26 giugno, 2009
Non senti in teatro l’eco degli applausi quando risuonano quelle frasi che tutti riconosciamo, che all’unanimità proclamiamo vere?
(Seneca, Epistole a Lucilio)
Quasi ad ideale continuazione del Napoli Teatro Festival Italia, la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e la Regione Campania Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali, nell’ambito del progetto 6 viaggi in Campania 2009, presentano al grande pubblico, presso gli spazi espositivi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Mostra Il Teatro Antico e le Maschere.
Proprio in occasione della conclusione della rassegna teatrale napoletana, giunta alla sua seconda edizione, i curatori della Mostra ripercorrono la storia delle origini del teatro, nella consapevolezza di come il teatro greco prima, quello romano poi siano all’origine del teatro occidentale.
Il teatro romano, diretta evoluzione del teatro greco, porta a compimento e consolida tutti gli aspetti delle tecniche teatrali create dai Greci – l’architettura dell’edificio, la drammaturgia, le pratiche dell’attore, l’allestimento scenico – perfezionandole e diffondendole in tutto il mondo allora conosciuto. Gli apporti greci al teatro romano avvengono attraverso la Magna Grecia, la ricchezza delle sue città e l’intensa vita culturale che le anima. La vivacità delle farse fliàciche nei provvisori teatri di legno, le prime traduzioni di tragedie e commedie dal greco al latino, l’arrivo delle prime compagnie di attori professionisti dalla Grecia con le loro maschere ed i loro copioni tratti dai classici antichi segnano gli inizi del teatro a Roma. Ma non bisogna dimenticare i contributi altrettanto essenziali degli Etruschi e dei popoli autoctoni dell’Italia. Lo storico Tito Livio fa risalire agli Etruschi l’ingresso dei primi attori a Roma e dagli Etruschi i Romani accettano termini fondamentali del lessico teatrale come hystrio (attore) e persona (maschera). E infine, dai popoli italici della Campania e del Lazio, i Romani carpiscono quella vena farsesca e satirica che distingue i loro primi esperimenti di un’autonoma drammaturgia.
La costruzione dei grandi teatri di pietra con le loro monumentali scenografie fisse caratterizza Roma e tutte le città romanizzate d’epoca imperiale. Ogni città che emerge per le sue ricchezze costruisce al centro del proprio spazio urbano, accanto ai templi e al foro, un edificio pubblico per gli spettacoli – teatro, anfiteatro, circo, stadio, odeon – e talvolta piu’ d’uno. Attorno al solo bacino del Mediterraneo si conservano piu’ di un migliaio di questi edifici. Vitruvio nel suo De Architectura (I sec. a.C.) descrive i primi teatri di pietra romani di età augustea. A differenza di quelli greci, i teatri romani si presentano come edifici a pianta semicircolare, costruiti su terreno pianeggiante – cioe’ non appoggiati ad una collina come quelli greci, chiusi da mura perimetrali che collegano le gradinate per gli spettatori (cavea) con la scena monumentale (scaenae frons) e il palcoscenico (pulpitum). Questa soluzione permette di erigere i teatri in qualsiasi luogo e dunque anche nel centro delle città, facendoli diventare uno degli edifici pubblici principali della collettività. La «forma chiusa» del teatro romano, che rende possibile la copertura dell’intero edificio con tendoni (velarium) per riparare dal sole gli spettatori, si prefigura cosi’ come il prototipo dell’edificio teatrale moderno.
Quello del teatro e’, infine, un mondo multiforme, fatto di danza, recitazione, canto, mimica, dotta cultura ma anche di sensualità, grasse risate e divertimento di massa. Da una parte, le compagnie degli attori con le loro tecniche mimiche, i variopinti costumi, le grandi maschere, gli strumenti musicali e i testi drammatici, spesso rielaborati a partire dai modelli -alti’.
Dall’altra il pubblico, migliaia di spettatori, i piu’ variegati, che considerano il teatro e gli spettacoli che vi si svolgono come il loro passatempo preferito.
