). Gilbert & George hanno avuto altre ampie personali, quali quella alla Whitechapel Art Gallery, Londra (1971-1972), alla National Gallery, Pechino (1993), allo Shanghai Art Museum (1993), allo Stedelijk Museum, Amsterdam (1995-1996), al Muse’e d’Art Moderne de la Ville de Paris (1998), alla Serpentine Gallery, Londra (2002), al Kunsthaus Bregenz (2002) e Kestnergesellschaft, Hannover (2004-2005). Gilbert & George hanno vinto il Turner Prize nel 1984 e rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia nel 2005.
fino al 6/2/10
Alfonso Artiaco
P.za dei Martiri 58 – Napoli
lun-sab 10-13.30, 16-18
ingresso libero
8 gennaio, 2010
Nei giorni di Capodanno compresi tra il 31 dicembre e il 2 gennaio i musei e i siti archeologici statali, molti dei quali aperti anche il 1 gennaio, hanno registrato, in base ai dati finora pervenuti, un incremento del 12,26% di ingressi, con un totale parziale di 185.844 visitatori nel 2010 rispetto ai 165.543 del 2009.
Di grande rilievo risulta il dato del Colosseo, che nel solo giorno di Capodanno in cui è stato aperto eccezionalmente fino alle 14:00 ha avuto 4.823 visitatori, quasi mille in più del giorno di Natale. L’intero circuito archeologico, che ha visto aperti anche il Foro Romano e il Palatino nei giorni di San Silvestro e 2 gennaio, ha registrato 34.811 ingressi, con una crescita del 29,42% rispetto all’anno scorso, quando vi furono 26.898 visitatori.
Importante anche il risultato della Reggia di Caserta, che con 5.718 visitatori nei 3 giorni cresce quasi del 14,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con 926 ingressi nel solo giorno di Capodanno. Premiata anche la scelta di mantenere aperta il 1° gennaio l’area archeologica di Villa Adriana a Tivoli, che nei tre giorni ha avuto 1.805 visitatori, il 23,7% in più rispetto all’anno scorso. I musei di Capodimonte e di Palazzo Reale a Napoli, aperti anch’essi il 1° gennaio, con 1.297 ingressi il primo e 913 ingressi il secondo hanno avuto una crescita rispettivamente del 41,8% e del 94,1%
Significativi anche i dati provenienti a Roma dal Museo e Galleria Borghese, che con 3.889 visitatori cresce dell’8,51% rispetto al 2008, e dal Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, con 8.211 ingressi e un aumento del 69,4% rispetto all’anno scorso, a Milano dalla Pinacoteca di Brera, che ha avuto 2.198 visitatori ossia il 32,7% in più rispetto al 2008, e dal Cenacolo Vinciano, con 2.178 ingressi e una crescita del 2,9%, a Torino dal Museo delle Antichità Egizie, che con 9.673 visitatori registra un aumento del 10,4%, a Firenze dalle Gallerie degli Uffizi, con una crescita del 6,7% di pubblico che porta a 13.389 i visitatori quest’anno, e a Venezia dalle Gallerie dell’Accademia, visitate da 3.282 persone, il 19% in più rispetto all’anno scorso, tutti musei chiusi però nel giorno di Capodanno.
“Questo successo – ha dichiarato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi – conferma quanto nel nostro Paese sia forte il desiderio di cultura. Tra Natale e Capodanno, grazie all’encomiabile impegno di tutto il personale del Ministero, molti cittadini e turisti sono tornati ad affollare i musei e i siti archeologici statali, un primo, importante frutto delle nuove politiche di questo Governo nella valorizzazione del patrimonio culturale”.
4 gennaio, 2010
L’Associazione Culturale Gioco e Strategia Napoli è lieta di informare che con il Patrocinio della Prima Municipalità “Chiaia, Posillipo, San Ferdinando” e la collaborazione dell’Associazione STORICO BORGO SANT’ELIGIO il giorno 6 Gennaio 2010 si terrà la manifestazione “Chiaia come Montmartre“.
In quella occasione artisti partenopei saranno impegnati a dipingere e/o esporre le proprie opere nel cuore della Napoli bene, ovvero tra Piazza dei Martiti e via Calabritto.
L’iniziativa trae spunto dal noto quartiere dell’arte parigino e si ispira ai canoni di assoluta libertà espressiva.
Hanno già data l’adesione pittori, illustratori,fumettisti, associazioni culturali ed editori.
Grazie ad un accordo con il presidente Enzo Falcone dell’Associazione STORICO BORGO SANT’ELIGIO, la associazione Culturale Gioco e Strategia su pregia di invitare tutti a prendere parte a questo evento.
Le opere realizzate saranno oggetto successivamente di una mostra itinerante che si terrà negli impianti sportivi del Comune di Napoli.
mercoledì 6 gennaio 2010
Ora: 9.30 – 13.30
Piazza dei Martiri Napoli
23 dicembre, 2009
Diviso tra il mondo dell’arte contemporanea e quello della musica elettronica, l’artista tedesco Carsten Nicolai, presenta due opere disegnate e progettate appositamente per -Barock-, la mostra del museo MADRE dedicata all’arte barocca contemporanea.