Il percorso espositivo
Articolata in quattro sezioni, la mostra vuole guidare il visitatore alla conoscenza del teatro antico, grazie soprattutto alla presentazione dei numerosi materiali – soprattutto di età romana – presenti nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli
1. Alle origini del teatro
Dioniso, con i Satiri, personaggi del suo corteggio, sono all’origine del piu’ antico teatro: alcuni esemplari della ceramografia greca a figure nere (VI secolo a.C.) e qualche rappresentazione piu’ tarda di Dioniso alludono a questo momento piu’ antico. Alcune, rare, testimonianze, eco delle opere dei grandi tragici greci – fu soprattutto Euripide a godere di grande favore nelle regioni meridionali – sono rappresentate da esemplari della ceramografia greca e italiota a figure rosse del V e IV secolo a.C., recanti scene con i personaggi delle piu’ note tragedie, come, in particolare, nei vasi della collezione storica del Museo, relativi all’Ifigenia in Tauride e ad altri noti episodi della tragedia euripidea, ma anche da una urna fittile etrusca, mai esposta al pubblico, con la lotta tra Eteocle e Polinice.
Dell’altro genere prediletto nell’Italia meridionale in età ellenistica, il teatro fliacico, vengono presentati alcuni vasi dipinti – unica testimonianza superstite di questo genere comico – con gustose scene di grande realismo attinte dalla vita quotidiana, impersonate da attori (i fliaci), caratterizzati da un particolare costume.
2. Il teatro romano e i suoi generi: la tragedia, la commedia
Il mondo romano si appropria di entrambi i generi – tragedia e commedia – del teatro greco, con una produzione che ci e’ ben nota dalla tradizione letteraria, ma della quale le uniche testimonianze pervenute fino ai nostri giorni – oltre, naturalmente, gli stessi edifici teatrali – sono rappresentate essenzialmente da alcuni mosaici e affreschi, ma soprattutto da un considerevole numero di riproduzioni di maschere, restituite dagli scavi delle antiche città sepolte dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. e destinate all’ornamento di giardini o alla decorazione architettonica.
Sono presentate in questa sezione maschere di marmo e terracotta relative ai singoli tipi rappresentativi dei personaggi del teatro tragico e della commedia; ad esse sono affiancate le testimonianze restituite, a Pompei ed Ercolano, dalla pittura parietale di IV.
3. Il teatro popolare in Campania: l’Atellana e la Fabula Togata
Viene presentato al pubblico, per la prima volta nella sua integrità, un interessante rinvenimento risalente alla prima fase degli scavi di Pompei: un gruppo di 15 maschere in gesso, a grandezza naturale, che verosimilmente costituiscono i modelli di cui un artigiano si serviva per la realizzazione di esemplari destinati alla scena. Nell’ambito della varietà di tipi appartenenti per lo piu’ a personaggi della commedia, e’ significativa la presenza di una maschera maschile del personaggio comico della farsa atellana, Buccus, come si deduce dal nome che resta inciso nel gesso. A queste maschere, si affiancheranno alcuni esemplari in terracotta, da Pompei, che trovano significativo riscontro in alcuni dei modelli in gesso, come il personaggio dal grosso naso adunco, per il quale il piu’ immediato richiamo e’ costituito dalla piu’ recente maschera di Pulcinella.
4. I luoghi: Teatri romani in Campania
L’ultima sezione e’ dedicata agli edifici teatrali antichi della Campania. In essa il visitatore troverà la documentazione e tutte le notizie storiche utili, che potranno indurlo a visitare alcuni di essi attualmente accessibili, come il teatro di Neapolis – di recentissima scoperta -, quello di Pompei, con il piccolo Odeon e, nell’area flegrea, i resti del teatro di Miseno e il piccolo edificio noto come -sepolcro di Agrippina- a Bacoli.
Inaugurazione giovedi 25 Giugno alle 18.30
Museo Archeologico Nazionale
piazza Museo Nazionale, 19, Napoli
Orari Dalle 9 alle 19.30. Chiuso martedi’
Tariffe 10 euro intero; 6,75 euro ridotto. La Mostra e’ inserita nel circuito Campania Artecard
14 giugno, 2009
Con questa mostra dedicata all’incisione prodotta da artiste, si vorrebbe inaugurare una nuova possibilità di manifestazione espositiva specializzata a Napoli. Nella città partenopea, la tradizione incisoria praticata da artiste donne risale al 1700 ed oggi se ne assume questa memoria storica come viatico per un’attualizzazione nel nostro presente. Hanno aderito con la propria partecipazione individuale ben 60 artiste di tutta Italia (e non manca anche qualche presenza straniera).
Le stampe presentate in questa rassegna consentono di avere un panorama interessante e completo della pratica incisoria, assicurando anche un notevole contributo sul piano dell’intensità creativa. La mostra e’ stata curata da Rosario Pinto e Veronica Longo, ed e’ stata resa possibile dall’intervento proposito dell’organizzazione Aquila di mare, guidata da Emilio Caputo. Sulla scorta dell’esperienza di quest’anno, ci si propone di rendere continuativo questo appuntamento con l’Incisione al femminile a Napoli, guadagnando cosi’ alla città un ulteriore appuntamento culturale ed inserendola negli spazi specifici dedicati all’incisione, anche in altri contesti nazionali.
Le artiste:
Rosita Aguirre, Claudia Asoli, Gianna Bentivenga, Milva Bortoluzzi, Nadia Campanotta, Claudia Canavesi, Flavia Cane’, Lucia Caprioglio, Virginia Carbonelli, Liber Carraro, Maria Laura Cartocci, Annalicia Caruso, Camilla Cazzaniga, Giuliana Consilvio, Coletta Cremonesi, Graziella Da Gioz, Ana Maria Daskal, Gaetana Di Giacopo, Elisabetta Diamanti, Martina Donati, Daniela Ercolini, Agnese Fontanarosa, Maria Paola Forlani, Nadia Galbiati, Carla Galli, Priscilla Ganassini, Lia Laterza, Caterina Legato, Giuseppina Lesa, Veronica Longo, Paola Maestroni, Vera Marchini, TizianaViola Massa, Enrica Mazzarella, Bonizza Modolo, Elena Molena, Sara Montani, Olimpia Morgante, Luciana Nespeca, Beatrice Palazzetti, Carla Palmieri, Roberta Pancera, Carla Parsani Motti, Antonia Maria Peruchetti, Nella Piantà, Susi Piazza, Stefania Puntaroli, Daniela Quadraccia, Luana Raia, Alessandra Rameri, Maria Grazia Renier, MariaTeresa Ressa, Laura Rossi, Carla Semprebon, Lucia Sforza, Laura Stor, Mariacarla Taroni, Anna Maria Ughes, Elisabetta Viarengo Miniotti e Marina Ziggiotti.
Inaugurazione sabato 13 giugno 2009 – ore 17.00
Chiesa di San Severo al Pendino
via Duomo, 282 – Napoli
Orario: 10.00-18.00 (domenica chiuso)
12 giugno, 2009
Collettiva
Francesco Arena, Luca Bertolo, Davide Cantoni, Sarah Ciraci’, Michelangelo Consani, Vittorio Corsini, Angela Detanico, Benny Dröscher, Flavio Favelli, Michela Formenti, Robert Gutierrez, Jason Jagel, Simon Keenleyside, Raphael Lain, Lucia Leuci, Sergio Limonta, Luca Pozzi, Luigi Presicce, Maitree Siriboon, Enzo Umbaca
La Mostra D’Oltremare di Napoli con la suggestione dei suoi monumentali spazi modernisti, anni ‘40, riscoprendo la sua anticonvenzionale vocazione di fucina di idee, e’ lieta di invitarvi ad un’esposizione dalla genesi insolita.
“Glad to invite you” e’ una mostra, ma anche un esperimento sociale all’interno del microcosmo dell’arte. Come si evince dal titolo, tutto nasce dalla pratica dell’invito. In una formula a catena gli artisti sono stati invitati ad invitare.Sulla figura del curatore nella comune accezione del termine, prevale l’idea progettuale. L’azione delle chiamate consequenziali ha previsto esclusivamente il piacere che un gruppo di artisti avrebbero avuto nell’esporre le proprie opere in compagnia di persone di cui stimano il fare artistico.
Frammentare la selezione degli artisti e’ anche un modo per sondare la ricerca contemporanea approcciandola da molteplici punti di vista,almeno quanti sono gli artisti che hanno esteso l’invito. Partendo da un alto margine di casualità, il corpo dei lavori presenti sorprende per unità di intenti e spiega come l’amicizia tra artisti finisca per influenzarne il lavoro, o viceversa si interroga se le affinità nell’indagine estetica siano causa o effetto dell’appartenenza ad una categoria.