La prima installazione, Pionier I, posizionata nel cortile del museo, consiste in un paracadute, che ricorda vagamente quelli utilizzati per l’atterraggio delle capsule spaziali sulla superficie extraterrestre o quelli per lanciare carichi in territori inaccessibili. Gonfiato tramite un ventilatore, il paracadute e’ illuminato da una forte fonte di luce che ne evidenzia la struttura al calare della sera.
La seconda installazione, Pionier II, vede tre mongolfiere ad elio, illuminate e collegate al suolo tramite cavi metallici, ondeggiare su Piazza Plebiscito, sede, anche quest’anno, della tradizionale installazione pre-natalizia. Il progetto e’ completato da un suono di sottofondo, trasposizione sonora delle onde telluriche prodotte dal Vesuvio. Entrambe le installazioni affrontano il tema dell’interazione tra gli elementi artificiali e naturali, direttamente ispirati al rapporto antagonista che la città vive con il sottosuolo.
Considerato una tra le figure piu’ importanti del panorama artistico internazionale, da alcuni anni Nicolai esegue sperimentazioni sonore nel campo della musica elettronica sotto lo pseudonimo Alva Noto, eseguendo concerti all’interno di musei e spazi istituzionali tra cui il Solomon R. Guggenheim Museum a New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Centre Pompidou a Paris, la Kunsthaus di Graz e la Tate Modern di Londra.
Inaugurazione 23 dicembre ore 18.30
Piazza del Plebiscito, Napoli
sempre visibile
21 dicembre, 2009
Lunedi’ 21 dicembre, ore 12,00, presso la Galleria del Giardino dell’Accademia di Belle arti di Napoli, il direttore dell’Accademia Giovanna Cassese inaugura la mostra -Passaggi Armonici. Incisioni di Francesco Ferrovecchio e i suoi studenti- a cura di Erminia Mitrano e della Scuola Grafica dell’Accademia con contributi dei curatori della Galleria del Giardino Marco Di Capua e Valerio Rivosecchi, di Gabriella Spizzuoco, Vincenzo Bergamene e il suo corso di Graphic Design.
In esposizione incisioni del maestro Francesco Ferrovecchio, da poco scomparso, insieme ad una selezione di incisioni dei suoi migliori allievi ed ex allievi e una piccola sezione dedicata a lavori di tesi e ai libri d’artista. Opere di: Califri Debora, Merino Gianluca, Graziano Antonio, Palmieri Carla, Giuliano Michele, Fiato Fausto, Longo Veronica, De Giorgio Barbara, Siani Serena, Guida Rosa, D’Avino Emilio, Provenza Monia, Paparozzi Fabiana, Maresca Sabina, Maresca Teresa, Re Annunziata, Savino Francesca, Garofalo Michele, Cirillo Luigi, Mele Antonio, Carbone Luca, Tuoro Giovanni, Vanvatrium Eriana, Duvholt Haug Mereth.
Completa la mostra (in esposizione sino al 21 gennaio) un catalogo con scritti di Giovanna Cassese, Marco Di Capua e Valerio Rivosecchi.
Passaggi Armonici. -Una mostra per guardare al futuro, per guardare lontano, per raccontare di passaggi armonici, di trasmissione generazionale di saperi e di portati etici ed estetici, per approfondire percorsi di ricerca individuale, per fare luce sull’impegno di didatta di Ferrovecchio e sul suo magistero di alta qualità umana e professionale che si e’ trasmesso generando opere altre, di grande impatto visivo e a giorno di sofisticati procedimenti tecnici. Una mostra ricca e varia che ben si iscrive nella stessa fervida attività della Scuola di Grafica e della Galleria del Giardino perche’ l’Accademia e’ fucina per le piu’ giovani generazioni e nei nostri compiti formativi rientra anche la valorizzazione e l’esposizione dei lavori piu’ significativi-, sottolinea il direttore Giovanna Cassese.
Francesco Ferrovecchio. Pugliese di Bari, docente di Tecniche di Tecniche dell’Incisione in Accademia di Belle Arti di Napoli, ha partecipato a rassegne e biennali per la Grafica di livello nazionale e internazionale (Cleveland, Pesaro, Bari, Dublino, Hildsheim (Germania), Parigi, Tokyo). La sua ricerca artistica si traduce in tratti grafici e cromatici apparentemente rapidi, ma profondamente meditati, tesi a riconquistare i valori perduti della civiltà contadina, tipica della sua terra d’origine, e insieme a captare le vibrazioni piu’ intime dell’animo umano. Studioso attento e sperimentatore avventuroso delle tecniche dell’Incisione, continua a trasmettere le proprie conoscenze, oltre che nelle sue classi presso l’Accademia, in corsi e laboratori presso stamperie, gallerie, centri culturali, scuole di ogni ordine e grado in Italia e all’estero. Ha curato la veste grafica di vari libri d’arte e stampa presso la famosa officina milanese di Giorgio Upiglio
Inaugurazione Lunedi’ 21 Dicembre 2009 – ore 12
Galleria del Giardino
Accademia di Belle Arti di Napoli
via Costantinopoli, 107
ingreso libero