Inaugurazione 12 giugno 2009. ore 19
Mostra d’Oltremare
Piazzale Vincenzo Tecchio – Napoli
Orari: lunedi’/venerdi’: 17.00-24.00, sabato e domenica: 10.00-24.00
Ingresso libero
12 giugno, 2009
Due mostre con lo stesso titolo quasi in contemporanea alla Galleria ”La Mediterranea Arte” e al Museo Minimo. Opere di Rosa Cassino, Salvatore De Curtis, Paolo La Motta, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni, Lucio Statti.
-L’equivoco comune e permanente che riguarda l’arte contemporanea fatta con tele, pennelli, colori e per di piu’ figurativa, e’ proprio di non considerarla attuale. Dal momento che, agli albori del secolo scorso, l’arte si affrancava dalla rappresentazione della fisicità di cio’ che ci circonda, la pittura legata alle figure, ai paesaggi e agli oggetti ha perso sempre piu’ terreno nel testimoniare la -modernità’ e la -contemporaneità’. Ma, anche se la parentesi della ‘Transavanguardia’, seppur nel suo limite di attingere sovente all’arte arcaica , ha fatto superare molti pregiudizi, non sempre risulta chiaro a critici ed appassionati che cosi’ come l’arte non e’ legata aprioristicamente ad una tecnica e ad un medium cosi’ non esiste un dogma che condanni la -pittura figurativa’ ad un esercizio sterile.
Credo, infatti, che nello spazio limitato di una tela e nell’uso di pigmenti colorati esiste tutt’oggi la possibilità di realizzare la grande alchimia dell’opus: creare il -mondo in piccolo’, fissare in quello spazio reale e virtuale l’umano altrettanto reale e virtuale. In altri termini dobbiamo ricordarci che un ritratto, un paesaggio, una natura morta non sono un tentativo di riproduzione verosimigliante o una semplice rappresentazione piu’ o meno personalizzata, ma un mondo grande e complesso.
Nel momento che percepiamo nell’opera il mistero e la forza creativa ogni dubbio tace e resta una sola domanda: cosa spinge l’artista ad abbandonarsi, per cosi’ dire, all’estasi del demiurgo dalle mani sporche di colore? Cosi’ questo gruppo di artisti, molti dei quali con una lunga esperienza di vari astrattismi, oggi rivendicano con forza e a gran voce non semplicemente il diritto ad esistere della loro pittura come -riserva indiana’ ma la sua potenziale supremazia, primato che si fonda non sulla rottura ma sulla continuità. Tutto cio’, riflettiamo, si accorda con la tendenza attuale nella società occidentale del recupero dei valori maldestramente e frettolosamente accantonati. Infine, se vogliamo dirla tutta, l’intento non secondario di questi sette artisti e’ di contribuire a far vedere- il re nudo- dove il re e’ lo spocchioso regime del brutto contemporaneo-.
Carolina Mantellini
Inaugurazione mercoledi’ 10 giugno ore 18.30
La Mediterranea arte
via Carlo de Cesare, 60 – Napoli
Dal lunedi’ al venerdi’: h 10,30/ 13,30- 16,30/ 19,30 Sabato: 10,30/ 13,30
Ingresso libero
8 giugno, 2009
È dedicata a Bruno Aller la personale ospitata nel complesso momunentale di Castel dell’Ovo dal 6 al 28 giugno 2009. L’esposizione raccoglie oltre ottanta opere grafiche e pittoriche che ripercorrono le tappe della sua ricerca artistica dal 1979 al 2009.
Pittore, incisore e scenografo, Bruno Aller nasce a Roma nel 1960 e muove fin dagli esordi nel campo dell’astrazione e del suprematismo costruttivo svincolandosi da ogni riferimento all’immagine figurativa.
La sua pittura e’ sensibilità pura, e’ strumento d’indagine, di metafora, di memoria che si avvale di un segno forte e tagliente, che frantuma lo spazio della tela per poi ricostruirlo in nuove forme e strutture geometriche.
L’indagine del linguaggio segnico degli anni Settanta si inserisce nelle sperimentazioni degli anni Novanta fino a confluire nella recentissima produzione dei Ri/tratti.
In questi lavori degli ultimi anni Aller evoca l’opera, la vita, l’essenza profonda di poeti, filosofi, artisti contemporanei e non: Catullo, Saffo, Dante, Marinetti, Apollinaire, Leopardi, Campana, Lunetta – per citarne alcuni – riaffiorano e rivivono nei suoi dipinti attraverso il potere evocativo del colore, del segno-scrittura e del segno grafico-pittorico.
Aller realizza ritratti non fisionomici ma astratti e interiori dei personaggi utilizzando le lettere che ne compongono il nome come impianto strutturale dell’opera, smantellando e ricomponendo, inventando un linguaggio di piani, di linee, di vuoti e di pieni, di silenzi e di suggestioni. Impegnando svariate tecniche e materiali – olio, grafite, terre, ossidi, acrilici, pastelli – Aller crea trame sottili, strati compatti, griglie o velature che accentuano la luminosità e l’intensità del colore; l’artista indaga e dialoga con la parola e va al di là di essa, decostruisce, costruisce e reinventa architetture spontanee e immediate in cui il segno-lettera scompare, riemerge e si prolunga nello spazio oltre la tela, sempre libero, vibrante, imprevedibile.
L’artista Bruno Aller ringrazia vivamente: il Dott.Antonio Carpenito, la Dott.ssa Silvana Dello Russo, Elio Rumma, Rosaria Piacente, Franco e Liliana Sabbatini.
Ufficio stampa: Rosaria Guerra, e-mail rosariaguerra2006@libero.it
Inaugurazione 5 giugno 2006 h.15
Castel dell’Ovo
via Caracciolo di Bella – Napoli
Orari: dal 6 giugno al 30 giugno – dal lunedi’ al sabato ore 14.00-18.30, giorno di chiusura domenica
Ingresso libero
8 giugno, 2009
COSTABILE GUARIGLIA espone alla galleria ARTEXARTE Box di Via Chiatamone 7 Napoli, dal 4 GIUGNO al 4 LUGLIO 2009, opere scelte e realizzate site specific per lo spazio artexarte per questa sua personale a Napoli.
Nel 2004 Costabile Guariglia con il gruppo senseria da lui fondato espose a Castel S.Elmo in occasione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo curata da Achille Bonito Oliva, una videoinstallazione di grandi dimensioni 6 metri x3×3 realizzate in tessuto elastico, ferro, legno situate nella 3 sala di Castel Sant’ Elmo, che poneva al centro della sua ricerca il senso del viaggio come racconto di luoghi smarriti e defraudati della propria identità.
Costabile Guariglia continua la ricerca narrando ipotetici viaggi di sconfinamento, lo fa utilizzando un linguaggio che spazia dalla fotografia con 18 opere di piccole dimensioni che iniziano e chiudono lo spazio della galleria a forma di anello, un’installazione posta all’ingresso dello spazio dove invita l-ospite a compiere un gesto di umiltà con l’azione di attraversamento chinando il capo.
Come scrive Viviana Vitelli, nel testo che accompagna il catalogo della mostra:
-Nella stanza si accede compiendo un gesto che prepara al rito della centralità e della rotazione. Infatti l’ingresso e’ una piccola breccia a forma di persona seduta o in piedi. L’accesso attraverso una piccola porta ricorda la cerimonia zen della stanza del te. Chiunque ricco o povero deve compiere un gesto di umiltà: il piegarsi, l’essere pronti a cambiare il senso alla ordinaria presenza. L’invito di Guariglia e doppio: ospiti del senso rotatorio o della terra e ospiti sulla terra del grande pilota. Le persone che lui ha invitato sulle tre sedie assumono le sembianza del pilota, di colui che e’ in procinto di partire attraverso un salto nell’orizzonte: questa barriera invisibile che lascia passare di chi ha il cuore di fanciullo e lascia interdetti gli altri. In noi c’e’ un lato nascosto che sa viaggiare, oltrepassare la colonna d’ercole, pilota in greco si traduce con la parola kybernatas: colui che tiene il volano, il timone colui che sente i flussi informazionale e si adegua diminuendo velocità e spostando la rotta: Chi segna la rotta conosce l’espansione, il tempo e i limiti e cosi’ si avvia verso un percepire che e’ conoscenza organizzazione-.
Ancora, come osserva Alfonso Amendola, nel testo critico: Anche in questi 18 lavori ritroviamo il piu’ denso pulsare della ricerca di Costabile Guariglia. Artista che celebra (nella complessità dei suoi attraversamenti visivi, scultorei, audiovisivi, performativi) la voracità del corpo e delle sue trasformazioni. E lo fa riempiendo lo spazio, accelerando verso i temi della bio-politica, costruendo concettualmente e fisicamente la propria visionarietà d’artista. E spezzando le retoriche di un pensiero -dominante- nel segno di una pratica della totalità delle arti come azione libertaria. È soprattutto nella dimensione di -operazioni composite- che miscelano assieme differenti linguaggi, forme e stili che Costabile Guariglia indica la propria priorità espressiva e d’artista totale. Indicandoci, al contempo, una sua forza naturale e sorgiva. Una forza che e’ in grado di farlo orbitare, con riuscita disinvoltura, all’interno di tutte le espressioni dell’arte (non meravigli quindi il suo continuo ibridare le creatività: il teatro e la pittura, il video e la matericità della scultura, l’azionismo di body artist e le installazioni).
Inaugurazione giovedi’ 04 giugno 2009 ore 19,00
ArtexArte Box
Via Chiatamone, 7 – 80121 Napoli
Dal martedi’ al venerdi’ ore 16:30 / 19:00 – per appuntamento info 338 2235989
Ingresso libero
5 giugno, 2009
La rassegna Live al Largo del Kestè rientra nel percorso di “riappropriazione” degli spazi pubblici, in cui l’associazione Arteteka s’identifica da sempre, offrendo la possibilità di poter portare eventi culturali in piazza. Cinque appuntamenti con la musica dal vivo che vedranno protagonisti alcuni fra i più interessanti esponenti del panorama musicale d’autore quali Michele Contegno, Kalia Sound System, Valerio Sgarra, Gnut e l’artista internazionale Lisa Papineau.
L’esperimento, realizzato con il patrocinio della II Municipalità di Napoli, rappresenta un passo concreto verso una programmazione più ampia di eventi culturali a Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, che, già dal mese di luglio, potrebbe ospitare un palco per ampliare l’offerta di eventi. Un tentativo di far vivere tutta la piazza e non solo quella parte in cui il Kestè ha, ormai, recuperato spazi e vivibilità.
Il primo appuntamento di Live al Largo del Kestè è con Michele Contegno, cantautore, videomaker, fotografo, due volte finalista assoluto, con il gruppo La Grande Bevuta, del Premio Fabrizio De Andrè (2004 e 2007) e finalista di numerosi altri premi nazionali, tra cui, sempre nel 2007, Arezzo Wave.
Molteplici le influenze musicali che hanno caratterizzato il suo percorso artistico, dalla canzone d’autore di Fabrizio De Andrè, Georges Brassens e Wladimir Visotsky ai rebetici greci e alle sonorità del bacino del Mediterraneo.
Da qualche anno sulla scena con un rigoroso e particolare approccio alla canzone d’autore, dapprima con il gruppo La Grande Bevuta, poi sperimentando nuove formazioni e combinazioni sonore, l’artista leccese proporrà al Kestè uno spettacolo in parole e musica, A Sud del Sud dei Santi.
La poetica dei testi, d’ispirazione filosofica e letteraria, si fonde con un’ attenzione al “colore” musicale, anch’esso letterario, delle melodie e degli arrangiamenti. L’ispirazione musicale spazia dalla canzone d’autore più classica, alla musica etnica e popolare, dal blues alla milonga e alla musica cubana, fino a derive rumoristiche waitsiane.
A sud del sud dei santi rappresenta il punto di partenza, geografico e immaginario, di un percorso in musica e parola, che s’inoltra nei sentieri della letteratura, divenendo metafora del viaggio, mancato sempre, dell’autore.
In questa tappa partenopea Michele Contegno, accompagnato da Giulio Fazio (fisarmonica), Luigi Nardiello (chitarra) Francesco Manna (percussioni), tra canzoni, letture e citazioni, invita all’ascolto di tutte le storie estromesse, evocazione costante di un ritorno impossibile.
Michele Contegno in concerto, domenica 7 giugno 2009
Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, Napoli, ore 22.30
1 giugno, 2009
Personale presso il Castel dell’Ovo -Napoli ,dal 30 Maggio al 15 Giugno 2009, con inaugurazione sabato 30 Maggio, ore 11.00 .
Mattia Fiore e’ membro dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma.
Ha conseguito il 1° Premio Henry Moore all’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma ed il 2° Premio Internazionale di Pittura -Medusa Aures- organizzato dall’Accademia di Romania in Roma ; gli viene conferito il titolo di Cavaliere accademico dall’Accademia Internazionale -Greci-Marino- del Verbano , insignito di medaglia d’oro al merito artistico e culturale .
Mattia Fiore ha esposto le sue opere in sedi nazionali ed internazionali di grande importanza artistica , quali Napoli, Roma ,Firenze,Arezzo, Milano, Bologna,Barcellona, Londra, Parigi, Praga, S. Pietroburgo, Amsterdam,Kalkis,Benidorn ,Montecarlo,Berlino e New York.
Opere in esposizione permanente sono presso il museo di Morcone (BN) ,il convento della Basilica di S.Francesco di Assisi (PG), la Basilica di Santa Maria della Sanita’ ( NA ) e presso la chiesa Abbaziale di S.Maria Maggiore di Montecalvo Irpino (AV) .
L’artista orchestra sinfonie di colori che esplodono in una luminosita’ incandescente, esprimendo emozioni intime e molto intense. Il colore e’ la sua forza, un colore avido e materico ,esuberante ed impetuoso che deflagra e fiammeggia sulla tela ,travolge il disegno , costruisce i volumi .
L’opera si pone come fonte di ispirazione.che non pretende di essere portatrice di alcuna verita’ o saggezza, bensi’ intende semplicemente attirare l’attenzione dell’osservatore sulle sue -vibrazioni dell’anima – e risvegliarle .Il dipinto diventa cosi’ una superficie di proiezione di sentimenti e nel contempo un mezzo per evocarli.Solo i pensieri ,i sentimenti, le associazioni dello spettatore e il suo confronto creativo con il dipinto risvegliano l’opera dal suo sonno e la trasformano in qualcosa di speciale , cioe’ in quello che si definisce -opera d’arte-
Inaugurazione 30 maggio ore 11
Castel dell’Ovo
via Caracciolo di Bella (Borgo Marinari) – Napoli
Orario: feriali 10.30-18, festivi 10.30-12.30
Ingresso libero
29 maggio, 2009
Dopo la mostra del 2002 al Museo Nazionale di Napoli, apre al MADRE l’antologica dedicata a Francesco Clemente, a 10 anni dalla importante retrospettiva del Guggenheim di New York. Un felice ritorno dell’artista nella sua città natale e anche nel museo in cui ha lavorato per 4 mesi -nel 2005- ad un affresco, articolato in due sale, di proporzioni monumentali e a un pavimento in ceramica che ripercorre con la memoria dell’infanzia i luoghi e simboli antichi di Napoli.
Otto sezioni e piu’ di 100 opere, tra cui un gruppo di inediti, che descrivono il continuo -salpare- dell’artista dal suo luogo natale (la cultura italiana e in particolare quella partenopea) verso Roma, l’India, gli Stati Uniti per poi ritornare sempre -a casa”.
La curatrice, Pamela Kort, ha voluto indicare nel titolo la chiave interpretativa dell’esposizione al MADRE, ossia il riferimento alla metafora del filosofo Hans Blumenberg nel libro Naufragio con spettatore. Il percorso artistico di Clemente dal 1974 al 2004 e’ infatti associato un naufragio, di cui le opere presentate sono i frammenti, i pezzi del relitto, di un tutto andato in pezzi. Lo spettatore e’ l’artista stesso che osserva il suo viaggio trentennale, fatto di molte tappe, alla ricerca di riconciliazione tra l’eredità greco-romana antica e una percezione contemporanea del mondo.
Un contrasto interiore che -viene a galla-, osservando la traiettoria di Clemente, nei continui riferimenti alla filosofia antica, alla simbologia, alle mitologia ma anche alla pratica religiosa, nelle immagini arcane, nelle forme ambivalenti, negli autoritratti deformati. E anche nella sperimentazione tecnico-stilistica che va dall’olio all’acquerello, dall’affresco, al mosaico.
Una sezione speciale, creata in occasione della mostra, raccoglie 10 lavori nuovi e inediti datati 2009, che portano il titolo di -In meiner Heimat- . Heimat e’ un vocabolo tedesco che non ha un corrispettivo nella lingua italiana e indica il territorio in cui ci sente a casa propria perche’ vi si e’ nati, vi si e’ trascorsa l’infanzia, o vi si parla la lingua degli affetti. Raccolti nella sezione intitolata -Mappe-, questo gruppo lavori illustra i luoghi da cui Clemente parte e a cui fa continuo riferimento nel suo viaggio artistico.
Conferenza stampa della mostra venerdi’ 29 maggio ore 12
Inaugurazione alle 18
Museo Madre
Via Settembrini, 79 Napoli
Orario dal lunedi’ al venerdi’ ore 10 – 21
sabato e domenica ore 10 – 24
Giorno di chiusura: martedi’
Biglietti Intero: euro 7.00 Ridotto: euro 3.50
Gratuito tutti i lunedi’
Audioguide euro 4
28 maggio, 2009
La galleria Hde presenta la mostra personale di Roberto Paci Dalo’ “Storie di lupi e lepri”, opere su carta e audio, che inaugurerà mercoledi’ 27 maggio 2009 alle ore 19.30 (Hausmusik con Valentina Montuori – viola e Roberto Paci Dalo’ – clarinetto).
“Storie di lupi e lepri” e’ composta da ottanta disegni inediti creati a Napoli durante i primi mesi del 2009. Lavori che parlano di lupi, lepri ma anche di umani, con grandi occhi spalancati che si osservano e creano storie. I disegni apparentemente infantili fanno in realtà parte del processo creativo dell’artista che costantemente utilizza il disegno per elaborare progetti realizzati successivamente in territori e discipline diversi.
Altri lupi, ben piu’ inquietanti, fanno invece parte del ciclo di disegni “Werwolf”, anche presente in mostra. In questo caso, i lupi sono invece evocazione di una sconcertante guerriglia partigiana nazista contro gli alleati nell’ultimo periodo della seconda guerra mondiale. Fa parte dell’opera un documento audio della radio nazista. Werwolf e’ stato ideato a Berlino nel 2006 a partire da un testo del drammaturgo Heiner Müller su invito della Internationale Heiner Müller Gesellschaft.
In occasione di “Storie di lupi e lepri” verrà presentata un’edizione in dieci copie numerate e firmate contenente un disegno originale, una copia dell’intera serie di disegni presenti in mostra e l’audio di “Werwolf”.
Testi, immagini scaricabili, audio: http://giardini.sm/projects/lupilepri
Roberto Paci Dalo’ – artista, regista, compositore – e’ direttore artistico di Giardini Pensili e Velvet Factory (Rimini). Il suo lavoro e’ stato sostenuto tra gli altri da John Cage e Aleksandr Sokurov. Membro della Internationale Heiner Müller Gesellschaft di Berlino, ha ricevuto nel 1993 il premio Berliner Künstlerprogramm des DAAD. Il suo lavoro – disegno, installazioni, musica, film, teatro, performance, – e’ presentato in Europa, Americhe, Medio Oriente, Russia, in luoghi quali Kunsthalle Wien, Opera di Vienna, Western Front Vancouver, Ars Electronica Linz, Fundacio’ Joan Miro’ Barcelona, Biennale di Venezia, Locarno Film Festival, Charlottenborg Copenhagen, ZKM Karlsruhe, Museo Nitsch Napoli, Budapest Autumn Festival, SKIF S. Pietroburgo, MaerzMusik/Berliner Festspiele. A Napoli sta lavorando con la Fondazione Morra al progetto -Quartiere dell’Arte-. Tra le opere recenti: Atlas, Assedio, Roter Schnee, Passio.
Roberto Paci Dalo’ e’ nato a Rimini ed e’ cresciuto sul Lago di Garda. Ha vissuto a Berlino e Roma. Vive e lavora a Rimini e Napoli con residenze a Vancouver.
Inaugurazione mercoledi’ 27 maggio 2009, alle ore 19.30
Hde
Piazzetta Nilo 7, Napoli
mar-ven 11-14, 16-19
ingresso libero